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Platone: la Repubblica e lo Stato ideale

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Transcription

Abbiamo parlato della dottrina dell'idea di Platone. Abbiamo visto più o meno che rapporto c'è tra il mondo delle idee e il nostro mondo terreno. Ma adesso dobbiamo affrontare il punto più importante, è che lo stesso Platone originava il punto più importante del suo pensiero, cioè l'organizzazione dello stato. Perché tutti i discorsi che abbiamo fatto fino ad adesso sulle idee, sulla reminiscenza, sull'anima, sono propedeutici al discorso sullo stato, che è ciò a cui realmente punta Platone. Oggi inizieremo a vedere come immagina questo stato ideale, affronteremo la Repubblica, che è il suo dialogo più importante, e inizieremo a capire che idea in mente questo grande pensatore ateniese. Andiamo a cominciare.

[Musica] [Applauso] [Musica]

Quelli che come sempre, Batman, Topolino, non c'è. Ho già fatto una prima registrazione in cui chiave per il corsivo non c'era. L'ho trovato, ho trovato, lo mettiamo il suo costo. Non saranno che ci stia e che non gara, invece cade perché Forino sta lì. Le nostre mascotte sono al loro posto. Possiamo cominciare. Io mi chiamo Ferretti, sono insegnante di storia e filosofia delle superiori. Insegno da ormai sei anni in un cha cha. Dico, prima ho provato ora gli altri tipi di scuole e dopo un lungo precariato. E in questo canale è già da ormai quasi un anno, preparo delle video spiegazioni di storia e filosofia. Si è andata la discrezione, trovate le due playlist principali, quella dei video di storia, quella dei video di filosofia, che sono è un centinaio di video in ognuna, in ordine cronologico, più o meno a quello che si fa a scuola, coi programmi che si seguono a scuola.

Oggi la lezione è di filosofia, filosofia greca, filosofia quindi antica, e in particolare Platone, perché ho già iniziata a parlare di Platone in altri video. Indiscrezione trovate la playlist apposita dedicata a Platone. Ma come vi dicevo nella premessa, gli altri video erano appunto l'inizio di un percorso che voleva arrivare qui, non perché tanto io voglio arrivare qui, ma perché lo stesso Platone vuole arrivare qui. Il movente della sua filosofia, ciò che lo spinge a far filosofia, è quello che è accaduto a Socrate. L'abbiamo già detto, cioè la condanna ingiusta di Socrate, e quindi Platone ha come obiettivo quello di riparare a quel torto, quello di creare uno stato, o comunque un modello di stato, che eviti gli errori in cui è incappata Atene. Questo è l'obiettivo, cioè parlare di politica, parlare della polis. E questo obiettivo viene perseguito in particolare in un dialogo che è molto famoso, il più famoso di Platone, è la Repubblica, un dialogo che appunto affronta il tema dello stato ideale.

L'obiettivo di Platone è arrivare a dare un modello di stato, stato perfetto, stato ideale, come dovrebbe funzionare. Attenzione, è Repubblica è un titolo in realtà relativamente ingannevole, nel senso che non parla di una repubblica come noi la intendiamo oggi, cioè come un tipo di governo in cui non c'è un re, eccetera. Non è quello il senso del titolo. Il titolo è una latinizzazione, po' italianizzazione del titolo originale. La traduzione più corretta del titolo greco scelto da Platone, se avete probabilmente, è "Lo Stato". Repubblica è stato introdotto così perché in latino, come forse sapete, res publica non vuol dire solo la Repubblica Romana, ma vuol dire lo stato, perché la res publica è la cosa pubblica, cioè lo stato. E quindi dicevano così tradizionalmente, si tiene titolo Repubblica di Platone, ma non è che ci stia per presentare un modello repubblicano di stato, si sta presentando per presentare uno stato in generale. Ok, questa è la premessa.

Ultima cosa da dire sulla premessa riguarda questo libro, questo dialogo platonico che è importantissimo, che contiene tutte le dottrine più importanti di Platone. Parleremo del mito della caverna, parleremo dello stato, parleremo di tante cose, e sono espresse in questo dialogo. In realtà, secondo gli storici, gli studiosi, fu scritta probabilmente in due fasi diverse, due momenti diversi della vita di Platone. Come forse sapete, i testi antichi e non erano divisi tradizionalmente in capitoli come siamo abituati a fare noi, ma in libri, es. libro primo, libro secondo, e sono sostanzialmente dei capitoli dell'opera. Per farla breve, spero stare troppo a complicarsi la vita, ecco, anche la Repubblica è divisa in libri. Il primo libro della Repubblica, probabilmente, venne scritto da Platone in età giovanile, nell'epoca in cui è ancora scrivere da quei dialoghi in cui era fortemente influenzato da Socrate, in cui scrisse il protagonista e altri dialoghi di questo tipo. I restanti libri, cioè restanti capitoli sostanzialmente del testo, vennero invece probabilmente scritti in fase successiva, in età successiva, più avanti nel tempo, quando Platone ormai era piuttosto maturo, perché si vede una differenza di stile anche di pensiero tra il libro primo e gli altri.

