📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

La Belle époque e le sue contraddizioni

scrip1:09:02

Transcription

Nelle ultime lezioni di storia abbiamo presentato l'Europa e il mondo di fine Ottocento, attraversando la crisi economica degli anni Settanta e poi vedendo la rapida crescita che ne seguì, in seguito all'introduzione della cosiddetta seconda rivoluzione industriale. Industriale. Poi abbiamo visto il colonialismo e abbiamo visto come le potenze europee si espandono in Africa e in Asia.

Ora, per chiudere questa lunga pagina di storia, vorrei fare un po' una ricapitolazione di quello che, di quella che è la situazione globale tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento; cioè presentare la cosiddetta Belle Époque, con i suoi punti di forza, e però anche con le sue pesanti contraddizioni. Perché questa Belle Époque sarà la fase storica, storica, tutto sommato abbastanza breve, che preparerà tutto, metterà tutto a posto in vista della Prima Guerra Mondiale. Andiamo a cominciare. [Musica] [Applauso] [Musica]

Capra è venuto a che buono, Batman presente, attento e mi guarda alle spalle come un buon eroe deve fare. E parliamo di questa Europa di fine Ottocento e Novecento. Novecento. In realtà, gli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento, l'avevo già visto, erano stati dominati sulla scena europea da un personaggio forte come Bismarck, il cancelliere tedesco, il responsabile dell'unificazione tedesca e poi il grande maestro di ogni mossa diplomatica in Europa. Perché abbiamo visto che tutte le questioni, le questioni per quanto riguarda i Balcani, per quanto riguarda la fede, ma su tutte le grandi questioni che interessavano le potenze europee, Bismarck riusciva a mettere, in un certo senso, il becco.

Per l'appunto, verso la fine del secolo la stella di Bismarck si offusca un po', perché ovviamente Bismarck, che è diventato anche abbastanza vecchio, un po' perché c'è un cambiamento alla guida dell'Impero tedesco. E questo Impero si è formato con… voi mi ricorderete il Kaiser, che è riuscito a guidare la Prussia a conquistare tutti gli altri Stati e regioni tedesche, unificare la Germania. Però questo Wilhelm I, a un certo punto, muore; gli succede il nipote, che prende il nome di Guglielmo II. Questo Guglielmo II preferisce non avvalersi più dei servigi di Bismarck, lo ritiene troppo attento agli equilibri diplomatici, poco ardito, poco intraprendente, un po' una palla al piede che non può permettere alla Germania di crescere e di diventare una potenza veramente importante. Vi ricordate? Bismarck era stato anche piuttosto timido, ad esempio, davanti alle imprese coloniali; non le pensava poi così rilevanti. Insomma, il nuovo Kaiser Guglielmo II, uno spirito molto più intraprendente e anche bellicoso per certi versi, una delle prime cose che fa è proprio licenziare Bismarck, in modo da gestire più direttamente lui il potere in Germania.

Questo Guglielmo II si presentò subito sulla scena europea con un fare molto aggressivo, addirittura solo aggressivo, ma anche irruento, anche pasticcione per certi punti di vista, dal punto di vista diplomatico quantomeno. Mentre Bismarck era stato sempre attento a muoversi con grande attenzione, basando, calcolando molto bene le forze, i movimenti, le alleanze, i rapporti di forza, Guglielmo II è molto meno abile da questo punto di vista. Tant'è vero che nel giro di poco tempo quel grande sistema di equilibrio che Bismarck aveva saputo creare in Europa, sostanzialmente, va in frantumi, perché l'Europa si trova divisa in due grandi alleanze, sempre più nette e sempre più forti, sempre più radicate. Da una parte c'è quella che abbiamo già visto nascere, che è la Triplice Alleanza, che unisce insieme Germania, Austria e Italia; quindi è quella che poi ci presenterà unita alla Prima Guerra Mondiale – Germania, Impero Austro-Ungarico e Italia. Dall'altra parte si va formando, e se lo vedremo anche quando faremo la Prima Guerra Mondiale, un'altra alleanza, sempre triplice, contrapposta alla Triplice Alleanza. Questa seconda unione di paesi viene chiamata Triplice Intesa e comprende Francia, Gran Bretagna e Russia. Quindi l'Europa si trova a, presto, non proprio subito subito, ma un po' alla volta, divisa proprio in due blocchi. Questo è un primo problema, una prima causa di conflittualità che poi porterà ovviamente alla guerra.

C'è però un secondo problema, perché oltre a queste divisioni nette ormai presenti in Europa, iniziano ad affacciarsi sulla scena nuove potenze extraeuropee. Gli Stati Uniti, tra l'altro, li abbiamo visti; gli Stati Uniti sono già una potenza importante, importante, e qui però adesso iniziano a voler dire la loro, per certi versi. Ma poi ci sono potenze nuove come il Giappone e la Cina, che sono Stati asiatici in rapida crescita, il Giappone soprattutto, che iniziano a mostrare anche loro una politica piuttosto aggressiva, militare; sono propensi a muovere guerra, ad occupare territori, non certo in Europa, ma quantomeno in Asia, magari in quelle zone in cui gli europei da tempo avevano messo gli occhi. Quindi un po' l'Europa divisa, un po' sente dei nuovi rivali che si stanno affacciando sulla scena. Insomma, la situazione è un po' precaria, è un po' precaria, e soprattutto ad essere precaria appare essere, un po' alla volta, la pace. Tra l'altro, vi ho detto che questi due blocchi in Europa si vengono a formare, proprio a rafforzarsi, quanto meno, proprio a causa dell'intraprendenza di Guglielmo II. Il fatto che lui si muova così, anche in maniera maldestra nella diplomazia, preoccupa molti paesi. Bismarck, se vi ricordate, è riuscito a rimanere alleato spesso sia dell'Austria che della Russia, cercando di far da mediatore tra questi due paesi che si contendevano spesso i territori slavi, territori dei Balcani. Guglielmo II non riesce più a fare il mediatore; anzi, preferisce scegliere uno dei due, cioè tra Austria e Russia, ed è portato a fare una… Vi sarete accorti che c'è qualche piccolo problema. Purtroppo il video lo avevo già preparato, lo avevo già addirittura caricato su YouTube, fino a quando i miei studenti mi hanno scritto dicendo: "Prof, dicendo prof, al minuto tal dei tali non si sente più nulla, nulla". Purtroppo c'è stato qualche problema nel montaggio e una piccola parte del video è stata tagliata nell'audio. Quindi aggiungo questo piccolo pezzo per finire il discorso, così un po' alla buona, un po' improvvisato. Poi il video riparte e ritroverete tutto il discorso. Questa è la prova del fatto che quando i video si possono fare di notte, ma il montaggio è meglio non farlo di notte, perché con la palpebra cadente sfuggono dei passaggi importanti.

Allora, vi stavo parlando di Guglielmo II e della sua politica estera. Ecco, rispetto a Bismarck, Guglielmo II, come vi stavo dicendo, non ha questa capacità di mediare tra le varie potenze internazionali, e infatti decide tra Austria e Russia, che erano state entrambe alleate della Germania durante la cancelleria di Bismarck, di propendere per l'Austria. E lo fa perché è convinto che la Russia resterà in qualche modo in disparte, è convinto che la Russia mai si alleerà con Francia e Gran Bretagna, i suoi rivali. Quindi preferisce tenere con sé l'Austria e tentare di isolare la Russia. La Russia, in realtà, la scommessa si rivelerà sbagliata, perché proprio questa politica così aggressiva di Guglielmo II, questo muoversi quasi coi piedi di piombo in una cristalleria dove tutto è molto delicato, farà sì che Francia e Inghilterra risulteranno molto presto preoccupate del suo atteggiamento, desiderando di allearsi più strettamente. Formeranno infatti quella che verrà chiamata l'Intesa Cordiale. Vi ricorderete, anche detto che Francia e Inghilterra, dopo le tensioni in Africa, in particolare in Sudan, si erano notevolmente riavvicinate sul finire dell'Ottocento. Quindi, ad essere proprio precisi, nasce questa Intesa Cordiale, a cui poi si aggiunge, nel 1907, proprio la Russia, quel paese che Guglielmo era convinto sarebbe rimasto in disparte. Preferisce invece non rimanere in disparte e riesce ad accordarsi proprio con Francia e Inghilterra. Queste Intese Cordiali, infatti, cambiano nome e diventano la Triplice Intesa. Quindi abbiamo sullo schieramento europeo le due, le due alleanze che poi troveremo nella Prima Guerra Mondiale: da una parte la Triplice Alleanza, formata da Germania, Austria-Ungheria e Italia; dall'altra parte la Triplice Intesa, formata da Francia, Regno Unito e Russia. Ecco quello che dovevo dire, l'ho detto. Adesso riprendiamo il corso del normale.

