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Continuiamo il nostro discorso sempre sui metodi di rilevazione del crimine e della devianza da parte degli studi criminologici e sociologici. Fino adesso abbiamo visto le ipotesi nelle quali il dato sia acquisito attraverso degli strumenti in qualche modo diretti, cioè strumenti che il criminologo utilizza per misurare quantitativamente e qualitativamente le forme di devianza.
Ma le ricerche criminologiche possono basarsi anche su dati di derivazione secondaria, cioè su dati che sono stati raccolti da altri dati raccolti da agenzie del controllo sociale o da organizzazioni pubbliche e private. La teologia fondata su dati statistici altrove e da altri rilevati ha sicuramente un pregio enorme in termini di risparmio di costi, perché è chiaro che in questo caso i dati sono già elaborati ed acquisiti da altre fonti. Ha anche il vantaggio di consentire in qualche modo di ottenere direttamente un dato correlato, cioè osservare il fenomeno della criminalità in relazione a determinate variabili, per esempio in relazione all'area demografica, in relazione all'età del delinquente, in relazione al sesso, in relazione alla classe sociale di appartenenza.
Tra gli svantaggi, all'opposto, vi è certamente quello che, trattandosi di dati aggregati su una, come dire, popolazione globale, la popolazione carceraria, la popolazione degli imputati, la popolazione dei denuncianti, pecca di quella possibilità, diciamo, di ottenere delle informazioni dettagliate che, ovviamente, sono invece tipiche, all'opposto, degli studi sul caso singolo.
Nel manuale che Voi studiate si fa riferimento alle statistiche ufficiali che sono compilate in Italia, quindi con riferimento al nostro ordinamento giuridico. Ve ne sono, ovviamente, statistiche in ogni Stato. Ci sono degli Stati che possiedono, diciamo, un sistema di rilevazione statistica sicuramente più evoluto e più raffinato. Tra queste, certamente, le statistiche degli Stati Uniti d'America.
Così come si fa sempre più urgente la necessità di comparare anche dati rispetto a determinati crimini che superano i confini nazionali. Questo, soprattutto rispetto a talune forme di crimine, è in qualche modo un dato obbligato. Vedremo, per esempio, in materia del criminalità collegata alla corruzione, il dato che rileva la corruzione sul piano internazionale è un dato fondamentale per studiare l'effettiva dimensione quantitativa di questo fenomeno. E quindi ci sono anche su questo fronte delle raccolte internazionali, diciamo, di dati rispetto ai crimini. Sicuramente vanno considerate quelle dell'Interpol o dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
Ancora a livello europeo, la banca dati Eurostat, cioè un ufficio statistico dell'Unione Europea, consente in qualche modo di aggregare, raccogliere dei dati relativi a un determinato genere di reati riconducibili, perlop, come dicevo, per esempio alla criminalità organizzata, comunque a reato in qualche modo transnazionale.
In generale, le statistiche che vengono prese in considerazione per misurare la criminalità si riferiscono ad un crimine commesso, quindi in un dato contesto e in questo caso, in genere, appunto, una nazione. Quindi la misurazione della criminalità in un dato paese. E si riferiscono anche a un determinato periodo storico. Generalmente la criminalità si misura rispetto ai dati ufficiali, in genere è di un anno il periodo temporale di riferimento.
Nel misurare la criminalità si devono però tenere in considerazione alcune circostanze. Innanzitutto, una distinzione tra ciò che si desume dai dati statistici che si etichetta come criminalità ufficiale. Cioè, la criminalità ufficiale è rappresentata dall'insieme dei comportamenti criminali che sono registrati, diciamo, adesso in generale dalle forze dell'ordine, dalla magistratura e poi dal sistema penitenziario.
Accanto alla criminalità ufficiale, non si può però disconoscere un'incidenza importante della criminalità nascosta, cioè dell'insieme di quei reati che non vengono a conoscenza delle istituzioni e dunque non vengono registrati come dato e non partecipano a misurare il livello della criminalità. Si parla a questo proposito, vedremo, di un numero oscuro, proprio per indicare la cifra oscura di eventi criminali e reati che, non venendo a conoscenza delle forze dell'ordine o delle autorità giudiziaria, restano, diciamo, fuori dal campo di rilevazione.
