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[CICLO DI WEBINAR] — Moneta e Pagamenti — La storia

Università degli Studi di Urbino Carlo Bo1:57:25

Transcription

Allora, buongiorno a tutti, anzi, buon pomeriggio. Iniziamo questo ciclo di seminari su moneta, pagamenti, storia, regole, digitalizzazione e tutele. Un ciclo di incontri organizzato, prima di tutto, insieme, diciamo, alla Banca d'Italia, e che ci dà questa grandissima opportunità che noi vogliamo immediatamente, insieme alla Scuola di Economia dell'Università di Urbino Carlo Bo. Io sono il professor Giuseppe Travaglini, sono il presidente della Scuola di Economia e, con la professoressa Germana Giombini, che coordina il corso di Economia e Management, abbiamo appunto lavorato, insomma, con i colleghi e gli esperti della Banca d'Italia, stare quasi da dire anche gli amici della Banca d'Italia, per organizzare questo ciclo di lezioni.

In questo ciclo di lezioni vengono trasmesse, come sta accadendo adesso, live sul canale, appunto, live di Uniurb. Saranno registrate, sono registrate esattamente così come sono svolte adesso in diretta, e saranno fruibili alla fine del ciclo degli incontri sulla piattaforma MOOC di Ateneo, dove, appunto, diciamo, sarà possibile continuare a rivedere, diciamo così, i contenuti di queste lezioni e svolgere quella che viene chiamata formazione a distanza per un numero elevato di utenti. Per gli studenti dell'Università di Urbino Carlo Bo, è possibile, in concordanza con le diverse scuole, appunto, dell'Ateneo, di aver di veder riconoscere l'attività come credito formativo. Per gli altri, diciamo, spettatori, insomma, che frequenteranno questo corso online, ci potrà essere, appunto, un attestato di frequenza e del riconoscimento che avverrà nelle settimane successive attraverso l'erogazione della didattica, tuttavia, con la possibilità di svolgere dei test che, oltre che alla frequenza del corso, attestino, appunto, anche di aver recepito in qualche modo, insomma, i contenuti della didattica.

Oggi abbiamo, scusate questa lunga introduzione, diciamo così, oggi abbiamo con noi il primo relatore che è il dottor Riccardo De Bonis, che è economista capo del Servizio Educazione Finanziaria della Banca d'Italia e, diciamo, economista di lunga esperienza nelle istituzioni. Oltre alla sua formazione in Inghilterra, a Cambridge, nel Regno Unito, ha svolto ruoli importanti nella vigilanza, nella politica monetaria e anche negli uffici che, diciamo, si interessano della parte delle statistiche finanziarie delle famiglie della della Banca d'Italia. E oggi, appunto, nel suo ruolo di capo del Servizio Educazione Finanziaria, è qui con noi, insieme anche ad altri colleghi della Banca d'Italia che ci stanno seguendo e che avrete l'opportunità di ascoltare, come la dottoressa Maria Ediride Vangelisti, nei prossimi, nei prossimi seminari.

Qui, appunto, stavo dicendo, per intervenire e dare avvio, diciamo così, al primo incontro. Prima di passare però la parola a Riccardo De Bonis, mi corre l'obbligo, come si dice in questi casi, di invitare qui presente, con il Rettore dell'Università di Urbino, il Magnifico Rettore, professor Giorgio Calcagnini, a cui lascio immediatamente la parola.

Grazie, grazie Giuseppe. È un piacere iniziare, portare i miei saluti a questo ciclo di lezioni. Penso che sia un'iniziativa importante che va un po' nell'ottica della missione dell'università, che nelle varie forme contribuisce alla formazione dei nostri studenti, ma anche persone esterne all'Ateneo, secondo i canoni e le indicazioni della terza missione. Quindi, penso che oggi, questo, oggi a questo ciclo di seminari che si svolgeranno nelle prossime settimane, vadano un po' in questa direzione. Sono molto contento perché penso che sia, oggi come oggi, un tema attualissimo. Il mondo nel quale anche gli strumenti di pagamento cambiano, stanno cambiando velocemente, e dove le persone meno, diciamo, anche qui ci sono gli investitori fragili, usando un riferimento al questo periodo legato alla pandemia, e che quindi hanno bisogno, insomma, di avere un vaccino. Che penso che il mio vaccino sia, appunto, l'educazione e la formazione. Quindi, penso che per questo motivo ho sostenuto questa iniziativa. Devo dire che ringrazio soprattutto Riccardo De Bonis, che è un nostro amico, un amico dell'Ateneo, ci viene sempre a portare, a presentare i risultati di ricerca interessanti a noi e ai nostri studenti. E ringrazio anche Maria Ediride Vangelisti, che so che almeno oggi è collegata, e che gli altri colleghi della Banca d'Italia che si alterneranno nei prossimi giorni. Quindi, di nuovo, grazie a tutti e grazie, ovviamente, anche a Giuseppe e Germana per l'organizzazione. E buon lavoro.

Grazie, grazie al Magnifico Rettore. Dunque, non entriamo nel, diciamo, nel merito. Io adesso lascerò la parola a Riccardo De Bonis. Volevo, facciamo, dare un'ultima indicazione a tutti coloro che stanno ascoltando. C'è la possibilità di fare domande utilizzando, diciamo, la chat, in particolare la Q&A che vedete in basso. Potete fare domande, le riprenderemo io e la professoressa Germana Giombini e tenteremo di dialogare, diciamo, attraverso le vostre domande, ove sia possibile, necessario, con il dottor Riccardo De Bonis, diciamo, con Riccardo De Bonis, appunto, perché è un collega e un amico.

Allora, lascio la parola, facendo un'osservazione, così che ci aiuta, appunto, ricordava adesso il Rettore. Sta cambiando veramente il mercato della moneta e i mezzi, le modalità di pagamento. La digitalizzazione trasforma questo mondo che, appunto, spesso quello dell'economia, è chiamato della "scienza triste". Io, invece, lo vedo sempre come una scienza magica, c'è qualcosa di esoterico nell'economia, nello scambio, in particolare nella moneta. Per cui, Riccardo De Bonis, oggi sarebbe disposto ad armare, non solo il suo computer, per i fogli di carta che chiamiamo cartamoneta, cui noi attribuiamo particolare valore, a volte ci dobbiamo domandare perché ciò lo facciamo. E noi speriamo, a breve, Riccardo, in questa prima lezione, si comincia a dare qualche, diciamo, elemento che ci dia riesca a questo enorme interrogativo. Grazie, Riccardo, a te la parola.

Grazie ancora. Grazie molte a Giorgio Calcagnini, a Germana Giombini, a Giuseppe Travaglini per questo bellissimo invito. Sono molto contento di essere qui. Speriamo di ripetere presto questa esperienza quando sarà possibile con una presenza fisica. Grazie a tutti gli studenti che sono collegati. Questa è la prima di otto lezioni, un corso, come mi è stato delegato, a moneta e pagamenti. In due parole, vi riassumo quali sono gli obiettivi, quali sono le motivazioni di questo ciclo di incontri. La moneta e i pagamenti hanno oltre 5.000 anni di storia. Noi vogliamo parlarne in un corso di educazione finanziaria usando quattro parole chiave: la storia, perché la storia ci consente di capire che molti dibattiti odierni sono dibattiti eterni. Oggi si discute, tornando ai temi che ha sollevato Giuseppe un attimo fa, si discute molto di criptoattività, innovazioni, di Bitcoin. Lo Stato deve regolamentare queste innovazioni o bisogna lasciare carta bianca al mercato? Quindi, la storia ci consente di affrontare questioni che sono antichissime e si ripropongono sempre in maniera nuova. E soprattutto, la storia, come dirò tra un attimo, ci consente di vedere che tutta la storia della moneta e dei pagamenti è dominata dalla dialettica tra innovazioni del mercato, innovazioni tecnologiche e le risposte da parte dello Stato, da parte della Banca Centrale, con l'introduzione di regole. Quindi, regole o regolamentazione sarà la seconda parola chiave del corso.

Come ha detto Giuseppe, siamo in un periodo di grandi cambiamenti. Lo ha detto anche Giorgio. La digitalizzazione sta cambiando la nostra società. Le nostre vite sono molto più digitali rispetto a vent'anni fa, e anche i pagamenti e la moneta sono sempre più digitali. Quindi, non litigheremo in questi otto incontri una grande attenzione agli aspetti della digitalizzazione delle monete. Come diceva Giorgio all'inizio, c'è bisogno di tutela dei clienti, c'è bisogno di una tutela in generale. Oggi la tutela è ancora più necessaria, dato che stiamo attraversando la più grave recessione da quando l'Italia esiste, dal 1861 ad oggi, l'Italia non aveva mai avuto una recessione così importante. E quindi parleremo anche di tutela dei clienti. In basso a destra troverete spesso questo logo: "L'economia per tutti", che è il nostro portale di educazione finanziaria. Vi invito tutti a visitare il portale, dove troverete tanti materiali. E, come ha detto Giuseppe, qualsiasi domanda è benvenuta. Io cercherò di chiudere verso le 17:15 per lasciare 45 minuti a una sessione di domande e risposte, ma anche risposte durante, pardon, domande durante la mia presentazione sono assolutamente benvenute.

Allora, sgombriamo le paure. Come ha detto anche Giuseppe, spesso il mondo della moneta, ma anche il mondo del credito, appare come un mondo magico, un mondo pieno di misteri. Questa frase famosa di un grande storico francese, Fernand Braudel. Lui ha scritto molti anni fa: "La moneta continua a sorprendere gli uomini, ad apparire misteriosa e inquietante". Noi, con questo ciclo di lezioni, vorremmo cancellare ogni paura. La moneta e i pagamenti possono essere discussi in maniera serena, eliminando ogni dubbio, ogni mistero. Ovviamente, tenendo conto che ci sono opinioni diverse, interpretazioni diverse da parte di economisti, da parte di studiosi. Oggi, io voglio darvi semplicemente una prima cassetta degli strumenti per capire questo mondo della moneta e dei pagamenti.

Veniamo all'obiettivo di oggi. Oggi io parlerò dell'evoluzione della moneta dall'antichità ad oggi. Come vi dicevo, c'è un filo rosso, c'è un filo conduttore. Da 5.000 anni si confrontano innovazioni tecnologiche e innovazioni nelle regole, con una dialettica che continuamente cambia nel tempo e continua a cambiare anche oggi. Bisogna abbandonare l'idea che la moneta e i pagamenti siano delle pure costruzioni tecnologiche. Molti colleghi, molti amici dicono: "Bene, ma le carte di credito, le carte di debito, le carte prepagate, che oggi Bitcoin sono soltanto delle innovazioni tecnologiche". No, non è vero. La moneta e i pagamenti sono delle costruzioni sociali, delle istituzioni sociali. Sono dominate dall'interazione tra tecnologia e regole.

