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BL GIUR - Masullo - Lezione 3

CEA Centro E-learning di Ateneo28:13

Transcription

Parliamo oggi degli aspetti metodologici della ricerca criminologica. Ehm, la criminologia, abbiamo detto, è una scienza. La criminologia è una scienza autonoma, seppur integrata dalla necessità di riferirsi alla disciplina di altre branche dell'ordinamento. La scientificità della criminologia risulta strettamente connessa a che cosa? Alla possibilità di effettuare un'attività di ricerca, ma soprattutto un'attività di verifica razionale e obiettiva delle ipotesi formulate. Pertanto, è chiaro che l'elaborazione di un rigoroso metodo di acquisizione e di valutazione dei dati attinenti ai fenomeni criminali riveste un'importanza fondamentale, perché proprio la scientificità del metodo utilizzato nell'attività di ricerca a conferire carattere alla criminologia di scienza.

Come qualunque altra disciplina scientifica, anche la criminologia deve [Musica] dunque potersi in qualche modo fondare su alcune caratteristiche in qualche modo essenziali che si possono sintetizzare nel carattere della sistematicità, cioè le conoscenze acquisite tramite l'indagine criminologica devono rivelarsi delle conoscenze dotate di una base di sistematicità, cioè conoscenze strutturate e in qualche modo coerenti, armoniche. È una scienza che ha capacità teoretica, cioè la ricerca deve poi poter approdare ad enunciazioni astratte che siano logicamente idonee a dare una spiegazione ai fenomeni che sono oggetto di indagine. Deve essere dotata di verificabilità. Le proposizioni così formulate non possono sottrarsi ai riscontri necessari per verificare la fondatezza dell'ipotesi. Deve avere anche una capacità in qualche modo predittiva, limitata ovviamente questa all'ambito delle condotte umane.

Nell'ambito della ricerca criminologica si utilizza un'ampia gamma di metodi per misurare la criminalità, per misurare le dimensioni della criminalità, cioè l'aspetto quantitativo del fenomeno criminale, o anche la specie di criminalità, cioè i tipi delittuosi. E dunque, i dati relativi possono essere in qualche modo raccolti facendo uso sia di ricerche empiriche sia traendo e utilizzando statistiche ufficiali che sono invece contenute in altre fonti.

La ricerca criminologica consiste nell'utilizzo, abbiamo detto, di un metodo che consenta di raggiungere una conoscenza di un certo fenomeno sufficientemente approfondita, in modo che di questa teoria criminologica possa essere data una certa affidabilità, verificabile comunque anche attraverso indagini successive.

Punto di partenza di qualunque ricerca empirica è costituito dalla formulazione di un'ipotesi, cioè da quello che si dice la delimitazione del campo di indagine. Si individua l'ipotesi da sottoporre a verifica, un'ipotesi della quale dunque non si determinano ovviamente in anticipo i risultati, ma l'ipotesi formulata ha sempre inizialmente un carattere di provvisorietà, perché è un'ipotesi che, abbiamo detto, deve essere poi successivamente verificata.

Una volta che viene delimitato il campo di indagine, sono, diciamo, enucleabili tutta una serie di fasi successive alla formulazione dell'ipotesi che possono essere schematizzate in alcuni punti e che, come vedremo, sono in qualche modo fasi interdipendenti l'una dalle altre.

All'inizio di ogni ricerca criminologica vi è una preliminare scelta del metodo, perché, come abbiamo detto, il metodo fonda l'essenza della stessa ricerca criminologica. Dunque, la prima tappa, la prima fase, è quella della scelta del metodo da utilizzare e, oltre al metodo, lo strumento da utilizzare ai fini della raccolta dei dati. E qui vedremo gli strumenti: sono questionari, interviste o, come dicevamo, studio dei casi o comunque far riferimento a delle statistiche già rilevate da altre fonti.

