Transcription
È da un po' che vi sto proponendo video, lezioni sulla Prima Guerra Mondiale, più detto come è iniziata, venuta, quando è entrata l'Italia, come si sono svolte le operazioni belliche. Vi ho parlato di come è nato il 1917, che è stato un anno decisivo, con la Rivoluzione Russa, con Caporetto, con mille altre cose.
Oggi vediamo finalmente come questa Prima Guerra Mondiale finisce. Vedremo quali sono le ultime fasi di questa guerra e, soprattutto, inizieremo a vedere le conseguenze, cioè vedremo i trattati di pace, come cambiano le situazioni europee e questi cambiamenti avranno degli importantissimi strascichi nell'Europa degli anni venti e poi trenta, poi porteranno per certi versi anche alla Seconda Guerra Mondiale. Andiamo a cominciare.
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Il caffè è quasi finito, non è rimasto poco perché questo è il secondo video consecutivo, ma quando ci si mette, si fa un po' tutto. C'è il caffè e Batman, come sempre. Se non mi conoscete, una volta che siete su questo canale, io sono Ermanno Ferretti e su questo canale, appunto, posto periodicamente, sin troppo spesso, video di storia, di filosofia, in cui in parte presento il programma che si fa solitamente alle superiori, con le varie fasi storiche e i vari autori, i vari filosofi, insomma, i pensatori della storia. Ma in parte posto anche degli approfondimenti, delle divagazioni, del lessico, delle lezioni di educazione civica, insomma, se siete interessati, trovate tutto anche nella descrizione.
Oggi, come vi dicevo, vi voglio parlare della Prima Guerra Mondiale e, in particolare, di come questa Prima Guerra Mondiale va a finire. Se siete interessati ai capitoli precedenti di questo percorso, c'è trovate una playlist apposita, di cui anche questo video fa parte, dedicata alla Prima Guerra Mondiale in ordine cronologico, ma poi in descrizione vi citerò anche qualche link veloce per ritrovarli più facilmente.
Come vi dicevo, oggi parleremo dell'ultimo anno, riguarda il 1918, e poi dei trattati di pace. Il 1918 si apre con il, diciamo, l'eco di quello che è avvenuto nell'anno precedente, perché verso la fine del '17, ve l'ho già detto, in Russia scoppia la rivoluzione. C'era già stata la rivoluzione a febbraio, poi ce n'è una a ottobre, e che porta al potere i bolscevichi, e cioè Lenin, eccetera. Poi si misurano, abbiamo detto, con i socialisti rivoluzionari, con i menscevichi, eccetera, eccetera, ma insomma, al potere i partiti di estrema sinistra, i partiti che da lì in poi, il partito, anche il grande partito, poi diventerà comunista.
Questo ovviamente cambia le cose in Russia, ma preoccupa gli altri paesi, perché negli altri paesi i socialisti sono sempre all'opposizione e chi è al governo teme rivoluzioni socialiste, perché la rivoluzione socialista vorrebbe un rimescolamento grave, clamoroso, dei giochi di potere, delle classi sociali e così via. Quindi si capisce che bisogna chiudere. Entrata questa guerra, perché la Russia sicuramente era il paese più arretrato, quello in cui più facilmente l'esasperazione aveva portato a esiti imprevisti, ma non è che gli altri paesi se la cavassero molto meglio.
Ma anche in Italia, abbiamo visto con Caporetto, siamo stati vicini al baratro. Anche perché il fronte interno non ne può più, non solo i soldati. E questo vale per l'Italia, ma vale anche per la Germania, per la Francia, per l'Inghilterra. Tutti i paesi sanno bene che la guerra va conclusa il prima possibile e per concluderla, bisogna anche guadagnarci. Ormai l'appoggio della popolazione all'inizio, nel '14, in fondo c'era stato l'appoggio degli entusiasti, dei borghesi, e la classe contadina si era aggregata perché costretta sostanzialmente. Ma passati gli anni, bisogna conquistarsi l'appoggio, perché non si può più sperare che i contadini obbediscano e basta. Non si può più sperare che gli operai obbediscano e basta. Hanno anche l'esempio russo di ribellione.
Quindi bisogna convincere in qualche modo. Abbiamo visto anche, appunto, nell'Italia del dopo Caporetto, che il nuovo governo e il nuovo capo di stato maggiore, Armando Diaz, vadano alcune misure nuove per, diciamo, allentare la pressione anche sui soldati, per farli sentire maggiormente parte di un'impresa collettiva. Anche le altre potenze capiscono che bisogna convincere la popolazione della bontà di questa guerra e per farlo bisogna spingere anche sull'aspetto, per così dire, ideologico. Fino a quel momento c'era combattuto tra Germania, Austria da una parte, Italia, Francia, Inghilterra dall'altra. Era una guerra che di ideologico aveva molto poco, era una guerra tra potenze diverse che aveva interessi economici.
Ora, nell'ultima parte della guerra, le potenze alleate e le potenze dell'Intesa, quindi Francia, Inghilterra, anche Italia, gli Stati Uniti in particolare, premono molto sul dire: "Guardate che noi combattiamo contro un nemico monarchico, qualsiasi, è un nemico che è anche nemico della democrazia". Fino a quel momento non si era basato tanto su questo, anche perché in fondo sistemi parlamentari c'erano anche in Germania e in altre. È vero che si trattava di imperi, non a caso venivano chiamati imperi centrali, però in fondo partiti diversi c'erano anche là. Ora, invece, si accentua molto questo aspetto, perché bisogna presentare la guerra anche all'opinione pubblica del proprio paese come la guerra per la libertà, una guerra per la democrazia, una guerra che ha almeno un attuato una spinta ideologica e gli ideali per cui si combatte. In questo modo si starà di convincere più persone della bontà di questa guerra.
E questo tentativo di trovare nuovi slanci idealistici si vede anche nel discorso che proprio nel gennaio del 1918 arriva dall'America, perché il presidente americano Wilson, l'ho già citato l'altra volta, veramente in descrizione nel video sul '17, Wilson che ha dichiarato la guerra, gli Stati Uniti, gli Stati Uniti stanno per arrivare in Europa. Qui sono proclama un celebre discorso che va sotto il nome del discorso dei 14 punti di Wilson, perché in questo discorso Wilson già vede in un certo senso la fine della guerra, dà una serie di idee su come dovrà essere gestito il dopoguerra. Ci dice: "Quando vinceremo la guerra, e lui vuole infondere fiducia, ovviamente, che la guerra sarà vinta dagli Stati Uniti, dall'Intesa, quando vinceremo la guerra, noi dovremo creare un mondo". C'è un dato su alcuni punti, ne elenca 14. Quali sono questi punti? Vi dico i principali, serve ricordarli tutti.