Ecco, "Non aere, sed fiducia". Non bronzo, ma fiducia. Questa è una moneta maltese. E questa moneta, io l'ho trovata, beh, un po' di torcicollo a leggere la scritta, ma in effetti potete leggerla: "Non aere, sed fiducia". In realtà, questa scritta risale alla fine del Cinquecento. Sono apparse le prime monete con questa scritta. Io, però, non sono stato abbastanza bravo su Google, non sono riuscito a trovare la moneta del 1500, forse perché più rara. Però voglio raccontarvi la storia perché nascono queste monete con questa scritta. Questo è un veterano di bronzo alla fine del Cinquecento. Malta e Venezia, Malta subiva un attacco da parte della flotta turca e si costruivano nuove difese, nuovi bastioni. Il porto veniva rafforzato. Il governo maltese non aveva monete in oro, in argento, e per pagare i lavoratori. E allora, con questa moneta in bronzo, con una moneta di bronzo, e su questa moneta fu iscritta questa frase: "Voi leggete: Non bronzo, ma fiducia". Il governo di Malta disse ai lavoratori: "Non dovete avere paura del fatto che la moneta sia di bronzo, non dovete avere paura del fatto che la moneta non sia d'oro o d'argento. Noi non siamo in grado adesso di aver tirare di una moneta d'oro, d'argento, perché nessuno flotta è in grado di raggiungere Malta quando Malta è circondata dalle navi turche". Il messaggio politico era: "Dovete avere fiducia in questa moneta perché questa moneta ha un valore e lo Stato maltese assicurerà il valore di questa moneta". La fiducia nella moneta è prodotta dalle istituzioni. Questo è il messaggio dominante di questo bellissimo libro, "L'età delle banche centrali", che ha scritto Curzio Giannini, un nostro collega che purtroppo è scomparso molti anni fa. E poco dopo la morte di Curzio è uscito questo libro, "L'età delle banche centrali", del Mulino. Ha pubblicato il messaggio dominante del libro è che tutto il mondo della moneta, tutto il mondo dei pagamenti è dominato dalla fiducia.

Parlando di moneta, inoltre, non si parla soltanto di moneta in sé. In realtà, c'è questa bella frase di Schumpeter, che ho riportato. Schumpeter, grande economista, grande storico dell'analisi economica. Lui ha scritto: "L'ordinamento monetario di una società rispecchia ciò che questa vuole fare". È l'idea è semplice: studiando la moneta, si capisce molto di un paese, si capisce molto dell'economia e della politica di un paese. E, infatti, grandissimi geni, grandissimi studiosi con formazioni diverse, hanno studiato la moneta. Allora, il primo a sinistra in alto è Platone. Aristotele si interessò di moneta. John Locke, forse uno dei primi inventori delle banconote cartacee, inconvertibili in metalli preziosi. Il quarto a destra, l'abate Galiani, un grandissimo italiano che ha scritto un bellissimo libro "Della moneta", un libro che ebbe un grandissimo successo. Poi, scendendo a sinistra, abbiamo Adam Smith, il padre della scienza economica moderna. Abbiamo Ricardo. Abbiamo Marx. Sono tre economisti classici che hanno dedicato tantissimi studi alla moneta, anche all'origine della banca centrale. Ricardo si occupò di questa pressione, e tanti aspetti, aspetti di un'economia monetaria. Poi c'è uno dei grandi geni delle regioni, della regione Marche, Giacomo Leopardi. Giacomo Leopardi si è occupato di moneta. Vedete, quindi, studiosi completamente diversi, con formazioni completamente diverse, distanti secoli, millenni l'uno dall'altro, che si sono curati di moneta, spendendo. Abbiamo Max Weber, che è stato soprattutto uno storico e fondatore, forse, della sociologia moderna. Abbiamo Keynes. Abbiamo Einaudi, presidente della Repubblica Italiana e prima governatore della Banca d'Italia. Abbiamo Schumpeter. L'ultima striscia di di foto che ho messo sono i primi tre, sono tre grandi economisti, erano ricevuti, avremo nuove per l'economia, sono Friedman, Keynes e Hayek, e tutti e tre hanno scritto di moneta con opinioni molto diverse tra loro. E poi c'è Cipolla, Carlo Maria Cipolla, forse il più grande storico dell'economia del Novecento italiano. Vi ho messo che sarai soltanto per dirvi che non avremo tempo, ovviamente, di approfondire il pensiero di tutti questi pensatori, ma veramente occupandoci di moneta, si capisce molto di un paese.

Veniamo adesso all'inizio effettivo del mio intervento di oggi. Il mio intervento di oggi è diviso in cinque parti. Ovviamente, queste slide saranno a disposizione di tutti già stasera o domani, può darsi. E io farò piccoli ritocchi, se oggi, durante la presentazione, vi rendo conto che c'è qualche punto da migliorare. Quindi, oggi vi parlerò di cinque aspetti che riguardano cinque passaggi della storia della moneta. Tutta la storia della moneta e dei pagamenti può essere divisa in cinque pezzi: la moneta merce, la moneta metallica coniata, la banconota di carta convertibile in metalli preziosi, la banconota di carta come quella che abbiamo oggi nei metalli in tasca, nel portafogli, cioè da inconvertibile, come dice Giuseppe, io ti consegno il computer e tu mi dai dei pezzi di carta inconvertibili in oro, in argento, i depositi bancari. Queste sono cinque fasi di vita della moneta. Alcune fasi, alcune fasi si sono sovrapposte. Oggi noi usiamo sia le banconote inconvertibili, sia i depositi bancari. Come, per esempio, nel Settecento e nell'Ottocento si usavano monete metalliche coniate, metalli preziosi e banconote di carta che erano convertibili in metalli preziosi. Sembra tutta la storia dell'umanità, gli ultimi 5.000 anni, sono stati attraversati da questi cinque tipi di monete, che spesso si sono sovrapposti, come vedremo. Alcune forme non esistono più, ma non svelo subito l'assassino, non vi dico subito come vanno a finire le elezioni.

Le funzioni della moneta. C'è un dibattito, in realtà, su questo aspetto, ma io vorrei essere molto classico. La moneta ha tre funzioni: è unità di misura del valore dei beni, quindi noi misuriamo il valore dei beni usando la moneta. Quindi, un cono gelato costa circa 2 euro, un buon pallone di cuoio costa 40-50 euro, penso una macchina di media cilindrata costa 20.000 euro. Noi usiamo l'euro per misurare il valore dei beni. Poi, la moneta è mezzo di scambio o di pagamento. Dico subito che questo sarà l'oggetto prevalente dei nostri interventi. Noi facciamo otto lezioni sui pagamenti, non potevamo affrontare tutte le funzioni della moneta in otto interventi. Quindi, noi parleremo soprattutto della funzione della moneta come mezzo di scambio. Quindi, io consegno 2 euro al gelataio e lui mi dà il gelato, o faccio un bonifico alla Volkswagen e loro mi danno una macchina del valore di 20.000 euro. Però, chiaramente, c'è una terza funzione molto importante della moneta che non sfioreremo, che non approfondiremo unicamente per motivi di tempo. La moneta è riserva di valore. Generazioni di economisti hanno litigato sul quale sia ancora litigano oggi, su quale sia la funzione più importante. Però, non entrerò in questo dibattito affascinante. La moneta, ovviamente, è riserva di valore, perché noi usiamo i nostri depositi bancari sia come mezzo di scambio, usando uno strumento di pagamento, usando, cioè, il bonifico, la carta di debito, ma noi abbiamo dei depositi in banca o presso le poste anche perché loro, come depositi, sono una riserva di valore per un acquisto di una macchina, opera una spesa imprevista tra un anno o fra due anni. L'euro oggi, come il dollaro, come la sterlina, come lo yen giapponese, svolge tre funzioni. Come vedremo, però, come vedete, già nella storia umana, talvolta la moneta ha svolto solo una di queste funzioni. C'è una bella espressione di Hicks, premio Nobel per l'economia, era una delle ultime foto che io gli ho mostrato. Hicks dice: "Quando la moneta ha tutte e tre le funzioni, svolge tutte le funzioni, lui parla di moneta completa. Quando la moneta svolge soltanto una o due funzioni, lui la chiama moneta parziale".

Cominciamo con la moneta merce. Quando noi andiamo al liceo, andiamo nei nostri istituti tecnici, ragioneria, quando siamo nella scuola media superiore, no, studiamo la storia, ma anche alle scuole medie inferiori, anche alle elementari. Una delle prime civiltà che incontriamo è la Mesopotamia. Questa straordinaria civiltà nata tra il Tigri e l'Eufrate, oggi è in gran parte territorio dell'Iraq. E le popolazioni che vivevano in quei territori, i Sumeri, usavano la moneta merce. E questa a sinistra è una tavoletta d'argilla. I caratteri sono scritti in caratteri cuneiformi. Con la scrittura cuneiforme si sviluppa intorno a 3.000, 2.500 anni avanti Cristo, e loro iscrivevano frasi, contratti, altri documenti, usando delle tavolette d'argilla. Ora, sicuramente registrazioni di questo tipo, registrazioni dei debiti e di credito, erano in altre civiltà, sicuramente in Egitto. Soltanto che altre civiltà usavano, diciamo, più probabilmente per iscrivere i contratti, per tenere documentazioni, per mantenere una memoria storica, usavano il legno o il papiro, la carta. L'incendio, gli incendi sono una caratteristica della civiltà umana da sempre. E qual è il punto? Che nell'antica Mesopotamia, le argille a contatto col fuoco si sono solidificate. E quindi, a noi oggi sono arrivati i documenti, circa un milione di tavolette d'argilla, mentre tanti documenti analoghi in carta, papiro o in legno, sono semplicemente bruciati. E la storia di queste tavolette è fantastica. Questa, io non sono esperto di scrittura cuneiforme, ovviamente. Questo è un pagamento in orzo, risale questa tavoletta d'argilla circa 2.200, 50 anni avanti Cristo. Questa tavoletta è a Roma, nel Museo della Moneta. E faccio subito un invito a Giorgio, a Germana, a Giuseppe, che quando questa pandemia sarà finita, se le studentesse e gli studenti di Urbino vogliono venire a Roma, noi saremo felici di farli venire, di accoglierli a Roma, di fargli vedere questo museo. È un piccolo museo, dove noi abbiamo una piccola collezione di queste tavolette d'argilla della Mesopotamia. E il grande studioso Harari, famoso adesso per "Homo Sapiens", ma "Homo Deus", forse avete sentito nominare, ha detto: "La cosa strana di queste tavolette d'argilla è che non ci sono poemi, non ci sono poesie. Ci sono registrazioni di contratti, di debito, di credito, scambi di merce". E quindi, grazie a queste tavolette, lo sappiamo che i Sumeri usavano come moneta merce l'argento e l'oro. L'argento e l'oro sono due passi, ci esempi di moneta merce, perché l'orzo viene usato per scambiare le merci, esempio, contro dei cavalli, e consegno dell'orzo. L'oro è una moneta merce perché può essere usato in cucina. L'argento, anche una moneta merce, perché io compro tanti cavalli, di solito l'oro, di solito l'oro viene usato per i piccoli pagamenti, per i pagamenti importanti. Mi ha usato l'argento. Io, quindi, per comprare tanti cavalli, uso l'argento. Ma la gente povera, merce, perché io posso usare l'argento per fare una collana, per fare dei gioielli, per fare del vasellame. Questi sono due degli esempi di moneta merce. E anche il numero. Cioè, la moneta merce. Se voi leggete l'Iliade, in particolare il 23° canto dell'Iliade, che è dedicato ai giochi in onore di Patroclo. Patroclo era il compagno e l'amico di Achille, ricordate, forse, che è molto imprudente, si veste con l'armatura di Achille. Nella fase iniziale del problema, Achille non vuole combattere. Ettore uccide Patroclo e scatenato l'ira di Achille. Alla fine del poema, dell'Iliade, c'è un canto dedicato ai giochi in onore di Patroclo, e a un certo punto ci danno dei premi. E il primo premio è un oggetto di valore, del valore di 12 buoi. Il secondo premio a un valore di 4 buoi. Al terzo classificato si dà un bene del valore di 3 o 4 buoi. Il bue, quindi, era usato come unità di misura delle cose, ma ovviamente non si compravano cose, beni, usando il bue, perché? Perché era molto difficile spostare il bue. Ha senso se si andava a comprare dei beni che c'erano soltanto a Creta. Sono, quindi, come merce di scambio, si usavano pellicce, schiavi, argento, conchiglie, manufatti preziosi. Non so, non soltanto in quest'area greca, ma anche in altre zone del mondo.

