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Nelle ultime settimane abbiamo fatto una panoramica sull'Europa dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Abbiamo visto la crisi economica, abbiamo visto vari problemi di ordine anche sociale, di quasi guerre civili che si scatenano in alcuni paesi. È però ci rimane da parlare dell'Italia, perché lavorato nella Germania, della Russia, velocemente dell'auto e così via. Ma dell'Italia ancora oggi approfondiamo la questione. Vediamo il cosiddetto Biennio Rosso che attraversa l'Italia nel 1919 e nel 1920, e vediamo come questo Biennio Rosso fallì, si spense quasi da solo. E al suo posto è emersa una forza politica che da lì in poi sarebbe fatta sempre più forte e in giro di poco tempo avrebbe preso il potere. Si sta parlando delle squadre d'azione fascista, del fascismo, dei Fasci di Combattimento, fondati da Benito Mussolini proprio nel 1919. Quindi vedremo la prima fase del dopoguerra italiano e l'emergere di questa nuova forza. Ma ne va a cominciare.
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La solita un po di caffè d'obbligo. Bat non presenta all'appello. E se siete qui per una volta, io mi chiamavo Ferretti, sono un professore, insegnante di storia, filosofia delle superiori, che usa questo canale per preparare delle video lezioni dirette principalmente agli studenti. Almeno nelle all'inizio di questa avventura. Ci siamo però oggi, usate mi pare di capire dai commenti, anche da studenti universitari, da altri insegnanti che si preparano al concorso, da curiosi, da pensionati, un po' di tutto. E sono chiaramente parliamo degli argomenti, secondo me, fondamentali per la vita di qualsiasi cittadino, dalla filosofia alla storia. Quindi, se siete qui, qualsiasi sia il motivo, siete ovviamente i benvenuti.
La lezione di oggi, in particolare, verte sugli anni 1919, 1920, 1921 della storia d'Italia. Perché abbiamo visto una serie di lezioni precedenti come, come andò la Prima Guerra Mondiale, non ho visto quale fu il destino dell'Italia in questa guerra. E però la sua bisogna vedere nel nostro paese quali furono anche le conseguenze di questa guerra, che non furono in realtà conseguenze molto positive. Nonostante la guerra sia stata vinta, nonostante la vittoria del famoso 4 novembre 1918, l'Italia esce molto stremata da questa guerra, in gravi difficoltà. E queste difficoltà non vengono certo cancellate dalla vittoria. Anzi, forse l'esito delle trattative di pace peggiora la situazione italiana. È un po' il punto.
Allora, quest'Italia, intanto, come molti altri paesi europei, bisogna dirlo, è attraversata da una profonda crisi economica. La guerra ha messo a dura prova le casse dello stato, la guerra ha portato gli stati indebitarsi enormemente e ha messo a dura prova anche l'apparato industriale del paese. Perché tutte le industrie sono state in qualche modo riconvertite a scopi bellici e adesso devono fare nuovi investimenti per lei riconvertirsi a scopi pacifici. Quindi servono fondi, servono soldi, soldi che in Italia scarseggiano. Ecco, diciamo una cosa in più: c'è stata una pesante ondata inflattiva che ha attraversato un po' tutta Europa. Abbiamo visto fortissima in Germania, abbiamo visto che c'è in fondo anche in Francia, in un partito, fino in Russia, dice anche in Italia. C'è anche in Italia. Certo, meno grave che non la Repubblica di Weimar, però c'è una bella ondata inflattiva. Quindi il potere d'acquisto dei salariati cala. La gente ha gli stessi soldi, ma con questi soldi può contare meno cose, perché il valore del denaro cala. Che vuol dire che questo c'è ingenera protesta, manifestazioni anche di piazza, perché la gente in difficoltà, le famiglie sono in difficoltà. Hanno faticato moltissimo durante la guerra, hanno prodotto uno sforzo notevole, perché molti hanno mandato i loro parenti in trincea e alcuni sono morti, alcuni sono rimasti mutilati. E che anche il nostro a casa, se lo dovrà fare tantissimo, lavorato nelle fabbriche, eccetera, nei campi per sostenere lo sforzo della nazione. Ora, queste classi sociali che hanno tanto patito, tanto sofferto, vorrebbero avere qualcosa in cambio, vorrebbero condizioni di vita migliori, quantomeno, e sicuramente non soffrire dell'aumento dei prezzi, del carovita.
Questo primo elemento di instabilità, di difficoltà. Un secondo elemento di instabilità e difficoltà sono, dire, anche il clima generale che si respira in Italia. La guerra, questo valeva attenzione, non solo per l'Italia, vale anche per gli altri paesi, anche per la Germania, anche per la Russia. Post, si sarà capito seguendo le ultime elezioni, il clima del 1919 non è il clima del 1914, del 1913. Perché? Perché la guerra non solo ha messo a dura prova i nervi della cittadinanza, la la resistenza della cittadinanza e le finanze dello stato e della cittadinanza, ma la guerra ha anche cambiato un po' la mentalità delle persone. La guerra, in un certo senso, ha abituato le persone alla violenza. Dopo tre o quattro anni e secondarie i paesi passati in trincea, passati a combattere, passati a soffrire, passati a dirimere le questioni con l'uso della forza, della violenza, tra quattro anni spietati, potremmo dire così, la gente si è un po', nel senso, assuefatta alla violenza, abituata alla violenza. Tant'è vero che anche in Italia, per aver visto anche Germania, anche altrove, nei mesi immediatamente successivi alla fine alla guerra, le proteste di piazza e le manifestazioni, non so, qualsiasi elemento anche nella vita politica che risente di questo clima violento, in qualche modo i toni dei giornali sono estremamente violenti. La polizia reagisce con estrema violenza, a volte anche i movimenti che se non in piazza avevano e lasceranno diversi di, di diversa natura, e non sono certo sono abituati alla violenza e usano la violenza per difendersi, a volte, altre volte per attaccare. Vedremo, faremo dei distinguo, ovviamente, però la violenza è il pane quotidiano. Mentre forse negli anni dieci e l'inizio degli anni dieci non si vedeva grande violenza politica in atto. Perché certo, c'erano scioperi, ma gli scioperi raramente sfociano nella violenza. Sono stati momenti di violenza e di tensione in Italia alla fine dell'Ottocento, abbiamo retto con la crisi di fine secolo, fatti di Milano, eccetera, ma poi sia stato un periodo di abbastanza tranquillità, pur negli scioperi, di calo della violenza. Ora la violenza riesplode, il rischio è molto forte. E questo probabilmente rende anche facile, o relativamente facile, per certe forze per dare di prendere i poteri in maniera violenta, appunto, drastica e drammatica. Visto che sono anche in altre parti d'Europa, si tenta di far questo. Pensate alla Germania, nella Repubblica di Weimar, dove la rivolta spartachista viene soffocata nel sangue da i corpi franchi, che sono questi gruppi paramilitari. Ma abbiamo visto anche, so, il nazismo formarsi, sento di fare un colpo di stato con palati paramilitari. I partiti a volte si dotano di grassi amati, anche cosa che però per noi oggi sarebbe chiaramente assurda e pericolosissima, ma nel 1919, 1920 non è vista così assurda, così pericolosa, è vista quasi come normale. Questo avviene anche in Italia. Quindi prepariamoci a un biennio duro, forte di violenze che culmineranno nella violenza fascista e nelle squadre, cosiddette fascisti, e le squadre d'azione. Poi li vedremo nel corso di questa lezione, che poi nelle prossime lezioni approfondiremo ancora di più ulteriormente il tema.