Li tenete presente questa cosa. Dunque, che come tutta la filosofia di Platone, anche la Repubblica fu oggetto di revisione, di ripensamenti, di modifiche. In un primo libro c'erano le prime idee di Platone, negli anni successivi poi il modello già meglio delineato. Infatti, nel primo libro c'è una questione filosofica ancora per certi versi a poetica, come dicevamo già in passato, cioè una filosofia, un modo di filosofare in cui si discute, ci sono ovviamente più personaggi che discutono, in questo caso soprattutto Socrate da un lato e Trasimaco dall'altro. Dall'altro, ma non si arriva a conclusioni definitive. Come ricorderete, nei dialoghi ancora fortemente influenzati da Socrate, la questione rimane per certi versi aperta, non si arriva a una soluzione chiara del problema, ci si pone dubbi, si contestano delle opinioni diffuse, ma non si arriva alla conclusione. Infatti, in questo primo libro, Socrate interloquisce con Trasimaco riguardo l'idea che Trasimaco ha di giustizia. Si parla di giustizia, e la giustizia, lo vedremo anche nell'anno avanti, oggi è tema principale di quest'opera.

Trasimaco, infatti, sostiene una tesi che è tipica dei sofisti, cioè dice, sostiene che la giustizia è sostanzialmente ciò che il più forte decide che sia giusto, cioè la legge del più forte. Chi è più abile stabilisce ciò che è giusto, ciò che è bene, che è meno abile subisce, si adegua a quello che il più forte ha stabilito. Socrate gli contesta questa visione, tenta di criticare questa visione, perché ovviamente Platone non pensa affatto che la giustizia coincida con la legge del più forte. Per Platone, la giustizia è un'idea eterna, che poi gli uomini sulla terra possono conoscere in parte, ma la giustizia non è un'idea eterna, quindi c'è una giustizia che non è quella che viene stabilita dal più forte, ma quella che è stabilita nella notte dei tempi, dal scritta nell'idea di giustizia, e che gli uomini devono scoprire, non imporre. Nel primo libro si interloquisce da Socrate tra Trasimaco, Trasimaco espone la sua visione, Socrate gliela contesta, ma la questione arriva a parte. Nei libri successivi, invece, Platone espone finalmente la sua idea.

Per darvi un'idea delle dimensioni del libro, questa è un'edizione della Repubblica, corretta, insomma, piuttosto costosa, anche se questa ha il testo greco fronte, quindi insomma, conto che la metà più o meno di questo, di questo libro qui, il libro primo, quello appunto scritto probabilmente nella prima fase della vita di Platone, si conclude qui. Per darvi un'idea, quindi, abbastanza breve, sono qua, non con questi edizione, 90 pagine, appunto, col testo con la confronto, quindi 45 paginette in totale. Questo, questa edizione arriva a circa 600 e passa pagine, e i libri sono dieci. Quindi il primo libro era un'introduzione, diciamo, rispetto a quello che poi fu l'esito totale della Repubblica, un testo che Platone, appunto, si affrontò a completare nell'età matura, e che presenta il suo modello di stato. Anche negli altri libri, il tema centrale è sempre la giustizia, non è solo nel primo libro che si occupa di giustizia, perché Platone è convinto, l'obiettivo di uno stato debba essere raggiungere la giustizia, quella che è mancata quando il povero Socrate è stato messo a morte.

L'obiettivo deve essere la giustizia. Dal punto di vista di Platone, la giustizia è alla base di ogni organizzazione umana. Arriva a dire, ad esempio, a un certo punto, che anche una banda di ladri, per poter operare, per poter far qualcosa, deve avere al suo interno una qualche forma di giustizia. Se non ci fosse giustizia, neppure nella banda di ladri, neppure in una banda di ladri, riuscirebbe a fare qualcosa. Quindi la giustizia è davvero il punto chiave di ogni organizzazione umana, di ogni società, e quindi, di rimando obbligatoriamente, anche di ogni stato. E come si fa, però, a raggiungere la giustizia, a fondare lo stato su sulla giustizia? Platone cerca di capirlo usando un metodo che è razionale e deduttivo. Cioè, attenzione, questo lo approfondiremo con Aristotele, poi ci terrà compagnia per tutto il corso del nostro viaggio filosofico. E in fondo, per riflettere sulle cose, per conoscere le cose, ci sono due vie che già Parmenide aveva fatto intuire: la via della ragione, cioè quella del ragionamento puro, e la via dell'esperienza, cioè quella dell'osservazione delle cose attorno a noi.

Quella del ragionamento puro, in genere, è una via deduttiva, cioè si parte da alcune regole generali di col ragionamento, si ricavano tutta una serie di conclusioni. È il modo in cui opera, ad esempio, la geometria. Quando io faccio dei teoremi, dimostro teoremi, o cerco delle risolvo i problemi geometrici, o delle leggi generali che poi col ragionamento faccio procedere fino ad arrivare a delle conclusioni, a dei risultati, e così via. È un metodo, ovviamente, molto limpido, quando usato bene, molto strutturato. L'altra via è quella dell'esperienza, in cui io non ragiono più di tanto su leggi generali, ma mi metto ad osservare, osservare ciò che ho intorno, osservando ciò che ho intorno, cercavo di trarre delle conclusioni sulla base delle mie osservazioni. Platone, in questo, debitore di Parmenide, debitore in parte anche ai Pitagorici, ritiene che la via principale sia quella, appunto, razionale deduttiva. Cioè, vuole parlare dello stato non tanto analizzando gli stati che ci sono nel mondo, non danno a vedere la democrazia ateniese, che soul, il tipo di governo spartano, eccetera, e confrontandoli. Non è quello che vuole fare lui, vuole uno stato ideale, appunto, come dicevo, cioè vuole immaginare come dovrebbero essere le cose per via puramente razionale.