Rispetto al tipo di ricerca criminologica, dicevamo, le tecniche e i metodi servono a misurare in qualche modo la specie o la dimensione della criminalità. E dunque, l'approccio può essere un approccio di tipo quantitativo, cioè in questo caso si utilizzano degli altri indicatori sociali rispetto ai quali si prova a quantificare la dimensione del fenomeno criminale, oppure, diciamo, può essere anche semplicemente un approccio di tipo descrittivo, cioè si analizza in un determinato momento storico quale sia il tipo di crimini che si verifica.

L'approccio di tipo qualitativo è un approccio che, a differenza invece dell'approccio quantitativo che, ripeto, mette in correlazione il fenomeno con altri fattori rispetto ai quali, diciamo, si determinano le caratteristiche dimensionali del fenomeno, l'approccio di tipo qualitativo ha invece come scopo quello di studiare le caratteristiche del crimine e dunque anche in questo caso si verificano, rispetto ai tipi delittuosi, caratteristiche, le similarità, le connessioni funzionali con altri fenomeni.

Si ritiene che sia sempre auspicabile in questi casi partire con uno studio pilota, in modo che, come dire, la ricerca possa poi già nel corso dello svolgimento dell'indagine, rispetto ad un numero limitato di casi, verificare che si tratti di un metodo funzionale, cioè lo studio pilota consente in qualche modo di tarare, di misurare sul campo se lo strumento di rivelazione scelto sia uno strumento funzionale al raggiungimento degli obiettivi. Perché lo studio pilota? Perché questo consente anche in qualche modo di evitare un eccessivo dispendio economico o di tempo di fronte, diciamo, a un metodo che da subito può invece in qualche modo rivelarsi inefficace.

Attraverso lo strumento utilizzato si raccolgono i dati e quindi, abbiamo detto, la raccolta dei dati, come vedremo, può essere effettuata attraverso delle interviste, attraverso dei questionari, facendo riferimento a dei documenti cartacei come fascicoli giudiziari, facendo riferimento a statistiche ufficiali già, per esempio, rilevate dall'Istat.

A seguito della raccolta dei dati c'è il momento poi dell'elaborazione dei dati, cioè questi dati devono essere in qualche modo assemblati, debbono essere elaborati e debbono essere prescelte anche delle tecniche di elaborazione del dato. Solitamente i dati vengono codificati e computerizzati attraverso un sistema di informatizzazione dei dati.

Alla raccolta dei dati segue poi la fase in qualche modo della rappresentazione dei risultati raggiunti. E in questo caso la rappresentazione dei risultati avviene perlopiù attraverso una rappresentazione grafica. Si utilizzano appunto dei diagrammi, dei grafici, degli ortogrammi, perché la rappresentazione grafica ha, diciamo, il pregio di rendere immediatamente visibili i risultati raggiunti e dunque rende immediatamente visibile al lettore la sintesi del dato elaborato.

La fase finale della ricerca, che poi, diciamo, è quella sicuramente più importante, consiste nell'interpretazione dei dati, cioè dall'interpretazione dei dati deriva proprio la spiegazione in qualche modo del fenomeno osservato che, abbiamo detto, può essere il comportamento deviante o il comportamento criminale. E in questo caso, molto spesso, come dicevamo, l'elaborazione dei dati non ha soltanto un ruolo di osservazione dell'andamento del fenomeno criminale o deviante, ma serve anche a far emergere il dato imprevisto, il dato anomalo, cioè un dato nuovo, un dato non previsto rispetto all'ipotesi di partenza, ma che consente, diciamo, all'indagine criminologica di passare, diciamo, da quel momento di mera rappresentazione, di mera constatazione del fenomeno criminale alla fase successiva dell'interpretazione e dunque della possibilità di creare un sistema in grado di spiegare il fenomeno criminale.

Dicevamo che la necessità, la scientificità dell'indagine criminologica e quindi della ricerca empirica si ha spesso attraverso una formulazione di una successiva verifica dei risultati raggiunti, cioè è sempre utile ed opportuno un'indagine successiva che confermi i risultati dell'indagine precedente.

Come sempre, poi è ovviamente necessario che il ricercatore non manipoli in alcun modo i dati emergenti dalla ricerca effettuata. Cioè, l'onestà intellettuale del ricercatore è sempre alla base della validità e dell'obiettività di una ricerca empirica.

