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⁠⁠ALESSANDRA VANNI, UNO DEI CASI PIÙ MISTERIOSI D’ITALIA

Elisa True Crime57:24

Transcription

[Musica] Bentornati amici sul mio canale, o se siete nuovi, benvenuti. Io sono Elisa e come ogni lunedì, anche oggi sono qui con voi per raccontarvi una storia di True Crime. Vi ricordo inoltre che il fine dei miei video e del mio canale è sempre quello di denunciare, diffondere consapevolezza, ma soprattutto quello di ricordare le vittime di queste storie.

Il caso di cui parliamo oggi, amici, è un caso italiano che mette i brividi. Mh, non so se lo sapete, ma io eh ogni settimana scrivo degli articoli per il quotidiano La Stampa. Ho proprio una mia rubrica on La Stampa che si chiama Elisa True Crime Racconta e ogni martedì scrivo di un caso diverso, sempre italiano. Ecco, qualche settimana fa ho scritto proprio del caso di cui vi parlo oggi e vi giuro è uno di quei casi a cui non riesco a smettere di pensare perché sembra un romanzo, sembra un thriller e come se non bastasse, c'è chi dice che sia collegato al caso più assurdo della storia italiana. C'è chi dice che sia collegato al caso del Mostro di Firenze.

Prima di cominciare con la storia di oggi però, amici, fatemi ringraziare lo sponsor di questo video che ormai da tempo supporta il canale e il lavoro mio, nonché di tutto il team. Sey. Se vi è mai capitato di arrivare in un nuovo paese e di ritrovarvi subito a cercare una SIM locale, sapete bene quanto possa essere snervante. >> Wston, abbiamo un problema, siamo arrivati e non abbiamo connessione a internet. Zero connessione proprio quando ne avete più bisogno e file infinite in aeroporto. E se non vi è ancora successo, forse è meglio così. A noi è capitato molto spesso e proprio per questo oggi voglio parlarvi di una soluzione che ci ha semplificato la vita, Saily. Saily è un'app che vi permette di attivare una eSIM direttamente dal telefono ovunque vi troviate, senza dover cercare un negozio fisico. Bastano pochi click e siete online. Avere internet subito disponibile fa la differenza, che sia per usare il navigatore appena atterrati, chiamare un taxi o semplicemente gestire un imprevisto senza inseguire il Wi-Fi. Con Saily evitate anche le tariffe esagerate del roaming. I pacchetti sono convenienti e potete continuare a usare la vostra SIM principale attivando la eSIM solo quando vi serve. Io vi consiglio di scaricarla già registrandovi in anticipo, così al momento della partenza siete già pronti e non ci pensate più. Inoltre, amici, ho anche un codice per voi con cui potete avere il 15% di sconto sul primo acquisto. Vi basta inserire Elisa per ottenerlo. Grazie a Saily per aver sponsorizzato questo video, ma soprattutto amici, grazie a voi per il supporto al canale.

E ora torniamo alla storia di oggi. >> Sono le 21. Sono le 21. Inserisco il centralino automatico. Buonanotte a tutti. Oggi amici vi parlo del misterioso, controverso caso di Alessandra Vanni. >> Alessandra si fidava un po' troppo di tutti, no? Io qualche volta le avevo detto, "Stai attenta, le persone non sono tutte per bene come se come vogliono sembrare, quindi cerca di stare attenta." E lei no, ma sì, ma >> Alessandra nasce il 22 agosto 1967 a Siena, dai genitori Mirella e Luciano e ha anche una sorella maggiore di nome Antonella. La bambina Alessandra è un po' malinconica, un po' introversa, un po' chiusa in se stessa, potremmo dire, ma crescendo invece cambia completamente e sviluppa una personalità molto allegra, diventa estroversa, socievole ed è sempre disponibile per i suoi amici. Alessandra è una bella ragazza, dentro e fuori, è una ragazza di provincia, tranquilla, ma allo stesso tempo di carattere. È molto determinata sia sul lavoro che nella vita in generale.

Dopo la scuola dell'obbligo, Alessandra decide di cominciare subito a lavorare e fa i lavori più disparati, lavori stagionali, lavori occasionali. Comincia persino a lavorare in fabbrica. Questa fabbrica però ad un certo punto chiude e così Alessandra rimane nuovamente senza un'occupazione. Ed è a quel punto che suo zio Onorio decide di aiutarla. Suo zio è un tassista, un tassista storico della città che appunto trova un lavoro alla nipote proprio alla cooperativa dei tassisti di Siena. Qui Alessandra si occupa di rispondere al centralino.

Nel frattempo, all'età di 28 anni, Alessandra si sposa con quello che era il suo fidanzato. Però questo matrimonio dura non dura molto. I due si sposano troppo velocemente, poco tempo dopo essersi conosciuti, appunto, e altrettanto velocemente le cose tra loro ehm si deteriorano e tutto questo porterà al divorzio. A causa di questo divorzio, Alessandra torna a vivere a casa dei suoi genitori e, come si può immaginare, soffre molto per la fine di questa relazione, ma dopo qualche tempo conosce un'altra persona, una persona con cui si trova molto bene e con cui inizia una nuova relazione. E questa persona si chiama Stefano Bonchi e Stefano lo incontra proprio sul lavoro perché, come vi dicevo, lei lavora al centralino dei taxi. Praticamente è quella che risponde alle chiamate dei clienti, prende le prenotazioni dei taxi, smista le corse e e coordina anche i tassisti in base alle richieste e Stefano fa proprio il tassista. I due si conoscono così, anche perché, amici, qualche volta Alessandra guida anche il taxi perché dopo il divorzio Alessandra aveva deciso di prendere anche lei la licenza e abilitarsi appunto alla guida, così che quando suo zio Onorio non c'è possa guidare lei il il suo taxi, il taxi di suo zio, il taxi Siena 22. E questa cosa in quegli anni non era affatto comune, nel senso che c'erano pochissime tassiste donne. Pensate che Alessandra era una delle tre sole donne che guidavano il taxi in quella cooperativa lì, cioè c'erano solo tre donne che guidavano i taxi. Lei comunque il taxi lo guida solo di giorno, cioè di sera o di notte non lo guida mai. Ovviamente la sera è più pericoloso, soprattutto per una donna e in ogni caso la sera subentra sempre lo zio, quindi in quegli orari Alessandra appunto non l'ha mai guidato perché lo guida suo zio, perché la sera non è proprio il momento migliore per guidarlo e vi bassi sapere che appunto Alessandra il taxi di sera o di notte non l'ha mai guidato. Questa informazione ci servirà più avanti.