Quindi, clima è cambiato, il clima è diverso. Ci sono molti scioperi, questi scioperi che coinvolgono soprattutto i braccianti, quindi le fasce più povere della popolazione italiana, ma a volte anche il pubblico impiego. Sono già piuttosto duri, piuttosto pericolosi. Forse il centro, però, della conflittualità italiana non sono tanto le città, le versioni per PC, certo, anche lì assistiamo ad alcune proteste dovute soprattutto all'aumento del costo della vita, al carovita, come si diceva allora, ma la zona più conflittuale per il momento sono soprattutto le campagne. Già subito poco dopo la fine della guerra sono le campagne, soprattutto alla prova di essere il subbuglio. Cadono, se vi ricordate, in Italia sono state all'asta fatte delle promesse ai contadini, promesse abbastanza importanti, soprattutto dopo la disfatta di Caporetto. Dopo Caporetto nel 1917, vi ricorderete, l'abbiamo, mi metto in indiscrezione, magari il link al video in cui ne parlavo, in quel momento il governo in carica fece ampie rassicurazioni al mondo contadino. Ris, abbiamo bisogno di un ultimo sforzo, il gal è andata vicina a perdere tutto, c'era bisogno di uno sforzo, dello slancio ulteriore, e quindi il governo aveva fatto intendere alle classi contadine che certo, lì si richiamava alle armi, si chiedeva loro un ultimo sforzo, ma poi in caso di vittoria, queste, questi sacrifici, queste classi contadine sarebbero state in qualche malore, in compensate, cioè lo stato avrebbe avuto modo di sdebitarsi con queste classi. In pratica, si era lasciato intendere che l'Italia della guerra avrebbe affrontato una riforma agraria che avrebbe dato la terra ai contadini. In generale, in Italia c'erano pochi coltivatori diretti all'epoca, i contadini a danneggiare le povere, sfruttati, spesso braccianti al servizio dei latifondisti o di grandi proprietari terrieri. Esistevano con età, vero che c'erano ancora forme contrattuali come la mezzadria, ma generalmente la collezione di contadini era veramente, veramente misera, senza la proprietà della terra. Ora, il governo ha promesso che avrebbe rimesso mano alla questione e avrebbe dato loro nuovi diritti, cosa che aveva effettivamente sortito un buon effetto nel mondo contadino. Ora che la guerra è finita, i contadini vorrebbero passare all'incasso. Potrebbero dire: "Bene, abbiamo fatto quello che ci avete chiesto, ora mantenete anche voi le vostre promesse." Infatti, nelle campagne, visto che questa riforma agricola agraria non arriva, nelle campagne tra subbuglio. Soprattutto bisogna distinguere tra i tipi di campagna, perché l'Italia non è un corpo solitario e neppure dal punto di vista agricolo, ci sono differenze locali abbastanza mente. Per esempio, per una pavana, quindi una bella zona ampia di di contadini e di economia agricola, erano presenti notevoli, notevoli lega rosse. La rappresentanza di questi braccianti, di questi contadini, era affidata spesso alle leghe cosiddette rosse, cioè leghe di sinistra, leghe sindacati, diciamo vicini al partito socialista, per intendersi. Ecco, queste leghe rosse, effettivamente protestano, vorrebbero la riforma agraria, vorrebbero la socializzazione delle later, cioè che davvero le terre venissero date contadini, quindi tolte ai grandi proprietari terrieri, al limite pagandone però accolta dai proletari terrieri e d'ape divise ai contadini, affidato i contadini anche i contadini poveri, quindi che avrebbe potuto avere delle terre da coltivare, al immediatamente cooperative, al limite in forme di questo tipo, però terre che i contadini potevano ritenere in qualche modo loro. Questa la richiesta delle lega rosse e quindi di sinistra, socialiste, che agiscono nella pianura padana e l'Emilia Romagna e cento in Veneto, in Lombardia e così via. Necessità della situazione già ricasso, perché le città Italia, anche lì, qui ci sono braccianti sfruttati, eccetera, ma qui sono più forti le leghe bianche. Neri bianchi, consoli, sempre sindacati che rappresentano i lavoratori della terra, ma stavolta non socialista, non vicino ai socialisti, ma vicina al mondo cattolico. Bianco è il colore in Italia, spa razionalmente del mondo cattolico. E quindi, certo, abbiamo detto già con la Rerum Novarum, ricorderete che nascono dei sindacati cattolici, delle organizzazioni sindacali cattolica. Ecco, anche qui, queste leghe cattoliche vogliono difendere l'inter i cittadini, voigt dei contadini, vogliono nuovi diritti, ma sono più caute nel richiederli, sono meno conflittuali, ad esempio, le leghe cattoliche, le leghe bianche, perché erano tanto la socializzazione delle terre, quindi a nascita di cooperative, cose leggere nel materano, piuttosto che le terre vengano ridistribuite per creare una classe di piccoli proprietari terrieri, quindi non tanto socializzazione, ma una nuova classe, diciamo, in una borghesia contadina, cosa che avvantaggerebbe i contadini già con uno spirito, potremmo dire, quasi imprenditoriale, autonomi, nascita di coltivatori diretti, diciamo. Questo è l'obiettivo. Però anche qui, le leghe bianche non vengono, per il momento, tanto ascoltata dal governo. Terze situazione, diciamo così, scenario, è quello dell'Italia del Sud, dove invece non sono tanto forti nelle leghe rosse, nelle leghe bianche, e situazione più caotica, più ingarbugliata, una migliore coscienza di classe, una migliore coscienza politica. E il contadino e sud, spesso reduci di guerra, decidono in vari casi di occupare le terre, cioè vanno in quelle terre che ho sono abbandonati, forse uno dei latifondisti che non le sfruttano più di tanto, e di mettersi lì e prendersene, cercare di occupare le terre, almeno in un primo momento, fin tanto che non interverrà la forza pubblica. Quindi, vedete che si ci sono proteste, c'è subbuglio, c'è una lotta organizzata dal nord al sud dell'Italia, sulla situazioni diverse, se so abbastanza disorganizzate, anche con obiettivi diversi, e questa, diciamo così, debolezza ci sono, perché un movimento composito, non unitario, con un programma diversificato, di per sé non portano risultati, perché subbuglio c'è, proteste ce ne sono, ma il governo, per il momento, è facile tergiversare, aspettare, perché il governo non fa la riforma agraria, non lo fa, perché anche il governo in grave difficoltà, e le civiltà sia e politica interna, sia anche in politica estera.
E infatti, adesso parliamo trattative di pace che vengono firmate a Parigi in quei mesi. Cosa accade a Parigi? Abbiamo già parlato in generale i numeri precedenti e ve lo linko in descrizione, ma vediamo esattamente principalmente cosa fare per l'Italia. L'Italia è uno dei quattro vincitori, insieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito, quindi uno dei quattro grandi e partecipa all'inizio con un ruolo di primo piano a queste trattative per la stesura dei trattati. Chiaramente la delegazione italiana guidata da il capo del governo, che è Vittorio Emanuele Orlando, e insieme a capo di governo, l'altro vennero presentate italiano è il ministro degli esteri, che è Sidney Sonnino. Sonnino, ve lo ricorderete, nella parlato ancora all'epoca di Giolitti, era un oppositore di Giolitti, un esponente della destra conservatrice, era il suo ministro degli esteri. Passati vent'anni, 30 anni, ma è ancora lì Sonnino e ha un ruolo di primo piano. Quindi Sonnino e Orlando sono i due italiani che siedono ai tavoli delle trattative. E l'Italia vincitrice si aspetta che le venga riconosciuto e tutto quanto era stato promesso dal Patto di Londra. Perché ricorderete bene, e magari lo mettano questa indiscrezione, se volete approfondire, che l'Italia è entrata in guerra nel 1915 non con i suoi alleati, cioè con la Germania e con l'Austria, a cui era legata dalla Triplice Alleanza, ma cambiando schieramento. È servita proprio la firma del Patto di Londra e schierano sulla parte di Francia, Regno Unito e Russia. Ora, in quel patto, firmato appunto a Londra dal governo Salandra, ancora chiara in carica all'epoca, si promettevano delle terra all'Italia in caso di vittoria. Ed effettivamente, buona parte di questa terra e vengono riconosciuta all'Italia. Cosa ottiene in Italia? Ottiene il Trentino, ottiene la Venezia Giulia, Trieste, Gorizia, che erano le terre verso cui l'Italia aveva riposto le speranze, perché erano Trento e Trieste le due città simbolo che l'Italia voleva ottenere. E ottiene, le viene dato l'Alto Adige, quindi Bolzano e provincia, sulla quale si sarebbe potuto discutere, perché è vero che nel Patto del loro era previsto fino al Brennero, però in fondo la provincia di Bolzano, Alto Adige, era di lingua tedesca. Sapete bene, ancora oggi è principalmente di lingua tedesca, nonostante si siano poi mescolate le cose nel corso dei secoli e degli anni, però la popolazione bolzanina, gli abitanti di Merano, riguardandosi ad essi, sentono tedeschi, hanno studiati, non si sentono tanto italiani. Quindi, se si fosse dovuto seguire il principio di nazionalità che simili coar la tav era stato proposto dal Presidente americano Wilson, lì a dominare è nazionalità tedesca, non quella italiana. Quindi quel territorio, quella provincia, sarebbe stato più logico assegnarla all'Austria. Però l'italiano ottiene la, era stato promesso e stavolta lo tiene. Quindi abbiamo Trentino, Alto Adige, un'intera regione attuale italiana data all'Italia, la Venezia Giulia, che completava con il Friuli quella zona, i più l'Italia ute nell'isteria, liste, quella penisola oggi divisa tra Slovenia e Croazia, che scende giù subito dopo Trieste. Istria era una regione storicamente occupata dai veneziani, ancora secoli prima, dove rappresenta una cospicua cittadinanza italiana, effettivamente, almeno sulla costa, la maggioranza dopo la tenera spesso italiana. Quindi anche lì, di alitalia è stata del 6, viene data. Quindi fin qui tutto bene, diciamo, fin qui impatto era stato mantenuto e stato rispettato.