Chiaramente, Triplice Alleanza e Triplice Intesa, iniziarono i primi anni del '900 a guardarsi storto, diciamo così, e a stuzzicarsi reciprocamente, giustificandosi con alcune mosse un po' azzardate che dovevano servire anche a saggiare la tenuta dei nervi del nemico. Il primo elemento di contrasto fu il Marocco. Marocco. Se vi ricordate, abbiamo elencato come uno dei pochi paesi africani che all'inizio del Novecento era ancora libero, non occupato da nessuna potenza europea. Ebbene, sul Marocco aveva messo, in realtà, da tempo gli occhi la Francia, che aveva già l'Algeria, la Tunisia; insomma, col Marocco avrebbe completato la parte nord-occidentale dell'Africa, dell'Africa. La Francia aveva da tempo l'occhio sul Marocco, tutti lo sapevano. Però la Germania di Guglielmo II, per ben due volte, tenta di mettersi in mezzo ai progetti francesi, perché la Francia voleva… perché si… ma la Francia andava avanti proprio con l'unico scopo di creare problemi. Queste due occasioni arrivano nel 1905 e nel 1911; cioè la Germania sembra sia interessata al Marocco. Quindi c'è ovviamente della tensione, tensione. In entrambi i casi, però, alla fine la Germania si farà parte, tant'è vero che effettivamente alla fine la Francia prende il Marocco, meglio, ottiene un protettorato sul Marocco, che di fatto diventa praticamente una sua colonia.

Il secondo elemento di definizione furono i destini di quello che era l'Impero Ottomano. Perché è ricorrente, no? Abbiamo più volte… l'Impero Ottomano è ormai da molto tempo in crisi, sta perdendo, tra l'altro ha perso praticamente tutti i territori in Nordafrica; è rimasto molto poco, e ha però anche dei problemi interni, perché anche nella penisola anatolica, nell'attuale Turchia, fa fatica a tenere in piedi la situazione. Nelle zone del Medio Oriente, che ancora fanno parte dell'Impero Ottomano, fa fatica a tenere la situazione; è ancora peggio fa nei Balcani. L'Impero Ottomano aveva ancora alcuni territori nei Balcani, quella penisola che sta sopra la Grecia, per capirci. È come abbiamo visto già alla fine dell'Ottocento; sia l'Austria da una parte, che la Russia dall'altra, avevano messo gli occhi su questi territori, che per loro erano territori appetibili. L'Austria stava a nord, aveva la Croazia attuale, ha preso un protettorato, abbiamo detto, sulla Bosnia, e vorrebbe espandersi da quella parte. La Russia sta dall'altra parte, più a oriente, però in quelle zone ci sono popoli di lingua slava, quelli che parlano una lingua simile a quella russa, di religione ortodossa, quindi la stessa religione diffusa in Russia, e che si riconoscono come fratelli o cugini, quantomeno, dei russi. Quindi capite le due grandi potenze, che adesso sono alleate con potenze diverse, perché l'Austria è con la Germania, la Russia con la Francia e l'Inghilterra, e sembrano volersi far avanti in questi territori che l'Impero Ottomano ormai pare non riuscire più a controllare. Queste tensioni, questi problemi, questa zona intorno all'Impero Ottomano diventa ancora più calda appunto nei primi anni del Novecento, perché, perché all'interno dell'Impero Ottomano si viene a formare un movimento politico nuovo, che viene chiamato il movimento dei Giovani Turchi. Questo è il nome che si dà a questo partito, questo movimento, che vorrebbe chiedere un rinnovamento del paese, dello Stato. Avete presente che l'Impero Ottomano è ancora gestito alla vecchia maniera; cioè esiste ancora una forma di assolutismo politico, non c'è un parlamento, non ci sono praticamente libere elezioni, cioè una monarchia vecchio stampo. Questo movimento dei Giovani Turchi chiede rinnovamento, chiede una costituzione, chiede un parlamento, chiede libere elezioni, chiede un ammodernamento dello Stato, in modo da farlo quantomeno assomigliare un po' di più alle potenze occidentali. Questo movimento dei Giovani Turchi rapidamente si diffonde nel paese, ha una certa presa, soprattutto si diffonde all'interno dell'esercito, che nell'Impero Ottomano aveva un ruolo particolarmente importante, e nel 1908 questo movimento dei Giovani Turchi, soprattutto tramite l'esercito, riesce a fare sostanzialmente una rivoluzione e ottiene effettivamente una costituzione e un parlamento, una serie di riforme. Effettivamente gli obiettivi, almeno i primi obiettivi dei Giovani Turchi, sembrano raggiunti; sembra che finalmente l'Impero Ottomano possa rinnovarsi. In realtà queste prime riforme hanno successo fino a un certo punto, perché si… si vogliono un parlamento, effettivamente alcune cose migliorano, ma i nuovi funzionari che prendono in mano le redini dell'Impero Ottomano sono ancora abbastanza inesperti e soprattutto non riescono a contenere tutta una serie di spinte autonomistiche che nascono alla periferia dell'Impero. Cioè, mentre in Turchia, a Istanbul e Ankara eccetera ci sono questi Giovani Turchi, ovviamente nei Balcani si dice: "È l'occasione giusta per staccarci dall'Impero Ottomano, per avere l'autonomia". E quindi ci sono varie spinte indipendentiste. Che cosa accade? Infatti, subito dopo, le altre potenze europee che sono attorno ai Balcani tenteranno di approfittarsi della situazione. La prima a farlo è l'Austria. L'Austria, se vi ricordate, aveva ottenuto nel Congresso di Berlino un protettorato sulla Bosnia-Erzegovina, quella regione che, quando vedete dalle cartine, dove c'è Sarajevo. Allora, questo protettorato voleva dire che formalmente la Bosnia-Erzegovina era indipendente, ma l'Austria la custodiva, la amministrava in parte. Ecco, nel 1908, poco dopo la rivoluzione dei Giovani Turchi, l'Austria annette assai direttamente la Bosnia-Erzegovina; cioè, cioè supera il limite imposto al protettorato e la fa propria. Quindi già c'è un'annessione forte. Questa annessione provoca subito lo scontento della Serbia. La Serbia è, è oggi, vi era anche allora uno stato dei Balcani di lingua appunto slava, di etnia slava, di religione per lo più ortodossa, che aveva da tempo messo gli occhi sulla Bosnia. La Serbia riteneva la Bosnia un proprio territorio che prima o poi sarebbe dovuto diventare serbo, si sarebbe dovuto unificare con la Serbia, e il fatto che l'Austria la fa propria toglie questa speranza ai Serbi, cosa che, come vedremo, creerà uno dei motivi di attrito per la Prima Guerra Mondiale. Ma questo non è l'unico fatto che crea scompiglio, perché vi dicevo… 1908, l'Austria fa questa mossa; 1912, quattro anni più tardi, in Italia fa anche una mossa, sia pure… anche l'Italia, effettivamente, perché l'Italia muove guerra all'Impero Ottomano, non tanto perché vuole… per ottenere territori nei Balcani; l'Italia punta alla Libia. La Libia è la nuova colonia dell'Italia dei primi anni del Novecento, ne parleremo quando faremo l'Italia più nel dettaglio, però intanto sappiate che appunto nel 1912 l'Italia prova a prendere la Libia. La Libia, la Libia apparteneva ancora all'Impero Ottomano, era uno dei pochi territori dell'Africa ancora rimasta in mano all'Impero Ottomano, e quindi l'Italia per prenderlo deve attaccare l'Impero Ottomano. Questo dura avanti per qualche tempo e tra l'altro si combatte anche nelle isole, diciamo, dell'Egeo; vi sono… si combatte proprio davanti alla Turchia, non solo in Libia. E quindi effettivamente l'Impero Ottomano è in grande, grande difficoltà, chiaramente, quando l'Italia, che era partita attaccando la Libia nel 1911, si mette ad attaccare direttamente l'interno dell'Impero Ottomano nel 1912. Le altre piccole potenze che si trovano nei Balcani pensano che sia il momento giusto per allargare i propri confini. Queste piccole potenze sono, in particolare, cinque: sono la Grecia, la Serbia, il Montenegro, la Romania e la Bulgaria. Bulgaria. Cinque potenze, tutte e cinque staterelli, tutti più o meno nei Balcani. Questi cinque Stati decidono di allearsi tra loro per attaccare insieme l'Impero Ottomano, che già in grave difficoltà perché sta subendo l'attacco italiano, con l'obiettivo quindi di cacciare definitivamente gli Ottomani dai Balcani e poi spartirsi i territori. Questa guerra, che va sotto il nome di Prima Guerra Balcanica, scoppia nel 1912, dura abbastanza poco, perché appunto queste cinque potenze balcaniche vincono abbastanza facilmente e sconfiggono l'Impero Ottomano. Però c'è un problema, perché poco dopo la vittoria, quasi subito dopo la vittoria, scoppia una seconda guerra, questa volta tra… la Seconda Guerra Balcanica, 1913, combattuta proprio tra le cinque potenze di prima: Grecia, Serbia, Montenegro, Romania e Bulgaria, che combattono, perché questa volta combattono tra di loro per decidere i confini. Avevano letto… erano stati alleati per cacciare gli Ottomani, ma nel momento in cui vincono non è che avessero i patti chiari su come spartirsi i territori, ed effettivamente scoppia questa Seconda Guerra Balcanica, che alla fine si risolve in fretta con una serie di ridefinizione dei confini e anche con la mediazione di Italia e Austria. L'importante è questo, perché Italia e Austria mettono il becco sulla questione e sanciscono anche la nascita di un nuovo Stato nella zona, che è l'Albania. L'Albania viene creata su volere proprio di Italia e Austria, con lo scopo di impedire sostanzialmente alla Serbia di avere lo sbocco sul mare. Che se presidente… l'Albania, l'Albania è sul mare, ma è la stessa zona su cui aveva puntato gli occhi la Serbia, per poter avere questo luogo. La decisione italo-austriaca serve a non rendere troppo forte la Serbia, che avrebbe avuto pretese egemoniche sulla zona, voleva diventare il paese guida della zona. Austria e Italia vogliono invece tenere la calma, e quindi appunto chiedono e ottengono la creazione dell'Albania.

