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Corso di Storia della filosofia - Università del Salento

Fabio Sulpizio1:29:30

Transcription

Allora, innanzitutto buongiorno. Spero che si senta bene.

Questa è la prima lezione del corso di storia della filosofia previsto per il primo anno al corso di educazione sociale e tecnica dell'intervento educativo. Eh, alcune informazioni di carattere organizzativo per cominciare. Cominciamo dal dall'orario: lunedì 9-11, martedì, se ricordo bene, sempre qui 14-14:15. Sarebbe mia intenzione, per permetterci anche di organizzarci meglio, non fare le canoniche due lezioni di 45 minuti, 9:45 o se preferite 9:40-10:00, pausa 10:15-11:00, ma fare una lezione unica e terminare prima delle 11:00, così da permettere a me, perché subito dopo ho un'altra lezione, di andare a fare altre lezioni, e a voi di prendervi un caffè con maggiore calma prima di incominciare subito la lezione successiva. Eh, questa è una proposta che significa che stamattina va così. Se siete d'accordo, poi continueremo in questo modo, altrimenti domani mi dite: "No, guardi, professore, preferiamo fare due lezioni da 45 minuti" e mi adeguerò senza problemi. Parlatene tra di voi, che è anche il secondo passaggio a cui tengo molto. Una delle differenze tra università e scuola è il fatto che viene richiesta da parte vostra non la maggiore collaborazione, perché a scuola c'è già collaborazione, un grado di autonomia decisionale di un certo tipo. Quindi alcune cose ve le imporrò io, semplicemente, molto banalmente, cioè si fa così e basta. Altre cose, invece, saranno il risultato di una certa contrattazione. Quindi su alcune questioni, per esempio l'organizzazione minima, procederemo anche in questo modo. Io vi dico che per esperienza è preferibile, anche perché spesso il pomeriggio alcuni di voi hanno problemi con le corriere e così via, finire qualche minuto prima, ma insisto, parlatene fra di voi e domani mi dite.

Seconda questione di organizzazione. Mia intenzione ed è meglio per tutti, anche per voi, terminare il corso prima di Natale, perché così chi avesse intenzione di fare l'esame subito a gennaio, arriveremo presto anche alla questione degli esami, ha tutto il tempo per prepararlo con calma e c'è anche dal punto di vista formale il numero minimo di giorni che dovrebbe essere previsto tra il termine delle lezioni e il primo appello utile. Aggiungo che solo quando non è successo ci siamo ritrovati a fare una lezione, una lezione il 15 gennaio. Chiedo a voi semplicemente se ha senso tutto questo. Non ho ancora fatto bene i conti, dovremmo farcela, ma vi chiederò eventualmente la disponibilità per o una lezione aggiuntiva o un giorno, nel caso, tirare un po' più in là e fare non 2 ore, 3 ore. Non è ancora detto. Spero che non sia necessario, ma eventualmente questo potrebbe essere utile.

Terza comunicazione. La prima parte di lezione andrà così, ragazzi, quindi, eh, pigliatevela un po' di calma, prendete nota perché è importante. Gli appelli di esame, ho già individuato le date degli appelli di esame, li troverete sulla pagina docente. Non me le ricordo perché non me le ricordo, ma ci sono già tutte. Quindi potete già programmarvi per tutto il prossimo anno, eventualmente, la data. Aggiungo una nota importante riguardante la modalità d'esame. Due saranno le possibilità. Nel programma vi voi leggete che chi di voi volesse sostenere l'esame, fa una prova scritta e dovrà prendere contatto con il docente, cioè col sottoscritto. Vi spiego quali sono le modalità d'esame. Una, la modalità classica, cioè vi iscrivete, vi iscrivete, vi raccomando, non è una cosa banale, se non vi iscrivete voi all'esame mediante S3, prenderete presto confidenza con tutti i meccanismi amministrativi e informatici, ma se non vi iscrivete voi all'esame o se non mi date esplicita comunicazione via mail che per qualche motivo non siete riusciti a iscrivervi e quindi ci sarà forse un problema di carattere informatico, l'esame non lo date e né posso iscrivervi io di mia libera sponte, no? Vi iscrivete all'esame, vi presentate il giorno dell'esame, fate l'esame orale e l'esame orale è su testi in programma che vi illustrerò fra poco, poi io vi comunico l'esame, accettate, non accettate e così via.

