Transcription
Il ripristino del Mos Maiorum, la politica estera e la successione di Augusto.
Il ripristino del Mos Maiorum. Anzitutto, che cos'è il Mos Maiorum? Voi che studiate latino sapete cosa vuol dire l'espressione "Mos Maiorum". Vuol dire il costume, il costume degli avi, degli avi, degli antenati. Esatto. Ecco, per i Romani questa cosa era una cosa fondamentale. Nel senso che loro avevano come punto di riferimento questi valori, insomma, questi ideali che erano rimasti, provenivano da un passato quasi ancestrale, no? E poi erano stati predominanti in tutta l'età della monarchia e della Repubblica, soprattutto nei primi secoli della Repubblica. Erano i valori che avevano portato i Romani ad espandersi, a conquistare e a vincere così tante battaglie. Insomma, l'obbedienza allo Stato anzitutto, che per lo Stato si si si faceva tutto. I Romani facevano tutto per lo Stato, erano disposti anche a mettere da parte i loro affetti familiari, di padre nei confronti del figlio o viceversa, pur di privilegiare questo aspetto. Poi la sobrietà, cioè secondo il Mos Maiorum, i Romani non dovevano eccedere, ad esempio, nel mangiare, nel vestire, nel lusso. Eh, dovevano essere sempre molto moderati. Poi lo spirito di sacrificio, disposti a tutto, no, per per la Patria.
Che cosa fa Augusto? Dice: "Questi valori, purtroppo, questi ideali si sono persi negli ultimi secoli, soprattutto poi con la corruzione imperante in questi ultimi secoli della Repubblica". A parte la crisi politica, economica, eccetera, c'era anche una crisi morale. E questa era quella che vi ricordate, lamentava, una cosa che lamentava, insomma, che sottolineava anche Catone il Censore, Catone il Vecchio, no? Quindi vi ricordate nel secondo secolo avanti Cristo, cosa diceva Catone il Censore? Ecco, stiamo perdendo i valori tradizionali. Si presenta Ottaviano Augusto come un tradizionalista. Anche questo è un aspetto che lo fa benvolere dal dal Senato, sicuramente, che che si sente custode, no, di questi valori, anche se noi sappiamo, abbiamo visto proprio in questi ultimi due secoli, che il Senato invece abusava del potere e cercava di, insomma, di spesso erano corrotti senatori. Si presenta, quindi, come difensore di questi antichi valori. Augusto, capite, vuole ripristinare questo Mos Maiorum, vuole riprenderlo, no? Ecco, dicevamo per questo motivo, diciamo, tutti sono contenti anche di questa politica culturale, possiamo dire, di di Augusto. Noi, in particolar modo, fra qualche settimana parleremo dell'Eneide di Virgilio e cominciamo a dire questo: che l'Eneide di Virgilio è proprio il poema che esalta Augusto, che esalta questi valori. E Enea incarna questi valori di lealtà, di, insomma, soprattutto di pietas, no? Quindi anche da un punto di vista religioso, ecco, non solo da un punto di vista morale, c'è questa ripresa di questi valori, no? Si presenta, insomma, Augusto anche come colui che vuole restaurare la religione tradizionale, perché con l'arrivo dei Greci, no, abbiamo detto che nel secondo secolo avanti Cristo, si sconvolge un po' Roma anche da questo punto di vista, erano penetrate idee filosofiche, ad esempio, che erano un po' in contrasto con quelle tradizionali. E allora Augusto ci tiene a recuperare anche esse. E sicuramente il poema di Virgilio è funzionale, è perfettamente in sintonia, organico. Si dice che Virgilio è un intellettuale organico al potere, vuol dire, quindi, che Virgilio sicuramente è in linea perfettamente con chi ha il potere, in questo caso con Ottaviano Augusto. In realtà, però, Virgilio lo fa, lo vedremo, perché è anche una esigenza sua personale, quella di recuperare questi valori, un po' di pace, di ordine. È una era un un desiderio comune. Allora recuperare un po' di pace, di ordine, di valori, di tranquillità, di serenità dopo questi secoli che erano stati sconvolgenti.
