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IL CODICE MAFIOSO

Roberto Saviano Official19:03

Transcription

[Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] sì [Musica] Arriva un mese e mezzo fa al boss dei Casalesi, Michele Zagaria, in carcere a Novara al 41 bis, è stata inviata questa lettera. So che ci sono cose molto più importanti che stare ad ascoltare me, ma penso che anche questa piccola soddisfazione possa aiutarti ad affrontare questo momento di ingiustizia che ti opprime. E sai che mi è difficile parlare con te; gli amici partono per le vacanze e si sono portati la conserva fatta in casa e ti salutano tanto. Al mercato hanno riempito la macchina di frutta fresca e dovevi vederli: sembravano Totò a Milano! Ci siamo fatti molte risate. Ma poi il pensiero si è subito rabbuiato pensando che non sei a casa a goderti queste piccole scene. Sai quanto ti vogliono tutti bene e sperano che possiamo riabbracciarti presto. Voglio dirti che stiamo tutti bene e anche i ragazzi crescono. Siamo a Roma, ma domani partiamo anche noi. Pensa che abbiamo visto il Papa e che ci ha salutati con la mano! Siamo andati a teatro a vedere la Norma, che è sempre molto bella e ha convinto tutti con la sua interpretazione convincente, che continua ancora. Anche gli altri cantano bene, anche il ragazzo che non conosce il copione! E anche zio Nicola, dal suo loggione, ha molto apprezzato e ha preso nota di tutto quanto ha sentito. Per le prove ha assicurato che anche in futuro ascolterà solo la Norma fino a quando si abbassa il sipario e gli orchestrali si alzano in piedi. Da intenditore, dice che certi copioni sbagliati rimarranno a marcire nei cassetti. Sarà sempre con noi fino al Giudizio finale del pubblico, perché ama la nostra terra e vuole riscattarla. Ci ha detto che vorrebbe comprare una pelliccia nuova alla sua signora. E penso che contribuirmo, come in passato. Lasciamo giudicare a lui che è esperto; noi non dimentichiamo mai chi ci ha fatto del bene e chi ci ha fatto del male, e la giustizia non ha tempo né luogo. Tutte le rate del mutuo sono regolari e Michele è soddisfatto della puntualità. Volevo dirtelo. Il bar di Antonio lavora molto ed è sempre pieno di clienti che vengono appositamente per le sue sfogliatelle, fatte venire fresche da Caserta tutte le mattine. Ti mando un abbraccio, il ricordo di Santa Lucia che è sempre venerata e possiamo vivere nel suo ricordo per tutta l'eternità.