Leopardi, in quel libro meraviglioso che è lo "Zibaldone", fu uno dei primi in assoluto a osservare che nell'Iliade, nell'Odissea, non c'è la moneta metallica coniata con metalli preziosi. Leopardi dice: "Noi oggi usiamo monete metalliche", lo scrive intorno al 1820. Queste pagine dello Zibaldone, ritrovate facilmente. E lui dice: "Ma Omero si riferisce a una guerra di che forse c'è stata intorno al 1200 avanti Cristo. I poemi omerici sono databili a circa 800 anni prima di Cristo. Non ci sono monete metalliche, ci sono tutte forme di moneta merce". Ecco perché a un certo punto l'umanità ha deciso di cominciare a usare i metalli preziosi. Essenzialmente, perché alcune monete merce erano molto scomode. Gli schiavi, le pellicce, le conchiglie comportavano vari problemi. C'è un problema di divisibilità. Uno non può pagare con due conchiglie e mezzo o tre schiavi e mezzo. È complicato. Il valore dello schiavo, della conchiglia, sparisce. Ma anche dividere a metà una pelliccia è complicato. Si usavano anche oggetti di valore in argento, oggetti di valore in oro, ma non si può spaccare in due un vaso d'argento. Quindi, molte monete merce avevano un problema di divisibilità, avevano un problema di reperibilità e di difficoltà di trasporto. Perché se facevano accordo con Corinto e c'era uno scambio da fare, era complicato mettere su una nave centinaia di schiavi per portarli da Corinto per regolare lo scambio. Allora, per superare questi problemi, si introdusse l'uso dei metalli preziosi, come l'oro e l'argento. In realtà, in Europa si è usato sempre molto più l'argento dell'oro, per un motivo semplice: perché noi in Europa abbiamo moltissime miniere d'argento, ma è scusato, moltissime miniere d'argento, mentre l'oro è molto più raro. L'oro, soltanto dopo il 500, è diventato un po' più, diciamo, diffuso. Qual è il vantaggio dei metalli preziosi? I metalli preziosi possono essere divisi, cioè spaccati, molto più facilmente di schiavi, pellicce, conchiglie, oggetti preziosi. Non sono reperibili, ma sono reperibili, perché noi, quando facciamo scavi archeologici, troviamo dei gioielli in oro, in argento, di 5.000 anni fa, di 4.000 anni fa, di 3.000 anni fa, e in ottime condizioni. E l'oro e l'argento, tra l'altro, sono facilmente trasportabili. Molto, molto più facile trasportare l'oro e l'argento che trasportare schiavi o luoghi o conchiglie che si rompono. Ecco, i metalli preziosi venivano pesati. Come facevano i Sumeri? Pesavano l'argento. A un certo punto, ci fu il passaggio allo stato del lingotto. L'oro e l'argento venivano organizzati nella forma di lingotti, che pezzi di peso uniforme. E voi direte: "Sì, ma quando appaiono queste monete metalliche?". Perché l'interrogativo di Leopardi? L'oro ha fatto probabilissima per noi a Recanati, per noi l'Italia. Oggi...

Le monete metalliche sono diffuse. Non ci sono. Quand'è che appaiono queste monete metalliche? Ebbene, le monete metalliche appaiono, secondo ormai un sostanziale accordo tra gli archeologi, intorno al 620 avanti Cristo, in Lidia, una zona dell'attuale Turchia. Sono state coniate in una lega che si chiama elettro. Elettro è una sabbia aurifera, una sabbia che si trova nel fiume, che è un insieme di oro e argento. Quindi, i Lidi, in Turchia, ma dal punto di vista culturale era mondo greco. Si tratta di una zona ad alcune centinaia di chilometri, e forse un po' di più, a sud di Efeso. Ci sono molti ritrovamenti di monete in elettro intorno al, in un periodo databile intorno al 600 avanti Cristo. C'è una storia bellissima che, che vi devo raccontare, perché è una storia molto bella. È raccontata nelle "Metamorfosi" di Ovidio, un poema scritto intorno alla nascita di Cristo, quindi circa 600 anni dopo l'apparizione delle prime monete metalliche. Nel libro XI, Ovidio racconta una storia che noi conosciamo da bambini: la storia del re Mida. Il re Mida fa un favore a Dio Bacco, riconsegna un satiro. Allora Bacco dice: "Ma come ti posso ricompensare?". Mida dice: "Beh, io vorrei un grande premio, che ogni cosa che io tocco deve diventare oro". Bacco, un po' sorride, e dice: "Lui è un dio, può fare tutto. Che se non è un dio?". E dice: "Va bene, d'accordo". Mida, salutata la gioia, comincia a toccare sassi per terra, rami, foglie, oggetti di nessun valore, tutto si tramuta in oro. La sera, però, felice, si siede a tavola, prova bene, l'acqua si trasforma in oro, prende un pezzo di pollo, il pollo diventa oro. Il giorno dopo, piangendo, distrutto, torna da Bacco e gli dice: "Guarda, tu hai causato un guaio. Io non voglio, non voglio questo oro". Ovviamente, Bacco ride. Mida dice: "Mi devi liberare". Bacco dice: "Guarda, vai nel Patto, un fiume della Lidia, oggi non c'è più questo fiume. Vai alle sorgenti del Patto e bagnati nell'acqua". E allora Ovidio dice: "Da allora, le sorgenti e tutto il fiume Patto, le sorgenti del fiume Patto, lo stesso, sono diventate d'oro". Cosa faceva Ovidio? Ovidio dava una spiegazione mitologica a un fatto scientifico, e lui non era in grado completamente di capire, cioè il fatto che c'erano delle sabbie aurifere nel Patto, che potevano essere raccolte, portate e trasformate in monete metalliche. Vi racconto questa storia perché è divertente, anche perché dice che anche i Persiani, poco dopo, nel VI secolo avanti Cristo, intorno al 555, quando conquistarono la Turchia, l'odierna Turchia, la prima cosa che chiesero, chiesero al re: "Qual è il segreto per fare le monete metalliche coniate?". Presero quest'oro, lo portarono in Persia.

Ecco, chi ha inventato le monete metalliche? E qui si apre un dibattito eterno, che va avanti fino ad oggi. Le monete metalliche le ha inventate lo Stato o le ha inventate il mercato? E oggi la moneta è dominata dall'intervento pubblico o è dominata dagli interventi del mercato? Io qui vi ho messo altre due monete, una del VI secolo, una del VII secolo, sono sempre monete in elettro. E, chiaramente, le monete metalliche sono state una invenzione straordinaria. Cioè, quando l'uomo ha capito che poteva prendere dei metalli, lavorare questi metalli e ottenere delle monete metalliche attraverso il conio, è stata una scoperta tecnologica eccezionale. Ricordate quando io vi ho detto che uno dei fili rossi della storia della moneta è l'interazione tra innovazione tecnologica e introduzione di regole? Beh, le monete metalliche coniate sono state una delle prime innovazioni tecnologiche nel mondo della moneta. È stata una rivoluzione straordinaria, perché contare monete è più facile di pesare metalli. Voi pensate quanto era difficile avere delle bilance per pesare l'orzo, per pesare l'argento. Pensate che contrasti portava le bilance, probabilmente erano truccate, ovvero, se non erano truccate, nessuno è in grado di dire che erano fatte bene. Era molto difficile andare in giro al mercato anche con una bilancia per pesare l'orzo, l'argento, le conchiglie. E quindi, contare delle monete è più facile di pesare metalli.

E Aristotele, lui è stato il primo che si è chiesto: "Ma chi l'ha inventato queste monete metalliche?". E Aristotele affronta questo problema in due opere, dove dà risposte diverse. Nella "Politica", lui dice: "Bene, la moneta è stata inventata dai mercati, dai mercanti". Mercanti greci, mercanti turchi, incontrano i mercanti persiani, a un certo punto devono avere un metro, un metro di misura comune, e hanno inventato le monete metalliche. Nell'"Etica Nicomachea", un'opera successiva, Aristotele, invece, propende per la tesi che la moneta metallica sia stata inventata dal sovrano, dal reggitore della città-stato greca. Come sapete, la forma politica dominante era quella della città-stato. Quindi, la città-stato di Atene, la città-stato di Corinto, la città-stato di Efeso, la città-stato di Sparta. Ecco, la gran parte dei suoi usi, e oggi a favore dell'ipotesi di una creazione statale della moneta, è che queste monete, e che spesso sulla moneta vedete questo, qui c'è un leone, e c'è sempre un simbolo su una delle due facce della moneta, è il simbolo della città. Quindi, la moneta è un simbolo statale, è il simbolo di un potere politico. Il potere politico, il re, afferma il suo potere facendo imprimere sulla moneta che crea il simbolo della città. Si calcola che nell'antica Grecia, circa 800 città hanno battuto moneta. Questo dato mi fa piacere ricordarlo, perché l'ho trovato soltanto nell'articolo di un grandissimo economista, Mandel, che è scomparso, premio Nobel, che si è occupato poco di moneta, si è occupato di cose diverse, di economia internazionale, ma un piccolo articolo sulla storia delle monete, dove ricorda questo dato che è incredibile: ma già nell'antichità classica, 800 città greche battevano moneta. La moneta si diffuse, si diffuse, ma solo nel mondo greco, ma nel mondo romano. E la storia della moneta non è lineare, non è, non possiamo fare la storia della moneta usando la teoria di Darwin dell'evoluzione naturale. La storia della moneta va avanti e va indietro. E, infatti, i Romani, per una grande tradizione nella fondazione delle monete, di monete d'oro, di monete d'argento, ma con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ma già da prima, con la crisi precedente, la circolazione metallica, la circolazione di monete metalliche fu assolutamente distrutta. Il baratto non era mai scomparso, ma il baratto, dopo il 476, tornò in maniera molto forte. Il baratto, per esempio, si diffuse per molti secoli come moneta merce, cioè si tornò alla moneta merce, perché? Perché con la distruzione dell'apparato imperiale, era molto più difficile battere moneta. I popoli barbari non avevano una tradizione di produzione di monete. Ci fu un periodo di grande disordine nel V secolo, nel VI secolo, nel VII secolo. E, a un certo punto, chi reagì a questo disordine fu Carlo Magno. Carlo Magno, per tutto l'Impero Carolingio, fece una riforma importantissima. Luigi Einaudi ha dedicato un articolo bellissimo alla riforma di Carlo Magno, in un articolo famoso dal titolo "La moneta immaginaria". Perché ha ragione Giuseppe quando si parla di moneta, ma anche se tutto si può spiegare, spesso ricorrono, di fronte alla magia della moneta e del credito, ricorrono questi aggettivi: la magia del credito, la magia della moneta, o anche aggettivi che sembrano presi da un romanzo: la moneta immaginaria. E perché Einaudi dice "la moneta immaginaria"? Semplicemente perché Carlo Magno introduce la moneta, ma la moneta era soltanto la lira. Scusate, introduce una nuova moneta, la lira, che fu introdotta soltanto come unità di conto. In realtà, la lira non fu mai coniata, e c'era un rapporto di scambio: una lira corrispondeva a 240 denari, e i denari erano in argento e circolavano i denari. Le lire non sono state mai coniate, e quindi non sono state, non sono mai circolate. E qui è per questo che Einaudi dice: "La lira non è immaginaria, ma era una unità di conto". Tornando alle parole di Hicks, c'è una presenza, come nel caso del bue di Omero, di una moneta parziale che è soltanto unità di conto. Io qui vi ho messo una cartina sull'Impero dei Franchi. Questo è Carlo Magno. E se andate a Milano, soprattutto nei musei di Milano, ci sono molti denari d'argento. Sono monete piccole, piccole, piccole. Queste sono monete intorno alla fine dell'Ottavo secolo dopo Cristo, inizio del IX secolo.

