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[Applauso]
Siamo nella periferia est di Londra, davanti alla prigione più dura del Regno Unito: il carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Lo chiamano la Guantanamo britannica. Qui, da quasi 5 anni, si trova Giulian Assange, il giornalista ed editore australiano fondatore di WikiLeaks, che ha rivelato al mondo le prove dei crimini di guerra compiuti dagli americani in Iraq e Afghanistan.
Un uomo a cui hanno tolto tutto e che da 14 anni vive recluso: prima ai domiciliari, poi nella stanza di un'ambasciata e infine in questo carcere. Ed ora la sua vita è appesa a un filo. Quando arriviamo davanti al carcere, mancano infatti poche settimane all'ultima decisione dell'alta Corte inglese, l'ultima possibilità per gli avvocati di Assange di opporsi all'estradizione negli Stati Uniti.
Che ci fa un giornalista, un difensore dei diritti umani, dietro le spietate mura del carcere di Belmarsh? Come può la nostra cosiddetta società democratica tollerare un'ingiustizia del genere? È l'unico giornalista detenuto in carcere, e non perché abbia commesso qualche crimine o debba scontare una pena. È in attesa che la giustizia britannica decida se estradarlo negli Stati Uniti, dove lo vogliono processare come fosse una spia, con una pena che può arrivare fino a 175 anni di carcere.
Noi sappiamo che le accuse contro di lui sono in realtà accuse contro il nostro diritto di sapere, contro le nostre democrazie. Giulian Assange, da oltre un decennio, è al centro di una feroce e sistematica persecuzione politica. È stato accusato di essere uno stupratore, un terrorista, una spia. Tutto è successo dopo che, nell'aprile del 2010, aveva diffuso "Collateral Murder", il video che mostra l'uccisione indiscriminata di civili iracheni disarmati compiuta dagli americani a Baghdad.
Nel luglio del 2010, poi, WikiLeaks pubblicò centinaia di migliaia di file secretati sull'Iraq: sono i rapporti segreti stilati dagli stessi soldati americani, giorno per giorno, dal 2004 al 2009. Per gestire un materiale così enorme, Assange chiama a raccolta i più importanti giornali del mondo e l'Iraq Body Count, un ONG che dall'inizio del conflitto teneva il conto del numero dei civili rimasti uccisi in Iraq dopo l'invasione americana del 2003.
Il nostro lavoro era quantificare il costo della guerra, mettendo insieme tutte le fonti disponibili. Eravamo arrivati a contare 100.000 morti civili, ma improvvisamente, grazie alle rivelazioni di WikiLeaks, abbiamo scoperto altri 15.000 morti di cui nessuno era a conoscenza. Chi erano quelle vittime e perché ce le avevano nascoste? Per ragioni politiche, perché mettevano gli Stati Uniti in imbarazzo. Non volevano che emergesse la verità: la guerra non stava procedendo bene, i civili stavano soffrendo conseguenze atroci.
La verità era che la situazione era sfuggita di mano agli americani. In pochi mesi, come avevamo mostrato a Presa Diretta nel 2021, i report resi pubblici da Assange parlavano dei crimini della guerra civile: corpi bruciati con acido nitrico, uomini torturati in modo orrendo. Senza il lavoro di WikiLeaks, non si sarebbe saputo nulla di tutto questo; i governi avrebbero continuato a nascondere tutto sotto il tappeto.
Nel 2010, oltre ai report sull'Iraq, Julian Assange pubblicava anche i documenti segreti sulla guerra in Afghanistan, rivelando i crimini di guerra compiuti dagli americani. Sempre nello stesso anno, WikiLeaks svelava le condizioni terribili e disumane in cui versavano i terroristi catturati nel mondo intero e gettati, senza un'accusa e un processo, nelle gabbie di Guantanamo.
Dunque, Assange doveva essere punito. Non è un caso che da quell'anno su di lui si sia scatenato l'inferno. Assange non ha più conosciuto la libertà: prima le accuse di stupro dalla Svezia, con tanto di mandato di cattura internazionale, accuse poi decadute; poi sette anni passati in questa ambasciata dell'Ecuador a Londra come rifugiato politico.