[Applauso] [Musica] [Applauso] [Musica] Grazie. Questa… questa strana lettera che Elio ha letto inizia con una parola come “zio”. “Zio”, per il grande casalese, significa “boss”. Perché i mafiosi non parlano mai in maniera diretta, chiara; utilizzano sempre un linguaggio allusivo, metaforico, che non nasce tanto da non farsi capire… certo, qui è incomprensibile, me ne rendo conto, ma l'importante è non dare prova, non dare prova. Una volta che si finisce, magari, con un documento del genere davanti a una corte… dicevo, questa lettera inizia con “Caro zio”, appunto il nome con cui vengono chiamati i boss. E poi subito: “gli amici partono per le vacanze e si sono portati la conserva fatta in casa e ti salutano tanto”. Sembrerebbe un riferimento semplice, no? Molto probabilmente, perché qui si tenta un'ermeneutica, un'interpretazione di questa lettera, perché non c'è un'unica lettura; sono state fatte molte, quindi tentiamo una. Qui, molto probabilmente, quella frase significa: “gli affiliati vanno in carcere – le vacanze, andare in carcere, spesso vengono chiamati così, gli anni di carcere, gli anni di vacanza – vanno con la conserva fatta in casa”, cioè vanno in carcere dritti, con le regole dell'organizzazione, e ti salutano tanto, quindi non ci sono rischi di pentimenti. Poi c'è un passaggio ancora più sibillino: “al mercato hanno riempito la macchina di frutta fresca”. Che qui sembrerebbe… non è, per esempio, una cosa che sostituisce l'altra, no? “Domani arrivano i cavalli”, o qualcosa del genere? No, non è così. Proprio un linguaggio alto! “Al mercato hanno riempito la macchina di frutta fresca”. A pensarci, viene in mente questo: due grandi mercati ortofrutticoli, due dei più grandi d'Italia: Milano e Fondi, entrambi infiltrati dalle organizzazioni criminali, spesso con potere di monopolio. A Fondi, il mercato ortofrutticolo è sempre stato dominato dalla famiglia Schiavone, e Nicola Schiavone, il figlio di Sandro, che non aveva estromesso Michele Zagaria, il boss che riceve questa lettera. E allora, quindi, si sta dicendo: “hanno riempito la macchina di frutta fresca”, cioè forse, una volta che Nicola è finito in galera, loro dominano il mercato ortofrutticolo di Fondi. E poi dicono: “e dovevi vederli, sembravano Totò a Milano!”. Qua il riferimento al film di Totò, al comportamento di Totò… invece no. Secondo un'interpretazione, chi è che comandava il mercato ortofrutticolo di Milano? Salvatore Morabito, la 'ndrangheta. Molto probabilmente, qui è la comparazione: quindi noi comandiamo a Fondi come comandava Totò a Milano. Potrebbe essere questa una linea interpretativa. Poi, qui svelato il motivo per cui abbiamo ascoltato prima la Callas con “Casta Diva”: “la Norma”. Siamo andati a teatro a vedere la Norma, che è sempre molto bella e ha convinto tutti con la sua interpretazione convincente, che continua ancora. Anche gli altri cantano bene, anche il ragazzo che non conosce il copione. E qui è complessa l'interpretazione. Una potrebbe essere quella che la Norma, il Parlamento, la norma… addirittura, a cui potrebbe essere… il tutto va secondo norma. E secondo norma, per le organizzazioni, fare affari; l'eccezione è la repressione, o la legge contro di loro. La norma è il loro potere. Quindi tutto va secondo norma, e il riferimento al teatro potrebbe essere riferimento al Parlamento. Altra interpretazione, per esempio, una delle interpretazioni che fa Rosaria Capacchione, per esempio, è che invece ci si riferisca non al Parlamento, ma alla Cassazione. Il passaggio successivo fa riferimento a un Nicola: “anche zio Nicola, dal suo loggione, ha molto apprezzato e preso nota di tutto quanto ha sentito”. Questo zio Nicola, chi è? Potrebbe essere, ascoltando i documenti della DDA di Napoli che hanno chiesto l'arresto dell'ex sottosegretario Nicola Cosentino, sottosegretario all'economia… potrebbe essere Nicola Cosentino, o potrebbe essere il padre di Michele Zagaria. E qua il riferimento è ancora più complesso. “Per le prove ha assicurato che anche in futuro ascolterà solo la Norma”. Se è un politico, gli si sta comunicando che questo politico sarà fedele sino alla fine della legislatura. Se invece non dovesse essere un politico, è una persona pronta, già per il suo comportamento in aula… “certi copioni sbagliati rimarranno a marcire nei cassetti”, forse delle leggi… mi stanno comunicando che le leggi, a un boss che magari per il cambiamento politico è preoccupato, queste leggi rimarranno chiuse nei cassetti. Poi c'è il passaggio che ha allarmato di più, che è un passaggio questa volta chiaro; non si cercano forme sintattiche o grammaticali contorte per far arrivare il messaggio. Qui si dice: “noi non dimentichiamo mai chi ci ha fatto del bene e chi ci ha fatto del male; la giustizia non ha tempo né luogo”. Una di queste cose le ascolti spesso… le ascolti spesso quando, per esempio, capita che ammazzano Domenico Noviello dieci anni dopo, imprenditore che aveva denunciato il clan dei Casalesi. Dopo dieci anni di protezione, appena ha perso la protezione, il clan lo ha ammazzato. E capita che questa frase ti torni in mente quando ricordi che hanno ammazzato un personaggio, un camorrista, si chiamava Antonio Salzillo, vent'anni dopo la condanna a morte che aveva ricevuto. La sua famiglia, l'organizzazione… vivono di questo, non perdonano; hanno una memoria lunghissima, assai più lunga della memoria del diritto, della legge, dello Stato. E quindi qua è chiaro quello che vogliono dire: “noi non perdoniamo”.

