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Più ovviamente vendevo, più utilizzavo la sostanza veramente da da quando mi svegliavo a m quando veramente andavo a dormire. Nel senso, non avevo un attimo di tregua. Più saliva la parte economica, più peggiorava la parte fisica e mentale.
Ci sono storie comuni che vale la pena ascoltare. Storie di ragazzi, oggi giovani adulti, figli possibili di ognuno di noi, ragazzi che in adolescenza hanno conosciuto la giustizia, il carcere, i tribunali. In Vita in Corso ascolteremo direttamente dalla voce dei protagonisti il racconto delle loro storie di vita dall'infanzia sino ad oggi per conoscere e comprendere realtà che ci sembrano lontane ma sono più vicine di quanto pensiamo. Io sono Michele Scaffidi, sociologo educatore e vi accompagnerò in questo viaggio.
Oggi siamo in compagnia di Alberto, un ragazzo di 28 anni, un ragazzo che sta cercando di costruirsi la sua strada e la sua realizzazione.
Ciao Alberto, grazie di essere venuto a farci compagnia.
Ciao. Grazie a te.
Allora Alberto, tu sei nato a Milano e hai sempre vissuto nell'interland milanese.
Sì.
Eh, hai un fratello più grande e hai sempre vissuto con papà e mamma.
Sì, fino alla certa. Sì, esatto.
Papà è italiano, di Milano e mia madre è di origine spagnole.
La tua infanzia tu la trascorri a Buccinasco. Come si evolve quel periodo della della tua vita?
Bucinasco? Vabbè, io cresco a Buccinasco, eh, faccio frequento appunto sia l'asilo che le scuole elementari sempre a Buccinasco. Eh, poi dopo, diciamo, la quinta elementare mi sposto alle medie, quindi sempre comunque in zona, adesso sempre in zona.
Le elementari sono un periodo tranquillo per te?
Sì, è un periodo felice. Le elementari sono state un periodo felice, tranquillo. Eh, non ho avuto nessun, diciamo, tipo di problema, anzi. E il rapporto con i tuoi genitori, con tuo fratello, è sempre stato sereno in quei primi anni.
Esatto. Sì, sì. Non ho mai avuto nessun diverbio, anche perché comunque l'età era sempre, cioè l'età della fanciullezza, insomma.
Papà è un uomo che si è costruito un po' da sé la sua professione, giusto?
Sì, gestiva un benzinaio. In verità i miei nonni gestivano un benzinaio e lui ovviamente lavorava con loro. Mh mh.
E poi vabbè, mio padre non ha eh diciamo continuato dopo la licenza media non ha continuato e e quindi si è dovuto mettere subito a lavorare, insomma è stata una scelta.
Certo. Si è impegnato totalmente nel impegnato totalmente nel lavoro.
Esatto. Nel in quella che era l'impresa di famiglia sostanzialmente.
Sì, principalmente sì. Avevo iniziato con delle pompe di benzina. All'inizio diciamo che lui riforniva la benzina, cambiava l'olio le macchine, piano piano si è sviluppato appunto anche hanno fatto un lavaggio d'auto, insomma c'era appunto questo lavaggio automatico.
Poi ha cambiato totalmente ambito.
Esatto. Sì, sì, sì. Poi vabbè, lui mh in verità si è sviluppato sempre nel mondo dei lavaggi, degli autolavaggi, fino ad arrivare appunto ad aprirsi anche un'azienda edile, quindi lui aveva appunto il mondo dei lavaggi più questa azienda edile che poi è diventata la sua eh oggi è la sua principale eh attività e anche fonte di guadagno per la vostra famiglia.
Esatto. Sì. Quindi tuo papà, come si diceva una volta, si è fatto da solo, è riuscito a raggiungere il successo sostanzialmente.
Tutto tutto da solo. Sì, diciamo che comunque eh è sempre stato circondato da una famiglia che l'ha sempre appoggiato, però ovviamente è stato penso, cioè è stata la persona che poi effettivamente ha spinto la famiglia a un livello superiore, nel senso che è riuscito a fare delle cose che i miei nonni non assolutamente non erano riusciti a fare.
Insomma, crescendo il rapporto tra te e tuo padre è iniziato a diventare sempre un pochino più atteso, un pochino più turbolento, nel senso che un po' forse tu soffrivi questa presenza di quest'uomo di successo, di fatto ti sentivi un po' in dovere di dimostrare anche tu qualcosa?
Beh, sta di fatto, diciamo, che nella mia famiglia, sia mio padre che mio fratello, io li ho sempre visti come delle persone che eh in nel in ogni cioè ogni persona nel suo campo aveva un successo che io non riuscivo a ad avere, no? Per esempio mio fratello negli studi andava molto bene, eh aveva comunque una vita sociale buona. E mio padre invece è uguale nel lavoro, anche lui si è sviluppato, appunto, come abbiamo appena detto e e io naturalmente mi sono sentito sempre comunque un po' in difetto, comunque in battaglia per arrivare a questi risultati.
Il più piccolo è anche quello che doveva dimostrare un po' più degli altri.
Sì, mi sentivo che comunque dovevo dimostrare almeno come loro, almeno e poi ovviamente mio papà lavorando spesso, quindi non avevamo un rapporto stretto, un po' dal lato mio, perché facevo fatica anche a comunicare, non ero aperto, non riuscivo neanche a a mostrare le mie emozioni.
Eri un ragazzino riservato.
Sì, sì, timido, riservato. Facevo veramente fatica anche a parlare proprio, non riuscivo a comunicare e dire cosa provavo in quel periodo. E mio padre però, anche lui non era pronto secondo me ad avere una relazione, cioè era più facile per lui avere una relazione uomo che padre e figlio.
Sì, era molto complicato per la differenza.
Ancora in grado di riconoscere un po' quella parte più emotiva e più.
Sì, sì, sì, esatto. Beh, consideriamo che lui è nato con mio nonno, che mio nonno assolutamente mio nonno non potevi parlarci, quindi lui è nato con questa cosa che anche lui faceva veramente fatica.
Sì, sì, faceva fatica. Non poteva assolutamente comunicare le sue problematiche, cioè era molto difficile parlare con mio nonno.
Quindi tu finisci le medie, poi cambi scuola e cambi anche casa nel passaggio.
Sì, esatto. Praticamente io dopo la seconda media eh rifaccio, sono stato bocciato nella seconda media a Buccinasco, rifaccio comunque anche quell'anno lì.
Come mai vieni bocciato in seconda media?
Eh, non vabbè, i voti erano comunque molto bassi e io non mi trovavo bene in quel periodo. Mi sentivo un po' a disagio con me stesso, con il gruppo di compagnia che avevo, non riuscivo a a sapere neanche chi ero e ed è stato difficile.
Ma come stavi all'interno del tuo gruppo dei pari?
Non stavo bene. No, non stavo bene. In quel periodo non mi sentivo apprezzato, non mi mi sentivo diverso, mi sentivo facevo veramente fatica.
Sì, sì, sì. A a relazionarmi anche con le persone.
Per questioni legate al fisico.
Sì, sì. Io ero un ragazzo proprio minuto, proprio eh timido, minuto e non non mi sono mai apprezzato e quindi sicuramente questo eh anche il fatto di non essere sicuri di se stessi la gente lo vede.
Mh. E da ragazzini, sai, comunque ci si scherza eccetera. Io questa cosa qua la subivo molto.
La subivi tanto?
Sì, sì, abbastanza. Io ricordo effettivamente quando poi ci siamo conosciuti anni più avanti, eri effettivamente un ragazzino magrolino, piccolino, eh che da un punto di vista proprio visivo effettivamente richiamava un'età più bassa di quella che poi avevi.
Beh, penso che anche adesso questa cosa un po' non è cambiata.
Adesso sei sei più. Però mi danno sempre meno anni. Mi danno sempre meno anni. Questa adesso è diventata una cosa positiva, invece fortunatamente nel tempo si è evoluta parecchio. Ah, guarda, mi avevan chiesto da poco la carta identità, ho detto "Beh, buono, buono, buono."
Quindi tu eh decidi di cambiare scuola in seconda media perché non ti trovavi bene nel contesto di classe, sostanzialmente le difficoltà nascevano da lì.
Sì, principalmente da lì. Eh, poi vabbè, ho voluto comunque insistere nel fare sempre un altro anno che non è andato bene, però sono riuscito a passarlo, però poi ho deciso veramente di cambiare ambito, nel senso che poi ho m preferivo trascorrere il mio ultimo anno di media in una scuola diversa, più sicura per me, nel senso a livello anche di materia, nel senso ti spiego.
C'erano meno alunni, quindi più tensione per, diciamo, le maestre avevano più attenzione.
Certo. E quindi hai riseguito anche di più, quindi le materie, diciamo, io sono.
Ed era un contesto anche in cui ti potevi provare a giocare eh l'essere Alberto in modo diverso rispetto a.
Sì, non mi conosceva nessuno, quindi potevi partire da una base che nessuno sapeva chi eri e infatti io ho conosciuto ottime persone ed è andato veramente molto bene quell'anno. Mi ricordo che assolutamente ho ripreso un po' anche la mia, diciamo, la mia felicità, diciamo. Ovviamente in famiglia questo non è cambiato, però perché comunque avevo ancora dei conflitti con mio padre che poi in verità non riuscivo neanche a non erano conflitti che risolvevi, erano conflitti che rimanevano sempre lì.
Perché non c'era nessuna discussione, era proprio io rimango nel mio, mio padre rimane nel suo e così via.
Sì, non non si riusciva a trovare un punto di incontro, un dialogo, un confronto.
No, assolutamente no. Non c'è stato. L'unico, diciamo, punto di incontro è stato, secondo me, quando dovevo decidere, diciamo, le scuole superiori.
Ah, ok. Lì c'è stato un minimo di punti di incontro in cui perché mio padre, appunto, eh lui molto serio sul lavoro, potevi parlare di lavoro che io ancora non ero arrivato o di scuola o di scuola appunto scola.
E quindi appunto diciamo che io ho uno zio che lui fa il cuoco e presumevano, cioè che io seguissi quella strada. Anche io in verità in quel momento pensavo di.
Che ti potesse fosse un ambito ti potesse piacere.
Sì, esatto. Esatto.
E scegli però una scuola lontano di fatto perché a Sondalo.
Sì. A Sondalo, esatto. Sì. Eh beh, questa scuola è stata scelta principalmente perché tramite un mio vecchio compagno di classe, suo fratello più grande, andava già in quella scuola. Ehm, e niente, mi è stata un po' consigliata.
Ed era una scuola strutturata come un collegio, giusto? Cioè tu trascorrevi lì la settimana e tornavi eh nei weekend a casa.
Sì, essendo lontana comunque era impossibile che tu frequentassi la scuola da Buccinasco a insomma fino a Sondolo. Quindi eh mi sembra adesso non vorrei dire che la domenica sera tu dovessi essere là fino appunto il venerdì mattina.
Certo, perché così lunedì eri già lì per le lezioni, ti dormitori.
Esatto. Domenica arrivavi, dormivi, avevi la tua stanza e lunedì appunto ripartivi.