Ecco, chiaramente, le monete metalliche sono state un'innovazione fantastica rispetto alla moneta merce. Però hanno comportato dei problemi. Con questi problemi sono stati subito evidenti: spesso c'è la carenza d'oro e d'argento, difficoltà di riduzione delle monete. Io prima ho fatto l'esempio di Malta, circondata dalle monete, dalla flotta turca. Ma tantissime volte non c'era oro e argento per costruire le monete, per fare le monete. Allora, qualsiasi cittadino in passato poteva portare oro e argento presso la zecca. La zecca era un'istituzione privata, ma sotto il forte controllo del re, sotto il forte controllo del sovrano. E il cittadino consegnava oro o argento alla zecca, e la zecca, in cambio, gli consegnava le monete metalliche, come il sigillo dell'autorità, tipo classicamente, già dal tempo dei padri romani, la faccia dell'imperatore romano, o dopo la faccia dei sovrani medievali. Ecco, c'era il signoraggio. Ovviamente, che cos'è il signoraggio? Signoraggio è una tassa, semplicemente una tassa. Facciamo un esempio banale, assolutamente inventato, perché le monete erano un po' erano più pesanti del mio esempio. Io sono un cittadino, vado nella zecca, porto 100 grammi di oro, e la regola, facciamo 100 grammi di argento, che in Europa è stato sempre più, più frequente, 100 grammi di argento, e faccio nel caso che l'idea sia che con 100 grammi di argento si fanno 100 monete d'argento, quindi ogni moneta pesa un grammo, è una storia completamente inventata. Vedremo l'eterno più pesanti. Ecco, lo Stato applicava il re applicava una tassa, e quindi mi riconsegnava 96 monete. Si appropriava di quattro monete. Perché ho fatto questo esempio di quattro? Perché secondo molti, il signoraggio durante l'Impero Romano fu circa del 4%. Quindi, una tassa elevata, ma non mostruosamente elevata. Il re chiedeva questa tassa perché diceva: "Cittadino, ti puoi fidare di questa moneta, perché è fatta nella zecca controllata dallo Stato. Tutti devono accettare questa moneta. In cambio di questo riconoscimento, io come Stato, come potere politico, re, prendo una tassa". Chiaramente, il re usava queste tasse per costruire il suo palazzo, per finanziare le guerre, per tanti scopi.

Quando l'oro, l'argento erano carenti, i sovrani si devono inventare qualcosa, un trucco, soprattutto perché in alcuni periodi c'era bisogno di più monete. E allora, spesso cosa facevano i sovrani? Facevano monete più leggere, oppure con un contenuto d'oro e d'argento inferiore, perché mischiavano l'argento e l'oro con bronzo, era. Quindi, io sono un cittadino, Riccardo, dieci anni prima ho avuto 96 monete d'argento consegnando 100 grammi d'argento. Adesso, magari, ottengo le stesse 96 monete d'argento, ma non sono vere monete, cioè sono monete e dentro hanno rame, ed entro hanno bronzo, perché? Perché lo Stato si appropria, in realtà, di una maggiore quantità di argento. Quindi, come alzare il signoraggio? Con la stessa maglia, oppure con la stessa quantità di metalli preziosi si ottenevano più monete. Devo dire: "Ah, no, tu non avrai 96 monete, ne avrai 200 monete come cittadino, ma queste monete essenzialmente erano fatte di bronzo e di rame. Il quantitativo d'argento era molto basso". Ora, questa maggiore quantità di monete ha favorito gli scambi, spesso e lo sviluppo dell'economia. Però, spesso i sovrani hanno abusato di questo potere di controllo sulla produzione delle monete e hanno alzato il signoraggio. Quindi, da, con questo, quindi, sempre con 100 grammi di monete, con 100 grammi di argento, scusate, venivano fatte 300 monete o 400 monete, perché? Perché la crescita della produzione di monete determinava un aumento degli introiti da signoraggio, e soprattutto, se invece di 100 monete, si mettevano in circolazione 400 monete, c'era sempre il rischio di scatenare corse inflazionistiche, aumenti dei prezzi.

Ora, che cos'è la storia della moneta? La storia della moneta, diciamo, la storia della gestione di un trade-off. Un trade-off che si ripropone ogni giorno. Da un lato, la moneta deve essere scarsa e di buona qualità, perché ci dà fastidio, dava fastidio accettare una moneta di bronzo o di rame. Tutti volevano una moneta d'argento, perché la moneta d'argento era più accettata. E poi, una moneta più scarsa e di buona qualità, evita aumenti eccessivi dei prezzi. Però, d'altro lato, la moneta deve essere abbondante per assicurare il funzionamento dei pagamenti e consentire la crescita economica, evitando cadute dei prezzi e crisi. Oggi, la Banca Centrale Europea, da alcuni anni, direi dal 2015-16, la politica monetaria è diventata molto espansiva, è diventata giustamente ancora più espansiva nel 2020, in risposta, in risposta alla pandemia. E noi, come centrali, creiamo moneta perché vogliamo evitare ulteriori cadute delle attività economiche, vogliamo evitare cadute dei prezzi. Questo libro di Carlo Maria Cipolla, "Le avventure della lira", è un libro bellissimo. Non è un libro sempre facile, perché Cipolla è stato il più grande storico economico del Novecento italiano, ormai è stato anche un bravo economista, è anche un grande numismatico, quindi dedica alcune pagine alla misurazione dei pesi, dei diametri, delle monete, in maniera molto più seria rispetto al mio esempio banale di 100 grammi d'argento trasformati in 100 monete d'argento. È un libro bellissimo, perché? Perché Cipolla esprime varie tesi, molto semplici. Dice: "Sì, certo, alcune volte i re hanno alzato il signoraggio, hanno alzato la tassa da signoraggio, hanno usato questi proventi da signoraggio per guerre inutili, per spese inutili, hanno scatenato inflazione". Ma dice Cipolla: "In altri casi, lo svilimento del valore della moneta, cioè fare monete di bronzo e di rame, è stata una misura di politica monetaria assolutamente efficiente, perché l'economia sta crescendo". Cipolla, soprattutto, si riferisce al periodo dopo l'anno Mille, quando, come sapete, inizia una fase di sviluppo dell'economia europea. La popolazione cresce, gli scambi crescono, cioè il bisogno di più moneta. C'erano bisogno di più monete. E Cipolla dice: "I sovrani che creano più monete non diedero luogo a inflazione, finanziarono imprese efficienti, più scambi, contribuirono alla crescita dell'economia".

Ecco, abbiamo parlato di moneta merce, abbiamo parlato di monete metalliche coniate con metalli preziosi e spesso anche con metalli non preziosi, come ricorda la storia di Malta. E abbiamo parlato di monete. La storia della moneta, poi, è stata caratterizzata da altre innovazioni. Due sono importanti: sono state le banconote e le banche. E possiamo dire che, diciamo, l'umanità si è liberata delle monete coniate grazie a due invenzioni: prima di tutto le banconote e le banche. Diciamo che dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la Cina, probabilmente, diventa la zona più ricca al mondo, dal Cinquecento al 1500. La Cina è il primo impero al mondo. L'Europa è in fase di difficoltà, almeno fino all'anno Mille, anche un po' dopo. Dal XII secolo, inizia una rincorsa dell'Europa. E la nascita delle banche, che è databile intorno al XII secolo, ha contribuito a questa crescita dell'economia. Questa è la miniatura di un banchiere italiano, la miniatura che raffigura un banchiere italiano intorno al 1300. Però, prima di parlarvi dell'Europa, vi racconto di Marco Polo. Marco Polo ha un capitolo di 23 pagine fantastico. Sapete, Marco Polo, intorno al 1300, arriva in Cina, arriva in Cina, va alla corte del Gran Khan, che era il capo dei Mongoli. E il Gran Khan gli fa vedere un pezzo di carta. Un pezzo di carta. E dice: "Questo pezzo di carta deve essere accettato in pagamento a fronte dello scambio di beni, può essere convertito in metalli preziosi". Marco Polo non capisce, perché nel suo Medioevo, nella Venezia del 1300, era un po' suo, ricchissimo, ricchissimo, e c'erano soltanto monete metalliche e con metalli preziosi. E non c'era una tecnologia in grado di fare, in Cina, di fare le banconote. E, come vedete, ci sono esempi di banconote cartacee cinesi del IX secolo dopo Cristo, quindi a conferma del fatto che la Cina era una civiltà molto, molto avanzata. Quest'altra banconota è del 1368, fatta con la corteccia di gelso.

Ecco, inizia, però, la rincorsa dell'Europa. Anzi, la Cina inizia intorno al 1400, 1500, una fase di crisi. Noi non sappiamo veramente perché l'Impero Romano è crollato, non sappiamo neanche bene con certezza perché la Cina è crollata. Ma comunque, oggi ci interessa dire che l'Europa riparte intorno al 1200, e le banche, l'attività bancaria moderna viene fondata intorno al XII secolo. Io intendo per attività bancaria, molte delle attività delle istituzioni che raccolgono depositi e fanno credito all'economia. Quindi, c'è uno studioso importante, genovese, Felloni, che dice: "Dal 1200-1300 si sviluppa la magia del credito, il fatto che c'è una banca che presta qualcosa a un imprenditore che farà degli investimenti, e se gli investimenti andranno bene, l'imprenditore starà bene".

grado di rimborsare il debito, ma gli investimenti potevano anche andare male. Mi dice all'inizio: "Molti uomini dice 'vabbè, ma questa è una magia'". Non erano addetti tra contabili, soltanto. Comunque, Riccardo, Riccardo, scusa, mi posso interrompere un secondo? Perché c'è una domanda verissima, domanda di chiarimento. Quindi, diciamo, mi sembrava opportuno interrompere. Scusa.

Allora, scrivono in chat: "In che senso la moneta costringe a gestire un trade-off? Dove ne ha parlato di trade-off prestigiosissimo, non è molto chiaro". Ecco, l'anno noti lizzate DR come come come chat che lasciano gratis chi sta seguendo. Grazie.