Bene, Augusto non si limitò però a intervenire ne in questi campi dei costumi, della cultura, ma fece anche delle leggi per per cercare di portare avanti queste sue idee, questa propaganda moralistica, chiamiamola così, no? Ad esempio, fece una legge sul matrimonio, l'Lex Julia, quindi la legge di Giulio, perché lui si chiamava Giulio Cesare Ottaviano Augusto, de maritandis, de maritandis ordinibus, ecco, riguardo all'organizzazione del matrimonio, quindi valorizzando assolutamente il matrimonio e la procreazione, mentre a quell'epoca incominciavano ad esserci, per esempio, molti molte separazioni, chiamiamoli così, noi li possiamo chiamare divorzi, ecco, allora si chiamavano separazioni, ecco, cioè c'era una anche a livello di morale sessuale, civile, eccetera, c'erano degli atteggiamenti, dei comportamenti che mediati questi dell'Oriente, della Grecia, che erano completamente opposti rispetto a quelli che che c'erano tradizionalmente a Roma. Allora incentivazione del matrimonio a tutti i costi, per esempio, sanzionare i celibi, se uno non era sposato doveva pagare, doveva essere colpito, insomma, dallo Stato, perché lo Stato si fondava anche su questo, sul nucleo della famiglia, insomma. Poi ancora porre vincoli nei testamenti e per chi è senza figli, limitare i matrimoni tra classi sociali diverse, questo anche per mantenere una certa purezza delle classi sociali superiori, elevate, eccetera. Stabilire premi in denaro per le famiglie numerose, più figli fate e più sicuramente lo Stato vi viene incontro. Ecco, tra l'altro, poi nelle pagine, insomma, che ci sono intorno 20-21, ci sono degli approfondimenti sulla condizione femminile. Allora la condizione femminile, della donna, insomma, a Roma era sicuramente di inferiorità e la donna doveva procreare e basta. Pure si stavano diffondendo delle idee diverse, dicevamo, provenienti dalla Grecia, in base alla quale c'era una maggiore emancipazione, insomma, della donna. Ma Augusto invece vuole riaffermare assolutamente i ruoli tradizionali, dare la precedenza nell'assunzione di incarichi al Pater familias, quindi il capo della famiglia, no? E tra i patres, i primi assunti, quelli con più figli, incentivare, insomma, in tutti i modi il matrimonio, disincentivare il celibato e incentivare al massimo e favorire, insomma, la nascita di più figli possibili.
Poi altra legge importantissima, la Lex Julia de adulteriis et de pudicitia. Oh, bisognava anche sanzionare l'adulterio, che era un'infrazione rispetto a questo al matrimonio, al contratto, diciamo, del matrimonio civile. Poi vedete, per esempio, qui a fianco, la l'immagine era uno dei modi, ce n'erano anche altri per sposarsi, c'erano delle cerimonie che venivano compiute e una di queste prevedeva proprio la dextrarum iunctio, cioè l'unione delle mani destre del, insomma, dei due sposi. Ecco, dicevamo invece che addirittura con questa legge che fa Augusto, l'adulterio viene considerato un reato pubblico. Si poteva arrivare, ecco, fino a il padre poteva, il padre della donna poteva uccidere immediatamente lei e l'amante colti in flagrante. Il marito poteva uccidere l'amante, solo per osare di classe superiore, insomma. Come vedete, era giustificato addirittura l'assassinio dell'adultera, eccetera. E questo è proprio perché lui voleva in tutti i modi sanzionare l'adulterio. Sapete cosa era successo, però, da Augusto? Una cosa un po' particolare. Lui era contro l'adulterio, addirittura fa questa legge molto rigida, eccetera, e sua figlia è adultera. Lo viene, si viene a scoprire e quindi praticamente, siccome lui era molto rigido, severo, allora deve sanzionare anche la figlia. La condanna all'esilio, anche la figlia, così è l'esempio, dà esempio. Questo perché, insomma, voleva portare avanti questa politica, questa propaganda e quindi per portarla avanti fino in fondo è costretto anche ad esiliare la figlia, perché è la prima che si macchia di adulterio, è proprio sua figlia.