Uno dei metodi, come dicevamo, utilizzati in qualche modo per raccogliere i dati attraverso la ricerca empirica e in qualche modo potremmo dire anche il metodo più semplice è l'utilizzo di un questionario. Il questionario, a tutti noi noto, è un piano, si dice, strutturato di domande che vengono sottoposte al soggetto intervistato e che dovrebbero consentire di verificare l'ipotesi di ricerca formulata in partenza.

Di solito si preseleziona un campione di persone che sono in qualche modo rappresentative rispetto alle loro qualità dell'ipotesi da verificare.

L'uso del questionario ha sicuramente dei pregi indiscussi, tra i quali è sicuramente uno degli strumenti meno costosi di raccolta di dati. Essendo uno strumento meno costoso, è anche quello che consente in qualche modo di selezionare il campionario più elevato di soggetti allo stesso tempo.

Tuttavia, l'uso del questionario, e anche su questo forse ognuno di noi, al di là dell'uso del questionario in criminologia, ha un'esperienza diretta, ha sicuramente anche una serie di controindicazioni, perché, come dire, la lontananza tra il soggetto che ha formulato il questionario e il soggetto intervistato dal questionario fa sì che vi sia un elevatissimo rischio che i soggetti selezionati come campione non rispondano ad alcune domande formulate nel questionario. Questo già accade, ripeto, rispetto a questionari che hanno un oggetto, come dire, indifferente, a maggior ragione rispetto a questionari che sono, per esempio, indirizzati ad autori di reato o a vittime di reato che potrebbero, diciamo, non voler fornire delle informazioni per le ragioni più svariate che sono, diciamo, facilmente intuibili.

Quindi, uno dei primi, come dire, limiti all'utilizzo del questionario rispetto alla possibilità di raccogliere una quantità di dati in grado di essere razionalizzata e sistematizzata è questo relativo all'altissimo rischio che vi sia un rifiuto di rispondere.

Accanto a questo, diciamo, c'è poi un rischio non meno grave, se guardiamo all'obiettività dei risultati, che è quello che l'intervistatore potrebbe in qualche modo fraintendere la domanda così come è posta. Se la domanda presenta delle difficoltà nella formulazione, potrebbe essere male interpretata dal soggetto intervistato.

O non si tratta di un fraintendimento, ma anche questo capita spesso. Nei questionari molti soggetti preferiscono in qualche modo, nonostante il questionario possa essere un questionario anonimo, dare delle risposte in qualche modo compiacenti e dunque anche qui delle risposte che non sono obiettive.

Come ci si cautela dal rischio di risposte compiacenti? Ci si cautela all'interno dei questionari con la cosiddetta domanda di controllo sull'attendibilità, cioè vi sono all'interno dei questionari spesso ipotesi nelle quali la stessa domanda, diversamente formulata, dovrebbe però condurre, per valutarne l'attendibilità, alla stessa risposta. E invece, laddove si danno risposte compiacenti oppure vi è una difficoltà di interpretazione delle domande, potremmo, diciamo, trovarci di fronte ad un dato anomalo, cioè che alla domanda di controllo sull'attendibilità, l'intervistato risponda in modo differente.

Quindi, un problema può essere superato con la tecnica della ripetizione delle stesse domande e molto dipende anche da come il questionario è formulato, perché il questionario potrebbe essere sviluppato attraverso delle risposte chiuse o delle risposte aperte.

Nelle risposte chiuse, diciamo, e sicuramente determinano nell'intervistato una maggiore facilità nella compilazione del questionario, perché a risposte chiuse si tratta semplicemente, come sapete, di mettere una crocetta sulla risposta prescelta.

Sicuramente la possibilità invece di risposta aperta lascia un margine maggiore, diciamo, di scelta all'intervistato, ma dall'altro lato può in realtà indurlo ad un rifiuto della risposta, perché in realtà la mancanza di facilità nel rispondere o, come dire, non avere una griglia predefinita di risposte potrebbe in qualche modo metterlo in una condizione psicologica di maggiore individualizzazione della risposta e dunque può, diciamo, temere di non mantenere, per esempio, l'anonimato.

