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2. Leibniz: l’ordine del mondo, le verità di ragione e di fatto

Laura Pirotta6:49

Transcription

Nella precedente video lezione abbiamo conosciuto la vita e le opere di Leibniz. In questa puntata scopriamo insieme il pensiero del filosofo, ponendo le basi di conoscenza prima di immergerci completamente nella sua filosofia, parlando appunto delle monadi.

Per fare ciò, è utile fare un confronto con Spinoza, che abbiamo appena studiato nel nostro percorso di filosofia. Se non hai visto le video lezioni su Spinoza, ti invito appunto ad andarle a vedere nella playlist di storia della filosofia del Seicento.

Ti ricordi che, per Spinoza, Dio è l'ordine unico e necessario del mondo. Nella sua visione geometrica del mondo, Dio è l'unica sostanza eterna, increata, unica e infinita. Per Leibniz, invece, l'ordine del mondo non è un ordine necessario, ma è un ordine contingente. E qui bisogna capire cosa si intende per necessario e cosa si intende per contingente. Qualcosa è necessario quando deve essere così e non può essere diversamente. Quando qualcosa è necessario, non c'è libertà; mentre quando qualcosa è contingente, vuol dire che è stato il frutto di una scelta libera. Infatti, per Leibniz, Dio ha scelto liberamente di creare questo mondo, scegliendo tra diversi ordini dell'universo quello che, per lui, era il migliore e più perfetto degli altri. Quindi, per Leibniz, il mondo non è necessario, ma è da un lato determinato perché Dio lo ha scelto tra i vari ordini dell'universo come quello migliore e più perfetto; dall'altro, il mondo è contingente proprio perché Dio lo ha scelto liberamente. Il mondo è quindi frutto di una scelta libera, non solo di Dio, ma anche dell'uomo.

Questa concezione del mondo è molto importante per capire appieno, appunto, la filosofia di Leibniz in tutti gli ambiti si è occupato: infatti, di scienza, di politica, fino ad arrivare alla teologia. La sua filosofia ha come obiettivo principale quello di giustificare quest'ordine contingente del mondo, che ripeto significa una libera scelta e non una necessità. Infatti, per Leibniz, un ordine può essere liberamente scelto e non per forza necessario. Infatti, nel mondo reale non è possibile per il filosofo, lo può essere nel mondo scientifico della logica, ma non nel mondo reale. Per questo motivo, Leibniz distingue verità di ragione e verità di fatto.

Le verità di ragione sono quelle verità necessarie e infallibili; per esempio, il quadrato ha quattro lati è una verità necessaria, o se è una verità che riguarda il mondo della logica, ma non riguarda invece il mondo reale. Queste verità, essendo necessarie e infallibili, si basano sui principi di identità e di non contraddizione; ossia, quel predicato, come quello che abbiamo visto prima, il quadrato a quattro lati, può essere vero o falso, non può essere entrambe le cose, e quindi quel predicato non può essere simultaneamente vero o falso, e nemmeno non vero e non falso. In sostanza, o è vero o è falso. Inoltre, le verità di ragione sono identiche perché nel predicato non dicono nulla di nuovo e, soprattutto, non dicono nulla sulla realtà, sull'esperienza. Per questo motivo sono innate, perché sono svincolate dall'esperienza e dalla realtà.

Passiamo ora alle verità di fatto, che, come suggerisce la parola, si basano sull'esperienza, sui fatti, perché sono aderenti alla realtà. Per questo motivo sono contingenti, che abbiamo visto essere un termine relativo a ciò che sperimentiamo nella vita reale. Come puoi immaginare, le verità di fatto non si basano sui principi di identità e di non contraddizione, e quindi una cosa può essere vera ma anche falsa. Questo perché le verità di fatto si basano sul principio di ragione sufficiente; ossia, queste verità si basano sul fatto che una persona può, con la sua ragione, spiegare il motivo di quel determinato evento. La ragione sufficiente è alla base del pensiero del filosofo, secondo cui Dio ha scelto liberamente tra i diversi mondi possibili il nostro mondo come mondo migliore e più perfetto, e quindi Dio ha avuto uno scopo, un fine. E qui Leibniz si distacca da Cartesio e da Spinoza, che criticavano il finalismo, per avvicinarsi alla metafisica scolastica, che riteneva appunto che Dio avesse un fine, uno scopo ultimo. E nel caso di Leibniz, il finalismo si manifesta con il fatto che Dio ha scelto il nostro mondo piuttosto che altri mondi possibili.

Quindi, ricapitolando: le verità di ragione sono necessarie e infallibili, basate sui principi di identità e di non contraddizione, identiche, innate, svincolate dalla realtà e dall'esperienza. L'esempio che ti puoi ricordare è la regola matematica secondo cui il quadrato ha quattro lati. Le verità di fatto sono invece contingenti, fallibili, non basate sui principi di identità e di non contraddizione, quindi possono essere vere ma anche false, aderenti alla realtà e all'esperienza, e si fondano sul principio di ragione sufficiente. L'esempio che ti posso fare è: la temperatura in camera da letto è troppo alta. Questo è vero per me, ma non è detto che lo sia per te; magari per te la temperatura in camera da letto non è troppo alta.

E adesso ci focalizziamo proprio sulle verità di fatto. Abbiamo detto che le verità di fatto non sono identiche, ossia il soggetto non è identico al predicato; non è come quando dico il quadrato ha quattro lati, che appunto, secondo il principio di non contraddizione, ha soggetto e predicato identici, ossia non si può negare che il quadrato non ha quattro lati, perché non è una verità. Invece, nella verità di fatto, il soggetto può avere vari predicati. Se, per esempio, prendiamo un importante uomo della storia romana come Giulio Cesare, io posso dire: Cesare è stato militare, ma posso anche dire, usando lo stesso soggetto, Cesare è stato ucciso con delle pugnalate. Vedi che lo stesso soggetto può avere più predicati, con frase tutte vere. Il soggetto, per essere aderente alla realtà, deve contenere la ragione sufficiente nel suo predicato. Quindi, il soggetto, che per Leibniz è sostanza individuale, può avere più predicati. Però attenzione, noi esseri umani non possiamo sapere tutto di Cesare; conosciamo alcune cose dalla storia, ma non conosciamo tutti i predicati che sono attribuibili a lui, ossia alla sostanza individuale di Cesare. Solo Dio può vedere tutti i predicati di ogni sostanza individuale. Quindi, Dio è l'unico capace di comprendere la ragione sufficiente di ogni predicato attribuito ad ogni sostanza. Dio conosce sia le verità di ragione che le verità di fatto; conosce tutto, insomma.

Appurato questo, nella prossima puntata ci occuperemo finalmente dell'universo moralistico e delle monadi.