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Buongiorno. Cominciamo il nostro percorso all'interno di uno degli autori più complicate del pensiero occidentale, e cioè Hegel. Dallo sguardo un po' porcino, capirete subito che è un autore preciso, ma rigoroso, complesso, a volte un po' ostico, ma sicuramente un'utile palestra per imparare a pensare. In questo senso, appunto, non l'affronteremo.
Prima, però, di addentrarci all'interno del pensiero di Hegel, descriviamo il contesto, la cornice culturale all'interno della quale egli opera. Stiamo tra Settecento e Ottocento. Dal punto di vista letterario, artistico, generale, la corrente dominante è quella del Romanticismo, alla quale si collega, sul piano filosofico, un movimento che è quello dell'Idealismo tedesco, a cui appartiene. Quindi, in questa prima puntata parleremo di Romanticismo e Idealismo tedesco.
Partiamo dal primo. Che cos'è il Romanticismo? Ora, se l'Illuminismo, che era la corrente dominante del Settecento, esaltava la ragione, il Romanticismo esalta invece il sentimento. Potremmo trovare Rousseau, nella sua esaltazione del cuore contro la ragione, una sorta di proto-romantico, un precursore di questa sensibilità, appunto, romantica. Il Romanticismo si sviluppa in particolare in Germania tra Settecento e Ottocento e poi da qui si diffonde in tutta Europa: in Italia, in Francia, in Gran Bretagna.
Quali sono i temi centrali di cui si occupa il Romanticismo? Tutti i romantici percepiscono una forte nostalgia dell'infinito. Se gli illuministi, Kant in particolare, saranno concentrati sulla finitezza dell'essere umano – ne siamo limitati, non possiamo conoscere l'intera realtà, punto. Siamo chiusi dentro una cornice che è quello che possiamo raggiungere, conoscere, diceva Kant – per i romantici c'è l'esigenza di aprirsi verso l'assoluto. E quindi viene recuperato anche un rapporto con Dio, che non è più un rapporto puramente intellettuale, come avveniva nel deismo degli illuministi, ma un rapporto di cuore e di sentimento.
Secondo elemento importante dei romantici: esaltazione della natura, che viene percepita come una manifestazione divina, alla quale l'uomo stesso partecipa. Quindi, la contemplazione del mondo naturale diventano luoghi classici della pittura, della poesia romantica.
Terzo elemento caratterizzante: valorizzazione della storia, della tradizione. Se per gli illuministi la storia, il passato, immaginavo, in particolare, appunto, rappresentato un'epoca oscura dalla quale bisogna liberarsi con lo sviluppo tecnico-scientifico, invece i romantici trovano nella storia e nella tradizione le radici della nostra appartenenza. In qualche modo, come dire, ciò che ci fa essere popolo.
E questo è il quarto carattere importante del Romanticismo: c'è l'esaltazione della nazione. Io, ma ci sono i primi patriottici, quindi esaltano l'appartenenza ad una nazione, appunto, ad un popolo, al quale si palesa inseriti per il sangue, per il territorio nel quale si vive.
Passiamo quindi all'Idealismo tedesco, che è il movimento filosofico che si sviluppa in Germania, appunto, tra Settecento e Ottocento. Ora, per comprendere le novità introdotte dall'Idealismo tedesco, dobbiamo tornare ai problemi chiave della filosofia, e cioè il rapporto esistente tra pensiero e realtà, o potremmo dire il mondo esterno, se lo vogliamo tradurre in termini, appunto, moderni.
Ora, per capirlo, faremo una veloce carrellata della concezione del rapporto tra pensiero e realtà dalla filosofia antica fino all'Idealismo. Per la filosofia antica, il pensiero umano è una parte della realtà e quindi condivide la medesima logica e razionalità della realtà, perché, appunto, è una parte della realtà. Quindi pensiero e realtà coincidono. E noi possiamo conoscere la realtà perché la struttura della realtà corrisponde alla struttura del nostro pensiero, che, appunto, è parte della realtà.