E come va il periodo delle superiori? Perché tu concludi bene l'ultimo anno delle medie in questa nuova scuola dove riesci a giocartela in modo diverso anche a livello sociale.
Sì, esatto.
Eh, però non riesci a mantenere quello stesso impegno eh nella scuola anche poi alle superiori?
No, no, è stato secondo me quel quel passaggio delle medie alle scuole superiori è stato eh complicato, nel senso che in quel periodo io avevo anche iniziato a fumare, insomma, ero entrato anche nel mondo del di fumare spinelli, fumare canne e ero sempre un po' distratto, diciamo, per non dire che ero sempre fatto, però ero m era un po' nel mio, nel senso ero più in un mood differente.
Certo, ero interessato all'ambito della cucina.
Sì, però eh sai a quell'età secondo me poi non ci pensi, nel senso che secondo me è stata più una cosa che.
Una scelta un po' immatura.
Sì, esatto. Una scelta anche, secondo me, ponderata anche da da quello che pensavano i miei genitori che io facessi.
Eh, poi niente, vabbè, io appunto eh questa scuola qua mh l'ho frequentata però per veramente poco, nel senso che il mio periodo è stato tipo 6-7 mesi in quella scuola.
E in quei 6-7 mesi eh cosa succede?
Anche cosa Esatto. Cosa cambia? Eh, praticamente niente, in questa scuola qua, eh io avevo appunto come ti ho detto, iniziato a fumare.
E come mai ti sei avvicinato alle canne, agli spinelli?
Vabbè, questa è stata una cosa abbastanza naturale, non è, nel senso che a quell'età, sai, c'erano soprattutto non tanto i miei amici, ma i fratelli dei miei amici che erano comunque più grandi, sai, uscendo tutti nella zona, nella stessa zona, eh li vedevamo, quindi fumavano. Loro avevano già iniziato da tempo e è stata una cosa abbastanza naturale. Ho iniziato a fumare anche io come.
Un po' anche per sentirti grande come i ragazzi.
No, no, secondo me è stato No, no, è stata proprio una cosa veramente naturale, nel senso cosa che sai da un giorno all'altro fai una prova, fumi eccetera, poi ti piace.
Da un certo senso anche ti piace.
E poi da quel però dal diciamo fumare per un piacere è stato più un vizio, visto che poi ho iniziato a fumare regolarmente.
Mh. E mi ricordo appunto che in questa scuola qua fumavo tutti i giorni praticamente perché poi eh nelle pause anche non avevo neanche quel senso di dire "Vabbè dai, finisco la lezione, no, finisco tutte le lezioni, poi fumo la sera, no?"
Anche durante le pause fumavo e quindi non ci sei più, diciamo che non sei più impegnato nel, insomma, diventare un cuoco, studiare, applicarti, ma ovviamente non riesci.
E questo ha creato attorno a te anche una certa fama all'interno di quella scuola?
Sì, abbastanza. Nel senso che ehm mi ero reso conto di una cosa, nel senso che in quel in quella scuola lì in quel contesto lì eh l'erba che portavo era veramente buona e la gente insomma era era abbastanza interessato.
Eh sì, esatto. Ha tirato un po' l'attenzione e dal diciamo fumare, condividere eccetera, son passato più a una vendita, nel senso che io tornavo punto dove abitavo.
Sì, il fine settimana prendevo eh diciamo qualche grammo per me, ma vedevo che non mi bastava perché poi condividendolo.
Certo. Finiva prima e quindi io rimanevo senza e mi dava proprio senso anche di fastidio, quindi ne prendevo di più.
Mh, poi sai, ne prendi di più, qualcuno ti chiede, inizi a insomma a cederla in cambi soldi e comunque ti ripaghi quello che che usi per fumare. E poi è stato anche lì un passaggio, sono bassato da appunto cederla per pagarmi qualche soldo per ricomprarla per me a dire "No, la vendo per appunto avere un guadagno e poi vabbè fumare anche insomma per me insomma questo".
Quanto è stata importante anche un po' la componente legata al alla notorietà che t' ha dato l'essere il ragazzo che era in grado di portare l'erba per i suoi compagni e poi addirittura e il sostanzialmente il rivenditore ufficiale della scuola.
Vabbè, anche altri ragazzi, però devo dire che eh mi ero impegnato tanto nel portare, insomma, anche grandi quantità, grandi quantità, insomma, per quell'età, sì. Eh, appunto, da rivendere. Ehm, che ovviamente quando io arrivavo alla scuola molta gente eh mi chiedeva subito, quindi io ero conosciuto, però vabbè, quella lì era una scuola comunque piccola, era come un hotel con appunto le classi, quindi ci si conosceva tutti.
Certo. È stata una cosa veramente, sai, da un giorno all'altro non è che c ci ho pensato più di tanto, però son partito che, insomma, porti quei 5 g a portare 50 g a settimana. o fai ogni due settimane.
Ti ha gasato questa cosa? Ti sentiva importante un po'?
No, secondo me è stato più che sentirmi importante sentirmi parte di qualcosa.
Mh, parte di insomma di un gruppo di persone. Eh, è come se l'erba, diciamo, avesse creato attorno a me un gruppo di amicizie in cui io adesso non mi sentivo più diverso, mi sentivo come tutti gli altri.
Sì. Beh, dove non eri neanche più una comparsa, ma eri il protagonista.
Sì, vabbè, esatto. Mi sentivo appunto parte di qualcosa, mi sentivo felice e è stato secondo me da una parte posso dire una cosa bella, da una parte una fregatura perché utilizzavo appunto il fatto di vendere la sostanza per sentirmi bene.
Mh. E anche un po' fittizia.
Certo. E l'unica cosa che poi vabbè ci sono venuti tanti fatti che hanno portato appunto poi delle indagini perché beh, la scuola piccola, scuola piccola esatto, tanti movimenti, tante cose che sono successe poi vabbè appunto la scuola era gestita eh principalmente da due educatrici.
Mh mh. Che insomma loro si occupavano un po' della gestione dei ragazzi, delle camere.
Sì. E niente, appunto, c'è stata una sorta di una volta, diciamo, che ero in camera, stavamo facendo un stavo vendendo un po' d'erba, è entrata appunto questa educatrice e aprendo non l'ho sentita e appunto visto questa giusta d'erba.
Sì, proprio inflareante. Poi avevo avuto anche qualche problema con un ragazzo, appunto, mi erano spariti dei soldi.
Ok? E stranamente, insomma, che poi stranamente non è, eh appunto dopo la scoperta dell'erba eh il ragazzo che appunto mi aveva rubato questi soldi o comunque era entrato in camera mia.
Sì, sì. Ha messo la sua colpevolezza nello stesso giorno in cui mi hanno arrestato.
Ok. Perché era stato beccato anche lui dal.
Perché secondo me è stato si era saputo chi era stato alla fine appunto era uscita questa notizia e diciamo per non andare anche lui nei guai secondo me è stata una decisione presa al di fuori che io non lo sapevo dal preside comunque dalle persone che lui mi restituisse i soldi così mi beccavano sia con la sostanza che anche i soldi.
Ah, ok. Quindi era tutto un, diciamo, un complesso per poi arrestarmi in quel giorno.
Mh. La cosa è stata questa.
Quindi sono arrivati i carabinieri direttamente a scuola sostanzialmente.
Eh sì. Diciamo che mentre ero in ufficio che mi stavano ridando questi soldi, sono arrivati appunto i carabinieri e sapendo appunto dov'era la sostanza io non potevo neanche più entrare in stanza perché l'avevano chiusa. Tu non avevi accesso, diciamo, alle chiavi, ti aprivano. Adesso non mi ricordo bene, ma comunque non potevo entrare.
Niente e mi hanno mi mi han detto dai, saliamo sopra e io li ho dovuti seguire stanato quando li hai visti.
Beh, insomma, è stata una cosa che tu non ci pensi, pensi che non possa mai succederti. Comunque sai, succede, però non a te. E quando appunto hanno aperto questa porta mi hanno detto consegnamela. Cioè è inutile che ed era veramente alla vista di tutti, quindi ho dovuto consegnarla di mia spontanea volontà. I soldi li avevo ricevuti di nuovo, ma appunto.
Certo, li hai dovuti consegnare perché è stato posto tutto sotto sequestro.
Esatto. Sì, alla fine mi ha beccato con mi sembra mh poco meno di 50 g, € 600-700 e appunto mi hanno riportato giù. Mi ricordo questa scena c'era un salone enorme dove si mangiava, no?
Sì, una mensa enorme dove si mangiava e c'era una mensa un po' più piccola, molto più piccola, scusami, dove c'era appunto questo tavolino piccolino, mi ricordo erano 150 studenti, 100 e passa studenti che erano tutti sulla mensa a mangiare.
Nella sala grande. Nella sala grande e io ero l'unico nella sala piccola accompagnato da questi due tre carabinieri che mi dicevano "Mangio perché tra poco ce ne andiamo." Non avevo ancora, diciamo, era era l'ora di pranzo, adesso non mi ricordo.
Deve essere stato. E tutta la scuola mi guardava.
È stato è stato forte. E sì, è stata una reazione che non è stata veramente pesante. Niente, mi arrestano perché poi dopo mi comunicano che il giudice aveva appunto confermato provvedimento, aveva confermato l'arresto e.
E quindi ti portano in custodia cautelare sostanzialmente.
Sì, da praticamente da da Sondano mi accompagno, faccio tutta la notte in caserma.
Mh mh. Alle prime ore del mattino mi accompagnano a Bisceglie, appunto, nel CPA, nel centro prima accoglienza, al Beccaria, insomma, del carcere del Beccaria.
Sì, esatto. Lì niente, entro, appunto, prima, ovviamente sono riuscito a comunicare con mia madre avvisandola quei giusto 30 secondi.
L'hanno saputo da te direttamente?
Hanno buttato da me. Sì, è stato che praticamente ho chiamato mia madre, detto, "Guarda, mi mi hanno arrestato" e ovviamente loro non erano preparati a una roba del genere assolut.
Perché loro non avevano mai sospettato, cioè l'argomento anche sostanze non era mai uscito.
No, non era non era mai successo.
Quindi tu la chiami per comunicargli che sei stato portato?
Eh no, beh, lì ancora non lo sapevo. Gli dico solo che sono stato arrestato. Poi dopo appunto glielo comunicheranno, glielo comunicano i carabinieri e io infatti mi ritrovo da un momento all'altro nel centro prima accoglienza, roba che ovviamente non ti aspetti, non sei pronto. Pensavo di passare tantissimo tempo là, nel senso che ho detto qualche anno, sai, o me lo me lo faccio, non lo sai, non sai come funziona.
Esatto. E niente, faccio. In realtà tu non trascorri molto tempo lì.
No, perché il pubblico ministero.
Sì. Alle alle 72 ore, esatto. Alle 72 ore aveva mi aveva praticamente.
Eh, siamo riusciti a fare appunto l'udienza, no? Il processo.
Sì. Di convalida. L'udienza di convalida in cui mi avevano detto che sarei andato in una comunità.
Quindi custodia cautelare in comunità.