Stai calmo, ci sarà il tempo per fare i conti. Ora dovremmo far vedere questa sera un dialogo ipotetico, un dialogo ipotetico che è stato costruito attraverso diverse informazioni raccolte negli anni di… come comunicano le persone, i familiari dei boss, il boss con i familiari. Alcune di queste informazioni raccolte in questo dialogo ricostruito vengono dalla collaboratrice di giustizia Anna Carrino, l'ex compagna del boss Bidognetti. “Ciao, come va a casa? I ragazzi stanno bene? La spesa, tutto a posto?” “Sono contento, è tutto sulle mie spalle, bisogna avere pazienza”. “A te manca qualcosa?” “A me manca tanto… una doccia”. “Ti dobbiamo portare qualcosa?” “Prendi qualcosa in un negozio al centro di Casal…”. Sembra un dialogo assolutamente innocuo: 41 bis, quindi telecamere che ti osservano, tutto viene registrato, vetro blindato che divide i due… sembra la cosa più innocua mai ascoltata. In realtà, cosa si sono detti? Decifrarlo non è complesso, una volta che conosci il meccanismo. “Come va a casa?” è la domanda sta a dire: “il clan, come funziona?” “I ragazzi stanno bene”, il clan è forte. “La spesa, tutto a posto”, significa il flusso di denaro che tiene il clan; cioè, senza quel denaro le persone tradiscono, si pentono, vanno dagli altri gruppi. E quindi la spesa significa: il denaro c'è. E la moglie si tocca il viso, il segno della barba. Barba uguale Sandokan. Sandokan vuole Francesco Schiavone, boss. Quindi lei sta comunicando: il flusso arriva da lui. “Sono contento”. E poi c'è il passaggio… un passaggio che, appunto, in un altro dialogo… qui abbiamo sintetizzato diversi frammenti… è avvenuto realmente… dice: “è tutto sulle mie spalle”. Questo segno è il segno del grado, il grado militare, perché c'era un capo zona del boss di Bidognetti che si chiamava Alessandro Cirillo, detto “o Sargente”. Quindi “è tutto sulle mie spalle” significava dire: “comanda o Sargente”. Poi quel gesto… anche quello è venuto davvero… quel gesto di odorarsi l'interno della camicia, della maglietta, sotto l'ascella… “la doccia, no? Puzza… puzza vuole spazzatura”. Spazzatura uguale l'imprenditore Michele Orsi. L'imprenditore Michele Orsi stava collaborando con i magistrati per raccontare i rapporti tra business dei rifiuti, camorra e politica. E quel gesto servì ad ordinare la sua morte, la sua esecuzione. E poi la frase finale: “ti devo portare qualcosa”, cioè dove deve avvenire questa esecuzione? “Portami qualcosa dal centro di Casal…”, al centro del paese… il messaggio deve essere chiaro. Le organizzazioni così fanno. Questo può sembrare un grande gioco, un gioco di rimandi, un'interpretazione filologica. In realtà, le organizzazioni hanno realmente saccheggiato le nostre parole. La parola “onore” è diventata quasi impronunciabile, saccheggiata dalle organizzazioni: “uomo d'onore”, “onorata società”. La parola “famiglia” è stata saccheggiata, la famiglia intesa come organizzazione. La parola “amico”, persino “amico degli amici”… parole magnifiche, mascherate come sinonimi di segmenti militari, organizzazioni, strutture. Allora, nella società Twitter, Facebook, di grande comunicazione… sempre impensabile che le organizzazioni possano ancora utilizzare pizzini o meccanismi di questo tipo. Ma la cosa più grave di tutte è che a parole mascherate corrispondono società mascherate. Quindi, partire da qui, questo posto, dove affrontare la parola da una lettera inviata in un carcere che vuole raccontare un territorio in questo modo, significa anche cercare di salvare la parola, di togliere questo mascheramento alla parola. Insomma, la verità è che l'unico modo, sia per rompere il rapporto di mascheramento che ha il potere criminale con la cultura criminale, è tornare a nominare le cose come sono, tornare a dire le cose come sono. E per questo, in questo modo, difendendo la parola, sono profondamente convinto che difenderemo anche il nostro territorio. Tutto qua, adesso.

[Musica]