E questa quota di cifra oscura può variare in relazione a ogni singolo reato ed è ovviamente diversamente graduata a seconda che, per esempio, pensiamo a reati predatori o a reati contro la persona, o ancora rispetto a fattispecie criminali. Penso ancora una volta, come esempio, alla corruzione, nelle quali la circostanza che entrambi i soggetti dell'illecita pattuizione, nel caso della corruzione, sia il pubblico ufficiale che riceve il pagamento della tangente, sia il privato che offre o promette la tangente per ottenere dal pubblico ufficiale un atto contrario ai doveri d'ufficio, crea un vincolo di solidarietà criminale, si dice, che determina in qualche modo la cifra oscura altissima dei fatti di corruzione che non giungono alla conoscenza della autorità giudiziaria, perché, ripeto, in estrema sintesi e banalizzando, poi ci torneremo, nessuna delle due parti del rapporto ha in realtà un interesse a denunciare il fatto criminoso, ma anzi, dalla denuncia del fatto criminoso discenderebbe in qualche modo anche la propria responsabilità penale.
Dunque, criminalità ufficiale: insieme delle condotte criminali registrate dalle forze dell'ordine, dalla magistratura. Criminalità nascosta: che si fonda proprio su un numero oscuro, su una quota non rilevata di dati della criminalità. E criminalità reale: la criminalità reale deriverebbe proprio dall'insieme, dalla sommatoria della criminalità ufficiale, di quella rilevata, e della criminalità nascosta, non rilevata. Ma è il dato della criminalità reale quello che, per i criminologi, dovrebbe davvero essere significativo per misurare, appunto, il livello di devianza, il livello di criminalità reale, e anche la sua distribuzione sul piano qualitativo.
La criminalità ufficiale, dicevamo, è quella che viene rilevata e deriva dalle statistiche criminali ufficiali. E in questo campo, le statistiche che sono ricavabili da fonti ufficiali sono di cinque tipi: sono le statistiche della delittuosità, le statistiche della criminalità, le statistiche processuali penali, le statistiche dei condannati e le statistiche penitenziarie.
Le statistiche della delittuosità e le statistiche della criminalità sembrerebbero, vedete, due termini molto simili. In realtà, le statistiche della delittuosità sono le statistiche rilevate da polizia, carabinieri, guardia di finanza, il corpo forestale dello Stato, la polizia penitenziaria, la direzione investigativa Antimafia, quindi tutte le forze appartenenti alla polizia giudiziaria, cioè a quelle autorità che hanno obbligo di riferire alla polizia giudiziaria qualora vengano a conoscenza di una notizia criminis. E tutte queste autorità trasmettono con cadenza, mi pare di ricordare, mensile, agli Istat l'elenco dei reati che hanno comunicato all'autorità giudiziaria. Dunque, sono denunce di privati cittadini o notizie criminis che sono state apprese direttamente dalle forze di polizia e poi comunicate all'autorità giudiziaria. Da queste statistiche della delittuosità sono escluse le fattispecie contravvenzionali, nonché tutte le ipotesi di delitti che vengono invece direttamente denunciati all'autorità giudiziaria attraverso un esposto, oppure che giungono a conoscenza dell'autorità giudiziaria perché trasmesse da altri pubblici ufficiali e quindi da altri organismi giudiziari o da parte di altri pubblici ufficiali che, come sapete, hanno nel nostro ordinamento un obbligo di denuncia.
Dall'altro lato, ci sono invece le statistiche della criminalità. Le statistiche della criminalità sono invece statistiche che vengono direttamente gestite dall'autorità giudiziaria, che trasmette, non so quale sia l'ultimo momento di rilevazione, mi pare di ricordare trimestrale, i dati all'Istat. E qui, queste statistiche riguardano invece i delitti giunti a conoscenza dell'autorità giudiziaria, sia in forma diretta, sia attraverso la trasmissione da parte della polizia giudiziaria, però delitti per i quali l'autorità giudiziaria ha iniziato l'azione penale. Quindi questi dati sono dati che vengono desunti direttamente dal sistema informativo gestito dai singoli uffici giudiziari, che trasmettono questi dati poi aggregati, appunto, all'Istat.
