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All'inizio di marzo del 1917, la Grande Guerra sta affamando l'Impero Russo al punto che nella capitale, Pietrogrado, viene indetto uno sciopero generale che velocemente si trasforma in rivolta. Lo Zar Nicola II reagisce mandando l'esercito, ma le cose non vanno come previsto: i soldati, scontenti del sovrano, si schierano con i manifestanti. È l'inizio della Rivoluzione.
Facciamo un passo indietro. La Russia è, in questo momento, un impero secolare, immenso e multietnico, governato in modo dispotico dallo Zar. È un paese prevalentemente agricolo, industrialmente arretrato e con un tenore di vita molto basso per i ceti proletari. Nel 1905, questo malessere si era già concretizzato in rivolta, ma tutto era stato represso nel sangue. Quell'anno, comunque, l'Impero diventa monarchia costituzionale con la creazione di un parlamento chiamato Duma. Nei fatti, però, la Russia rimane uno stato autoritario, con una Duma dai poteri molto limitati e sopprimibile dallo Zar in ogni momento. Il 1905 dà vita anche ai Soviet, letteralmente "consigli", che nella tradizione socialista europea sarebbero diventati l'espressione massima del marxismo. I Soviet, nati nelle principali città, sono assemblee di rappresentanti di soldati, operai e contadini. Inutile dire che fossero fuori legge, ma non per questo senza potere.
Ma torniamo a noi. Quella che vi stavamo raccontando era l'inizio della Rivoluzione di Febbraio, che si avvenne a marzo, ma in Russia era febbraio per via del calendario ortodosso. I soldati si schierano dalla parte degli insorti e Pietrogrado passa velocemente sotto il loro controllo. Viene ricostituito il Soviet della capitale, mentre la Duma si riunisce in via eccezionale. Lo Zar Nicola II, perso il controllo dell'esercito, prova a mediare, ma è troppo tardi. Il governo provvisorio, espressione della Duma e dei Soviet, decide per la deposizione dello Zar. Il 15 marzo, Nicola II e la famiglia Romanov vengono presi in custodia. Nasce, di fatto, la Repubblica Rossa. Il principe Gheorgij Lvov, liberale, guida il primo governo provvisorio a partire dal 12 marzo. Gli obiettivi del governo sono: traghettare la Russia verso elezioni per un'assemblea costituente, occidentalizzare il paese e vincere la guerra. A far parte di questo governo ci sono tutti i maggiori partiti politici russi, tutti tranne uno: il Partito dei Bolscevichi.
Ma chi sono i Bolscevichi? Originariamente, in Russia, uno dei più importanti partiti della sinistra marxista era il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, che al suo interno aveva due correnti: il Bolscevismo (letteralmente "maggioranza") e il Menscevismo ("minoranza"). I Bolscevichi si rifacevano alle tesi strategiche e organizzative di Lenin, il quale affermava che la Russia fosse pronta per una rivoluzione proletaria; i Menscevichi, al contrario, credevano nella rivoluzione borghese attraverso il sistema. Nel 1917, Lenin era in esilio in Svizzera. Venuto a sapere della Rivoluzione di Febbraio, decise che era arrivato il momento di tornare in patria. Lenin era dichiaratamente contro la guerra in atto e, se salito al potere, avrebbe voluto porre fine al conflitto; motivo per il quale i tedeschi non si fecero troppi problemi a farlo transitare attraverso l'Impero, con destinazione Pietrogrado. Una volta arrivato, Lenin pubblica le famose Tesi di Aprile, con le quali sostiene, al contrario di Marx, che la rivoluzione potesse avvenire anche in un paese agricolo come la Russia e che quindi c'era bisogno di prendere il potere per porre fine alla guerra, dare la terra ai contadini e le fabbriche agli operai.
Nel frattempo, il governo provvisorio continua nel suo operato, non con particolare efficacia e stabilità. A luglio, per mancanza di convergenze politiche, Lvov si dimette e la guida del governo passa a Aleksandr Kerenskij, il quale, viste le continue sconfitte militari, inizia a considerare l'uscita della Russia dal conflitto mondiale. E qui abbiamo un punto di svolta. Il generale Kornilov, capo dell'esercito russo, è convinto sostenitore della guerra. Ad agosto, decide di lasciare il fronte col suo esercito e marcia su Pietrogrado. Kerenskij, perso il controllo dell'esercito, è costretto a chiedere aiuto ai Bolscevichi, nonostante il suo governo fino a quel momento non avesse fatto altro che osteggiarli. I Bolscevichi, grazie ad una mobilitazione proletaria, riescono ad organizzare la difesa della capitale. Kornilov viene sconfitto e arrestato. Per questo successo, il prestigio dei Bolscevichi cresce al punto da consegnare loro la maggioranza nei Soviet di Pietrogrado e Mosca. Il governo Kerenskij, ormai privo di credibilità, è ai giorni contati.