Comunità. Esatto.
La comunità ad Albairate.
Ad Albairate, esatto. Sì, sì. Ho fatto Mi hanno portato ad Albairate. Questa è una comunità divisa, diciamo, da ragazzi che chiedevano la cittadinanza, quindi minori stranieri non accompagnati.
Esatto, donne, bambini e appunto ragazzi del penale che erano.
Quindi era una comunità mista di fatto.
Sì, esatto.
Cioè c'era un plesso per ogni tipologia d'utenza, ma poi di fatto le zone comuni erano comuni per tutti.
Assolutamente. Sì, sì, sì. Sì.
Quindi tu condividevi gli spazi diurni eh con.
Con donne, bambini e ragazzi appunto che non parlavano neanche italiano. Infatti io quando sono arrivato i ragazzi non riuscivo a comunicarmi coi ragazzi, ma solo con le donne, i bambini che erano la maggior parte erano italiani, perché tutti gli altri ragazzi erano egiziani, comunque erano di un'altra nazionalità e non parlavano italiano o comunque parlavano veramente a fatica e infatti i primi, diciamo, il primo mese, primo mese e mezzo è stato difficile sia ambientarsi, sia anche comunque che tu non vedi i tuoi genitori, tu non puoi vedere i tuoi genitori e non puoi comunicare.
Anche con loro.
No, assolutamente non hai a disposizione.
Non avevi avuto delle autorizzazioni, dei permessi per.
No, assolutamente. L'unica volta che sono riuscito a vedere i miei genitori è stata nei colloqui che poi ci sono stati con la mia assistenza sociale, m.
Quindi ci sono stati quei pochi colloqui con la col le educatrici che erano nella comunità e l'assistente sociale in cui avevi il permesso di appunto vedere i miei genitori, ma non potevo parlarci liberamente. Erano più loro che parlavano per me e spiegavano un po' com'era il mio andamento.
Beh, di fatto erano colloqui in cui si ragionava sulla situazione, non erano dei momenti in autonomia in cui potevate.
No, ero accompagnato sia per uscire dalla comunità sia per rientrare.
Certo. Assolutamente.
E quindi l'impatto iniziale è complesso a livello di relazioni. Fai fatica con il gruppo dei tuoi coetanei e come trascorri le tue giornate? Non hai autonomie fuori? Quindi che attività venivano svolte? Che cosa in che cosa venivi impiegato?
Guarda, ti dico in verità in quella comunità non c'erano tante attività, infatti è secondo me è molto è stato molto più difficile perché non avevi molto da fare, le giornate non passavano. Diciamo che la tua attività più importante era che praticamente c'era questa regola qui che tu dovevi avere la stanza sistemata, comunque ripulire la stanza, metterla in ordine e e pulire una parte della comunità eh per ricevere le tue sigarette giornaliere, nel senso che loro ti davano un limite di sigarette che adesso mi sembra che erano cinque e se tu in una certa ora non pulivi questa zona più la tua stanza non le ricevevi, quindi appunto ti svegli sistemavi la stanza, sistemavi quella parte della comunità, prendevi le sigarette e poi eh non c'era molto da fare se non alcune volte apparecchiare, sparecchiare e la barella sala dopo la cucina, queste cose qua.
E che rapporto avevi con gli operatori, con gli educatori che.
Ma con gli educatori, ti devo dire la verità, sono riuscito a stringere dei buoni rapporti perché non ho non ho avuto mai dei verbi forti, nel senso che io sono riuscivo più a comunicare con gli educatori che a comunicare coi miei. Cioè, strano, però forse perché non mi conoscevano riuscivo a vederli come un amico e quindi dire di più di quello che provavo che ai miei genitori che veramente facevo fatica, li vedevo come un'autorità, no?
Beh, ne sentivi forse anche il giudizio, eri?
Assolutamente sì, erano quelle persone che appunto mh ti giudicavano, invece i giocatori secondo me erano anche abituati a vedere certe situazioni e vedevano più il lato, diciamo, di riabilitarti che di punirti.
Mh. Eh, tu prima hai citato il fatto che mh è stato più facile per te entrare in relazione con le mamme che erano lì con i loro bambini, perché il più delle volte erano comunque tutte eh donne che parlavano italiano, se non addirittura italiane.
Sì. Eh, tu hai addirittura avuto una relazione con una di loro?
Sì, io ho iniziato a stringere, diciamo, un rapporto di amicizia.
Mh. È stato un rapporto di amicizia, secondo me, anche intenso, nel senso che ho trovato una compagna che dove riuscivo anche proprio a vivere le mie giornate con con un po' di più di serenità, diciamo.
Riuscivi. Riuscivi a confidarti?
Sì, riuscivo a confidarmi, però eh diciamo che da un rapporto di amicizia poi è sfocciato un rapporto di possono dire di relazioni segrete.
Mh. Eh, fino appunto.
A una vera e propria una vera propria.
Sì, relazione sessuale.
Sì, soprattutto sessuale. E c'era una grossa differenza d'età.
Eh sì, sì, sì. Lei aveva più o meno dai, adesso ti dico dai 35 ai 38 anni, io appunto ne avevo 16. appena compiuti dopo è stato però di fatto.
Però l'ho vissuta bene, ti dico.
Sì, sì. Eh, è stato diverso.
Mh, però vabbè un po' perché sai ti togli anche questa cosa qua della verginità, sai? Era da fare, no?
Esatto, era da fare, quindi boh, te la sei tolta e poi anche perché comunque eh l'ho vissuta bene, nel senso non l'ho vissuta come un abuso, non è stata una cosa che non sono stato obbligato, ma è stata una cosa che è nata proprio veramente in maniera.
Serena.
Mh, ti dico serena in un contesto brutto. Poi poi niente, finisco questi.
Il fatto che fosse in un contesto, come hai descritto tu, brutto.
Sì. Ha favorito questa cosa, nel senso che questo legame ha colmato un po' quella parte affettiva che in quel contesto forse.
Mi mancava.
Sì, assolutamente. In quel contesto che non potevo ricevere. Eh, ovviamente non sai quando riesci poi comunque a parlare con una persona, riesci anche a sfogarti e anche a divertirti, passano le giornate anche più tranquillamente, più serene e quindi l'ho vissuta bene.
Poi ovviamente c'è stato un distacco che m è stato un distacco de per il fatto che io comunque ho cambiato la comunità.
Mh mh. Ma eh lei era lì ovviamente per la sua progettualità, tu per la tua.
Sì. Eh, però in questo rapporto un po' di condivisione di esperienze, di condivisione di storie, lei ha condiviso con te anche una parte della sua vita legata alle sostanze.
Sì, sì, sì, sì. E lì tu hai switcha cannabinoidi a avere avere una conoscenza più.
Sì, sì, sì, assolutamente. Diciamo che io ero diciamo che era una conoscenza veramente base basica dei delle sostanze. Certo che sapevo cocaina cos'era, eroina cos'era, però non effettivamente non non sai gli effetti.
Eh, sì, sì. Non erano ancora parte del tuo mondo?
No, assolutamente. Quindi io ho avuto son partito che avevi una conoscenza di m dell'erba comunque della marijuana ad avere una conoscenza più approfondita è anche una curiosità perché comunque quando te ne parlano e e ti spiegano anche gli effetti ehm soprattutto di solito quando ti parlano degli effetti ti parlano degli effetti belli.
Certo, te la vendono bene.
Sì. Eh, te la vendono che ti dicono "Ah, è bellissimo l'inizio, è bellissimo". Poi ovviamente ti spiegano anche che eh che poi vai a finire, vai a sfociare in una cosa brutta, però secondo me tu una certa età vedi più la parte bella.
Ti focalizzi.
Ti focalizzi più nella parte bella perché sei curioso.
Certo. E quindi eh è stato una tutto, diciamo, un crescere per arrivare sempre a qualcos'altro, no?
Mh m. E quindi tu cambi comunità mh vai in provincia di Pavia.
Sì, a Gius Giusso si chiama. Sì.
Sì. Finisci la tua custodia cautelare e poi parte in questa nuova comunità il tuo progetto di messa alla prova. Viene fatta l'udienza, viene presentato il progetto dal servizio sociale, dalla comunità in accordo con te e il tribunale lo avvalla. Tu arrivi in questa comunità, appunto, con un bagaglio di conoscenze eh più ampio.
Sì. Rispetto a prima.
Beh, cambia sì, assolutamente. Eh, cambia anche comunque la tipologia di ragazzi. Quella tipologia di ragazzi erano la maggior parte ragazzi che provenivano appunto da reati che abbiano fatto, reati penali.
Era una comunità maschile.
Maschile, sì, sì. Adolescenti adolescenti, maggiormente di ambito penale, provenienti dall'ambito penale, eh in minima parte eh civili o nostro accompagnati.
Civili, esatto. E qui ti puoi giocare finalmente un rapporto con i tuoi coetani perché non hai non hai vissuto gli stessi limiti linguistici, culturali che avevi avuto nell'altra comunità.
No, assolutamente. Anzi, quei ragazzi, diciamo, con cui io poi sono entrato a far parte, a parte eh secondo me le prime settimane in cui ti devi adattare, sei nuovo.
C'è lo scotto dell'ultimo arrivato.
Sì, c'è anche comunque secondo me c'era appunto secondo me proprio viene dall'età questa cosa di sopravaricare un po' di prevaricare di prevaricare un po', scusami, i ragazzi che che arrivano, no? di metterli alla prova, diciamo.
Perché di fatto tu ti inserisci in un gruppo che.
Che era già solito.
Sì, sì, era già era già solido. Ehm, niente, c'è stato un po', sai, un po' di scherzi la notte, qualche litigata.
Mh. Che secondo me però è servita però per stringere un rapporto. secondo me il fatto di litigare per mettersi alla prova, per mettersi per confrontarsi, poi eh se tu vedono se vedono che sei una persona affidabile, nel senso che non sei una persona che il giorno dopo poi va a parlare coi giocatori.
Mh. E che quindi eh insomma li metti a rischio nel loro percorso, eh riesci a stringere anche dei buoni rapporti ed è quello che poi è stato nel senso.
Perché di fatto tu in in comunità ti confronti con le regole della comunità, le regole dettate dagli operatori di senso educativo, di responsabilizzazione, però anche con quelle regole non scritte del gruppo.
Sì, soprattutto con soprattutto vedi le tu vedi più le regole non scritte che le regole che ti impone la comunità, nel senso che secondo me metti proprio l'importanza più cosa pensano i ragazzi che cosa pensa l'educatore, però comunque è stato così. E significa anche un po' vivere bene quel contesto.
Assolutamente. Tu ci vivi con quei ragazzi, quindi passi il 100% delle tue giornate, non hai qualche momento di intimità.
È difficile avere qualche momento di intimità, eh perché comunque tu eh non sei mai da solo nelle stanze, hai sempre comunque un compagno e poi comunque si fanno parecchie attività insieme e quindi.
Perché tu lì arrivi per fare un progetto stavolta.
Sì, esatto. E quindi tu avevi tutta una serie di cose da fare finalmente, cioè sicuramente anche la responsabilità di pulire la stanza e cucinare per il gruppo, eh, però anche cose tue.
