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La storia della GUERRA FREDDA

Prof. Daniele Coluzzi11:49

Transcription

Con il termine “guerra fredda”, intendiamo un conflitto che, in realtà, non è stato combattuto tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Tra il 1947 e, idealmente, il 1991, data della dissoluzione dell’Unione Sovietica, questo periodo molto lungo che noi chiamiamo “guerra fredda”, fu un periodo di grandi tensioni tra queste due grandi superpotenze, che non si sfociarono mai in un reale conflitto aperto, che però di fatto portò a un continuo stato di preoccupazione per il mondo intero.

Questa guerra fredda non coinvolgeva però soltanto queste due grandi superpotenze, ma si rifletteva anche nella politica nazionale di tanti stati sparsi per il mondo. Vediamo in che modo. Ricordiamoci che veniamo dalla seconda guerra mondiale, in cui Stati Uniti e Unione Sovietica erano in realtà alleate contro la potenza nazista tedesca. Già dal 1945, anno in cui finisce la seconda guerra mondiale, è evidente però che le due superpotenze hanno un modo di guardare ai paesi sconfitti completamente diverso; cioè, ragionano sul futuro secondo i propri canoni.

Da una parte, gli Stati Uniti credono che le grandi potenze europee, prima tra tutte la Germania, debbano uniformarsi in qualche modo al modello americano, quindi basato su una certa libertà economica e su una democrazia, anche perché c’è il rischio che l’Europa, lasciata a se stessa, sprofondasse di nuovo in un periodo di totalitarismi; soprattutto, avevano paura che l’Europa cadesse nella trappola del comunismo sovietico. Dall’altra parte, l’Unione Sovietica temeva gli Stati Uniti; tra l’altro, gli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale, erano profondamente arricchiti, l’Unione Sovietica, dall’altra parte, era stata profondamente colpita dalla seconda guerra mondiale e quindi non poteva reggere il confronto con il modello capitalistico americano. Quindi, un po’ per una questione ideologica, di visione, un po’ per una questione economica, i due paesi si trovano su due fronti opposti e si guardano con reciproco sospetto.

Diciamo che questi sono i due grandi paesi che hanno vissuto la seconda guerra mondiale e quindi capiscono fin da subito che hanno in mano le sorti e il destino del mondo intero. Il primo luogo in cui si misura di fatto questa differenza, questa distanza tra i due paesi, è proprio l’Europa. L’Europa si divide in due grandi gruppi: uno che è strettamente legato, che ruota attorno alla potenza degli Stati Uniti, l’altro che invece è molto più vicino alla potenza dell’Unione Sovietica. È la nascita del bipolarismo, quel sistema politico internazionale proprio strutturato su due opposti, su due poli opposti, e questi paesi europei sono schierati, sono vicini di volta in volta all’uno o all’altro.

La guerra fredda è anche il momento in cui il mondo intero si rende conto che la supremazia dell’Europa è finita. Le due guerre mondiali hanno portato alla distruzione dell’Europa stessa e, d’ora in poi, le sorti del mondo intero saranno in mano a queste altre due grandi potenze. Queste grandi superpotenze si erano incontrate proprio durante l’ultimo anno della seconda guerra mondiale; nel febbraio del ‘45, infatti, si erano incontrate a Yalta, una piccola città della Crimea, sul Mar Nero, e insieme anche alla Gran Bretagna. Quindi Stalin per l’Unione Sovietica, Churchill per la Gran Bretagna e Roosevelt per gli Stati Uniti. In questa conferenza di Yalta avevano sostanzialmente messo le basi per la nascita dell’ONU, ma avevano anche cominciato a dividere il mondo in sfere d’influenza. Vediamo qui, su questa cartina, proprio come sono divisi i paesi europei: blocco occidentale, blocco orientale. Da una parte, quindi, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Francia, Italia, Danimarca, Belgio, Grecia; dall’altra parte, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Romania.