>> Arriviamo così all'8 agosto del 1997. Quel giorno Alessandra inizia a lavorare al centralino alle 14 e stacca alle 21:00. Suo zio Onorio non c'è perché è andato in Ungheria ad assistere al Gran Premio della Formula 1, quindi il suo taxi è disponibile. Alle 21:00, infatti, Alessandra farà qualcosa che, come vi ho detto, non aveva mai fatto prima. Decide di guidare il taxi di notte. Non sappiamo il perché. Nel senso che quando lei quella mattina lo aveva detto a suo zio, gli aveva detto di voler guidare il suo taxi quella sera, lui le aveva chiesto il motivo, le aveva detto di non farlo, insomma, di stare attenta, ma lei gli aveva risposto di stare tranquillo, che tanto c'era in turno anche il suo fidanzato Stefano, quindi lei si sentiva molto più sicura già solo per quello. Alle 21 in punto, quindi Alessandra stacca dal lavoro, stacca dal lavoro del centralino, inserisce il centralino automatico e saluta i suoi colleghi con questa frase. >> Sono le 21. Sono le 21. Inserisco il centralino automatico. Buonanotte a tutti. >> I suoi colleghi ancora non lo sanno, ma questa è l'ultima volta che sentiranno la voce di Alessandra. Alessandra poi torna a casa per cenare, ci impiega più o meno un'oretta e poi alle 22:00 si mette alla guida del taxi dello zio, il Siena 22.

Ora ripercorriamo insieme la serata di Alessandra ricostruendo tutti i suoi movimenti grazie un po' a delle testimonianze, un po' grazie al tassametro che eh fa un po' da scatola nera nei taxi. Dunque alle 22:30 Alessandra è in Piazza Matteotti che eh diciamo è tipo la stazione dei taxi, cioè il punto di ritrovo per i taxi della città. Poi riparte e raggiunge la stazione di Siena e lì carica due persone, due paracadutisti e li accompagna alla caserma vicina situata in Piazza d'Armi. Poi carica una famiglia di inglesi, dei turisti, padre, madre e figlia di 20 anni e dopo ancora alle 23:07 riceve una chiamata da parte di due studenti che devono andare in Piazza Gramsci. Una volta in Piazza Gramsci pare che due eh persone straniere abbiano chiesto ad Alessandra un'informazione. Le hanno chiesto il costo per una corsa fuori città e lei ha eh ipotizzato circa 50.000 lire. Poi Alessandra torna in Piazza Matteotti, il punto base, diciamo, la stazione dei taxi, e scambia due parole con i colleghi che erano lì fino a quando loro non devono ripartire perché tutti ricevono delle chiamate al centralino. Quindi lei rimane da sola e a questo punto sono da poco passate le 23. Dalle 23:18 in poi non risultano altre chiamate per lei da parte del centralino automatico, eppure alle 23:25 iniziano a succedere delle cose strane. A questo orario 23 e 25 Alessandra, nonostante non abbia ricevuto nessuna chiamata e nonostante, attenzione, sia senza cellulare perché il suo cellulare era scarico e quindi l'aveva lasciato a casa. Quindi, nonostante tutto ciò, Alessandra seleziona sul tassametro la tariffa extraurbana, quindi la tariffa due, e si dirige fuori città imboccando la Via Chiantigiana.

Alessandra a bordo del taxi Siena 22 viaggia in direzione Castellina in Chianti ad una media di 60 km/h e prima, poco prima di mezzanotte arriva a Querce Grossa, che sarebbe una località lungo la Chiantigiana, una piccola frazione. A quel punto, secondo alcuni testimoni che l'hanno vista passare, il taxi Siena 22 passa davanti al bar del paese a passo molto lento, cioè va molto piano, poi rallenta ancora di più e a un certo punto cambia direzione. Cioè sembra che Alessandra stia cercando qualcuno o che stia cercando una strada. Poi dopo entra dentro a una via, Via Vittorio e poi subito dopo ne esce e se ne va sempre tutto a bordo del suo taxi. Secondo altre testimonianze, poco dopo ripassa davanti al bar del paese, ma questa volta a bordo vengono avvistati due uomini, entrambi con i capelli corti e scuri, uno un po' più basso dell'altro. Poco più tardi Alessandra si ferma nella frazione di Fonte Rutoli, davanti alla bottega di un fabbro e a quel punto, sempre secondo alcune testimonianze, uno dei due uomini che sono a bordo del taxi scende per poi rientrare di fretta sedendosi davanti, cioè rientra nel posto accanto a quello del conducente, quindi siede accanto ad Alessandra. Subito dopo il taxi Siena 22 si dirige verso Castellina in Chianti e qui viene avvistato da un altro testimone quando a mezzanotte, sempre con questi due uomini a bordo, imbocca una stradina sterrata che si trova vicino al cimitero comunale, una stradina di campagna, una stradina in mezzo al niente che conduce ad una discarica. Un percorso molto strano, no? Perché? Quale cliente chiederebbe mai di essere portato lì a quell'ora, a mezzanotte in una campagna tra un cimitero e una discarica nel buio più totale? Alessandra poi comunque fa manovra in questa stradina e mette l'auto in direzione del della via d'uscita, no? Come a voler tornare sulla strada, sulla Chiantigiana. Ma a questo punto il tassametro si blocca. Il tassametro ha registrato una corsa di 44 minuti, l'ultima corsa di Alessandra.