Il 7 novembre 1917 inizia quella che passerà alla storia come Rivoluzione d'Ottobre (ottobre, sempre per il calendario ortodosso). Lev Trotsky, bolscevico e presidente del Soviet di Pietrogrado, organizza il colpo di stato. La mattina, i soldati rivoluzionari e le guardie rosse dei Soviet assaltano il Palazzo d'Inverno. Il Palazzo viene preso quasi senza resistenza e il governo provvisorio viene destituito. Lo stesso giorno, durante il II Congresso dei Soviet di Pietrogrado, Lenin annuncia la presa del potere da parte dei Bolscevichi ed emana due decreti: il primo è un appello a tutti i paesi belligeranti per una pace equa e senza condizioni; il secondo prevede l'abolizione della proprietà terriera senza indennizzi. Lenin diventa presidente del neonato Consiglio dei Commissari del Popolo, mentre le altre forze politiche rimangono a guardare, in attesa delle elezioni per la Costituente, fissate per il 25 novembre. Ormai sembra fatta, ma le elezioni non vanno come previsto. Il Partito Socialista Rivoluzionario, appoggiato dalle masse contadine, vince la maggioranza assoluta dei seggi, relegando i Bolscevichi a partito d'opposizione. La democrazia aveva fatto il suo corso, consegnando il paese ad un partito più moderato. Ma il popolo?
Il 18 gennaio 1918, alla prima riunione dell'Assemblea Costituente, per ordine del Congresso dei Soviet, le milizie bolsceviche assaltano Palazzo Tauride e sciolgono la Costituente. Una democrazia borghese aveva fallito, grazie all'alleanza con la sinistra del Partito Socialista Rivoluzionario. Ora il potere era in mano ai Bolscevichi. La storia della Russia e dell'Europa non sarebbe più stata la stessa. I Bolscevichi hanno preso il potere, ma quando si prende il potere con la forza, delegittimando un parlamento democraticamente eletto, beh, devi aspettarti di tutto. Non so se sapessero quale fosse il prezzo della rivoluzione, ma da lì a poco avrebbero cominciato a pagarlo. Ma andiamo con ordine. Il colpo di stato porta al potere i Bolscevichi e le frange più estreme dei Socialisti Rivoluzionari. Nasce la Repubblica Federativa Socialista Sovietica Russa. Il nuovo governo non può contare su altri partiti e tantomeno sulla maggior parte degli intellettuali, dato che o eri bolscevico o eri nemico. Lenin aveva idee molto chiare sul conflitto mondiale: andava assolutamente terminato. Per questo lanciò un appello a tutti i proletari d'Europa, ma non ottenne risultati. La pace, però, andava fatta ad ogni costo.
Il 3 marzo del 1918 viene firmata la pace di Brest-Litovsk con la Triplice Intesa. Alla Russia vengono imposte condizioni durissime a livello territoriale: Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Bielorussia diventano indipendenti. Oltre a questo, la firma della pace porta conseguenze sia interne che esterne. I Socialisti Rivoluzionari di sinistra, in disaccordo con le condizioni di pace, decidono di uscire dal governo, lasciando i Bolscevichi senza alleati. Francia e Regno Unito non la prendono bene, considerando la pace separata come un tradimento. Iniziano ad impegnarsi attivamente per far cadere i Bolscevichi. Già dalla fine del 1917 diverse forze anti-bolsceviche avevano iniziato ad organizzarsi, sotto generali zaristi. Nella primavera-estate del 1918, Francia e Regno Unito iniziano a mandare contingenti per supportarle. Nasce il fronte monarchico-conservatore, l'Armata Bianca, e inizia così la Guerra Civile. Da maggio a nord, nelle regioni del Don, andarono ad alimentarsi focolai di rivolta, alla quale presero parte anche frange socialiste rivoluzionarie. Nell'estate del 1918, l'ammiraglio zarista Kolchak con questa parte della Siberia penetrando nella zona fra gli Urali e il Volga. I Bianchi sono sempre più vicini agli Urali, dove era tenuta in custodia la famiglia Romanov. Non volendo rischiare di lasciare l'ex sovrano nelle mani dei Bianchi, i Bolscevichi giustiziarono lo Zar decaduto e tutta la sua famiglia.
