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La memoria, le emozioni e altro: il Sistema Limbico

MedicinaInformazione47:46

Transcription

[Musica] Buonasera. Siamo in compagnia del professor G. Quinto. Professore, è sempre un piacere i nostri appuntamenti. Stasera parliamo di quello che forse è il più misterioso e affascinante dei nostri organi, e il cervello. In particolare del sistema limbico, forse la parte più misteriosa.

Professore, cerchiamo di conoscerla meglio. Sì, il sistema limbico è uno scrigno che noi abbiamo nel nostro cervello. È uno scrigno antico in un cervello moderno, ed è un un sistema complesso, molto interessante, affascinante. Ecco, per far capire bene la complessità di questo sistema, torniamo indietro nella scala filogenetica. Fermiamoci, per esempio, al coniglio. Il coniglio è tutto rinencefalo, ossia il cervello del coniglio è connesso con l'olfatto, col naso. Quindi semplificato rispetto a quello dell'uomo, che ha tutta un'evoluzione e un mantello sopra di corteccia. E nel coniglio troviamo il rinencefalo, o cervello antico, qualcuno lo chiama cervello rettiliano addirittura, che ha tre funzioni essenziali: la percezione di odori e sapori. Ecco, il naso. Il coniglio cerca l'alimento, individua l'odore della lattuga o del rosmarino. L'altra funzione è una funzione di memoria, perché queste percezioni debbono collegarsi a qualcosa di concreto. Per esempio, è l'odore della lattuga e quello è il rosmarino. Odore della partner, Jessica Rabbit, che individua il coniglio per un accoppiamento. E poi la funzione ancora di difesa, di fuga. L'odore del predatore. Quindi noi abbiamo questi odori, queste memorie e queste sensazioni che sono di piacevolezza o di spiacevolezza. La lattuga, Jessica Rabbit, danno un senso di piacere, una motivazione. Mentre l'odore del predatore dà paura e fuga, difesa. Quindi, in questo modo, noi vediamo che già in specie inferiori, nel coniglio, troviamo funzioni differenziate che sono quindi percezione sensoriale, memoria, questo mi piace, questo non mi piace, ed emozioni. Nell'evoluzione, queste funzioni sono rimaste, però sono modificate nell'uomo. La funzione olfattiva è molto ridotta. Noi non abbiamo la capacità del coniglio di riconoscere cibi a distanza, tantomeno la nostra Jessica Rabbit a distanza. Però questa struttura si è sviluppata soprattutto nel senso della memoria, della memoria e delle emozioni, che sono più ricche naturalmente di quelle che ha un coniglio. Memoria, emozioni.

Allora, vediamo come si è sviluppato questo sistema nell'uomo. L'uomo ha una specie di C rovesciata per ogni emisfero che rappresenta il nostro sistema limbico. Questa parte antica, lo scrigno, ho definito questa struttura che consta di varie parti complesse, a volte anche indipendenti, che hanno stimolato la fantasia degli antichi anatomici, che hanno dato dei nomi caratteristici. Prendiamo questa C rovesciata, ecco, una per parte, per emisfero. Partiamo dalla punta, quindi siamo la punta del lobo temporale, e qui c'è una struttura della quale si parla spesso, che è l'amigdala. Che consiste di due nuclei di neuroni, due gruppi di neuroni. Amigdala viene dal greco, come lei sa, che significa mandorla, la forma di una mandorla. Tant'è vero che le selci, quelle paleologia nella caccia antica, sono chiamate amigdale, le selci scheggiate a forma di mandorla, puntiformi. E questa amigdala, questa amigdala è stata molto studiata, ma ancora non la si conosce bene. Proietta all'ipotalamo, proietta al tegmento, e ha una sua funzione di collegamento con la percezione olfattiva e gustativa. Quando ci sono, per esempio, delle crisi epilettiche, cioè quando questi neuroni scaricano per ragioni patologiche, la persona si blocca, ha lo stering, e ha dei movimenti di assaporo, come se veramente in quel momento stesse assaporando qualche cosa, avesse una percezione. Ci sono anche dei casi di patologia, di lesione bilaterale però della amigdala nei primati e anche nell'uomo, più raramente, con un quadro caratteristico che è chiamato la sindrome di Klüver-Bucy. Il soggetto assapora tutto quello che prende, porta in bocca. Quindi c'è un oralismo accentuato. C'è poi la perdita della paura, una assenza di questi sentimenti, una ipersessualità, una voracità, e un disturbo della memoria, soprattutto memoria spaziale.