Questa coincidenza di pensiero e realtà viene rotta con la nascita della filosofia moderna, e in particolare con Cartesio. Perché? Perché per Cartesio, ciò che io conosco direttamente, sotto, io percepisco, è puramente interno alla mia coscienza, la mia mente. Che cosa mi garantisce che mio pensiero corrisponde alla realtà? Soltanto Dio, che ricordava, è buono, essendo buono non mente, non mi inganna, e quindi posso essere sicuro che quello che io conosco corrisponde alla realtà. Quindi Cartesio, prima, oppure una distinzione tra pensiero e realtà, ma al contempo dice il pensiero umano può conoscere o rapportarsi con la realtà.
In Kant, e questa distinzione diventa invece una rottura, per cui non c'è più comunicazione tra pensiero e realtà. Il pensiero c'è il fenomeno, quello che io posso conoscere, non ha nessun legame con la realtà. Cioè, io non posso mai arrivare a conoscere la realtà. La realtà è di per sé inconoscibile, in quanto fenomeno o cosa in sé.
Che cosa farà l'Idealismo? L'Idealismo, di fatto, criticherà il concetto di numero o cosa in sé di Kant, mostrerà che in sé stesso è un concetto contraddittorio, perché nel mondo, se vogliamo porre un limite al pensiero, se pensiamo un limite del pensiero, questo limite diventa interno al pensiero e quindi è già superato nel pensiero. Quindi, secondo gli idealisti, fondamentalmente non c'è nulla al di fuori del pensiero. Tutta la realtà è racchiusa nel pensiero. Quindi, per l'Idealismo, pensiero e realtà tornano a coincidere, ma in modo diverso rispetto alla coincidenza che proponevano i filosofi antichi. Perché per gli antichi il pensiero umano è una parte della realtà, mentre per gli idealisti la realtà è interna al pensiero, è una parte del pensiero, è una parte della razionalità.
Ci sono due grandi filosofi dell'Idealismo tedesco che precedono Hegel, che sono Fichte e Schelling, e affronteremo in termini molto, molto veloci, epicamente, soprattutto Hegel, che è l'autore centrale dell'Idealismo tedesco ed è anche uno dei massimi esponenti della filosofia moderna. Ma diciamo due parole comunque anche su Fichte e Schelling.
Fichte rappresenta, per così dire, il momento soggettivo dell'Idealismo. Perché? Perché Fichte esalta proprio l'Io. Ora, che cos'era l'Io secondo Kant? E che potere aveva l'Io sulle realtà? Secondo Kant, l'Io penso, ricordate, non crea la realtà, non la produce, ma la ordina attraverso le sue forme pure a priori e le sue categorie. Quindi l'Io non costruisce il mondo, ma lo ordina. Secondo Fichte, invece, non essendoci più una realtà in sé, un noumeno, perché appunto è un concetto contraddittorio, come tra poco vedremo quando affronteremo il pensiero di Hegel, allora l'intera realtà coincide con l'Io. E quindi l'Io crea la realtà, non si limita a ordinare qualcosa che proviene dall'esterno. Quindi cambia in qualche modo il rapporto tra Io e realtà. Già con Fichte, con Fichte si assiste all'espansione dell'Io, tanto che l'Io finisce per inglobare l'intera realtà.
Il secondo grande autore dell'Idealismo tedesco è Schelling, che rappresenta, potremmo dire, il momento oggettivo dell'Idealismo. Perché? Perché Schelling si concentra non più sull'Io, quanto invece sulla natura e propone della natura una concezione molto diversa da quella illuministica. Se per gli illuministi e per Kant la natura è spiegabile in termini meccanicistici, cioè secondo le leggi della scienza newtoniana, in modo deterministico, per Schelling, invece, la natura è fondamentalmente spirito. È un'oggettivazione, è un'estrinsecazione dello spirito. Schelling dirà anche "la pietra è spirito", quindi anche la natura, in quanto tale, è pensiero, è pensiero che si è oggettivizzato.
Detto questo, credo che abbia creato abbastanza confusione. Vi saluto e per ora sospendiamo la nostra video lezione e riprenderemo poi parlando direttamente di Hegel. Buona giornata.