Sì, esatto. Inizi, secondo me, a fare un percorso per riabilitarti, effettivamente riabilitarti e rimetterti nella società.
Mh. E quindi io avevo questi controlli prima di.
Tu avevi i controlli tossicologici?
Sì. E poi avevo comunque un lo psicologo.
Mh mh. Eh, andavo una volta a settimana dello psicologo, mi sembra, o una due volte alla settimana facevo i controlli.
Mh mh. E quindi già hai la possibilità di uscire pian piano di essere dipendente, insomma, indipendente e quindi eh ti senti anche che stai migliorando, che stai facendo qualcosa per te stesso.
E poi tu avevi chiesto di riprendere anche l'attività scolastica.
Sì, esatto. Sì, io mi ero concentrato, comunque ero sicuro di aver di voler continuare almeno con un percorso scolastico che poi è stato differente. Non è stato più l'alberghiero, ma mi sono ho centrato un po' di più su economia, marketing, insomma, economia, commercio. E niente, mi io poi sono andato a frequentare questa scuola che si trovava verso.
No, Gioia a Gioia Milano.
Ah, Gioia Milano. Gioia Milano. Pavia era la le classi di muetai.
Bravo. Erano le classi di muetai che avevo iniziato a fare, ma poi ho lasciato.
Sì, sì. L'attività sportiva che in fare l'attività sportiva, poi alla fine con la scuola già facevo fatica con la scuola. non riuscivo assolutamente a.
Quella scuola è stato un passaggio anche importante perché tu lì eh hai avuto un contesto scolastico che ti ha accolto e e ha anche investito su di te, non solo da un punto di vista, intendo, scolastico, ma proprio di relazioni.
Assolutamente sì. Beh, io mi sono presentato prima di tutto come appunto un ragazzo di comunità, nel senso che io mi ricordo che eh abbiamo fatto io e te la visita per la mia presentazione per vedere se mi accettavano e e lì ho conosciuto una persona, una una suora, perché quella quella scuola aveva appunto eh una chiesa a fianco e una di queste suore svolgeva un una materia di insomma di quelle presenti che si chiamava etica.
Mh mh. E quindi questa suora questa suora mi ha mi ha preso a cuore perché ha visto che io ero un ragazzo in difficoltà, lei appunto girava nelle carceri, comunque vedeva i detenuti, quindi m mi ha preso più a cuore, insomma, trattava tutti uguale, però con me aveva un rapporto, secondo me, m differente, perché parlava anche di cose che ai ragazzi di quell'età non erano abituati, non erano non erano stati, diciamo, arrestati, non abbiano vissuto.
Esatto, esatto, esatto. Che tra altre cose tutt'ora tu la senti ogni tanto questa persona.
Assolutamente, ma mi scrive continuamente.
Pensa che vabbè, io ho fatto appunto io sono entrato eh non ho fatto la prima superiore perché ho fatto un esame per entrare direttamente in seconda perché io ero più grande degli altri.
Certo. Il secondo anno è andato bene, il terzo anno mi hanno bocciato, nel senso che ho fatto una buona tesina anche sulla droga, è stato veramente apprezzata, però poi ha gli esami pratici, sai, delle materie non non sono passato e siccome questa suora credeva veramente in me, ehm mi aveva un po' il cioè tipo illuso, no, che passavo e io me la presi tanto, non è stato è stata una botta, nel senso che poi ovviamente era colpa mia perché comunque se non studi non ti rendi conto, sai? Però sai, sei sempre ragazze quando ti dicono "Ah, no, ma tu ce la fai, ce la fai e poi non ce la fai". Dici "Ma perché mi hai detto che ce la facevo se tanto sapevi che non ci arrivavo?" e per un po' di anni non non ho più comunicato con lei. Anzi, mio padre andò in quella scuola arrabbiato, ma non col tanto con cioè con me ovviamente.
Certo. Ma gli aveva detto, mi ricordo questa frase a questa suora diceva "Ma scusi suora, ma se lei sa che questo mio figlio non passa, ma perché lei deve dire che che passa?" Cioè gli dica la verità, gli indica che non passerà, che verrà bocciato ed è meglio perché l'affronta in maniera differente.
No, beh, forse volevano che tu investissi fino all'ultimo.
Sì, ci credeva, no, ma ci credeva. Poi vabbè, io ho visto non è stato con malizia, non è che è stata una cosa malizia, però io l'ho vista male, l'ho vista come un fallimento e per un po' di anni, appunto, non non sono riuscito, però lei ho sentata a scrivermi tutti i giorni, alla fine.
Oggi tutto. Avete ricominciato.
Sì, sì. E adesso siamo, anzi, in buonissimi rapporti, ci sentiamo dire spesso. Sì, sì. Lei, vabbè, mi scrive spesso, poi ogni tanto ci chiamiamo, poi mi sta aiutando un libro, insomma, sto cercando di un libro adesso è una parola grossa, cercando di scrivere una storia per aiutare anche comunque i ragazzi come me o comunque che hanno visto cose simili e insomma ogni tanto, sai, chiedo, mi faccio aiutare su certi argomenti, ci sta. Bello.
Il periodo che tu passi in comunità, quindi il periodo dell'adolescenza piena e anche il periodo in cui eh credo anche lavorando su di te con gli operatori, con lo psicologo, il rapporto tra te e tuo padre eh è diventa un tema importante dei dei colloqui e è insomma un pensiero importante per te.
Sì, diciamo che riusciamo a almeno a dirci cosa pensiamo uno dell'altro e perché è stato mio padre secondo me ha vissuto proprio il fatto di essere messo all'angolo degli educatori, nel senso che gli educatori, soprattutto quelli della comunità degli Alberate m gli avevano appunto detto e abbiamo fatto un po' il lavaggio del cervello, nesto che mio padre lavorava tanto, quindi non era eh ben presente a casa, nel senso che non è che girava la notte, però sai, lui lavorando tanto arrivava a casa, dormiva e e non è che c'era molto.
Poi non era un uomo abituato al dialogo, no?
No, era molto non Allora, con mio fratello un po' di più, ma perché con mio fratello non aveva questi tipi di problemi, invece con me è stato proprio una lotta, senza parlarci è stata una lotta.
Mh. E gli aveva un appunto detto che non era presente nella mia vita, quindi io mi sarei mi comportavo così per un determinato motivo. E lui mi ricordo che diceva "Eh, ma io ho due figli e mio figlio, l'altro figlio, per esempio, non va a vendere la droga.
Sì. Quindi sai, se fossero stati tutti e due ti davo anche ragione, ma l'altro mio figlio invece è molto bravo, è molto serio, insomma un ragazzo normale, quindi non è tutta colpa mia. Una parte di colpa me la prendo perché assolutamente me la prendo, ma altra parte non è tutta colpa mia e io su questo anzi gli davo anche ragione perché.
Beh, però è anche vero che tu e tuo fratello siete due personalità diverse o hai un carattere differente da quello di tuo fratello, quindi anche un po' forse delle esigenze di tipo diverso.
Sì, io ero un ragazzo anche impulsivo, eh, invece mio fratello è stato sempre molto più ponderato nelle scelte.
Mh. Poi vabbè, il gruppo di amicizia che aveva era secondo me proprio quel normale, il classicoente dal.
Sì, sì, sì, sì. Assolutamente. Io eh nella nella comunità quella di non Alberate, scusami, di Certosa, di Pavia. Poi io ho conosciuto comunque dei ragazzi che sì erano miei cotani, ma qualcuno aveva anche qualche anno in più. Quindi, sai, anche lì scopri delle cose che prima, nel senso che se tu sei stato arrestato per esempio per la vendita di marijuana, c'è chi è stato arrestato per una rapina,
Certo. O che è stato arrestato per un furto.
Stato. Per vari motivi che tu non conoscevi, non sapevi, quindi anche lì conosci anche realtà diverse. Realtà diverse. Tu superi positivamente la messa alla prova.
Sì, sì, quello sì, sì, perché comunque è vero che svolgo comunque tutte le mie attività. Hai investito tanto sul percorso psicologico.
Sì, sì, sì. Perché eh hai creduto tanto in quella in quella par. Sì, mi sono trovato veramente bene con lo psicologo che poi infatti io ho fatto ho continuato per un certo per un periodo.
Sì. Per un certo per un periodo. Sì, sì, sì, assolutamente perché veramente sono riuscito a tirare fuori delle cose belle da un sempre un percorso comunque difficile.
Quindi, comunque, il tribunale ha considerato positivamente l'impegno che tu hai messo, nel senso è vero, non hai superato la scuola, però non è che non ti sei impegnato al netto un po' di tutte le tue fatiche, quindi il tuo progetto viene considerato positivo.
Sì, tutto sommato sì. Tu rientri a casa.
Sì, esatto. Sì, perché comunque io ho fatto un piccolo passaggio in cui dalla comunità al fine settimana andavo a casa fino a alla fine a finire comunque il percorso comunitario, rimanere a casa che intanto i miei genitori quando io ero nella comunità di Certosa si erano spostati, non vivevano più a Buccinasco.
Mh. Erano andati a vivere verso Basiglio.
Mh. Mh. E quindi niente, io ho iniziato a vivere anche lì una realtà differente. Avevi ancora dei legami di amicizia su Buccinasco perché c'hai vissuto tanti anni, però.
Sì. Ti sei ricreato un giro eh.
Sì, esatto. Sì. Poi io ho iniziato, diciamo, ad uscire più principalmente per le discoteche.
Mh. Prima invece non le frequentavo perché comunque essendo stato arrestato, avendo fatto la comunità, eh diciamo quell'anno e mezzo, quei 2 anni li avevo persi e quindi ho iniziato, diciamo, a ad andare nelle prime discoteche, sai il venerdì sera, il sabato sera e e da lì in poi ho conosciuto comunque altri tipo di droghe, non perché poi cosa è successo? Io non fumando nel nel periodo comunque della comunità avevo riprovato a rifumare, ma non mi piaceva più perché avendo smesso l'effetto era troppo forte, non ero abituato, quindi avevo accantonato, diciamo, il fatto di fumarmi le canne e ho iniziato a conoscere più che altro l'acquaina, chetamina e altre droghe.
Comunque ti chiedo questa cosa.
Sì. Nel passaggio della comunità a casa.
Sì. Eh, cosa hai sentito? Che che impatto hai avuto? Perché tu comunque in comunità hai avuto la possibilità di lavorare su di te, eh, di affrontare un po' quelle che erano le insicurezze della tua infanzia legate al tuo fisico, legate un po' al alla forza del tuo carattere. Torni però a casa.
Sì, torno di nuovo nella mia realtà.
Nella tua realtà.
Esatto. Esatto. E che impatto ha avuto questo ritorno?
Difficile, molto difficile, perché tu ti aspetti di riuscire ad affrontare la vita in maniera differente e noti però che tu sei cambiato, ma tutto il, diciamo, quello che ti circonda è rimasto uguale.