Questa è grosso modo la situazione dal punto di vista militare dell'Europa del tempo, la situazione in cui si iniziano già a respirare venti di guerra, ma in cui tutto sommato queste guerre che ci sono vengono combattute, ma sono di breve durata, a carattere limitato, riguardano solo alcune zone, è tutto sommato relativamente periferiche dell'Europa, perché i Balcani non erano certo la zona più ricca e più importante dell'Europa all'epoca, e la Libia tanto meno. Insomma, Francia, Germania, Italia, Inghilterra si combatte nelle guerre, ma le combattono lontano da casa; quindi di per sé questo non costituisce all'epoca un grandissimo problema per questi paesi, e anzi… e in generale l'epoca, questo fine Ottocento e Novecento europeo, che come vi dicevo all'inizio è un'epoca ritenuta felice, è ricordata come un'epoca di progresso, di miglioramento sociale, miglioramento economico in quasi tutti questi paesi occidentali, perché l'economia cresce dopo la seconda rivoluzione industriale, perché le classi sociali più umili vedono un po' alla volta, magari a fatica, ma vedono un po' alla volta migliorare le loro condizioni di vita. Fino in Italia, ne parleremo dopo, tanti sconti a fine secolo, nel Novecento, è un'epoca abbastanza positiva e felice, perché anche per gli operai, perché gli operai ottengono alcune tutele, ottengono dei buoni risultati. Insomma, è questo un po' succede dappertutto. Quindi cresce l'economia, cresce il benessere delle classi più ricche, ma cresce in misura minore anche il benessere delle classi più umili. Tant'è vero che sono anni, si dice, di grande coesione sociale, nel senso che in Italia, in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, sì ci sono dei gruppi che chiedono, protestano, e cioè… tra i primissimi anni del Novecento sono anche un'epoca pacifica, tutto sommato, di conflitti sociali ancora gestibili, che non deragliano. Ok, vedremo che poi sarà la guerra, la Prima Guerra Mondiale intendo, ad acuirli, a renderli molto più gravi, molto più acuti, ma per ora le cose sembrano andare tutto sommato bene, sembra andare tutto sommato bene anche perché, ripeto, l'economia va bene, e va bene anche perché le potenze europee hanno creato delle grandissime imperi coloniali in cui, in alcuni casi ci sono materie prime, avevo detto, in altri casi c'è poco, ma almeno che sono disoccupati, sì, mandali a lavorare; cioè c'è lavoro un po' per tutti. Insomma, si sta relativamente bene. È vero che in tutti i paesi del tempo questa epoca viene ricordata con espressioni felici. Felici. Vi avevo già citato questa espressione di Belle Époque, che è il modo in cui i Francesi chiamano quest'età, ma in cui anche noi Italiani a volte la ricordiamo in questa maniera: la Belle Époque. No? E se avete mai visto qualche film, l'epoca dei caffè parigini, della borghesia che va a passeggio e si sente sicura di sé, la gente… ma anche le classi umili si vestono, partecipano alle manifestazioni, gli uomini hanno il loro bel berretto, cappello e bastone da passeggio, e tutti stanno bene, stanno bene. Un'epoca apparentemente felice, però superata un po' alla Mary Poppins, se avete presente. Però, però ci sono anche delle contraddizioni sotto la Belle Époque. In Francia, in Inghilterra viene chiamata Età Edoardiana, dal nome del sovrano Edoardo; in America la chiamano Golden Age, età dell'oro. Insomma, spesso ci sono queste espressioni felici, perché tutto sembra andare per il meglio, però, come vi dicevo, sotto sotto iniziano a lavorare delle spinte preoccupanti che al momento vengono sottovalutate, e adesso ne vorremmo vedere quali sono queste spinte preoccupanti sotto traccia.

Quali sono queste spinte preoccupanti? Partiamo dalla Francia. La Francia, proprio… dell'espressione Belle Époque, in cui teoricamente tutto dovrebbe andare per il meglio, in realtà molte cose vanno bene, ma ci sono delle ombre, delle contraddizioni in questa crescita, in questo sviluppo. È stato come… messa… la Francia, la Francia è una repubblica in questo momento, è la cosiddetta Terza Repubblica, sta vivendo la Terza Repubblica. La Prima Repubblica, me la ricordo, era nata durante la Rivoluzione Francese, dopo la morte di Luigi XVI; la Seconda Repubblica era nata invece brevemente nel 1848, vi ricordate quella cui poi è stato eletto presidente Luigi Napoleone Bonaparte, che poi è diventato imperatore. Dopo la sconfitta di Napoleone III alla battaglia di Sedan, 1870, la guerra franco-prussiana, era rinata nuovamente la repubblica, la terza volta, in effetti, dal 1870 fino alla Prima Guerra Mondiale sempre è repubblica, quindi Terza Repubblica. Questa Terza Repubblica era una repubblica in cui vigeva il suffragio universale maschile, quindi era sicuramente una delle più avanzate d'Europa, era l'unica in questo momento tra i vari paesi occidentali europei ad avere suffragio universale maschile. Quindi teoricamente deve essere una repubblica con grande partecipazione popolare, in cui comunque le classi dovevano avere rappresentanza, perché anche le tre classi… gli operai potevano mandare in parlamento i loro rappresentanti. Ed effettivamente diciamo i partiti di sinistra, quelli che rappresentano le classi più umili, in questi anni hanno discreti successi, sono in crescita, che però questa crescita preoccupa molto le destre conservatrici, quelli, quelli, quei partiti, ma anche quei settori dell'esercito, della società francese che non vogliono che la Francia deragli troppo a sinistra. C'è una così… e vogliono frenare questa avanzata delle sinistre. Questa così tensione interna allo scenario politico porta a dei casi, delle matrici; il più famoso di tutti è il cosiddetto Affare Dreyfus. Cos'è questo Affare Dreyfus, o Affaire Dreyfus se volete dirla alla francese, come sarebbe più corretto, in realtà però la trovate scritta Dreyfus. Ma è un caso emblematico, è stato poi anche ritratto in film, raccontato, insomma è celebre nella storia francese e nella storia europea. Il primo consiglio di…