Poco dopo dalla radio il suo fidanzato Stefano la chiama, la cerca, vuole sapere come stia andando la serata, ma lei non risponde. Stefano la chiama più volte. >> Siena 22, Siena 22, >> ma non riceve alcuna risposta. E come abbiamo detto Alessandra era senza cellulare. Il suo cellulare era scarico, è rimasto a casa. Stefano non pensa niente di che, nel senso che ipotizza che Alessandra se ne sia già andata, forse è tornata a casa dei suoi genitori a dormire. Ma più tardi, alle 3:30 di quella notte, i genitori di Alessandra si accorgono che la figlia in realtà non è mai rincasata e che il taxi, il Siena 22, non è parcheggiato sotto casa come di solito. Scatta quindi il panico nella famiglia Vanni. Tutti sono preoccupatissimi e anche lo zio Onorio viene avvisato che appunto si trova in Ungheria in quel momento e si rimette in viaggio immediatamente per rientrare il prima possibile. I genitori di Alessandra allertano la polizia intorno alle 5:30 del mattino perché sembra assurdo pensare che Alessandra si sia allontanata volontariamente. Cioè, deve esserle successo qualcosa, anche perché lo ripeto un'altra volta, però ricordiamoci che non aveva neanche il cellulare dietro.

Quella mattina, qualche ora più tardi, intorno alle 7:30, siamo al 9 agosto, un uomo di nome Luciano Boschi, che vive a Castellina, si reca alla discarica per disfarsi di due materassi usati e nello spiazzo adiacente vede un taxi, un taxi fermo con il motore spento che sembra quasi che sia stato abbandonato, anche perché è in mezzo al nulla. Il nome identificativo del taxi è Siena 22, quello è il taxi di Alessandra. L'uomo si avvicina e arrivato al taxi scorge sul sedile del conducente una ragazza, una ragazza con gli occhi chiusi che sembra dormire, ma quando l'uomo si avvicina un po' di più si rende conto che non sta dormendo. Quella ragazza è senza vita e ovviamente amici, purtroppo quella ragazza è proprio Alessandra Vanni. L'uomo chiama subito i soccorsi che arrivati sul posto confermano che purtroppo Alessandra se n'è andata. Alessandra è già morta, ma il modo in cui è morta è a dir poco bizzarro e ve ne devo parlare.

>> Alessandra ha la testa reclinata sulla spalla destra e indossa i vestiti con cui era uscita di casa quella sera, ovvero una maglia traforata bianca, dei jeans e dei sandali. Il suo collo presenta un solco, dettaglio che fa intendere che la sua morte sia dovuta ad uno strangolamento, cosa che confermerà anche l'autopsia successivamente. Sotto il suo mento, questo è importante, ricordatevelo, c'è un altro segno. C'è un segno a X, sempre un solco, di cui appunto però parleremo meglio dopo. Sul lato sinistro del collo ci sono altri segni che sembrano dei graffi, dei graffi lunghi e profondi. Ma la cosa più bizzarra di tutte è che le mani di Alessandra sono state legate dietro al sedile su cui era seduta con un nodo assolutamente complicatissimo, un nodo che richiede tempo, ma soprattutto richiede che una persona lo sappia fare. E oltretutto i polsi, oltre che legati, sono stati anche fissati alla barra del sedile, come a voler tenere il corpo eretto. L'autopsia stabilirà che Alessandra è stata uccisa, appunto, per strangolamento tra l'una e le 3:00 di notte ed esclude la presenza di contusioni o altri segni sul corpo che possano far pensare ad una lotta o a una violenza sessuale. Quindi qualcuno eh deve averla, diciamo, colta di sorpresa.

Sotto le unghie di Alessandra però vengono rinvenuti dei frammenti di pelle che suggeriscono che comunque un debole tentativo di difesa c'è stato e questo è dimostrato anche oltre ai graffi sul collo che si pensa m possono essere stati proprio fatti da Alessandra stessa per cercare di liberarsi, ma anche dalla presenza di un'impronta di scarpa sul cruscotto che si scoprirà appartenere proprio ad Alessandra, quindi è come se lei avesse tentato di far far forza con il piede, spingersi per per cercare di di sfuggire al suo aggressore. I segni di strangolamento sul collo di Alessandra risultano compatibili con la corda con cui Alessandra è stata legata, cioè la corda con cui erano legati in quel modo strano i suoi polsi, una corda di quelle da pacchi, cioè tipo uno spago e su quello spago viene trovata anche la radice di un capello non appartenente alla vittima, quindi presumibilmente un capello dell'assassino o di uno dei due aggressori. Sul sedile posteriore del taxi poi viene rilevata una macchia, sembra sudore o comunque un liquido biologico che confermerebbe la presenza dell'assassino. Il tassametro del taxi al momento del ritrovamento è ancora acceso e segna il prezzo dell'ultima corsa, vale a dire 55.200 e 200 lire, che sarebbero circa €30, €28. E come vi dicevo prima, le autorità riescono a ricostruire tutti questi ultimi spostamenti di Alessandra proprio grazie al tassametro che eh appunto funge proprio da scatola nera dei taxi, quindi registra tutto e non si può manomettere. Ed è così che gli investigatori scoprono tutti gli spostamenti di Alessandra relativi alla sera precedente, quelli che insomma vi ho appena raccontato.