Allora, grazie per la domanda. È una domanda lecita e mi fa piacere cercare di rispondere. Allora, siamo in una fase in cui c'è una carenza di monete. Aumenta la popolazione perché, per esempio, se sconfitta la bestia, aumentano gli scambi perché c'è un periodo di pace, l'economia cresce. C'è una carenza d'oro e d'argento. Il sovrano deve scegliere, deve dire: "Io devo mettere in circolazione più monete, anche di bronzo, anche di rame, per finanziare il fatto che la popolazione sta crescendo perché è stata sconfitta, per esempio, la peste del 1905, o per finanziare il fatto che gli scambi stanno aumentando". Quindi, più moneta o uguale maggiori scambi. C'è la possibilità di avere una crescita economica, una crescita dei redditi. Però sappiamo che nel lungo periodo c'è un legame tra moneta e inflazione. Non voglio anticipare il dibattito di oggi, ma oggi c'è un grande dibattito sul fatto che la moneta sta crescendo tantissimo. Le banche centrali ripetono che non ci sono rischi per l'inflazione e hanno ragione. In questa fase non ci sono rischi per l'inflazione perché non ci sono fenomeni di inflazione né dal lato della domanda né dal lato dei costi. E oggi il quadro della discussione è abbastanza chiaro. Ma nel Trecento, nel Duecento, il sovrano si poneva interrogativi. Si pone interrogativi: "Beh, ma io sto mettendo in circolazione tante monete, sto facilitando gli scambi, do la possibilità a tante persone di arricchirsi, la società si arricchisce, gli scambi progrediscono. Ma questa moneta, io metto in circolazione più monete piene di bronzo, piene di rame, piene di metalli di scarso valore. Ma troppa moneta prima o poi darà luogo a inflazione. Quanto inflazione devo accettare come sovrano a fronte del fatto che ho fatto crescere di più l'economia?". E c'erano opinioni diverse. Anche perché l'inflazione, ovviamente, ha vantaggi per i debitori, ma svantaggio per i creditori, argomento sul quale torneremo. Non so se ho risposto alla domanda, ma magari ci torniamo dopo. Parliamo soltanto per esigenze di tempo.

Se posso aggiungere, diciamo, da spettatore, quanto è attuale quello che sto dicendo? Che oggi il dibattito sull'inflazione, sulla politica monetaria, sull'espansione, appunto, della base monetaria, quello che si sa, si riconduce esattamente a questo termine. Tu stai affrontando, per esempio, anche il modo in cui governare il debito pubblico attraverso l'inflazione. D'accordissimo con Giuseppe. E soprattutto, sotto iniziativa di Margherita, che mi richiama sempre all'ordine, noi abbiamo deciso che questi otto interventi saranno otto interventi dedicati alla moneta come mezzo di scambio. Però lo sappiamo, io e Riccardo, che quando si parla di moneta, la moneta è come un caleidoscopio. Il caleidoscopio è una figura geometrica che cambia, e tu provi a fissare una faccia del caleidoscopio, ma non ce la fai a fissare quella faccia. Subito gli occhi vanno a finire sull'altra faccia. È ugualmente, noi parliamo di mezzo di pagamento unicamente per motivi di tempo. Ma, come ha fatto notare giustamente Giuseppe, poi si parla della moneta come riserva di valore. E noi non vogliamo parlare di politica monetaria perché questo non è un corso di politica monetaria. Perché la Germania insegna politica monetaria molto meglio di noi. Ma dato che la moneta è un caleidoscopio, è chiaro che parlando di inflazione, deflazione, si parla di molti volti da guardare. Si parla di strategia di politica monetaria. E io, diciamo, sarò ben contento, magari nella fase di domande e risposte, di rispondere a un interrogativo su questo punto. Ma sono d'accordo con Giuseppe, alcuni problemi che si ponevano i sovrani nel Medioevo sono molto analoghi ai dibattiti che ci sono oggi tra economisti, dove vi sono molti economisti che ripetono, secondo me giustamente, che non c'è un pericolo forte di inflazione, non c'è un pericolo di inflazione da costi. Ma anche se non condividono queste paure, ci sono anche altre paure di altri economisti che dicono: "No, poi questo aumento della moneta darà luogo a inflazione". Quindi le parti citate devono essere molto, molto attente. Ed è un dibattito medievale, in realtà, molto simile al dibattito di oggi. Diciamo che allora avevano le idee molto confuse, perché noi oggi sappiamo misurare molto meglio le cose. Sappiamo i suoi di PIL, sappiamo misurare l'indice dei prezzi. Sulla cosa, guai, non voglio parlare. Allora le discussioni erano molto più confuse, ma Cipolla le riassume queste discussioni in maniera fantastica. Di equilibrio. Allora, lascio zona. Temnik, prego. A Germana. Share, forse. Prego.

Ma avrei solo segnalato che un'altra domanda che potremo lasciare per la fine del dibattito, però visto che abbiamo parlato proprio ora di misurare l'inflazione, c'è una domanda che è la seguente: "Quali sono gli indicatori, e più specificatamente gli indici, al giorno d'oggi, oltre all'indice dei prezzi al consumo, che indicano lo stato attuale dell'inflazione e delle conseguenti politiche monetarie?". Allora, questa domanda è ottima. Non rispondo a questa domanda perché Germana discuterà questa domanda meglio, meglio di me. E la domanda che interessa agli obiettivi del corso. Però non voglio essere scortese. Ecco, gli indici dei prezzi al consumo, c'è un indicatore dei prezzi che è scelto dalla politica monetaria dalla BCE per fare politica monetaria. L'indicatore è calcolato da Eurostat e dall'ufficio statistico della Commissione Europea. Segue il consiglio di Germana. Ne parliamo alla fine. E magari, ecco, mi devo sempre tenere al, sempre cercare di rispettare la promessa di parlare della moneta soltanto come mezzo di scambio, anche se so che è impossibile.

Allora, a Londra c'è una strada che si chiama Lombard Street. Ancora oggi, nella City, perché la strada era piena di banchieri italiani, erano banchieri toscani, genovesi, veneziani, e hanno sviluppato l'attività di deposito di monete metalliche e di offerta di prestiti. Ecco alcune cose molto veloci sullo sviluppo di banconote e banche in Europa. Qui c'è l'etimologia che ci aiuta, perché la parola "banconota" ha origine nella "nota di banco", cioè la ricevuta che il banchiere dava a chi depositava le monete metalliche. Nel Medioevo, l'ordine pubblico spesso era molto difficile da gestire. Non era molto prudente andare da Milano a Bruges portandoci dietro le monete metalliche. E quindi, spesso si andava da un banchiere, si depositavano le monete metalliche, ma il banchiere dava una nota, una nota di banco. Col tempo, la nota di banco è diventata la banconota. Chiaramente, le banconote presentano dei chiari vantaggi rispetto alle monete metalliche, il peso, per esempio, ma non solo. Tutte le banche mettevano le proprie banconote in concorrenza tra loro. Diceva essere molto precisi. Per secoli, le banconote sono stati utilizzati da élite, da assolute élite, da gruppi ristretti di banchieri e mercanti, perché pochissimi si fidavano di un pezzo di carta, anche se dietro c'era la promessa di una conversione in metalli preziosi in monete metalliche.

Ecco la terza innovazione che ci ha fatto allontanare dal mondo delle monete metalliche coniate: l'emissione della banca centrale. Ci sono stati molti prototipi di banche centrali, però, diciamo, l'esperimento più importante, dal quale tutti poi abbiamo imparato, tutti i paesi occidentali hanno seguito l'esempio, è la Banca d'Inghilterra, creata nel 1694. Questa è la sede, questo è il documento, lo statuto del 1694 che fonda la Banca d'Inghilterra, la Bank of England. E la diffusione di massa delle banconote è avvenuta progressivamente nel Settecento. Perché è stata creata la Banca d'Inghilterra? Perché c'era consapevolezza nella società inglese dei rischi. Il re, la monarchia poteva appropriarsi di tasse sempre più elevate attraverso il signoraggio. E allora, dopo la Grande Rivoluzione Inglese della fine del '600, il Parlamento disse: "Creiamo un'istituzione autonoma, soggetta a controlli pubblici, soggetta a controllo del Parlamento, per limitare il signoraggio del re". In realtà, c'erano stati altri prototipi: la Banca di Svezia, la Banca di Amsterdam, però, diciamo, sarebbe troppo difficile allargare la discussione.

Ecco, la banca centrale è figlia delle democrazie liberali. Perché? Perché in regimi dominati da un re e da un sovrano, non ci può essere la banca centrale. La banca centrale è un'istituzione che nasce per limitare il signoraggio del re. Certo, poi anche cercare di evitare facili deflazionistiche, cause di cadute dei prezzi, ma il primo obiettivo per avere una creazione ordinata di banconote. Infatti, la Banca Centrale Francese è nata molto dopo, molto dopo, ma è nata dopo il 1789, all'inizio dell'Ottocento, dopo la Rivoluzione Francese. Gli inglesi avevano fatto una rivoluzione che aveva dato delle caratteristiche liberali alla società inglese molto prima dei francesi. Quindi possiamo dire che in tutti i paesi, la banca centrale è figlia della democrazia liberale.

Qui sono tre libri bellissimi sulle banche centrali: il libro di Goodhart, un grande economista monetario inglese; il libro di Curzio, che purtroppo è scomparso nel 2003; e un libro recente di Stefano Golini, uno storico italiano che lavora in Francia. Per gli studenti e le studentesse che vogliono approfondire la storia delle banche centrali, sono tre libri bellissimi che mischiano economia, storia, politica per spiegare questa istituzione.

Ecco, questi sono i Deep Purple sulla sinistra e i Led Zeppelin sulla destra. Sono due gruppi di rock metallico. I miei figli mi hanno detto che sono un po' antiquato, che oggi i gruppi di rock metallico sono altri, ma io sono affezionato a questi due gruppi. E ho detto: "Viva il rock metallico! Abbasso il meccanismo!". A un certo punto, la società, dopo secoli, ha detto: "Basta, dobbiamo abbandonare questo mondo di monete metalliche, era anche di banconote riconvertibili in metalli preziosi. Dobbiamo abbandonarlo. Simo un mondo inefficiente perché un mondo legato al fatto che dalle miniere riusciamo ad avere sempre oro e argento in maniera tale di poi, riconsegnando una banconota convertibile alla Bank of England o presso un'altra banca, otteniamo oro e argento". E un mondo complicatissimo. E quindi, progressivamente, le banconote sono diventate come quelle di oggi. Come vedete, diceva Giuseppe ad inizio: "Io consegno il computer a Giuseppe, Giuseppe mi dà un pezzo di carta che è assolutamente inconvertibile in oro, in argento, da molti anni". È stata una battaglia culturale, perché nel Settecento e nell'Ottocento ci sono state resistenze fortissime all'introduzione delle banconote inconvertibili, perché si pensava che perdendo l'aggancio con l'oro e con l'argento, si producesse necessariamente un'inflazione, cosa che invece non si è verificata, o si è verificata soltanto in alcuni periodi.

E quindi le banche centrali hanno avuto dal governo l'assegnazione di questa funzione: il monopolio dell'emissione di banconote. E il diritto di emettere banconote è stato tolto alle banche. Quindi si è creata una separazione del lavoro. Mentre all'inizio tutte le banche commerciali emettevano le banconote, infatti la parola "banconota" è la nota del banco. I governi progressivamente hanno creato una divisione del lavoro: le banche centrali sono monopoliste nell'offerta di banconote, hanno il monopolio dell'emissione di banconote e garantiscono loro la fiducia in un pezzo di carta senza valore. La banca centrale, però, non può raccogliere depositi. Le banche non emettono banconote. E si sono specializzate nell'offerta di depositi, nella raccolta di depositi e nell'offerta di credito. Quindi lo Stato ha concesso alla banca centrale questo monopolio.