Seconda modalità, tendenzialmente una settimana prima, almeno per la prova orale, io aprirò su un portale dell'Università di Salento che si chiama E-Learning Unisalento, a cui siete pregati di iscrivervi, ora vi spiegherò come e perché, eh, un quiz a risposta aperta. Tre domande sul programma d'esame. Potete fare questo esame dove volete, è online, quindi se siete in vacanza, se siete sul treno, se siete a casa, se siete dove volete potete fare l'esame. Avete tempo dalle 8:30 del mattino a mezzanotte, quindi non non c'è una fascia e complessivamente per rispondere alle tre domande avrete 360 minuti. Che significa? Due cose. Io comincio, io mi collego alle 8:31. Bene, comincio il test e ho 360 minuti di tempo per chiudere le tre domande. Se interrompo e riprendo, ricomincia da capo. Non è che interrompo perché leggo la domanda, voglio andare a vedere bene sui libri cosa c'è scritto eccetera, no? Cioè, si ricomincia da capo. Se vi collegate alle 11:45 di sera, non avrete 360 minuti, avrete 15 minuti perché a mezzanotte si chiude. Prima cosa. Seconda cosa, le domande saranno estratte a sorte dal sistema da un fondo di domande che avrò già preparato, per cui non capiterà, facciamo finta, io interrompo una domanda perché voglio verificare e ricomincio da capo. Non è detto che ricapiti la stessa domanda e non è detto che ricapiti nello stesso ordine. Una volta che avrete terminato e quindi il test sarà chiuso eccetera, io valuterò la vostra risposta, vi comunicherò prima della prova orale l'esito. Voi a quel punto potrete decidere se accettare il voto o meno. Se accettate il voto, il giorno dell'esame dovete venire in presenza. Dovete presentarvi e dire chiaramente sì, io verificherò la vostra identità, verificherò che siano, cioè che ci sia corrispondenza e a quel punto il voto verrà verbalizzato. Se non vi presentate, il voto non viene verbalizzato semplicemente perché non ho perché devo avere un feedback da parte vostra in cui esplicitamente venite e accettate il voto. Tenete conto, voi avete un doppio passaggio prima questo momento qui, poi il voto, una volta che sarà caricato nel portale, quindi sul vostro libretto, vi arriverà un messaggio sulla app Unitolento. Chi non l'ha fatto è pregato di scaricarla perché è importante, in cui vi si chiederà di accettare il voto. Avrete 3 giorni di tempo. In quel caso vige il principio del silenzio assenso, cioè se non fate niente vuol dire che il voto vi va bene e quindi verrà caricato. Il mio consiglio, però, siccome io non mi fido fondamentalmente delle macchine, questa è una cosa su cui tornerò spesso e volentieri, io sono convinto che le macchine siano vive, non soltanto i computer, anche le automobili, le biciclette in genere siano vive e dispettose, si divertono, smettono di funzionare nel momento in cui veramente c'è bisogno. A chi di voi non è mai capitato di trovarsi con la gomma forata quando doveva assolutamente andare in fretta oppure che non partiva la macchina eppure doveva urgentemente andare da un'altra parte? Ecco, cioè non è mai un caso, è un presupposto. A maggior ragione e in quel caso, nel momento in cui vi arriverà il comunicato, io vi consiglio di accettare o rifiutare, comunque dare una risposta. Nel momento in cui rifiutate, il problema c'è, il voto non viene caricato e ridate l'esame. Significa questo. Vi io vi propongo un voto. Facciamo un esempio banale. Io vi propongo un voto che sia scritto l'orario, poco conta. Sul momento voi dite sì. Perché? Perché dite sì? Vi avrete 3 giorni di tempo per cambiare idea. Se prima mi dite sì e poi vi e poi mi poi dite no, non è che al sottoscritto il si arrabbia, va in escandescenza, anche perché altra comunicazione importante, di voi mi dimentico dopo 10 secondi che vi ho visto. Sono una memoria pessima. Quindi, cioè, mi dimentico le facce, mi dimentico e mi dimentico tutto. Essenzialmente, come ho avuto già modo di dire, tutta la mia concentrazione se va nel riconoscere i miei gatti, sono 18, se permettete, sono parecchi e tutto il resto. Quindi la mia memoria si consuma in quella maniera lì, quindi non c'è, quindi non è problema. Oddio, si ricorda di me. No, non mi ricorderò. Quindi potete tranquillamente anche cambiare idea. Se accettate il voto, accettate, mi raccomando, così che il voto verrà correttamente caricato online.

Questo riguarda la modalità d'esame. Caricherò più in là, quando avrò un'idea un po' più chiara sulle tempistiche, anche le date per quel che riguarda le prove scritte. Tenete conto di una cosa? Paradossalmente potranno cambiare, eventualmente in casi eccezionali, le date della prova orale. Può succedere che io ho individuato, faccio per dire, primo aprile come data possibile, c'è un fatto X di inaugurazione d'anno accademico, un un evento particolare che dice che no, quel giorno lì la didattica è sospesa. A questo punto l'appello orale il primo aprile viene spostato a dopo. Gli appelli non vengono mai anticipati, vengono semmai posticipati di 1 o 2 giorni. Questo per la prova orale. La prova scritta no. La prova scritta, una volta che avrò individuato le date, saranno quelle, se non altro perché avendo la possibilità di fare online ciascuno a casa e tendenzialmente le prove scritte saranno di più rispetto alle prove orali, cioè mentre gli appelli orali saranno, non mi ricordo, 7-8 quelli che sono, tendenzialmente le prove scritte saranno un al mese. Ovviamente quando verrà fatta una prova scritta nel mese in cui non è previsto l'appello, semplicemente verrà verbalizzato nell'appello successivo. Quindi facciamo finta, prova scritta agli inizi di maggio, primo appello utile la prima metà di giugno. Io metterò una prova scritta agli inizi di maggio, una prova scritta agli inizi di giugno. Voi sarete informati prima perché ci arriveremo presto su E-Learning di Salento. Metterò le date di tutti gli appelli utili, così da potervi organizzare.

Seconda questione importante per quel che riguarda la verbalizzazione. Ipotizziamo che facciate la prova scritta, ma quel giorno lì per il motivo X non non sono tenuto a sapere qual è il motivo. Avete eh motivi legittimi, non è un problema. Non potete venire in presenza a verbalizzare il voto. Nessun problema della misura, perché la valutazione data, la prova scritta vale un anno. Voi avete un anno di tempo per venire a registrare la valutazione scritta. Dico un anno semplicemente perché vi conviene a un certo punto gli esami come questione per tante questioni accumulare il numero di crediti necessari per quel che riguarda il passaggio a primo, secondo anno e così via. Ma insomma, quello è. Quindi vale un anno. Non potete venire alla metà di gennaio, venite all'inizio di febbraio. L'importante è che quando venite, veniate con la carta d'identità e cortesemente magari se mi avvertite giusto per verificare un attimo il numero delle persone.