Primo, un principio cardine del mondo che verrà dovrà essere quello dell'autodeterminazione dei popoli, cioè Wilson ritiene che una delle cause della guerra mondiale, di questa grande tragedia globale, sia stato il fatto che i popoli che volevano darsi uno stato non potevano farlo. Pensate al popolo bosniaco che era sotto l'Impero Austriaco, pensate al popolo ungherese che era sotto l'Impero, si pensate a quelle minoranze italiane a Trieste, a Trento, che erano sotto l'Impero Austriaco. Bene, se queste minoranze, questi gruppi etnici, questi popoli avessero potuto avere uno stato loro, la guerra non sarebbe forse scoppiata. Quindi bisogna smantellare sostanzialmente gli impedimenti etnici, quelli che mettono insieme popolazioni diverse sotto l'autorità di uno che si voglia di una tenuta sulle altre. Quindi bisogna ancora di gruppo etnico, che ogni popolo abbia un suo stato. Quasi tutti saranno contenti, così si eviteranno nuove guerre. Questo è l'ideale, poi vedremo se verrà applicato e come verrà applicato. Si è un po' un po' però l'ideale sembra essere questo, quindi un popolo, uno stato. Bisogna creare queste unioni, autodeterminazione dei popoli, cioè i popoli devono decidere da soli se uno stato vogliono stare. Questo primo principio era importante e verrà ribadito più volte a Wilson.
Secondo principio, bisogna abolire la diplomazia segreta, che è stata una delle cause, secondo Wilson, della Prima Guerra Mondiale. Poi bisogna sicuramente garantire un periodo di pace duratura tramite la riduzione degli armamenti. Tutte le potenze mondiali si devono impegnare a ridurre il numero di armi. E due, bisogna creare un organismo sovranazionale che possa garantire la pace tra i popoli, che possa dirimere le questioni tra le varie vari stati tramite mezzi pacifici, senza dover ricorrere per forza alla guerra. Quest'idea, di cui parleremo proprio ancora in questo video, è quella che poi porterà alla nascita della cosiddetta Società delle Nazioni, che è un antesignano dell'ONU, con qualche difetto, di cui parlerò in questo video. Comunque, chiaramente, è una bella idea che arrivava da tanta, addirittura, filosofia e che non era mai esistito qualcosa del genere, ma una speranza per un mondo senza guerra.
Infine, Wilson, tra i vari punti del suo programma, mette anche l'abolizione del protezionismo, l'abolizione dei dazi doganali, perché lui ritiene che una delle cause del principale, forse, dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, c'è stata anche la chiusura dei commerci internazionali tramite i dazi doganali. Vi ricordate che la crisi economica di fine Ottocento aveva portato molti stati, effettivamente, ad alzare i dazi doganali e quindi a buttarsi poi sull'imperialismo e ad aver difficoltà, però, a far espandere i loro mercati. Senza i dazi doganali, magari i mercati sarebbero potute espandere anche senza ricorrere alla guerra. Quindi Wilson pone proprio un rapporto quasi di causa-effetto tra protezionismo e guerra. Questo, almeno, il piano. Poi vedendo che tra progetti, programmi, promesse e realtà, di fatto, c'è sempre uno scarto e a volte addirittura un abisso. Però, insomma, ci sono queste idee, le pone sul piatto. Poi vedremo cosa ne pensa, cosa ne penseranno le altre potenze, come poi verranno applicate queste idee.
Trento, le idee ci sono e il 1918 si apre così. Ma poi è chiaramente un anno chiave, un anno chiave anche in base a quello che è successo l'anno prima. Come vi dicevo, nel video precedente, '17, la rotta di Caporetto per quanto riguarda l'Italia. Ma accade che da un lato entrano in gioco gli Stati Uniti, che entrano in guerra, dichiarano guerra nel '17, ma poi arrivano sul fronte europeo proprio nel '18. E poi escono dai giochi, esce dai giochi la Russia. Sapete, la rivoluzione, la pace di Brest-Litovsk, trattato di Brest-Litovsk, di cui vi ho parlato l'altra volta. La Russia esce dai giochi. Questo fa sì che Germania e Austria, che avevano che reparti dell'esercito impegnati a oriente contro la Russia, possano ri-spostare questi reparti. L'Austria a sud contro l'Italia, la Germania a ovest contro la Francia e l'Inghilterra e gli Stati Uniti.
Quindi è chiaro che sta arrivando alla resa dei conti. Francia, Inghilterra mettono in campo anche gli americani, e quindi una buona, una buona forza d'attacco. La Germania tutti i suoi effettivi può riversare lì. Cioè, siamo davvero allo scontro finale e decisivo. In effetti, nell'autunno del 1918, la guerra finisce prima che gli americani arrivassero con grandi forze. I tedeschi, sortiti dai reparti che arrivano da oriente, tentano un'ultima grande spallata nella primavera del 1918. Ed è una spallata che effettivamente hanno un successo, perché per la prima volta nei tre, quattro anni precedenti, i tedeschi riescono a sfondare il fronte francese. Questo attacco della primavera '18 ha successo parzialmente e ricaccia indietro i francesi per qualche chilometro. Rischiano i tedeschi davvero di sfondare definitivamente, ma francesi e inglesi, con grande fatica, perdendo anche molti uomini, riescono a bloccare l'avanzata tedesca sulla Marna. Cioè, perdono qualche chilometro, ma arginano questa avanzata tedesca, resistono, aspettano l'arrivo americano.
E ad agosto, quando sono arrivati finalmente anche gli americani, danno una spallata loro, lanciano una controffensiva nella famosa e importante battaglia di Amiens. Siamo all'agosto del 1918. Questa volta è che hanno la meglio le potenze dell'Intesa, perché in realtà il fronte tedesco non viene sfondato, ma i tedeschi sono costretti da lì in poi a progressivi arretramenti, costanti e progressivi arretramenti nell'ideale fronte. Cioè, iniziano ad arretrare sempre di più verso la Germania, e sembra che non siano in grado di frenare questa spinta sempre più a oriente delle armate dell'Intesa. Cioè, la Germania sembra effettivamente in grado, in grande, grandissima difficoltà.