Per quello che riguarda le statistiche, questo tipo, diciamo, di statistiche soffre un limite. Un limite che, come vi ho provato a spiegare, deriva anche un po' dal sistema, eh, di classificazione. Cioè, questo tipo di statistiche, da un lato, non consegna al criminologo il profilo degli autori dei reati, perché in realtà un gran numero di denunce, la percentuale è davvero elevatissima, viene solitamente effettuata contro un autore ignoto. Allo stesso modo, vengono comunicati dalle autorità giudiziarie soltanto i procedimenti iniziati contro autori noti. E quindi vi sono tantissimi reati per i quali l'autorità giudiziaria è invece venuta a conoscenza di reati, ha iniziato l'azione penale contro autori ignoti.
L'altro problema attiene un po' alla catalogazione, diciamo, dei delitti, perché nelle statistiche della criminalità, la specie di Delitto non è sempre esattamente specificata nella sua esatta tipologia. E oltretutto, si fa riferimento soprattutto a delitti previsti dal codice penale, mentre c'è poi una categoria generale "altri delitti" che raccoglie in maniera indistinta una serie di delitti denunciati all'autorità e per la quale l'autorità ha iniziato l'azione penale, contenuti nelle leggi speciali. Sono questi dati di cui è difficile fare anche una comparazione a livello internazionale, perché ovviamente il limite della comparazione internazionale dipende anche un po' dalla difficoltà talvolta di comparazione dei dati, cioè, bisognerebbe essere sicuri che quel fatto previsto dalla legge italiana come reato abbia una sua esatta corrispondenza in un reato previsto in un altro stato.
Nella statistica della criminalità sono però anche poi i minori che sono denunciati alle procure della Repubblica o presso, appunto, il Tribunale dei Minorenni. Qual è quindi il dato che si ricava? Il numero degli imputati è sempre minore del numero dei delitti denunciati, è proprio perché c'è questo dato degli autori ignoti. E c'è un'altra caratteristica che spesso, diciamo, in qualche modo maschera la reale misura quantitativa della criminalità: che un autore potrebbe essere denunciato per più delitti.
Altri tipi di statistiche sono, come dicevamo, le statistiche processuali penali. E queste attengono al numero dei procedimenti che costituiscono l'attività degli uffici dei Tribunali penali. Sono questi anche ripartiti per tipologia di delitti. E sulla base di queste analisi statistiche, talvolta dovrebbe, in qualche modo, indirizzarsi anche l'azione del legislatore per capire, diciamo, se è necessario modificare determinate fattispecie che sono scarsamente perseguibili, oppure, diciamo, misurare in qualche modo l'efficacia delle agenzie di controllo sul territorio. Cioè, statistiche processuali penali che ci riconsegnano un basso livello di denuncia per un certo tipo di reato, o anche un basso, un tasso basso delle condanne, diciamo, potrebbe in qualche modo manifestare qualche problema circa la difficoltà di provare l'accertamento del reato.
Quindi, statistiche processuali penali, cioè l'insieme dei procedimenti che costituiscono l'attività degli uffici dei Tribunali penali. Le statistiche degli imputati condannati. Anche qui, seguendo l'iter giudiziario, l'Istat fornisce anche i dati su gli imputati che sono condannati. Qui il dato riguarda l'insieme dei condannati in qualsiasi fase e in qualsiasi tipo di giudizio, in riferimento al momento in cui viene effettuata, appunto, la rilevazione. Ci si fonda su un provvedimento definitivo irrevocabile di condanna. E, diciamo, sfuggono pertanto le ipotesi nelle quali dovesse esserci un'ipotesi di revisione del processo, o anche le ipotesi in cui i soggetti abbiano chiesto la revisione del processo non accolta, e restano, dunque, per questo condannati.
E anche questo tipo di rilevazione dei condannati consegna un dato, diciamo, disgiunto per quello che riguarda i i soggetti condannati che siano minori e i soggetti che si trovano all'estero. Quindi, le statistiche degli imputati condannati è un dato statistico che si ricava dal casellario giudiziale centrale, che contiene, diciamo, tutte le ipotesi in cui il soggetto sia stato condannato con un procedimento irrevocabile di condanna che viene, appunto, iscritto al casellario giudiziario.