Terzo punto, cos'è questo E-Learning Unisalento? E-Learning Unisalento è un portale in cui il sottoscritto caricherà non soltanto le informazioni riguardanti l'esame, non soltanto le prove scritte, ma caricherà il programma d'esame, caricherà eventuale materiale di cui parlerò a lezione, pagine, dispense e così via e soprattutto cercherò di caricare quando è possibile le registrazioni delle lezioni, perché io cercherò, ce la faccio, di registrare tutte le lezioni e le metterò online, così che chi sempre se il computer funziona eh, che tutto torniamo al discorso delle macchine dispettose, così che anche chi non può seguire regolarmente, anche chi ha difficoltà eccetera, possa recuperare la lezione senza particolari problemi. Io dico E-Learning Salento perché lì c'è il link automatico, ma comunque le mie lezioni saranno visibili per un certo periodo, credo solitamente 30 giorni, sulla pagina Facebook Saprea Aure, che è la pagina informativa che uso su Facebook e sul mio canale YouTube, che invece lì finché non lo cancello, penso che resteranno e lo cancellerò quando andrò in pensione, resteranno per tutto il tempo necessario. Come arrivare su queste pagine? Di nuovo, la maniera più semplice a livello informativo è che ci sono due canali preferenziali. Il primo è un canale WhatsApp. È un canale WhatsApp, non un gruppo, un canale, quindi semplicemente arriveranno le comunicazioni da parte mia. Canale WhatsApp in cui caricherò volta per volta tutte le informazioni riguardanti l'insegnamento, le date, gli esami, i link alle lezioni. Se dovesse succedere una cosa tipo che mi si guasta l'automobile mentre vengo al lavoro e la lezione non la posso fare, cosa posso fare per avvertire gli studenti? La cosa più semplice è mando, oltre che la pagina docente, insomma, chi legge la pagina docente, diciamoci la verità, quanto regolarmente, o chiamare la segreteria, ma a volte qui la segreteria e la signora portineria hanno molti impegni, mando un mando un messaggio sul canale WhatsApp che sia così che siate immediatamente informati. La seconda modalità è, scusate, un blog che ho fabiulpizio.blog.wordpress.com, wordpress.com, in cui di nuovo, volta per volta, caricherò sempre tutte le informazioni ed è un po' il blog tramite il quale poi diffondo tutto perché lì caricherò i link alle lezioni, il link a E-Learning Unisalento, quindi per accedere per la maniera più veloce, gli avvisi riguardanti gli esami. Si trova tutto lì. Fabiusulpizioblog.wordpress.com, ma se cercate una cosa tipo Fabio sul pizio blog dovrebbe venire fuori, è facilmente riconoscibile. Questo vale anche, e chiudo tutta la questione riguardante le modalità di contatto, anche per i profili sia Facebook su Saprea Aure, sia un profilo su Threads e uno su Blue Sky. L'avevo anche uno su X, ma X fa schifo e quindi l'ho lasciato, eh. Si chiamano questi questi profili Caffè de Lumière, caffè illuminista. Allora, è facile riconoscermi, non ci sono problemi, non ci possono essere problemi di omonimia. Se c'è l'icona del caffè sono io. Se non c'è l'icona del caffè non sono io. In tutti i miei profili social c'è sempre un'icona in qualche modo del caffè. Chiedetevi perché. Vabbè. Eh, questo è il punto. Quindi, eh, in questa maniera avrete sarete informati di tutte di tutto quanto. Altre cose mi verranno in mente e le dirò poi, insomma, no? Questo è per quel che riguarda i riferimenti stanziali. Ovviamente lo do scontato per domande eccetera, c'è sempre la mail istituzionale, quindi potete tranquillamente scrivere alla mia mail e vi risponderò. Questo per la la chiusura.