Ma nel Patto di Leone si prevedeva che l'Italia avrebbe dovuto tenere anche buona parte della costa dalmata. La costa dalmata è la parte di costa attualmente croato, anche scende giù subito la politica, succederà anche una cartina, certo, una cosa molto frastagliata con molto isolotti, ma anche porti importanti, che era stata colonizzata secoli prima dai veneziani, poi aveva avuto alterne vicende, però adesso atom salita dell'Italia con questa, una buona parte, non tutta, ma buona parte, questa costa dalmata doveva teoricamente andare all'Italia. Dal avrebbe avuto una bella serie di porti importanti, risponde importanti lungo l'attuale Croazia. In realtà, a Parigi, sulla Dalmazia, su queste città e portin la Dalmazia, le trattative vanno un po' in difficoltà, perché il paese dice evitare, non hai Orlando e si decisioni, lo dicono le parti. Odilon ha previsto le vogliamo, ma le altre potenze, e in particolare gli Stati Uniti, dicono: "Piano, perché?" Perché nel contempo si sta creando il Regno di Jugoslavia, che doveva unire la Serbia, Montenegro, la Croazia stessa, che prima era stato Austria-Ungheria, la Bosnia, che prima era stato Austria-Ungheria, la Slovenia. E perciò, nella foto striata, chi è che hanno stato nuovo? E bisogna, dice Wilson, creare di uno stato abbastanza solido, perché in fondo la guerra mondiale a scoppiata proprio lì, che guarda mondiale a scoppiata Sarajevo, è scoppiata per l'instabilità di quella zona, i Balcani. Per molto tempo, la stati molto installi, c'erano state due guerre balcaniche, poi sia stata la guerra mondiale. Ora, evitiamo, diceva Wilson, che qui si crei altro, si prendano altri problemi. Quindi creiamo lo stato unitario slavo, la Jugoslavia, abbastanza forte, che abbia modo di svilupparsi, di crescere politicamente ed economicamente, e che possa garantire la pace in quella zona. Questo è l'obiettivo. E per far questo, l'ict dice questo: "Diamo i porti alla Jugoslavia, all'Italia farina rinuncia per il bene della pace futura, rinuncia a questi territori." Tra l'altro, anche qui ci sarebbe molto da discutere, perché questi porti, in alcuni casi, effettivamente erano maggioranza slava, croata la popolazione, mangiati altri stanno durante la popolazione italiana. Quindi anche in questo caso, guardando al principio di nazionalità, teoricamente alcune di queste città sarebbero divenute, dovute divenire italiane. E qui si tratta, si tratta, ma sono appunto Ulisse, non sembra irremovibile, sembra voler imporre il suo punto di vista. In Inghilterra, la Francia si schierano la parte di Wilson. L'Italia sembra essere messi e minoranza. Tanto è vero che evitare, monai, Orlando e silenzio nino lasciano polemicamente la conferenza di pace, tornano in Italia in polemica. È però questa la mossa poco furba, perché di fatto, lasciando campo libero agli altri, decidono gli altri e decidono di dare questi porti dalmati alla Jugoslavia. Tra l'altro, il giovane tenero sarà abbastanza impuntato sulla questione di una città in particolare, perché su altre città, il governo avrebbe potuto anche soprassedere, rileva va in onda the cell, è però su una sim puntano. Quindi alla città di Fiume. Fiume è una città, la prima città alla fine dell'estrema, insomma, il primo grande porto sulla costa dalmata a nord, e vela vostro chiaramente anche a video. Questa città di Fiume era stata per molto tempo della città austro-ungarica, però aveva proprio la maggioranza di popolazione italiana, pur essendoci delle minoranze croate. Dicono: "Siamo andati sia meno Fiume, e anche su, però sul Fiume Wilson pare irremovibile." Insomma, è il tentativo età ne saltano Fiume, apparentemente viene affidata alla Jugoslavia, come tutte le altre città della costa dalmata. È però in Italia si scatena una campagna di stampa molto veemente contro quello che ha fatto il governo. Si accusa il governo di aver non aver ottenuto quello che era giusto ottenere, e che le grandi potenze hanno in un certo senso mutilato questo nessuno. Si usa la vittoria italiana, si parlerà di "vittoria mutilata". L'espressione coniata da Gabriele D'Annunzio, che continua a essere un poeta molto seguito e anche molto polemico, ovviamente. Il giarre mutilata, cosa vuol dire? Che hanno i mutilati di guerra, i mutilati erano quelli che tornavano a casa dal fronte senza un braccio, senza una gamba, senza un occhio, scelta una mano, cioè sente un pezzo. Ricordo, però, anche la vittoria italiana era stata mutilata, la volontà nato è un pezzo, lebron tagliato via, la Dalmazia, che era stata promessa. E quindi protesta quanto riguarda italiano, che hanno saputo farci rispettare, protesta contro gli ex alleati, che non hanno mantenuto le promesse.
Ecco che questo sarà un ulteriore elemento di malcontento, di polemica continua in questi mesi. E proprio dal museo si renderà protagonista di un'azione dimostrativa molto, molto forte. D'Annunzio, abbiamo visto prima della guerra, come avesse guidato il fondo la maggior radioso e quindi le proteste di piazza per l'entrata in guerra dell'Italia nel 1915. Poi D'Annunzio, anche durante la guerra, aveva fatto alcune azioni dimostrative, aveva fatto il famoso volo su Vienna, in cui con un aero era volato sopra la capitale greca, lanciando volantini patriottici italiani. Aveva fatto la Beffa di Buccari, un'azione contro la flotta, azione eroica, diciamo, contro la flotta austriaca. Aveva fatto alcune azioni che principalmente alla dimostrative servivano a mostrare la forza e vigore degli italiani e dare, insomma, un po' di slancio alle truppe. Adesso, adesso tenta di farlo di nuovo, nazione e dimostrativa, ma anche abbastanza concreta. Perché del museo, davanti a questa rinuncia del governo italiano, decide di agire. Forma un corpo di volontari di reduci di guerra, che lui chiave suoi legionari, e nel settembre del 1919 decide di marciare su Fiume. Come vedremo, nei marsi sulle città diventeranno una costante di sera, tra poco la Marcia su Roma. Nel 1919, D'Annunzio, che comunque hanno si aspetta anche marzo sul Fiume, già parte dall'Italia con questi uomini, con alcune migliaia di uomini, i suoi legionari, e inizia andare a piedi fino al Fiume. Nessuno lo ferma, arriva Fiume, sono armati, ovviamente, questi legionari. È una sorta di esercito, però non ufficiale, perché non ha l'esercito dello stato, l'esercito formato spontaneamente da reduci di guerra. Va a Fiume e occupa Fiume, prende la città di Fiume, dicendo: "Noi troviamo Fiume libera dal gustav e vogliamo annetterla all'Italia. Fiume deve diventare una città italiana." Questa mossa di D'Annunzio, che terrà Fiume per un anno, a un anno e più, e mette in grave imbarazzo il governo italiano, che non sa come agire, non s'hanno da fare nemmeno che dobbiamo fare, e dove andare ad arrestare D'Annunzio. D'Annunzio, che è un poeta ammirato, patriota, eroe di guerra, bisogna andare a restare uno di questi e tanti reduci di guerra, sarano la valenzana, e vorrebbe dire a tirarsi in odio di tutti i reduci di guerra, perché il danno sia al momento è il capofila del reducismo italiano, ma mette in imbarazzo anche il governo. Il lux lavoro che dobbiamo fare noi, dobbiamo andare lì da un poeta famoso ad arrestarlo. Nessuno vuole fare sta mossa, perché chiaramente vadano anche a i contraccolpi nell'opinione pubblica e contraccolpi internazionali. E le nozioni, in effetti, per un anno tiene questa città, tiene questa città, lanciando proclami all'Italia, attaccando il governo italiano troppo debole, troppo passivo, poco ardimentoso. E se ormai inizia a usare uno stile anche retorico che era tipico di un annuncio, e non ho visto in parte anche nel maggio radioso, con queste paroloni altisonanti, con questi anni alla patria e al nazionalismo, che diventerà un po' lo stile anche del primo fascismo. Il fascismo si ispirerà molto a questa mossa di Munzio, a questa esperienza di Fiume, dei legionari, che diventerà l'erede di quell'esperienza. Vedremo che denuncia la fine di questa esperienza del Fiume, si ritirerà a vita privata, però Mussolini tenterà ricopiarlo abbastanza, almeno agli inizi, panorami sono abbastanza evidente.
Piuttosto instabili in Italia per motivi interni legati all'economia e alla così e conflittualità nelle campagne, per motivi esteri internazionali legati ai confini, in particolare confine orientale. E in tutto questo panorama, panorama così instabile, nel 1919 arrivano pure le elezioni, che potrebbero rimescolare il parlamento e creare nuovi scompensi. Anche perché queste elezioni nel 1919 sono le prime che si svolgono con un nuovo sistema elettorale. Prima, in precedenza, il le elezioni si svolgeranno solo un sistema maggioritario. Cosa vuol dire? Vuol dire che il partito che penetra più voti in un certo collegio mandava il parlamento il suo deputato, poteva prendere un voto in più degli altri partiti e sincera poi era già non dei correttivi, però il sistema restiamo maggioritaria. Cosa che favoriva soprattutto quei partiti che potevano presentare nei vari territori delle persone, diciamo, che avevano un certo peso politico. Si votava più candidato per il partito, ecco, questo voglio dire. Riserve maggioritari, generalmente pesa di più il candidato che il partito, e quindi questo avverrà vantaggiato quei partiti come, ad esempio, il partito liberale, che presentava dei notabili al suo interno, persone magari che vivevano in quei colleghi famosi e importanti, iraq i signori del luogo, che quindi portavano con loro stessi, con loro un certo quantitativo di volti, perché l'ho detto anche con Giolitti, che sono stata anche pratiche clientelari, in parte alimentate proprio da questo sistema maggioritario. Ora si passa invece, si chiama nuovo, che è il sistema proporzionale. Cioè, non conta tanto battere collegio per collegio, proprio versari contro i voti che si prendono a livello nazionale, perché il parlamento in proporzione si crea sulla base delle percentuali di voti presi dai vari partiti a livello nazionale. Il nuovo schema proporzionale svantaggia, crea delle difficoltà ai vecchi partiti come partito liberale, e invece a vantaggi ai nuovi partiti di massa come un partito socialista, che ovviamente, magari in nei vari collegi non è capace di vincere in assoluto in tutti i collegi, ma rende buoni volte un po dappertutto, è radicato in tutta la nazione, prende una discreta percentuale tutto in tutta la penisola, e quindi può sedersi in parlamento con un buon numero di parlamentari. Quindi è un'elezione rischiosa quella 1919, la prima lezione dopo la fine della guerra, in cui il governo maggioranza liberale verrà messa alla prova. Avete fatto bene, hanno preparato male, gli elettori dovranno giudicare. E in più, quelle situazioni di conflittualità potrebbero emergere molto chiaramente all'interno di questo nuovo parlamento.