Ovviamente questi dati vengono, come vi dicevo prima, uniti anche a tutte le testimonianze delle persone che hanno visto il taxi. Certo, alcune sono un po' ehm incoerenti o incerte. Per esempio, secondo qualcuno, come vi ho anticipato, dopo la tappa a Querce Grossa sul taxi c'erano due uomini. Secondo altri ce n'era solo uno e secondo altri ancora Alessandra era alla guida da sola. Ho sentito anche una versione secondo cui Alessandra avrebbe caricato un primo uomo in Piazza Matteotti prima di andare fuori città e poi dopo avrebbe caricato il secondo, appunto, a ehm Querce Grossa o Castellina. Non possiamo saperlo con certezza, ma l'ipotesi più accreditata, secondo le autorità, è che al momento della sua morte ci fossero due uomini sul taxi con lei.

Le indagini, in principio, si concentrano sull'ex marito di Alessandra e anche sul suo fidanzato Stefano, ma il primo si trovava all'estero quella notte e il secondo, Stefano, era in servizio proprio in quel momento. Vi ricordate? Anche lui fa il tassista e si trovava a 50 km di distanza, quindi fisicamente non può essere stato lui, ma nessuno dei due. Gli inquirenti ipotizzano quindi altri possibili scenari, ad esempio che ad uccidere Alessandra sia stato l'ultimo cliente della serata, magari per rubarle l'incasso totale di circa 148.000 lire, anche perché effettivamente i soldi di tutta la serata mancano, qualcuno li ha presi, però l'orologio di Alessandra è ancora lì sul suo polso, nessuno l'ha rubato, quindi non ha senso. È come se quei soldi fossero stati presi quasi per inscenare una rapina, più che altro. Ma poi, scusate, chi è che per rubare 150.000 lire toglie la vita ad una donna perdendo tutto quel tempo, oltretutto, a legarla in quel modo, con quel nodo. Cioè, perché? Che senso avrebbe?

Si pensa anche all'ambiente dello spaccio e all'ipotesi che Alessandra abbia visto qualcosa o qualcuno che non avrebbe dovuto vedere, il classico momento sbagliato nel posto sbagliato. E questo anche perché l'impronta della scarpa di Alessandra, l'impronta sul cruscotto è composta, cioè la traccia che ha lasciato è composta da una specie di terriccio bianco, cioè ci sono tracce di un terriccio appartenente alla piazzola, quindi a ad un determinato luogo fuori per strada. Ecco, quindi si pensa che Alessandra sia scesa dal taxi ad un certo punto e che abbia visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e che avrebbe poi portato alla sua morte, anche se anche in questo caso io continuo a non spiegarmi il nodo, quel nodo. Di sicuro Alessandra è stata colta di sorpresa e lo sappiamo perché non ha azionato l'allarme che è installato su tutti i taxi di linea. È un allarme che praticamente si attiva con una semplice pressione del ginocchio, quindi lei deve non deve aver avuto neanche il tempo di fare questo semplice gesto.

Poi indagando le autorità scoprono che lo stesso anno, sempre in Toscana, sono state uccise altre due donne, una a Viareggio e una a Piombino, che distano entrambi circa un'ora e mezza di macchina da Castellina in Chianti dove è morta Alessandra. Queste due donne erano due prostitute ed è vero che Alessandra faceva un lavoro completamente diverso, ma anche lei stava girando di notte in zone isolate di campagna e l'ipotesi è che abbia incontrato la stessa persona malintenzionata che avevano incontrato le altre due donne. Inoltre scoprono anche che proprio a Querce Grossa, che è il luogo in cui è passata Alessandra con il taxi, vi ricordate? Solo qualche settimana prima una donna era stata aggredita in casa sua all'improvviso dopo che era andata via la luce. Cioè qualcuno quindi aveva fatto saltare la luce a casa sua, gli era entrato in casa, l'aveva aggredita e quasi strangolata, cioè aveva tentato di strangolarla.

La famiglia di Alessandra comunque è distrutta dal dolore ed è confusa. Secondo loro Alessandra non sarebbe mai andata fuori città in mezzo al nulla da sola, nella sua prima guida serale o da sola o comunque con qualcuno che non conosceva, perché ricordiamoci che Alessandra non aveva mai mai guidato di sera così tardi, cioè quella era stata la sua prima volta. I familiari quindi ipotizzano o che Alessandra sia stata costretta a recarsi in quel posto oppure che conoscesse la persona che aveva a bordo e che si fidasse di lui. E qui emerge il nome di un altro sospettato, un conoscente di Alessandra, un uomo di nome Nicolino Mohamed, chiamato da tutti Steve, di 48 anni, originario di Mogadiscio che lavora in una pizzeria a Siena e eh lui per andare a lavoro ci andava proprio in taxi e proprio in questo modo, infatti aveva conosciuto Alessandra e i due non è che fossero amici. Però, vedendosi così spesso, perché appunto spesso era proprio Alessandra a prendere la sua chiamata e ad accompagnarla al lavoro, erano, diciamo, entrati in rapporti. E il motivo per cui questo Steve diventa un sospettato è che da pochi giorni si era trasferito proprio a Querce Grossa e proprio in Via Vittorio. Vi ricordate? A Querce Grossa Alessandra con il suo taxi andava piano, come se cercasse qualcuno e poi era entrata in Via Vittorio, si era fermata e poi era andata via e poco dopo era morta. E come se non bastasse, i due si erano sentiti per l'ultima volta proprio lo stesso pomeriggio della morte di Alessandra. Quel giorno, l'8 agosto, Alessandra lo aveva chiamato, aveva chiamato Steve per chiedergli se volesse adottare dei gattini che lei aveva trovato abbandonati nel cortile della cooperativa dei taxi, perché a quanto pare lei sapeva, aveva già parlato con Steve di questa cosa, lui le aveva detto di voler adottare un gattino dei gattini. Quindi Alessandra aveva trovato dei gattini quel giorno, li aveva presi e li aveva messi in una scatola rossa e l'aveva chiusa con dello spago. Questa cosa la riferisce qualcuno che l'ha vista proprio fare ehm questa cosa qui. Dovete sapere che sul sedile posteriore del taxi Siena 22 è stato trovato anche, diciamo, un solco, un segno sul sedile, come se per qualche tempo, proprio lì, ci fosse stata appoggiata una scatola, una scatola compatibile con quel peso e quel volume. Scatola che però adesso non si trova da nessuna parte.