Stefania Maurizi, giornalista d'inchiesta e autrice di questo bellissimo libro, ha aggiunto un pezzo di verità importante in questa storia: tutti questi anni di permanenza dentro l'ambasciata dell'Ecuador a Londra sono stati provocati. Questo caso è stato utilizzato in modo strumentale per tenerlo intrappolato a Londra dal 2010 fino al 2019, quando è stato alla fine arrestato.
Il caso è quello dell'accusa di stupro, mostrato con quale tipo di documento? Questo documento cruciale è la corrispondenza tra le autorità inglesi del Crown Prosecution Service e la procura svedese, in cui gli inglesi dicono agli svedesi di non andare a Londra a interrogarlo. Facendo così, hanno creato una paralisi legale da cui Julian Assange non è più uscito dal 2010 fino a che, nel 2019, è stato arrestato.
Poi, in questi 9 anni, è stato pure controllato. È stato spiato lui, quella che poi è diventata la moglie Stella Assange, e soprattutto gli avvocati di Giulian Assange, alla ricerca di informazioni sulla strategia difensiva, i medici per conoscere le sue condizioni. E tutti noi, tra cui io, in modo pesante, siamo arrivati a aprire i nostri telefoni, estrarre la SIM. Questo è stato fatto presumibilmente dall'azienda che si occupava della sicurezza dell'ambasciata, lavorando per la CIA. Questa è l'ipotesi al centro di questa importante inchiesta in corso in Spagna.
Poi lo volevano o rapire o uccidere. Avevano pianificato di avvelenarlo oppure di lasciare aperta la porta la notte, in modo che qualcuno potesse entrare e rapirlo. Questo è stato confermato da un'inchiesta dell'importante media americano Yahoo News, che ha trovato ben 30 fonti governative che hanno confermato questi fatti.
Ora gli Stati Uniti ci dicono: "Non preoccupatevi, se ci date Assange, lo tratteremo bene". Ma sono le stesse autorità e agenzie di intelligence che avevano pianificato di rapirlo e ucciderlo. Quindi, come possiamo fidarci di loro?
È la prima volta che gli Stati Uniti cercano di estradare e perseguire un giornalista per aver pubblicato la verità. Questo caso rappresenta un precedente pericoloso per tutti i giornalisti del mondo, perché significa che chiunque pubblichi informazioni sugli Stati Uniti può essere estradato e processato in quel paese.
L'avvocato Jennifer Robinson ha seguito Julian Assange già dal 2010. Finora, insieme al suo team di avvocati, è riuscita a impedire che Assange venisse estradato negli Stati Uniti. Ma da quando il governo inglese, nel 2022, ha firmato l'atto di estradizione, alla difesa è rimasto solo un ultimo appello. Se il nostro appello sarà rifiutato, Assange verrà estradato negli Stati Uniti. E se ciò accade, noi sappiamo che si suiciderà. È una questione di vita o di morte.
Quali altre opzioni sono rimaste nel caso il vostro ultimo appello venisse rigettato? Non ci rimane che fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma con esiti incerti. Dobbiamo quindi essere pronti alla possibilità che Assange possa essere estradato e presto.
Jeremy Corbyn, l'ex leader del partito laburista britannico, è uno dei pochi politici ad aver preso posizione a favore di Assange. Ha chiesto la sua scarcerazione e che non venga estradato negli Stati Uniti. Immaginiamo un giornalista in Russia che denuncia attività illegali svolte dal governo russo e viene incarcerato in Russia. Bene, noi sosterremo la sua causa. Se successivamente riuscisse a lasciare la Russia e a raggiungere l'Europa occidentale, sarebbe accolto da ogni governo.
Quindi, cosa c'è di diverso? La differenza sta nel fatto che l'amministrazione americana. Se potesse fare un appello agli altri leader politici europei, che cosa direbbe?
Come leader europei, fate parte del Consiglio d'Europa, siete firmatari della Convenzione Europea sui diritti umani e siete vincolati a questi principi. Avete doveri costituzionali che garantiscono la libertà di riunione, la libertà di parola, la libertà di stampa. In ognuno di questi casi, Julian è stato trattato ingiustamente.
Le guerre si moltiplicano ovunque: in Ucraina, Gaza e anche i crimini di guerra si stanno moltiplicando. Se Julian potesse svolgere il suo lavoro da giornalista, denuncerebbe ciò che sta accadendo in Russia, in Ucraina e anche ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, smascherando gli interessi commerciali di tutti i paesi che traggono vantaggio dalla guerra e dal commercio di armi.