E appunto, facendo questo tipo di ragionamento, questo con questo tipo di impostazione, arriva a dire: come si fa a essere giusti in uno stato? Per vedere come si può raggiungere la giustizia nello stato, bisogna prima di tutto, secondo Platone, vedere come si può raggiungere la giustizia nell'individuo, perché lo stato viene da Platone paragonato all'individuo. Uno stato funziona bene se è ordinato, se è guidato dalla giustizia, se è strutturato alla stessa maniera in cui deve essere ordinato, guidato dalla giustizia e strutturato un individuo. Nello stato, come un quarto, quand'è che il nostro corpo, noi come individui, funzioniamo bene? Quando le varie parti del nostro corpo sono in armonia tra loro, e quando, ovviamente, le parti più nobili di noi dominano sulle parti meno nobili di noi. Ad esempio, il mio corpo funziona bene quando la ragione riesce ad avere il controllo degli impulsi. Quand'è che si dice con l'uomo è regolato, in fondo, quando si riesce a dare un ordine, quando si riesce a guidare da solo su se stesso, a organizzare la vita, a strutturare la sua vita, a non essere sempre preda di mille impulsi, ma a controllarsi.

È chiaro che noi subiamo degli impulsi e siamo spinti a una cosa, a un'altra cosa, a a raggiungere degli obiettivi, a volere delle cose. Ce le siamo un po' sballottati a volte dagli eventi, dalle cose, dalle circostanze. Però, però, se ci riusciamo a controllarci, ci riusciamo a dominarci, riusciamo ad avere un ordine, ci sembra di avere una direzione, di tenere la barra dritta, e di anche poter raggiungere meglio la giustizia. Lo stato deve funzionare alla stessa maniera, con Platone, con un parallelismo tra stato e individuo. Cosa importantissima, perché noi dell'individuo abbiamo già parlato, abbiamo già detto come può l'individuo raggiungere la giustizia, l'ordine interiore, perché abbiamo presentato, parlando della dottrina delle idee, uno dei più celebri miti di Platone, che è il mito della biga alata. In descrizione, sia la playlist su Platone, e trovate dei vari video, anche questo sulla biga. La cosa diceva Platone, questo famoso mito tratto dal Fedro, che la nostra anima è proprio come una biga alata, formata da tre parti: una parte razionale, che era rappresentata dall'auriga, cioè colui il quale conduce questa biga; una parte irascibile, rappresentata dal cavallo bianco; e una parte concupiscibile, rappresentata dal cavallo nero.

La nostra anima, punto, rischia di essere a volte sballottata, perché il cavallo nero, quello che rappresenta le passioni terrene, corporee, spesso ci trascina via. Ma se aveva un'anima ben strutturata, se abbiamo una parte razionale abile, un cavallo bianco forte, riusciamo a dominare questi impulsi e a viaggiare verso iperuranio. Questa era la regione di Platone. Allora, come l'anima è ripartita, cioè formata da tre parti, anche lo stato deve essere ripartito, e anche lo stato deve cercare di dominarsi e controllarsi, di viaggiare verso il bene, verso la giustizia. E infatti, Platone immagina uno stato organizzato in tre classi sociali. Come tre sono le parti dell'anima, così devono essere anche le tre parti su, le tre classi sociali, perché l'individuo corrisponde allo stato, o meglio, lo stato corrisponde all'individuo, allo stato all'individuo in grande, in un certo senso. Quella era un'altra parte dell'anima, abbiamo letto, ma che razionale, parte irascibile, parte concupiscibile, a una di queste tre parti corrisponde una precisa classe sociale.

La parte razionale al suo corrispettivo nella classe dei dei filosofi o governanti, ogni traduzione può essere diversa, secondo la risoluzione si usano termini a volte diversi, governanti o filosofi. Il cavallo bianco, cioè la parte irascibile, al suo corrispettivo nella classe dei guerrieri. La terza classe, cioè quella che si lega anche al cavallo nero, alla parte concupiscibile, è invece la classe dei produttori o dei lavoratori, a seconda delle traduzioni, che ripeto: governanti/filosofi, guerrieri, produttori/lavoratori. Ognuna di queste tre classi corrisponde a ognuna delle tre parti dell'anima, e ognuna di queste tre classi sociali, dice Platone, ha una sua virtù di riferimento, cioè, anche se magari può avere tante virtù, i membri di queste classi possono avere tante virtù, ma una in particolare deve dominare nell'anima di questi membri delle tre classi. I comandanti, i governanti, i filosofi, devono avere in particolare la virtù della saggezza. I guerrieri, cioè i militari, il corrispettivo del cavallo bianco, devono avere in particolare la virtù del coraggio. I lavoratori o produttori, cioè il corrispettivo della terza classe, della parte concupiscibile, devono avere in particolare la virtù della temperanza.

Saggezza e coraggio, penso sappiate bene cosa sono. Temperanza, a volte, in strumenti, non sanno bene cosa significa. Allora, temperanza è la ricominciare, un po' per farvi capire, la temperanza è quella virtù che sostanzialmente ci fa stare al nostro posto, quella virtù che ci spinge ad accettare lo stato delle cose, a sopportare l'ordine naturale delle cose, e quindi ad accettare il nostro ruolo, la nostra posizione nello scacchiere, nell'organizzazione dello stato. La temperanza, dice Platone, devono averla un po' tutte le classi, quindi anche i filosofi, non essere temperanti, anche i guerrieri, e devono essere temperati, ma particolarmente decisiva per l'ultima classe, perché devono averla un po' tutti, perché lo stato si regge se ognuno accetta il proprio compito, se ognuno sa qual è il suo compito e rimane fedele al proprio compito. Questo genera giustizia, secondo Platone, questo genera ordine. Se i lavoratori pretendessero di governare, quindi si volessero a sostituire i governanti, si creerebbe disordine. Se ai guerrieri pretendessero di lavorare e non di fare la guerra, non di difendere lo stato, si genererebbe disordine. Se i governanti pretendessero di non governare ma lavorare, si genererebbe disordine.