Bene, l'ideologia Augustea nella cultura. Ecco, per quanto riguarda la cultura, Augusto fa molto leva sulle opere pubbliche, senz'altro, e sulle opere d'arte. Qui vedete, per esempio, una fotografia del Teatro di Marcello. In realtà, questo teatro era stato iniziato da Cesare. P, c'è stato, era stato creato un teatro importantissimo da Pompeo. Tra l'altro, poi nella curia di quel teatro venne ucciso Cesare. Poi viene progettato un teatro da Cesare, il quale, però, Cesare, come ben sapete, poi muore nella congiura e quindi questo progetto viene portato avanti da Augusto. Augusto aveva, tra l'altro, un nipote che lui voleva diventasse suo successore, eh, ma poi dopo morì prima di lui. Comunque, dedicò a questo nipote il Teatro di Marcello. Questo è solo un esempio delle svariate opere d'arte, opere pubbliche. Sicuramente la più famosa è l'Ara Pacis. Ara Pacis, voi che studiate latino, sapete che vuol dire Altare della Pace. Ecco, quindi una dimostrazione anche dal punto di vista architettonico, eccetera, di quello che era la cosa più importante per Augusto, portare avanti la pace. Ma furono tantissime anche le statue che rappresentavano lui, che rappresentavano Augusto. Avrete visto, insomma, delle statue famose, Ottaviano Augusto, magari che indica col braccio in questo modo, oppure statue di Cesare. Un tempio a Cesare fu fatto anche al Divino Cesare, quindi, insomma, al Divo Giulio, nel Foro Romano esisteva proprio un tempietto dedicato a lui, a suo padre. Lui lo esaltava in tutti i modi, Cesare. E quindi c'erano anche tantissime statue, insomma, queste statue degli avi, di Cesare, queste opere pubbliche aumentano un po' la considerazione di Augusto, un'aura particolare. Lui deve avere attenzione, però, non deve essere considerata una divinità. Augusto non si vuole far considerare una divinità perché non è un monarca orientale, eh.
Bene, poi ancora altre cose che lui fa, l'abbiamo già detto la volta scorsa, le elargizioni di grano e gli spettacoli, giochi pubblici, no? Ricordate "panem et circenses", di cui abbiamo parlato la volta scorsa. Ma dal punto di vista culturale, una cosa fondamentale che lui fa è quella di accogliere nella sua cerchia, in una cerchia di intellettuali, i poeti più importanti e più famosi dell'epoca. Soprattutto si avvale di un suo grande collaboratore che si chiama Mecenate. Ecco, questo tale Caio o Gaio Cilnio Mecenate fa una specie di, di grande circolo, si chiamava così, un circolo culturale, un circolo di intellettuali che sono anche sovvenzionati dallo Stato, quindi da Mecenate, in modo particolare, a dire la verità, più che altro, però, di fatto, dietro Mecenate c'era Augusto, perché portassero avanti questa ideologia, questa propaganda. Ripeto, queste cose le rivedremo anche quando introdurremo l'Eneide di Virgilio. Virgilio faceva parte di questo circolo di Mecenate, ma non c'erano solo poeti come lui, Properzio, Orazio. C'erano anche degli storici come Tito Livio, quindi scriveva delle storie in cui esaltava il ruolo di Augusto, che finalmente, dopo secoli e secoli di guerre e anche addirittura di guerre civili interne a Roma, aveva riportato la pace. Ecco, diciamo che è un po' al di fuori di questo circolo un altro poeta che è Tibullo, ma soprattutto perché c'era un altro circolo un pochettino meno, come dire, in sintonia con l'imperatore, che si chiamava circolo di Asinio Pollione, ma soprattutto era un po' contrario alle a quelli che erano i progetti di Augusto. Ovidio, un altro grandissimo poeta, l'anno prossimo, quando inizieremo a leggere Dante, vedremo come l'ha ispirato tantissimo. Vi, il quale, per esempio, aveva scritto una Ars Amandi. Ora, in questa Ars Amandi, si scrivevano delle cose riguardo alla seduzione, come sedurre una donna, eccetera, venivano fuori, insomma, delle idee, ad esempio, sul matrimonio o sul rapporto fra uomo e donna, che erano assolutamente contrarie a quelle che erano le idee prevalenti del regime Augusteo. E quindi Augusto non era molto contento delle poesie di Ovidio. Ora, siccome trovò poi una scusa, una giustificazione per esiliare, di Augusto fu proprio Ovidio ad essere testimone di questo adulterio e quindi a questo punto Augusto a malincuore dovette esiliare la figlia, però esiliò anche lui, che era stato testimone, era una scusa, insomma, perché aveva già detto che non era molto, non gli piacevano molto, insomma, le sue poesie.