L'iscrizione a Unitolento è semplice. Per accedervi, per iscrivervi dovete usare la vostra mail istituzionale, quindi nome.cognome@studenti.unisalento.it e la password con cui entrate negli altri servizi Unisalento. A quel punto entrate. Sempre a proposito del fatto che le macchine sono dispettose, volte non ho ancora capito perché, in base a quale criterio, viene chiesto un'ulteriore chiave d'accesso, non so perché. Deciderei, non decido io. Le chiavi di accesso possibili sono due: tavolo oppure Lucrezio. Lucrezio, il poeta latino. Eh, non lo so perché, cioè, ogni tanto decide. Se avete problemi, potete comunque scrivermi una mail e vi chiarirò queste cose. Tutto questo, per cominciare. fabio.sulpizio@unisalento.it la mail dei docenti ha sempre la medesima struttura della vostra, ma manca l'espressione studenti, quindi nome.cognome@unisalento.it. Di nuovo, comunque tramite la pagina docente trovate queste informazioni. Detto tutto questo e probabilmente mi sarò dimenticando qualcosa che mi tornerà in mente più in là, cominciamo un po' a illustrare il corso, eh, e comincerei dal titolo: Devianza, ragione, filosofia. È un corso di storia della filosofia a cui che quest'anno ho deciso di impostare in maniera un po' diversa rispetto ai corsi più classici degli anni precedenti, cioè tenuto conto di un dato che può sembrare banale, ma non lo è, ovvero che l'idea di educazione, scusate, pensate un attimo al al titolo del corso: Educazione sociale e tecnica dell'intervento educativo. Fermiamoci un attimo le due parole principali, le prime due parole: Educazione sociale. Il processo educativo e l'idea di educazione non è mai un processo e un'idea semplicemente legate a come posso dire a un mestiere specificamente definito da un luogo quale può essere la scuola. Solitamente noi associamo più o meno automaticamente l'idea di educazione, l'idea di scuola ed è un'idea limitativa. Può essere la scuola, può essere altri contesti specifici, ma l'idea di educazione rinvia da questo punto di vista a una prospettiva di, chiamiamolo con un'espressione che detesto abbastanza perché è diventata un po' uno slogan, formazione permanente, che non significa semplicemente sottoporsi periodicamente a corsi di aggiornamento a cui guardiamo con occhi un po' storti perché siamo costretti a farlo, ma l'idea di imparare, continuare. Non neanche imparare ad imparare, questa è un'altra formula. Edgar Morin, uno dei più importanti pensatori, filosofi, pedagogisti del secolo scorso e non solo anche di questo, ha usato questa espressione imparare di imparare, che in realtà è mutuata anche dalla cibernetica, per spiegare come oggi, che poi è un oggi che ha circa 300 anni, quindi insomma un oggi molto largo, la cosa più importante da fare è acquisire quelle capacità, non dico competenze, quelle capacità e quella forma che mi permette di comprendere, comprendere volta per volta il contesto in cui mi trovo e di elaborare gli strumenti giusti per agire su quel contesto, che non è detto che siano quelli sempre usati perché i contesti cambiano e cambiando i contesti dobbiamo essere capaci noi di cambiare come relazionarci al contesto e quindi le modalità di intervento. Pena il rischio di finire in un vicolo cieco evolutivo e di meritare l'esenzione, meritare dal punto di vista morale, semplicemente tutta l'incapacità. C'è un filosofo francese, Georges Canguilhem, ne parlo, vi accennerò soltanto, che elabora un concetto di normalità come essere come capacità di essere normativi. La normalità esiste, ma non è la media, non è l'essere più o meno uguali agli altri, è la capacità di saper elaborare norme nuove di fronte a contesti nuovi, normativi come capacità di inventare soluzioni nuove, perché la ripetizione di soluzioni vecchie è semplicemente nevrosi e quindi paradossalmente si rischia di cadere non nella normalità, ma nella anormalità. Quindi se questo filosofo la normalità continuare a cambiare la normalità, secondo filosofo, non è semplicemente continuare a cambiare, perché si può anche cambiare in maniera, virgolette, patologica, è la capacità di comprendere mediante gli strumenti a ragione. Ora vedremo di comprendere il contesto in cui ci muoviamo, gli elementi di novità e non limitarci semplicemente a ripetere ciò che abbiamo già fatto, ma sapere essere, virgolette, inventivi, comprendere la necessità a volte di trovare strade differenti. In qualche misura tutto il corso affronterà un po' un po' questo tema, perché perché cercherò di indicare alcuni momenti importanti riguardanti il dibattito su follia e ragione e quindi il rapporto tra follia e filosofia, perché la filosofia ha sempre cercato di definirsi come, se non una disciplina, una vocazione che riflette sulle forme di razionalità antiche, moderne, contemporanee, future e sulle forme di razionalità più cogenti, diciamo anche più utili, più corrispondenti alla a una presunta natura razionale dell'essere umano, perché bisogna anche interrogarsi su questo. E vedremo un po' alcune cose. Ma follia è da una parte, c'è tutta la follia è un tema classico della medicina fin dall'antichità, da Ippocrate in poi questo dato. Ma da un certo momento in poi il tema della follia è diventato non soltanto un tema medico, soltanto un tema letterario. Pensate l'Orlando Furioso, la follia di Orlando, ad esempio, tema letterario famosissimo, cioè da Berri e così via, le varie forme della follia. Ma è diventato un tema sociale. Faccio una domanda banale anche qui. Il folle va, virgolette, semplicemente recluso? Tutto perché andrebbe recluso? C'è una domanda originaria. Perché il folle andrebbe recluso e non semplicemente, che so, scacciato, come avveniva ancora nel Medioevo, o quantomeno lasciato libero di muoversi in condizioni più o meno eh di di sicurezza? Altro tema complicato. È una minaccia alla normalità? Sì, ma di nuovo, che normalità è? Dobbiamo individuare, si collega questo elemento, il contesto. Quindi prima domanda, il il folle va recluso e nel momento in cui va recluso, ammettiamo che ammettiamo che una volta recluso, che cosa dobbiamo fare con lui? Qual è il nostro dovere nei confronti del folle? La prima, una in realtà la prima risposta, una risposta molto complicata, da qui diciamo partiamo per questioni di percorso interno, è una risposta che viene data fondamentalmente negli anni della Rivoluzione francese sul seguito di un di un dibattito molto importante che aveva nei decenni precedenti, un dibattito estremamente complesso che investiva l'idea di uomo, l'idea di società, l'idea di dovere del cittadino, l'idea di dovere dello Stato nei confronti del cittadino riguardante una serie di aspetti che per noi sono dati per scontati: la sanità. Perché lo Stato dovrebbe rendersi carico della salute dei cittadini? Perché non ci deve pensare la famiglia? Oppure, se preferite, in che misura la famiglia deve contribuire e viceversa. Questi non sono temi estremamente dibattuti, ma negli anni della Rivoluzione francese c'è un un primo momento di snodo che viene esemplificato nella, ci torneremo anche questo, per la figura di Pinel e che viene semplificata con l'istituzione contemporanea di una nuova disciplina che noi chiamiamo psichiatria e di una nuova struttura ospedaliera che saranno i manicomi. Cioè l'idea che i folli debbano essere non più solo reclusi, ma curati, primo passaggio non da poco, e che per curare i folli sia necessario una struttura adeguata e specifica che si occupi esplicitamente specificamente di quel tipo di patologie al plurale, perché la follia non è unitaria. Ci sono varie forme di follia. Di questo, di questo avrò modo di affrontarlo. Io mi concentrerò in particolare su una specifica forma di era chiamata mania, era chiamata follia, ma in realtà è qualcosa di più e qualcosa di diverso: la malinconia. La malinconia è un grande tema di nuovo letterario, filosofico, medico che dell'antichità in poi ci accompagna. È una delle forme di malattia mentale individuate in questi anni che merita un trattamento, nel doppio senso del termine, trattamento dal punto di vista della comprensione concettuale diversa. E anche ciò che sembra definire attraverso varie trasformazioni interne un comune sentire dell'ultimo cinquantennio, soprattutto nella società occidentale.