Andando all'indietro, lasciando l'amigdala, troviamo una struttura che è indipendente, che ha una forma tutta particolare. Ecco la fantasia degli antichi anatomici: l'ippocampo, o cavalluccio marino, perché è contorto con una coda. E questo ippocampo è molto importante, diverso dall'amigdala, perché, come ho visto io quando ero all'università di California e lavoravo con soggetti epilettici con gli elettrodi cronicamente impiantati, quattro da una parte e quattro dall'altra, l'amigdala nel sonno produce solo attività delta, basta. Mentre l'ippocampo ha i fusi del sonno e ha la fase REM. E questo mi fa pensare che l'ippocampo, avendo la fase REM ed essendo implicato nella memoria, è là che di notte, nei sogni, ci fa riconoscere persone del passato, parenti, amici, o quant'altro. Queste strutture, sia l'amigdala che l'ippocampo, non comunicano con la corteccia recente, con la neocortex. Sono proprio imprigionati lì sotto. Se c'è un focolaio epilettico lì sotto, in superficie non si vede. Ecco perché ci sono gli elettrodi cronicamente impiantati per identificare la sorgente di queste crisi. L'ippocampo è una struttura che un po' ha perso la capacità olfattoria. Nella balena, per esempio, l'ippocampo è molto grande, ma la balena non ha olfatto. Nell'uomo, l'olfatto è molto ridotto, ma si è sviluppata la memoria, soprattutto la memoria spaziale. C'è un articolo recente che dice che i tassisti di Londra, quelli che devono avere una memoria spaziale molto sviluppata per andare, so, per esempio, a Chelsea o per andare a Greenwich, hanno l'ippocampo più grande dei loro, dei loro simili della stessa età. Anche perché sembra che a livello dell'ippocampo ci possa essere la neurogenesi, cosa importantissima, cioè formazione di nuovi neuroni. Quindi l'esercizio ingrandire anche l'ippocampo. Ci dobbiamo credere, e diciamo che sì. Quindi l'ippocampo è certamente legato a fenomeni di memoria. Questo lo vide già il chirurgo Penfield, neurochirurgo, che stimolando l'ippocampo nella persona sveglia, durante un'operazione, la stimolazione del cervello non è dolorosa. Penfield evocò ricordi in queste persone, che rivivevano scene del passato, quindi immagazzinate lì, come in una grande memoria, grandissima memoria digitale. Esperimenti poi confermati in un lavoro del 2008, la stimolazione dell'ippocampo veramente fa rinascere antiche sensazioni, antichi ricordi. E questo qui porta poi alla ricerca del tempo perduto. Ti ricordi? E gli odori per Proust, importanti anche di questa memoria del passato. La simulazione dell'ippocampo, quindi, dà fenomeni di risveglio di memoria. La distruzione dell'ippocampo dà dei problemi grossi alla memoria.

E qui devo parlare di un signore che si chiama H.M., indicato con le iniziali, che forse è il malato più studiato in medicina. Questo signore americano nasce nel 1928, cade dalla bicicletta da ragazzo, sviluppa una epilessia post-traumatica, cioè crisi epilettiche o parziali o generalizzate. I farmaci non riescono a controllare le crisi, quindi c'è una farmacoresistenza. E allora si ricorre alla chirurgia dell'epilessia. E questo signor H.M. viene operato da un famoso neurochirurgo americano che si chiamava Scoville. Il dottor Scoville, durante l'operazione, dottor Scoville, scostando il lobo temporale, vede che sulla superficie interna c'è una zona malacica, cioè una zona rovinata. E allora la spira, la toglie. Toglie i due terzi dell'ippocampo con la corteccia intorno. Ma deve fare lo stesso anche dall'altra parte per togliere il focolaio speculare, perché il nostro cervello impara tutto, impara anche le crisi epilettiche, che sono un modello di scarica, una sincronizzazione dei neuroni che si scaricano tutto assieme, che viene appreso dall'altra parte, che fa la stessa cosa. Quindi il dottor Scoville tolse bilateralmente questi ippocampi con la corteccia, tutto quel poco di corteccia, ma soprattutto la zona ippocampale, para-ippocampale. Le crisi passarono quasi completamente, quindi l'operazione ebbe successo. Ma ci fu un evento invece avverso, secondario, inaspettato: il signor H.M. aveva perso la memoria. Ed è stato studiato soprattutto da una famosa psicologa che si chiamava Brenda Milner. E questo signore ha permesso veramente di capire tante cose della memoria. Il signor H.M. aveva perso la memoria, ma non tutta la memoria. Aveva perso soprattutto la memoria episodica. Ne abbiamo parlato a proposito dell'ultima intervista, "Gli inganni della memoria". Aveva perso la memoria episodica in maniera anterograda, ossia oggi c'è l'operazione, in tutti i giorni successivi la persona non riusciva più a fabbricare ricordi, non ricordava più nulla. La memoria semantica, e quella memoria, diciamo, della cultura generale, era abbastanza conservata. Quindi si vide che c'era una dissociazione nell'ippocampo: c'era la memoria episodica, non quella semantica. E poi c'era una leggera amnesia retrograda, cioè dei giorni precedenti l'operazione, qualche settimana. Ma il brutto era in avanti: l'amnesia anterograda, non fissava più ricordi. Questo signore H.M. aveva conservata la memoria procedurale, cioè quella memoria motoria che ci fa fare, per esempio, il nodo della cravatta, oppure che ci fa andare in bicicletta, che ci fa sciare. Quella era conservata. E anche la personalità era conservata. Quindi non era una persona con demenza. H.M. era una persona con un problema di amnesia anterograda nella memoria episodica, per cui non era autonomo. È stato una casa di riposo, in nursing home, soltanto studiato in continuazione. Un giorno riuscì a disegnare la piantina del posto dove si trovava. Fu un evento eccezionale, ma non andò oltre. Non ha recuperato nulla, ed è morto poi da poco. È morto nel 2008. È vissuto abbastanza, naturalmente, in maniera non autonoma, e si è capito molto della funzione della memoria svolta da queste strutture temporali profonde, soprattutto l'ippocampo.