Quindi, l'ordine e quindi la giustizia possono essere garantite nello stato solo se ognuno sa stare al proprio posto, se ognuno ha il proprio ruolo e svolge al meglio delle sue possibilità il proprio compito, quello che gli è richiesto. Come nel corpo umano, ogni parte del corpo deve sapere qual è il suo compito, deve obbedire, lavorare, pensare, a seconda della parte specifica del compito che l'aspetta. Queste sono, questa è la base per avere uno stato giusto. Ma non è l'unica precondizione, sono anche altre condizioni, ovviamente. E Platone sottolinea, perché questo da solo non basta, in particolare sottolinea due ulteriori. Prima condizione: perché lo stato rimanga giusto, bisogna che quelle classi sociali a cui viene affidato il potere non si lascino trascinare da questo potere, cioè non abusino del potere, non usino il potere per il loro bene. Perché abbiamo detto, ci sono dei governanti, sono i filosofi, che chiaramente, era quello che stavamo dicendo, hanno il potere di governare. Ci sono dei militari, che hanno le armi. Gli altri hanno potere di fare le leggi e dare gli ordini. Ma ovviamente, chi ha potere potrebbe approfittarsene e non badare più al bene dello stato e badare al proprio bene.

Quindi, Platone dice: bisogna pensare qualcosa per evitare che queste prime due classi si approfittino del ruolo che è stato loro assegnato. Seconda cosa: lo stato, per funzionare bene, deve controllare i cittadini, deve controllare la vita dei cittadini, e deve controllare che i cittadini non svolga il proprio compito e accetta di stare al proprio compito. Queste due premesse, se le importanti, perché ci aiutano adesso a delineare meglio l'idea di stato che ne è tornato. Nei primi, prima cosa, l'abbiamo già forse già intuito, ma vorrei rimarcare i compiti. Ci sono tre classi sociali: i governanti sono i filosofi, ci sono tre le persone più sagge, le persone che hanno la parte razionale più sviluppata. A questi sono quelli che hanno il compito di guidare lo stato, di comandare. No, non ce n'è uno solo, ovviamente, solo una comunità, un gruppo. Le persone che decidono come agire e di bene per lo stato sono quelli che oggi chiameremmo i politici, cioè quelli che hanno il compito di decidere. Solo che non sono elettivi, ovviamente, come invece sono nel mondo contemporaneo. Noi oggi eleggiamo dei governanti che poi ci governano e poi giudichiamo il loro operato. All'epoca di Platone, no, o meglio, nel modello ideale di Platone, no.

Modello ideale di Platone, i governanti non sono eletti, si trovano a governare perché hanno certe capacità, perché hanno un'anima fatta in un certo modo, ma loro governano e non devono rendere conto al popolo, non devono rendere conto né ai combattenti, né ai guerrieri, né ai lavoratori, perché non c'è nessun meccanismo elettivo di controllo. Seconda classe, quella dei guerrieri. I guerrieri hanno il compito di difendere lo stato con le armi, cioè devono mantenere l'ordine con la forza, quindi fanno compiti che di polizia e devono difendere lo stato dall'attacco di altre comunità, di altri stati, e devono andare in guerra. Cioè, rappresentano la polizia interna e l'esercito in uno stato, diciamo così, normale. Anche loro non vengono certo eletti, convengono gli atleti, sono lì perché hanno certe capacità, un'anima fatta in un certo modo, devono rendere conto, però, ai governanti, nel senso che obbediscono agli ordini dei governanti. Terza classe sono i produttori, cioè tutti gli altri, chi non governa, chi non svolge azioni di polizia o militari, cioè chi fa gli altri mestieri, i contadini, commercianti, i mercanti, tutti loro sono sono terzo stato, si direbbe, che usando una terminologia francese più moderna, terza classe, cioè i produttori, lavoratori.

Quelli che lavorano, possono anche arricchirsi, certo, ma non hanno nessuna possibilità di incidere sulla politica, perché la politica è esclusa dal loro ambito, così come la possibilità di incidere sulla vita militare, perché la vita militare è esclusa dal loro ambito. Loro sono quelli che producono per lo stato, il che vuol dire, però, che i militari e che i soldati, guerrieri, e i governanti non lavorano, cioè il loro lavoro è governare, oppure difendere gli altri. I produttori lavorano anche per mantenere i governanti e l'esercito, i soldati. Questa è la divisione dei compiti. Ma come si fa a evitare che le prime due classi si approfittino nel loro ruolo? Platone immagina, e questa è la parte più controversa, però anche più in quella che desta maggiormente l'attenzione degli studenti, immagina per le prime due classi, cioè i filosofi e per i guerrieri, un modello di vita radicalmente diverso da quello che immagina invece per la terza classe, per la classe dei produttori.