Come vanno queste elezioni? Effettivamente vanno come sarebbe ci si sarebbe potuti aspettare, perché si segnano delle grandi vittorie per i socialisti e per i popolari, il nuovo partito di cui adesso vi parlerò, è invece un calo drastico dei liberali, del partito i giuristi. Tenete conto che i liberali passano circa 300 seggi che avevano precedentemente a 206, un numero comunque importante, non è che diventano l'ultimo dei partiti di nardò, nel primo partito, in almeno relativo, maggioranza relativa, però è un bel ridimensionamento, da 300 deputati a 200, è 33% in meno, come voi matematici mi insegnate. Quindi un partito liberale, ma la fatica a formare governi come faceva prima. In più, ripeto, vanno piuttosto bene il partito socialista, partito popolare, perché liste ottiene circa 150 deputati, qualcosa del genere, 156, sì, mi ricordo bene, come dire che triplica il numero dei deputati, perché nelle elezioni precedenti nella pressione a cinquantina, quindi ha triplicato i propri volti, ad una cosa grossa, importante, 166 deputati, lo di avvicinarci molto ai liberali, non superarli, insomma, si va verso quasi un pareggio. Ecco che i focolari, in questo nuovo partito, ottengono circa un centinaio di seggi. Chi sono i popolari? Quello di popolare, un nuovo partito, che è nato proprio nel 1919, proprio in vista delle elezioni, alla fine la guerra, fondato da un personaggio che vi ho già citato, che è Don Luigi Sturzo. Che se vi ricordate, all'inizio del secolo, intendo prima, aveva tentato di fondare un movimento politico di base cattolico chiamato Democrazia Cristiana, insieme a un altro sacerdote che si chiamava Romolo Murri. Murri, sturzo, muri, in particolare, tutto quello forse più importante in quel momento, non ha cercato di formare questo movimento politico, e che doveva fare campagna elettorale, faremo impare azioni politiche per difendere i contadini. Quindi nel movimento che parlava, tentava di parlare alle stesse classi sociali a cui si rivolgevano i socialisti, i poveri, gli umili, gli ultimi, e voleva parlare a queste classi sociali, tenendo presenti quali erano i loro problemi, loro difficoltà, alle loro esigenze. Quindi effettivamente un movimento che chiedeva maggiori diritti per i poveri, per i contadini, per gli operai, che chiedeva, ad esempio, di venire incontro alle richieste che ne aumenti salariali, quindi maggiori diritti sindacali, quindi il ridimensionamento del potere dei ricchi, capite? Quindi era partito, lo volevo dire di centrosinistra e sinistra, anche forse per l'epoca, ok? Una sinistra non socialista, però non erano d'accordo che socialisti su tante cose, perché socialisti erano marxisti, e questi non sono marxiste, ovviamente, però alcuna attenzione agli umili, questo si era li avvicinava ai socialisti, per qualche in qualche modo. Quindi lei di centro, centrosinistra, questo partito all'inizio Novecento, hanno perfezionato da sciolta dal Vaticano. Vaticano aveva detto: "No, assolutamente no, cioè il non expedit non esiste", e aveva fatto sciogliere i 9 metri tour a Nurri, era stato scomunicato, sospeso a divinis. Oggi nel 1919, le cose cambiano. La Chiesa cattolica ormai capito che il non expedit va superato, basta con questa norma stabilita, era più a nonno dopo la presa di Roma, ma i quarant'anni prima, basta. Adesso bisogna che i cattolici si facciano entrati, entrino in gioco, non più solo alleandosi con giuristi, come avevano fatto col Patto Gentiloni, ma come un loro partito. Infatti nasce il Partito Popolare, guidato da Sturzo, con l'approvazione del Vaticano. Da questo partito si è appoggiato la Vaticano, è appoggiato dai cattolici italiani, viene votato recatosi da una parte dei cattolici italiani, ma si presenta come un partito aconfessionale, cioè dicono: "Sì, siamo chiaramente vicini ai valori cristiani, all'etica cristiana, eccetera, ma non apparteniamo al Vaticano, siamo indipendenti, autonomi." E quindi si presenta con un partito abbastanza lira, perché non suo, a una prima volta che si presenta, ottenerla un centinaio di seggi, importante, insomma, risultato. Faccio notare una cosa: socialisti e cattolici insieme avevano 156 circa i socialisti, cento circa i cattolici, fanno 250 e rotti, di più, e 200 dei liberali. Insieme socialisti e cattolici, avrebbero avuto una maggioranza, avrebbero potuto probabilmente formare un governo, lasciando fuori i liberali, quindi mettendo all'opposizione Giolitti. Non lo fanno, perché i cattolici, pur avendo alcune richieste simili, provero un programma per certi versi simile a quello socialista, preferiscono non allearsi coi socialisti. Socialisti sono atei, sono dicono che la religione è l'oppio dei popoli, ce l'hanno a morte con la religione, sono marxisti, e quindi non possiamo allearci con loro. E quindi i popolari, in questa possibilità di un'alleanza a sinistra, salta subito. Decidono di allearsi con i liberali. Si forma un governo formato, appunto, da liberali e cattolici. Questo governo è data nasce, però piuttosto debole all'inizio. Poi ci presenta Giolitti, che col suo con la sua sagacia riesce a tenere per qualche mese bene le redini del gioco. Siamo però già al 1920. Giolitti, e tenete presente che a quasi ottant'anni, o ma è piuttosto anziano, è l'ultimo giro di valzer, visioni stringiamo, viene infatti morirà pochi anni dopo, sarà l'ultimo suo governo, un suo ritorno in campo, ma ripeto, per un ultimo giro di valzer, diciamo che il governo Giolitti non dura tantissimo, però risolto pare due problemi principali, si trova ad affrontare principali, per il momento sembra almeno uno risolve, né l'altro e sono, ne parliamo, se ne può discutere. E due problemi principali: uno di politica estera, l'altro di politica interna.
Sole politica estera è effettivamente la questione di Fiume. Fiume è già da qualche mese occupata da D'Annunzio, ed è un problema che imbarazza l'Italia, imbarazza la Jugoslavia, e viene notato eseguito dalla stampa di tutto il mondo. Quindi Giolitti diceva: "Bisogna risolverlo." Tra l'altro, da Giolitti e dal mood non corre affatto buon sangue. Ricorderete che pochi anni prima, nel 1915, quando D'Annunzio ha fatto tutta quella campagna per l'entrata in guerra dell'Italia, per guidare gli interventisti, il suo punto, il suo nemico giurato era proprio Giolitti, attaccava continuamente Giolitti, lo derideva, ai stava la colla quanto giuridici. Ma D'Annunzio non è mai stato tenero con Giolitti. Adesso Giolitti si trova a gestire la questione del nunzio. Come la gestisce? La gestisce, direi, molto furbescamente, molto abilmente, più che furbescamente, abilmente. Perché? Perché prima di tutto, nelle trattative diplomatiche con l'amico slatina, dice: "E risolviamo l'asta questione, bisogna arrivare al compromesso, perché siete rivelato voi, siamo liberato noi, facciamo qualcosa insieme." Ci arriva effettivamente, sempre nel 1920, alla firma di un trattato con le dico strade, che si chiama Trattato di Rapallo, dalla città in cui viene fermato, in cui Italico state si accorgono in pratica, la Jugoslavia cede all'Italia la città di Zara, porto importante, che era stato già veneziano, eccetera. Quindi per l'Italia già un bel successo, insomma, porto importante. E in più si decide che la città di Fiume, che rimanga momentaneamente problema, proclamata città libera, cioè né italiana né di coslada, città libera, autonoma. In realtà, poi lezioni pochi mesi, questo avverrà, al Fiume verrà dichiarata città libera, ma pago pochi mesi verrà ammessa all'Italia. Quindi, in fondo, a questo punto di vista, Giolitti ottiene quello che li terremo nelle Orlando non era riuscito a ottenere a Parigi, per potere e la hughes a reagire, regala praticamente Zara, il Fiume, quindi bene, ottimo successo. Il fatto, però, prevede che il governo italiano si sarebbe preso la briga di far superare D'Annunzio e i suoi bravi a cell, e non verranno più sapere, tenete la queste due città, per opel ha spiegato D'Annunzio. E infatti, poco dopo la firma del trattato, il governo italiano di Giolitti decide di agire, manda l'esercito a Fiume, a prendere con la forza D'Annunzio i suoi legionari. D'Annunzio, che amerà questo evento, bene, bene vicino a Natale, il Natale di sangue, in cui la parte italiana attaccato i suoi fratelli, i suoi figli più più degni, quelli che hanno sacrificato la vita, e bla bla bla bla bla bla, un fracco di retorica, come spesso accade con D'Annunzio. È però D'Annunzio viene portato di peso in Italia, e i suoi uomini vengono portati di peso di tale Fiume viene sgomberata, dopo verrà appunto annessa tempo poco tempo dopo, e a quel punto l'annuncio viene relativamente sconfitto. Al meglio Giolitti, D'Annunzio non agli arresti, è libero, però di forte, lo portano in Italia, e D'Annunzio deciderà da quel momento in poi di ritirarsi gradualmente era le scene, si ritira, come sapete, a Gardone Riviera, sul lago Riga, dal vettoriale, si farà costruire questo palazzetto, dove ce l'aveva se stesso e le sue avventure, ma è anche lui è pittosto anziano, bisogna dire. Quindi politica estera, insomma, Giolitti in poco tempo risolve la questione di più.