Un caso del genere l'ho visto anche io, perché l'ippocampo ha la sua coda. Ricordiamo, c'è questa coda che si chiama fimbria. Ce ne sono due, girano in alto sotto il cervello del fornice. Hanno una commessura che ha un altro nome molto bello: psalterium, che è la cetra di Davide. La connette perché uno spazio triangolare, sembra della fantasia, una piccola cetra. Su quando arriva la curva superiore su queste due fimbrie, chiamate anche abenu, cioè le redini, c'è la ghiandola, l'epifisi. Ne abbiamo parlato a proposito del sonno, d'accordo. L'epifisi, quelle che secondo Cartesio la sciocchezza conteneva sia la mente che il cervello, in fondo era la fusione cogitans-extensa. Però noi ricordiamo l'epifisi soprattutto per la produzione di melatonina, che è quell'ormone che regola proprio il sonno, soprattutto il ciclo, il ritmo circadiano. Questa giovane signora, la giovane bella signora, aveva un tumore dell'epifisi che fu rimosso. Nella rimozione, necessariamente, si ruppero le fimbrie, cioè le due uscite dell'ippocampo. Ippocampo qui, fimbria che sale, rimozione. E questa signora aveva un'amnesia anterograda carina. Una signora molto carina, però non poteva ricordare nulla. E lei aveva questa strategia: usava un suo quaderno per gli appunti. Ricordo una sigla sua, fra le tante: CL, cambio lenzuola, modo che poteva ricordare quando, quando doveva cambiare ancora. Quindi memoria, intelligenza, memoria semantica conservate, memoria episodica no. "Quando ho cambiato il lenzuolo non mi ricordo".

Andiamo a leggere questi. Continuando col fornice, questo percorso che va sotto il cervello, sotto il corpo calloso, arriviamo all'altra parte della C: i corpi mammillari. Si chiamano così perché sono due sferette. Le vediamo rovesciando il cervello, cervello in formalina, vediamo queste due sferette, queste due piccole mammelle. I corpi mammillari, importanti anche quelli per la memoria, e sono ricchi di vitamina B1. Li troviamo degenerati negli alcolisti. E il tossico ha un effetto peggiore del disturbo circolatorio, come l'alcol, perché il disturbo circolatorio o traumatico magari colpisce una parte, ne lascia un'altra intatta. Un tossico come l'alcol, che è entrato nel sistema nervoso, brucia tutto, quindi va a compromettere gravemente la memoria. Ci sono degli stati chiamati anche sindrome di Korsakov: amnesia anterograda, confabulazione. Ne abbiamo parlato a proposito del mancinismo, delle confabulazioni. La persona che in buona fede inventa una storia, non ricordando che cosa è successo. E poi disturbi come la polinevrite alcolica sono quadri molto compromessi. Si arriva anche all'encefalopatia di Wernicke.

