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Terre Rare: quali sono, dove si trovano e la corsa geopolitica per i metalli delle tecnologie future

Geopop10:16

Transcription

Pensate che fino a qualche tempo fa nessuno se lo filava di striscio. Oggi tutti a caccia di terre rare. Secondo me, l'ingrediente magico dell'industria moderna. In realtà, l'attributo “rare” trae in inganno, perché sono più comuni di quanto non si creda. Le ultime stime del West CS United States Geological Survey suggeriscono che sulla Terra siano presenti circa 120 milioni di tonnellate di terre rare. C'è una quantità sufficiente a soddisfare l'attuale domanda globale per tre o quattro secoli. Quindi, le terre rare non sono rare in termini di abbondanza media nella crosta terrestre, quanto piuttosto per la bassa concentrazione dei loro depositi. In altri termini, non esistono dei giacimenti pieni zeppi di terre rare, ma sono molto dispersi, diluiti. Il fatto che siano così diluite comporta chiaramente dei costi di estrazione altissimi e, in molti casi, economicamente non giustificabili, a meno che non trovino un equilibrio con i costi estremamente bassi della manodopera o che non siano sostenuti da sussidi statali.

Prima di cominciare, iscrivetevi, perché la maggior parte di voi che segue GeoPopo non è iscritta. Fai iscrivervi: due o tre secondi, giù a posto. Le terre rare, come il litio, rappresentano, a mio avviso, uno dei più grandi temi industriali della comunità umana del ventunesimo secolo. Si tratta di elementi così importanti da essere impattanti sugli assetti geopolitici globali e, di conseguenza, sulle nostre vite e sulla nostra quotidianità. Le terre rare, che spesso troverete abbreviato in REE, ossia Rare Earth Elements, sono un insieme di 17 elementi chimici che possiamo trovare nella tavola periodica: Litio, Scandio e altri 15 elementi che fanno parte della famiglia dei lantanidi (l'accento sulla “a”, non dite lantanidi, altrimenti non potete fare divulgazione!). Certi: Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio e altri hanno nomi e… oltre a essere quasi impossibili da pronunciare, ma soprattutto da ricordare, probabilmente vi diranno poco o niente, perché difficilmente vengono trattati o riportati dai mass media. Ma sono, in realtà, degli elementi molto presenti nella nostra quotidianità.

Fino a un centinaio di anni fa erano praticamente sconosciuti. Oggi, invece, sono la chiave per le tecnologie più avanzate. Una delle peculiarità che rende questi elementi preziosi nell’industria di oggi è la loro capacità di esercitare un magnetismo resistente anche alle alte temperature. Questa è la loro caratteristica principale; per questo sono indispensabili nei prodotti tecnologici di nuova generazione. Le terre rare sono, infatti, componenti necessari per centinaia di prodotti in un’ampia gamma di applicazioni: in particolare, prodotti di consumo hi-tech come smartphone, tablet, PC, hard disk, batterie ricaricabili, veicoli elettrici e ibridi, monitor, televisori a schermo piatto e tanto, tanto altro. Non solo: l’impiego di questi elementi è ormai fondamentale in tanti settori, come nell’industria aerospaziale, quella elettronica, nell’ambito medico, petrolchimico, energetico. Le particolari proprietà delle terre rare, come le ottime caratteristiche a magneti che permettono ai magneti fabbricati con questi elementi di essere più potenti e meno pesanti di quelli convenzionali, oltre a mantenere le proprie proprietà ad alte temperature, tutto ciò li rende ormai indispensabili nell’ambito della produzione di gran parte dei prodotti tecnologici.

Dal momento che le fonti di energia rinnovabile diventano sempre più importanti e diffuse in tutto il mondo, ogni giorno la domanda globale di terre rare è in continuo aumento. Elementi come il Neodimio, il Disprosio e l’Ittrio, che sono importanti proprio nelle applicazioni di energia pulita e nelle industrie ad alta tecnologia, sono sotto i riflettori, in particolare da quando i veicoli elettrici e le auto ibride sono un business sempre più succoso. Per darvi un’idea dell’importanza della loro applicazione nella vita quotidiana, pensate che all’interno di una tipica automobile ibrida si può trovare circa un chilogrammo di terre rare. Una turbina eolica di 5 megawatt, invece, può contenere addirittura 800 kg di Neodimio e 200 di Disprosio: in tutto, mille chili di terre rare. Tuttavia, la loro importanza strategica raggiunge probabilmente l’apice nel settore militare. Infatti, elementi come l’Ittrio e il Neodimio sono fondamentali per la produzione della maggior parte delle armi più sofisticate e dei sistemi balistici delle forze armate praticamente di tutto il mondo.