Mh. O comunque molto simile. E questa realtà poi mi è riportato di nuovo indietro, nel senso che sì, mi sentivo più maturo, ma dall'altra parte ero anche più, secondo me, più spericolato, ero proprio come una bomba, no? Si trattenuta e il discorso era o faccio il diverso in casa mia e nel mio contesto come mio contesto anche sociale.
O per sopravvivere.
Mi allontano, mi adeguo.
Esatto. Esatto. E alla fine io poi mi sono adeguato alla situazione, no? Comunque avevo sempre le mie radici dove uscivo, però d'altro canto eh secondo me anche di nuovo l'uso di sostanze, il fatto di sentirsi parte di qualcuno di di qualcosa, no? E mi ha riportato a essere dovevo sfogarmi, dovevo fare qualcosa nella mia vita e appunto mi ha riportato a commettere dei reati o comunque vivere la vita più spericolata. Ho iniziato prima di tutto in verità a sai, ho iniziato a fare qualche furto di moto.
Mh. Queste cose qui eh con altre compagnie, insomma, altre cose.
Sì, sì, sì. Però poi è sulle sostanze che ti concentr.
Però sulle sostanze che mi concentrano anche perché eh non sono mai stata una persona che ama la violenza o comunque non mi è mai piaciuto il fatto di rubare delle persone. è stato, cioè vedevo il fatto di vendere la sostanza comunque come una cosa tipo una persona vuole qualcosa da me, io gli vendo quello che vuole e non c'è qualcosa, non c'è niente di male, insomma. Sì, so che non non è legale, però non non ti frego niente.
Sì. Non è lo stesso impatto del sottrarre o agire una violenza fisica a qualcuno. Tu dal tuo punto di vista.
C'è la richiesta di mercato e io rispondo alla richiesta di mercato. Peva fare il venditore, insomma. era più nel mio ambito, diciamo, delle parti un po' illegali.
Sì. E niente, vabbè, comunque io inizio, faccio un primo anno, un anno e mezzo con quella cocaina, nel senso che inizio a scoprire questa droga.
Mh. Eh, vedo che eh c'è stato un periodo che mi piaceva, ma è durato veramente poco.
Nel senso che non era la droga per me, perché eh ho avvo notato che a me non piaceva a bere, diciamo, essere concentrato, no? Una droga che mi tenesse nella realtà che comunque la cocaina non ti dà un'alterazione a livello.
Mh. Insomma, non so come spiegare.
Esatto. Ti accelera, non non ti fa uscire dagli schemi.
Sì. E invece ho trovato questa cosa più nel nel mondo, diciamo, delle discoteche, della Catemina, della.
Perché tu dovevi evadere dalla realtà realtà. Io non mi sentivo mai che volevo stare dovero. Non qualsiasi posto dove mi trovavo mi sentivo disagio, mi sentivo che non dovevo stare lì, cioè non veramente non mi sentivo mai nel posto dove dovevo stare.
Nel posto giusto. E con la gente con cui volevo stare, che poi non sapevo chi fossero. Però è mi sentivo così.
Sì. Il il rapporto coi miei genitori ovviamente eh va mano peggiorando.
Nel senso che poi ci si dimentica anche della comunità, il fatto che mi sono comportato bene, no? Vedono che comunque.
Beh, anche perché gli effetti di queste sostanze sono diversi, nel senso non le puoi camuffare così tanto, cioè per quanto uno si impegni e sia bravo, eh, però.
È diverso. Sì, sì, sì. Pian piano hanno notato che c'era un cambiamento proprio anche a livello del mio stile di vita, che iniziavo a tornare al mattino, facevo tutta la lottata via, tornavo al mattino, mi vedevano che non ero, insomma, non ero io, non ero io e quindi però non riuscivano neanche a secondo me si vergognavano e io mi vergognavo ovviamente a chiedermi effettivamente cosa cosa stavo facendo nella mia vita.
Mh. Cioè ovviamente non avevo questo rapporto che mio padre mi dicesse "Ma stai facendo il bravo, come ti stai comportando? Tutte queste".
Tu eri appena maggiorenne.
Sì, ero appena maggiorenne, esatto. Quindi avevo anche comunque il fatto che avendo i 18 anni già mi dicevano meno cosa dovevo fare. Avevo le mie libertà. Comunque io ho sempre avuto le mie libertà. Questa cosa non posso negarla, anzi ho avuto le mità presto presto perché comunque dopo il periodo della comunità già avevo meno rapporto, loro mi vedevano già come una persona più matura, come diciamo più grande, quindi insomma facendomi pensando facendo il bene assolutamente han detto preferiamo darti libertà che rinchiuderti.
Mh. E anche perché comunque hanno visto che è stato chiuso parecchio tempo, quindi mi hanno detto "Vai adesso". Niente, io appunto faccio questo periodo qua, ma poi alla fine la cocaina la.
La lasci.
La lascio. Sì, non non è stato difficile.
Non è stato difficile perché appunto non mi piaceva.
Non rispondeva al tuo bisogno, quindi.
No. E inizia niente, inizio con la chetamina, inizio appunto a frequentare ragazzi che anche loro utilizzavano le sostanze.
Quindiamina è una droga più pesante della cocaina e viene utilizzata addirittura come.
Guarda, ti dico, secondo me.
Sì, per cavalli. Sì, sì, sì, però secondo me non posso dire che sia più pesante, ma è diversa.
Mh. È diversa, nel senso che eh la devi saper reggere.
Perché.
Perché è una sostanza che comunque eh se è utilizzata, ti dico in modo eccessivo, eh ti fa perdere, diciamo, non saprei come spiegarti che non non.
Sì, non sei lucido, non non assolutamente.
Infatti si dice appunto K all. Sì. Che quando per esempio tu utilizzi la sostanza in maniera veramente.
Massiccia.
Massiccia e appunto perdi, non dico che perdi i sensi, però eh non non sei completamente non sei lucido, cioè non sei lucido. E diciamo che io ci andavo spesso comunque verso quella fase. Mi piaceva proprio.
Sì. Mi piaceva proprio perché.
Guarda, ti dico una cosa, io ho iniziavo prima con le discoteche, ma poi ho scoperto che mi piaceva più a casa. Ah. Cioè mi piaceva più e è stato anche lì una cosa un po' sempre naturale. Ti spiego. Praticamente io eh solitamente prendevo veramente poco, andavo a ballare con dei miei amici, era una cosa veramente, sai, quei 30-40 che tu spendevi, finiva la serata, basta.
Mh mh. Però c'è stata una volta che mi era rimasta nel portafoglio e mi ricordo, mi sembra che era una domenica e io naturalmente non lo sapevo, però controllando il portafoglio vedo questa busta di getamina e dico.
E ti si accende la lampadina non ce la facciamo cioè è così, no? E appunto faccio questa niente, faccio questa busta di chetamina, me la faccio da solo prima volta.
Mh mh. E niente, mi metto sul letto e noto questa sensazione che non avevo mai provato. Non l'avevo mai provata così.
Nel senso che mi ricordo che ero steso sul letto e avevo il mio corpo che sembrava come se facesse tipo un un ballo, un ballo leggero, cioè non mi muovevo ovviamente, ma sentivo proprio.
Sì. Un.
Esatto. Esatto. E proprio come veramente una danza leggera e in più io mi vedevo tipo vedevo avevo questa sensazione che vedevo che salivo, che andavo verso il tetto. Poi ovviamente.
Sì. Sapevo che effettivamente dietro non stava succedendo questo, però sai in quel momento fai fatica anche a distinguere quello che è vero, quello che non è vero, ma mi ricordo che quando finì o comunque eh si ridusse quell'effetto, ho detto che figata. Cioè mi piaceva, mi piaceva molto di più.
In quanto vabbè, ovviamente non eri nel contesto che c'erano altre persone, quindi era una cosa un po' più riservata.
E e l'ho visto.
Però di fatto ti permetteva di non pensare.
Assolutamente sì, l'ho vista come una scappatoia, come un mento per me.
Mh. Mh. Ento per me e devo dire che me ne innamorai, cioè ero completamente innamorato di quella sensazione che secondo me eh non mi ha mai mollato per parecchio tempo, perché ovviamente prima non sentivo neanche ripercussioni, mi sembrava proprio come se tu potessi scappare.
Sì, sì. Vedevi solo il lato positivo, dato bene.
Esatto. Finiva, diciamo, quell'effetto e non sentivo nessun, sai, nessuna paranoia, nessuna voglia di rifarla. era più così sporadico. Poi ovviamente son passato da iniziare anche lì a consumarla nelle discoteche, consumarla a casa, anche lì a a venderla.
Perché poi è sempre stato questo passaggio, secondo me, un po' il fatto di consumare, poi vendere, consumare, vendere, consumare, vendere.
Beh, anche perché tu inizi a farne un uso importante.
Assolutamente. Avevo bisogno anche.
Avevi bisogno di.
Sì, sì, sì. Soldi per.
Assolutamente io lavoravo. Il passaggio automatico è stato iniziare a venderla.
Eh sì, perché io poi lavoravo m vabbè, io essendo stato poi abbocciato era estato, ho iniziato a lavorare per mio padre ditta edile. Lui ovviamente come primo lavoro, non sapendo, mi ha dato comunque uno stipendio che era buono per quello che io appunto facevo, ma non era solo non era sufficiente.
Certo, perché tui fatto come uno stagista lì, cioè.
Assolutamente sì. Sì, ero il mio primo lavoro, comunque ero stato bocciato, quindi doveva anche darmi un insegnamento della vita, no? Eh, non è che poteva regalarmi, me lo dovevo meritare come giusto che sia. Il tuo stipendio in parte era imparare il mestiere attraverso tuo padre.
Esatto. Assolutamente. Poi, vabbè, non mi ha obbligato a lavorare per lui, però era la prima cosa che diciamo, sai, essendo state era più difficile trovare un lavoro da un'altra parte non avendo esperienza, ma mi ha detto "Vieni da me, inizia a lavorare per me, poi ti trovi un lavoro".
Sì. Però io feci parecchio, feci un più di un anno, un anno e mezzo, comunque lavorando per lui come appunto manovale, muratore e però la sera comunque sai tutti i venerdì, sabato sera utilizzare le sostanze avevo bisogno di vendere e alla fine era così. inizio appunto sempre con poco, inizio a vendere con poco solo per pagarmi appunto la la sostanza fino ad arrivare cifre maggiori, insomma quantità maggiori veramente abbastanza importanti. inizio con mi ricordo quando iniziai a guadagnare quei, sai, €900, €1000, venerdì sera, sabato sera, altri 500, €1000.
Inizia a essere una cosa che eh anche lì vedi che eh che appunto ti soddisfa ti soddisfa sia a livello economico sia a livello sempre sociale perché comunque eh anche lì poi ti chiamano, ti si becca.
Certo, sei di nuovo al centro dell'attenzione. E in più mi dava anche una sensazione un po' di sentirmi come mio padre, no? Cioè che cresce, che fa qualche.
Successo. Eh sì, un qualcosa, cioè era un successo. Eh sapevo che non era non era meritato, però mi dava mi dava soddisfazioni.
Anche perché tu arrivi a un punto in cui eh ti crei una rete di collaboratori per poter rispondere alla domanda.