Ma torniamo all'ippocampo. Ancora non abbiamo finito. Abbiamo visto la memoria, l'importanza della memoria: i tassisti di Londra, il signor H.M., la fimbria, la signora che scriveva CL. L'ippocampo è importante anche per le emozioni. E ci sono delle crisi epilettiche che partono da questa zona nel sistema limbico, che possono dare degli stati d'animo addirittura surreali, come la grande felicità. E noi abbiamo una testimonianza illustre, niente meno, Dostoevskij. Dostoevskij era lui un epilettico e aveva queste crisi che descrive benissimo nel suo romanzo "L'idiota". Nell'idiota c'è la descrizione di una di queste crisi, e lui dice: "Si raggiunge una felicità assoluta, al di là della quale non è possibile immaginare altro". Quindi ci sono anche degli stati di una felicità, forse, che si vede soltanto in condizioni patologiche. Dostoevskij c'è, quindi una tendenza a questa produzione di sentimenti in una maniera esasperata. Ma ci sono anche poi paure che vengono, perché il sistema limbico, come ho detto, è quel sistema che nel coniglio faceva identificare il predatore. Quindi una paura che nasce nel cervello. Noi viviamo, viviamo con la paura, però proporzionata a un evento giusto, legittimo. Invece nell'attacco di panico, questo panico, questa paura è motivata, o meglio, ci sono delle associazioni profonde a livello proprio di di psicoanalisi si potrebbe capire. Però, però sono delle situazioni anche relativamente frequenti.

In questa zona, però, si possono produrre anche degli altri fenomeni critici, uno dei quali è il pensiero forzato, in inglese "forced thinking". Epilessia temporale del lobo temporale, cioè la persona ha i cosiddetti anancasmi. Ha neanche necessità. La persona deve pensare per forza a qualche cosa. Le viene qualcosa in mente che non c'entra nulla con l'andamento attuale. E ricordo il caso di una giovane signora che soffriva di attacchi di panico e veniva curata nella maniera tradizionale, cioè con ansiolitici e con antidepressivi. Venne col marito, e la signora spiegava perfettamente, la giovane signora, qual era tutta l'evoluzione del suo disturbo. E mi diceva: "Tutto comincia con una frase che non c'entra nulla. Io devo pensare a una cosa, poi mi viene una grande paura e vado via di testa". Quello che mi colpì era la prima parte: "devo pensare a qualcosa". Perché nell'attacco di panico comune, sì, c'è il panico, c'è anche lo stato un po' confusionale, ma non c'è il pensiero forzato. Questo mi fece pensare che ci fosse una epilessia che partiva dalle strutture del lobo temporale. Ed era così, perché da lì a poco la signora si blocca, presenta una assenza, anzi una pseudo-assenza, perché la vera assenza è quella del piccolo male nel bambino. Questa è una pseudo-assenza temporale. La signora si bloccò per due, tre minuti, con gli occhi aperti, occhi aperti, ma non vedeva nulla. Non vedeva il movimento, la mano, non vedeva la minaccia, non ascoltava, non sentiva, proprio completamente disconnessa. Signora, signora bloccata. E dopo due, tre minuti tornò in sé, come se nulla fosse successo. E questa forma qui andò bene con un trattamento antiepilettico, non col trattamento dell'attacco di panico tradizionale, perché era qualche cosa un po' di diverso. Quindi noi vediamo come nel sistema limbico la neurologia e la psichiatria sono diversamente coinvolte. Ci sono dei quadri che sono neurologici, ci sono dei quadri che sono invece psichiatrici. Quindi è una complessità di strutture che rende a volte anche difficile la diagnosi. Per difficile la diagnosi, come in questo caso, per esempio, un attacco di panico in realtà non lo era. C'è un panico indiretto, ma quel pensiero forzato ci diede il via per una interpretazione in chiave neurologica e quindi con una terapia adeguata.