Difficoltà maggiore difficoltà, invece, ci sono e politica interna, perché? Perché Giolitti sala potere rendente in mezza nel XIX e poi ancora più nel XX. Le situazioni in Italia e burrascosa, un po' per la consulta nelle campagne, ma anche perché adesso e sono iniziate a muovere anche le città. Ci sono grandi proteste in tutte le città industriali italiane, e soprattutto a Torino. Torino diventa il baricentro e di proteste e dureranno diversi mesi, tanto è vero che si parla di Biennio Rosso. C'è stato, avevo letto Biennio Rosso europeo, abbiamo parlato e in descrizione vi metto il link, serve sempre subito dopo la fine della guerra, ma ciò avviene rosso anche l'Italia, perché per due anni quasi le fabbriche principali italiane vengono occupate dagli operai. Operai decidono di armarsi, e sono dicevo, c'è questa grande clima di violenze, insomma, abbastanza normale per il momento storico, che decidono di combattere in qualche modo, armarsi, e soprattutto prendere in mano le fabbriche. Basta amaro lavorare sotto gli ordini padrone, facciamo i padroni, ci governiamo nelle fabbriche, guidiamo noi le fabbriche, ci barrichiamo dentro le fabbriche con le armi, in modo che nessuno possa venirci a dire come dobbiamo agire, cosa dobbiamo produrre, che diciamo noi. E dimostreremo occupando la fabbrica di siamo più bravi da soli che non con il padrone, che non con il capitalista. Questa è l'idea di riaprirne, viene soprattutto nelle città più avanzate della penisola. Torino, vi dicevo, è sicuramente la principale, perché Torino e cerca un'industria abbastanza estesa. E l'idea è quella di fare un po' come in Russia, come al solito, no? C'è l'esempio della rivoluzione sovietica, che in Russia ha preso piede, se ad esempio dei soviet, sembra è popolare al basso, e facciamo come Russia, ci occupiamo le fabbriche con dei soviet, quasi in modo da poter forse fare la rivoluzione. Questo è un po' il progetto vago, molto, molto va.
A guidare la protesta nelle fabbriche inizialmente la FIOM, è un sindacato che esiste ancora. La FIOM è il sindacato dei metalmeccanici, o meglio, il ramo della CGIL che si occupa del settore metalmeccanico. All'epoca la CGIL dell'epoca è sistema banale CGIL di oggi, mi ricordo che abbiamo già detto che la CGIL si era nata appunto nel 1904, dopo lo sciopero generale, abbiamo parlato, aveva la FIOM come il braccio, diciamo, metalmeccanico. Oggi nel CDM di oggi è solo una degli eredi di quella CGIL di allora, anche perché la sigla prodigarsi allora oggi e CGPL, ma comunque il CGIL di alle dell'epoca del sindacato che ragionava tutta la sinistra italiana, by rivoluzionarie e riformisti, anzi riformiste avevano spesso la maggioranza all'interno del sindacato. Ora la CGIL, o meglio ancora la FIOM, cioè il settore della CGIL che si occupa dei metalmeccanici, guida questa protesta che porta a circa anche a mezzo milione di operai, ha coinvolti il numero consistente di operai coinvolti in queste proteste, in particolare a Torino. Le proteste vengono guidate da un gruppo di giovani, o meglio, le vengono cavalcate più guidate, oltre che dal sindacato, da un gruppo di giovani intellettuali socialisti che si riunisce attorno a una rivista che si chiama "Ordine Nuovo". Tant'è vero che si parlerà del gruppo di "Ordine Nuovo". Questi giovani intellettuali sono personaggi che avevano un futuro nella storia d'Italia, o nella storia culturale, oppure la storia anche politica, perché ne cito due in particolare: uno è Antonio Gramsci, che ha resistito a nominare molte volte, sono vie dedicate a Gramsci, piazze dedicate in giro per l'Italia. Gramsci è al momento il leader di questo giornale, giovane intellettuale, che dice: "Bisogna fare la rivoluzione, bisogna fare sfruttare questo movimento semi spontaneo di protesta per farlo diventare un movimento politico e suscitare l'insurrezione e la rivoluzione." Club si avrà un destino piuttosto triste, purtroppo, perché sì, adesso vedremo come se la questa faccenda, ma poi verrà presentato durante fascismo, verrà messo in carcere per molti anni, morirà in carcere, famosi i suoi scritti dalle carceri, quaderni dal carcere di Gramsci, che contengono anche spunti politici, ovviamente, ma anche culturali molto interessanti, spesso sarà un filosofo, anche per certi versi marxista, molto importante e molto studiato in Italia, ma anche fuori, in parte fuori dall'Italia. Ma l'altro è Palmiro Togliatti, giovane esponente, appunto, della sinistra rivoluzionaria, che poi diventerà più avanti sentare del Partito Comunista e sarà uno dei grandi storici leader del Partito Comunista, anche italiano. Ne parleremo. Ora, questi esponenti di "Ordine Nuovo" cercano di cavalcare la protesta, sia colori guidarla, di farlo e mi pare una protesta insurrezionale, di farle rivoluzione. Ma in realtà, questo Biennio Rosso si scioglie un po' da solo. Giolitti tenta di attuare la sua solita politica, cioè non intervenire. Vi ricordate che abbiamo detto già realtà, lizza 900, Giolitti davanti agli scioperi non ha preferito lasciar correre, confidando nel fatto che questi scioperi si sarebbero poi spinti un po' da soli. Era effettivamente anche stavolta gli va bene, le insidie di non intervenire con la forza, a meno che gli scioperi non degenerassero, è di lasciar correre, di lasciar fare. E decide di, anzi, prendere in parte, almeno le parti degli scioperanti, cercandoli compromessi tra FIOM, quindi CGIL, e datori di lavori, imprenditori. Tanto è vero che alla fine tutto orienterà, quando Giolitti riuscirà a far segnare un accordo tra le parti, in cui si stabiliscono grandi con grandi importanti aumenti salariali per gli operai, che ottengono effettivamente aumenti di stipendio abbastanza rilevanti, e soprattutto si stabilisce che da lì in poi le fabbriche italiane sarebbero si sarebbero dovute gestire congiuntamente tra imprenditori e operai. Si prevedeva una riforma del sistema delusi italiane per cui potremmo dire iniziato, se si considera amministrazione, non dovevano più.
Essere in mano solo i proprietari, ma condivisi con le rappresentanze operai. E cioè, gli operai avrebbero dovuto eleggere i loro rappresentanti, che avrebbero dovuto decidere con i padroni, insieme, peroni alla pari, come guidare la fabbrica, quali orari di lavoro, dove orientare i settori della produzione, eccetera eccetera. Una sorta di cogestione, gestione insieme delle fabbriche tra imprenditori e operai.
Gli aumenti salariali arrivano, la congestione le fabbriche non verrà mai messo in atto. Viene stabilita e questo accordo viene prevista, ma poi vedremo arriva il fascismo e tutto viene messo da parte. Non verrà mai attuata. Quindi, gli operai ottengono effettivamente qualcosa. Il fulham è che non ottengono tutto quello che volevano, perché Ordine Nuovo e sicuramente anche la Fiom speravano che questa occupazione delle fabbriche avrebbe portato a cambiamenti più radicali. Vogliono farla rivoluzione, vogliono fare come in Russia.