La politica estera e la successione. Ah, eccolo qua. L'Ara Pacis, l'Altare della Pace, lo trovate in fondo alla pagina 14, è proprio la testimonianza più chiara, esplicita, no, di questo, di questa volontà di presentarsi come colui che porta finalmente la pace dopo un periodo di guerre. Lui poi fa le Res Gestae, insomma, parla di sé stesso e praticamente in Turchia, ad Ancira, che sarebbe praticamente l'antico nome di Ankara, è stato ritrovato un cippo, diciamo, una stele, insomma, nella quale è incisa proprio, è inciso questo testo, il testo delle imprese di Augusto, che racconta lui stesso in prima persona, a differenza di Cesare, che invece racconta in terza persona. Ma soprattutto quest'Ara Pacis serve per divulgare l'immagine del sovrano pacificatore. Ne parleremo anche quando studieremo l'Eneide di Virgilio, e ci saranno dei riferimenti espliciti a questa funzione ordinatrice e pacificatrice di Roma in generale e di Ottaviano Augusto in particolare. Ecco, in realtà, non è che abbiano terminato del tutto di far guerre i Romani. Lui, Augusto, dice: "Ecco, adesso finalmente posso chiudere il tempio di Giano". No, sapete la storia del tempio di Giano? C'era un tempio a Roma che, siccome quando i Romani avevano, avevano, coso, il rischio di essere invasi dai nemici, da questo tempio era, i Romani, insomma, avevano buttato giù delle cose che erano riuscite a respingere, insomma, i nemici. Allora i Romani tenevano sempre aperto questo tempio di Giano, era, cioè propiziavano sempre, fatte ne facevano sempre una dopo l'altra, questo tempio era sempre aperto. Ora, che cosa fa Augusto? Una volta che ritorna a Roma, chiude il tempio di Giano. Attenzione, però, non è che lo tiene chiuso per tutti gli anni del suo impero, dovrà poi riaprirlo parecchie volte, però. E poi in tre occasioni lo chiude solennemente, come a dire: "Ecco, finalmente io porto la pace". Ma come stavo spiegando, comunque, le guerre non terminano del tutto. Anzi, ce ne sono parecchie. Pensiamo, per esempio, ai Parti. La vedete la cartina alla pagina 15? Ecco, osservate come si era espanso tantissimo il popolo dei Parti a partire dalla Mesopotamia, aveva creato un vero e proprio impero, no? Quindi un impero anche piuttosto vasto e addirittura questi Parti pensavano, visto che si erano spinti fino all'Asia Minore, la Siria, eccetera, quasi pensavano di poter trovare sbocco nel Mediterraneo per loro affari, eccetera. E quindi per questo c'era stato un contrasto con i Romani, una guerra con i Romani. Nel 53 avanti Cristo, Crasso era andato a combattere contro i Parti, aveva subito una sconfitta cocente e lui stesso era morto nel corso di questa battaglia, la battaglia di Carre. I Parti avevano preso le insegne dei Romani, quindi hanno vinto la battaglia e hanno preso le insegne. Erano delle aste, no, che portavano questi alfieri, questi portabandiera, portavano queste aste con i simboli SPQR, no, Senatus Populusque Romanus, eccetera. Ora, il fatto che fossero state sottratte queste insegne era una cosa umiliante, tremenda per per i Romani, i quali volevano al più presto recuperare queste insegne. Ora, Augusto, Antonio, anche Antonio aveva fatto delle campagne contro i Parti, anche Antonio era stato sconfitto, non era stato ucciso da loro, ma come ben sappiamo, poi, insomma, si suicida quando ormai sta arrivando Ottaviano ad Alessandria d'Egitto. Ebbene, Augusto dice: "Facciamo così, facciamo una politica diplomatica". Insomma, cerca di negoziare. Ecco, quindi la la politica negoziatrice di Augusto porta alla restituzione delle insegne e questo per Roma, anche questo