Faccio un salto un attimo al terzo testo in programma. Allora, il primo testo è un testo che troverete più in là, che è un piccolo, piccolo, neanche tanto, comunque un lavoro che sto ultimando sulla nascita della psichiatria, lo troverete scaricabile da E-Learning Salento. L'ultimo testo è un testo di Mark Fisher, "Spettri della mia vita". Mark Fisher è stato, purtroppo, perché è morto qualche anno fa, un autore curioso, filosofo, un sociologo, studioso di musica contemporanea, musicologo molto fine, politologo. Questo testo "Spettri della mia vita" è una raccolta di suoi interventi su quello che era il suo blog che si chiamava K-Punk. Il sottotitolo dice molto: "Scritti su depressione, ontologia". Ontologia e futuri perduti. Depressione. Depressione cos'è depressione? È il termine patologico con cui si individua spesso la malinconia. La malinconia non è solo la depressione, ma la depressione viene spesso connessa così. Depressione, però, è qui il tema centrale di Fisher, la depressione. Fisher soffriva di depressione, aveva una forma patologica di depressione. Fisher si è suicidato. Non è un elemento che dice tutto sul suo pensiero, ma dice qualcosa sulla sua vicenda biografica. Attenzione, questo è un avviso, come posso dire, di carattere metodologico. Mai confondere la persona con l'opera. Rousseau umanamente era un uomo non propriamente degno, abbandona i suoi figli eccetera eccetera eccetera. Non ha scritto opere straordinarie dal punto di vista filosofico. Non si valuta la filosofia di un autore dalla sua vita e viceversa. Questo è un dato. Fisher. Con questo voglio dire che non è che Fisher scrive depressione perché era depresso e si è suicidato, quindi no. Fisher scrive depressione indiscutibilmente perché era depresso, ma perché lui fa oggetto di riflessione del suo stato e si chiede quello stato specifico a cosa è dovuto, quali sono le cause e quindi quali sono altro testo che non è in programma, ma per dire come quali sono le armi che io posso utilizzare per combattere questo stato, per cambiare? Conosci le tue armi? Questo era, esula nella misura in cui non possiamo fare un ragionamento automatico. L'uomo era così, l'opera è così. L'uomo può anche essere miserevole dal punto di vista umano e morale, ma l'opera straordinaria è lo stesso. O l'uomo può essere un bellissimo e l'opera è abbastanza insulsa, cioè non è quello il punto. Permettete di farmi proprio una, come posso dire, un paragone un po' così. Michael Jordan è stato probabilmente il più grande giocatore di basket della storia. Con ogni probabilità era un ludopatico. Lo dicono tutti, non lo so, ci sono queste battute. Le due cose sono inficiate una, l'altra, cioè il fatto che fosse ludopatico fa sì che non sia valutabile come più grande giocatore di basket. Oppure il fatto di essere più grande giocatore di basket era dovuto al fatto che era ludopatico? Ma sì, no, è detto. Se io sono così tanto ossessionato dal gioco, dalla dal gioco, dalla vittoria eccetera, può anche darsi che questo si trasformi in ossessione per la vittoria eccetera, ma non è automatico. La cosa a cui prestare attenzione è evitare i facili automatismi. Quando Fischer ragionando sulla sua situazione specifica cerca di individuare i motivi, anche quali altri motivi, a parte una possibile causalità di carattere organico. Perché ad esempio intorno alla depressione, alla malinconia per molto tempo, ogni tanto ritorna fuori questo aspetto, se ne dà semplicemente una spiegazione causale di carattere organico. C'è qualcosa che, virgolette, non funziona, a voi l'ha scelta, il nostro cervello, nel nostro corpo, determinati ghiandoli e così via che mi procura mi causa questo stato e quindi l'unica soluzione sono i farmaci. Non è detto, non che i farmaci non siano utili, ma non è detto che siano l'unica e sola soluzione. Nel caso di Fisher c'è una riflessione importante sulle cause sociali e culturali della depressione. Voi tutti avrete sentito parlare di quell'espressione sempre inglese, il dropout o comunque questa situazione di stress estremo per cui persone che in teoria non dovrebbero avere motivo per essere stanche, esauste, esaurite, notate spesso i termini che vengono usati esaurite per senso che svuotate di ogni energia, depressi, eccetera, pure lo sono perché perché perdiamo la comprensione della rete di connessioni che causano quegli eventi. Nel caso di Fisher questo anticipo un tema su cui ci torneremo poi, quello che lui chiama futuri perduti. Essenzialmente Fisher notava, facciamo opere di diagnosi, potremmo dire, della contemporaneità. Notava nel suo presente, nel nostro presente, il fatto che non abbiamo un futuro, che non significa semplicemente che domani potrebbe esplodere e non esistere più il pianeta Terra. Quello è un è uno dei tanti casi di assenza di futuro. Ciò che spaventava di più Fisher era il fatto che fino a un certo punto della nostra cultura, della nostra vita intesa come vita culturale di paese, c'era un'immaginazione di un futuro diverso, un futuro più felice, un futuro migliore, un futuro in cui non c'era, non so voi la scelta, la fame del mondo, che so io. C'è invece il fatto che da un certo momento in poi, essenzialmente potremmo dire dalla metà degli anni '80, tutti i futuri immaginati non sono altro che ripetizioni continue del futuro presente. Sì, potranno esserci cambiamenti dal punto di vista tecnologico. Inizio degli anni '80 nessuno pensava a Internet, oggi voi siete nati che Internet è più vecchio di voi. Non è una cosa da sottovalutare. Che Internet ha impattato sulle modalità relazionali e comunicative. Per esempio, altra cosa che viene detta molto facilmente, ah, l'odio che gira sui social, sì, certo, d'accordo, cioè l'odio sui social e così via, ma è anche espressione di una modalità comunicativa specifica di quella forma comunicativa di cui io ho avuto conoscenza perché l'ho vista arrivare e l'ho subita in un certo modo. Voi semplicemente ci siete dentro. Per voi è normale quella modalità comunicativa che non sto dicendo che comunicate così, sto dicendo che per voi è un linguaggio normale perché l'avete imparato esattamente come avete imparato a a camminare e lo avete imparato esattamente come avete imparato a parlare la lingua materna. Questo comporta una codificazione di codici comunicativi di un certo tipo. L'assenza di futuro, diceva Fisher, impatta su in che modo? Su di noi con una sorta di ansia perenne. Faccio un esempio non Fiseriano perché Fisher è morto prima che potesse vedere, ma secondo me gli sarebbe piaciuto tanto e forse è un esempio che non riguarda più voi perché comincio a pensare che sia finito e che voi ormai non avete più visto, ma in qualche modo è come se il nostro mondo fosse il mondo, questo l'ho detto più volte, di Attack on Titan. E no, il nostro meglio il vostro, io son vecchio, il vostro mondo di Attack on Titan, cioè un mondo in cui essenzialmente non ci si può fidare di nessuno, in cui l'unico futuro che riusciamo a immaginare è quello di ansia, terrore. Se arriva qualcuno da fuori che, virgolette, ci mangia, ovvero essere contaminati da qualcosa di terrificante, l'ansia di ciò che potrebbe avvenire domani su cui non abbiamo alcun controllo, la mancanza di controllo, l'ansia da incapacità, ovvero il non essere adeguati. Esempio più Fiseriano, il dover sempre dimostrare di essere all'altezza. Fisher faceva questo ragionamento come intellettuale, anche come docente universitario, ma questo vale per tutti: il doversi sottoporre a continue valutazioni su valutazioni che poi molto spesso valutazioni non si capiscono, ma non è quello il punto. Di nuovo, eh, scusatemi, non è molto filosofico, è come Dragon Ball. Dragon Ball comincia e combatte contro un nemico, la volta successiva un nemico più forte, poi uno più forte, poi uno più forte, poi uno più forte. Di nuovo è sempre la questione come e come i videogiochi, cioè dover passare a un livello successivo, ma passare a un livello successivo significa essere permanentemente in tensione, non poter mai dire "Ecco, così sto bene, sono felice, sono soddisfatto, questa è la mia vita, va bene così" perché nel momento in cui provo a dire una cosa del genere rischio di essere superato, di essere messo sotto scacco, ovvero di non soddisfare quelle esigenze, quelle richieste che possono essere esigenze richieste di carattere banalmente economico, non ti aumenta lo stipendio, ti eh scade il contratto e così via. Fanno ipotetici che ha fatto un ragionamento molto lucido riguardante proprio i problemi del lavoro a tempo determinato, ma questa è un'altra questione, ma anche esigenze di carattere culturale. Quante volte vi sarete sentiti dire "Mi raccomando, non ti accontentare" oppure "Dimostra quanto vali" e così. Cioè, il fatto che abbiamo introiettato un certo modello di relazione culturale e sociale ci porta comportamenti, mi verrebbe dire ossessivi. Una parte e quelli che non appena finiscono di mangiare, prima ancora di salutare la moglie e il figlio si collegano e vanno a vedere la mail, la posta elettronica, perché ci può essere qualche mail importantissimo a cui devo rispondere immediatamente, due volte su tre pubblicità, ma devo stare lì, oppure comportamenti, virgolette, di stampo depressivo, tanto non sono capace, chi se ne importa, non ce la faccio e dire una serie di conseguenze. Anche queste sono forme di devianza.