Assolutamente. Sì, sì, sì. Nel senso che eh l'ho sempre vista poi come un lavoro perché poi comunque la relazione con mio padre stava peggiorando in maniera incredibile. Non riuscivo a comunicare nel lavoro, non mi trovavo bene, avevo qualche avuto anche qualche diverbio con, insomma, il capocantiere che era un suo collaboratore stretto.
Perché comunque le sostanze, una ricaduta nel tuo quotidiano iniziavano anche un po'.
Sì, sì, sì, però poi Sì, sì, assolutamente, cioè andavo sempre a lavoro, eh non andavo mai comunque a livello, cioè non andavo fatto lavoro, però non ero più interessato, non non ero neanche interessato, secondo me, perché, appunto, non riuscivo a trovarmi, mio padre era il mio capo, quindi era difficile, era molto difficile distinguere il lavoro dalla dalla vita, diciamo, familiare. Litigato in maniera forte a tal punto che io me ne anda, nel senso avevo deciso di andare via di casa, non avevo ancora i fondi per farlo, se fondi economici, però ero lì a ero lì nel Sì, ero lì nel buon punto. Nel senso, in quel momento poi in quel periodo mi stavo anche frequentando con una ragazza, quindi che lei già lavorava, quindi aveva anche comunque un contratto di lavoro.
Mh mh. Io avevo ero lì, diciamo, coi miei fondi e pian pianino.
Il suo contratto e i tuoi soldi vi hanno permesso di una casa in affitto.
Sì. E io appunto mi trasferì e mi ricordo questa scena che diciamo l'ultimo giorno in cui decisi di andarmene che avevo già sistemato tutti i miei sapevano che dovevo andarmene, comunque gliel'avevo accennato, ma non credevano effettivamente il fatto che io un giorno avessi fatto la valigia e gli avessi salutati. Non se l'aspettavano.
Assolutamente no. Però mi ricordo che appunto quando c'è quel momento che io firmai il contratto, tornai subito a casa dai miei genitori. I miei genitori erano in salotto, io preparai la valigia, preparai tutto, non gli dissi niente e solo quando avevo veramente la valigia fatta che sapevo che non sarei tornato più indietro, vado vado dalla camera, vado in sala. Loro stavano guardando la televisione e dico è arrivata l'ora che me ne vado e mi ricordo questa frase appunto diciamo dei miei genitori più sempre di mio padre che è sempre una sfida. Io mi ricordo che mi mi disse "Vabbè, vediamo, dai, ci vediamo tra una settimana, no? Tra qualche giorno ci rivediamo".
Pensando che.
Sì, sì, sì. Che non sarebbe durata, che io non.
Non ce l'avresti fatta. E questo mi ha caricato di più, ti dico, mi ha caricato di più. Ho detto, "No, no, questa volta ti faccio vedere che non torno alle tue dipendenze economiche e non torno neanche sotto il tuo tetto, sotto le tue regole."
Assolutamente. E così così è stato in verità, perché poi dopo io mi trasferisco a Corvetto.
Mh. Mh. Inizio appunto Sì, questa relazione, ma era anche secondo me oltre la relazione era proprio il fatto di allontanarmi e sentirmi indipendente.
Sì, sì. Era importante per me. Sì, sì. Era molto più importante per me andarmene mia f.
Assolutamente. Assolutamente. E niente, ovviamente io provo a trovarmi anche un lavoro perché pensavo che comunque ci volesse il lavoro, no? Comunque era importante avere un lavoro. Inizio a lavorare, mio caro amico lavorava a Peschera Borromeo in un in una ditta di magazzinieri e vabbè DHL e io ci provo ci provo ad andare, però lì mi rendo conto che.
Tutta quella fatica per così pochi soldi quando con zero fatica ne guadagnavi tanti.
Esatto, esatto. Anzi, li perdevo perché in quel momento in cui io stavo impegnato dentro il magazzino non potevo avere il cellulare, quindi non potevo contattarmi con un'altra persona per organizzarmi per dopo e mi cioè io prendevo 10000 €1200 al mese lavorando tutti i giorni, praticamente 6 giorni su 7 o comunque 5 giorni su 7 e e perdevo 3 4 €5000 €6000 o comunque cifre più importanti.
E ovviamente mente non lascia lasciai e e mi diciamo mi rifugiai solo nel nel concentrarmi a vendere sostanze. Ovviamente per vendere sostanze in maniera maggiore andavo in discoteca più volte, quindi non andavo più solo il venerdì e sabato sera trov.
Perché tu non andavi più per divertirti e sballarti.
Assolutamente. Tu andavi a lavorare.
Sì, sì. Io andavo, per me era andare a lavorare.
Anche perché tu cercavi anche festival, nel senso che tu avevi avviato un'attività, cioè ci avevi messo la testa.
Assolutamente. Io cercavo il modo migliore per eh vendere le sostanze di quello.
Continuavi a non vedere il rischio tu.
Sì. Sai dopo quando viene dopo che viene arrestato ti dimentichi anche dopo tempo di come hai passato, no? Della comunità, di quanto hai sofferto, no? Diciamo che è cresciuta un po' il tutto nei festival, perché poi nei festival riuscivi a vendere la sostanza a livello anche diciamo che la vendevi a un prezzo maggiore perché era più difficile entrare con, diciamo, con tante buste di droga che ha una discoteca normale classica.
Perché c'erano più controlli. Uno dei festival e ti è costato un po' più caro degli altri perché è stato un momento.
Sì, esatto. Sì, sì. Mi mi hanno arrestato però con una denuncia a piede libero. Mi ricordo che dopo essere stato denunciato ritornai alla al festival come se niente fosse.
Mh. Mi ricordo la frase di qualche mio amico di qualche mio amico che mi diceva tipo "Vabbè, allora basta, no? Sei stato arrestato?" Io no, cioè ormai sono stato arrestato, bisogna finirli.
Sentivi onnipotente.
Mi sentivo che dovevo farlo, mi sentivo bene e mi ricordo che portai più o meno 1000 buste più o meno e e le finimmo praticamente quasi tutte. ha un prezzo medio tra i 20 15 20 30 €40 inizia a portare cifre veramente importanti e tra le altre cose il caso ha voluto che questa denuncia a piede libero di fatto non si sia mai trasformata in un procedimento perché tu poi non hai.
Nei 5 anni successivi non ho avuto nessuna conseguenza e quindi è andata in prescrizione.
E quindi questo ti ha dato ancora più sicurezza nell'andare avanti.
Sìamente. Sì, sì, sì. Beh, poi ho aumentato anche l'uso delle sostanze. Più, ovviamente vendevo, più utilizzavo la sostanza veramente da da quando mi svegliavo a m quando veramente andavo a dormire, nel senso non avevo un attimo di tregona, più saliva la parte economica, più peggiorava la parte fisica e mentale. Adesso che non ero più concentrato, ero molto sefatto. Molto sfatto. Vivevo la mia giornata proprio sempre molto drogato.
Comunque eh tu hai avuto un periodo eh molto brutto perché appunto la chetamina ha delle conseguenze sul fisico.
Assolutamente bestiali. Sì, sì, sì. Allora, all'inizio non le senti, ma col passare del tempo poi la catamina influisce molto su, diciamo, la lo stomaco, le vie urinari eccetera. Quindi è stato è stato complicato, è stato difficile anche per poi ovviamente utilizzavo anche dei farmaci per curarmi, ma allo stesso tempo non riuscivo a lasciare la sostanza e quindi peggioravo sempre di.
Sì, sì. Sì, sì, sì. Spesso volentieri non mi svegliavo la notte con dei crampi allucinanti lo stomaco, quindi eh veramente delle fitte forti che l'unico rimedio era andare in ospedale, cioè perché poi comunque.
Non era proprio come un cane che si morde la coda, nel senso tu utilizzi la sostanza perché comunque sei abituato, ma l'altro canto la sostanza ti anestetizza, quindi ti senti da una parte meglio e poi peggiori però di nuovo e.
Sì. Fino a un punto di rottura. Sono andato proprio a un punto di rottura dopo svariato tempo che non ci sentivamo a trovare appunto la mia famiglia dove ero corvette mi e mi vide molto male, mi vide veramente molto male. Iniziamo e lì iniziano a preoccuparsi. Io ricordo che una volta tuo padre eh chiese aiuto anche a me se conoscevo delle strutture perché appunto mi descrisse un po' la tua situazione effettivamente.
Sì, perché lui pensava che io ero più concentrato nel vendere della sostanza, cioè non era preoccupato.
Quando ti ha visto.
Quando mi ha visto si è sorpreso, sì, perché poi non ci vedevamo mai, quindi ha visto anche un cambiamento in me allucinante. Non si aspettava veramente, secondo me, che potesse perdermi in mano definitiva e quindi.
Perché tu hai rischiato effettivamente.
Sì, effettivamente sì, sì, sì. Io mescolavo farmaci e sostanze. C'è stato veramente un momento in cui mi ricordo mio fratello mi perché poi io tornai a casa comunque dopo tutto non andò proprio per il meglio lì a Corbetto, quindi io eh mi ricordo feci trovamo una struttura trovamo una struttura, una comunità eh privata.
Mh. Mh. E niente, io andai iniziai a fare questo, appunto, questi questa riabilitazione in questa comunità. Quando uscì però alla fine ritornavo sempre nei miei passi.
Cioè, tu hai fatto un percorso riabilitativo che si è concluso bene, nel senso che tu sei tornato a casa eh disintossicato dalle sostanze, perché anche perché eh è bene chiarirlo, nel senso che tu per quando descrivevi eh l'utilizzo delle canne massiccio hai giustamente detto, poi mi venne il vizio, qua tu avevi un bisogno, una dipendenza eh fisica fisica.
Sì, sì, sì, sì. Sentivo che veramente stavo male assumere la sostanza per perché sennò stavi male.
Era proprio come la mia la mia dose giornaliera per alzarmi, per vivere, per fare qualsiasi tipo di cosa. E infatti mi ricordo il primo mese fu devastante perché poi questa comunità non la comunità che non utilizzavano farmaci, comunque altre sostanze per.
Dei palliativi, insomma.
Assolutamente no, erano contro. Quindi tu vivevi quelle prime due tre settimane veramente in crisi con te stesso e poi vabbè nel tempo, sai, ti abiti e pian piano io m secondo me quando ero in qualsiasi comunità o comunque quando siano protetto da anche altre persone riesco a comportarmi meglio perché ho bisogno secondo me avevo bisogno comunque di qualcuno che mi dicesse cosa come dovevo comportarmi che mi desse delle regole.
Che seguisse.
Che mi seguisse. Sì, sì, sì. E quindi.
Al di là del giudizio, però.
Sì, esatto. Sì, alla fine esatto. Cioè, nel senso, comunque avevo sempre dei conflitti, però riuscivo a a vedere che se mi davano comunque delle cose da rispettare, mi comportavo meglio.
Sì, tu non percepivi un atteggiamento sfidante, tu percepivi che al netto della regola, al netto di quella richiesta che magari non è proprio quella a cui vorrei rispondere, però viene fatto per il mio per il mio bene, viene fatto al di là del giudizio sulla mia persona, viene fatto perché un po' ci tengono.