è un successo politico, chiamiamolo così, no? Quindi le insegne sottratte a Crasso nel 53 avanti Cristo ritornano a Roma grazie ad Augusto. Questo in Oriente, quindi in Oriente effettivamente un po' pacificatore, diplomatico, eccetera. Ma in Occidente non si comporta nello stesso modo. E infatti, ecco, finiamo la questione dell'Oriente dicendo che comunque, grazie a questa politica diplomatica, Augusto riesce a ottenere anche il controllo dell'Armenia. Ecco, ricordiamoci di questa cosa, quando a gennaio leggeremo "La Masseria delle Allodole" e parleremo del popolo degli Armeni, è una storia questa che arriverà fino appunto ai nostri giorni e quindi con quello che è successo nel 1915, che ricordiamo quest'anno è il Centenario della strage degli Armeni, 1 milione e mezzo di Armeni. Ma questo parleremo tantissimo a gennaio, però ricordatevelo questo. In quest'ultima e nelle restanti parti dell'Oriente, quindi nella in Armenia, si crea una specie di stato cuscinetto, anche in punto Tracia, Bosforo, Cappadocia e nella Giudea. Ecco, poi quando spiegheremo il Cristianesimo, vedremo appunto che quando nasce Cristo, c'è un re, il re Erode, che è un re cliente di Roma, come questi re, insomma, di queste regioni un po' ai confini, no? Cioè, non solo crea delle province Roma, ma anche si creano degli stati cuscinetto, questi questi re, insomma, clienti di Roma.
Ma dicevamo che in Occidente, invece, Augusto è molto determinato e vuole e porta avanti anche delle vere e proprie conquiste militari e delle vere e proprie campagne militari. Iniziamo a parlare dell'Italia. Ecco, osserviamo in particolar modo la cartina in fondo alla pagina 15. Come vedete, Augusto organizza l'Italia in regioni amministrative. Notiamo qui, possiamo fare quasi anche questo esercizietto, no? Possiamo vedere la corrispondenza fra le regioni amministrative augustee e quelle politiche italiane. Quindi, come vedete, ci sono queste 11 regioni in cui viene suddivisa tutta quanta la penisola italiana. Attenzione, la Sicilia e la Sardegna non facevano parte di questa suddivisione, perché la Sicilia e la Sardegna, allora, erano delle province, quindi avevano uno statuto completamente diverso rispetto alla penisola italiana. Però c'è da dire una cosa, ecco, per esempio, io ho una casa in Valcamonica, non so se voi avete conoscete la Valcamonica. Ecco, ecco, se magari se non avete la casa in Valcamonica, avete la casa in Liguria, opposta, e dovete sapere, magari voi che conoscete queste zone, queste regioni, sapete che ci sono delle montagne, valli in tutte queste regioni, no? Ora, svariati popoli, quindi i Camuni e i Liguri e alcune tribù nella, appunto, nell'attuale Valle d'Aosta, si erano praticamente creati un loro territorio nel quale i Romani non erano mai giunti, non erano pervenuti fino lì, e quindi loro avevano continuato la loro civiltà, la loro cultura, senza che Roma più di tanto intervenisse. Augusto vuole organizzare tutta quanta l'Italia e quindi fa sì che anche in queste zone, anche in queste regioni giunga l'esercito romano a portare, insomma, il diritto romano, a portare la civiltà, la cultura romana e a portare anche le armi. E se uno non era d'accordo, insomma, con con il potere romano. Ecco, quindi il periodo in cui tutti questi territori vengono romanizzati: la Valle d'Aosta, i territori Liguri, la regione dei Camuni. E questo per quanto riguarda l'Italia, con la suddivisione in queste 11 regioni amministrative: Lazio e Campania, Puglia e Calabria, Lucania e Bruzzio, Sannio, Piceno, Umbria, Etruria, Emilia, Liguria, Venezia, Istria e Transpadana.