Questa slide ripete delle cose che ho già detto, in realtà. Alle banche commerciali è stata negata l'emissione di banconote. Le banche centrali hanno seguito il motto che i Maltesi avevano già comunicato, avevano già scritto sulla moneta metallica, non bronzo, ma fiducia. E bisogna avere fiducia in strumenti monetari che hanno perso progressivamente il collegamento con i metalli preziosi. Questo passaggio dalla moneta metallica alla banconota, che prima convertibile e poi la banconota inconvertibile, è una storia che ha avuto caratteristiche diverse nei diversi paesi. È una storia che è stata caratterizzata da innovazioni, soprattutto durante i periodi di crisi. Faccio soltanto un esempio per non ampliare il dibattito. Di fatto, la gran parte dei paesi hanno abbandonato il Gold Standard negli anni Trenta del Novecento. Quindi il legame con l'oro si è perso. Gli anni Trenta del Novecento, in una fase di crisi gravissima, cioè dopo la Grande Depressione. In Italia, precisamente, la rottura del collegamento tra banconote e oro è del 1935. Dal 1935, era già avvenuto con fasi alterne in precedenza, ma dal 1935 si è rotto definitivamente il legame tra banconota di carta e oro.

Va bene. Questa è una fase divertente di un umorista americano che dice che dall'inizio della storia del mondo ci sono state soltanto tre invenzioni: il fuoco, la ruota e la banca centrale. Eccolo, l'ha messa perché non è un banchiere centrale ad aver scritto questa cosa, quindi mi permetto di riportarla.

Ecco perché è stata inventata la banca centrale. Questa slide, nella slide che ci collega anche alcuni temi che noi tratteremo nelle prossime lezioni. La banca centrale è stata creata per assicurare un'emissione ordinata di banconote, per evitare, ad esempio, una concorrenza disordinata delle emissioni di banconote da parte delle banche. La banca centrale è stata inventata per gestire i pagamenti tra le banche. E Maria Iride parlerà molto di questo nella seconda lezione. E poi la banca centrale è stata inventata per fare il prestatore di ultima istanza. È un'espressione che gli studenti, le studentesse, spesso ascolto, dove per la prima volta usando l'espressione inglese "lender of last resort", quando una banca inglese, fin dal Settecento, la Bank of England, interveniva se la crisi era di liquidità, fornendo liquidità alla banca, si salvavano così le banche illiquide, assolvibili.

Ecco, la frase più importante di questa slide, dell'ultima: "La politica monetaria attiva e la vigilanza". Che sono due funzioni fondamentali della banca centrale. Di oggi, in realtà, si sono sviluppate soltanto nel corso del Novecento. Direi, la politica monetaria attiva e anche la vigilanza, in forme diverse nei vari paesi, soprattutto a partire dagli anni Venti e Trenta del Novecento.

Ecco, ma c'è stata un'altra grande innovazione che ci ha permesso di superare il metallismo, le monete metalliche coniate, come oro e metalli preziosi, le banconote convertibili in metalli preziosi: è stata l'emissione delle banche. Ecco, il deposito bancario. Come vi ho detto, era uno strumento nato nel Medioevo, nel XII secolo. Ma fino all'Ottocento, pensate, il deposito bancario non si era molto diffuso. Prevalevano le monete metalliche e poi le banconote convertibili. Soltanto in Italia, e in altri paesi, alla fine dell'Ottocento. In Italia, soltanto nel 1900 è stato il sorpasso. Ho messo una foto di un bel film, bellissimo, del 1962, il film è "Il Sorpasso" di Dino Risi, con due attori straordinari: Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. E adesso vi spiego il mio sorpasso magico, il sorpasso dentro la moneta.

Io odiavo questo è un grafico al quale siamo molto affezionati, perché la moneta, la moneta dal 1861 al 2018. La linea verde sono i depositi in conto corrente. La linea rossa è il circolante, cioè la somma di monete metalliche e di banconote, banconote all'inizio convertibili in metalli preziosi, poi progressivamente non convertibili. M1 non è la prima linea della metropolitana di Milano, ma è la somma della curva verde e della curva rossa. È l'aggregato monetario più liquido. Se fosse un corso di politica monetaria, potremmo parlare di M1, ma potete tralasciare la curva blu. In questo grafico vedete, nel 1861, quando nasce l'Italia, l'Italia è un paese povero, un paese agricolo. Il baratto dominava ancora nelle campagne. Era un paese, l'Italia, molto più povero della Francia, molto più povero dell'Inghilterra. I depositi sono... il rapporto dalle voci tempi che vedete la curva verde fino al 1881 è stato vicino a zero, perché? Perché dal Medioevo si usavano monete metalliche e poi si usavano banconote. Addirittura, questo dato ve lo do, non è nel grafico: vedete, allora il circolante, cioè la somma di monete metalliche e banconote, era il 12% del PIL. Ma erano quasi tutte monete metalliche, perché ancora nel 1861 le persone avevano monete metalliche e non si fidavano di un pezzo di carta. Poi, a poco a poco, c'è il primo sorpasso, che il grafico non vi mostra, cioè dentro la curva rossa, le banconote prevalgono rispetto alle monete metalliche. Ma il sorpasso più importante è il sorpasso della curva verde. Vedete, intorno agli anni '10, '20, la curva verde diventa più importante della curva rossa. Sui depositi in conto corrente, lo stock dei depositi in conto corrente diventa più importante dello stock del circolante. Poi c'è l'esplosione, vedete, anni '50, l'esplosione. Oggi i depositi in conto corrente sono il 70% del PIL, anzi, secondo me, oggi, se aggiornassi il dato al 2020, il dato sarebbe ancora più alto, mentre il circolante è circa il 12% del PIL.

Ecco, mi avvio a concludere. Che cos'è oggi la moneta? Oggi, in Italia, sono circa 5 miliardi di euro di metalli, e quindi una cifra piccolissima, mentre nel 1861 le monete metalliche erano la prima forma di moneta. Poi abbiamo circa 240 miliardi di euro di banconote. Ma c'è stato il sorpasso, il sorpasso clamoroso. Oggi, gran parte della moneta sono depositi in conto corrente, in gran parte bancari, ma c'è anche una porzione degli uffici postali. Le parole "banconote" e "monete metalliche" sono moneta legale. È obbligatorio accettarle. C'è un articolo del Codice Civile, e un tema sul quale Maria Iride tornerà. Posso andare al ristorante o in qualsiasi negozio e il negoziante è costretto dal Codice Civile ad accettare le mie banconote e le mie monete metalliche in cambio di beni e servizi. Queste sono espressioni di moneta legale. Poi c'era moneta bancaria, che è di gran lunga prevalente. Non avete visto, la moneta bancaria, i depositi in conto corrente sono circa 7 volte le banconote. Un po' oggi, sì, direi sette volte, quasi sette volte. E grazie alla vigilanza sulle banche, alla sorveglianza sul sistema dei pagamenti e alle regole sulla tutela dei clienti, la moneta bancaria ha un grado di accettazione molto vicino a quello della moneta legale. I casi in cui il negoziante non accetta la carta di credito, carta prepagata, carta di debito, non accetta il bonifico, non accetta assegni, cioè tutti strumenti che sfruttano i depositi in conto corrente, sono casi molto rari. Quindi la moneta bancaria ha un grado di accettazione molto vicino a quello della moneta legale.

Questo è l'ultimo slide. Abbiamo visto la storia, la cassetta degli strumenti. Non parleremo più nelle prossime lezioni di moneta merce, di moneta di monete metalliche coniate, come oro e metalli preziosi, e di banconote convertibili. Però continueremo a parlare di moneta legale, della moneta bancaria, degli strumenti di pagamento, di quello che fa la banca centrale. Parleremo di banche, parleremo di altri intermediari, parleremo ancora di innovazioni tecnologiche, di regole, di fiducia e di tutela dei clienti. Grazie ancora per essere ancora qui. E qualsiasi domanda è veramente benvenuta. Grazie.

Grazie, grazie Riccardo, tantissimo per questa carrellata. Ora ci sono moltissime curiosità che naturalmente tu hai, diciamo, acceso. Tengo le mie, se necessario, diciamo, per dopo. Non so se anche Germana o Maria Iride ne abbiano, però vorrei andare sulle domande che sono state fatte da chi sta seguendo, insomma, il dibattito. Allora, una prima domanda, diciamo così, risolviamo subito qualche dubbio estremamente importante, cioè ci viene chiesto se le banconote stampate o girando hanno una controparte in oro nelle riserve nazionali. Anzi, qui la domanda è più specifica: "Sembra che faccia la domanda, immagino che ci sia proporzionalmente che corrisponda al valore dell'oro".

Allora, dal 1935 in Italia è scomparso ogni collegamento tra la banconota cartacea e l'oro. Quindi le banconote non sono più convertibili in oro. La domanda è interessante. Uno dei motivi per cui, come lei e altri amici, abbiamo proposto questo corso è che un mio caro amico, un professore universitario, un anno fa, poi economia, con molta franchezza mi ha detto: "Beh, le banconote sono convertibili, no?". Non ho detto: "Riccardo, ho fatto una faccia tremenda e ho capito che c'era bisogno di fare un corso interdisciplinare". E no, non c'è più nessuna conversione in nessun paese occidentale, ma io penso che nessun paese in via di sviluppo abbia ormai forme di conversione della banconota cartacea in oro. Moltissime banche centrali hanno riserve in oro, e lo stock delle riserve della Banca Centrale è di molto inferiore ai 240 miliardi di banconote che il nostro circolante, fino a poco tempo fa, lo stock era di circa 90 miliardi. Ma il prezzo dell'oro è cresciuto, quindi adesso lo stock è più alto. Quindi controllerò volentieri, magari Maria Iride vi aggiorna col dato preciso, il valore dell'oro delle riserve della Banca d'Italia. Non c'è più nessun collegamento. C'è un bellissimo libro di Salvatore Rossi che si chiama "Oro", che io consiglio a tutti, scritto in un italiano fantastico, che spiega la storia dell'oro della Banca d'Italia e qual è la funzione oggi delle riserve, ma è una funzione che non ha nulla a che vedere con l'emissione di banconote.

Seconda domanda riguarda l'attività, diciamo, del passaggio dell'innovazione tra moneta metallica e banconote. Quanta parte ha avuto in questo passaggio il ruolo dei primi banchieri ebrei e dei Monti di Pietà? Quindi un sotto-aspetto, un elemento storico.