Ma facciamo un passo indietro. L'idea di Lenin era la costruzione di uno stato proletario ispirata all'esperienza della Comune di Parigi, per la quale, idealmente, lo stato non avrebbe avuto bisogno di burocrazia, magistratura, parlamento ed esercito, perché le masse stesse si sarebbero autogovernate tramite la democrazia diretta espressa nei Soviet. La presa del potere con la forza e la successiva guerra civile danno però una svolta autoritaria all'idea di Lenin. Già nel dicembre del 1917 nasce la Čeka, ovvero la polizia politica, e il Tribunale Rivoluzionario Centrale, in modo da scovare e processare i nemici della Rivoluzione. Nel giugno del 1918 viene reintrodotta la pena di morte e vengono resi fuorilegge tutti i partiti d'opposizione, avviando una stagione di arresti ed esecuzioni. Nel febbraio del 18, su idea di Trotsky, viene ricostituito l'esercito russo col nome di Armata Rossa degli Operai e dei Contadini. Questa è una struttura basata su una ferrea disciplina, con commissari politici addetti a verificare la fedeltà dei soldati alla Rivoluzione. Nonostante i Bianchi avessero supporto e aiuto dall'estero, la frammentazione politica gioca a loro sfavore. L'Armata Rossa riesce a resistere a quella Bianca; inoltre, anche se non amavano i Bolscevichi, i contadini li preferivano ai filozariti, rendendo di fatto il controllo delle zone conquistate dai Bianchi molto difficile. Nell'estate del 1919 le potenze dell'Intesa cessano il loro supporto ai Bianchi. Le motivazioni sono molteplici: condizioni dei trattati di pace, pressioni della sinistra dell'opinione pubblica e paura che i soldati al fronte potessero venire contagiati dall'ideologia marxista. Senza il supporto estero, per i Bianchi, l'Armata Rossa inizia ad avere la meglio, fino alla primavera del 1920, quando l'Armata Bianca viene completamente sconfitta.
Ma la festa non finisce qui. La neonata Repubblica di Polonia, di estrazione nazionalista, decide che le condizioni del Trattato di Versailles non sono abbastanza. Ad aprile del 1920 la Polonia dichiara guerra alla Russia. Nonostante la sorpresa, l'Armata Rossa ha inizialmente la meglio e costringe i polacchi a una ritirata, arrivando fino alle porte di Varsavia. A fine agosto, però, una controffensiva salva la situazione, costringendo i russi alla ritirata. La Polonia vince la guerra e il 18 marzo 1921 viene firmata la pace di Riga. Parti della Bielorussia e dell'Ucraina vengono cedute, parti che erano state appena recuperate durante la Guerra Civile. Nonostante la sconfitta, la guerra rafforza la coesione e il sentimento nazionale russo, al punto da riavvicinare diversi oppositori al regime. Il paese è pronto per una nuova società. Prima di continuare a parlare di politica estera, è meglio fare un passo indietro e capire come effettivamente la Russia rivoluzionaria si sia trasformata in questo periodo. Partiamo da un uomo e da una data: Vladimir Ilich Ulianov, per gli amici Lenin. Già nel 1914 aveva criticato la denutrata delle forze socialiste: la Seconda Internazionale aveva perso ogni tipo di credibilità come forza politica. Era il momento di qualcosa di nuovo: una nuova Internazionale, ma questa volta comunista. Nel 1918 le forze bolsceviche si erano liberate dal pesante fardello del Partito Socialdemocratico Russo, non più condiviso con i Menscevichi e che ormai non rifletteva più il profondo cambiamento degli ultimi periodi. Viene fondato, nel marzo dello stesso anno, il Partito Comunista Russo. Mantenendo fede alla critica ai socialisti, Lenin decide di ripetersi: nel marzo del 1919 fonda a Mosca una nuova Internazionale, la Terza, anche detta Comintern. Il momento fondamentale arriva però solamente nel luglio del 1920, al cosiddetto Secondo Congresso del Comintern. L'Internazionale, in breve, è un movimento interstatale che collega partiti di convinta provenienza socialista, ma interno all'organizzazione per essere terreno di dibattiti strategici. La prima venne fondata a Londra dallo stesso Marx nel 1864, dai partiti socialisti. La seconda venne fondata a Parigi e durò dal 1889 al 1916, morendo con la guerra. La terza, a Mosca, è quella di cui parliamo. In questo congresso vengono infatti stilati da Lenin i punti cardine della futura e possibilmente duratura Internazionale: tutti i partiti aderenti devono cambiare nome, diventando Partiti Comunisti del paese d'origine; la loro politica deve rifarsi a quella bolscevica e tutti quanti devono unirsi a difesa dell'unico grande stato socialista esistente al momento, ovvero la Russia; infine, questi partiti devono espellere le frange più anomale al loro interno, come ad esempio i riformisti. Richieste estremamente dure da parte di Lenin, conscio che avrebbero causato una grave crisi nelle sinistre europee. Nonostante tutto, nel 1921 l'Europa era costellata da partiti comunisti in diretto contatto con Mosca. Il prezzo da pagare, però, è alto: il rapporto privilegiato con Mosca avrebbe alienato buona parte del loro voto e, come presagito da Lenin stesso, l'antica alleanza con i socialisti si sarebbe spezzata definitivamente. Di fatto, i nuovi partiti comunisti diventano ovunque partito d'opposizione.