Che in realtà Giolitti fa un compromesso. È però effettivamente il compromesso dei soliti accontenta una parte di chi protesta, accontenta una parte dei degli operai e la protesta si scioglie. Ora, gli esponenti dell'Ordine Nuovo riterranno questo errore, riterranno che Giolitti le abbia fregato in qualche modo e rimprovereranno questo questa mancata rivoluzione, soprattutto dal Partito Socialista, perché il Partito Socialista non aveva voluto rendere la guida del movimento, non aveva voluto prendere la guida delle proteste, non aveva voluto far partire la rivoluzione. Non aveva fatto come avevano fatto in Germania, lega risparmio, che si era tirato indietro. Per il Partito Socialista, un po' come aveva fatto il Partito Socialdemocratico tedesco, aveva voluto mantenere le cose nei binari, nell'ordine costituito, senza fare rivoluzioni. E questo, secondo Ordine Nuovo, secondo Gramsci, secondo Tagliati, è stato un errore, perché c'era l'occasione vera di rifarla l'evoluzione.
E quindi, diciamo, Ordine Nuovo, Gramsci, eccetera, da lì in poi avranno il dente avvelenato contro il Partito Socialista, di cui loro stessi avevano fatto parte, facevano parte, perché i leader del partito non hanno saputo ascoltare le esigenze della base degli operai. State vero che i conti verranno regolati poco tempo dopo. Nel 1921 si terrà un importantissimo congresso del partito a Livorno, città senza verde toscana. In questo congresso di Livorno segnerà la scissione nel partito, perché l'ala di sinistra, cioè la che si riconosceva in parte in Ordine Nuovo, quindi Gramsci, Bordiga, e più alti esponenti del socialismo rivoluzionario, in particolare Bordiga, Amedeo Bordiga, si staccheranno dal partito, usciranno dal partito e fonderanno un nuovo partito che si chiama era Partito Comunista d'Italia, poi diventerà Partito Comunista Italiano. Cioè, il congresso di Livorno 1921, ricordate di questa data, segna la rottura a sinistra tra i socialisti comunisti. Nascerà un partito comunista che sarà per il momento piccolo, tutto sommato, perché il Partito Socialista rimane il partito principale, però molto agguerrito e soprattutto l'unico partito che si riconosce in quello che sta accadendo in Russia.
Vi ricordo che Lenin, con la nascita del Comintern, aveva detto a tutti i partiti socialisti: "Fate la rivoluzione, quelli in Europa, fate la rivoluzione. E se qualcuno dentro al vostro partito non vuole parlare della rivoluzione, staccatevi da loro, perché i riformisti tradiscono l'ideale. I riformisti sono dei conservatori, in realtà. Dovete staccarvi da loro e fare la guerra ai riformisti." Ecco una politica, ovviamente. Ecco, questo è quello che sta accadendo anche in Italia nel 1921. L'ala più di sinistra del partito si stacca e vuole fare per conto proprio, non essendo per nulla alleato ai socialisti che hanno tradito la causa, che la vera causa sarà quella della rivoluzione.
Purtroppo per loro, il momento effettivamente per poter fare la rivoluzione è passato. Siamo già nel 1921, abbiamo un reflusso, cioè la conflittualità degli operai è meno intensa e meno forte. Emergono nuove forze sicuramente anticomuniste, antisovietiche, che nel giro di poco avranno la meglio. Quindi, il "biennio rosso" si spegne un po'. Ora, solo, però, diciamo così, la paura, in un certo senso, che i borghesi hanno provato durante questo "biennio rosso", perché sembrava quasi di poter arrivare alla rivoluzione anche in Italia, in qualche momento, era sembrato che la cosa sfuggisse di mano al governo, che a Giolitti. Potevate lasciare un seguito. E infatti, lei se devo affrontare l'ultima parentesi, ultima parte della lezione di oggi, che riguarda il fascismo. C'è la nascita del fascismo, che trova anche giovamento, fortuna, dalla fallimento del "biennio rosso".
La cosa, il fascismo, prima di tutto, devo dire chi è il suo fondatore, perché poi, diciamo, sulla sulla naturale passione, si potrebbe discutere per ore e ore e ore. Prima di tutto, però, vediamo che natura gli diede il suo fondatore, cioè Benito Mussolini. Chi era Benito Mussolini? Mi pare di averlo citato già in qualche sparuta occasione nel corso di questi video, ma facciamo un po' il recap, il riassunto delle puntate precedenti. Benito Mussolini era un giovane socialista, almeno fino al 1915. Era stato un socialista, mario toso, proveniva dalla Romagna, sanguigno, piuttosto caustico, maestro elementare, in realtà, all'inizio, che molto impegnato nella causa socialista. Era, tra l'altro, socialista, ma un socialista estremo, perché abbiamo detto tante volte, da quei socialisti, anche in Italia, avete appena adesso con i suoi versi del Livorno, spesso si dividevano in correnti. C'era una corrente più riformista, più moderata, c'erano le correnti più rivoluzionarie, massimaliste, che invece volevano la rivoluzione, la lotta, eccetera. Ecco, Mussolini apparteneva alla corrente più di sinistra, quella più massimalista, quella rivoluzionaria.
Effettivamente, nei primi anni del Novecento, riuscì a farsi notare, pur essendo magari un dirigente di secondo piano iniziale, partito, arrestato, a far carriera all'interno del Partito Socialista, appunto, ispirandosi a un sindacalismo rivoluzionario, socialismo rivoluzionario. Bisogna fare la rivoluzione, bisogna cambiare le cose in modo radicale in Italia, volendo anche con la forza. È rimasto socialista per molto tempo, aveva avuto anche ruoli di primo piano, in fondo, nel partito, perché a un certo punto era diventato anche direttore dell'Avanti. L'Avanti era il quotidiano ufficiale del partito, quotidiano importante, molto letto, ed entra nel partito di una certa rilevanza. Essere il direttore di questo giornale voleva dire essere uno dei più importanti dirigenti del partito e quindi era anche dalla fatto esperienza che come giornalista.
Però, cosa era successo nel 1914-1915? Che ricorderete, il Partito Socialista si era schierato a maggioranza su posizioni contrarie alla guerra. Partito Socialista italiano, mentre altri partiti socialisti in giro per l'Europa avevano votato a favore, dato in guerra dei loro paesi. Partito Socialista italiano era rimasto fedele, diciamo, in un certo senso, agli ideali marxisti, va detto: "Non bisogna fare la guerra. La guerra che sta si sta combattendo in Europa, la Prima Guerra Mondiale, è una guerra imperialista, non guerra fatta dai padroni per i padroni, in cui gli operai verranno solo sfruttati, verranno solo mandati a morire. Gli operai, contadini, consultati e mandate a morire per il vantaggio dei padroni. Quindi, la guerra non si deve fare." Questa era la posizione ufficiale del partito. La maggioranza del Partito Socialista non voleva la guerra. Però, si erano delle minoranze interne al partito che invece pensavano che la guerra si sarebbe dovuta fare, perché pensavano che la guerra avrebbe accelerato i cambiamenti in Italia, avrebbe potuto favorire una rivoluzione. Ovviamente, non avevano tutti i torti, perché vediamo cosa è successo in Russia. In Russia è proprio successo questo. La guerra si è fatta, ha talmente esasperato i toni che poi il Partito Socialdemocratico russo, i bolscevichi in particolare, hanno avuto modo di fare la rivoluzione. Quindi, senza la guerra in Russia, attualmente non ci sarebbe stata la rivoluzione.
Quindi, questi esponenti più di sinistra del partito, lo facciamo la guerra, perché la guerra ci permetterà di dare le armi ai contadini, dare le armi agli operai, farà vedere che lo stato li sfrutta, i capitalisti li sfruttano, così armati gli operai faranno la rivoluzione. Quindi, Mussolini si era schierato a favore della guerra. È proprio questo l'aveva portato a uno scontro col suo partito, tanto è vero che alla fine il partito, visto che lui era proprio interventista forte, il partito l'aveva espulso, l'aveva fatto dimettere dalla direzione dell'Avanti, l'aveva espulso dal partito. Colpo, Mussolini riuscì, non era più socialista, rimaneva di essere socialista, ma il partito non lo voleva più. A quel punto, Mussolini, fuori dal partito che l'aveva visto crescere, aveva deciso di fondare un nuovo giornale, probabilmente con soldi che con fondi che gli arrivavano dagli industriali italiani. Quindi, capite un po' la cosa strana: socialista che si fa finanziare dagli industriali, un giornale interventista che spingeva per l'entrata in guerra dell'Italia, e quindi finanziato dagli industriali, perché gli industriali volevano che in Italia si andasse in guerra. Questo giornale si viene battezzato "Il Popolo d'Italia". E dal giornale di cui Mussolini è fondatore e direttore, in cui all'inizio c'è scritto sotto la testata: "Il Popolo d'Italia, quotidiano socialista". Quindi, Mussolini si ritiene ancora socialista, un socialista eretico, se volete, cacciato dal partito, ma sempre socialista.