Gli inquirenti quindi ipotizzano che Alessandra sia passata a prendere Steve per portargli i gattini e che lui sia in qualche modo coinvolto con la sua morte. L'uomo viene interrogato più e più volte, ma nega categoricamente di averla incontrata quella sera. Cioè proprio lui dice "Sì, è vero, ci siamo sentiti per questi gattini, ma poi non ci siamo incontrati" e non fornisce alcun dettaglio utile. Verrà infatti lasciato andare per assenza di prove, ma morirà nel 2006. Ora, anche io ho fatto una faccia strana quando ho letto della sua morte e credetemi ho cercato veramente ovunque per capire come sia morto, se di una morte violenta, una morte sospetta, ma non ho trovato assolutamente nulla, non si sa come sia morto e questo, se è vero che da un lato potrebbe far insospettire, dall'altro significa anche che la sua morte non ha destato sospetti negli inquirenti, sennò si saprebbe. Quindi non credo ci sia qualcosa di strano nella sua morte. Però posso dire la mia umile opinione riguardo questa cosa dei gattini. Io personalmente non vedo questa cosa ehm come una cosa molto probabile, cioè che Alessandra sia andata in giro a caricare i clienti per tutta la sera dalle 21:00 a mezzanotte con una scatola di gattini nel sedile posteriore. Io non la vedo possibile questa cosa. Non nella sua prima guida serale, nel taxi di suo zio. Io non credo. Cioè, avete presente avere una scatola di di cuccioli di gattino in macchina? Perché dovrei andare in giro con una scatola di gattini in macchina mentre sono nel mio turno di lavoro e mentre, appunto, carico persone, clienti. Avete presente l'odore della pipì di gatto? Cioè io non penso che questa sia una cosa possibile, però a quanto pare le autorità hanno appunto formulato questa ipotesi e ehm io ve la riferisco, ma le stranezze e i dubbi non sono finiti.

Per esempio, le autorità scoprono che il corpo di Alessandra è stato legato in quel modo strano, con quel nodo bizzarro post mortem, quindi quando lei era già morta. E lo dimostrano i segni sui suoi polsi che sono tipici di una legatura eseguita quando non scorre più il sangue. Questo significa, come vi dicevo prima, che qualcuno si è trattenuto dopo la sua morte sulla scena del crimine e con il rischio di essere scoperto, ovviamente, solo per eseguire quelle legature particolari e complesse, accendendo una luce o comunque muovendosi all'interno della macchina m con il rischio anche di lasciare indizi, DNA, capelli. Ma perché? Qual è il senso di questo nodo se lei era anche già senza vita? Per gli inquirenti deve trattarsi di qualcuno che prova piacere nel disporre del cadavere, cioè nel sistemarlo in quel modo, oppure di qualcuno che vuole lanciare un messaggio o peggio di qualcuno che vuole eseguire un rituale.

Ma la parte veramente inquietante arriva qui. Due settimane dopo la morte di Alessandra, alla stazione dei Carabinieri di Castellina arriva una busta, una busta contenente una lettera anonima. Questa lettera arriva da fuori Siena, più precisamente dal Friuli. E sulla lettera, amici, c'è scritta solo una frase, una frase in latino che provo a leggervi, ma tenete conto che non ho mai studiato latino nella mia vita, quindi non so cosa verrà fuori, ma proviamo. Quiz estus aperire Librum e Solvere. Signacula Eus. L'avrò detto sicuramente male. Comunque c'è scritto solo questo, solo questa frase, nient'altro. E i carabinieri non sanno né a cosa possa riferirsi né tantomeno cosa possa significare, perché probabilmente anche loro, come me, non hanno mai studiato latino nella loro vita, quindi decidono di prendere la lettera e di portarla al parroco del paese, Don Gino Giannini per dare un senso a questa scritta. E Don Giannini, che è un esperto delle Sacre Scritture, riconosce subito quella citazione. Quella frase viene dal capitolo 5 dell'Apocalisse e a pronunciarla è un angelo e il significato è questo. Sarebbe una domanda: chi è degno di aprire il libro e di romperne i sigilli? Vi giuro che ho la pelle d'oca. È ovvio che gli inquirenti pensano subito ad Alessandra Vanni, pensano subito a quel nodo complicatissimo intorno ai suoi polsi che assomiglia un po' a un sigillo, no? Un sigillo da rompere. E ovviamente arrivati a questo punto, come non vagliare la pista satanica? Ormai, lo sapete, quasi in tutti i casi mediatici italiani arriva il momento pista satanica. Ed eccoci qua, anche se in questo caso, amici, diciamo che non mi sorprende, anche perché, se vi ricordate, il corpo di Alessandra è stato trovato vicino ad un cimitero. Cimitero in cui si pensa che abbiano luogo effettivamente messe nere e riti satanici. Don Giannini infatti racconta che circa una settimana prima della morte di Alessandra, sopra l'altare del cimitero era stata trovata una tovaglia nera che era stata rimossa, cioè lui l'aveva rimossa, ma era stata trovata nuovamente posizionata lì solo alcuni giorni dopo, disposta nello stesso identico modo. Non solo quella, perché era stata trovata anche una croce sradicata da qualche parte nel cimitero e spaccata, praticamente era stata m spaccata dividendo la parte orizzontale da quella verticale. Anche questa pista però non porta a nulla, gli elementi concreti sono veramente pochi e ad un certo punto, dopo un po' di tempo, ci si convince semplicemente che a scrivere quella lettera in latino sia stato un mitomane, qualcuno che ha sentito del caso al telegiornale e ha voluto inquinare un po' i pozzi, fare uno scherzo, non si sa.