Per quanto riguarda il fronte meridionale, cioè l'Italia, avevo detto che la sete era stata la clamorosa disfatta di Caporetto. L'Italia aveva perso chilometri su chilometri su chilometri, tutto il Friuli e una parte del Veneto, ma è riuscita ad arginare finalmente l'avanzata austriaca, austro-tedesca, in realtà sul Piave. Con l'arrivo dei nuovi effettivi, dei ragazzi del '99, con la ritrovata entusiasmo, remo forse troppo, quella ritrovata partecipazione alla guerra, e con anche le capacità, i partiti, il ridia, riesce a resistere sul Piave. Gli altri, accidenti, non ultima ulteriore offensiva anche nel '18, che ci mette abbastanza in difficoltà, anche perché, appunto, investono, portano truppe da oriente anche loro. Ma il fronte italiano regge, anche se con molte difficoltà.
E nell'ottobre del '18, ante la sua controffensiva, questa volta di grande successo. Questa controffensiva italiana, ottobre '18, porta alla battaglia di Vittorio Veneto, a una clamorosa, perché la campagna decisiva della Prima Guerra Mondiale italiana sconfiggono gli austro-ungarici e l'Austria crolla. E l'imperatore Carlo I, che ho letto era succeduto a Francesco Giuseppe, è costretto ad abdicare. E proprio lo stato austriaco crolla a pezzi, perché ogni nazionalità inizia a dichiararsi indipendente dall'Austria. Si stacca l'Ungheria, si staccano tutti. E l'Austria è costretta, in proprio, in quei giorni, anche a firmare con l'Italia, firmato nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1918, a Villa Giusti, che si trova appena fuori Padova. È una villa storica, appena fuori Padova. Chiaramente il 4 novembre rimane nella storia italiana come l'anno, cioè il giorno della vittoria. Eccola, oggi viene celebrata ogni anno come giorno della vittoria.
La Prima Guerra Mondiale, l'Austria crolla e l'Italia vince la guerra mondiale per la prima volta. E nonostante le difficoltà del 1866, le difficoltà poi anche la presa di Roma, eccetera, eccetera, eccetera, le difficoltà della guerra di Libia, che era stata vittoriosa ma con molta fatica, anche qui l'Italia ha faticato molto, però effettivamente trionfa. Vittorio Veneto era una vittoria importantissima e clamorosa, che fa cedere di schianto l'Austria. Quindi il fronte occidentale non c'è più. Già dall'anno prima, il fronte meridionale si chiude così, a inizio novembre. Tutta occidentale, mi ha detto che la Germania sta arretrando, ma di fatto non è ancora sconfitta, ovviamente in grave difficoltà, però si combatte ancora.
Qual è il problema? Che mentre in Francia e in Inghilterra c'è di colpo un nuovo entusiasmo, perché finalmente si riesce a ricacciare indietro i tedeschi, la guerra sembra andare bene. Il fatto che in Germania la guerra stia andando sempre peggio fa scoppiare le rivolte interne. Cioè, si assiste rapidamente a una serie di ammutinamenti di reparti dell'esercito. I primi sono i marinai, marinai di Kiel, l'importante porto dove c'era anche una buona parte della flotta tedesca. Si ammutinano, si rifiutano di obbedire agli ordini dei comandanti. E si è marinai, sia poi in altri reparti dell'esercito, sia poi anche nelle fabbriche, iniziano a formarsi dei consigli di fabbrica, dei consigli di reparto, cioè delle assemblee dal basso, simili in tutto e per tutto ai Soviet russi. Cioè, c'è una situazione quasi pre-rivoluzionaria in Germania. Sembra, siamo quasi a un passo della rivoluzione, perché appunto, isolati, gli operai non lavorano più, si riuniscono in assemblea, si rifiutano di obbedire agli ordini dei superiori. Quindi la situazione è caotica.
Si formano governi rapidamente, in cui entrano anche il Centro, cioè il partito cattolico di centro, e la SPD, il partito socialdemocratico di sinistra, cioè socialista, col tentativo di arginare la situazione. Però la situazione si fa sempre più disastrosa. Il fronte non ad arretrare, anche se di fatto si continua a combattere. Il Kaiser, l'imperatore Guglielmo II, quello che era stato uno, se non il principale artefice della guerra, quello che aveva voluto la guerra, lavorato a lungo, bene, che non sa brutare, scappa in Olanda. Lascia, quindi, crolla anche l'Impero. Si viene a creare un governo provvisorio, che di fatto è praticamente repubblicano, perché sovrano non c'è più, l'imperatore non c'è più. E di fatto, questo nuovo governo, che sarà poi quello che porterà alla nascita della cosiddetta Repubblica di Weimar, di cui parleremo a breve nelle prossime lezioni, questo nuovo governo decide di chiedere l'armistizio all'Intesa, perché ormai la situazione è crollata, è davvero, sembra la Germania a un passo dalla rivolta, dalla sedizione e dal caos.
Anche, ovviamente, perché tante forze non coordinate. E quindi, l'11 novembre, un gruppo di delegati del governo tedesco ieri ottiene l'armistizio alle potenze dell'Intesa. Faccio notare una cosa: la Germania si arrende, ma si arrende senza essere stata sconfitta veramente dal punto di vista militare. Il fronte, è vero che arretrava, ma non era ancora stato debellato, penetrato, e soprattutto il fronte non è ancora arrivato dentro i confini della Germania. Cioè, la Germania aveva perso, senza essere. In base a questa, per carità, vuol dire poco, perché la Germania era crollata, eccetera, ma verrà usato poi anni dopo da Hitler nella sua propaganda per dire che la Germania aveva perso sul campo, aveva perso perché il governo aveva ceduto, perché i comunisti avevano tramato da dentro per far crollare la Germania. Nelle mani, aveva perso perché la sua popolazione, o meglio, una parte della sua popolazione, non aveva tenuto fede all'impegno. Questo è quello che dirà la propaganda. Riceveranno i comunisti e gli ebrei, sostanzialmente, i responsabili, secondo lui, della sconfitta, mentre l'esercito tedesco aveva resistito. È chiaro che è una baggianata, perché l'attacco per primo l'esercito doveva scorre, ammutinarsi, e la popolazione tedesca non ne poteva più. Però la propaganda, sapete, lavora sulle bugie, spesso le ingigantisce, comunque, su parziali verità. La parziale verità era che, in effetti, i fronti tedeschi non furono toccati. È però la Germania fu sconfitta pesantissimamente.