Guerra del governo militare di Parigi ha riconosciuto l'imputato Dreyfus, Alfred, colpevole del reato di alto tradimento. Tradimento. La posizione che abbiamo fritto a Dreyfus e mostrerà al mondo come trattiamo i traditori. Se scoprissimo che Dreyfus non è il traditore, dovremo agire rapidamente nell'interesse dell'esercito.

Colonnello, lasciate perdere, lasciate perdere. Sono loro i capi, noi eseguiamo gli ordini. Non voglio avere un altro affare Dreyfus. Devi lasciare Parigi per un po', Tour. Ho l'onore di presentarvi il Signor Emily's. Qualcuno deve raccontare questa storia. Come ufficiale in servizio, io non posso dire niente. Voi no, ma io sì.

Accuso Generale Mercier di essersi reso complice di una delle peggiori iniquità del secolo del secolo. Accuso Generale Dio di avere avuto le prove dell'innocenza di Dreyfus e di averle soffocate. Accuso gli esperti calligrafi di aver fatto dei rapporti fraudolenti fraudolenti. [Musica]

Si chiama così perché coinvolge un ufficiale dell'esercito francese che si chiamava Alfred Dreyfus, un ufficiale che era francese e di cittadinanza, ovviamente, benché anche ebreo. E già qua vi dovrebbe suonare qualcosa, perché dietro c'è anche una buona componente di antisemitismo, una forte componente di antisemitismo. Era ebreo ed era alsaziano. Allora, la Mafia, dovreste ricordarlo che abbiamo già parlato, è quella regione di confine tra Francia e Germania, la zona di Strasburgo per capirci, che era diventata francese nel corso dell'età moderna, ma anche poi alla fine della guerra franco-prussiana, quella del 1870, in cui la Prussia aveva sconfitto la Francia. Alla fine di questa guerra, la Francia aveva dovuto cedere alla Prussia. Quindi era francese da qualche secolo ormai, ma la Francia aveva dovuto passare alla Germania i cittadini che erano nati lì. Tour è nato prima di questa guerra; aveva avuto la possibilità di scegliere a quale cioè la cittadinanza di quale Stato tenere: "Siete francesi? Volete rimanere francesi? Potete farlo. Volete diventare tedeschi? Potete farlo". Dreyfus aveva scelto di rimanere francese, quindi era rimasto in Francia, si era trasferito ovviamente in Francia, ed era diventato un soldato militare. Ha fatto carriera militare. Quindi, ebreo, alsaziano, tra virgolette "mezzo tedesco", perché comunque quelli che abitavano in quella zona, erano zone di confine, parlavano sia il francese che il tedesco, si sentivano un po' mezzi francesi e mezzo tedeschi. Non succede a questo delle sue. Succede che attorno al 1894, quindi ultimi anni dell'Ottocento, scoppia uno scandalo perché si scopre che alcuni piani segreti, alcune informazioni segrete dell'esercito francese, si sono finiti in mano tedesca. Cioè, si viene a sapere con certezza, con prove serie, che i servizi segreti tedeschi tedeschi dispongono di informazioni segrete dell'esercito francese. Cioè, ci deve essere una spia, qualcuno che ha passato ai tedeschi delle informazioni segrete, una talpa. I tedeschi sono nemici, perché è vero che non c'è nessuna guerra in atto, ma la Francia fa parte, abbiamo detto, della Triplice Intesa, prima mente un'ancora Triplice, solo Intesa cordiale, però sono poi un blocco lì. La Germania fa parte della Triplice Alleanza, che è un blocco nemico. Quindi, proprio qualcuno ha passato dei delle informazioni segrete militari al nemico, caso gravissimo, è alto tradimento. No, chi è stato? Questo è il dubbio, perché la stampa viene a sapere, la magistratura francese viene a sapere di questa fuga di notizie, diciamo così; bisogna trovare il colpevole. I sospetti ricadono immediatamente su Dreyfus, che viene accusato formalmente di essere il colpevole di queste questa fuga di notizie, perché viene accusato lui? Perché ci sono alcune prove indiziarie che lo indicano, e poi è ovviamente il colpevole perfetto, perché mezzo tedesco, quindi chissà se alla Francia è fedele alla Germania, magari ha voluto mantenere la cittadinanza francese solo per poter poi vendere meglio i segreti militari, e poi pure ebreo. E in Francia, come tutti i paesi d'Europa dell'epoca, non tutti, ma molti, c'è un diffuso antisemitismo. Gli ebrei sono ancora guardati con sospetto, sospetto, nonostante siano stati integrati da molto tempo nella società, nell'esercito stesso e così via, vengono ancora guardati con sospetto, e soprattutto dalle destre, e spesso hanno caratteri antisemiti nella loro propaganda propaganda. Insomma, lui è il perfetto colpevole. Peccato che non sia affatto colpevole. Cosa è successo, infatti? I segreti militari sono stati passati ai tedeschi, questo è vero, ma non è stato Dreyfus a passare questi segreti. È stato in realtà un alto ufficiale dell'esercito francese, un francese purosangue, potremmo dire, quindi non c'entravano niente gli afghani, non c'entrava niente l'ebreo. Era famiglia, era famiglia, tanto nobile francese. Quindi capite che a volte i peggiori sono quelli che teoricamente non dovrebbero essere i peggiori, ma lo sono. Un ufficiale francese che, per debiti di gioco, con sostanzialmente si era visto costretto a passare queste informazioni, e poi, con l'aiuto di alcuni incontri cinesi, ed ha creato delle prove false per far cadere la colpa su Dreyfus. Percussione processato, al momento non si sa che queste prove sono false, sono anche prove scarse, però qualche prova c'è, viene processato con un processo molto blando, non si sta neanche tanto di indagare, a mettere in dubbio le ipotesi accusatorie. Come dicevo, è il capro espiatorio perfetto, perché la furia popolare, la furia dell'opinione pubblica si scaglia facilmente contro di lui. Viene condannato, viene degradato, espulso con disonore dall'esercito e viene mandato ai lavori forzati nella Guyana francese, cioè nelle colonie, viene spedito via. Processato per alto tradimento, già tanto che non lo mettono a morte, e viene mandato appunto nella Guyana francese. Poco dopo la fine di questo processo, però, un gruppo di intellettuali e politici di sinistra francesi iniziano a premere perché ci sia una revisione del processo, perché intanto indagano e scoprono che le prove così schiaccianti contro Dreyfus non erano poi così schiaccianti, prima cosa, e poi, una volta iniziano a venir fuori delle novità per cui si capisce che in qualche modo Dreyfus è stato incastrato. Chiedono una revisione del processo. La giustizia francese non ne vuole sapere, la giustizia militare poi, perché dai, funzione è processato in un tribunale militare, essendo un soldato. Insomma, si va avanti per molto tempo, e si va avanti per 10 anni in questa maniera, con Dreyfus che fa i lavori forzati, e però in Francia i partiti si impegnano, i giornali, alcuni giornali si impegnano molto, e sono varie campagne di stampa, sicuramente ci sono anche dei momenti eclatanti in questa lotta per la revisione del processo. Il momento più famoso, più celebre, è quando un famosissimo scrittore francese, e studioso ancora oggi, ne trovate una francese, che è Émile Zola, il padre del naturalismo francese, autore di romanzi importantissimi, questo Zola scrive un articolo che viene pubblicato sulla prima pagina di un importante quotidiano, che porta come titolo a caratteri cubitali, in primissima pagina, la parola, l'espressione, parola, sulle parole famosissima, già citata: "Io accuso". E un articolo in cui Zola inizia ad elencare tutti i motivi per dubitare della colpevolezza di Dreyfus di Dreyfus, anzi, Dreyfus, anzi, per ritenerlo innocente, e accusa l'apparato statale francese colpevole di aver mandato ai lavori forzati un innocente, non voler neppure correggere i propri errori. Quindi, un atto d'accusa fortissimo, durissimo, tant'è vero che ancora oggi quando qualcuno lancia un atto d'accusa veemente contro le istituzioni o contro il potere costituito, si dice che fa uno Zola, proprio per citare questo celeberrimo articolo di Zola. Insomma, si va avanti, ripeto, per dieci anni. Certo, ci sono tanti intellettuali che si schierarono da quella parte, c'è anche Victor Hugo, ci sono anche alcuni partiti di sinistra, tra cui il partito che più