E torniamo al testo centrale che è in qualche modo il cuore del corso, che è una riflessione su un'opera, un peri un'opera inteso un lavoro, eh, non soltanto inteso come libro, anche come libro quello di cui che è un libro particolare, lo vedremo, quello in programma, ma un'opera intesa come lavoro di una vita, un periodo che è un periodo storico e due figure assolutamente straordinarie della cultura italiana. L'opera è quella di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia. Sono sposati, erano sposati marito e moglie. È probabile che abbiate sentito parlare di Franco Basaglia, se non altro, perché è l'ispiratore della famosa legge 180, quella che avrebbe, virgolette, ha di fatto, insomma, vedremo cancellato l'istituzione manicomiale, ha aperto i manicomi e quello è un primo elemento su cui dovremo riflettere. Franca Ongaro Basaglia, la moglie, è una personalità straordinaria anch'essa, su cui per fortuna negli ultimi anni sta tornando l'attenzione perché non è soltanto la moglie di Franco Basaglia, è qualcosa e anche ma è qualcosa di più. È stata un'intellettuale, è stata una scrittrice, è stata una pensatrice. Non era laureata in medicina, ma ha seguito in qualche modo il percorso iniziato dal marito con strumenti differenti, quelli della sociologia, quelli della filosofia, quelli della riflessione sui rapporti di potere. Un bellissimo testo che non è tra quelli in programma, si intitola non a caso "Salute e malattia", cioè parte da quella che è la dicotomia apparentemente più banale di tutte, più ovvia, la malattia è il contrario di salute. Sì, ma che cosa significa propriamente essere malati? Entro quale misura la malattia può essere considerata una semplice opposizione alla salute o anche una modificazione della salute? Qui torniamo al problema essere normativi. Anche qui faccio un esempio banale. Non so se a qualcuno di voi, spero di no, onestamente, è capitato di avere un qualche piccolo incidente, di avere, che so, una piccola frattura o cose di questo genere. All'inizio si deve, una volta guariti si deve, ci si deve riabituare. Molto spesso siamo invitati a fare esercizi, fisioterapie, cose di questo genere perché non è soltanto un fatto puramente meccanico muscolare e che il nostro corpo noi continuiamo a vederci inconsapevolmente, a vederci metaforicamente consapevolmente come eravamo prima e non come siamo adesso. E quindi i nostri movimenti non sono coordinati. La guarigione, la convalescenza non è un tornare come prima, perché non si tornerà mai come prima, perché, per esempio, resterà sempre la lezione nell'osso, quando cambia il tempo fa male e così via, ma è una nuova fase, una nuova forma di salute che in qualche modo incorpora in sé il trauma, non lo cancella perché non si può cancellare, ma lo rende elemento costitutore di una nuova forma di salute. Questa prospettiva è una prospettiva tutt'altro che semplice in realtà da applicare. Di nuovo, a parole è facile, ma comprenderlo adeguatamente a livello di contesto sociale, quindi di relazione è molto più complesso. Facciamo anche qui un esempio. Avrete sentito parlare sicuramente negli ultimi anni della proliferazione delle diagnosi di forme autistiche. Fra un po' mi verrebbe da dire non c'è nessuno che non sia in qualche misura utile, nel senso sono talmente tanti e talmente tante le forme che sembra quasi che nessuno di noi ne sia esente. Di nuovo, non è questo il punto. Il punto è ampliare una prospettiva qual è quella delle varie sindromi autistiche, già parlarne al plurale, non al singolare, ha un significato. Significa riconoscere nuove forme, non di patologie. Ma di normalità. Persone affette da disturbi dello spettro autistico non possono vivono normalissime, hanno un lavoro normalissimo, sono scrittori, docenti, operai, tutto quello che volete e hanno famiglia. Attenzione perché molto spesso qual è? Questo è il punto su cui torneremo fra un attimo con il lavoro fatto da Basaglia. Il primo, la prima difficoltà che si ha nei confronti dei devianti, cioè di coloro i quali vengono individuati, percepiti, pensati, costruiti socialmente in qualche modo come esseri che deviano dalla norma e che quindi sono pericolosi. Possono essere pericolosi, virgolette, davvero, a comportamenti criminali comunque tendenzialmente pericolosi per sé o per gli altri, ma possono anche essere pericolosi semplicemente dal punto di vista della percezione di me, non di sé, di me. Vedo qualcuno che si comporta, scusate, immaginate che io domani venga vestito come Marilyn Monroe, parrucca bionda, vestito. Potrei essere visto in maniera un po' bizzarra. Ci sta anche, c'è anche la possibilità che qualcuno avverta il sindaco e dice "Ma forse bisogna fare un TSO perché c'è qualcuno che si comporta in maniera strana". Qual è la mente stranezza? Che vengo vestito come Marilyn Monroe? Ho investito qualcuno lungo la strada? No. Ho fatto discorsi strani? No, dico esattamente le cose che sto che sto dicendo adesso. Non do alcun segno di eh anomalia da quel punto di vista. Sono scappato senza pagare dal bar dove ho comprato il preso il caffè? No. E allora qual è il problema? Perché non posso vestirmi come Marilyn Monroe? Siamo un parto di percezione. Poi altro motivo sarebbe capire perché mi voglio vestire come Marilyn Monroe. Lo posso fare come momento di, virgolette, shock