Il nuovo stato comunista non è ancora fuori pericolo. Dopo aver risolto le questioni esterne, il governo bolscevico deve rispondere alle gravi crisi interne lasciate dalle guerre continue ed a come far funzionare questa enorme macchina che è la Russia. Se già nel 1918 l'economia russa non è che stesse andando esattamente a gonfie vele, con la Guerra Civile le cose diventano insostenibili. I continui scontri nelle regioni dell'ex Impero provocano l'interruzione delle linee di produzione e di rifornimento. Le prime vittime di questo caos sono le grandi città che, non ricevendo nulla dalla campagna, cominciano ad affrontare la carestia. Doveva essere fermata. Il governo, nell'estate del 1918, si impone come padrone dell'economia russa. Nasce il Comunismo di Guerra. Le industrie più importanti vengono nazionalizzate; nascono i kolchoz e sovchoz, comunità contadine per aumentare la produttività nelle campagne, a base volontaria o gestite dai Soviet. Le riforme, però, non sono sufficienti a salvare la situazione. Nel 1920 il volume industriale della Russia è sette volte inferiore al 1913. Le città, strette dalla fame e dalla disoccupazione, si spopolano; il mercato nero imperversa nei grandi e piccoli centri. Le rovinose politiche del Comunismo di Guerra portano ad aggravare la carestia. Nonostante i numerosi tentativi di insabbiare la verità, circa 3 milioni di cittadini russi muoiono di fame tra il 1921 e l'estate del 1922. La notizia fa presto il giro d'Europa, danneggiando il prestigio del governo. La carestia, come nel 1917, avrebbe infiammato gli anni a venire. Nel marzo del 1921 i marinai di Kronstadt si ribellano, ma il tutto è represso nel sangue dall'esercito, sempre comunque fedele al governo. Mentre a Kronstadt l'esercito sopprime la rivolta, il Comintern viene richiamato per il suo decimo congresso. Qui viene appurato il fallimento del Comunismo di Guerra e la necessità di una nuova strategia. Nasce così la NEP, Nuova Politica Economica. Si basa su un punto fondamentale: una minima liberalizzazione del settore agricolo, industriale e commerciale. Se prima tutto era gestito dallo Stato, ora, dando una quota della produzione al governo, si poteva vendere sul mercato il surplus. La NEP salva la situazione, ma porta degli effetti collaterali non previsti: il mercato libero inizia a creare disparità tra chi possiede e chi no. Nell'ambito agricolo nascono i kulaki, contadini benestanti; nell'ambito industriale nascono i Nepmen, commercianti specializzati nei beni di consumo. La volontà di Lenin aveva cambiato fin nel profondo la società russa, ma mancano ancora passaggi fondamentali per rendere la Repubblica Socialista Rossa definitivamente Unione Sovietica.