Il giornale profondamente andate guerra, l'Italia, guerra. Mussolini parte anche si arruola volontario, rimane ferito, torna a casa. Passano gli anni, alla fine della guerra, finito il conflitto, Mussolini a sto punto non sa che fare. C'era sempre dichiarato socialista, ma i socialisti non lo vogliono. E soprattutto, gli sembra che il socialismo sia, abbia avuto adesso nel '19, nel '20, l'occasione per del potere, ma questa occasione se la sia fatta un po' sfilare dagli occhi, dalle mani. Socialismo sembra aver avuto un'occasione, averla perduta. E ritiene Mussolini che ci sia più spazio adesso politicamente parlando, più spazio altrove, in altre zone, non si sa bene ancora dove. Mussolini nei primi mesi annusa un po' l'aria, anche sui giornali, come l'Italia continua a uscire, ma non si sa bene che posizione stia prendendo. Certo, Mussolini e non rinnega il suo interventismo, continua a dire che la guerra è stata giusta. Capisce che D'Annunzio, ad esempio, sta avendo un buon seguito, D'Annunzio che parla di guerra mutilata, di vittoria mutilata, di che si rivolge ai reduci. Ecco, forse lì c'è spazio. Non c'è un partito che dia voce ai reduci, ai reduci che sono tornati, che vogliono che i loro diritti vengano seguiti, vogliono avere pensioni di guerra, vogliono avere, vogliono che lo stato li tenga in considerazione come hanno meritato per aver fatto la guerra. E forse fare un partito per i reduci ci può essere una buona idea.
Insomma, Mussolini nel 1919, effettivamente, nel marzo del 1919, il 23 marzo, decide di fondare a Milano un nuovo movimento che poi diventerà un partito più avanti, il movimento dei Fasci di Combattimento. Cosa vuol dire questa parola "fasci"? In un anno, avrà una norma parlata, quei Fasci Siciliani, ad esempio. "Fascio" era una parola che è usata in quegli anni per indicare dei sindacati, era un termine che era legato a sindacali. Quindi, quando Mussolini forma, fa i Fasci di Combattimento, vorrebbe farlo sindacato dei combattenti, degli ex combattenti, un sindacato dei reduci di guerra. Capite? Noi, D'Annunzio, non avete voci, vi darò io voce col mio giornale, Popolarità, eccetera. Il mio movimento, Fasci di Combattimento, vi darò voce, vi proteggerò e difenderò. Se devo andare in Parlamento, tenteremo di farci eleggere per dare voce a chi non ha voce, ai militari, agli ex militari, agli ex soldati, reduci di guerra.
Ovviamente, questi Fasci di Combattimento all'inizio hanno l'ideologia molto, molto vaga. Lo stesso primo elenco di punti manifesto, lo chiamano così, di San Sepolcro, perché il movimento viene fondato in piazza, non San Sepolcro, a Milano. Quindi, si parlerà dei San Sepolcristi, quelli che avevano partecipato a queste prime riunioni. Nello stilato il programma dei Fasci di Combattimento, sarà un programma molto vago. Ci saranno molte cose a favore dei combattenti, degli ex combattenti e reduci, c'era tanto patriottismo, nazionalismo, sicuramente proteste contro i trattati di pace, eccetera. Ci sarà anche qualche influsso socialista. Mussolini ancora a e mezzo, butta in mezzo del programma elementi socialisti sulle terre, sulla ridistribuzione delle terre, ma molto vagamente. Quindi, un movimento che non si sa bene dove collocarlo all'inizio. Questo movimento fascista, possiamo già chiamarlo così, perché alcuni elementi di destra, di nazionalismo, patriottismo, eccetera, ma anche alcuni elementi di sinistra, la difesa di alcune classi sociali povere, la difesa dei contadini, le richieste di chi ha patito la guerra. Insomma, a un misto, è un mix. Mussolini tende a tenersi a partire, stare, vorrebbe vedere fin dove potrà dirigersi questo movimento. Però, il movimento è molto, molto piccolo. C'è una cosa che accomuna tutti questi che variano questo movimento: l'odio verso il socialista. Mussolini, Ordine Nuovo, Partito Socialista, i suoi adepti, organo di Partito Socialista, a volte sono anche di origine socialista, ma ritengono che il Partito Socialista abbia tradito. E quindi, sicuramente, questo è un elemento che raggruppa questi primi fondatori, questi primi uomini. L'odio verso i socialisti, almeno verso il Partito Socialista organizzato.
Però, sono pochi, diciamoci la verità, sono molto pochi. Alle elezioni del 1919, quella che vi ho detto che i liberali 200 posti, socialisti per il socialisti 156 posti, popolari 100 posti, fascisti quanto prendono? Loro posti fascisti si presentano alle elezioni, ma ottengono poche migliaia di voti, non riescono neanche entrare in Parlamento. Quindi, ad avere un movimento che conta niente, un movimento piccolino, che nel 1919 è come se non esistesse. Però, le cose cambiano rapidamente. Questi tagli in subbuglio, questo movimento riuscirà a farsi notare già nel '20 e nel '21. La tenete presente che la marcia su Roma, la presa del potere, arriva nel '22. In tre anni, da zero a tutto quello che vuoi dire. Vediamo come mai, cosa cambia. Ci sono vari elementi presenti. Un po' abbiamo detto il "biennio rosso" che ha preoccupato i proprietari, preoccupato i capitalisti, preoccupato la borghesia, anche se nel '20 inizia già a defluire questo movimento e quindi sembra che i ciclisti abbiano messo paura, ma non abbiano poi la forza di portare su in fondo le loro idee. E quindi, da questo può dare fiducia a Mussolini e dire: "I socialisti non ce l'hanno fatta, c'è spazio."
Ma poi, soprattutto, nelle campagne continuano a esserci un certo numero di sommosse disorganizzate, proteste spontanee. Punto, queste differenze che ho detto all'inizio, leghe rosse al nord, leghe bianche, eccetera, ma la conflittualità delle campagne continua a essere forte. E Mussolini è più che ancora che Mussolini, gli uomini di Mussolini capiscono che proprio nelle campagne ci si può trovare uno spazio. Perché? Perché ci sono molti i possidenti agrari, soprattutto al nord, soprattutto nella pianura padana, che dicono: "Qua i nostri braccianti continuano a protestare, non riusciamo a fare la raccolta, non riusciamo a lavorare, noi siamo ad arricchirci e il governo non fa niente." Perché Giolitti sta a guardare. Giolitti, come al solito, preferisce intervenire molto poco. Il governo ci difende, il governo sta a guardare. E noi perdiamo soldi, perdiamo soldi, perdiamo soldi. Ci vorrebbe qualcuno che viene a dare una regolata a questi braccianti, a queste leghe rosse, a questi socialisti. Ci vorrebbe qualcuno che viene a dargli una lezione. E chi può fare, chi può essere questo qualcuno? Si fanno avanti fascisti in varie città e in varie canzoni di campagna, soprattutto del nord Italia, della pedona padana. Si formano delle squadre che vengono chiamate formalmente "squadre d'azione fascista", ma verranno ribattezzate "squadracce", formate da giovani nel territorio che vanno in giro a menare le mani, sostanzialmente. Cioè, si formano solo nelle città che partono per le campagne. Già a Bologna, ad esempio, ci sono, ma lì la squadra, le squadre partono per la campagna bolognese. A Cremona si formano lì, le squadre partono per la campagna cremonese. A Pavia si trovano le squadre, partono per società. A Ferrara si trovano le squadre, partono per società, che avranno delle squadre d'azione molto attive e tremende. Queste sto girando non a caso. Ferrara si formano le squadre d'azione in città e partono per la campagna ferrarese e vanno coi camion. Ci raduna le città in cui cambiano armati, coi bastoni, con i fucili, con gli elementi per bruciare, e vanno nelle campagne con l'intesa di dare una regolata a chi protesta, ai sindacalisti, ai socialisti, ai braccianti che stanno facendo sciopero. Quindi, assaltano le sedi delle leghe, cioè gli uffici dove sono i sindacati, assaltano le sedi del Partito Socialista, ma saltano, vanno bianche, a picchiare, malmenare la gente. Ci sono casi emblematici. Dalle mie parti, ad esempio, io sono di Rovigo, Matteotti stesso, che poi morirà pochi anni dopo, sempre per mano fascista, per la malmenato dalle speranze fasciste, perché era un socialista che agiva anche nelle campagne, veniva la Fratta Polesine, nella campagna polesana, e agitava, faceva scioperi, guidava scioperi. Questi scioperi e chiato malmenato dalle squadre fasciste. Ma questo avviene un po' in tutto il nord.