educativo, ovvero porto qui in campo, metto in gioco eccetera eccetera. Oppure, oppure perché una parte di me è convinta di essere la reincarnazione di Marilyn Monroe. Bene, ammettiamo questa seconda ipotesi e quindi questa mia convinzione entro quale misura dovrebbe impattare sulla mia autonomia individuale e ad esempio, che so, i miei miei familiari possono intervenire dicendo "Ma su alcune cose forse è il caso di evitarle. Non lasciamogli gestire lo stipendio o cose di questo tipo". Cioè le questioni diventano molto sfumate. Dibattito scientifico e non solo scientifico. Perché attenzione, il bello da questo punto di vista delle scienze umane è che le cosiddette scienze umane, che sia la psicologia, che sia la sociologia, che sia l'antropologia, eccetera eccetera, sono scienze che accanto a processi di modellizzazione astratto si devono confrontare sempre con le istanze sociali. Cioè, alcune questioni non non venivano semplicemente poste fino a relativamente pochi anni fa. Il fatto stesso che sia sparito dal DSM, per fortuna, eh, l'omosessualità come malattia per noi è banale, per noi dovrebbe essere banale. Per molti di noi ancora non lo è, ma è stata una grande conquista non soltanto della scienza, ma di tutto un movimento culturale, intellettuale, sociale che ha messo in questione dei presupposti non esplicitati di quel discorso scientifico. L'eterosessualità intesa in termini rigidi, come criterio di normalità e naturalezza. Molto spesso dietro questi criteri ci sono anche idee fondamentalmente, per esempio, di superiorità di un genere rispetto all'altro e così via. Cioè, non è cose che a volte noi diamo per apparentemente scontate e sto parlando, attenzione, anche di dibattiti scientifici, non è che lo siano sempre state. È interessante vedere come queste queste conquiste siano state fatte. La legge 180, cioè quella che è stata da molti definita come l'unica rivoluzione italiana veramente realizzata e sicuramente uno dei momenti più alti del '900, non soltanto italiano, è stato il risultato di un percorso straordinario esemplificato dalle figure di Franco Basaglia, ma non c'erano soltanto loro, eh, è stato un percorso di amplissimo respiro che coinvolge non soltanto medici, anzi a volte i medici sono quelli che hanno offerto maggiore resistenza, ancora oggi tutto sommato maggiore resistenza, medici, infermieri, educatori, filosofi, psicologi, antropologi, [Musica] personale della pubblica sicurezza che ha dovuto ha dovuto comprendere nuove modalità di approccio a determinate questioni e così via, ma anche la famiglia stessa, gli stessi familiari delle persone coinvolte, nel senso delle persone, virgolette, malate, ma andare a individuare, a scoprire, fare un lavoro eccezionale, andare a vedere anche i motivi per cui molte persone venivano recluse in manicomio, che era diventato da luogo di cura per come era stato pensato all'inizio, un luogo di cura è inteso semplicemente come luogo di normalizzazione forzata e quindi di reclusione. C'è un film molto bello di Roberto Rossellini, siamo qui alla fine degli anni '50, con Ingrid Bergman, in cui una donna finisce in manicomio perché decide di aiutare i poveri col suo denaro. Ah, lei è talmente da cosa si capisce che è matta? Dal fatto che dà il suo denaro senza motivo ai poveri e quindi non è capace in realtà di pensare a se stessa e quindi lì c'era anche una critica esplicita sul piano politico, ma era anche una lettura molto precisa che veniva data sul piano politico, per esempio, a determinate dinamiche sociali. Si poteva finire, le donne soprattutto potevano essere recluse per i più diversi motivi, il rifiuto del matrimonio, il '900, non solo, e via così. Questo percorso, un percorso che mette in questione e mette in discussione non soltanto un'istituzione, il manicomio, ma l'idea di organizzazione razionale che noi vediamo nel manicomio, l'idea di ragione che noi vediamo nel manicomio e perché no, l'idea di, virgolette, uomo che noi vediamo nel manicomio. Franco Basaglia era un medico di formazione, psichiatra di formazione, lettore molto attento anche di filosofia. Questo Franca Ongaro. Allora, eh, è stato pubblicato da qualche anno una biografia di di Franca Ongaro, non mi ricordo attualmente l'autrice, metterò di nuovo, metto l'informazione poi su E-Learning di Salento, per chi fosse curioso, il cui titolo è "Contro tutti i muri" e già questo è un titolo evocativo, interessante, che ricostruisce la vicenda biografica della Ongaro con molta attenzione. Ultimamente l'archivio critico della salute mentale, che è una collana molto bella curata dagli, tra gli altri, da Pieraldo, Pieraldo Rovatti e Mario Curucci sono molti. Pieraldo Rovatti è un sociologo, un grande studioso di Foucault, un sociologo di primaria importanza e molto attento a questi aspetti. Sta ripubblicando le opere, diciamo, di tutti coloro i quali hanno partecipato a quella straordinaria stagione, in particolare Franco Basaglia, Franco Ongaro e così via. Allora, non è in programma, però giusto per spiegare, c'è questo testo curato da Ernesto Venturini, psicanalista e psichiatra e psicologo che ha partecipato attivamente a questa, ehm, a quest'epoca. Cura una raccolta di saggi e testimonianze intitolato "Franca Ongaro Basaglia: saggi e testimonianze" con un'intervista inedita.