di tutti si impegna è il partito radicale, e poi di centrosinistra, guidato da un politico che troveremo ancora, che si chiama Georges Clemenceau. E questo Clemenceau è effettivamente uno dei capostipiti, almeno di questa battaglia, questa battaglia, questa battaglia. Dopo tanta pena, tante lotte, tanto tempo, però effettivamente l'interviene perché si decide il ripetizione del processo. Il processo sarà di nuovo lunghissimo, ci vorranno ancora anni prima che Dreyfus ottenga giustizia, venga riabilitato. Nel frattempo, per fortuna, riceve la grazia, quindi almeno torna in Francia e può aspettare gli ultimi anni del processo con con meno dell'uomo libero. Insomma, però effettivamente prima che la Francia dichiari scusa, lo riabiliti e lo integri nell'esercito, ci vorrà molto tempo. Quindi certo il danno fu molto grave per lui personalmente, però diciamo che la vittoria di questa grande campagna di stampa e di opinione porta un cambiamento degli equilibri nella Francia da lì in poi, nel senso che nelle elezioni successive effettivamente quei partiti che avevano lottato duramente per difendere Dreyfus, i cosiddetti dreyfusardi, così verranno ripartenza ti ottengono anche la vittoria, c'è effettivamente alle elezioni vengono premiati poi dall'elettorato, e in particolare proprio il partito radicale di Clemenceau diventa il partito più importante della scena francese, tant'è vero che Clemenceau governerà ininterrottamente dal 1899 al 1912, quindi per un quindicennio. Diciamo che Clemenceau diventa l'uomo guida della scena politica francese, e chiaramente i governi guidati da Clemenceau, essendo di centrosinistra, sono governi anche riformisti. Varano in quegli anni, nei primi anni del Novecento, varie riforme che che vanno incontro alle richieste diciamo del delle classi più umili. Ad esempio, si stabilisce una riduzione dell'orario di lavoro, quindi meno ore a parità di paga ovviamente, e si creano le prime forme di pensione in Francia, e poi il governo si scaglia in alcune battaglie contro la Chiesa cattolica, il potere della Chiesa cattolica. Quindi comunque parte un'epoca diciamo così di grande riforme progressiste. Questo per dire della Francia che attraversa vari problemi, ma a un certo punto sembra sistemarne anche, almeno momentaneamente. Un altro paese che vede emergere nuove forze, nuove situazioni politiche è la Gran Bretagna, Regno Unito. Qui diciamo che a inizio Novecento sono al potere i conservatori, conservatori che in realtà vanno anch'essi a fare alcune riforme, la corrente delle quali è una riforma in campo economico, perché il capo del governo che in questa fase si chiama Joseph Campbell Bannerman, occhio al nome Joseph Campbell Bannerman, a non confondere con il Chamberlain di cui parleremo più avanti nella storia, è un capo del governo che decide di varare, per la prima volta nella tradizione economica britannica, delle forme di protezionismo. L'Inghilterra, tradizionalmente, l'Inghilterra, tradizionalmente liberoscambista, cioè aveva dazi molto bassi, per cui commerciava tantissimo, però in questa fase il governo conservatore vara delle misure protezionistiche. Queste misure protezionistiche durano in realtà abbastanza poco, perché nelle elezioni successive successive attorno ai primi anni del Novecento viene viene sconfitto il partito conservatore, perde, e vanno al potere i liberali. Questi liberali varano ancora anche loro una serie di riforme, ma la cosa più importante da ricordare, questa è la più importante riforma che riescono a far approvare con molta fatica in realtà, è l'istituzione della progressività delle imposte. Imposte. Cosa vuol dire questa cosa? Questa cosa abbiamo già citata all'epoca addirittura di Savonarola, se vi ricordate, però era abbastanza, a parte qualche appunto caso sporadico nel passato, era abbastanza inedita nell'Europa di inizio Novecento. Cos'è questa storia della progressività delle imposte? Delle imposte? In pratica, esterno già le tasse sul reddito, ovviamente, cioè in tutti i paesi occidentali occidentali chi guadagnava soldi pagava delle tasse in proporzione ai soldi guadagnati, però questo in proporzione vuol dire che il fisco prelevava una percentuale dei redditi redditi, c'era un'aliquota cinese, cioè: "Tu hai guadagnato 100, me devi dare tasse il so in 30 per cento, quindi mi dai 30", e questo 30 per cento era uguale per tutti. I liberali propongono che non si tenga una ricotta uguale per tutti, cioè il 30 per cento per tutti ad esempio, ma che si differenzino varie aliquote in maniera progressiva. Cosa vuol dire? Che chi ha redditi bassi pagherà il 30 per cento di tasse, ma magari ne pagherà il 20 per cento, oppure il 10 per cento, quindi meno anche percentualmente. Chi invece ha redditi più alti potrà permettersi di pagare non solo il 30 per cento, ma magari anche del 35 o il 40 per cento. Questa è l'idea, quindi vogliono cambiare e riformare la politica fiscale britannica introducendo questa imposta progressiva. Ovviamente chi è chi viene fortemente danneggiato da questa riforma? I ricchi. I poveri si trovano uno sconto chiaramente sulle tasse da pagare, i ricchi invece vedono aumentare il compito di tasse da pagare. Quindi le classi più abbienti britanniche mettono in campo una durissima opposizione, un vero e proprio ostruzionismo davanti a questo tentativo di riforma dei liberali, e in particolare alla Camera dei Lord che tenta di bloccare la riforma. I liberali avevano la maggioranza nella Camera dei Comuni, che è la camera dei deputati praticamente britannica, però all'epoca le leggi economiche fiscali varate dalla Camera dei Comuni dovranno poi essere in qualche modo approvate anche dalla Camera dei Lord, e chiaramente nella Camera dei Lord sedevano i ricchi, i nobili e ricchi. La Camera dei Lord bocciò più volte le riforme approvate dalla Camera dei Comuni. Si arrivano a uno stallo molto lungo, fino a quando il nuovo sovrano inglese, che si chiamava Giorgio V, non cambiò una legge per togliere sostanzialmente alla Camera dei Lord il diritto di veto sulle riforme fiscali. Quindi la Camera dei Lord non poteva più opporsi, e la Camera dei Comuni approvò la riforma fiscale, venne introdotta quindi la progressività delle imposte in Regno Unito. Regno Unito. Inoltre, se molti, una cosa importante da dire riguardo al Regno Unito: questi governi liberali, oltre a questa riforma fiscale, cercano di affrontare anche il problema irlandese, perché l'Irlanda era ancora pienamente parte, tutta l'isola faceva parte dell'Impero britannico, del Regno Unito, non aveva indipendenza come oggi, però gli irlandesi da tempo chiedevano maggiori autonomie. Gli irlandesi erano si sentivano assoggettati agli inglesi, ma non si sentivano affatto inglesi, spesso quasi tutti erano addirittura di religione diversa, perché gli irlandesi, come sapete, sono cattolici; i britannici, inglesi, sono invece tendenzialmente anglicani. Tendenzialmente anglicani. Insomma, da tempo gli irlandesi volevano autonomia, e il governo liberale decide di concedere effettivamente una certa autonomia all'Irlanda, vara una legge che viene chiamata Home Rule, che dovrebbe entrare in vigore nel 1914. Poi, il problema qual è? Che scoppia la Prima Guerra Mondiale e tutto viene sospeso. Cosa prevedeva questa riforma? Prevedeva che l'Irlanda avrebbe potuto esprimere un proprio governo e un proprio parlamento, pur rimanendo però interno all'Impero britannico. Cioè, l'Irlanda non diventa indipendente, rimaneva dentro, però aveva diritto a un suo parlamento e un suo governo, appartenenti autonomi. Cosa importante che però ripeto, accontentava le richieste irlandesi, ma che di fatto non entra in vigore perché scoppia la guerra, e dopo la guerra, la guerra, l'Inghilterra tenterà di scordarsi delle promesse fatte. Questo creerà dei problemi, ma ne parleremo dopo la Prima Guerra Mondiale. Abbiamo visto la Francia, abbiamo visto la Gran Bretagna, vediamo un attimo anche l'Impero austriaco, perché come vedremo è molto importante sapere quello che succede in questa zona, perché lì scoppia, o