Tara, per una parola, nasce il fenomeno del cosiddetto squadrismo. Così viene chiamato dalle squadre dell'azione, squadra che lo squadrismo. Ci sta, ovviamente, questo è legale. Non è che io oggi posso dire: "Raduno degli amici e vado a menare la gente", oppure: "C'è uno sciopero per lunedì, amici, andiamo a minare un po' di scioperanti." Se io oggi faccio questo, cosa che farei mai, perché peace and love, viva la pace, ma a basso la violenza. Ma ma se lo facessi, ovviamente interverrebbe la polizia, magari uscirei preso di sorpresa, così, a far del male a qualcuno, ma la polizia arriverebbe presto, tardi, mi arresterebbe, mi fermerebbe, mi metterebbe in galera, mi farebbero un processo, se tutto va bene. Ma non menta. E questo avviene. Se io voglio dire, a menare la gente, mi fermano e mi arrestano. All'epoca, il purtroppo, c'è un clima diverso. Un po' perché, come dicevo, la violenza è in parte tollerata. Perché questo clima di violenza, mi hanno detto che era molto per le sue, la gente armata e marcia sul fiume, nessuno lo ferma. Capitalia, è un clima diverso da quello che ci ha abituati oggi. Mai più le forze dell'ordine, i carabinieri, la polizia, i sindaci e il governo stesso preferiscono non intervenire nella questione. Per esempio, i carabinieri sanno che queste squadre agiscono perché sono finanziate, a dargli soldi per i cani o per le armi, a pagarli sono spesso possidenti agrari, i proprietari terrieri, che dicono: "La quale su Roma niente, voi carabinieri non fate niente, ha pagato dei ragazzi per andare a fare quello che fate voi." E i carabinieri stanno guerra, perché i carabinieri, i poliziotti, eccetera, intanto ritengono che i proprietari terrieri sia meglio non inimicarsi di troppo. E poi lo stesso governo centrale è convinto che, quindi, Giolitti è convinto che i fusti fascisti siano si di ragazzotti violenti che in fondo li si possa lasciar fare per qualche tempo, in modo che diano una regolata ai socialisti, facciano abbassare la cresta ai socialisti. Tanto questi fascisti non rappresenteranno problemi, lasciamoli sfogare un po', tanto in questo modo fermeranno le proteste dei socialisti e poi li potremo gestire noi, li potremo manovrare come vorrei. Votanti fascisti che sono, però, seggi, non li vota nessuno, sono qualche ragazzotto violento, tolleriamo lì, poi li useremo a nostro vantaggio, li manovreremo come vorremmo, quando sarà, quando avranno raggiunto il nostro scopo di ridimensionare i socialisti. Tirano fascisti, ma avete fatto quello che lo avevate, tornate a casa e adesso ci pensiamo noi. Questo è il piano. Quello che è andato in Germania, in Germania, il partito socialdemocratico, la e spedendo, ha chiamato i free chords, se vi ricordate, i free chords, e che sono nei movimenti delle milizie troppo fasciste. Il re tornate a menare la lega rispetta chisti, li hanno ammazzati quasi tutti, purtroppo. Però, poi basta, tornatevene a casa e adesso nasce la Repubblica di Weimar. Il progetto sembra essere simile. Ok, lasciamo, abbiamo score, dobbiamo spago a questi fascisti che si sfoghino, che facciano contenti un po' i possidenti, i proprietari terrieri, dopodiché tutto tornerà alla normalità. Se hanno fatto i conti male, perché questi fascisti non torneranno alla normalità, purtroppo. Però, capite, è un clima di violenze. Questi fascisti si fanno pagare, foraggiare intensamente, raggruppano paghi, chi va a formare queste squadre, ha detto giovani violenti, si, a volte sono anche i reduci di guerra, che abituati alla alla violenza della guerra, continuano a fare guerra anche il centro paese, anche stavolta contro i socialisti. E quindi, tirano anche bombe a mano, addirittura pistole, certo, incendi, cieli frequentissimi, bastonate, molte bastonate, olio di ricino, limiterà sinistra, a usare anche questo che ti sentito nominare vicino, quando viene fatto bere forzatamente alle persone, da gravi disturbi, gravi dolori. Però, punizione di questo tipo, punizioni corporali forti nei confronti di chi tenta di protestare. Da una porta che però non è una porta legale, è una forza che si sostituisce allo stato, no? Un gruppo paramilitare che si sostituisce allo stato. Ok, sono iniziano a girare quelle camicie nere come simbolo nel momento fascista, contrapposto alle camicie rosse dei socialisti. Iniziano a menare le mani in maniera molto forte. Chiaramente, è un processo graduale. Vi ho detto, nel '19 non sa ancora poco, del '20 e le '21, queste squadre sono a muoversi nelle campagne della pianura padana. E un primo caso molto emblematico di come queste squadre preoccupino anche i socialisti. Mai socialisti si sentono fortemente attaccati, non difesi dai carabinieri, dallo stato. I socialisti, per reazione, che il tenore difendersi anche loro con le armi. Ci sono scontri armati a volte tra fascisti e socialisti.
Il caso più emblematico arriva nel novembre del 1920, quando a Bologna c'è un fattaccio di sangue che passa alla storia come "strage di Palazzo d'Accursio". Palazzo d'Accursio è la sede del municipio di Bologna, in Piazza Maggiore, vicino dove c'è la statua del Nettuno, se siete familiari con Bologna, cioè Palazzo d'Accursio. Alla cosa successe in quel novembre 1920? Doveva salire, deve insediarsi in municipio una nuova giunta comunale, un nuovo consiglio comunale. Hanno vinto le elezioni comunali a Bologna i socialisti, perché l'Emilia, sapete, è tendenzialmente rossa. I socialisti erano abbastanza forti a Bologna e provincia, e comune, in frazioni e in questo caso comune di Bologna. Ci devono insediarsi i socialisti. Fanno una gran festa del giorno in cui si serve a un nuovo consiglio comunale, quindi manifestazione, parata, eccetera. Per altri sistemi, cielo intervenire anche loro, scarano di creare uno scontro. Intervengono durante la manifestazione, la manifestazione socialista, per arrivare a un parapiglia, spero di menare le mani, come facevano spesso. Ne scatta, ne scoppia lo scontro. Effettivamente, iniziano a menarsi. I socialisti, per proteggersi dall'attacco fascista, corrono verso Palazzo d'Accursio, entrano, rientrano al palazzo, si chiudono le porte in del palazzo per evitare che i suoi che fascisti entrino e li ammazzino. La lotta, i fascisti premono sulla porta e i socialisti dalle balle finestre di Palazzo d'Accursio buttano davanti alle porte del palazzo delle bombe a mano. Quelli che avevano le donne a mano, e si era una donna, ma perché spesso queste squadre, sia quelle fasciste inizialmente, poi per reazione anche quelle socialiste, spesso dire, non armate la gente, tornata alla guerra con questo pianeta abitudine alla violenza, violenza esasperata. Qual è il problema che è nata? Quelli che prevedevano sulle porte non erano fascisti, fascisti hanno più indietro. Quelli che avevano se le porte alla socialisti che erano rimasti chiusi fuori dal palazzo, tentavano di entrare per proteggersi dai fascisti. Quindi, la strage di Palazzo d'Accursio, pare la ricostruzione un po' difficile, ma questa sembra essere la ricostruzione più attendibile. Fa ma vi sia di morti tra i socialisti, proprio morti, però uccisi in realtà montandole fascisti che però stavano minando li stavano portando lì a scappare, ma uccisi dai degli stessi socialisti. Ora, casi del genere potevano accadere, mostrano come socialisti, poi tempi, non sa difendersi, ma c'erano davvero difficoltà contro i fascisti che numericamente non sono tantissimi, ma sono meglio armati, sono difesi dalle istituzioni. In qualche morto alle rate, quantomeno nelle istituzioni, e anche quando vado a menare, poi i processi si risolvono i numeri fatti, i magistrati stessi non procedono contro i fascisti, mentre procedono contini socialisti. Insomma, i socialisti sono davvero e non ha costretti alla difensiva, diciamo, mentre i fascisti, foraggiati, finanziati dai presidenti, protetti da tutti, si fanno vedere, li sta crescendo e di essere disposti ad arrivare fino alle stelle conseguenze di quello che fanno. Chiaramente, questo è quello che accade nel '20 e nel '21. Novembre '20, questo poi le '21, i fascisti continuano a proceda in questa maniera e vedremo che in realtà cinema per dare lezione sulla sua diversa da quella magari pensava all'inizio da Mussolini. Vedremo che anche Mussolini in realtà non avrà tutto questo potere inizialmente sui vari, sulle varie squadre d'azione fascista, perché in ogni provincia italiana nasceranno nelle scuole del nord Italia, prima paranà, ma c'erano le squadre dirette da un capo locale, verranno chiamati "ras". Questi capi locali, ci sarà una Bologna, se sarà una Ferrara, una Rovigo, uno a Cremona, uno a Modena, tutti i ras locali. E ognuno di questi capi che guida le squadre locali nelle campagne locali, sentiva quasi autonomo. Per società, Mussolini, vediamo, consolini ingaggerà un braccio di ferro coi suoi stessi ras, ma ne parleremo e vedremo che queste squadre d'azione poi prolifereranno nel '20, ma nel '21, anche prolifereranno male '22. Mussolini tenterà di metterle sotto controllo, riprenderle sotto il suo controllo, ma questa è un'altra storia e ne parleremo meglio nel prossimo video, in cui presenteremo però la presa del potere da parte dei fascisti, come il partito, il momento fascista diventerà partito, riuscirà con la marcia su Roma, poi a prendere il potere. Ma ne parliamo non vi l'apposito, perché è un argomento ampio di cui bene discutere con talento. Avete visto la situazione e perché queste squadre iniziano a prendere normalmente il sopravvento. In descrizione, come solito, trovate il sommario degli argomenti che ho affrontato oggi, più i link ai video che ha citato nel corso di questa spiegazione per andare eventualmente ad approfondire, ripescare, riascoltare quelle cose che ho detto. Trovate anche altri link interessanti, se siete curiosi. Ci vediamo presto per noi video storia, filosofia e anche di educazione civica, sempre qui su questo canale. Ciao, la prossima. [Musica]