Perché per i produttori, il modello di vita è quello a cui siamo abituati. C'è, i produttori possono avere delle proprietà, esiste la proprietà privata, quindi possono possedere dei campi, possono possedere delle navi, se fanno i mercanti, e possono anche arricchirsi, cioè vendere e comprare, guadagnare denaro, accumulare denaro, eccetera. Anzi, dice Platone, bisogna fare in modo che questa classe dei produttori sia spinta anche a cercare di arricchirsi, di far profitto e così via. E non solo, hanno proprietà privata, hanno anche le famiglie, organizzano per il loro classico, a cui siamo abituati, cioè ci si può sposare, si possono fare dei figli, ci crescono i figli, eccetera, eccetera, eccetera. La classe dei produttori va avanti come sia sempre laterale. Però, per le prime due classi, immagina un modello completamente diverso, che spesso viene identificato come il modello del comunismo platonico. Adesso vi spiego cosa vuol dire. Proprio per evitare che queste classi sociali che hanno il potere in mano possano usarlo per il loro vantaggio, Platone, infatti, dice che bisogna fare in modo di avere delle classi dominanti che siano un mini, che non cerchino la ricchezza, che non cerchino il potere esagerato.

Come si fa a far questo? Si fa togliendo la proprietà privata a queste classi. Infatti, Platone non prevede forme di proprietà privata per le prime due classi. I governanti e guerrieri non possono possedere nulla, non possono possedere nulla. Il governante, in particolare, vivono in comunità, nel senso che, certo, vivono ovviamente in casa, ma le case non sono loro, sono dello stato, della comunità dei filosofi in generale. Certo, si devono vestire, hanno delle vesti oneste, non sono loro, sono della classe della società, dello stato, e in generale devono scegliere uno stile di vita parco, misurato, umile, come oggi per immaginarci di simili, simile a quello che fanno i monaci, non so, nel cristianesimo, i frati. Ma che sapeva i frati francescani, che ne sono ad esempio, che certo vivono in un convento, nel convento appartiene all'ordine, non appartiene a loro, e vestono in maniera molto umile e corsa, col saio, cui sandali, eccetera. Non certo possono avere magari di cellulare, ma il cellulare non è loro, il cellulare appartiene all'ordine, ed è usato con molta moderazione, perché viene usato solo per fini, diciamo così, di lavoro, solo nel senso di organizzativi, eccetera.

Hanno delle automobili, chapman, ha notato una sera, ti voglio dire, hanno la sola, la Fiat Panda, mafia, perché perché l'automobile può servire per andare in giro a fare opere legate a loro, alla loro missione, diciamo così, però devono essere tanto non loro, e poi umili, poco costose, perché devono abituarsi alla povertà, perché San Francesco sulla povertà che aveva calcato parecchio a mano, come dire, no. Ecco, Platone, molto prima, secoli prima di tutto questo, e prima al di fuori del cristianesimo, immagina qualcosa del genere per i governanti e per i guerrieri, cioè uno stile di vita in comune, in comunità, in cui queste persone non possiedono di fatto nulla, e anche quel poco che usano, perché qualcosa devono usare, quel poco che usano è molto modesto, molto umile, proprio per non far venire voglia di avere possesso, di avere ricchezze. State è quello che critichiamo spesso noi oggi nei nostri governanti, è che a volte si fanno ingolosire, no, ora al potere e dalle ricchezze. Quindi abbiamo avuto in questi ultimi decenni casi purtroppo gravi, anche a volte di tangenti, no. Le tangenti sono impossibili nel sistema di Platone, perché un governante non è possibile corromperlo, non può possedere nulla, deve vivere in casa che non sono neanche su, e convessi che non sono neanche su. E come fai a corrompere uno? Le zone di prometti la villa in cui non potrà mai andare, mi prometti la Maserati che non potrà mai usare. Capite che un governante senza poter possedere nulla è incorruttibile, comunque diventa molto difficile da corrompere.

Quindi, la comunione dei beni, questo comunismo, come viene detto, ma nel senso, notato, di comunismo marx, non c'entra niente con Marx, è il mettere in comune le cose, secondo Platone, è indispensabile per evitare che i governanti e i guerrieri si approfittino del loro ruolo, si lascino tentare dal loro ruolo e dalle possibili ricchezze ad esso connesse. Non solo, perché questo comunismo non riguarda solo i beni, riguarda a volte, viene detto così, come un'altra dei beni e delle donne, e quattro, bisogna chiarire bene cosa intende Platone, comunione delle donne. A volte si usa questa espressione che è un po' equivoca. Non vuol dire che le donne sono in comune, e ogni uomo, ogni filosofo prendesse una donna che vuole, e ogni guerriero per le silla donna che vuole. Non è una promiscuità, cioè nel senso che ci va con chi si vuole continuamente, no. Intanto per vari motivi. Intanto perché le donne hanno gli stessi diritti degli uomini, secondo Platone, e questa è una cosa importante, cioè le donne non sono come a volte, purtroppo, nell'antichità, e a volte anche nelle epoche più moderne, giudicate inferiori, come qualcosa da prendere, come detto prima, e scartare, no, no. Le donne possono essere filosofi, e quindi possono governare anche loro, se hanno l'anima fatta in un certo modo.

Certe donne, non tutti, come certi uomini, non tutti, possono governare. Quindi, intanto, le donne sono a, se parliamo di comunanza delle donne, dovremmo parlare per equità anche di comunanza degli uomini, eventualmente. Primo aspetto. Secondo aspetto, questa comunanza non vuol dire promiscuità. Cioè, cosa vuol dire? Platone rifiuta per queste prime due classi l'idea di famiglia tradizionale, in cui c'è un marito, una moglie, che promettono, come lo provano a rimanere fedeli l'uno all'altro per tutta la vita, no. Nel sistema platonico, in queste prime due classi, ci deve essere una rotazione delle coppie. Adesso vi spiego cosa vuol dire. Dovete pensare, infatti, che l'obiettivo di Platone è quello di creare uno stato giusto, uno stato che persegua la giustizia e funzioni. Pertanto, anche gli interessi individuali devono essere messi da parte in favore del bene dello stato. Detto prima che una delle precondizioni per Platone è che lo stato controlli la vita dei cittadini, e adesso lo vediamo in maniera molto chiara questo aspetto, perché lo stato ha bisogno per funzionare e per continuare a funzionare anche in futuro, di un certo numero di persone sagge che possano governare, un certo numero di persone coraggiose che possano difendere lo stato, e un certo numero di persone che non hanno nessuna di queste qualità, che possono però lavorare la terra, fare affari, eccetera, per dar da mangiare anche agli altri.

