Transcription
[Musica] la rivoluzione americana nel xvii secolo inizia la colonizzazione britannica del nord america grazie alle concessioni commerciali accordate dal sovrano inglese ad alcuni mercanti che i coloni creano forme di autogoverno ed eleggono assemblee e consigli di rappresentanza.
Nel 1732 con la fondazione della georgia, la colonia del nord america diventano 13 e all'inizio dell'ottocento con l'emigrazione dall'europa la popolazione raggiunge circa 4 milioni di abitanti. Le colonie sono sottoposte al monopolio commerciale britannico, cioè possono commerciare solo con la gran bretagna e non possono auto produrre ciò che è acquistabile dalla madrepatria. Si diffonde così il contrabbando, poiché gli americani non rispettano tutti i divieti posti dagli inglesi.
Le colonie nord americane sono piuttosto eterogenee. Al sud ci sono le grandi piantagioni coltivate dagli schiavi, un'aristocrazia terriera perlopiù di origine inglese e gli abitanti professano la religione anglicana. Al centro ci sono le città e i porti più importanti come new york e philadelphia, la popolazione composta da immigrati eterogenei: svedesi, olandesi, tedeschi, irlandesi e si professano differenti religioni. Al nord infine c'è la cosiddetta nuova inghilterra con la piccola proprietà e le attività manifatturiere. Le città sono molto attive nei commerci, la popolazione è prevalentemente inglese e si professa la religione puritana.
All'inizio del settecento però, nonostante le differenze, i coloni iniziano a sentirsi accomunati dall'essere americani. La mobilità sociale, l'ascesa economica, il pluralismo culturale, i coloni consapevoli della loro autonomia li allontanano pian piano dalla madrepatria britannica. Innanzitutto si diffonde il grande risveglio, cioè un movimento religioso che spinge all'integrazione tra religioni differenti. L'integrazione era già stata promossa dalla guerra dei sette anni, infatti lo scontro con la francia e l'austria aveva sviluppato un sentimento anti cattolico.
Inoltre, il divieto da parte del re inglese giorgio iii di espandersi verso occidente e l'intenzione del parlamento di aumentare le tasse fa crescere nei coloni il desiderio di allontanamento dalla madrepatria. Ma nel 1764 il parlamento inglese approva lo sugar act, cioè una legge sullo zucchero che ne sanziona il commercio illegale. Nel 1765 introduce lo stamp act, cioè una legge sul bollo che obbliga ad applicare una marca da bollo su giornali e atti legali. I coloni americani iniziano così una protesta sotto lo slogan "no taxation without representation", cioè nessuna tassazione senza rappresentanza.
La madrepatria ritira lo stamp act, ma nel 1766 approva il declaratory act, cioè un atto dichiarativo con cui conferma la piena sovranità sui territori nordamericani. Il 5 marzo 1770 a boston avviene il cosiddetto massacro di boston, durante il quale le truppe inglesi sparano sulla folla e causano quattro morti e numerosi feriti. Questo evento alimenta l'intolleranza nei confronti della madre patria.
Ma l'evento decisivo è il tea act, cioè la legge sul tè del 1773, con la quale il parlamento britannico concede tasse così basse alla compagnia delle indie orientali da consentirle il monopolio sul tè. I coloni rispondono con il boston tea party, gettando in mare le casse di tè e intendendo lo sbarco. La gran bretagna quindi emana gli intolerable acts, cioè una serie di atti repressivi cui i coloni reagiscono con la convocazione il primo settembre 1774 del primo congresso continentale, in cui chiedono alla madrepatria l'autonomia.
Invece nel 1775 la gran bretagna invia le proprie truppe e così iniziano gli scontri. I coloni allora convocano il secondo congresso continentale e organizzano il proprio esercito guidato da george washington. Inizia così la guerra d'indipendenza.
Il 4 luglio 1776 il congresso di philadelphia approva la dichiarazione di indipendenza, un documento in cui spiega i motivi della ribellione affermando che tutti gli uomini hanno uguali diritti, che un governo è illegittimo solo se è fondato sul consenso dei governati. Nel 1777 gli americani adottano la bandiera a stelle e strisce e ottengono un importante vittoria sugli inglesi nella battaglia di saratoga. Ma nel 1776 benjamin franklin si reca a parigi e ottiene l'alleanza della francia e della spagna con i coloni. Con l'aiuto alleato, l'esercito di george washington sconfigge definitivamente gli avversari nel 1781.
Il congresso continentale approva gli articoli della confederazione, un organismo che non è un vero e proprio stato ma riunisce gli stati sovrani. Nel 1783 con la pace di versailles la gran bretagna riconosce l'indipendenza delle tredici colonie del nord america.
Gli ex coloni però sono spaccati in due gruppi. Da un lato ci sono i rivoluzionari, cioè coloro che hanno aderito alla causa rivoluzionaria. Dall'altra ci sono i lealisti, cioè coloro che si sono schierati con la madrepatria. Ma nel 1787 una convenzione, cioè un'assemblea di tutti gli stati, redige la nuova costituzione e viene istituito uno stato federale. Nello stesso anno si dispone l'ordinanza del nord ovest con cui si stabilisce la colonizzazione degli stati settentrionali e il riconoscimento dei territori auto governati e parte degli stati uniti.
Con la nuova costituzione il potere legislativo è nelle mani del congresso, costituito da due camere: la camera dei rappresentanti e il senato. Il potere esecutivo invece è in mano al presidente, che ha il diritto di veto, cioè può decidere di non promulgare le leggi approvate dal congresso. È in carica per quattro anni ed è rieleggibile. È eletto dai grandi elettori scelti direttamente dal popolo nei singoli stati. Il potere giudiziario invece è in mano alla corte suprema.
La nuova costituzione è appoggiata dai federalisti, favorevoli all'istituzione di un potere centrale, ed è criticata dagli anti federalisti, che favoriscono invece un sistema di governo senza potere centrale. Nonostante la costituzione, la tratta degli schiavi resta intatta. Dalle condizioni di vita per le native tribù pellirosse solo sempre più svantaggiose.
Il dibattito sulla costituzione evidenzia due visioni politiche differenti: federalisti, guidati da alexander hamilton, espressione dei ceti urbani del nord e base del successivo partito repubblicano; egli pronti federalisti, guidati da thomas jefferson, espressione dei ceti rurali del sud e base del successivo partito democratico. Di dibattito e spira il bipartitismo ancora oggi caratteristico della politica statunitense.
Inizia l'età federalista, ma nel 1789 primo presidente degli stati uniti è george washington, alexander hamilton segretario al tesoro e thomas jefferson segretario di stato. Nello stesso anno i jeffersoniani fanno approvare la dichiarazione dei diritti, che specifica le libertà inviolabili dell'uomo. Nel 1800 lo stesso thomas jefferson è terzo presidente degli stati uniti.