Ma ci sono forze molto potenti, forze economiche e altre, che vogliono mettere a tacere Julian.
Abbiamo conosciuto Stella Morris, la moglie di Julian Assange, nonché madre dei suoi due figli, a Ginevra nel giugno del 2021. La capitale mondiale della pace e della difesa dei diritti umani aveva infatti lanciato l'appello perché il giornalista australiano venisse immediatamente liberato. Ci sono solo due strade: o Julian riacquista la libertà o muore. E se muore, non è perché si è suicidato, è perché lo hanno ucciso.
Da allora, Stella non ha mai smesso di girare il mondo intero. È stata a Lisbona nel novembre del 2023 e ha parlato davanti a migliaia di persone. La liberazione di Julian deve essere una priorità per tutti quelli che credono nella libertà di parola e in una stampa libera.
È andata anche a Strasburgo, al Parlamento Europeo. "Mio marito sta soffrendo terribilmente perché è in carcere da 4 anni nel Regno Unito senza aver subito un processo". A Roma ha incontrato il Papa, che aveva scritto una lettera da San nel marzo del 2021, quando era in carcere già da 3 anni.
A novembre del 2023, Stella Morris è venuta a Napoli per ritirare la cittadinanza onoraria concessa a Giulian. Per l'occasione, c'erano dibattiti, mostre e incontri per lui, anche un grande murale a Scampia e una statuetta a San Gregorio Armeno. Ha fatto tappa anche all'Università Orientale di Napoli, occupata da giorni dagli studenti che manifestavano per mostrare vicinanza al popolo palestinese. L'hanno accolta stesi a terra, con la scritta "Press" per denunciare l'uccisione dei giornalisti a Gaza.
"Dico grazie a tutti gli studenti che sono qui per combattere per la verità".
E infine, la cerimonia nella sala dei Baroni del Maschio Angioino, dove Julian è diventato cittadino onorario di Napoli.
Se noi vogliamo difendere e rafforzare le nostre democrazie, dobbiamo difendere l'informazione libera e veritiera. Sono molto commossa. Oggi è un giorno storico. La città di Napoli ha di virtù per tutte le altre città e di coraggio.
Dal primo momento in cui sono scesa dall'aereo, ho ricevuto calore umano e sostegno da chiunque ho incontrato. Ma penso a Julian, che è solo e soffre di solitudine. Lui ha bisogno urgentemente della sua libertà. E quel giorno torneremo insieme qui a Napoli.
Con Stella Morris ci siamo dati appuntamento due mesi dopo a Londra, davanti al carcere di Belmarsh. Ha appena incontrato suo marito Julian. È sempre bello vederlo, dove lo incontri, nell'area visitatori. Sono certa che le conversazioni vengono registrate. Ci sono telecamere ovunque, non è un colloquio privato. Le guardie girano, pattugliano i tavoli, camminano su e giù.
Quanti prigionieri ci sono in questo carcere? 8.850. Dopo l'11 settembre, è diventato il carcere dei terroristi islamici. Ma che ci fa Giulian Assange qui dentro, insieme a criminali e terroristi? Tutti dentro il carcere sanno che lui non dovrebbe essere qui. Lo sanno le prigioni. C'è molta solidarietà, ma per lui rimane un posto davvero pericoloso. C'è tanta gente che non sta bene e che è molto violenta.
La incontro di nuovo nel pomeriggio, in pieno centro a Londra, al Frontline Club, il tempio del giornalismo di guerra. In questa stanza, il 26 luglio del 2010, Julian ha rivelato i diari di guerra segreti dei soldati americani in Afghanistan. Ed è solo per quelle pubblicazioni che Julian rischia decenni di carcere.
Julian è intrappolato nello stesso posto da quasi 5 anni, tagliato fuori dal mondo. Gli hanno chiuso la bocca, l'hanno messo a tacere. La verità è che la sua presenza è una grande vergogna per il Regno Unito. Vogliono nascondere che c'è un giornalista imprigionato dall'Occidente. Parliamo di un paese democratico maturo. Esatto, lui è la prova del tradimento della democrazia ed è per questo che vogliono nasconderlo.