Ovviamente, ora, che possano nascere persone poco sagge, vabbè, è facile, lavoratori ce n'è sempre. Ma guerrieri e governanti sono già più rari, e quindi bisogna fare in modo che lo stato ci garantisca che queste classi continuino, che esisteranno anche in futuro, che nascano persone sagge, che nascano.

Persone coraggiose. Ora, come si può fare tutto questo? Si può fare tramite questa rotazione delle coppie.

Lato ne pensa ai figli un po' come a volte si pensa ai, non so, cavalli di razza o ai cani di razza. Voi sapete che a volte quando si hanno dei cani di una razza o dei cavalli di buona razza o altri animali del genere, si fanno accoppiare, che so, maschio la femmina di buona razza per avere figli di buona razza. Ma non si fanno accoppiare sempre solo le stesse coppie. Ruotano le coppie. È un cavallo maschio con un altro, non hai copiare con una puledra buona razza, ma poi con un'altra, con un'altra, eccetera. Perché gli allevatori, quando fanno questo ragionamento, certo, due buone razze spesso danno figli di buona razza, ma a volte per qualche motivo genetico non s'incrociano bene. Allora è utile incrociare con più femmine il maschio o viceversa, la femmina con più maschi per aumentare le possibilità di avere figli buoni, maschi e quindi nuovi esemplari di buona razza.

Allo stesso modo dovrebbe funzionare per gli uomini, secondo Platone, per lo stato, secondo Platone. Perché bisogna che governanti buoni si accoppino tra loro per dare origine a figli buoni. Bisogna, cioè, che le coppie girino. Un governante maschio e una governante femmina devono costituire una coppia finché non fanno un figlio. Una volta che hanno fatto un figlio e quindi hanno prodotto per lo stato, le coppie si devono smontare. Scopo di separare i figli e formare altre coppie. Il maschio deve andare con un'altra filosofa femmina e la filosofa femmina deve andare con un altro filosofo maschio per aumentare le possibilità di avere figli validi.

Quindi non c'è promiscuità, perché le coppie si formano e finché non fanno figli rimangono formate. Ma una volta che hanno fatto un figlio, si disfano per formare altre coppie, sempre per aumentare la variabilità genetica, diremmo oggi, anche se all'epoca di genetica non capivano molto poco. Il piano è per aumentare la possibilità che i figli siano saggi o coraggiosi come i genitori.

Questa attenzione di Platone ai figli che servono per la patria, diciamo, per lo stato, si vede anche nel modo in cui i figli poi devono essere educati. Perché secondo i pensatori ateniesi, non solo le coppie si formano apposta per far nascere un figlio che sia il più saggio possibile, più coraggioso possibile, così via, ma i figli devono essere, dice lui, tolti immediatamente ai genitori poco dopo la nascita. Il figlio deve essere strappato ai genitori ed allevato insieme a tutti gli altri figli, tutte le altre coppie di quella classe. Cioè, sta parlando sempre, ripeto, delle prime due classi, e non della terza. Nella terza tutto va come normalmente va, con le famiglie, marito e moglie e figli, eccetera. Ma ad esempio, dei filosofi, si dovranno mettere insieme un filosofo maschio e una filosofa donna, femmina, fare un figlio. Ma nel momento in cui la donna aveva partorito, poco dopo il suo parto, il figlio le verrà tolto e verrà messo insieme a tutti gli altri figli. In modo, dice Platone, che i genitori non possono più riconoscere il loro figlio, perché appena nati, i bambini si assomigliano più o meno tutti. E in troppi casi, li si mette insieme agli altri. Dice Platone, la mamma e il papà non sapranno più qual è il loro. Lo vedranno in mezzo a tanti altri, non sanno più distinguere il loro da quello degli altri.

Questo perché, secondo Platone, i figli di filosofi devono essere allevati da tutti i filosofi con lo stesso amore. Cioè, cosa succede quando noi abbiamo il nostro figlio, che vogliamo bene al nostro, e quello degli altri meno, ovviamente, per nulla, se non in generale, no? Che cosa vuol dire questo? Che ognuno vada al suo figlio, la sua prole, eccetera. Invece, secondo Platone, bisogna che tutti i figli dei governanti crescano bene insieme, crescano già con la mentalità, in un certo senso, virata al bene, non proprio, ma dello stato, della comunità. E quindi anche le coppie devono voler bene a tutti questi figli, perché sono i figli dello stato, in un certo senso, i figli che poi, presumibilmente, se tutto va come ci si aspetta, guideranno lo stato da qualche decennio.

Quindi, anche qui, si violano alcuni, diciamo, regole di vita che per noi sono basilari, no? La coppia è noi, noi speriamo che possa durare per tutta la vita. Poi sappiamo che oggi, nel mondo contemporaneo, non sempre avviene ed è normale che non sempre avvenga. Però, almeno quando si parte, si spera di poter creare una coppia duratura. Ma ancora di più, il legame coi figli. Quando si fa un figlio, si spera di vederlo crescere, di poterlo allevare con onore, che un aspetto, ma il proprio figlio, non i figli degli altri. E soprattutto, non si vuole perdere il proprio, cioè, non si, non solo si vuole vedere strappato via. Eppure Platone questo immagina per i governanti.