Di fatti, fu, lo vedremo adesso, in tutto che pace è considerata la principale responsabile della guerra. La guerra che fu, però, siamo i notissimi, pesantissima. Non solo per la Germania, in tutto, in questi quattro anni, riguarda dal 1914 al 1918, si stima che siano morti circa 9-10 milioni di militari, più qualche altro milione, circa 7, di civili. E questi civili non erano uniformemente sparsi, perché io milioni passeranno solo nell'Impero Ottomano, una parte armeni, insomma, un po' sbilanciato il conto dei civili morti. Però capite che 9-10 milioni di morti militari, più 7 milioni di feriti, fra 17 milioni, senza contare circa altri 20 milioni circa di feriti e mutilati, cioè persone che tornano a casa senza ombra, più, senza una gamba, senza un occhio. È una carneficina. Tenete presente che l'Italia, contando la percentuale della popolazione, conta tra i morti circa il 3,5% della popolazione. Vuol dire che sui 100 italiani, però, che passa sono morti, su 1000, 35 sono morti. Siamo avvitati in una città che fa, non so, 100.000 abitanti, vuol dire da una scemenza 3.500, giusto? 100.000, 3.500 persone. È un quartiere di gente morta. E questo era perduto in tutta Italia, tantissimo.
Di fatti, la Prima Guerra Mondiale è una ferita nella memoria collettiva, perché è una carneficina, perché sanguinosa, perché poi distruggendo solo la popolazione, ma distrugge anche l'apparato economico, perché gli stati davvero escono da questa guerra completamente spossati, impoveriti, in gravissima difficoltà, perché l'industria ha lavorato solo per la guerra per moltissimi anni, soffrendo e patendo. Sui territori che si sono conosciuti, sono completamente distrutti, i campi non coltivabili. Davvero, è una tragedia fortissima. E soprattutto, è una tragedia che ormai rende evidente che l'Europa non sarà più il baricentro di niente. Da qui in poi, fino alla Seconda Guerra Mondiale, l'Europa era stata il baricentro del mondo, diretta all'inizio dell'età moderna, e gli stati europei hanno dominato il mondo, non hanno creare colonie in giro per il mondo, con cui stanno facendo guerre, eccetera, eccetera, eccetera, grazie a un'economia forte, un esercito forte. Ora, ci hanno provato. L'Inghilterra all'inizio della guerra era ancora la principale potenza militare, la Germania era tra le primissime, infatti voleva sfidare il Regno Unito. Ma il Regno Unito riesce talmente indebolito che non potrà più essere la potenza a guida laser, ma ne esce ancora più indebolita.
Gli unici che stanno bene sono gli Stati Uniti, e adesso ne parleremo. Di fatto, il baricentro, vero centro economico e militare del mondo, inizia a spostarsi, non era ormai definitiva, dall'Europa verso l'America. Comunque, sostanzialmente, la guerra finisce finalmente nel novembre del 1918 in tutta Europa e in tutto il mondo, ovviamente, perché è una guerra mondiale, ma il baricentro era in Europa.
Nel gennaio del 1919, due mesi dopo, iniziano le trattative per la pace. I lavori si svolgono a Parigi, capitale francese, anche se le varie questioni verranno discusse in tavoli separati e quindi ogni questione avrà un trattato diverso. Per esempio, la questione tedesca, cioè cosa fare della Germania, venne discusso a Versailles, appena fuori Parigi, e quindi il trattato che concerne la Germania si chiamerà Trattato di Versailles. La questione dell'Austria-Ungheria viene discussa invece a Saint-Germain, altro quartiere parigino, e il trattato che riguarderà il dominio dell'Impero Austriaco si chiamerà Trattato di Saint-Germain. La questione bulgara in un'altra zona ancora, la questione ungherese propriamente in un altro ancora, la questione turca in un altro ancora. Insomma, ci sono vari trattati. In genere si parla comunque di trattati di Parigi o, al limite, anche di Versailles, perché alla fine quello che è quello che è famoso, e a volte si fa riferimento a quello anche quando non si parla ovviamente della Germania, ma della pace del 1919.
Questi trattati vengono scritti da chi? Normalmente, quella già una guerra, e quando si fanno i trattati di pace, si vanno a sedere al tavolo delle trattative le potenze vincitrici e le potenze sconfitte. Così era sempre andato di solito. In questo caso, no. In questo caso, c'è il discorso delle potenze vincitrici. Le potenze sconfitte non vengono invitate alle trattative per la pace. Verranno chiamate solo l'ultimo giorno, diciamo, quello che era firmare il trattato già pronto e già scritto. Cioè, in pratica, è una resa senza condizioni quella che viene imposta a queste potenze sconfitte. I vincitori decidono: "Voi dovete solo accettare". Questa è una pesante umiliazione, ovviamente. Anche un inedito, è chiaro che poi gli sconfitti dovevano certo accettare certe condizioni imposte dai vincitori, però si poteva trattare, si potrà trovare degli accordi anche su quanto pesanti fossero state le condizioni, eccetera. In questo caso, no. La guerra così clamorosamente dolorosa che le potenze vincitrici vogliono non stare neppure a sentire gli sconfitti, che sono ritenuti la causa della guerra, perché la guerra l'hanno scatenata Austria e Germania. E quindi, ripeto, non limitano nemmeno al tavolo. Questa è un'indignazione che verrà ricordata, però, dai tedeschi, soprattutto, che da lì in poi, insomma, se la legheranno un po' al dito, almeno i partiti e certe.
Francia, chi allora va, vanno soprattutto quattro persone, i quattro grandi, vengono ribattezzati, cioè i quattro rappresentanti delle quattro principali potenze vincitrici, che sono Clemenceau, per la Francia, capo del governo francese, abbiamo già citato, se mi ricordate, e ancora quale abbiamo parlato dell'affare del Fus, mi metto il link in descrizione. E per il Regno Unito, c'è il capo del governo Lloyd George. Per gli Stati Uniti, c'è il presidente Woodrow Wilson, quello dei 14 punti, di cui vi parlavo prima. E infine, se l'Italia, perché la quarta grande potenza è l'Italia, che ha vinto la guerra e si siede al tavolo dei grandi, e cioè il capo del governo Vittorio Emanuele Orlando, che vi ricordate, diventato capo del governo dopo Caporetto. Ci sono loro, sono in quattro, che davvero dovrebbero decidere tutto. Poi ci sono anche altri vincitori minori che partecipano, però, diciamo, il pallino in mano a questi quattro, ribattezzati, non a caso, i quattro grandi. Subito dai primi giorni dei lavori, si capisce che sul tavolo ci sono due linee diverse, due strategie diverse che si confrontano.