Bene, adesso parliamo un po' della Germania. Diciamo che già Cesare si era spinto oltre il Reno nel corso delle sue campagne militari contro i Galli, aveva certe volte ottenuto delle vittorie contro i Germani, certe altre volte era stato sconfitto ed era ritornato, quindi, al di qua del Reno. Invece il progetto di Augusto è quello di andare avanti, andare, per esempio, fino al fiume Elba, no, che è un altro fiume tedesco. E ci sono dei generali di cui si avvale Ottaviano Augusto. Non è un generale stra-ordinario come come Cesare, però è in grado di circondarsi di ottimi ufficiali, luogotenenti, eccetera, che portano avanti i suoi progetti. E il caso, per esempio, di Druso, che intraprende una importante campagna in Germania e che arriva effettivamente fino all'Elba. Ecco qua, purtroppo la cartina non ce l'abbiamo in sta pagina, ma c'è proprio un'espansione dell'Impero Romano fino al fiume Elba. Che cosa succede? Quindi questo con Druso. Che cosa successe, però? Poi successe che un altro esercito romano, capitanato da invece da Publio Quintilio Varo, fu sconfitto nella selva di Teutoburgo. Siamo al 9 dopo Cristo e questa fu una delle sconfitte più tremende dell'esercito romano. Questo fu il motivo per cui poi i Romani decisero di rientrare e quindi entro i confini del del fiume Reno. Quindi l'Impero Romano d'Occidente. Comunque, dicevamo, ci furono anche altre campagne sempre nell'Europa. Ad esempio, fu conquistata la Rezia, la Rezia è una regione che corrisponde ad una parte dell'attuale Svizzera. Poi fu conquistato il Norico, che corrisponde più o meno all'attuale Austria. Poi fu conquistata la Pannonia, che corrisponde all'attuale Ungheria. Quindi furono parecchie le conquiste. Infine, la Dacia, che corrisponde a parte, a una regione, insomma, che è un po' tra la attuale Serbia e Bulgaria. Quindi, comunque, i Romani alla fine decidono di ritirarsi e per secoli rimarranno fermi sul fiume Reno. Roma dovette rinunciare per sempre all'idea di costituire una provincia di Germania e i Germani rimarranno sempre una spina nel fianco, diciamo, una minaccia ai confini dell'Impero Romano, fino a quando poi, come ben sappiamo, con le invasioni germaniche penetreranno nell'Impero Romano e lo faranno cadere.
Quando muore Augusto, muore nel 14 dopo Cristo, allora tutti figli e nipoti che lui voleva come suoi successori morirono prima di lui, un po' come Manzoni, no, che praticamente tutti i figli di Manzoni morirono, o quasi tutti, morirono prima di lui. Ecco, quindi che Augusto si trovò in difficoltà. Alla fine decise di nominare come suo successore Tiberio, che non era della sua famiglia, non era della gens Julia, ma era della gens Claudia. Ecco il motivo per cui adesso inizia una dinastia che chiamiamo Giulio-Claudia, perché tutti gli imperatori che si succedono appartengono o alla famiglia di Augusto, quindi gens Julia, o alla famiglia di Tiberio, quindi gens Claudia. Figlio di primo letto della moglie Livia Drusilla. Augusto aveva una moglie, eh, questa moglie aveva avuto un figlio con un marito precedente. Ebbene, Tiberio era questo figlio, eh, perché ormai Augusto non aveva figli maschi. Eh, ormai l'idea che lui fosse un imperatore, cioè che fosse un Princeps, un principe, e che quindi potesse anche nominare un successore, era penetrata nella mentalità romana. Erano passati decenni sotto Augusto, i decenni nei quali lui aveva consolidato il suo potere, no? Quindi aveva creato le basi, insomma, anche per la sua successione. Che cosa dice, per esempio, Svetonio? Svetonio scrive "Le Vite", "Le Vite dei Cesari" e quindi scrive anche "La Vita di Augusto". Ebbene, nel corso di questa vita di Augusto, scrive che mentre stava morendo, Augusto pronunciò