Abbiamo affrontato fino a questo momento i cambiamenti più superficiali che hanno attraversato la Russia di questo periodo, come guerre e carestie, ma manca ancora la parte più importante: i Bolscevichi si erano ripromessi di cambiare non solo la politica e l'economia della Russia, ma anche il suo spirito. Come si fa a cambiare lo spirito di uno stato? In una parola: Costituzione. Nel 1918 i Bolscevichi, e solo loro, emanano una nuova costituzione per la Russia. Si affermava, nei suoi punti fondamentali, che i Soviet erano gli unici veri rappresentanti del popolo, assoluto sovrano del nuovo stato. Questo nuovo stato avrebbe avuto uno spirito federale, un ampio rispetto delle sue minoranze e infine sarebbe stato aperto a federarsi con altre repubbliche basate sui Soviet. Si può capire l'obiettivo: unire tutte le nazioni in una federazione comunista mondiale. La Russia era solo il primo passo. Tra il 1920 e il 1922, infatti, l'Armata Rossa invade alcune regioni dell'ex Impero, aiutando i sostenitori della causa comunista. Azerbaigian, Ucraina, Bielorussia, Armenia e Georgia diventano repubbliche comuniste come la Russia. Nel dicembre del 1922, si decide dai vari Soviet di queste nuove repubbliche e la Russia stessa di federarsi. Nasce l'URSS, l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Non si poteva più rispondere alla vecchia costituzione russa. Nel 1924 terminano i lavori per una nuova costituzione. Il potere è affidato al Congresso dei Soviet dell'Unione, ma de facto il potere è nelle mani dell'unico partito legalizzato: il Partito Comunista. Il partito gestisce le direttive ideologiche e politiche del governo, gestisce la polizia politica e il voto nei Soviet è a lista unica, con candidati scelti dal partito stesso. In sostanza, il Partito Comunista è indistinguibile dallo Stato, portando l'URSS ad un rigido centralismo in cui il potere della nazione è di fatto gestito dal piccolo gruppo dirigente del partito. La Rivoluzione era riuscita, almeno in apparenza, ma uno stato non può cambiare spirito solo con una nuova costituzione. Anche la cultura stessa della Russia doveva cambiare. Il partito decide di muoversi su più linee guida: la distruzione del potere religioso ortodosso, la liberalizzazione dei costumi e la scolarizzazione. La lotta contro la Chiesa Ortodossa, vista come corrotta, è già in sé breve e vittoriosa. In rapida successione arrivano il monopolio del matrimonio civile, il divorzio, l'aborto e la parità dei sessi. La scuola diventa obbligatoria fino ai 15 anni; inizia l'insegnamento delle dottrine marxiste fin dalla giovane età e la lotta contro l'analfabetismo. Gli studenti avrebbero formato la nuova classe intellettuale dell'Unione Sovietica. Ma cosa farne della vecchia? Molti erano già fuggiti, come Stravinskij e Chagall. Mentre stava nascendo il movimento delle avanguardie, movimento che sarebbe durato poco, il governo non vide di buon grado l'arte astratta e anomala di questi artisti e poeti. Già a metà degli anni Venti si poteva dire che la stagione delle avanguardie era conclusa. Non è un caso che la fine delle avanguardie coincida con un altro importante punto di svolta per la Russia.
Nell'aprile del 1922, Iosif Vissarionovich Džugašvili, per gli amici Stalin, diventa segretario generale del partito. Di origini georgiane, dapprima commissario del popolo per le nazionalità, Stalin aveva scalato rapidamente il partito. Lenin, però, vedeva in lui un uomo brutale e per questo, nel suo testamento politico, invita il partito a destituirlo. Ma proprio mentre Lenin pensa di criticare apertamente il nuovo segretario generale, nell'aprile del 1922 ha un ictus. La malattia divora dall'interno Lenin, il quale si spegnerà due anni più tardi, il 21 gennaio 1924. Alla morte di Lenin, lo scontro per la successione entra nel vivo. Il testamento politico non venne mai letto e Stalin rimane segretario generale, sempre più potente e solitario nella sua carica. La lotta vede come tema la centralizzazione e la burocratizzazione del partito. Trotsky entra in aperto conflitto con Stalin, ma il segretario generale può vantare il supporto di altri leader comunisti come Kamenev, Bucharin e Zinov'ev. Trotsky, uno dei più influenti leader bolscevichi, afferma che la deriva autoritaria sta snaturando la rivoluzione e che la Russia doveva essere solo il primo passo. Stalin e i suoi credono invece che l'Unione Sovietica necessitasse prima di stabilizzarsi per poi allargare la rivoluzione. I due concetti sono riassunti con due termini: Rivoluzione Permanente (Trotskista) e Socialismo in un solo paese (Staliniano). Il richiamo patriottico e riconoscimenti internazionali favoriscono Stalin. Trotsky, sconfitto, è allontanato dalle alte sfere del partito, sarebbe stato deportato in Asia Centrale e infine, più tardi, espulso dall'URSS.
Nell'autunno del 1925, Zinov'ev e Kamenev iniziano uno scontro sulla politica economica all'interno del partito. Secondo loro, la NEP stava riportando il capitalismo nelle campagne e per questo andava fermata. Bucharin, appoggiato da Stalin, si dichiara favorevole alla NEP. Zinov'ev e Kamenev devono allearsi con Trotsky per creare un fronte comune di opposizione. L'opposizione ha vita breve: tutti e tre i leader vengono allontanati o espulsi dal partito. Il potere di Stalin non ha più rivali. L'URSS inizia la sua discesa verso la dittatura personale del Segretario d'Acciaio. Con l'ascesa di Stalin al potere solitario del Partito Comunista, si può dire conclusa la fase rivoluzionaria. La Russia, a tutti gli effetti, è diventata Unione Sovietica.