Altra cosa che avviene in questa struttura complessa è la possibilità del cosiddetto "stato sognante", del "dreamy state". Uno stato che somiglia quasi all'ipnosi, uno stato di dormiveglia, di contatto e non contatto con la realtà. La persona vede qualche cosa. Ricordo a volte sono anche descrizioni importanti. Una signora riferiva una volta la presenza di una biga che passava nel cielo da est a ovest, sembrava il carro di Apollo, del sole, sembrava questa biga che attraversava tutto l'arco del cielo. A volte sono affascinanti degli stati di questo tipo qui. Una volta io dissi anche a una ragazza, dissi che raccontava, aveva avuto queste crisi in un locale notturno, perché la luce psichedelica intermittente facilita queste crisi. E lei descriveva il mutamento di questi colori, delle forme. Io ascoltavo rapito e dissi: "Avrei voluto provare anch'io queste emozioni". E lei mi disse: "Per carità, professore, non se lo auguri, non se lo auguri, perché è qualcosa che sconvolge". Disse anche: "Questo stato sognante non sempre è uno stato idilliaco, può essere uno stato che mette paura, anche quello risveglia, innesca la paura". Quindi noi vediamo come in questo complesso troviamo fenomeni critici della natura più disparata, comprese le crisi olfattive cosiddette del giro uncinato, della quinta circonvoluzione temporale. Se giriamo sempre questo cervello in formalina, lo giriamo, vediamo che alla base del lobo temporale ci sono delle altre circonvoluzioni, c'è questo giro uncinato. E se parte di là la scarica epilettica, la persona ha la percezione di un odore o di un sapore, in genere disgustosi. Sono sempre esperienze come gomma bruciata, qualcosa di putrido. Non solo quei bei sapori. Jack Bell, una crisi mi ha regalato il sapore di un bel carpaccio, per esempio, o di una crema chantilly. No, c'è gomma bruciata, odore di putrefazione. Crisi giro uncinato. E questo ce lo spieghiamo ricordando il coniglio famoso, dove c'è l'olfatto, la memoria e le emozioni. E nell'uomo queste si sono sviluppate.

Ecco, questa struttura, a livello già dei corpi mammillari, poi va a comunicare con le strutture che si sono formate successivamente nella filogenesi, come il talamo, che è un nucleo grosso, una grossa stazione di smistamento, e la corteccia prefrontale, frontale. Quindi ho detto che il sistema limbico non comunica con la corteccia con fibre dirette. Tant'è vero che il focolaio epilettico non viene rilevato da un elettroencefalogramma, non si vede. Occorrono gli elettrodi di profondità. Però c'è la connessione con la parte nostra "noetica", come si dice, cioè la parte di intelligenza, di memoria, di problem solving, cioè intelligenza, in pratica, attraverso il talamo, il nucleo anteriore del talamo, il nucleo dorsale del talamo, e la corteccia che fa prendere delle decisioni, la corteccia frontale che svolge funzioni esecutive di programmazione e poi di attuazione di di comportamenti. Quindi vediamo questa complessità che abbiamo visto appena accennata.