la famosa frase: "Se la recita vi è piaciuta, allora applaudite". Come dire, quindi, che ha vissuto tutta quanta la sua vita come un attore davanti, un attore sul palcoscenico, un attore sulla scena, quindi davanti alla platea che recita una parte. Cioè, diciamo che è stato bravo, effettivamente, aveva un suo progetto, l'ha portato avanti fino in fondo, a differenza di Cesare, no, che poi è stato ucciso, eccetera. Tutto quello che lui aveva in mente, ecco, cosa voleva dire anche con questa frase, l'ha portato avanti fino in fondo. Anche se, eh, ci sono comunque dei vizi e dei difetti anche nella politica di Augusto. Un po' li abbiamo detti fra le righe, adesso ve li sintetizzo. Per esempio, la sua politica monetaria crea i presupposti per l'inflazione e comunque, anche se ha diminuito le spese dell'esercito, ha creato un apparato statale piuttosto dispendioso. E poi anche la sua politica morale conservatrice, tradizionalista, eccetera, lascerà un po' il tempo che trova, perché ormai i costumi sono sono cambiati. Comunque, è stato un un ottimo, appunto, imperatore, no? E quindi diciamo che ha tutto il diritto di di fars di nominare un successore. L'accettazione della successione di Tiberio testimonia del largo consenso che ormai Augusto si era assicurato. E così, senza che i Romani se ne accorgessero, come abbiamo detto nella prima lezione che abbiamo fatto su Augusto, si è passati dalla Repubblica al Principato.
Attenzione, però, non tutto quello che ha fatto lui è stato così esaltato. Se leggiamo due testi, uno di Orazio e uno di Tacito, vediamo che ci sono due opinioni contrastanti. Nel senso che nella poesia di Orazio si esalta il periodo di concordia, di prosperità che Augusto è riuscito a portare nella storia di Roma. "Tuam, Augusti, aetas, agros, pingues messibus, reddidit". Quindi vuol dire, insomma, i prodotti dei campi, no, molto ricchi, eh, quindi feconda è stata una una politica feconda. "Reddidit Iovi, signa, ab hoste, capta, et, Aegyptum, flagrantem, sub, rege, subacto". Ha reso al nostro Giove le insegne strappate, le superbe porte dei Parti, la questione della restituzione delle insegne dei Parti, di cui vi ho parlato prima. "Claussit, Ianum, Quirini, porta, libera, a bello". Ha chiuso il tempio di Giano Quirino, porta libera dalla guerra, il tempio di Giano che veniva chiuso solo in tempo di pace, come vi ho spiegato prima. "Perdidit, scelera, et, antiqui, mores, reddidit". Ha spazzato via i crimini, ha fatto rinascere le regole antiche, il ripristino del Mos Maiorum. Ripassiamo praticamente tutte le cose che abbiamo spiegato oggi con la poesia di Orazio. "Et, ingens, gloria, imperii, a, sole, orto, usque, ad, occiduum, obducta". Ha fatto echeggiare la fama e la grandezza dell'Impero da dove sorge il sole fino a dove riposa. Ecco, anche questo lo dirà praticamente Virgilio. Ecco, la poesia di Orazio molto simile a quello che noi leggeremo nel sesto libro dell'Eneide, di quando Virgilio dirà: "Ecco, siamo arrivati ai confini del mondo". No, in realtà, a Oriente c'erano comunque i Parti, no? Abbiamo visto, però, diciamo che a Occidente, come se i Romani fossero arrivati ai confini del mondo che loro ritenevano, ritenevano fossero l'Oceano Atlantico, le Colonne d'Ercole, eccetera, eccetera. "Donec, Caesar, Augusti, vigil, erit, status, non, delebit, pacem, et, furorem, belli, civilis, violentiae, nec, iram, quae, gladios, format, et, facit, urbes, infelices, inimicas". Finché Cesare Augusto veglierà sullo Stato, non distruggeranno la pace e il furore della guerra civile, della violenza, né l'ira che modella le spade e rende nemiche le sventurate città. Insomma, dicevamo, quindi, una grande esaltazione, insomma, di Augusto.