lì vicino scoppia poi la Prima Guerra Mondiale. L'Impero austriaco, com'è messo? Intanto è un impero molto variegato, perché intanto ci sono dei centri, delle città molto avanzate per l'epoca, che sono tra le principali città europee dal punto di vista culturale, economico, commerciale. Sto pensando a Vienna stessa, che è una città vivace, dove c'erano grandi movimenti artistici, grandi movimenti filosofici, grandi scrittori. Già solida non soci circolo righe, c'è di tutto, c'è Schiele, Klimt, una città forse, insieme a Parigi, la più importante città dell'epoca in Europa. E solo poi Vienna, c'è Praga, c'è Trieste, ci sono varie città importanti, però importanti, però al di fuori delle città, nelle campagne in realtà la situazione è molto diversa, perché nelle campagne ci sono ancora sistemi molto arretrati, ancora vecchi vincoli, quasi feudali per certi versi, nella parte più orientale, e comunque anche l'agricoltura che è molto arretrata. Quindi è molto ambivalente questo impero, due facce, se non tre, quattro facce diverse che convivono insieme, ma soprattutto le facce diverse oltre che dal punto di vista economico e sociale sono anche quelle etniche, perché l'Impero austriaco è un impero per così dire multietnico, in cui all'interno ci sono popoli diversi che parlano lingue diverse diverse, ci sono gli austriaci che sono di lingua tedesca e cattolici, ci sono i boemi di Praga che parlano una lingua diversa ed hanno una religione diversa, ci sono gli italiani, perché l'Impero austriaco comprendeva ancora Trento, Trieste, alcune zone istriane nel 900, molti italiani che parlano italiano, e c'è la Croazia dove si parla croato, c'è l'Ungheria dove si parla ungherese. Capite, poi sono pezzi di Polonia, pezzi di altre tavole. Insomma, molto variegata questo questo Impero austro-ungarico, con gruppi etnici molto diversi tra loro, che a volte addirittura si odiano tra loro, e si sentono assoggettati in un unico Impero. Ora, questo problema multietnico viene affrontato, si tenterà di affrontarlo una volta nel 1867, poco dopo la nascita dell'Italia, il proprio dopo la sconfitta nella quella che noi chiamiamo la Terza Guerra d'Indipendenza, quella che porta l'Italia ad acquisire, sì, mi ricordate, il Veneto. Cosa succede? C'è una grande riforma all'interno dell'Impero che cambia nome. Fino a quel momento era Impero austriaco, da quel momento in poi diventa Impero austro-ungarico. Perché? Che cosa succede? In pratica, le due nazioni, quella austriaca e quella ungherese, vengono equiparate, diventano di pari grado all'interno dell'Impero, di pari importanza, e quindi gli ungheresi sono contenti, ovviamente. Gli ungheresi, talent ricorderete, nel '48, ad esempio, avevano spesso provato a garantirsi una indipendenza dall'Austria. Ora vengono in qualche modo accontentati, perché l'Impero austriaco dice: "Sì, anche voi siete importanti, avete delle vostre autonomie, siete alla pari con gli austriaci". Quindi, questo primo questa prima riforma doveva servire a placare gli animi, in realtà ci riesce solo in parte, perché vedo che gli ungheresi sono proprio contenti, ma le altre nazioni non vengono ugualmente accontentate, perché si prevedono autonomie, ma non si premiano i boemi, ad esempio, non si premiano gli italiani, non si premiano i croati e così via. Quindi la situazione non è del tutto risolta, anzi lo è poco, quasi per nulla. I più scontenti della situazione probabilmente erano i popoli slavi, in particolare i croati, nella citato, gli sloveni e i servi, che è vero che la Serbia era autonoma dall'Austria, ma in territorio austriaco, anche in Bosnia c'erano i gruppi serbi, i popoli che parlavano serbo che si sentivano serbi. Ora questi slavi, questi popoli slavi erano quelli che più di tutti chiedevano autonomia all'Austria, tant'è vero che già a inizio '900 nascono dei veri e propri gruppi, movimenti terroristici, che in queste zone tentano di di organizzare degli attentati contro gli austriaci. E quindi effettivamente questi slavi premono per l'indipendenza, anche perché, tra l'altro, sono sottoposti al dominio non tanto degli austriaci, ma degli ungheresi, e questo dominio ungherese è particolarmente duro. Pare che nei primi anni del Novecento l'Austria, gli Asburgo, la famiglia regnante in questo Impero, stesse pensando a un progetto di riforma, più che pare, ci stava pensando, anche se i lavori andavano avanti molto a rilento. In particolare era un arciduca degli Asburgo, un erede al trono, Francesco Ferdinando, che si era fatto interprete, portavoce, promotore di questo progetto di riforma che avrebbe dovuto rivedere di nuovo di nuovo l'Impero e trasformarlo d'oro, Impero tripartito. Oltre all'Austria, all'Ungheria, si sarebbe dovuta a creare una sorta di terza corona slava, dare parte dell'autonomia appunto anche ai serbi, ai croati, cioè i popoli del sud, agli slavi. Questo progetto non si concretizzerà mai, e Francesco Ferdinando lo troveremo ancora, perché sarà quell'erede al trono asburgico che verrà ucciso a Sarajevo, e la sua uccisione sarà il casus belli della Prima Guerra Mondiale. Però capite che proprio queste tensioni all'interno dell'Impero e nei territori slavi in particolare sono molto calde, saranno molto importanti, quindi vanno anche ricordate molto bene. Quindi però sono una lite, messo così: la falce l'abbiamo vista, la Gran Bretagna l'abbiamo vista, la Germania qualcosa abbiamo detto all'inizio, l'Italia non la vediamo perché faremo un discorso molto più preciso sulla Italia, ma la teniamo a parte. Che ci rimane in Europa di importanti di paese grosso con ruolo? Rimane la Russia, e conviene parlare un po' della Russia. Anche qui si iniziano a muovere forze che avranno un'importanza nella storia europea durante la Prima Guerra Mondiale e oltre. La Russia, che paese è? Un impero al cui capo c'è, alla cui testa c'è lo Zar, che ha un potere tipo assoluto, è ancora un potere vecchio stile, non c'è costituzione in Russia in questo momento, non c'è parlamento, c'è ancora un potere autocratico, cioè lo Zar governa da solo, con tutti i poteri concentrati nelle sue mani, una cosa molto arretrata rispetto ai progressi che si erano avuti in tutti gli altri paesi europei. C'è da dire che anche l'agricoltura russa era piuttosto arretrata, però a inizio Novecento inizia a formarsi un primo palude di industrializzazione, nel senso che in alcune città o alcune zone della Russia, in particolare a Mosca, a San Pietroburgo e nelle zone del Mar Caspio e degli Urali, si formano dei primi nuclei industriali. Ancora non tanta roba, tanta roba, però qualcosa inizia a muoversi. Intanto la Russia sapete è anche ben fornita di materie prime, quindi andare a creare degli impianti industriali lì era tutto sommato vantaggioso. Come si fanno a creare queste fabbriche? Un po' ci investe lo Stato, lo Zar stesso, ma anche a investirci sono gli stranieri, cioè arrivano in Russia anche investitori, imprenditori stranieri, perlopiù francesi, che vogliono investire i loro soldi lì in Russia, e la Russia è contenta di rilasciarli a fare, ovviamente. Questa prima industrializzazione e poi le condizioni di vita piuttosto misere dei contadini russi portano al formarsi dei movimenti di sinistra in Russia nei primi anni del Novecento. In particolare, vanno segnalati, ricordati due partiti che si vanno formando appunto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Il primo è il Partito Socialdemocratico Operaio Russo, che è un partito che si ispira alle SPD tedesca, nasce nel 1898, è un partito che ha un certo seguito, certo seguito tra gli operai che lavorano in questi primi nuclei industriali, quindi nelle grandi città appunto, negli Urali o nel Mar Caspio, è un partito che vedremo avrà un ruolo, sarà quello che guiderà la Rivoluzione bolscevica. Rivoluzione bolscevica, ma ne parliamo a parte. Questo primo partito non è grandissimo, perché gli operai non sono ancora tanti, ma sono ancora molti, ancora molti in Russia, però che inizia già a farsi sentire. Il secondo partito, al momento più importante,