Allora, è una domanda bellissima, è una domanda bellissima. Non c'entra niente con l'obiettivo del corso, però va benissimo rispondere perché la domanda è bellissima. Allora, gli ebrei hanno gestito l'attività bancaria, diciamo, per molti anni, per secoli, per un motivo semplice: quando gli ebrei avevano terre, case, castelli, prima o poi uno stato, un re, un sovrano faceva un provvedimento di esproprio e gli portava via tutto. Quindi gli ebrei solitamente si sono specializzati in alcune arti liberali. Per esempio, gli ebrei sono grandi musicisti, spesso, perché? Perché il violino, lo stato non è interessato a farti l'esproprio del violino. Oppure c'è anche una letteratura ebraica, perché? Perché lo stato non vede un pericolo, se tu scrivi un romanzo. E quindi gli ebrei si sono specializzati nell'attività bancaria, perché è un'attività che è molto più difficile da espropriare, perché è un'attività mobile. Si possono mettere le monete metalliche in un sacco, in un forziere, e spostarsi sul territorio, mentre è impossibile portarsi dietro il castello, la casa o la terra in caso di esproprio. E nemmeno nel Medioevo c'erano... per secoli c'è stata una denuncia dell'usura, ovviamente. Quindi battute meravigliose, ma ci porterebbe al di là di questo corso, perché della proibizione dell'usura si sono occupati Aristotele, San Tommaso. Non voglio veramente invadere questo campo che è meraviglioso. L'argomento è bellissimo. L'idea di base è che il tempo appartiene a Dio e quindi chiedere un interesse in cambio di un credito è un'attività che va contro Dio. Questa idea è stata diffusa per secoli, ma poi è cambiata. È cambiata perché, per me, la vera... tra i motivi per cui gli usurai erano ebrei, ma c'erano anche usurai cristiani. Caro museo, questa è nel XII secolo, nel X secolo. Cioè, la Chiesa dice: "Beh, mi conviene mettere in circolazione più monete, questa economia non cresce, l'economia sta scendendo, vedo più popolazioni, più scambi, devo ammettere. Non me ne importa nulla che questa moneta sia piena di bronzo e rame, devo farla circolare". Ma anche la Chiesa si rese conto che un'economia che cresce ha bisogno, ha bisogno di credito, ha bisogno di credito. E allora si sviluppò un dibattito bellissimo, che adesso non si può riassumere, sul tasso di interesse lecito, sul prezzo giusto. Quindi, se comincio a dire: "Beh, ma il tasso di interesse, ma insomma, non si può essere severi come spesso è stata la Chiesa, chiedere un tasso di interesse ragionevole ha un senso". C'è un grande dibattito medievale sul prezzo giusto. E quindi, prima o poi, la Chiesa iniziò a essere più tollerante nei confronti dell'usura, cioè nel prestito con tasso di interesse. E poi ci fu questa discussione fantastica, però magari mi invitate un'altra volta a Urbino, perché Francescani e Domenicani si sono posti un problema serio: cioè, bisogna fare credito ai poveri, e il credito può basarsi anche sul tasso di interesse. E semplice fu questa invenzione straordinaria dei Monti di Pietà. I Monti di Pietà sono un'invenzione italiana, sui fondi battuti religiosi tra giganti, tra giganti del pensiero religioso. È un argomento per un altro seminario. I Monti di Pietà si caratterizzavano per banche dei poveri, ma anche, diciamo, davano credito ai poveri. Erano in contrapposizione, erano spesso in contrapposizione con i grandi mercanti, con i grandi banchieri. Ed è una storia che poi arriva fino alle forme di banche cooperative dell'Ottocento, cioè da banche cooperative, le ex casse rurali, artigiani, le banche popolari. Una storia bellissima. Diciamo, complimenti per la domanda, però mi ha costretto ad andare fuori di fuoristrada, però mi sono divertito. Grazie per la domanda.

Continuo, continuo, diciamo, in questa carrellata. Dunque, sono le 17:30. Lo dico per Riccardo, in modo da poter articolare, diciamo, le sue eventuali risposte. Io cerco di sintetizzare alcune domande. La prossima, le prime banche, come erogavano i prestiti? Di quale tipo di rapporto c'era tra debitore e creditore? Come intermediavano?

È una bellissima domanda. C'erano le forme più diverse. Firenze è stata la patria, la patria dei grandi banchieri: i Bardi, i Peruzzi, i Medici. Spesso sono falliti. I Bardi, i Peruzzi sono falliti perché prestarono i soldi a re d'Inghilterra. Re d'Inghilterra, un sordomuto, disse: "Io non vi rimborso i debiti, sono inetto". E erano più simili anche a banche d'affari, cioè erano banchieri che facevano credito. La forma tecnica, penso fosse il mutuo, essenzialmente, cioè un credito che poi dava luogo all'ottenimento di un tasso di interesse a scadenze regolari, trimestrali o semestrali. Non penso che fosse già diffusa un'anticipazione di credito in conto corrente nell'antica Firenze, ma sarebbe un tema da approfondire. Però erano mercanti, erano banchieri d'affari. Vedete, spesso operavano già con delle forme tecniche che anticipano quello che oggi chiamiamo pubblicazione, quello che oggi chiamiamo titolo, perché a un certo punto i sovrani cominciarono a emettere titoli. Altri banchieri erano più tradizionali, offrivano credito. Spesso questo credito era garantito. È una bella domanda, necessiterebbe di un corso ad hoc, non sulla moneta, quindi sul passivo delle banche, sui depositi, bensì sull'attivo delle banche.

Riccardo, il grafico che hai mostrato su circolante e depositi ha aperto diverse, diciamo, attenzioni. Volevano rivederlo, perché alcuni sono rimasti sorpresi che nel periodo, diciamo, successivo all'unità d'Italia, 1861, il rapporto, il peso dei depositi in conto corrente fosse così basso.

Il peso, nessuno aveva depositi. Cioè, il deposito in conto corrente, da una parte, è un'invenzione medievale. Cioè, a Venezia, quelli che vengono chiamati "banchieri descritta", cominciano ad aprire delle scritture contabili, per cui hanno un libro mastro con delle passività, delle attività, e al passivo registrano questi depositi. Con delle... si chiamano "banchieri descritta" perché erano scritture. Si parla anche in questo caso di moneta scritturale, un'espressione che a me non piace, ma che è molto diffusa. E l'Italia nel 1861 era un paese povero. Soltanto alcune persone ricchissime avevano depositi. Per secoli, nessuno si fidava delle banche. Tutti si fidavano della moneta metallica coniata o di banconote convertibili in metalli preziosi. Quindi, veramente, quanto è logico che la liberazione dal metallismo è stata una battaglia culturale difficilissima. Dico una cosa che, in realtà, molti raccontano molto meno di quanto si dovrebbe nella storia. La seconda, secondo me, racconta questa storia bellissima, perché dice essenzialmente: "C'è stato un problema del pensiero economico che per generazioni molti economisti hanno detto che la moneta è soltanto qualcosa che è coperta da metalli preziosi". E questo ha contribuito al ritardo, in molti paesi, dell'introduzione di forme tecniche come depositi bancari. Comunque, il grafico è pubblico e voi trovate le persone interessate. Io posso dare il riferimento. C'è un lavoro nostro sul sito web della Banca d'Italia, lo trovate in cinque minuti, dove ci sono i valori assoluti, cioè i valori assoluti dei depositi in conto corrente, i valori assoluti delle monete metalliche, i valori assoluti delle banconote. E poi, per chi è interessato, anche per questo grafico, io avevo questo grafico in rapporto al PIL. Abbiamo anche delle stime del PIL. Ecco, però sì, è vero, questo grafico mostra che le banconote sono cresciute soltanto intorno al 1880, in una fase di boom che poi finì male. In realtà, le banconote scendono, le banconote crescono. Ecco, per quelli interessati, faccio notare questi due picchi, vedete, intorno al 1914, con il '16, e il picco durante la Seconda Guerra Mondiale. Perché? Perché durante le guerre le persone non si fidano delle banche e vogliono essere liquide. Quindi i depositi avevano già superato le banconote e le monete metalliche, ma hanno un picco qui nella Seconda Guerra Mondiale, perché? Perché durante la Seconda Guerra Mondiale è molto complicato uscire, ci sono i bombardamenti, la situazione dell'ordine pubblico è tremenda, le banche possono fallire in guerra. C'è una relazione tra ordine e persone che tengono banconote. Questo è legato anche all'inflazione di quegli anni. Ecco, diciamo, i dati sono tutte a disposizione, quindi gli studenti possono averle e controllare.

Dunque, c'è una domanda che però anticipa qualcosa che accadrà in futuro in questo corso, cioè l'euro digitale, le criptovalute. Faremo una versione ad hoc e saremo degli strateghi.

E rimandare. Sarà... Sì, allora, mi scuso con lo studente o con la studentessa. Faremo una lezione su cripto-attività, Bitcoin, e una lezione su stable coin, sulla Libra di Zuckerberg, e sull'euro digitale. Che esaltano. Non sarebbe giusto rispondere a questa domanda adesso.

No, appunto, speravo.

Questa domanda non so se Germana aveva qualche osservazione, se no poi neanche io.

Sì, grazie Riccardo, per questa lezione veramente stimolante. Io avrei una curiosità, una domanda sul signoraggio. Oggi, come possiamo interpretare il signoraggio? Oggi qual è la, la definizione? Abbiamo visto il signoraggio quando, diciamo, ad emettere quelle monete erano i governi. E oggi? Oggi le banche centrali.

È una domanda ottima. E oggi le banche centrali fanno dei profitti, e noi retrocediamo questi profitti al Tesoro, al governo. Alla fine di marzo è stato approvato il bilancio della Banca d'Italia del 2020. Abbiamo retrocesso al governo circa 6 miliardi di euro, più le tasse. Le tasse sono un'altra cosa. Quindi, in tutti i paesi del mondo, le banche centrali fanno dei profitti, perché le passività, nelle passività, ovviamente, sono predominanti. Una passività importante è la circolazione, che a costo zero, ha dei costi di produzione, ma insomma, chiaramente abbiamo poi, a fronte del passivo, delle attività che producono degli interessi. Facciamo dei profitti, e questi profitti vengono, una volta dedotte le spese per la gestione del personale e della struttura della Banca d'Italia, tutte le banche centrali retrocedono i profitti al Tesoro. C'è poi una differenza, però, va veramente al di là di questa lezione, tra le banche che sono nazionalizzate, le banche centrali che sono nazionalizzate, le banche centrali, invece, come la Banca del Giappone, la Banca d'Italia, che hanno una compagine di azionisti che non ha nessun ruolo nella governance della banca, e che prendono delle somme come dividendi, ma sono somme molto, molto più piccole rispetto ai 6 miliardi che quest'anno abbiamo retrocesso al governo.

Posso fare anche io la mia domanda? Io sono qui, ma tu sei qui, almeno fino alle 18, come da impegno. Possiamo, dobbiamo, qualche altro minuto, ma diciamo, intanto nessuna curiosità terribile, perché se c'è una lezione di storia, non solo di moneta. Allora, ho saputo che nel 1935, in qualche modo, avevamo demonizzato, demonizzato le promesse all'oro. Bene, però poi noi, quando siamo in aula, spieghiamo ai nostri studenti, diciamo, che nell'accordo di Bretton Woods, che segue il riassetto dei sistemi monetari internazionali, esiste una sola moneta, quella dell'economia vincente, che sono gli Stati Uniti, che è il dollaro, che è convertibile in oro. E tutti gli altri paesi, diciamo, devono stabilire queste parità centrali in questi rapporti bilaterali. Adesso non entriamo nel sistema, però lì c'era una convertibilità, e c'erano delle valute in oro. Allora, mi sembra nel '71, se non ricordo, il prossimo 11 agosto '71, succede...