Invece Tacito, chi è Tacito? Uno storico che scrive parecchi decenni dopo, che è un nostalgico della Repubblica e quindi riconosce comunque la grandezza di Augusto, però tra le righe fa capire che lui è stato bravo proprio a mantenere il potere, ad accentrarsi sé. Infatti dice Tacito negli Annali: "Post interfectos Brutum et Cassium, nemine, iam, Republicae, armis, superessent, Lepido, et, Antonio, subtractis, non, aliud, quam, Caesari, Octaviano, supererat, qui, deposto, triumviri, nomine, consul, se, vocaret, et, tribuniciae, plebis, tutelam, se, praeferret". Dopo che uccisi Bruto e Cassio, non vi furono più eserciti della Repubblica. Spogliato Lepido e ucciso Antonio, non rimase altro capo se non Cesare Ottaviano, che deposto il nome di triumviro si chiamò console, pago dell'autorità di tribuno a difesa della plebe. "Cum, his, potentia, militum, donationibus, populi, annona, omnes, spe, pacis, traheret, paulatim, ad, principatum, et, se, omnia, imperii, munera, traheret". Quando questi abbia attratto a sé i soldati con donativi, il popolo con le distribuzioni di grano, tutti con la dolcezza della pace, cominciò a elevarsi poco a poco a concentrare in sé le competenze del Senato. Capite? Quindi Tacito vuol far capire chiaramente come stanno le cose. Sì, lui è vero, è riuscito a creare il consenso, quindi accontentare la plebe con le largizioni, a accontentare i soldati con le terre, no, ai veterani, a accontentare tutti quanti con la pace, eccetera. Però intanto ha centrato su di sé delle prerogative che prima erano del Senato, dei magistrati, delle leggi. "Concentravit, in, se, iura, patrum, magistratuum, legumque, nemine, adversante". Ha concentrato in sé le competenze del Senato, dei magistrati e delle leggi, senza che alcuno gli si opponesse. "Nam, acerrimi, aduersarij, aut, in, acie, occubuerant, aut, proscriptionibus, secundi, triumuiratus, aut, bello, ciuili, aut, ipsi, quoque, potentia, et, honoribus, functi, praesentis, temporis, securitatem, periculosis, rebus, antiquis, anteponebant". Poiché gli avversari più fieri erano scomparsi o sui campi di battaglia, Marco Antonio, Bruto, Cassio, o nelle proscrizioni, quelle del secondo triumvirato, e gli altri colmati di ricchezza e di onori, quanto più erano pronti a servire e innalzati dalle nuove circostanze, preferivano la sicurezza delle condizioni presenti ai pericoli delle antiche. Quindi anche i senatori alla fine si accontentano di di questa situazione, comunque più sicura, di pace, eccetera, piuttosto che andare avanti, comunque, alle situazioni pericolose che comunque avevano, secondo Tacito, erano positive perché era comunque la Repubblica tradizionale. Invece adesso il potere è accentrato in un nelle mani di uno solo. "In, urbe, omnia, quieta, magistratuum, nomina, manebant, ad, quos, uel, iuniores, post, Actiacam, uictoriam, nati, uel, senes, in, ipso, belli, ciuilis, ardoris, tempore, orti". Nella città era tutto tranquillo, le magistrature conservavano gli stessi nomi. I più giovani erano nati dopo la vittoria di Azio, la maggior parte dei vecchi nel pieno delle guerre civili. "Quanti, umquam, supererant, qui, rem, publicam, nouissent?" Quanti mai rimanevano che avessero conosciuto la Repubblica? Questa domanda finale di Tacito è fondamentale. Vuol dire, qua ci siamo dimenticati cosa c'era prima. Praticamente Augusto è stato bravo, è riuscito a crearsi consenso e in questo modo ci ha fatto completamente dimenticare che prima, però, c'era la Repubblica e quindi il potere non era centrato nelle mani di uno solo. L'abbiamo già detto, Tacito è un nostalgico, anche se ormai si deve rassegnare anche lui che lo Stato Romano è diventato un impero.
Ti interessano file di questo genere? Allora vieni su www.gaudio.org e iscriviti alla newsletter "A Scuola con Gaudio" all'indirizzo www.gaudio.org/news.