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Scetticismo

Angela B6:59

Transcription

Buongiorno ragazzi. In questo breve video parleremo dell'ultima delle filosofie ellenistiche cui abbiamo accennato nel video introduttivo, ovvero dello scetticismo.

Il fondatore della corrente filosofica dello scetticismo fu Pirrone di Elide, a partire dalla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Tuttavia, non si trattò inizialmente di una vera e propria scuola organizzata, come per l'epicureismo e lo stoicismo, quanto piuttosto di un movimento filosofico il cui assunto fondamentale è l'impossibilità da parte dell'uomo di giungere ad una verità assoluta, a causa della mancanza da parte sua di strumenti conoscitivi adeguati, sia sul piano sensoriale che su quello cognitivo.

Il termine scetticismo, infatti, viene dalla parola greca "skepsis", che significa dubbio, ma anche ricerca. Secondo la tradizione, infatti, il fondatore dello scetticismo, Pirrone di Elide, aveva viaggiato a lungo in Oriente al seguito di Alessandro Magno, e ciò gli aveva permesso di confrontarsi con popoli e culture di natura diversa e di giungere alla conclusione che proprio la molteplicità delle culture e la dimostrazione del fatto che è impossibile concordare su una verità universale e necessaria.

Come si può vedere, sotto questo aspetto, gli scettici sono eredi del relativismo di Protagora, il noto sofista che aveva sentenziato che "l'uomo è misura di tutte le cose". Nel corso della storia della filosofia, per tale motivo, gli scettici subirono a lungo la stessa critica rivolta ai sofisti: "Come si può affermare che non esiste alcuna forma di verità assoluta? Colui che afferma che non esiste la verità, infatti, sta già affermando una verità, cioè la propria."

Inoltre, come affermeranno Sant'Agostino e Cartesio: "Posso dubitare di ogni verità, ma non potrò mai negare la mia stessa esistenza, perché per il semplice fatto di stare pensando, io sono certo di esistere." E che dire poi della matematica? Come si fa a dubitare delle certezze matematiche? Se anche volessi, non potrei mai negare che due più due fa quattro, è un'affermazione universale e necessaria.

Tuttavia, queste critiche rivolte agli scettici mostrano come, in realtà, per lungo tempo il loro pensiero non sia stato compreso fino in fondo. Infatti, ciò che gli scettici negano non è l'esistenza delle cose, bensì la possibilità da parte dell'uomo di conoscere la struttura ontologica del reale. Essi non negano, quindi, che le cose percepite esistano e che siano fatte in un certo modo, ma negano solo la nostra capacità di elaborare una teoria universale che spieghi le cose al di là delle apparenze, dei fenomeni.

Questa posizione gnoseologica impedisce, quindi, agli scettici di elaborare una qualsivoglia teoria cosmologica. Mentre epicurei e stoici ci presentano una fisica definita e strutturata, gli scettici evitano accuratamente di esprimersi su questo tema.

Ebbene, quali sono le conseguenze sul piano etico? Come avete visto, la definizione della logica come impossibilità di giungere ad una teoria universalmente valida e della fisica come impossibilità di conoscere la struttura ontologica del cosmo, porta per conseguenza a scelte etiche ben precise, che adesso spiegheremo.

Come le altre filosofie ellenistiche, infatti, anche quella scettica si presenta come una cura per l'anima, come una strada da intraprendere verso la felicità. E anche per gli scettici, la felicità consiste nella "atarassia", termine che già conoscete, ovvero l'assenza di turbamenti dell'anima, che è la condizione esistenziale tipica del saggio.

Ora, dal momento che secondo gli scettici la stessa ricerca della verità rappresenta uno sforzo vano, un'inutile affanno, per l'uomo saggio sarà colui che abbandonerà questa ricerca e preferirà piuttosto sospendere il giudizio sulla verità, dal momento che non la potrà mai conoscere. Questa scelta di sospensione del giudizio, in greco, viene detta "epoché".

Per conseguenza, il saggio, se interrogato sulla verità, preferirà non esprimersi a riguardo, assumendo un atteggiamento definito di "afasia", cioè di silenzio. Il silenzio volontario, l'afasia, diviene, quindi, agli occhi degli scettici, una vera e propria virtù.

L'afasia non viene praticata solo rispetto alle teorie gnoseologiche e cosmologiche, ma anche a quelle etiche. Dal momento che non è possibile raggiungere alcuna forma di verità assoluta, non è possibile in alcun modo distinguere in via definitiva il bene dal male. Questi valori dipendono unicamente dal contesto culturale nel quale viviamo, e accapigliarsi nel tentativo di affermare i propri valori morali su quelli degli altri finisce per rendere gli uomini infelici. Così, le altre scuole filosofiche, nel tentativo di indirizzare i propri adepti verso la felicità, finiscono per renderli ancora più infelici.

Infine, essendo anche lo scetticismo una cura dell'anima, anche esso utilizza il lessico della medicina. "Epoché" e "afasia" sono detti argomenti purgativi, cioè purificatori, perché liberano l'anima da inutili preoccupazioni, mentre gli argomenti delle altre scuole sono detti tossici, perché la avvelenano.

Ebbene, quali conseguenze bisogna trarre dall'impossibilità di stabilire dei valori assoluti? Lo scettico preferirà a vivere con un atteggiamento indifferente nei confronti di ogni professione di verità. Egli vivrà senza rimpianti per il passato, senza timori per il presente e aspettative per il futuro. E laddove sia necessario operare delle scelte, preferirà piuttosto adeguarsi alle tradizioni, ovvero a quelle leggi o a quelle consuetudini che sono state tramandate dalla comunità in cui vive, poiché queste hanno già dimostrato in passato la loro validità. Dunque, seguire la tradizione per gli scettici risulta l'atteggiamento più ragionevole e più razionale, proprio perché, probabilmente, visto che è stata tramandata, essa risulta la migliore.

Ma è possibile vivere senza un credo morale? È giusto avere come unico punto di riferimento il conformismo? A voi la risposta.

Bene ragazzi, anche questo video termina qui. Grazie per avermi seguito e arrivederci al prossimo.