Ma c'è dell'altro. Parliamo di un'altra piccola struttura che si chiama nucleo accumbens. Accumbens septi, cioè il nucleo che è adiacente al setto pellucido. Cos'è il setto pellucido? Noi abbiamo due emisferi con due ventricoli dentro, due cavità piene di liquor, che comunicano con il liquor esterno. È una funzione idraulica di protezione. È una, questo ammortizza il liquido dentro e fuori un colpo alla testa, è un sistema di sospensione idraulica. Ecco, i due ventricoli sono separati da un setto chiamato il setto pellucido. Ai due lati ci sono degli altri nuclei. Nucleo accumbens. Sembra piccolino, sembra una cosa da nulla, però è tanto importante. Io penso nella nostra vita contemporanea. Che responsabilità c'ha? Torno al 1940. Già ci furono degli esperimenti classici. Un gruppo di ricercatori americani mise un elettrodo, piccolino, piccolino, nel ratto, in corrispondenza del nucleo accumbens. Il ratto viene narcotizzato in maniera stereotassica, si infila quindi questo piccolo elettrodo nel nel nucleo. Poi dopo si mette uno spinotto. Il ratto si sveglia, sta come prima. Però si può collegare uno stimolatore a questo spinotto. Il ratto veniva messo in una scatola, fatto come un labirinto, e veniva filmato. Io l'ho visto questo filmato. Interessante. Allora, il ratto viene messo in questa scatola. Il ratto è curioso, gira con questo filo sulla testa, come se fosse un tram. Giro, giro, annusa, gira, annusa. Arriva a un'estremità dell'abito e trova una leva. Curioso, mette la zampina su e riceve un piccolo shock elettrico nel nucleo accumbens. Il ratto si ferma perché ha provato un piacere. Ce lo dice il fatto che lui dopo cerca di nuovo di azionare la leva, ma la leva non funziona. Quindi il ratto fa altri tentativi disperati per avere quella razione di piacere, però non la riceve. Quindi sconsolato, poi lascia, torna a girare, arriva dall'altra parte del labirinto e trova un'altra leva. L'azione, e stavolta riceve lo shock e riceve il piacere. Insiste ancora, non riceve più nulla. Il ratto, che è intelligentissimo, capisce che in questa struttura di legno ci sono due leve che però funzionano in maniera alterna. Quando ha funzionato l'una, bisogna correre all'altra. Quindi si vedeva il ratto con questa coda lunga, lunga, che correva nel labirinto, arrivava dall'altra parte, dava un colpo alla leva, rimaneva un secondo, forse, e poi correva all'altra. E tutta la giornata era fatta di questi passaggi. E il bello, o il brutto, è che il ratto trascurava anche l'alimentazione, non mangiava e non beveva, perché per lui il pensiero di questo piacere del nucleo accumbens era superiore anche all'istinto di conservazione, di mangiare bene. E vediamo quindi che questo è un nucleo considerato responsabile della dipendenza. E si pensa quindi che anche la cocaina e le anfetamine agiscano sul nucleo accumbens, formando un falso mediatore chimico, perché questi neuroni sono neuroni dopaminergici. La cocaina spiazza, si lega a questi recettori, e così anche le anfetamine, quindi disturba completamente tutto l'equilibrio emotivo questo caso del della persona, del soggetto o dell'animale da esperimento. Quindi nucleo accumbens è visto come il nucleo responsabile della dipendenza. E secondo alcuni, è responsabile anche dell'effetto placebo. Noi ne abbiamo parlato due volte dell'effetto placebo: la prima volta "Medicina basata sull'evidenza", la seconda volta "L'ipnosi". Quando io ho detto che è la Bate Faria che ha scoperto l'effetto placebo. E poi, secondo alcuni, è anche responsabile della risata, dell'ilarità. Eh, quando si ride, non lo immaginiamo una grande sala con un comico di di grande valore, con la sala che ride. Immaginate che sono tutti i nuclei accumbens che stanno scaricando in quel momento. Vediamo quindi l'importanza anche per la società moderna del nucleo accumbens, cioè di una parte ancora di questo sistema limbico che pare non finire mai.