Ma questa non è l'unica lettera anonima in questa storia. Nei 3 anni successivi alla morte di Alessandra, infatti, la redazione del quotidiano La Nazione riceve ogni anno, cioè a cadenza annuale nel giorno esatto del delitto di Alessandra, quindi ogni 9 agosto per 3 anni di fila, tre lettere anonime. Si tratta di lettere scritte a macchina. Le prime due contengono considerazioni generiche sulle indagini del caso di Alessandra. Il contenuto, purtroppo, non è mai stato pubblicato per intero, quindi non sappiamo esattamente che cosa ci fosse scritto, ma comunque si tratta di allusioni a quello che secondo l'autore della lettera sarebbe davvero successo alla ragazza. Quindi questa persona scrive che ne so, io so cosa è successo, è successo questo, è successo quello, ma non hanno mai divulgato il contenuto della lettera. Mentre la terza lettera anonima contiene una sorta di confidenza. L'autore della lettera spiega di essere un cameriere e racconta di aver sentito la sera dell'8 agosto, quindi la sera della morte di Alessandra, due persone parlare dell'omicidio di Alessandra ben prima che avvenisse la scoperta del corpo, perché il corpo è stato trovato la mattina del 9, ma questa è una lettera anonima e quindi è fine a se stessa, non serve a nulla, potrebbe benissimo essere opera di un altro mitomane, per quanto ne sappiamo.

Gli inquirenti quindi brancolano nel buio e i periti provano a ricostruire meglio la dinamica dell'aggressione grazie a informazioni ricavate dal solco sul collo di Alessandra. Il solco eh viene definito dai medici legali come un solco duro, quindi prodotto da una corda molto escoriante e non, ad esempio, da qualcosa di morbido come un fular e con una trazione verso destra, quindi l'aggressore si trovava alla sua destra e se vi ricordate vi ho detto che sotto al mento di Alessandra c'era anche un segno che era una sorta di X, ve lo ricordate? Ecco, questa X è stata anche anch'essa causata dallo spago, perché appunto il solco è stato causato dallo stesso spago con cui lei era stata legata. E secondo gli esperti indica questa X che lo strangolamento è stato effettuato in un modo particolare, cioè con un movimento preciso. Il modo in cui è stata uccisa Alessandra prima ancora di quel nodo complicatissimo, sembra opera di un professionista, uno che sa quello che sta facendo e tra l'altro il fatto che ehm probabilmente fosse seduto sul sedile accanto a quello di Alessandra è compatibile con il racconto di quel testimone, ve lo ricordate che aveva detto di aver visto uno dei due uomini nel taxi scendere e velocemente risalire sul sedile davanti, ma c'è di più. Viene predisposta un'analisi merceologica sullo spago che avevano usato per legarla e da questa analisi emerge che lo spago in questione è compatibile verosimilmente con lo stesso utilizzato per chiudere il famoso pacco trasportato sul sedile. Quello che non si trova è che secondo gli inquirenti conteneva quei gattini. E di nuovo i sospetti sembrano ricadere su Nicolino Steve Mohamed, ma di nuovo senza prove. Le indagini infatti si vanno ad arenare completamente e nel maggio 1999 si concludono senza un colpevole.

Ma poi il 30 maggio del 2012, quindi diversi anni dopo, la trasmissione televisiva Chi l'ha visto alla quale partecipa lo zio di Alessandra, lo zio Onorio, delinea una nuova ipotesi. Infatti nell'estate del '97, l'anno della morte di Alessandra, c'era una banda criminale che aveva preso in ostaggio per mesi l'imprenditore Giuseppe Soffiantini. Giuseppe Soffiantini nelle mani dei rapitori da 123 giorni. Intervengono i NOCS, ma l'operazione fallisce. Si fa questa ipotesi, quindi, che gli assassini di Alessandra facessero parte della stessa banda. Si ipotizza, infatti, che quei due tizi che hanno tolto la vita ad Alessandra avessero chiesto alla tassista, a lei, di essere portati lì in campagna per fare un sopralluogo, cioè per verificare dai tetti delle cappelle vicine del cimitero, se ehm se se appunto da quei da quei tetti fosse possibile controllare la strada senza essere visti. E si pensa che in quell'occasione Alessandra possa aver sentito qualcosa di troppo. Federica Sciarelli, la conduttrice di Chi l'ha visto, fa anche un appello, un appello affinché qualcuno, qualche esperto di nodi possa aiutare a capirne il significato simbolico o a scoprire se magari si tratta di un nodo usato in qualche disciplina specifica o tipico di qualche regione particolare.

Così nel giugno del 2013, dopo ben 16 anni, il caso viene riaperto. Il pubblico ministero iscrive a questo punto ben sei persone nel registro degli indagati e predispone la riesumazione del cadavere di uno dei sospettati per estrarne il DNA e confrontarlo con quello trovato sotto le unghie di Alessandra. E il cadavere da riesumare ovviamente è quello di Nicolino Steve Mohamed che come abbiamo visto era morto nel 2006. Quindi lo fanno, riesumano il suo corpo e prelevano il suo DNA insieme anche ovviamente al DNA degli altri cinque sospettati. Ma eh voglio parlarvi meglio di uno, in particolare di questi cinque. Il suo nome non è mai stato divulgato, ma si tratta di un uomo sulla cinquantina d'anni che abita proprio a Castellina. Ecco, nell'appartamento di quest'uomo gli inquirenti trovano ben 37 armi, tra cui una mitraglietta con la matricola abrasa, che significa che quest'uomo ha cancellato volutamente il numero di serie che è inciso sull'arma, un qualcosa di molto losco, perché il numero di serie è quel numero che permette di risalire al proprietario dell'arma, di conseguenza se uno lo cancella, probabilmente è perché non vuole che si riconduca l'arma a lui o forse perché intende usarla per scopi non proprio legali o perché l'arma è rubata. In ogni caso, ovviamente, farlo è illegale e infatti l'uomo in questione viene arrestato per questo. Ma questa non è l'unica cosa sospetta di questo personaggio. L'uomo in casa sua conserva anche ben 170 articoli della Nazione, che tra l'altro è proprio il giornale che riceveva quelle lettere anonime ogni anno per 3 anni. Tutti tutti questi articoli, questi 170 articoli che parlano della scomparsa di Alessandra, non solo di lei tra l'altro, e anche della morte di altri giovani, tutti mti eh in incidenti stradali o incidenti di caccia e tutti avvenuti tra Siena e i dintorni, cioè lui conservava questi articoli. Oltre a questo, l'uomo raccoglieva anche delle foto di ragazzi che rubava, cioè rubava queste foto dalle lapidi dei vari cimiteri della provincia. L'uomo che è stato ovviamente interrogato pare che si sia contraddetto più volte sul motivo di queste sue collezioni bizzarre e poi è stato anche sottoposto ad una perizia psichiatrica di cui però non conosciamo i risultati, ma sappiamo che alla fine, in mancanza di prove concrete, è stato dichiarato estraneo ai fatti. È come se non bastasse, tutti i test del DNA che hanno fatto danno esito negativo. Né Steve né gli altri indagati sembrano avere a che fare con il caso di Alessandra Vanni.