Le statistiche penitenziarie sono invece statistiche che vengono raccolte dall'amministrazione penitenziaria. Sono da qualche anno pubblicate sul sito del Ministero della Giustizia e, in particolare, sono a cura del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Sono statistiche queste che registrano il movimento dei detenuti in entrata e in uscita nei vari stabilimenti carcerari, quindi negli istituti di custodia preventiva, negli istituti per esecuzione delle pene, negli istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza. Sono, diciamo, da questo tipo di statistiche sono anche desumibili, come dicevo, quindi alcune caratteristiche sociodemografiche dei condannati: quindi il sesso, l'età, talvolta la cittadinanza, il titolo di studio, la professione. Da ultimo, rientrano anche negli annuari delle statistiche giudiziarie penali i dati sui suicidi, sui quali poi vorrei soffermarmi in maniera particolare all'interno di una lezione a ciò specificamente dedicata.
Ma nell'interpretare questi dati delle statistiche ufficiali, dunque, che cosa si può desumere dalle statistiche ufficiali rispetto alla misurazione del fenomeno criminale? Qui, diciamo, ci sono tre diverse visioni circa l'attendibilità dei risultati desumibili dalle statistiche ufficiali. Una, diciamo, visione secondo la quale le statistiche sono in realtà lo specchio piuttosto fedele della realtà oggettiva, quindi ci restituiscono un'immagine fedele della criminalità e del livello di criminalità. Una visione, al contrario, che, proprio tenendo in considerazione quei fattori di criticità che prima vi dicevo, cioè il numero scuro di reati, il numero di autori ignoti, ci dice che in realtà le statistiche ufficiali non ci descrivono la criminalità reale e neanche danno la misura che è di interesse dei criminologi della propensione a commettere i reati.
In realtà, come dire, la verità si potrebbe dire sta nel mezzo. Cioè, bisogna approcciarsi alle statistiche ufficiali con una visione in qualche modo realistica. Alle statistiche ufficiali, pur con dei limiti che, diciamo, si desumono da quei fattori che in qualche modo restano ignoti e che sono fattori che derivano, diciamo, dal sistema di rilevazione dei dati ufficiali, sicuramente le statistiche ufficiali possono in qualche modo costituire una basita, una valida, scusatemi, base di partenza per descrivere la criminalità reale. Andrebbero, certo, integrati con altri tipi di ricerca che, come dire, in qualche modo tendano ad intervenire proprio su quelle aree di criticità.
Le statistiche ufficiali, si dice, più che misurare allora la criminalità reale, ci danno un'idea di quale sia il livello di attività del sistema di controllo formale della delinquenza, perché in realtà ci indicano anche quale sia la misura, attraverso la denuncia dei reati, del rapporto tra cittadini, in particolare le vittime che denunciano, e le istituzioni. Si dice, in qualche modo, che la validità delle statistiche criminali per misurare la criminalità all'interno di determinate aree geografiche, in qualche modo diminuisca man mano che ci si allontani dal momento di commissione del reato e ci si avvii verso le diverse fasi che conducono dalla commissione del reato all'eventuale condanna e alla pena. Cioè, i vari livelli di passaggio determinerebbero vari filtri di selettività che, al momento della condanna, restituirebbe una visione diversa rispetto alla incidenza a livello quantitativo della criminalità.
Perché dal momento di commissione di un reato, vi sono una serie di tappe: la denuncia è la prima tappa da parte della vittima, denuncia o querela a seconda che reato sia perseguibile d'ufficio o a querela, oppure la scoperta da parte delle forze dell'ordine, la trasmissione da parte dell'autorità, eh, della polizia giudiziaria all'autorità giudiziaria del fatto reato, e dunque la presa in carico da parte della magistratura di questo fatto reato. In taluni casi, la misura cautelare o il rinvio a giudizio, poi, del presunto colpevole, la fase vera e propria del processo penale che conduce a una sentenza di condanna. Anzi, diremmo le varie fasi del processo penale fino a giungere a una, a una sentenza di condanna definitiva, e poi l'esecuzione della pena.
