📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

LA COSCIENZA DI ZENO di Italo Svevo. Riassunto e analisi

CULTURE & EDUCATION11:55

Transcription

La coscienza di Zeno è un romanzo psicoanalitico di Italo Svevo, pubblicato nel 1923. Rappresenta un'opera fondamentale nel panorama della letteratura contemporanea. Con Zeno, antieroe per eccellenza, viene messa a fuoco la figura dell'inetto, quale rappresentante dell'uomo contemporaneo: abulico, infelice, incapace di assumersi responsabilità. Le nevrosi di Zeno destano simpatia nel lettore, che per alcuni aspetti riconosce in esse anche le proprie debolezze.

Vediamo ora un breve riassunto dell'opera. Il protagonista è Zeno Cosini, un benestante borghese triestino, che scrive un diario seguendo il consiglio del suo psicanalista, in cui narra gli episodi basilari e significativi della sua vita. Il romanzo si struttura in otto capitoli, o meglio, una prefazione e sette capitoli.

Capitolo primo o prefazione. Il primo capitolo del romanzo, La coscienza di Zeno, consiste nella prefazione scritta dal dottor S., lo psicoanalista di scuola freudiana che ha avuto in cura Zeno. Che in poche righe spiega che ha deciso di divulgare le memorie del suo paziente per vendetta, dato che quest'ultimo ha abbandonato la cura.

Capitolo 2: Preambolo. Da questo capitolo in poi, la narrazione è fatta da Zeno, che è dunque sia il protagonista che il narratore. Il secondo capitolo del romanzo rappresenta l'introduzione del protagonista, in cui Zeno raccoglie l'invito del suo psicanalista di scrivere la sua autobiografia come cura, in modo da facilitare la riemersione dei ricordi remoti. Dopo aver letto un libro sulla psicoanalisi, decide di scrivere le sue memorie, in cui rievoca i passi significativi della sua vita. Non si tratta di un vero diario, perché il tema della narrazione non è la vita del protagonista, ma la storia della sua malattia.

La malattia che lo affligge è l'inettitudine, che qui assume le peculiarità di una patologia psicologica, una nevrosi che si manifesta attraverso il senso di insoddisfazione costante, l'angoscia, la paura incontrollabile, il conflitto costante con l'ambiente che lo circonda.

Capitolo 3: Il fumo. Zeno inizia il suo diario partendo dal vizio del fumo, che mette in evidenza la sua nevrosi basata sul continuo rinviare ciò che si ripromette di fare. Zeno da giovane è stato il classico perdigiorno. Appartiene ad una famiglia borghese benestante ed è animato da buoni propositi, quali studiare seriamente, sistemarsi, che naturalmente vengono sempre disattesi e rinviati. Questo aspetto della nevrosi di Zeno, il dilazionare e rimandare, è la materia del capitolo sul fumo. Il protagonista, fumatore incallito fin da giovanissima età, racconta del proprio pigro dipendere dal vizio del fumo e dei suoi ricorrenti, quanto inutili, tentativi di liberarsene. Emergono in questo capitolo i temi fondamentali del romanzo: la continua irresolutezza, la malattia della volontà, lo smascheramento degli artifici dell'inconscio, l'inettitudine e l'autoironia.

Capitolo 4: La morte del padre. Il capitolo La morte del padre racconta del rapporto conflittuale con il padre, ricco di silenzi e fraintendimenti. La figura paterna, in quanto figura che incarna la maturità, suscita odio in Zeno, anche se egli non lo confessa neppure a se stesso, rimuovendo nell'accezione freudiana questo sentimento per adeguarsi alle convenzioni borghesi, in base alle quali il sentimento filiale deve essere di amore e di rispetto. Zeno si sofferma con particolare attenzione sugli ultimi giorni di vita del genitore, quando, in punto di morte, per un equivoco, questi colpisce con uno schiaffo il figlio, sigillando con un ultimo malinteso il legame tra i due. Zeno interpreta l'episodio come intenzionale, volta infliggergli l'ultima punizione. Questa interpretazione trova la spiegazione nel senso di colpa di Zeno per l'avere desiderato la morte del padre, nonostante Zeno non voglia ammetterlo.

Capitolo 5: La storia del mio matrimonio. Il capitolo La storia del mio matrimonio parla del rapporto con le donne. Zeno ha un rapporto conflittuale, immaturo anche con le donne. Zeno è uno scapestrato e un donnaiolo, ma decide improvvisamente di mettere la testa a posto sposandosi. Inizia a frequentare le tre sorelle Malfenti, figlie di un uomo d'affari triestino. Zeno si innamora della primogenita, Ada, la più bella, alla quale goffamente si dichiara. Ada, interessata al più disinvolto Guido Speyer, lo respinge, per cui Zeno decide di dichiararsi alla secondogenita, Alberta, la quale a sua volta lo rifiuta. Finisce quindi per sposare quella che gli piace meno, Augusta, la più brutta delle tre, con un occhio stravico. Augusta rappresenterà per lui un affetto tiepido, ma anche sincero, in grado di garantirgli una vita coniugale regolare e serena. In lei Zeno trova una seconda madre, che lo accudisce e lo ama. Anche in questa situazione, il personaggio di Zeno si caratterizza come inetto, inetto alla vita, che non è in grado di fare delle scelte e che si lascia trascinare dagli eventi, per cui, pur essendo amante della vita da scapolo senza regole, alla fine Zeno finisce per accettare passivamente le regole del matrimonio.