A me e ci tengono che io stia meglio. Beh, lo vedevo come che loro facessero il loro lavoro, quindi vedevo che si impegnavano.
Mh. Un po' per la reputazione della comunità, un po' perché effettivamente era il loro compito che tu uscissi bene e non durò molto, nel senso che io comunque feci quel periodo ottimo.
Mh. Il rapporto coi miei era migliorato veramente parecchio, con mio padre parlavo, però riuscivamo finalmente a diciamo io io riuscivo finalmente a comunicare e dirgli cosa provavo, come mi sentivo con mia madre pure, con mio fratello. Mio fratello mi scrisse io e mio fratello non non abbiamo mai avuto tipo delle amicizie in comune, no? Quindi non uscivamo insieme o comunque parlavamo, cioè sempre un buon rapporto, però.
Mh. Un rapporto strano, insomma, che non era sempre una comunicazione giornaliera, ma mi ricordo che mi fece una bella lettera con scritto appunto "So che io e te non condividiamo tante cose, ma io ti voglio bene". è stato molto bello, quindi mi ricordo è stata una soddisfazione per me l'uscire e sentirmi appunto di nuovo me.
Mh. Sano. Non è durata tanto.
Non è durata tanto, però anche lì eh.
Come mai non è durata tanto? Allora, il caso vuole, secondo me, che anche lì, io mi ricordo prima di andarmela a Corvetto e avevo iniziato a tenere qualche anche qualche bustina in casa. Io ogni tanto la mettevo nelle nelle scarpe. Mi ricordo che stavo sistemando, no, stavo sistemando.
Tornato.
Sì, sono tornato a casa dei miei pian piano, sai, metti la valigia, fai le cose, sistemi, eccetera eccetera. Mi ricordo che mentre sistemavo questo paio di scarpe mi cade appunto una scarpa e da lì esce una bustina di chetamina. È stato un trauma, nel senso è stato.
Eri appena rientrato a casa, cioè non è una settimana dopo, è il giorno stesso.
Giorno stesso, il giorno stesso ero appena rinato a casa e mi ricordo che ho passato tipo come 30 minuti o un'ora fissando, guardando la busta di Catalina, non per da una parte volendola buttare nel water o comunque e da una parte tentato veramente che comunque quando tu esci dalla comunità del percorso vero non lo fai in comunità.
E no e dopo.
Lo fai fuori. Certo. Ma io ancora non l'avevo neanche iniziato il percorso vero, quindi non ero ancora pronto perché comunque loro ti puliscono, ti danno de delle, diciamo, ti danno delle regole per comportarti, però.
E ti danno qualche strumento.
Qualche strumento, però ovviamente non ti dicono ti buttiamo la droga, devi cioè e di è un'altra cosa, sei tu che devi starci lontano, ma cavolo, se la trovi già in casa tua, cioè il primo giorno.
Me la feci.
Mh. No, non ci fu non riusci alla fine dopo, sai, eh.
Secondo me i primi 5 minuti e la parte i primi 5 minuti è la parte più difficile. Tu la vedi, la butti, ti riesce a liberare, ma se tu la vedi e ci stai a pensare fine del tuo cervello ti porta ti porta lì.
Ripresi. Anzi, mi ricordo che l'effetto mi mi mi piaceva ancora di più perché eh perché il mio corpo.
Esatto. Era nuovo, quindi ero di nuovo, diciamo.
Certo, perché tu sei riuscito a provare di nuovo l'effetto dell'inizio di fatto in realtà avevi un po' perso perché ti eri talmente assue fatto a quella a quella sostanza prima di avviare il percorso di disintossicazione.
Che alla fine sì tu non godi più non godi più. Questa dose è stata un po'.
È stata fatale. È stata fatale. Bellissimo, ma fatale. Sì, di nuovo è stata appunto di nuovo l'inizio della fine perché poi comunque ha iniziato di nuovo a usare la sostanza, di nuovo andare a ballare, eh, poi di nuovo a vendere, perché poi è sempre lo stesso passaggio, a tal punto però che comunque eh fuori stato in una discoteca e mi misero appunto ai domiciliari.
E poi io avevo comunque un altro reato vecchio eccetera, quindi i miei miei genitori mi concessero comunque di di farli a casa loro perché poi il giudice comunque ha dovuto chiedere a loro se accettassero che io li.
Viene richiesta la disponibilità l'accoglienza.
Assolutamente. Assolutamente. E.
Di fatto tu stavi scontando una condanna.
Sì, da lì in poi basta. Infatti stavo ascondando una condanna e eh da adulto da adulto e quindi iniziai anche lì a utilizzare la sostanza in casa e non avevo smesso, ma continuavo a vendere.
Questa volta da dentro casa.
Da dentro casa, quindi rischiavo ancora di più. Rischiavo veramente Sì, sì, sì. Rischiavo veramente parecchio perché comunque eri già in una situazione in cui ti tengono sotto controllo perché i carabinieri vengono comunque in casa spesso o comunque vengono a controllarti, vengono citonarti e.
Fino che diciamo che nel periodo, diciamo, tra l'arresto eh e la comunità ha conosciuto un'altra ragazza e lei comunque riuscì alla fine tramite qualche strategia, a entrare nel mio nucleo familiare. Quindi lei poteva.
Lei spostò la residenza sostanzialmente a casa tua.
Esatto. Esatto. E quindi quindi poteva.
Era una persona che aveva diritto di stare all'interno di quella casa.
Assolutamente con me. Quindi li passai anche meglio, nel senso che mi aiutò veramente tanto quella ragazza e eh con il tempo mi riusci a convincere almeno di smettere di vendere. però resta sempre il problema che eh la sostanza la utilizzavo anche in modo ancora di più veramente consistente, perché poi non uscivo mai, stavo sempre a casa e non ero contanto, il tempo non passava, mi piaceva proprio veramente stare fuori da.
Da quella realtà.
Assolutamente. Però tu eh dopo il percorso comunitario, appunto, tra la comunità e l'arresto, conosci questa ragazza, eh con cui avvii una relazione che diviene una relazione molto importante per te.
Assolutamente. Eh, torni a casa anche con un rapporto con i tuoi genitori un po' più aperto, un po' più sereno. Eppure questo non basta a farti da spinta per uscire da quel.
No, era diventato un tunnel troppo, diciamo, una cosa troppo difficile da uscire, ormai ero veramente in un mood complicato da tirarmi fuori, no? E e secondo me i miei poi iniziarono anche a accettare o comunque a rassegnarci a rassegnarsi del fatto che eh che io iniziavo a utilizzare sostanze, visto che erano sempre più consapevoli e quindi.
Anche perché iniziavi a non dormire neanche più, nel senso degli effetti collaterali era anche.
Che non riuscivi a dormire, cioè tu non dormivi per giorni. Non dormivo per giorni o comunque dormivo male, eh, ero sempre fiacco, veramente sempre stanco, ma il mio cervello era sempre a palla, non riuscivo veramente a rilassarmi perché comunque sembra che la sostanza ti rilassi, ma in verità non è così. Anzi, insomma, non mi ricordo, avevo sempre più paranoie, più pensieri, anche secondo me, suicidi, cioè.
Mh. Depressione, veramente ero molto depresso perché secondo me era proprio una combinazione il non dormire, il sempre essere comunque sotto effetto, quindi ti porta a un a un peggioramento.
Tu una volta mi hai raccontato che c'erano delle volte che dopo tante ore o giorni che non dormivi, eh, addirittura svenivi e capitava che ti trovassero per terra.
E che ti mettessero un cuscino, una coperta, perché sapevano che quelle erano le uniche.
Strategie ore di sonno, perché da lì a poco ti saresti risvegliato in cercavano di non svegliarmi.
Sì, sì. Cercavano di non svegliarmi perché sapevano benissimo che mi chiamavano lo zombie della notte perché tutti dormivano e e tipo loro sentivano i passi che io mi muovevo in cucina, andavo, facevo. Ci fu una volta che veramente rischiai veramente tanto, nel senso che eh vennero in camera mia perché sentirono un botto, sentirono comunque dei rumori e e mio fratello penso che che mi niente mi trovò appunto steso completamente per terra. notarono che non respiravo, comunque respiravo, cioè respiravo veramente a fatica. Chiamarono l'ambulanza e dentro l'ambulanza adesso tu sei collegato comunque.
Sì, certo. Per, insomma, tutte le.
Per per vedere come stai, nel senso e eh il cuore proprio smise di battere per alcuni adesso non so di tutti quanti, ma per un breve periodo, ma mio fratello che era lì comunque che salì nell'ambulanza si spaventò tanto, cioè non aveva mai visto che non aveva mai considerato che potessero veramente perdermi.
È proprio fatto di morire. Tu fai un secondo ingresso in comunità per.
Esatto. Un Sì, come sempre lo riesco a a farlo in maniera buona, nel senso esco sempre comunque in maniera positiva.
Sì, nel senso che tu il percorso lo fai, cioè quando tu sei lì il percorso lo fai, ti impegni, ti disintossichi e torni eh fisicamente anche più in salute perché comunque eri dimagrito tantissimo, cioè eri l'ombra di te stesso. arrivato a un punto che veramente eh anche solo alzarmi dal letto certe volte mi sentivo veramente male e poi vabbè lì appunto svolge anche attività fisica, quindi riprendi il tuo peso e riprendi a dormire soprattutto a dormire, quindi diciamo il tuo corpo migliora.
Eh. Finito questo secondo percorso, di fatto però nuovamente non riesci a dare continuità quando torni a casa.
No, riesco a resistere qualche mese, ma.
Mh. Anche lì.
Come mai secondo te?
Eh, guarda, Michele, non ti so dire il perché. Posso solo dirti che eh ogni volta che io ritornavo nel mio nella mia realtà, nel mio ambiente, ritornavo, diciamo, sempre a a cascare, diciamo, sui miei errori. Non ero.
Non riuscivi a toglierti quell'etichetta.
No, non riuscivo, facevo fatica, facevo fatica e mi sentivo ancora fragile, mi sentivo ancora non come quando, diciamo, ero ragazzino, però era veramente difficile e per quanto mi ricordo la mia ragazza mi ci interessa a me, comunque le cioè non è che tutto andava male, eh quella parte lì non me la non me la riuscivo a togliere e infatti poi pian piano le cose sono peggiorate con quella ragazza perché poi ovviamente Come giusto che sia, sai, tu ci provi, ci provi, ci provi, cerchi di aiutarti, cercano.
Voi addirittura siete andati a vivere da soli.
Sì, sì, avevamo io provato una soli, perché tu sconti eh la condanna ai domiciliari.
Sì, sì, concludo la la condanna domiciliari, ma duro veramente poco questa cosa perché poi dopo io non ero pronto, io ho sempre sofferto il fatto del cambiamento, sempre come un'ansia, sempre come una montagna. Poi dopo sorpassavo questa cosa e dicevo "Ah, vabbè, non ne ce la faccio". Però.