Ripeto, nel secondo caso del questionario aperto la compilazione appare più difficile ed è soprattutto più difficile e più complessa anche poi l'elaborazione del dato conseguente, perché in realtà mentre i questionari a risposta chiusa, come dire, si basano già su una griglia di risposte graduate in qualche modo anche per preferenze, al questionario aperto bisognerà poi tradurre il contenuto di una risposta aperta in un elemento, in una variabile in grado di essere confrontata con altre.

I dati della ricerca si possono poi ottenere anche con il metodo dell'intervista. Vedete, in qualche modo l'intervista ha dei pregi e difetti in qualche modo opposti al questionario.

L'intervista non è più un piano di risposte strutturato, ma è in realtà ha alla base l'incontro di un soggetto, colui che fa l'intervista, con un soggetto deviante o con un perlopiù con un detenuto o con una vittima di reato. L'intervista può avvenire personalmente o attraverso comunque dei mezzi di telecomunicazione a distanza, ma che comunque in qualche modo contemplino l'immediatezza del dato comunicativo.

Anche qui l'intervista sicuramente sul piano dei costi aumenta notevolmente i costi e aumenta notevolmente anche i tempi della ricerca a differenza del questionario, ma ha degli indubbi pregi, perché con l'intervista si elimina il principale problema che abbiamo visto deriva dall'utilizzo dei questionari, che è il problema del rifiuto di rispondere. L'intervistato, posto faccia a faccia con il suo interlocutore, difficilmente rimarrà in silenzio, potrà eludere una domanda.

Dall'altro lato, le domande possono essere maggiormente individualizzate, meno standardizzate sul campione tipo. L'intervistatore può formulare e, come dire, plasmare la domanda sulle caratteristiche più specifiche dell'intervistato.

Infine, l'intervistatore può in qualche modo superare anche quel problema relativo al fraintendimento, perché, ripeto, l'immediatezza della comunicazione fa sì che l'intervistato possa chiedere all'intervistatore maggiori chiarimenti sulla domanda.

Anche in questo caso, al di là dello strumento utilizzato, è necessario comunque spesso utilizzare un campione, perché è sicuramente impossibile, visti i costi dell'intervista, come dire, indirizzare l'intervista a tutti i singoli intervistati e quindi il campione rappresenta un sottogruppo del contesto più ampio che è quello che è funzionale a verificare l'ipotesi formulata nel campo di indagine.

L'intervista può essere strutturata, si dice, o semistrutturata. L'intervista strutturata si basa, seppur, diciamo, c'è un'immediatezza tra l'intervistato e l'intervistatore, si basa comunque su un'individuazione, diciamo, di una serie di domande prestabilite, quindi su una sorta di questionario che consente preliminarmente di raccogliere un certo numero di informazioni che sono a volte previamente condivise, ma che poi vengono, come dire, recuperate di prima mano, cioè recuperate direttamente all'interno di questo dialogo tra intervistato ed intervistatore.

L'intervista semistrutturata, invece, è un'intervista che ha un canovaccio di massima, cioè prende appunto spunto da uno schema rispetto al quale, nel quale vengono individuate i temi che saranno trattati all'interno dell'intervista, ma poi, diciamo, l'intervista può comunque svilupparsi in una direzione leggermente più ampia, leggermente anche più approfondita del tema individuato come generale, cioè dal punto di vista del metodo è molto più simile a quello che in criminologia è chiamato il colloquio in profondità, proprio perché, ripeto, può esserci una reazione a una determinata domanda particolare, una domanda stimolo posta da parte dell'intervistatore che fa sì che l'intervistato possa esprimere delle opinioni personali e o esprimere, diciamo, delle emozioni personali rispetto ad una determinata domanda.

Quindi, come dire, l'intervista, dicevo, a differenza, e lo ripeto, del questionario, fa sì che aumenti in qualche modo l'obiettività dei risultati, ma dall'altro lato non consente di ottenere uno stesso campione così esteso di soggetti da campionare rispetto all'ipotesi formulata. Ah.