Per capire meglio questo periodo, ci torna utile un’espressione coniata da Winston Churchill, il primo ministro del Regno Unito. Parlò di “cortina di ferro”, cioè una sorta di barriera invisibile, simbolica, ideale, che divideva in due l’Europa. Tra l’altro, gli Stati Uniti si sono molto preoccupati che l’Unione Sovietica volesse espandersi verso occidente. Proprio per questo nasce la politica del contenimento, cioè una serie di aiuti che gli Stati Uniti distribuirono a pioggia nei vari paesi europei per aiutarli a uscire dalla delicata fase del dopoguerra, ma soprattutto per legarli definitivamente a sé. Politica di contenimento, proprio per contenere la possibile espansione dell’Unione Sovietica. Quindi, questi aiuti arrivavano a tutti quei paesi che, idealmente, secondo gli Stati Uniti, erano minacciati dall’avanzata del comunismo. “Pane che voti piuttosto che pallottole”, questo era lo slogan degli Stati Uniti in questi anni. Che cosa significava? Che, appunto, si cercava di intervenire nella politica dei vari paesi europei e di portarli verso la propria sfera di influenza, sottraendoli all’influenza sovietica, proprio attraverso degli aiuti economici; fornendo del pane, ma anche in qualche modo influenzando la politica, quindi attraverso i voti, cioè affiliandosi, sostenendo di volta in volta dei partiti che esplicitamente si rifacevano al modello americano, a quello capitalista.

Il più importante piano degli Stati Uniti per la ricostruzione europea in questi anni è il Piano Marshall, cioè una serie di finanziamenti verso quei paesi europei che dovevano uscire dal dopoguerra. Pensate che in questi anni i paesi europei ricevono circa 13 miliardi di dollari dagli Stati Uniti. Nel 1949, questa vicinanza agli Stati Uniti viene ufficializzata addirittura con un vero e proprio patto militare: il Patto Atlantico. Cioè, gli stati che vi aderivano dovevano soccorrere gli alleati in caso di aggressione; c’era sempre la paura di un’aggressione dell’Unione Sovietica. Questo patto diede vita a un organismo militare permanente chiamato NATO. Nel 1955, il Patto di Varsavia rispose invece con un patto di Varsavia, un’alleanza militare alla quale partecipavano i paesi dell’Europa dell’Est. Vennero costituiti in questi paesi dei governi di coalizione guidati da comunisti che dipendevano direttamente da Mosca; cioè, ai paesi dell’Europa dell’Est vennero imposti governi sovietizzati, trasformati in “democrazie popolari” a partito unico, proprio come l’Unione Sovietica.

Questo Patto di Varsavia è la conseguenza di ciò che successe in Germania. La Germania, già nel ‘45, era stata divisa in quattro zone di occupazione: una dell’Unione Sovietica, un’altra degli Stati Uniti, una della Gran Bretagna e una della Francia. Queste zone erano amministrate provvisoriamente dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale. Nel 1948 però, risultò già impossibile riunificare la Germania; queste trattative fallirono, e quindi Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia decisero intanto di unificare la propria zona; non potevano di certo lasciare la Germania per sempre divisa in quattro piccole parti. Questa Germania occidentale viene chiamata Repubblica Federale Tedesca. L’Unione Sovietica reagì male di fronte a questa unificazione, bloccò ogni accesso via terra ai settori occidentali di Berlino. Tra il ‘48 e il ‘49, in risposta, gli Stati Uniti organizzarono un vero e proprio ponte aereo; praticamente, si riforniva tutta Berlino Ovest attraverso l’altra parte della Germania, che invece era sotto il controllo sovietico. Nel ‘49, viene creata la Repubblica Democratica Tedesca.

La guerra fredda, questa guerra non combattuta, è una guerra però che si combatte poi in realtà su tanti fronti diversi. Le tensioni, i conflitti tra le due superpotenze vanno ad occupare anche altri settori, per esempio il settore nucleare. Cioè, gli Stati Uniti avevano dimostrato già alla fine della seconda guerra mondiale di avere la bomba atomica e di saperla usare, benissimo, portiamo alla mente i tristi episodi di Hiroshima e Nagasaki. Dall’altra parte, l’Unione Sovietica, nel ‘49, costruisce la sua prima bomba atomica. Gli Stati Uniti avevano imposto grandi sacrifici alla popolazione russa per arrivare a tutto ciò; però era necessario per l’Unione Sovietica dimostrare di avere a sua volta una potenza militare di questo livello. Tra l’altro, questo provocò una paura incredibile in tutto il mondo; potevano scontrarsi da un momento all’altro creando effetti devastanti. Da questo momento in poi inizia la vera e propria corsa agli armamenti nucleari. Tra gli anni cinquanta e sessanta si dotano di armi nucleari la Gran Bretagna, la Francia, Israele, il Pakistan, la Cina. Per fortuna, questa corsa alla bomba si è fermata; nel 1968 Stati Uniti e Unione Sovietica firmarono il Trattato di non proliferazione nucleare.