E non è finita, perché io devo ricordare un altro quadro. Questo complesso, molto complesso, che certamente è legato a queste strutture antiche, non certamente alla corteccia, che l'isteria. Oggi l'isteria, nella sua forma classica, si è molto ridotta, quasi sparita. Il DSM, che è una specie di piccola enciclopedia dei disturbi mentali, non la considera. Cioè, nel paese anglosassone, l'isteria ha perso valore, ha perso significato. La vediamo ancora oggi in qualche raro caso che viene da comunità montane isolate, perché l'isteria si è trasformata in attacchi di panico. L'isteria è quasi sparita. Gli attacchi di panico, che non c'erano una volta, sono diventati rigogliosi. E quello poi che quello che colpisce è che la società ha un valore, diciamo, un po' a uniformare. E questi comportamenti primitivi sono quasi quasi spariti. Ma se andiamo nell'Ottocento o nei secoli precedenti, noi vediamo che c'è una grande diffusione di questi fenomeni. E pensiamo a giovanette con isteria, con le convulsioni. E nel Medioevo, magari, alcune sono state bruciate come streghe, sono state viste come come persone invase dal demonio, e facevano paura queste convulsioni. Nell'Ottocento c'è un metodo più clinico e scientifico di studio di questi fenomeni. E Freud se n'è occupato. E vedendo la fenomenologia delle convulsioni, Freud ha visto una matrice sessuale, quindi sono fenomeni legati a al desiderio sessuale. Ha studiato questo fenomeno anche la clinica Sant'Anna di Parigi, con due nomi illustri, eccellenti, che sono i grandi maestri della neurologia, come Charcot e come Déjerine, che hanno studiato le convulsioni per differenziarle dall'epilessia. Quando questa giovanetta aveva questo scuotimento generale, bisognava capire se era un fatto organico, epilettico, o un fatto funzionale, come come l'isteria, cioè una malattia senza base organica, senza malattia. E qui, il famoso neurologo anche Babinski trovò il suo segno: sfregando la pianta del piede, si vede l'elevazione lenta, maestosa, dell'alluce, per differenziare le forme isteriche dalle forme organiche. E devo dire che ci riuscì. Questo segno nelle forme isteriche non c'era. Quindi guardiamo l'importanza della dell'isteria nell'Ottocento, ma anche ai primi del Novecento, gli studi che sono stati fatti. Però l'isteria, il nome, a proposito, viene da "hyster", che vuol dire utero. Utero, quindi soprattutto presente nelle donne. Isteria nelle donne. Ma io ho visto anche un caso di isteria di un uomo anni fa. Ricordo un omaccione robusto che quando aveva questi attacchi isterici stringeva addirittura la mandibola, i masseteri diventavano due palloni, addirittura stringeva i pugni, c'era uno sguardo quasi iniettato di sangue. Una volta questo signore si aggrappò al letto di ferro e lo piegò. Una forza erculea piegò un letto di ferro. Per fortuna mi aveva in simpatia, altrimenti si faceva: "Io ti spezzo in due", avrebbe detto. Sono forme più rare queste qui, quelle maschili, e ancora più rare oggi in senso generale. Però poi si è visto che l'isteria non dava soltanto convulsioni, ma una conversione organica, ossia i problemi idio-affettivi della persona venivano tradotti in disturbi, in disturbi del del corpo. Quindi, per esempio, delle anestesie, anestesia estetica: la persona non sentiva nemmeno la puntura di uno spillo o il bruciore di una sigaretta. E uno degli ultimi casi che io ricordo anni fa fu quello di un ragazzino di 15 anni che ci fu mandato dalla neurochirurgia perché paraplegico. Questo ragazzino aveva ricevuto un colpo al collo da un suo compagno di classe, era caduto paralizzato. Mandato in neurochirurgia, ma pare esami negativi. Fu portato da noi, lo vidi, ed ero un po' colpito dalla contraddizione della sua sensibilità agli arti inferiori paralizzati: "Qua sento, qui non sento". Poi a pelle di leopardo, un quadro neurologico inesistente. Poi risultava che questo ragazzino aveva ricevuto altri colpi, altre botte. E quindi ebbi l'idea di un ragazzo che era lo zimbello di bulli, un esempio di bullismo, cioè era il ragazzo che doveva prendere botte da tutti per il divertimento crudele dei suoi compagni, chiamiamoli così. E così venne l'idea di una paralisi isterica funzionale che si sbloccò con una sola seduta di ipnosi. Il padre, che era al di fuori della porta, quando vide uscire il figlio che camminava e correva, svenne. Il padre però non riuscì mai a capire che cosa avesse avuto il figlio. Lo vidi tempo dopo, chiesi: "Come sta? Come sta suo figlio?". "Eh, mi dà tante soddisfazioni adesso, è in seminario". E quindi capì che lui aveva scelto, il ragazzo, la via del seminario, perché almeno le botte non ne prendeva. Le carriere ecclesiastiche non sono previsti i bulli. Ecco, era più protetto. E questo è un caso di molti anni fa di questa conversione isterica. Ogni tanto se ne vede qualcuno. Però la forma è pressoché sparita. Insomma, non che siano annullati tutti questi complessi idio-affettivi, perché l'ippocampo e tutto il sistema limbico stanno sempre lì, quindi le emozioni stanno sempre in un certo modo. Però sono queste connessioni con strutture del tronco che rendono, per esempio, possibili le convulsioni, che rendono possibili questi meccanismi arcaici come l'arco di Charcot. Charcot vide che alcune persone durante la crisi isterica presentavano un opistotono, ossia un aumento dell'estensione del tronco, in modo da formare un arco da una parte i talloni e dall'altra la nuca. Un arco di Charcot. Lo vediamo anche nel bambino che fa i capricci, qualche volta, quando lo vogliamo abbracciare, ci sguscia, c'è un colpo di reni, ci sguscia dalle braccia, un meccanismo primitivo. Questi meccanismi, se presenti nell'adulto, ci danno la spiegazione dell'arco di Charcot, che però adesso oggi non si vede quasi più.