Il caso viene nuovamente riaperto nel novembre del 2020 e questo perché ovviamente col passare del tempo l'avvento di tecniche di investigazione più recente. Cosa è successo? Avete visto anche voi che si è mosso? No. Ok. Se vedete qualcosa ditemelo. Il caso viene nuovamente riaperto nel novembre del 2020 e questo perché ovviamente col passare del tempo l'avvento di tecniche di investigazione più recenti consente di prelevare nuove tracce di DNA dell'assassino sempre sotto le unghie di Alessandra. La Procura di Siena a questo punto iscrive due nuove persone nel registro degli indagati e ne verifica gli alibi. Anche qua, purtroppo, non sono state divulgate le identità delle persone indagate, anche perché sappiamo che oltre che su di loro, gli inquirenti indagano anche su altre persone, anche se, come vi dicevo, molte notizie restano silenziate, cioè non si conoscono perché non sono mai state divulgate. In queste nuove indagini viene di nuovo messa in discussione la posizione del collezionista di armi e articoli bizzarri. Vi ricordate quell'uomo un po' un po' strano, ma di nuovo il DNA esclude il suo coinvolgimento e quindi viene subito scagionato.

Ma parliamo adesso di un altro indagato, un artigiano di Castellina in Chianti di nome Nicola Fanetti che sarebbe il proprietario del terreno vicino a dove era stato trovato il taxi con dentro Alessandra. E amici, per qualcuno di voi il nome Nicola Fanetti non sarà nuovo e questo perché questo soggetto è, diciamo, coinvolto in un altro caso di cronaca nera e non un caso qualsiasi, diciamo il caso di cronaca nera per antonomasia in Italia, quello forse più efferato, quello forse più misterioso di tutti, il Mostro di Firenze. Per chi abitasse su Marte e non ne avesse mai sentito parlare, facciamo un attimo un riassunto. Il Mostro di Firenze è un noto serial killer che ha agito nelle campagne toscane tra il 1968 e il 1985. Il Mostro, come ogni serial killer che conosciamo, sceglieva sempre la stessa tipologia di vittime e colpiva sempre nello stesso modo. Le sue vittime erano sempre coppiette, coppiette che si appartavano nelle loro auto, nelle campagne intorno a Firenze e il suo modus operandi è uno dei più efferati e raccapriccianti di cui io abbia mai sentito parlare. Il Mostro di Firenze colpiva queste coppiette prima con una pistola, una Beretta calibro 22, sempre la stessa arma, tra l'altro, per tutti i delitti, cioè non la stessa tipologia, proprio la stessa pistola, con un tipo specifico di proiettili serie H che avevano quindi quest'H incisa sul fondo e dopo con un coltello li colpiva. Poi infine, con fare chirurgico, asportava alle donne il pube e il seno sinistro, sempre il seno sinistro. Il Mostro ha tolto la vita a ben otto giovani coppie nel corso di quegli anni e dopo tutte le indagini che si sono protratte per decenni è stato arrestato un uomo, il famigerato Pietro Pacciani, un contadino fiorentino che in passato aveva effettivamente già compiuto un delitto simile. Pacciani aveva trovato, quella che al tempo era la sua fidanzata, appartata in un'auto con un altro uomo, un amante. E dopo averli trovati, dopo averli scoperti, Pacciani aveva ucciso l'uomo, l'amante, ma solo lui. Eppure per gli inquirenti questo sarebbe stato il primo di tutta quella serie di delitti, anche perché a quanto pare Pacciani al tempo aveva raccontato che quando aveva trovato la sua fidanzata con l'amante lei aveva il seno sinistro scoperto. Quindi secondo loro, per questo trauma, Pacciani sarebbe andato poi in giro a togliere la vita a coppiette appartate nelle auto e asportava il seno sinistro perché simbolicamente rappresentava il seno sinistro della sua ex fidanzata con l'amante.

La vicenda giudiziaria di Pacciani è molto complessa e fatemelo dire grottesca e vi giuro che prima o poi farò un video, anzi m più di un video, perché in un video solo è impossibile raccontare tutto, ma per ora ve lo devo per forza riassumere perché questa è la storia di Alessandra Vanni e non di Pacciani. Quindi diciamo che l'iter processuale di Pacciani ehm è lungo e complesso, ma è stato interrotto con la sua morte nel 1998, quindi alla fine non è mai stato condannato definitivamente per essere il Mostro di Firenze, ma poco importa perché tanto nessuno ha mai creduto al fatto che fosse davvero lui e lui stesso, come tutti sappiamo, si è sempre dichiarato innocente. Innocente come Cristo in croce. E da questi fatti io sono innocente come il Dio sulla croce. Credetemi, verrà fuori, lo prego notte e giorno, guardi, faccia scoprire la verità e questo Gesù è mio fratello. >> Ma andiamo avanti e no, non reciterò nessuna poesia.