La prima è quella portata avanti da Wilson, presidente degli Stati Uniti, che già vi dicevo, l'anno prima, nel gennaio del '18, aveva messo in chiaro qual è il suo programma per la pace, in 14 punti. Quindi, autodeterminazione dei popoli, deve trovare una pace duratura che possa garantire pace nel tempo, un disarmo progressivo dei paesi, insomma, una serie di cose che dovevano servire a garantire una pace lunga. Però la visione d'ingresso non è condivisa dagli altri, soprattutto non è condivisa dalla Francia e in parte dal Regno Unito. La Francia e il Regno Unito, che hanno perso tantissimi uomini in questa guerra, che hanno perso tantissime risorse in questa guerra, vogliono soprattutto vendetta. Si parla a volte nei libri di pace cartaginese, cioè vogliono distruggere la Germania, renderla inoffensiva per il futuro. Ci vogliono anche loro la pace, ma vogliono una pace che duri, perché la Germania non sia in grado di rialzarsi e mai più, sostanzialmente. Questo per parte cartaginese, perché se vi ricordate, i romani quando sconfissero i cartaginesi, distrussero completamente la città, la rasero al suolo. E una pace, diciamo così, simile, è stato fatto con Cartagine nei romani. Francia e Inghilterra volevano farlo con la Germania, azzerare completamente ogni velleità tedesca di rivincita.
Quindi hanno linee molto diverse, perché chiaramente Wilson vorrebbe una pace, sì, che dia qualche chance a tedeschi, austriaci, ma che non sia troppo pesante, perché bisogna che Germania, Austria, poi siano partecipi in un progetto di pace generale. Invece Francia e Inghilterra vogliono una pace molto dura, molto gravosa, vogliono letteralmente umiliare Germania e Austria. E alla fine ci riescono, perché alla fine la linea che prevale è la linea franco-inglese. Chiaramente la potenza più colpita fu la Germania, che era ritenuta la vera responsabile di questa guerra. È vero che, come vi dicevo all'inizio, nel primo video di questa playlist sulla Prima Guerra Mondiale, l'ultima auto, ma per la creazione della guerra iniziale era venuta dall'Austria contro la Serbia, ma si riteneva che dietro all'Austria ci fossero le pesanti pressioni tedesche, e in parte era vero. Quindi la Germania è considerata la vera responsabile della guerra e viene durissimamente punita.
Contratto, vi dicevo, di Versailles. Cosa prevede? Faccio un elenco veloce delle misure. Prima cosa: la Germania perde tutte le sue colonie. Della colonia in Africa, ma anche in Cina, vi ricordate ancora dai tempi di Bismarck, aveva colonie anche in Asia, in Cina, eccetera. Perde tutto, niente più colonie. E perde anche molti territori in Europa. Perde l'Alsazia e la Lorena, che è quella regione di confine tra Francia e Germania, che la Germania si era presa con la guerra franco-prussiana del 1870, ma che ora deve restituire alla Francia. Perde anche i territori a est, verso oriente, territori che andranno a confluire nella Polonia. Nasce, anzi, rinasce la Polonia. Prima della Prima Guerra Mondiale, la Polonia non esisteva più, perché Germania e Russia confinavano tra loro, la Polonia era di fatto quella che oggi è la Polonia, rasa partita tra Germania e Russia. Ora perde buona parte dei territori e quindi nasce la Polonia, che non è esattamente quella di oggi, è più piccola e più, poi, soprattutto più spostata a oriente. Però nasce la Polonia. E la Germania, quindi, perde vari territori sia all'estero, sia in Europa, territori molto importanti.
Ma non solo, subisce anche gravi imposizioni economiche, perché vengono imposti alla Germania gravissimi redditi di guerra. La Germania dovrà pagare, ma le potenze dell'Intesa, molti, molti soldi, per l'aggressione subita dalla Francia, soprattutto, in parte anche dal Belgio. E quindi denari che non vengono subito quantificati, verranno quantificati negli anni successivi, a volte verranno ridotti, ma sono pesantissimi debiti, riguarda in tantissimi, che se dovessero essere quelli, sembrerebbero rovinerebbero praticamente, in definitiva, l'economia tedesca. Non solo, alla Germania viene imposta anche una riduzione dell'esercito. Non può avere un esercito formato da più di 100.000 uomini. Non può avere una marina militare, non può avere un'aviazione militare, e viene abolita la leva obbligatoria. Cioè, ricatto la Germania può tenere un piccolo esercito, ma piccolo, e non si può più un esercito che possa essere pericoloso per le altre potenze, assolutamente no. Quindi umiliazione.
Dovete tener presente che la Germania, dall'epoca della Prussia, significazione, poi volta, era stato uno stato in cui l'esercito aveva un peso grandissimo. Ricordate quando parlavamo, forse, della Prussia di Federico il Grande, dicevano che non era una nazione con un esercito, era un esercito con una nazione, perché era uno stato estremamente militarizzato. E la Germania era rimasto anche negli anni successivi uno stato estremamente militarizzato. Ora, le potenze dell'Intesa, i quattro grandi, le impongono la riduzione clamorosa proprio dell'esercito, quindi ulteriore umiliazione. In più, viene sancito che la Valle del Reno, che è la zona della Germania che confina con la Francia, debba essere smilitarizzata, cioè non ci devono essere reparti dell'esercito, forze armate di nessun tipo, vicine quindi alla Francia, per almeno 15 anni, sotto il controllo delle truppe dell'Intesa, cioè Francia, Inghilterra, controlleranno che nella zona della Valle del Reno, nella Renania, non ci siano apparati militari tedeschi di nessun tipo. E quindi, capite che la situazione è molto grave per la Germania.
Come vi dicevo, volte ha fatto di Saint-Germain riguardava invece l'Impero Austro-Ungarico. Così decide per l'Austria, che aveva già perso i pezzi nel momento in cui Carlo I aveva abdicato. Si decide di applicare, in buona parte, non del tutto, solo vedremo, il principio di autodeterminazione proposto da Wilson. Quindi, non proprio esame, un impero multietnico, bisogna separare i vari gruppi etnici. Quindi nasce una Repubblica Austriaca, che è grande come l'Austria attuale, esattamente l'Austria attuale. Nasce un'Ungheria indipendente, che è più piccola, in realtà, di quella che era l'Ungheria sotto l'Ungherese, sotto l'Austria, però prende gli ungheresi un pezzo di territorio. Viene data la Polonia nascente, perché effettivamente nel prossimo che arrivava anche i territori polacchi. Nascono toy due nuovi stati, che in realtà già trasferiscono all'Impero, già l'idea dell'autodeterminazione di Wilson, perché nasce la Cecoslovacchia, che mette insieme due nazioni diverse, la Repubblica che oggi è la Repubblica Ceca e la Slovacchia, due gruppi etnici diversi. Perché nasce la Cecoslovacchia? Niente, non nascono una Repubblica Ceca e una Slovacchia, perché bisogna tenere sotto controllo la Germania. La Cecoslovacchia, con la Repubblica Ceca attuale, confida con la Germania. Meglio dare lì vicino alla Germania, meglio creare uno stato unitario, pochino più grande e quindi un pochino più forte per arginare eventualmente la Germania che potrebbe espandersi. E nasce la Cecoslovacchia, che prende i Boemi, i Cechi, gli Slovacchi, e al cui interno, però, c'è anche una minoranza tedesca, perché nella Boemia, ai tempi dell'Impero, il Sacro Romano Impero Germanico, c'erano gruppi tedeschi di lingua tedesca, soprattutto nei Sudeti, una regione di cui parleremo ancora.