Numericamente, è il Partito Socialista Rivoluzionario Russo, o Partito Social Rivoluzionario. Lo trovate chiamato in tutti i modi. Di questo partito è sempre di sinistra, però non si rivolge agli operai. Non è un partito di per sé marxista, ma un partito che si rivolge soprattutto ai contadini. Quindi, più che prendere a cuore, diciamo così, la situazione degli operai, prende a cuore la situazione dei contadini. Tutti e due sono partiti che vanno contro lo zar, che “scocciano” lo zar; però sono due partiti che hanno programmi simili per certi versi, ma anche diversi per altri. Questo partito social rivoluzionario, dicevo, era molto forte nelle campagne, ma anche caratterizzato in parte da anarchici e in parte da populisti. Perché, se vi ricordate, l’anarchismo stesso di Bakunin era russo e aveva avuto una certa diffusione soprattutto in quelle zone di campagna molto arretrate, in cui non c’era ancora una forte coscienza di classe; insomma, in cui la protesta era ancora molto forte, ma solo parzialmente politicizzata. Questi due partiti, però – il partito social democratico, il partito social rivoluzionario – si muovono. E nel 1905 avviene un fatto eclatante. Praticamente, in una domenica di gennaio del 1905, circa 150.000 persone, per lo più operai e contadini, si recano in marcia a San Pietroburgo, camminando verso il Palazzo d’Inverno, sede dello zar, che si chiama Nicola II. In questo momento, questi manifestanti – tantissimi, ovviamente, 150.000, un numero importante, importante – questi manifestanti stanno marciando verso il Palazzo d’Inverno perché vogliono andare dallo zar per chiedergli dei nuovi diritti. Hanno una sorta di petizione che hanno raccolto per chiedere allo zar che lui garantisca dei diritti, delle concessioni, delle novità, delle riforme che vengano incontro alle esigenze di queste classi messe nelle condizioni, effettivamente, disperate, difficili di vita, molto difficile. In risposta, lo zar non solo non vuole sentire quello che questi manifestanti hanno da dire, ma manda contro di loro l’esercito, che spara sulla folla. Questa domenica passa alla storia come “Domenica di sangue”, perché si fanno molti, molti feriti, circa 100 morti e migliaia di feriti rimangono sulla strada. È chiaro che questo ha un effetto eclatante in tutta la Russia. Questa repressione durissima, ordinata dallo zar, provoca immediatamente in tutto il paese dei tumulti; cioè, la popolazione, contadini e gli operai russi, scendono in piazza per protestare contro questa repressione così dura, questa mossa così irrispettosa e riguardosa, autoritaria dello zar. E questi tumulti hanno un grande successo inizialmente, perché lo zar continua a mandare l’esercito, ma l’esercito non riesce a sedare queste rivolte, non ci riesce per due motivi. Primo motivo: è che, in realtà, l’esercito non è a pieni ranghi, perché dall’anno precedente, nel 1904, la Russia sta combattendo una guerra contro il Giappone. Cioè, il Giappone, quindi in Asia, in Estremo Oriente, ha attaccato a sorpresa la Russia, tra l’altro senza dichiarazione di guerra. E questo, vedremo, sarà una costante dell’esercito giapponese. Ha attaccato la Russia affondando la flotta e occupando la Manciuria, una regione che si trova tra la Cina e la Russia. Il Giappone voleva occupare la Manciuria, voleva prenderla, effettivamente; attaccano di sorpresa per impedire che la Russia possa ostacolarla in questo progetto di occupazione della Manciuria. Quindi il Giappone ha occupato la Manciuria, e a questo punto è che la Russia dichiara guerra, e scoppia la guerra. Però, un esercito non può essere tutto usato per reprimere i rivoltosi, perché una buona parte dell’esercito è occupato appunto in Asia. Quindi questo primo motivo. Secondo motivo per cui lo zar non riesce a fermare la rivolta è che, anche quando l’esercito viene mandato contro i rivoltosi, capita raramente che l’esercito non si muti e passi dalla parte dei rivoltosi. Insomma, la situazione sembra sfuggire completamente di mano allo zar. Addirittura, nelle grandi città russe si vennero a formare dei Soviet. Così vengono chiamati. Cosa erano questi Soviet? Erano dei consigli, cioè come delle assemblee, potremmo chiamarle così, di base popolare che tentavano di autogovernarsi. Cioè, ad esempio, all’interno delle fabbriche, cosa succede? Che tutti gli operai si riuniscono in assemblea, formano il Soviet, cioè l’assemblea permanente, diciamo così, della fabbrica, e decidono di governarsi tra di loro, di fare andare avanti la fabbrica tra di loro, discutendo tra di loro ed eleggendo all’interno dell’assemblea i leader, quelli che guideranno l’azione. Cioè, di fatto, siamo di fronte all’assemblea dal basso, pre-rivoluzionaria, qualcosa di simile a quello che Marx aveva ipotizzato sarebbe dovuto accadere durante la rivoluzione comunista. Quindi la situazione sembra davvero sfuggire di mano allo zar; però, in realtà, nel giro di qualche mese le forze zariste si riorganizzano. Lo zar dà qualche concessione, e alla fine riesce a reprimere i tumulti. Quali concessioni, però? Lo zar, intanto, concede l’istituzione di un parlamento, che viene chiamato Duma, è il nome del parlamento russo, parlamento in cui avrebbero dovuto trovare rappresentanza anche le classi operaie. E quindi, è successo per i rivoltosi: è però questo successo è stato parziale, perché il governo che poi va al potere e che vara la legge elettorale che deve stabilire come verrà eletta la Duma, crea una legge elettorale che ripartisce il voto in maniera censitaria. In che senso? Nel senso che non tutti i cittadini, quando vanno a votare, esprimono un voto che vale 1, ma i più ricchi hanno un voto che vale di più del voto dei più poveri. Più o meno, per capire le dimensioni: un ricco proprietario terriero ha un voto che vale 500 volte il voto di un operaio, conta 500. Quindi è chiaro che poi la Duma che viene eletta è dominata dalle classi più abbienti, perché alla fine loro contano di più, loro eleggono di più. E quindi è una Duma che è un successo molto parziale per le classi popolari. Diciamo che, comunque, lo zar tenta di fare altre mosse per accontentare, quanto meno, i contadini, per paura che però i contadini possano darsi alla rivolta. C’è una riforma agraria che viene varata in quei mesi, subito successivi, guidata, voluta dal capo del governo che si chiama Stolypin. Questa riforma agraria dovrebbe permettere ai contadini russi di diventare proprietari delle loro terre e quindi di migliorare le campagne, una sorta di piccola borghesia agraria, perché il contadino non sarebbe più un bracciante che lavora per i ricchi proprietari, ma avrebbe la sua terra, l’apprezzamento, quindi basterebbe per vivere, sarebbe più felice e meno sfruttato e così via. Questo è il progetto. Effettivamente, la riforma agraria riesce a dare a una parte dei contadini delle terre, quindi c’è la nascita di una piccola borghesia agraria; ma le terre vengono ripartite in malo modo, in misura troppo piccola. Tanto è vero che gli appezzamenti di terra che vengono acquisiti da questi contadini sono troppo piccoli per vivere; cioè, le condizioni di vita di questi