Dicevamo che uno dei limiti più importanti della rilevazione delle statistiche è data dal numero oscuro dei reati. Questo numero scuro dei reati può essere più elevato o meno elevato a seconda di alcuni fattori. I fattori, se volessimo anche qui procedere di sintesi, in sintesi, però, i fattori che fanno, perlop, emergere, eh, un fatto di reato, emergere vuol dire emergere all'attenzione delle forze dell'ordine o dell'autorità giudiziaria, sono dipendono sicuramente dalla gravità del reato. È più facile che reati più gravi siano reati ai quali, diciamo, viene data una maggiore visibilità anche pubblica. La scelta delle vittime di denunciare, eh, è in qualche modo le scelte delle agenzie di controllo e delle istituzioni penali rispetto alla perseguibilità, poi, del reato.
Quindi, dividendo le varie fasi processuali: nelle indagini, la fase processuale vero e proprio, e poi la condanna dell'autore. Per quello che riguarda la scelta delle vittime di procedere alla denuncia del reato, la scelta delle vittime varia molto a seconda del tipo di reati. Vi dicevo all'inizio, se pensiamo a reati predatori, predatori sono, perlop, delitti contro il patrimonio, quindi pensiamo al furto, alla rapina. A seconda delle modalità con il quale tali delitti vengono commessi, la scelta delle vittime di denunciare o meno dipende molto dal valore dei beni sottratti e quindi dall'entità del danno che hanno patito. Da una valutazione all'interno della quale, in un bilanciamento tra costi e benefici, si, diciamo, immagina quanta possibilità di avere una soddisfazione possa derivare dalla denuncia e quindi poi da tutte, come dire, le incombenze collegate alla gestione di un processo, soprattutto laddove ci si dovesse costituire parte civile, se persone offese, ovvero nelle ipotesi di denuncia, quindi di un soggetto informato sui fatti, a divenire poi testimone all'interno di un processo.
La speranza, in qualche modo, di rientrare in possesso dei beni nel caso in cui, per esempio, tali beni fossero reperiti anche a seguito di una qualche scoperta di refurtiva, la possibilità di ottenere un risarcimento. Da che vedete, nell'ambito dei reati predatori, acquisisce un rilievo di non poco momento. Ovviamente, laddove il soggetto, per esempio, sia assicurato, il ristoro dei danni avviene attraverso l'assicurazione. Questo sicuramente determina un minor indice di propensione alla denuncia. Al contrario, la denuncia viene fatta laddove l'obbligo di denuncia sia funzionale allo svolgimento di altre pratiche amministrative. Per esempio, ben sappiamo che per il rilascio di un nuovo documento di identità serve comunque fare una denuncia che potrebbe essere di smarrimento o di aver subito un furto.
La scelta delle vittime muta, come vi dicevo, in relazione alla tipologia di Delitto e sono diversi fattori che possono condizionare in questo caso la maggiore o minore propensione alla denuncia. Se pensiamo a reati invece contro la persona, qui sicuramente ha un peso importante la gravità del danno subito, la relazione che vi è tra l'autore e la vittima del reato, che può modificare tantissimo la propensione alla denuncia, le implicazioni di una sul piano psicologico relazionale da parte della vittima. Una classica, diciamo, tematica di questo tipo attiene, per esempio, alle denunce in materia di violenza sessuale, che si è sempre ritenuto conducano poi a quello che si chiama un processo di vittimizzazione secondaria, perché la vittima di una violenza sessuale è poi in qualche modo costretta a rivivere il trauma subito all'interno di un processo penale.
Le conseguenze, invece, dall'altro canto, che la vittima immagina per l'accusato, soprattutto, ripeto, laddove vi sia un tipo di relazione tra autore del reato e vittima e il danno subito non sia così grave, in questo caso la vittima potrebbe propendere alla non denuncia proprio per evitare al soggetto accusato danni alla reputazione o alla vita sociale. Infine, e non da ultimo, per un certo tipo di reati che in qualche modo sono collegati alla questione più ampia dei reati riconducibili alla violenza di genere, la paura della vittima di conseguenze in termini di danni ulteriori, quindi di una nuova violenza, oppure laddove questo dovesse, diciamo, avvenire all'interno di un luogo lavorativo, la paura di perdere il lavoro, la paura di averne effetti ritorsivi. Infine, l'ambiente, diciamo, culturale o sociale a cui la vittima appartiene, possono anche influenzare la percezione di gravità di un certo tipo di reato, che può apparire più o meno grave o più o meno giustificabile, proprio alla luce della valutazione che la vittima ne fa.