Questi national sequestro anche che data 16 a principio dell'autodeterminazione dei popoli. E nasce anche la Jugoslavia, che inizia un Regno di Jugoslavia, la Slavia. Anche qui si trasferisce, perché invece di fare creare tanti piccoli stati, si creano stati più grandi, unitari, che prendono la Slovenia, la Croazia, la Bosnia, la Serbia, la Macedonia, cioè, si mette insieme uno stato più grosso in tutta la zona dei Balcani di lingua slava, ovviamente. È chiaro che lì era la zona dove la Serbia mirava ad espandersi e si nasce uno stato multietnico.
E l'Italia, visto che l'Italia va mosso guerra all'Austria e secondo il Patto di Londra, che l'Italia aveva firmato per andare in guerra, all'Italia spettavano i pezzettini. Cosa ottiene l'Italia? L'Italia ottenne dall'Impero Austriaco Trento, il Tirolo, Bolzano, l'Alto Adige, Gorizia e Trieste, cioè la Venezia Giulia, tutte cose promesse. Ottiene l'Istria, che era promessa nel Patto di Londra, che è quella penisola che vedete proprio Trieste. Però, se mi ricordate, nel Patto di Londra era prevista anche la una parte, meglio, la Dalmazia, cioè tutte quelle isolette che vanno, che sorgono a sud dell'Istria, sulla costa oggi croata, all'epoca jugoslava, e che hanno state a suo tempo colonie veneziane. Secondo il Patto di Londra, sarebbero dovute diventare italiane. In realtà, non vengono date all'Italia, con grande disappunto del governo italiano, di Orlando. Addirittura si arrabbierà, lascerà i lavori, tornerà in Italia offeso per questo smacco. Però le potenze vincitrici decidono di non dare all'Italia quello che era stato promesso all'Italia, non tutto, almeno. Non vengono date queste isole dalmate, questa parte della Dalmazia. Si preferisce dare al Regno di Jugoslavia per rendere il proprio forte il Regno di Jugoslavia, perché se quella parte di costa fosse stata data all'Italia, effettivamente avrebbe avuto uno scarsissimo sbocco sul mare sull'Adriatico, pochi porti, che quindi sarebbe stata sicuramente una potenza in difficoltà.
Le i paesi vincitori preferiscono avere nei Balcani una situazione più tranquilla, visto che la guerra è nata proprio nei Balcani, che hanno già state due guerre balcaniche prima della guerra mondiale, e poi proprio tra Serbia e Austria, stati casini che avevano portato allo scoppio della guerra. Meglio creare uno stato lì unitario e forte, che abbia anche se poco sul mare, ampio, che possa commerciare ampiamente, perché questo, speriamo, dicono loro, potrebbe garantire maggiore stabilità nella zona e quindi nuove guerre. L'Italia da mentenere danneggiata e il terminale Orlando non approverà, però non potrà far altro che accettare la situazione. È però questo problema tornerà. Cioè, una parte dei partiti italiani e della propaganda italiana inizierà a fomentare il mito, si dice, della cosiddetta vittoria mutilata, cioè all'interno dello stato, dato tutto quello che le spettava, che era nei patti, l'Italia si è sacrificata, ha avuto un altissimo numero di morti, come vi ho detto, ha sofferto tantissimo, ha vinto, è però la vittoria non è stata riconosciuta per quanto essa valeva dagli alleati. La vittoria è stata mutilata, come soldati che hanno perso un braccio, che hanno perso una mano, che hanno perso una gamba. Così per terra italiana è stata a sua volta mutilata, perché non l'hanno dato qualcosa che aspettava, che era stato promesso e che nei patti era dovuto. D'altronde, c'è da dire che la costa dalmata fu data al plurale, sia per far forte la Jugoslavia, ma anche in base, in parte almeno, al principio di nazionalità, di autodeterminazione dei popoli. Perché? Perché sulla sui territori della Dalmazia, della Croazia, in realtà, è vero che c'era una minoranza, spesso italiana, ma non in tutte le città, anzi, in poche città era maggioranza. Spesso in alcune città c'erano la dalmata italiana e la recitazione alla maggioranza croata. E quindi era davvero un caos tremendo dirimere le nazionalità. E quindi si arriva a una sorta di compromesso, per cui l'Istria, che pure aveva minoranze slovene, trovate all'interno, va all'Italia. La costa dalmata, dalla cucina, c'è una situazione di compromesso che però scontenta in Italia, soprattutto i partiti di destra. Saranno soprattutto i nascenti fascisti, di cui parleremo a breve, a fare propaganda contro la vittoria mutilata e oppure capitale del monte, di cui vi parlerò brevemente prossimamente, che era portato la guerra, insisterà molto su questa mutilazione e si porterà a Fiume. Ne parleremo con l'impresa di Fiume.