contadini, alla fine, addirittura peggiorano, perché con queste piccole, poche terre non riescono a campare dignitosamente. Quindi la Russia ne esce malconcia da questa situazione, e ne esce malconcia anche perché la guerra col Giappone, che aveva iniziato nel 1904, anch’essa va molto male. La Russia viene sconfitta dal Giappone, e questa è una sconfitta molto significativa, perché per la prima volta una potenza europea viene sconfitta da una potenza extraeuropea. Lasciamo perdere gli Stati Uniti, che effettivamente avevano vinto, no, ma gli Stati Uniti… una potenza asiatica addirittura sconfigge una potenza europea. Si arriva a una pace che viene firmata in Inghilterra, a Portsmouth, tra Russia e Giappone. Questa pace stabilisce che il Giappone conquista la Manciuria, o meglio, una parte della Manciuria che aveva occupato, e ottiene un protettorato sulla Corea. Quindi le sue pretese, diciamo, espansionistiche vengono premiate, ottiene degli avamposti molto importanti nella già continentale, e la Russia non ha niente da fare, deve accettare la sconfitta, che simbolicamente è molto gravoso. Infine, per concludere molto velocemente, vorrei darvi una veloce panoramica anche su quello che accade negli Stati Uniti, perché ormai parlare d’Europa non si può più parlare solo di Europa, bisogna sempre fotografare anche quello che accade dall’altra parte dell’oceano Atlantico, perché ormai le sorti dell’Europa e degli Stati Uniti sono abbastanza legate, anche se poi vedremo che gli Stati Uniti hanno anche una loro politica estera spesso isolazionista. Comunque, cosa succede negli Stati Uniti di inizio Novecento? Intanto, i primi anni del ‘900 sono contrassegnati da un uomo politico, un presidente molto emblematico e significativo, che è Teddy Roosevelt, Theodore Roosevelt, presidente da non confondere con il Roosevelt, Franklin Delano Roosevelt, della Seconda Guerra Mondiale, anche se erano parenti alla lontana. Questo Teddy Roosevelt è un esponente del Partito Repubblicano, inizialmente, anche se dell’ala, diciamo, più progressista del Partito Repubblicano, che diventa presidente e vara una politica che lui stesso definisce del “grosso bastone”, o anche “diplomazia del dollaro”. Cosa è questa politica? Una politica estera molto interventista. Cioè, si basa molto su una politica estera basata alternativamente sui soldi e sulla potenza militare. Cioè, a volte – per questo “diplomazia del dollaro” – manda avanti i capitali, in modo tra virgolette quasi da comprare i paesi su cui ha degli interessi; a volte, invece, usa il bastone, il grosso bastone, perché manda avanti l’esercito. È una politica molto pragmatica: poche ideali, ma soprattutto: dove conviene intervenire, bisogna intervenire in un modo o nell’altro, l’importante è riuscirci. Questa è questa l’idea di fondo. Questa politica di Roosevelt venne messa subito alla prova durante la questione di Panama. Panama, a inizio Novecento, faceva parte della Colombia, apparteneva alla Colombia; è però nel 1901 gli Stati Uniti si erano accordati con la Colombia per finanziare la realizzazione del canale di Panama, un canale importantissimo perché Panama è uno dei punti in cui, diciamo, il Centro America è più ristretto. Fare un canale lì permetteva il passaggio delle navi dall’oceano Atlantico all’oceano Pacifico senza dover fare il giro per l’Argentina; quindi permetteva appunto il passaggio da un oceano all’altro in maniera economicissima, rapidissima. Quindi era un’impresa importantissima dal punto di vista economico, questa del canale di Panama. Gli americani iniziano a metterci soldi con l’accordo della Colombia; però nel 1903, quindi un paio d’anni dopo, la Colombia decide di tirarsi indietro, decide di tagliare i ponti con gli Stati Uniti. A questo punto, Roosevelt decide di non lasciar perdere; anzi, per proteggere gli investimenti americani, dà l’ordine di provocare una sommossa a Panama. Non è un intervento diretto, fa sì che scoppi una rivolta interna per cui Panama diventa indipendente, diventa indipendente con la protezione degli Stati Uniti, che dicono alla Colombia: “Lasciate stare Panama, ma diventa indipendente se non interveniamo noi”. Ed effettivamente Panama diventa indipendente, certamente, però legata agli Stati Uniti, e la Colombia non può farci nulla. Per quanto riguarda la politica interna, Roosevelt però fa alcune parziali riforme sociali, non tantissime, cose sono qualcosina, tende abbastanza ad alti dazi doganali, e però permise anche l’intervento statale nell’economia. C’è da dire che il suo governo è di anni molto significativi, ancora oggi uno dei presidenti più ricordati, in parte anche amati, della storia americana. Ma a un certo punto, quando dovette poi ricandidarsi, il suo partito, il Partito Repubblicano, si spaccò, ci fu una divisione di candidati, fratture interne, correnti interne. Questo permise la vittoria degli avversari, cioè dei Democratici, che elessero un altro presidente che si chiamava Woodrow Wilson, presidente di cui parleremo molto, perché sarà il presidente che poi porterà gli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale. Wilson, democratico, continua sulle riforme sociali, abbatte, anzi, aumenta ulteriormente lo Stato; sceglie una politica estera diversa, perché abbatte, abbassa i dazi doganali, quindi favorisce maggiormente il libero scambio; e dal punto di vista geopolitico non investe molto sul suo intervento militare, ma soprattutto su sull’economia, cerca di finanziare di più progetti di collaborazione economica tra i paesi che non di mandare l’esercito a conquistare o promuovere rivolte. Però, di Wilson parleremo ancora, perché ne parleremo quando parleremo della Prima Guerra Mondiale, anche dei suoi reali e anche delle sue contraddizioni, delle sue contraddizioni. Ecco, questo era il panorama che volevo darvi dell’Europa e Stati Uniti e Giappone compresi, diciamo, di inizio Novecento: un periodo di progressi, di benessere abbastanza diffuso, ma anche, abbiamo visto, di problemi irrisolti che porteranno poi a conflitti, e il conflitto principale sarà la Prima Guerra Mondiale, che sarà davvero una mazzata sull’Europa sotto tutti i punti di vista. E ne parleremo ovviamente in quinta, perché la Prima Guerra Mondiale è programma di storia di quinta. Per il momento, qui finiamo; finiamo anche il programma di quarta di storia, quindi è una fine, una fine per quest’anno scolastico, definitiva. La riprenderemo la storia, perché c’è ancora tantissimo da dire; però ecco, tentate di fare un po’ il punto sulla situazione. Questa ultima lezione serviva proprio a tirare un po’ le somme, a vedere dove siamo arrivati e ad anticipare alcune cose per capire da dove ripartiremo l’anno prossimo. Per il momento è tutto. In descrizione trovate riassunti degli argomenti trattati durante questa lezione e i minuti in cui li abbiamo trattati, con link, link. Sapete dove trovarmi per domande, questioni. Avete il vostro bel libro di testo che dovete, vi consiglio di consultare, perché ritrovate quello che vi ho detto e anche di più. E ci vediamo qui prossimamente con altre lezioni di storia e di filosofia. Ciao, alla prossima.