Questo è indispensabile, secondo Platone, perché lo stato cresca bene, perché lo stato abbia una prospettiva futura, perché ci venga educati non più all'interesse proprio, ma all'interesse dello stato. Infatti, un tema interessante che a volte emerge anche nei testi, ma alcuni testi, libri di testo, non riportano, è la domanda sulla felicità di questi governanti e guerrieri. Ci si può chiedere legittimamente, ma i governanti sono felici? I guerrieri sono felici? Queste due classi, che a volte chiamiamo i custodi, tutti insieme, sono felici? E che in fondo non possono avere un amore duraturo, perché si mettono insieme a uno, ma poi devono lasciarlo per mettere insieme un altro, per poi lasciarsi, mettersi insieme ad altri. E non è detto che siano sempre innamorati della persona con cui si debbano accoppiare. Come cavalli, mi cacci, mi cacci, si fa accoppiare per amore? Si fa accoppiare perché si spera che diano figli di razza pregiata, eccetera. In cambio, si fa accoppiare mica per amore. E allora, anche noi, anti-governanti, ma anche i guerrieri, non si accoppiano per amore, evidentemente. Oppure si innamorano di una persona, ma poi devono lasciarla per andare a metterci con altri. Allora questo potrebbe essere un fattore di infelicità. Allo stesso modo, il fatto di non poter allevare i propri figli potrebbe essere un altro, e forse addirittura più forte, fattore di infelicità.

Platone si pone la domanda: ma questi governanti sono felici? La risposta che dà è: sì, perché i governanti e guerrieri sono cresciuti, allevati anche sulla base della loro anima, e sanno che il bene più grande è il bene dello stato, e non il loro bene individuale. Dunque, dunque, sanno, capiscono bene che questo è necessario per arrivare al bene dello stato, e quindi sono felici perché realizzano il bene dello stato.

È chiaro che il modello che sta emergendo è quello, modello che oggi definiremmo statalista, in cui lo stato ha la preminenza sui singoli, lo stato ha la preminenza sulle persone che compongono questo stato. Lo stato è più importante. Se pensate a queste prime due classi, devono fare di tutto per il bene, non proprio, ma il proprio bene viene decisamente in secondo piano rispetto al bene dello stato, al bene della patria, al bene della cosa pubblica, della repubblica in senso latino del termine. Quindi, è uno stato, quello a cui siamo per niente abituati, un modello di stato del genere. Oggi, nessuno, forse, credo, accetterebbe tanto facilmente queste proposte di Platone. Vuoi governare bene, essere saggio? Proprio bene, devi rinunciare alla proprietà privata, devi rinunciare a una coppia, a una coppia duratura, devi rinunciare ai figli. Capite che si sta chiedendo tanto. Si sta chiedendo proprio quelle cose su cui noi normalmente fondiamo la nostra vita, che siano le proprietà, se siamo molto materialisti, che siano gli affetti, se siamo meno materialisti. Sono le cose su cui fondiamo la nostra felicità, spesso. Quindi, è un modello particolare, un modello, ripeto, in cui lo stato ha sicuramente la preminenza sui singoli.

Non solo questo, si vede anche, non solo in base a quello che ho detto, ma anche ad altri discorsi che fa, che Platone abbiamo già anticipato, ma che lui sottolinea meglio, in particolare il discorso delle cosiddette tre ondate. Per carità, non è Repubblica, e dice, tutto questo mio grande discorso, quest'anno agendo sullo stato, mi rendo conto che è difficile da comprendere, che è difficile da accettare. Infatti, per imporre un nuovo tipo di stato, uno stato ideale, uno stato che veramente funzioni, che veramente garantisca la giustizia, bisogna sopportarlo, in un certo senso, accettare tre ondate, cioè tre pensieri, tre idee, e sono dirompenti come un'onda, e sono controcorrente, che sono che ci possono effettivamente sconvolgere, come si può scorgere una bella onda che ti arriva addosso. Se noi impareremo ad accettare queste tre ondate, queste tre idee rivoluzionarie, dirla così, riusciremo a costruire uno stato giusto, uno stato ideale, uno stato che funziona. Se non riusciremo, ci condanneremmo a stati in cui, come quello ateniese, regna l'ingiustizia.

Quali sono queste tre ondate? Sono quasi che, ripeto, abbiamo in buona misura già detto, ma vale la pena sottolineare. Prima ondata, dice Platone, l'uguaglianza tra uomo e donna. E noi oggi, non è più, spero, un pensiero così rivoluzionario, nel senso che spero che molti di noi siano d'accordo che uomo e donna hanno le stesse capacità, in generale. Poi dipende dal world, quell'uomo o quella donna, ovviamente. Ecco, per Platone, questo è una novità importante, perché nel mondo greco, generalmente, non c'era questa idea dell'uguaglianza tra uomo e donna, soprattutto poi nel gestire questioni delicate come la politica, la sentenza, eccetera. Quindi, prima ondata, che bisogna sopportare: uomini e donne hanno le stesse possibilità, poi dipende da come sono fatti, ma non c'è un'inferiorità della donna.