La guerra fredda è un periodo abbastanza lungo, quindi chiaramente ci sono stati momenti di alti e bassi. Un momento sicuramente di alta tensione c’è stato nel 1961 con la costruzione del muro di Berlino. Berlino era già stata divisa in quattro settori alla fine della guerra mondiale, poi in due: quindi la parte occidentale, la parte orientale. Nel ‘61, l’Unione Sovietica costruisce questo muro per arginare i flussi migratori dei cittadini della Germania, della Berlino Est, verso i territori della Berlino Ovest, dove chiaramente si viveva meglio. Ricordiamo poi che questo muro, che divideva in due parti non comunicanti tra loro la città di Berlino, cadde nel 1989.

Un altro momento molto difficile fu quello della crisi cubana. In breve, nell’isola di Cuba, Fidel Castro e i suoi guerriglieri erano riusciti a deporre Fulgencio Batista, un dittatore che dipendeva direttamente dagli Stati Uniti e che permetteva agli Stati Uniti di sfruttare l’isola. L’Unione Sovietica si inserisce in questa già delicata crisi tra Cuba e gli Stati Uniti, appoggiando esplicitamente Fidel Castro. Nel ‘62, addirittura, l’Unione Sovietica posizionò missili nucleari a Cuba, direzionati direttamente verso gli Stati Uniti; cioè, avrebbero potuto colpire gli Stati Uniti in pochi minuti, da un momento all’altro. E in quei giorni, insomma, si credeva veramente che la guerra stesse per finire.

Ci furono anche dei momenti in cui però si pensò che si potesse arrivare finalmente a un dialogo tra queste due grandi superpotenze. Ad esempio, nel ‘53 muore Stalin e l’Unione Sovietica viene guidata da Krusciov. Krusciov e Kennedy riescono a creare un’atmosfera più cordiale, diciamo un’atmosfera di distensione, una vera e propria coesistenza pacifica tra le due potenze.

La sfida tra le due grandi superpotenze si misura anche in ambito scientifico e tecnologico. Dalla fine degli anni cinquanta, l’Unione Sovietica cominciò a mandare in orbita dei potenti missili, che segnavano l’inizio dell’era spaziale, e in questo modo sfidava gli Stati Uniti proprio dove erano di solito più forti, cioè nella tecnologia. In questa gara spaziale con i sovietici, gli Stati Uniti si sentono in dovere di intervenire, quindi reclutarono migliaia di giovani scienziati e tecnici. Nel ‘62 fondano un apposito ente spaziale, la NASA, per lanciare in orbita, tra l’altro, il primo astronauta americano, John Glenn, e poi, famosissimo, nel 1969, l’arrivo sulla Luna a lasciare la prima impronta umana sull’astro, questo astronauta statunitense. Quindi, gli americani avevano vinto questa battaglia spaziale.

Alla fine, l’Unione Sovietica crollò su se stessa. Nel 1989 ci fu la caduta dei regimi comunisti in tante parti dell’Europa e, soprattutto, a novembre del 1989 c’è l’abbattimento del muro di Berlino. Nel 1990, a seguito di questo crollo del muro, viene finalmente unificata la Germania e nel ‘91 viene sciolto il Patto di Varsavia. Questo poi porterà, proprio nel ‘91, al definitivo crollo dell’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti rimanevano l’unica vera superpotenza. Oggi chiaramente la situazione è cambiata, sono nate delle nuove superpotenze, la situazione mondiale è estremamente fluida. Tuttavia, ricordiamoci che questi anni di guerra fredda hanno profondamente modificato anche la cultura e la politica del nostro paese e di tutti quei paesi che sono stati direttamente influenzati dall’una o dall’altra superpotenza.