Tutto quel momento prima di arrivare lì e è sempre stato difficile, cioè venire per esempio in ufficio in studio qua è stato difficile. È stata una scelta tipo, "Ma cosa faccio? Dai, scrivo che non vado più. O dico, poi alla fine pian piano ovviamente sai, anche con l'età prendi anche più confidenza con te stesso e niente, insomma, riesci a superare Sì, diciamo certi aspetti o comunque io cerco di lavorare su me stesso, questa cosa già mi sento già meglio, nel senso mi sento molto meglio adesso rispetto a quando io stavo con la mia ragazza che.
Beh, ma perché la rottura è stata un bagno di realtà fortissimo per te, perché tu in realtà.
Ci tenevi tanto a quella relazione.
Sì, sì, sì, cioè te.
La sei fatta scappare dalle mani, nel senso che lei ci ha provato, ci ha provato.
Sì, sì, ma io io ovviamente ci tenevo veramente tanto, nel senso che.
Te ne sei accorto però troppo tardi.
La sostanza secondo me mi ha mi ha acceccato. Quando tu utilizzi la sostanza diventi anche più apatico, diventi provi meno, non so come spiegarlo, provi meno sentimenti, provi meno interesse, non ti accorgi cose che effettivamente sono molto belle. Cioè, se io penso comunque a dei momenti passati o comunque delle cose che che sono successe, le vedevo come cose normali, no? Il fatto di avere una compagna, no, la vedi come una cosa scontata. Mh. Invece adesso capisco che sai una persona che ci tiene a te effettivamente che vuole il tuo bere non è una cosa secondo me.
Ovvia. Eh, esatto. E quando la perdi è dura. Infatti io quando ho perso la mia relazione sono andato proprio a fondo, è stato il mio periodo peggiore. Io ci fu però proprio veramente una rottura secondo me. Cioè c ci fu un momento che mi domandai una cosa che non potevo più andare avanti così, quindi o insomma o la finisci finisci nel senso dici "vabbè oh, mi ammazzo perché sai non ce la fai più". No, perché poi veramente arrivi a un punto che tu non ce l'avi più che perdi proprio anche la dignità. Io mi ricordo avevo mania di persecuzione, pensavo che la gente mi seguisse, non dormivo per giorni, ma veramente per giorni, a a dire "Oh, sennò cambio, devo cambiare, devo fare qualcosa nella mia vita" e lì basta, mi lì mi.
È un po' come vivere o morire.
Sì, cioè devi veramente perché non riesci più a stare nel limbo, non riesci più veramente. E poi io avevo anche questa cosa che i miei miei genitori non riuscivano, cioè mi mi continuavano a chiedere cosa volessi fare, però non mi non insistevano perché avevano visto che avevo veramente un problema, cioè.
Però non sapevano come.
Come gestirla, nel senso più più di dirmi, guarda, quando hai bisogno noi ti aiutiamo, ma finché tu effettivamente non ci chiedi una mano, effettivamente che non ti impegni, noi non possiamo fare niente perché qualsiasi cosa noi facciamo per te alla fine non non ti aiuterà e lì basta lì poi decisi di trasferirmi.
Perché loro in quel periodo in cui eh quella fase di passaggio dove poi la tua ragazza ti lascia, tu resti a vivere da solo, eh loro organizzano un viaggio, giusto?
Sì, loro vabbè, loro dovevano già andare via, insomma, dove avevano organizzato di fare questo giro con con il camper che a loro sempre piaciuto. Verso Sud Italia mi chiesero se appunto volessi fare, sai, cambiare un po' d'aria e io ho sempre avuto questa cosa qua che quando io me ne andavo da, insomma, da dove abitavo riuscivo a stare senza utilizzare sostanze. Cioè il fatto proprio di non essere nel mio contesto mi permetteva di sentirmi meglio e non utilizzare sostanze. E quindi loro sapevano questo meccanismo e quindi me lo chiesero. Io accettai eh feci questo ragionamento di proprio di andarmene definitivamente. Quindi avevo io avevo un amico di infanzia ti ho detto che mia mamma comunque di origine spagnole, no? Quindi, eh, tramite, diciamo, una sua amica, conoscevo anche i film, diciamo, suo film.
Sì, anche perché tu ogni tanto ci andavi tanto, esatto.
Sì, sì, sì, sì, assolutamente. Vedevo i miei nonni, quindi. Niente. Ero riuscito a riprendere l'amicizia con un ragazzo con cui mi vedevo veramente.
Un'amicizia di infanzia.
Sì, sì, ma veramente un'amicizia di infanzia che appunto lui mi consigliò, gli dissi, "Guarda, devo fare un'esperienza, voglio fare un'esperienza". gli spiegai la situazione assolutamente in quel momento.
Sì. Perché comunque avevo una confidenza di quando ero ragazzino, poi c'eravamo persi completamente e mi disse "Guarda.
Poi tu andavi a cercare un nuovo inizio di fatto, quindi partire col biglietto da visita sarebbe stato un po' come trasportare il tuo contesto lì.
Esatto. Sì, sì.
Sì, es. A livello mentale. Sì. No, no, io dovevo partire con una cosa nuova e devo dire che fu un successo. Questa, il fatto proprio di andarmene, fu un successo. Ripresi la mia serenità, nel senso che comunque avevo sempre una mancanza a livello affettivo della mia compagna, perché comunque oltre l'amore c'era proprio una questione anche che ci tieni a quella persona, che condividi tanti momenti belli. È un pensiero che ancora oggi tu ti porti un po'.
Beh, sì, perché comunque, sai, ti lasci perché non ti trovi bene, è normale, succede. Ma il fatto di essere stato, secondo me, non essere stato capace di fare quella scelta che ovviamente nel 20 è stato difficile, era come un nodo in gola.
E quindi tu adesso vivi stabilmente in Spagna? Sì, praticamente sì. Eh, adesso ogni tanto scendo a Milano. Sto queste tre, quattro volte che sono sceso a Milano in modo frequente, però principalmente sì. Erano già molti mesi che stavo in Spagna, avevo ripreso anche a lavorare come sempre, come magazziniere, mi riporta poi sempre al passato, poi fatto il macellaio, cioè ho fatto svariate, sì, svariate cose che duravano poco, però.
E niente, poi vabbè, eh c'è stato qualche momento che poi sono anche ricaduto sempre anche con la sostanza, però eh è stato differente, non è stato più, è stato più una cosa un po' più ludica, eh, però sto lavorando bene, nel senso che mi sento che.
Sei sulla strada? Sì, che sono sulla strada finalmente per per uscire completamente da da quella cosa. Infatti.
Comunque ancora eh Milano, inteso inteso come il tuo contesto. Eh. Non sono pronto. Sì, sì, sì. È ancora difficile da gestire, infatti, eh a parte queste volte che, appunto, sono sceso a Milano, mi sto mi sto tenendo alla larga proprio per una questione che.
Riconosci non essere pronto. Esatto. Secondo me è è un mio limite e e quando sarò pronto poi sicuramente tornerò effettivamente dove dove vivo, nel senso che per adesso almeno non considero di rimanere in Spagna tutta la vita, poi non si sa, eh. Può succedere.
È una fase. È una fase, sì, è una fase che dovevo fare. Anche, secondo me, il fatto di rimanere anche da solo, eh, ti fa capire molte cose di te stesso e rimanere da solo da sano, soprattutto. Tu prima, infatti, hai citato un libro che hai iniziato a scrivere proprio in questi ultimi anni della tua vita e che ti serve per raccogliere proprio e rivedere, rileggere un po' tutta la tua evoluzione.
Cioè, è diventata molto una valvola di sfogo per te quella. Assolutamente. Da, diciamo, dalla mia rottura era l'unico modo, siccome io appunto non uscivo eccetera, era il mio unico modo per tirare fuori quello che avevo e raccontarmi anche comunque capire molte cose di me, no? È stato veramente eh anche una soddisfazione dire "Ah, sto facendo qualcosa di bello" e e vediamo dai, sta andando bene. Nel senso che vedo che va, vedo che potrebbe essere una cosa anche interessante. Non lo faccio per una questione economica, nel senso poi se anche.
Intanto è un modo per te per focalizzarti e se c'è una questione economica benvenga. Principalmente non lo faccio per questo, anzi lo faccio proprio per una questione prima per me e poi per chi veramente.
Ma infatti è un work in progress, se non ho capito male, nel senso che di fatto ti sta accompagnando tutt'ora, cioè è un po'. Quasi come anche possiamo dire un diario dei tuoi pensieri. Sì, esatto. Nel senso che ci sono un po' delle parti che racconto il presente, poi torno nel passato, però è ben organizzato, come ti ho detto, mi stava aiutando anche la suora e però è è una cosa che.
Dopo tanti anni di sregolatezza, forse questo ti sta dando. Mi sta, sì, sì. Mi sta portando veramente a a capire la mia vita. E poi devo dire che scrivere veramente mi mi ha cambiato. Sì, mi ha cambiato veramente tanto, nel senso, mi son visto veramente per quello che sono e non sai, io sono sempre stata una persona che si disprezza molto, no? E invece ho capito che tutti fanno degli errori, ovviamente bisogna lavorarci, però mi ha aiutato veramente tanto e vediamo. E io spero, siccome è un work in progress e ci sono ancora pagine da scrivere, spero che le pagine che scriverai da adesso in avanti saranno delle pagine che raccontano.
Sì. Beh, che raccontano comunque il raggiungimento di una stabilità, una serenità. Eh, e soprattutto una costanza nel voler stare bene. Sì.
Perché poi tu sei sempre stato un ragazzo molto sensibile, hai avuto sempre un alto livello di sensibilità. Assolutamente. E quindi che che è un pregio nel tuo caso anche un po' un difetto perché è stata anche poi una sensibilità che ti ha fregato perché non sei mai stato in grado di gestirla. L'hai un po' subita. Eh. E quindi io spero che adesso invece le prossime pagine racconteranno eh un Alberto più in grado di sentirsi realizzato, di stare bene e quindi anche soddisfatto di se stesso finalmente. Esatto. Hai detto giusto. Anche io sono d'accordo assolutamente e devo dire che vabbè, adesso siamo alle prime pagine, diciamo, della mia vita, quindi sto tirando le parti più brutte, ma le vedo da un'altra prospettiva e eh ovviamente speriamo che riesco veramente a a tirare fuori qualcosa di bello da questo libro, ma anche della mia vita in generale. Quindi.
Te lo auguro veramente tantissimo. Grazie mille a te per aver condiviso questa storia. Assolutamente, è stato un piacere per me venire qua e e poter offrire anche comunque qualcosa della mia vita per altre persone che hanno bisogno. Effettivamente. Grazie. Grazie a te. Nella puntata di oggi abbiamo parlato molto di uso di droghe, di sostanze, una problematica che riguarda tanto la società di oggi e il mondo dei giovani in particolare. Spero che da questa storia possiate trovare degli spunti, delle riflessioni se state vivendo questo tipo di situazioni e mi auguro che ci tornerete ad ascoltare qui a Vita in corso per poter sentire anche tutte le altre storie. Vita in corso è un podcast prodotto da Giardino 22, ideato e condotto da Michele Scaffidi con il patrocinio del Comune di Milano.