Prima, la seconda ondata: le unioni sessuali devono essere libere, ma non promiscue, come dicevo. Cioè, bisogna che ci sia, nelle prime due classi, comunanza di uomini e donne, ma non una promiscuità, cioè, ognuno va con chi gli pare. Soprattutto nel caso in cui si tratti di unioni procreative. Platone afferma esplicitamente che lo stato deve controllare le unioni procreative, cioè le coppie che si formano per fare i figli. Se non si ha l'obiettivo di fare figli, cioè, se si vuole stare semplicemente insieme, e quindi, occhio che all'epoca non c'erano misure contraccettive, quindi presumibilmente per non far sesso sostanzialmente, si può stare con chi si vuole. Ma quando si tratta di fare sesso e quindi procreare, bisogna che lo stato intervenga. Intervenga in maniera davvero capillare. La donna arriva addirittura a immaginare che lo stato possa organizzare dei modi, delle modalità per far incontrare il giovane filosofo e la giovane filosofa e farli accoppiare. Cioè, intercedere, guidare dall'alto gli accoppiamenti. Scelta, però, negli anni, troppo espliciti, non è che lo stato deve dire: tu, Caio, devi andare con lei, Tizia, e accoppiati. Ma deve essere un po' più subdolo di così. Cioè, lo stato deve fare in modo che l'occasione perché Caio incontri Tizia, crei le circostanze perché Caio incontri Tizia, i due si facciano accoppiare, e poi creare nuove circostanze perché Caio incontri Simplicio, o no, Sempronio, Sempronia, e possa accoppiarsi con Sempronia, e poi per creare nuove condizioni perché Tizia incontri un'altra e un'altra e un'altra. E le ragazze, idem, le donne, idem. Cioè, creare delle attività, delle feste, che ne so, cose di questo genere, per fare in modo, però, che questi incontri non siano casuali e sembrino casuali ai protagonisti di questi accoppiamenti, ma non lo siano davvero, in modo da stimolare coppie nuove, sempre all'interno della stessa classe, che diano figli che più probabilmente diventeranno filosofi e quindi serviranno per il meglio lo stato. Questa è la seconda ondata. Quindi, uno stato che entra nella vita privata dei cittadini, almeno delle prime due classi, in maniera drammatica. Pensate se oggi lo stato organizzasse le feste per noi, perché io mi incontri con lei, proprio lei, e poi fate una festa diversa perché io molli lei, incontri con l'altra. Capite che sarebbe una roba mai vista prima, sarebbe una cosa invadente e giustamente orribile. Per non sentire tra preparazione, questo è l'unico modo per garantire buoni figli, saggi, al futuro della patria e garantire quindi uno stato che duri, che sia giusto.

Terza ondata, terza e ultima ondata. L'ultima grande, così, idea rivoluzionaria, è che il potere sia affidato ai filosofi e che gli altri accettino di obbedire ai filosofi. Anche questa è un'idea che generalmente non si accetta. Riciclatore, la gente magari riconosce che certe persone abbiano delle qualità, abbiano una sentenza, ma non ha disposto ad obbedire senza dire la propria, senza voler metterci becco. Invece, uno stato funziona se chi ha le capacità governa e chi non ha le capacità per governare accetta il suo ruolo, accetta il suo, l'opposizione, il suo compito. Chiaramente, però, le capacità dipendono, in base al mito delle stirpi, dalla nostra natura, da come siamo fatti. Quindi, se tu sei un lavoratore, perché non hai neppure da giovane avuto le qualità per emergere, devi rassegnarti. Questo è quello che dice Platone, a lavorare e non contestare in nessun modo le decisioni di chi governa. Quindi, è un ideale completamente antidemocratico, spero sia piuttosto evidente. Una sorta di aristocrazia dell'intelletto ha in mente Platone, cioè i filosofi devono governare. Potere ai filosofi, come a volte si riassume in uno slogan. Questa visione dello stato di Platone, potere ai filosofi, ma direi, forse ancora di più, potere allo stato, perché lo stato è ancora superiore ai filosofi, nel senso, tanto è vero che i filosofi, certo, decidono, ma non possono decidere con chi stare, con quale persona, a quale persona amare, con quale persona far sesso, e quali figli allevare. Capite che c'è potere ai filosofi, ma lo stato è addirittura superiore.

Ecco, in questo video vi ho parlato relativamente lungo, vi ho parlato delle classi sociali, l'organizzazione dello stato, almeno ho iniziato a parlarne, perché non abbiamo concluso il discorso, ma faremo prossimamente un altro video, dove vi parlerò prima dell'educazione di queste classi, perché devo ancora dirvi come vengono educati i filosofi, come vengono educati i guerrieri, e vedremo che anche lì Platone ha qualcosa da dire di interessante. Ma poi devo raccontarvi il mito, soprattutto, che riassume non solo la filosofia dello stato, la filosofia politica di Platone, ma tutta la filosofia di Platone, che è il mito della caverna, che mi ha raccontato proprio all'interno della Repubblica, parlando proprio alla teoria della linea, che è una teoria che ci lega a sua volta all'educazione. Quindi, prossimo video sarà bello, qualcosa, e poi parlare di altre cose ancora, dell'arte, eccetera. C'è ancora da dire, però, intanto, il video di oggi mi pare già abbastanza sostanzioso, e le cose che dovevamo dire, le abbiamo dette.

In descrizione trovate, come al solito, i capitoli per poter riascoltare le parti del video, e trovate i link agli altri video che ho citato, alle playlist, ad altre risorse. Dategli un'occhiata. Ci vediamo presto per nuovi video di storia, filosofia, in questione. Ci ficca. Ciao, alla prossima.

[Musica]

Poi, come sempre, Batman, popoli, non c'è cupolino, è scomparso di nuovo. Aveva rubato mio figlio. Lo rifaccio. Ho dato poco dopo. Li oppone.