Ottima domanda. Grazie. Un punto importante è, tra gli obiettivi del corso, ma mi fa piacere rispondere. Penso che sia utile parlare della convertibilità usando due aggettivi: la convertibilità interna di una moneta e la convertibilità esterna. La convertibilità interna finisce, nella gran parte dei paesi, dopo la Grande Depressione. I paesi si rendono conto che è impossibile mantenere un legame tra le banconote e le riserve. E quindi, prima, e poi l'Italia, in tutti i paesi, si rompe la convertibilità interna delle banconote, cioè il cittadino italiano e il cittadino inglese non possono più avere dalla Banca d'Italia e dalla Bank of England un corrispettivo in oro o in argento, in oro, perché c'era un Gold Standard. In realtà, rimane la convertibilità esterna. Rimane la convertibilità esterna, cioè per favorire il commercio internazionale, per favorire gli scambi internazionali, gli accordi di Bretton Woods stabilirono una convertibilità esterna, cioè, in particolare, i paesi che fossero venuti in possesso di dollari potevano rivolgersi al governo americano chiedendo un cambio del dollaro in oro. In realtà, questa possibilità, ma questo è veramente un dibattito di economia internazionale e mi stai portando su sabbie mobili per me incerte. I governi, in realtà, sfruttarono pochissimo questa possibilità. E poi, secondo alcuni, di fronte a una minaccia al governo francese di esercitare questa minaccia, cioè di rivolgersi al governo americano chiedendo la conversione di dollari in oro, nel 1971, anche quella che viene chiamata convertibilità esterna, diciamo, delle monete, con un'espressione un po' forte, "esterna" significa per cittadini di altri paesi, venne meno.

Sentite, qui c'è una domanda che si riaggancia in qualche modo, forse, a una delle ultime domande, e cioè la caccia, sicuramente, a questa questione della convertibilità o comunque del sistema dei cambi, perché appunto si fa riferimento alla prima parte della lezione, in cui hai mostrato che il simbolo della città, la civetta, veniva impresso, diciamo, sulle prime monete. E qui c'è una, diciamo, la domanda, cerco di sintetizzarla: "Se queste caratteristiche, diciamo, attribuite alle monete nazionali, anche le monete nazionali odierne, possano in qualche modo essere ricondotte al dibattito tra moneta forte e moneta debole? Cioè, la moneta forte come simbolo della forza, diciamo, economica, immagino questa sia la domanda, della città, dello stato, oggi diremmo della nazione che quella che la emette, che la stampa, piuttosto che moneta debole, cioè che c'è una, come dire, una connessione, no, tra non solo il valore economico che rappresenta la moneta cartacea, ma anche, se vuoi, il peso politico che può avere, diciamo, nel contesto della geopolitica attuale nazionale, se c'è una qualche relazione che lega queste cose".

Allora, rispondo alla prima domanda, perché il dibattito moneta forte, moneta debole è molto complicato e, secondo me, ci porterebbe anche un po' fuori strada. Allora, la moneta è un simbolo. La moneta è stata, ancora oggi, spesso un simbolo di autorità statale. Voi parlate con i numismatici romani, loro enfatizzano molto questo aspetto: cioè, l'imperatore voleva che la sua faccia fosse impressa sulle monete, sulle monete d'oro e d'argento. L'altro esempio classico, appunto, io ho ricordato le 800 città greche che hanno strappato moneta. Non certo punto si diffuse moltissimo una civetta sulle monete. La civetta è il simbolo di Minerva. Quindi, la moneta è un simbolo, è un simbolo di autorità statale, ma è anche un simbolo religioso. Direi, questa componente si è un po' cambiata negli anni. Nel Medioevo ha avuto una funzione fondamentale. C'è sempre un episodio che racconta Harari, che dice che quando gli arabi invasero l'Europa, diciamo, nel 600 dopo Cristo, hanno sempre accettato le monete dell'imperatore romano, perché le monete dell'imperatore romano che continuavano a circolare erano delle monete che tutti accettavano. Quindi, anche il nemico accettava la moneta romana. Al tempo stesso, a un certo punto, anche gli arabi hanno cominciato a battere moneta per dare un segnale di importanza politica, di peso politico. Moneta forte o debole? Ma forse sì, cioè, c'è l'idea che uno stato sia forte anche perché ha una moneta forte. Forse la parte più interessante è quella sul ruolo internazionale del dollaro e dell'euro. Il dollaro è la valuta internazionale per eccellenza. Il privilegio di cui godono gli Stati Uniti è che si possono indebitare in una valuta che tutti utilizzano. Esistono altre monete importanti, il cui ruolo internazionale, però, è più basso: l'euro, la sterlina. Diciamo, forse possiamo tornare, torneremo su questa questione della sovranità monetaria quando parleremo di euro digitale. E non so se ci sono, se Germana ha visto altre domande.

In questo momento siamo verso la conclusione. Vorrei fare un'ultima, diciamo, che arriviamo, Maria Iride e Mangione, domanda a cui, forse, avete saltato. Chi chiede: "Come mai dal grafico si vede un aumento del circolante a partire dal 2000? Mi sembra questa una bellissima domanda. Mi sembrava non la vedete in realtà. Cosa possiamo ascrivere al fenomeno?".

Allora, è una bellissima domanda. Prego. C'è un aspetto statistico. Quando c'era la lira, noi non eravamo in grado di misurare con precisione le lire che circolavano in Piemonte, in Sicilia. Eravamo in grado di misurare la circolazione in lire in tutta l'Italia. Oggi noi non siamo in grado di misurare bene la circolazione in Italia o in Germania o in Francia, perché? Perché voi avete, noi tutti, sulle intese, studenti, professori, vari, e io abbiamo in tasca delle banconote da 10 euro, 50 euro, che sono state stampate dagli amici francesi, dagli amici tedeschi. Quindi noi non lo sappiamo esattamente, con precisione, quanti sono gli euro in circolo in Italia. Quindi, dal 1900, scusate, dal 2000, 2001, 2002, dall'introduzione dell'euro come moneta fisica, dal 2002 in particolare, per misurare la moneta in ogni paese si usa una convenzione. Questa convenzione è una convenzione secondo la quale il circolante in un paese, la circolazione di banconote, è proporzionale al reddito del paese, al numero di abitanti. Però non c'è dubbio che la circolazione negli ultimi anni è cresciuta. È cresciuta soprattutto a partire dal 2014, diciamo, ma quando la politica monetaria è diventata molto espansiva, e quando i tassi di interesse sono pari a zero o negativi, il costo opportunità di detenere banconote è molto basso. Quindi c'è una grandissima domanda di circolazione. E in questo modo sono fortunato, perché in uno degli ultimi numeri del Bollettino Economico della Banca Europea c'è un riquadro, c'è un articolo che si chiama "Il paradosso delle banconote", perché come mezzo di scambio, durante la pandemia, l'utilizzo di banconote è sceso in tutta Europa, ma la circolazione in euro continua a crescere. Cioè, la circolazione in euro cresce, lo stock di banconote cresce. Proprio oggi, leggero, ha raggiunto circa, nell'area, la circolazione in euro circa 1.400 miliardi di euro, molto meno di quanto volete, ma è cresciuta. È cresciuta per vari motivi: uno, costo opportunità basso, come dicevo; due, c'è una popolazione anziana che, di fronte alla pandemia, ha reagito, ha domandato più moneta, tenendoci più liquide, più banconote; e poi c'è un aspetto interessante: una fetta molto importante di queste banconote circola fuori dall'area dell'euro. E circola fuori dall'area dell'euro per vari motivi. Uno, perché si tratta di cittadini che vivono in paesi... Ecco, diventa una domanda dello studente della sua intesa: "La moneta debole?". Se tu vivi in un paese con una moneta che si svaluta continuamente, allora che fai? Ti doti di euro. L'euro è una moneta stabile. Quindi, c'è questo paradosso del contante. E in tutti i paesi, salvo la Svezia, il rapporto tra circolante e PIL è in crescita negli ultimi dieci anni. Secondo alcuni, c'è stata anche una reazione da 1 a 10.000, una sfiducia nelle banche, che ha portato a una maggiore domanda di pagamento. Ma il fatto è indubitabile: in questo momento, il rapporto circolante-PIL è tipico di tutti i paesi. La Svezia è l'unica eccezione. In un tesoro, diciamo, potremmo dire, punta soleggiamento.

Dunque, ti farei un'ultima domanda, e poi siamo costretti a terminare. Cioè, chi ti viene chiesto, non so quanto sia, diciamo, nel contesto del seminario, ma comunque può essere utile, almeno come rapporto di scambio tra monete, perché è stato possibile solo temporaneamente il cambio lira in euro, ovvero cambio di tutte le valute possono imparare che, diciamo, per l'accordo monetario solo per un periodo. Non so se qualcuno forse ha dimenticato qualche pub.

È una domanda che va al di là degli obiettivi del corso, però, insomma, fatta all'esperto.

Della banca, nono. Ma ciò non mi ricordo, ero molto più giovane. Gli chiede la possibilità ai cittadini italiani di cambiare le lire in euro. Poi questo periodo fu prolungato, fu prolungato. Marie, de sto parlando, sotto il tuo stretto controllo è stato prolungato, ma penso che ha superato i dieci anni, anche di più. E poi penso, per motivi essenzialmente organizzativi, sia interrotto. Però facciamo così, magari ne riparliamo la prossima. Io non vedo le domande, il momento sono terminate, diciamo, sono terminate. Ecco perché volevo essere sicuro che avessi risposto. Se no, io diciamo, terminerei anche il nostro, diciamo, incontro prima dei ringraziamenti con un ricordo, diciamo, che però che fare con la moneta, peraltro con la moneta metallica.

40 anni fa, quindi tradisco, diciamo, l'età, come si dice, con degli amici in montagna, nella zona dell'Abruzzo, della Majella, a circa duemila metri d'altezza, trovammo una moneta. La portai, la vidi, la guardai, capì che era qualcosa di particolare. E c'era da una parte Medusa e dall'altra parte Enea che portava in braccio, anche se a 2000 metri d'altezza. E poi, diciamo, cercando e documentandoci, sapevo che c'era un valico tra i romani e i sanniti che veniva percorso. La magia di quella moneta sta nel fatto che io sono stato sempre con quella moneta. Adesso è, diciamo, di proprietà dell'amico che la trovò. E sono stato sempre convinto che con quella moneta sarei riuscito a comprare un caffè al primo rifugio. Disco perché c'era un valore che era il metallo, che era la storia. Quindi da questo elemento, appunto, diciamo, prima esoterico, di magia che è nascosta, quindi ancora il sesterzio, diciamo, può avere, può avere un valore.

Allora, io terminerei qui. Intanto vorrei ringraziare, appunto, Riccardo De Bonis per il grande lavoro svolto, tutti i partecipanti. Ne ho visti tanti, sempre 170 meno collegate, le domande che sono state fatte. E Germana John, bene, che ha organizzato ancora più di me, diciamo, tutto il lavoro. E come dire, un invito al secondo incontro, alla prossima puntata, come si direbbe, diciamo, se fosse in TV, che ci sarà venerdì prossimo, fra tre giorni, per quattro giorni, sempre dalle 16 alle 18. E in questo caso, l'incontro sarà coordinato, tenuto, appunto, dall'anno, dottoressa Maria Iride Evangelisti, che ci parlerà degli intermediari che offrono servizi di pagamento, quindi banche, poste, istituti di moneta elettronica e studi di pagamento, e la piramide del sistema dei pagamenti. Quindi entriamo, come dire, nella nell'architettura complessa, dire quasi nell'ingegneria dei sistemi di pagamento, cominciando a vedere i soggetti che operano.

Non un altro da dire, ahimè, anche se andrei ancora va al film, abbiamo terminato il nostro tempo. E ringrazio ancora Riccardo De Bonis e tutti i partecipanti a questa, questo incontro. Arrivederci. Grazie ancora a tutti e a tutte per la pazienza.