L’aspetto curioso è che la quantità di terre rare in un dispositivo elettronico come uno smartphone è praticamente insignificante, insignificante in termini di peso e volume; eppure, senza quella piccolissima quantità, non sarebbe prestante come i modelli degli ultimi 15 anni o addirittura non funzionante. I nostri smartphone, se sono sempre più veloci, è anche grazie alle terre rare. Nel mio libro dico che le terre rare possono essere considerate come l’ingrediente magico dell’industria moderna. Andiamo a vedere dove e come sono distribuite le terre rare nel globo. La Cina possiede il 37% delle riserve mondiali. Seguono il Brasile e il Vietnam, entrambi intorno al 18%; poi c’è la Russia, 15%, mentre il restante 12% si trova sparso in altri paesi. Il più grande giacimento al mondo si chiama Bayan Obo; si trova in Mongolia interna. Si tratta di un giacimento a cielo aperto (andatevi a vedere il primo episodio di Geopolitics in cui parlo di giacimenti), costituito da tre corpi minerari principali e si estende per circa 18 chilometri. Pensate che da solo Bayan Obo costituisce il 50% della produzione di terre rare cinesi: mica poco. Cina, Cina, Cina! La Cina praticamente detiene il monopolio.

Nella prima metà del Novecento, la maggior parte delle terre rare proveniva da siti di estrazione indiani e brasiliani, principalmente. Negli anni ‘50, il primo produttore mondiale divenne il Sudafrica, per poi cedere lo scettro agli Stati Uniti attraverso la produzione nella miniera di Mountain Pass, in California. Tuttavia, negli anni ‘90, la produzione cinese, guidata principalmente da costi molto bassi della manodopera e investimenti sostenuti dallo Stato in infrastrutture e tecnologia, aveva già iniziato a raggiungere livelli in grado di soddisfare la domanda globale a un prezzo molto più basso, un prezzo con cui gli Stati Uniti non sono stati in grado di competere. Negli anni 2000, la Cina aveva quasi il completo dominio della produzione di terre rare. Le ragioni di questo monopolio sono diverse: oltre ad avere circa il 37% delle riserve globali, come abbiamo visto, la Cina ha costruito le fabbriche di produzione e raffinazione nei pressi delle miniere, in modo tale che la materia prima estratta potesse rapidamente raggiungerle. È stata una mossa astuta che ha permesso, insieme ai bassissimi costi della manodopera, di ridurre i costi globali della produzione di terre rare. Gli altri paesi, e in primis gli Stati Uniti, non sono riusciti a seguire la Cina, rimanendo così fuori dalla competizione, fregati.

Ma i cinesi non si sono fermati qui. Negli ultimi 15 anni hanno voluto espandere la produzione all’estero, acquisendo i diritti esclusivi di estrazione in Africa in cambio di grandi promesse per lo sviluppo e la costruzione di infrastrutture. Sono stati siglati dei grossi accordi nella Repubblica Democratica del Congo e in Kenya, dove la Cina si è impegnata a fornire quasi 700 milioni di dollari per la costruzione di un data center e di un’autostrada. In termini generali, detenere il monopolio di una risorsa significa, in un certo qual modo, rendere gli altri paesi dipendenti e, in questo modo, anche più deboli. Il governo degli Stati Uniti lo sa bene e sta ovviamente cercando di trovare una soluzione per sopperire a un eventuale blocco cinese delle esportazioni di questi minerali fondamentali. Le opzioni sul tavolo, però, non sono così tante. Il Vietnam potrebbe essere una soluzione, viste i legami sempre più stretti con Washington, ma il mercato più interessante dal punto di vista politico è rappresentato dall’Australia, che dispone di riserve stimate pari a 3,2 milioni di tonnellate, cioè circa il 3% di quelle globali.

Questo argomento è estremamente interessante perché fornisce un ottimo esempio di quanto gli aspetti geologici, le ricchezze contenute nelle rocce e la loro estrazione siano intrecciati con le economie dei paesi, con le loro alleanze, attriti e, di conseguenza, con le nostre vite. Il controllo e la produzione delle georisorse è probabilmente il fattore più determinante nella geopolitica internazionale ed è in grado di definire i giochi di potere. Funziona così per il petrolio, per il gas, per il litio e anche per le terre rare. Chi riesce ad avere il controllo maggiore di queste ricchezze, in un certo senso, ha il controllo del mondo. Spero che questo terzo episodio di Geopolitics vi sia piaciuto. Fatemi sapere cosa ne pensate, ma più che altro suggeritemi prossimi episodi. Questa è una serie che voglio tenere aperta, per cui mi servono idee. Lasciate nei commenti. Per chi si fosse imbattuto in questo video per la prima volta e vede GeoPopo, sappiate che ci sono tantissime altre video analoghi. Se vi è piaciuto questo video, ma se vi piace il canale GeoPopo in genere, iscrivetevi, campanellina per le notifiche e ci vediamo al prossimo video. Ciao! [Musica]