Capitolo 6: La moglie e l'amante. Zeno, per conformarsi agli usi della società dell'epoca, diviene l'amante di Carla Greco, una povera ragazza che gli rimarrà fedele per tutto il periodo della relazione, ma che, come tutto, non lo coinvolge in maniera profonda. Rapporto matrimoniale ed extra-coniugale si integrano, procedono quasi di pari passo, tra sensi di colpa e l'attrazione per l'esperienza trasgressiva, finché Carla, stanca della situazione, sposa il suo insegnante di canto.

Capitolo 7: Storia di un'associazione commerciale. Narra dell'impresa commerciale portata avanti da Zeno con Guido Speyer, marito di Ada, e del rapporto con il cognato, nei confronti del quale Zeno prova una forte antipatia, un sentimento di rivalsa. I due cognati sono estremamente diversi: Guido è una persona espansiva, brillante, ma anche superficiale, incapace; Zeno è inconcludente, insicuro e passivo. L'azienda va in completa rovina. Guido simula il suicidio, pensando così di salvare il proprio onore e di riuscire ad avere un ulteriore prestito dalla famiglia della moglie. Le cose vanno però diversamente, perché per errore sbaglia la dose del sonnifero e muore. Zeno, dovendosi occupare delle questioni pratiche ed economiche legate alla morte del cognato, cerca di riavvicinarsi ad Ada. Sembra che tra loro possa nascere qualcosa, ma anche questa situazione si conclude niente.

Capitolo 8: Psicoanalisi. Conclusione. Nella conclusione del racconto, Zeno ha sospeso la terapia e rifiuta e condanna con disprezzo la psicoanalisi, che non gli ha recato alcun beneficio ed anzi è stata fonte di nuove malattie dell'animo. Al termine del romanzo, Svevo, tramite il personaggio di Zeno, fa un'amara riflessione sulla condizione esistenziale dell'uomo. Attraverso il protagonista, che si dichiara completamente sano, Svevo rivela che la malattia interiore che affliggeva Zeno è una condizione comune a tutta l'umanità e congenita, in quanto insita nella civiltà dell'epoca, che il progresso da una parte ha migliorato, ma dall'altra ha compromesso. Il progresso è in realtà, per l'uomo, un falso progresso, è solo degenerazione, malattia, dovuti alla continua ricerca di qualcosa che la sete di denaro e di potere e il desiderio di possesso non possono dare. La pagina che chiude il romanzo è famosa, in quanto anticipatrice della moderna visione della fine del mondo per mano umana. La scena è apocalittica: l'uomo, in possesso di un esplosivo incomparabile, che colloca al centro della terra, finirà per portare la terra alla catastrofe. Ci sarà un'esplosione enorme e la terra, ritornata alla forma di nebulosa, erra nei cieli, priva di parassiti e di malattie.

Vediamo ora una breve analisi dell'opera. Italo Svevo, come Pirandello, esce dalla crisi letteraria e filosofica da cui era nato il Decadentismo, con posizioni molto diverse rispetto a Pascoli e D'Annunzio, approdando ad una visione dell'arte molto più problematica di quella del Decadentismo. Se con i poeti simbolisti e con gli stessi Pascoli e D'Annunzio era ammessa una sorta di verità, con Svevo e Pirandello la possibilità di arrivare a una qualsiasi verità viene negata. La realtà è multi-prospettica e dinamica, pertanto la verità non esiste, ma esistono tante verità possibili, e l'arte non può rappresentare la realtà, ma sta al lettore dare una propria interpretazione e la costruzione di un senso.

La modernità della visione di Svevo sta nell'idea di fare della coscienza un personaggio al centro del romanzo. Coscienza considerata nell'ottica della psicanalisi di Freud. Si tratta quindi di una coscienza problematica, contraddittoria, in cui la parte istintiva e la parte razionale si contrastano in continuazione. È una coscienza che mente a se stessa e agli altri, che distoglie lo sguardo dalle vere cause del proprio disagio. Si definisce il personaggio che rappresenta la figura centrale per molta letteratura europea del Novecento: un uomo inetto alla vita, malato di una malattia morale che spegne ogni spinta all'azione. Vi invito a cliccare in alto a destra miei Blas di Miguel de Unamuno, romanzo il cui protagonista, Augusto Perez, è affetto da una paralisi interiore che gli impedisce di agire ed è sicuramente anche esso un esponente della figura dell'inetto nella letteratura europea.

Lo stile. Zeno utilizza un lessico moderno. Il testo di Italo Svevo è pervaso di un sottile umorismo ed è scritto con un linguaggio semplice e vivace, vicino al parlato, in cui qua e là si inseriscono espressioni tecniche e ripetizioni, metafore e similitudini, e giochi di parole che danno un tono ironico alla narrazione. L'elemento tecnico stilistico più originale è il discorso indiretto libero, che è alla base del monologo interiore del protagonista.