Ma c'è ancora dell'altro da dire, perché questa isteria, questo fenomeno poi è magico, assurdo, dava luogo anche a dei fenomeni teatrali. La persona con isteria era una persona che poi richiamava attenzione e che aveva molta teatralità. E questo ci fa ricordare i medium, persone che entravano in trans ipnotico, non il ciarlatano, perché lì fingeva la comunicazione con l'aldilà. Però quello che entrava veramente in trans, medium, ed erano fenomeni molto affascinanti, soprattutto nel secolo scorso. C'era una famosa medium, Eusapia Palladino, si chiamava, nata a Minervino Murge, nelle Puglie, dove i fenomeni isterici erano anche molto frequenti. Sempre nella nostra intervista sull'ipnosi, io ho parlato della tarantola e della pizzica, che venivano esorcizzati con i balli, la tarantella. Ecco, una zona dove evidentemente le giovanette presentavano spesso questi questi fenomeni. Qui c'era questa medium Eusapia Palladino, che era diventata famosissima in tutta Europa, anche perché in questo trans avvenivano dei fenomeni paranormali, con spettacoli quasi molto costosi. Lei ha girato l'Europa fino in Russia, per però ha ricevuto gli elogi di Sir Conan Doyle, che è il creatore di Sherlock Holmes, quindi una persona molto razionale, e fece tanti elogi, una lettera di elogio e di complimenti. I coniugi Curie, quelli della radioattività, si interessarono anche alla signora Palladino, che nel frattempo aveva sposato un prestigiatore di strada. Il marito era più convinto della moglie, però questa, e lei è stata anche in Polonia, in Russia, e anche negli Stati Uniti, dove però fece un flop, perché negli Stati Uniti scoprirono alcuni trucchi. Il suo manager disse: "Sì, ci sono dei trucchi, ma questo non spiega tutto". Uno dei trucchi, per esempio: lei, in questo trans, pure fermata alle caviglie, alle mani, riusciva a far sollevare un tavolino o a far muovere la tenda. In questo trans, poi si scoprì che c'era una scarpa che permetteva al piede di scusare fuori. La scarpa rimaneva nelle mani dell'esaminatore, del controllore, col piede riusciva a spostare il tavolino. Ci fu questa figura di medium, forse è ritornata ancora di attualità per la New Age. New Age sostituisce il medium con il canalizzatore e sostiene che c'è la possibilità di una comunicazione fra il mondo ultraterreno e il mondo nostro, con tutti questi fenomeni legati alla anche allo spiritismo e alla medianità. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. Ecco, si tende a trasformare. Questa Eusapia Palladino fu studiata anche nel 1908-1909 dal titolare della cattedra di fisiologia dell'Università di Napoli, che il professor Filippo Bottazzi, che ha pubblicato un libro "Fenomeni medianici", un libro introvabile, ma io ce l'ho perché era di mio nonno, del 1909. L'ho anche letto, dove ci sono tutte queste osservazioni, dove è stata studiata lei da un punto di vista fisiologico, eccetera. Un libro, uno studio che però, secondo me, non conclude, non ci dice assolutamente nulla, non ci dice granché. Del resto, questi fenomeni così di fantasia, un po' magici, difficilmente possono essere formalizzati. Si troverebbe. Ora, io non credo personalmente che ci sia la possibilità della comunicazione, come dice la New Age, con l'aldilà attraverso questi canali. Personalmente non credo. Però devo dire che ci sono anche delle cose non spiegate ancora, che ancora noi non conosciamo. Durante le crisi compulsive, cioè quelle compulsioni epilettiche, o durante questi stati di astrazione dalla realtà, in quella casa apparivano cose strane, succedevano fenomeni paranormali. Ma questo è stato testimoniato da medici, alcuni anche miei conoscenti, colleghi più anziani, fenomeni che cessavano con l'allontanamento della persona, in genere una servetta che veniva dalla campagna o dalla montagna con isteria. Questa servetta in casa produceva cose strane: luci che si accendevano, che si spegnevano, campanelli che bussavano, colpi alla porta, scricchiolii, tutti fenomeni annullati dalla partenza della persona. Come si spiega? Non lo so. Eh, queste testimonianze sono degne di fede, e non risulta che la persona manipolasse campanelli o interruttori, eccetera. Ma fatti fisici, forse ci sono ionizzazione dell'aria, campi magnetici, campi elettrici. Un mio collega neurologo, che era medico di fabbrica, mi disse che c'era un operaio che non poteva passare attraverso un capannone perché faceva saltare gli impianti di corrente elettrica. Come si spiega? Ecco, forse oggi si potrebbe spiegare meglio con tutti i sistemi di risonanza, eccetera. Una volta non si spiegavano. Questo ci porta a una conclusione che ci sono ancora tanti misteri in questo scrigno antico del sistema limbico, di un sistema che è legato alle percezioni, alle memorie e alle emozioni, che ancora noi non conosciamo. E questo è il fascino ancora dello studio e della scoperta. Sono strutture misteriose perché compresse, coperte da tutto lo sviluppo successivo che ha reso la persona molto più complessa di quell'essere che si deve preoccupare della lattuga, di Jessica Rabbit e della fuga dal predatore.

Professore, La ringraziamo davvero moltissimo per aver aperto il coperchio di questo scrigno e averci fatto guardare un mondo che adesso è ancora più misterioso e affascinante, devo dire. Per cui, in realtà, il nostro cervello è fonte sempre di numerose scoperte scientifiche, ma è fonte anche, forse, di qualche intuizione, di qualche, come ci ha raccontato Lei. Per cui, grazie davvero per averci fatto attraversare questo viaggio. Grazie dell'attenzione. Grazie, buona serata.

[Musica] Buonasera.