Oltre alle vittime certe del Mostro di Firenze, sono state poi nel tempo attribuite a lui anche altre potenziali vittime che hanno perso la vita in circostanze sospette nella stessa zona e nel periodo in cui ha agito il Mostro. E tra le presunte vittime c'è per esempio questa donna, la trentunenne Milva Malatesta, che è stata trovata carbonizzata insieme a suo figlio di 3 anni, Mirko, nella sua Fiat Panda a Barberino Val d'Elsa, quindi sempre nella zona del Chianti, nella notte tra il 19 e il 20 agosto del '93. Per l'omicidio di Milva e Mirko la Procura di Firenze ha incriminato e condannato l'ex marito di Milva che è stato in carcere, ma poi alla fine sia la Corte d'Assise che i giudici dell'appello l'hanno dichiarato innocente. Ma ecco che qua torniamo a noi e alla nostra storia perché Milva quella sera, la sera della sua morte, aveva appuntamento con un uomo e quell'uomo è proprio Fanetti. Nicola Fanetti, il proprietario del campo vicino al quale è stato trovato il taxi con dentro Alessandra. Questo è il filo conduttore che ha portato gli inquirenti a collegare i due omicidi. Ma non è l'unico collegamento, perché tornando un attimo sempre al Mostro di Firenze, Pacciani, come sicuramente saprete, non è stato incriminato da solo. Con lui sono stati coinvolti anche i suoi presunti complici che i media hanno ribattezzato i suoi compagni di merende. Uno di loro si chiama Giancarlo Lotti, che tra l'altro ha confessato producendo una confessione che però eh non è mai

Stata confermata da prove sostenibili. E l'altro complice che poi è stato anche condannato, si chiama Mario. Mario Vanni. Vanni come il cognome di Alessandra Vanni.

Quindi, per ricapitolare, la presunta vittima del mostro di Firenze, Milva Malatesta, la notte in cui è morta in circostanze misteriose, aveva appuntamento con Nicola Fanetti che è il proprietario del terreno, accanto al quale è stata ritrovata senza vita, morta in circostanze altrettanto misteriose, Alessandra Vanni, che porta lo stesso cognome del presunto complice, del presunto mostro di Firenze. Ammetto che si tratti di coincidenze bizzarre, ma per come funziona il mio cervello ci sono un po' troppe cose presunte per prendere davvero seriamente questo collegamento.

Ma non voglio liquidare così su due piedi questa teoria, quindi come vi dicevo, ci torneremo in modo più approfondito con dei video dedicati, però più avanti. Alla fine comunque la vera identità del mostro di Firenze non è mai stata svelata con certezza perché Pacciani è stato rilasciato, assolto in appello, poi la Cassazione l'ha incriminato nuovamente, ma come vi dicevo lui è morto prima della nuova sentenza, quindi non sapremo mai se fosse davvero lui e comunque m insomma ci sono veramente tantissime teorie e speculazioni, ci sono diverse piste che sono state state vagliate, c'è la pista sarda, ma c'è anche un'altra pista che si intreccia nuovamente con la nostra storia di oggi, la cosiddetta pista americana.

Secondo questa pista, il mostro di Firenze sarebbe un certo Joe Bevilacqua, ex custode del cimitero militare americano a Firenze, che si specula addirittura potesse essere anche il serial killer Zodiac, un famosissimo serial killer californiano e che quindi il mostro di Firenze e Zodiac fossero la stessa persona. Evilacqua sarebbe sempre, secondo questa possibile ricostruzione, coinvolto in un traffico internazionale illecito di organi e feticci sessuali, perché, se ricordate, le vittime del mostro venivano mutilate in quel modo orribile. Ecco, anche Bevi l'acqua è stato indagato per la morte di Alessandra Vanni. È sottoposto ad un test genetico su richiesta della Procura di Siena, quindi hanno confrontato anche il suo DNA con quello trovato sotto le unghie di Alessandra, ma l'esito è stato negativo, quindi non è stato Job Bevi l'acqua ad uccidere. Alessandra, grazie alle nuove tecnologie comunque sono stati analizzati anche di nuovo i tabulati telefonici dell'epoca, ma non è emerso nulla e quindi il caso Siena 22 dopo 2 anni è stato nuovamente archiviato e a nulla sono serviti gli appelli, le indagini, le segnalazioni e addirittura vabbè l'aiuto di sensitivi e detectivi improvvisati.

Nessuno sa cosa sia successo quella notte e la famiglia di Alessandra continua a soffrire ancora oggi e a sperare di scoprire la verità. La madre di Alessandra, che per lungo tempo si è esposta sui giornali, implorando per la riapertura delle indagini, spiega che tutto questo per la loro famiglia è un vuoto enorme che non si riempie mai. Io spero che prima o poi, anche se sono passati tantissimi anni, questa famiglia abbia le risposte che merita e che finalmente si possa scoprire che cosa sia successo ad Alessandra Vanni, chi erano i due uomini a bordo del suo taxi, li conosceva, perché le hanno tolto la vita e perché l'hanno legata in quel modo assurdo, nonostante il suo corpo fosse già senza vita. E tutte le lettere anonime mandate successivamente, quella in latino, le altre mandate ogni anniversario della morte, sono opera della stessa persona. Sono davvero state scritte da qualcuno informato sui fatti o magari direttamente dall'assassino di Alessandra oppure sono state scritte da un mitomane che era ossessionato dal caso?

Amici, fatemi sapere che cosa pensate voi, lasciatemi un commento, ma mi raccomando, come sempre, vi chiedo di essere gentile con me e con gli altri. Detto ciò, purtroppo queste erano tutte le informazioni che avevo sul caso di oggi e io vi ringrazio per aver passato di nuovo tutto questo tempo con me anche oggi e ci rivediamo al prossimo video. Ciao [Musica]