L'Impero Ottomano, anch'esso era tra le potenze degli Imperi Centrali, alleato, se vi ricordate, di Germania e Austria, quindi anch'esso era sconfitto. Ci fu un trattato anche per l'Impero Ottomano. Quando si decise, intanto l'Impero Ottomano smette di esistere, nasce la Turchia, per come la conosciamo oggi, che comprende l'Anatolia, la penisola anatolica, più Istanbul e quindi la propaggine europea. In realtà, il trattato aveva previsto anche che una parte del territorio dell'Anatolia, la costa turca e quella che sta di fronte alla Grecia, andasse alla Grecia. Cioè, i turchi avrebbero dovuto perdere alcune zone della costa. Ma proprio in Turchia prendono il potere in quei mesi i nazionalisti di Mustafa Kemal, uomo forte dello stato militare, che prenderà poi il nome di Ataturk, il padre della patria della Turchia moderna, che si rifiuteranno di vedere a questo trattato e cederanno quindi una parte del loro territorio alla Grecia. E alla fine avranno la meglio e otterranno il territorio della Turchia diventa la Turchia attuale, diciamo, dirla così. Però, chiaramente, l'Impero Ottomano non era sulla Turchia, aveva anche buona parte del Medio Oriente, ma il Nord Africa l'aveva perso, era stato occupato da sostanzialmente le potenze europee. Ma il Medio Oriente, la Siria, la Giordania, il Libano, la Palestina, l'Iraq, eccetera, erano parte dell'Impero Ottomano. La cosa succeda a questi territori? Si vorrebbero far nascere anche lì degli stati autonomi, ma si ritiene, le potenze vincitrici, meglio, ritengono che i tempi non siano ancora maturi. Quindi si decide di creare dei protettorati per la Francia e per la Gran Bretagna. E la Francia prende sotto il suo protettorato la Siria e il Libano, che alle zone più settentrionali di questo Medio Oriente, mentre la Gran Bretagna prende l'Iraq, la Transgiordania, così veniva chiamata, che l'attuale Giordania, più qualcos'altro, e la Palestina, per la zona più meridionale. L'idea è quella che questi stati, Francia, Inghilterra, amministrano queste zone per qualche tempo, ma dovranno lavorare per formare una classe dirigente locale che possa dar vita in pochi anni a stati autonomi. Questi protettorati, siamo dovuti durare 10-20 anni, nella valigia nera, e poi sarebbero dovuti nascere gli stati, il Libano, la Siria, la Giordania, eccetera. Questo non accadrà subito, perché poi scoprono il petrolio e quindi nessuno vuole cedere questi territori. Poi stop alla Seconda Guerra Mondiale, la scuola, l'Oreal, e ne parleremo ancora. Però ricordatevi questa cosa, soprattutto per quanto riguarda la Palestina, perché la questione ebraico-palestinese, israelo-palestinese, nascerà in parte anche dal protettorato inglese, era come un inglese, un certo punto se ne andranno, lasciando un po' irrisolte alcune questioni.
La Russia, la Russia era uscita prima dalla guerra, non era arrivata alla fine del '18, era uscita con il trattato di Brest-Litovsk, in cui era ceduto tanti territori alla Germania. Ora, questi territori vengono usati per creare la Polonia, per creare, e si erano già nate in realtà le repubbliche baltiche, che le potenze vincitrici si aspettano a riconoscere. Cioè, alle potenze vincitrici sta benissimo che la Russia sia piccola, pochino più piccola, non piccolissima, ovviamente, è molto grande è lo stesso, ma un pochino più piccola e molto oriente, perché uno stato comunista. E non la riconoscono, per il momento, non ancora riconosciuto la Russia comunista. Che riconoscono invece le piccole repubbliche che sono nate dopo Brest-Litovsk, cioè le tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia, Lituania. Non dureranno molto, però intanto esistono. E la Finlandia, che anche se è nata dopo il trattato di Brest-Litovsk.
Questo è il panorama europeo nel 1919. Dal 1919 in poi, c'è da dire che c'è un impero, è stato che nasce a poco dopo, nel '21, nuovo stato che non c'entra molto con la guerra, o meglio, c'entra con gli esiti a lungo andare della guerra, ma chiaramente non è la sua nascita non è sancita dai trattati di pace. Questo nuovo stato è lo Stato Libero d'Irlanda. Ora, ricorderete che prima della guerra sono state varie richieste da parte dell'Irlanda di maggior autonomia da Londra, indipendenza delle proprie. E il governo inglese liberale all'epoca, prima della guerra, ha promesso agli irlandesi che si sarebbe affrontata la questione e si sarebbe stabilita una nome, un cosiddetto, una serie di leggi che avrebbero dato sostanziale autonomia e indipendenza agli irlandesi. Questo prima della guerra. Poi era spettato alla guerra e tutta la questione rimasta molto in sospeso. Finita la guerra, l'Irlanda dice: "Adesso è ora che ci diate questa indipendenza". L'Inghilterra, nel frattempo, c'è abbastanza ripensato. Quindi scoppia una breve guerra civile, in pratica, in Irlanda, con cui gli irlandesi dicono che vogliono l'indipendenza dall'Inghilterra, combattono contro le forze inglesi che si ricevono in Irlanda. È una guerra anche sanguinosa, è una guerra d'indipendenza che, appunto, nel '21 arriva a compimento, con l'Irlanda che viene finalmente riconosciuta dall'Inghilterra come nuovo stato autonomo, Stato Libero d'Irlanda. Per il momento non è una repubblica, oggi è una Repubblica d'Irlanda, l'Eire è una repubblica con un presidente repubblica, eccetera, ma la repubblica vera e propria nascerà solo nel 1949, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per il momento, l'Irlanda è un libro stato all'interno del Commonwealth, cioè riconosce ancora nella regina, in un'era, in questo caso c'era il re d'Inghilterra, come camera, per dire, no? Però, insomma, è indipendente, di fatto indipendente. L'Irlanda, ovviamente, senza l'Irlanda del Nord, che invece rientra.
Già da allora, e lo è ancora oggi nel Regno Unito, ci rimane da dire un'ultima cosa. Quando vi ho presentato all'inizio di questa lezione, in 14 punti di mission, ho parlato anche della Società delle Nazioni. Allora, appunto, quel trattato di pace di Parigi, Wilson dice anche: "Bene, creiamo questa Società delle Nazioni, creiamo cioè un organismo sovranazionale che raggruppi tutti i popoli e che possa risolvere i problemi tra i popoli per via pacifica, senza dover ricorrere alle guerre, cioè agendo diplomaticamente". Bella, colgo una cosa molto nobile.
Ed effettivamente, i trattati di pace di Versailles di Parigi segnano anche la nascita di questa Società delle Nazioni, che apre sede a Ginevra, in Svizzera. La Svizzera è ovviamente la parte del neutralismo, sede d'obbligo per una società che deve mantenere la pace tra i popoli. C'è un però: questa società nasce subito monca, nasce subito con dei difetti strutturali che ne mineranno profondamente l'azione, cioè che impediranno a questa società di raggiungere il suo scopo. E, infatti, sarà un fallimento.
Quali sono questi difetti? Ce ne sono vari. Il primo, quello che salta subito all'occhio, è che non prende mentre tutti i paesi. Per funzionare, una società del genere doveva raggruppare davvero tutte le potenze, soprattutto quelle principali, perché sono quelle che poi generano le grandi guerre. Se tutte le potenze si ritrovano lì a discutere pacificamente, si possono evitare guerre. Se mancano, è difficile. Quali potenze mancano all'appello, allora?
Prima manca la Germania, che è stata la principale causa, si ritiene, della Prima Guerra Mondiale, e non la si vuole avere. Mentre a questa Società delle Nazioni, proprio Francia e Inghilterra rifiutano di avere la Germania dentro, e qui la Germania, per il momento, è fuori. Era già un voluta brutto segnale. C'è da dire che poi la Germania verrà messa qualche anno dopo, verso la seconda metà degli anni '20, nella Società delle Nazioni. Ci rimarrà pochi anni, verrà messa perché ci sarà un nuovo clima di pace improvvisamente in Europa, ne parleremo. Però, quando arriva Hitler, esce di nuovo, e quindi saranno a breve durata.
Però non è solo la Germania che manca. Manca anche l'Unione Sovietica, l'URSS, e la Russia. Perché manca? Perché è uno stato comunista, e le potenze vincitrici non vogliono i comunisti dentro questa Società delle Nazioni. E questo è un problema, perché la Russia, lo vedremo a breve, diventa una grande potenza militare ed economica, e non averla dentro questa Società delle Nazioni vuol dire minarne l'efficacia. Poi anche la Russia, a un certo punto, era poi uscirà di nuovo. Insomma, nei terzini tanta cosa.
Certo, grande assente, forse è la cosa più clamorosa, mancano gli Stati Uniti. Uno dice: "Ma come? È stato Wilson a voler questa società, a dire 'facciamo, creiamo', l'ha creata lui e per lui non c'entra da quelli che organizzano le feste poi non ci va". Perché non c'è, non ci sono gli Stati Uniti. Wilson vorrebbe entrare, l'ha creata lui la Società delle Nazioni, una sua idea, vorrebbe entrarne sicuramente in questa società. Ma quando lascia a Parigi quei trattati di pace, torna in America. Come funziona il diritto americano? Se vi ricordate, quando abbiamo fatto la posizione americana, i trattati internazionali possono essere firmati dal presidente, ma possono poi, se non sono poi ratificati dal Senato.
Il Senato degli Stati Uniti ha il compito di ratificare, cioè accettare oppure no, i trattati internazionali. Mi sono una democratica, da questa politica estera anche abbastanza interventista, ma cosa torna il Senato? La maggioranza, ma del Senato, è in mano ai Repubblicani, che invece hanno una linea politica in politica estera contraria a quella di Wilson. Wilson è uno che vorrebbe intervenire a pacificare, i Repubblicani hanno una politica invece isolazionista: bisogna stare fuori dalle questioni europee. E infatti, il Senato boccia il trattato di pace firmato da Wilson a Parigi, non lo ratifica, non verrà mai ratificato, non è mai stato ratificato dal Senato americano. Quindi il trattato di pace non viene accettato, e quindi anche la Società delle Nazioni, che è prevista nel trattato di pace, non viene ratificata. Gli Stati Uniti non entrano. Insomma, è messo in minoranza dal suo Senato, e gli Stati Uniti rimangono fuori.
Ora capite, ma anche gli Stati Uniti, che sono gli unici, l'unico paese uscito bene dalla guerra, è pronta a diventare leader del mondo. Ma anche la Germania, che è quella che più ha voglia di vincere, manca la Russia, che è lo stato più destabilizzante in questo momento del mondo. Questa Società delle Nazioni nasce per non contare quasi nulla. Infatti, in prima fase, il pallino della Società delle Nazioni è in mano completamente a Francia e Gran Bretagna, che utilizzano questa società per i loro scopi, soprattutto per mantenere in piedi il loro impero coloniale.
In più, ci sono altri due difetti che vale la pena segnalare più velocemente. Primo difetto: la Società delle Nazioni non aveva un proprio esercito, non aveva forze armate che potevano intervenire per evitare le guerre. Aveva solo potere diplomatico. Quindi, chiaramente, quando ci sono venti di guerra in Europa o nel mondo, la Società delle Nazioni magari può dire: "Evitiamo, trattiamo", eccetera, ma non ha nessuna forza vera per imporre il suo volere. E quindi, lo vedremo, gli stati inizieranno sonoramente a infischiarsene di quello che dirà la Società delle Nazioni, perché tanto conta poco.
Mi sapete forse che anche l'ONU ha in parte questo difetto? Cioè, l'ONU ha delle corti militari, caschi blu, che però possono intervenire solo come forze di peacekeeping, cioè per tenere la pace, per evitare massacri, e non sempre oggi agiscono come dovrebbero, e non sempre le falle cose funzionano come dovrebbero. Però, insomma, almeno ha un corpo armato che entra qualcosa in più rispetto alla Società delle Nazioni. Però anche qui ha dei limiti abbastanza pesanti, ma l'ONU funziona forse un po' meglio di quanto funzionasse la Società delle Nazioni. Questo primo limite.
Secondo difetto, secondo limite importante: il fatto che molto spesso, nello statuto della società, era prevista per le sanzioni, era previsto il voto unanime dell'assemblea. Cioè, per prendere decisioni gravi, la Società delle Nazioni richiedeva che tutti i membri votassero a favore della decisione. Il che voleva dire che bastava un voto contrario per far saltare la risoluzione. Quindi, qualsiasi paese, anche il più piccolo, poteva porre il veto. In questo è un difetto che l'ONU, quando nascerà, per la in considerazione e cercherà di evitarlo.
Però capite che bella l'idea, interessante il progetto di Wilson, ma all'atto pratico completamente frustrato da difetti gravi. Comunque, questo è il nodo. Qui finisce la Prima Guerra Mondiale e quali sono le decisioni principali vengono prese nei mesi immediatamente successivi. Ecco, in questione che chiudiamo questa guerra. Dalla prossima volta, col nostro percorso di storia, vedremo gli effetti negli anni '19, '20, '21 sulle economie, sulle società europee di questo dopoguerra. Parleremo ancora duri questo dopoguerra, lo vedremo in Europa e lo vedremo anche in Italia, perché in Italia l'Italia diventa il laboratorio, nel bene e nel male, di molti fenomeni nuovi dovuti in parte anche alla guerra e in parte inattesi. Ne parleremo molto. Per ora, insomma, direi che la il quadro sulla Prima Guerra Mondiale è abbastanza completo. In descrizione trovate, come sempre, i titoli degli argomenti di cui ho parlato oggi, con di fianco il minuto il link a cui trovarli all'interno del video. Trovate anche altri link, come dicevo all'inizio, per recuperare le lezioni precedenti e altre novità. Animisti tutti i tipi, ci troviamo qui presto con una lezione di storia, sia contemporanea, sia più vecchia, e poi anche di filosofia e riparazione civiche, tutto il resto. Ciao, alla prossima.
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