In cui troviamo, a parte questa intervista inedita, appunto, a Franca Ongaro, anche una serie di saggi su Franca Ongaro e alcuni suoi interventi molto belli. E mi dispiace dirlo, ma lo prendo come esempio questo di come eventualmente dovrete anche voi scrivere un giorno, sia la tesi, sia le risposte alle domande. Attenti a quello che scrivete, attenti a come scrivete e a dove prendete le informazioni.

Dunque, non crediate che tutto quello che trovate su Chat CPT, su Gemini, è automaticamente fatto bene, per ovvi motivi. Per esempio, qui parla l'uomo ossessionato dalle inezie. Se introduciamo la figura di Franca Ongaro, donna straordinaria, fuori discussione, eh, partendo dalla sua biografia, cosa ovviamente fondamentale, perché è vissuta in anni complicati, ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale, per cominciare proprio da questi, da questi aspetti. E si parte da una cosa che è apparentemente secondaria, ma in realtà non lo è, perché dice molto sulla figura di Franca A. Nel 1962 viene pubblicato sul Corriere dei Piccoli, e voi siete autorizzati a non sapere cos'era, perché era una rivista importantissima per l'infanzia, il Corriere dei Piccoli, in cui venivano pubblicati fumetti, riduzione di grandi romanzi e così via. Rivista italiana per l'infanzia, una riduzione del libro "Piccole Donne" di Louisa May Alcott. Dopo scontato, più o meno, che sappiate cos'è "Piccole Donne", perché immagino avrete almeno una volta visto uno dei degli infiniti film tratti da "Piccole Donne", quindi lo diamo per scontato. Franca Ongaro fa questa riduzione, lasciamo perdere cosa ne dice, perché si vede che è fatto molto velocemente. Poi dopo continua anche Franca Ongaro è una giovane donna che ha come, diciamo, una forte passione per la letteratura. E vabbè, d'accordo. Questo va bene. Scrive racconti per l'infanzia. Bene. E pubblica successivamente un'altra riduzione libraria. In realtà, riduzione fumetti, si evita accuratamente, non capisco perché di dire questa cosa. Questa volta riguardante l'Odissea. Il testo è corredato dai disegni che, messa così, sembra dell'amico Ugo Pratt, destinato a diventare un famoso grafico e scrittore di libri d'avventura. Chiudo qui. Chiudo. Ugo Pratt è stato il più importante fumettista del '900, il più grande narratore italiano. Chi scrive una cosa del genere, sfacciatamente, che non sa chi era Ugo Pratt. Siccome non posso credere che uno studioso come Venturini, oltretutto coevo, contemporaneo, non sapesse, è evidente che qui c'è qualcosa che non ha funzionato a livello di editing, mettiamolo in questi termini. È stato scritto, è stato corretto, non è stato rivisto e così via. Voi queste cose non le dovete fare. Quando scrivete una relazione, quando scrivete la tesi, fate attenzione a quel che dite e, possibilmente, informatevi su sulle persone di cui state parlando, perché altrimenti si finisce con queste, con queste banalità qui. Non so, è come dire che Beethoven era un bravo pianista. Lui, va, Beethoven. Sì, poi diventerà un po' un importante pianista. Beh, sì, anche tutto sommato era anche quello, e via così.

Ciò che è interessante, però, mettiamo fra parentesi adesso questo aspetto. Però questo testo è utile per avere un'idea di come la figura di Franca Ongaro abbia impattato tutta una serie di questioni che non riguardavano soltanto il rapporto tra istituzione medica, ospedali, manicomi e società, ma come pensare a una nuova forma di normalità, anzitutto a partire dal problema della malattia mentale, non potesse farsi se non partendo da ripensare radicalmente le relazioni sociali. Da non intendersi soltanto nel senso politico della lotta di classe. Anche con Basaglia, come moltissimi altri quell'epoca, mh, si appoggiavano anche le battaglie dei partiti di sinistra, volta che sinistra extraparlamentare dell'epoca. Ma si noti che il primo, il primo firmatario in parlamento della legge 180 era un democristiano e tra i primi firmatari c'era Franco. Quindi era quella un movimento culturale assolutamente non, non semplicemente partitico, ma che veniva percepito come esigenza essenziale di trasformazione della società. Non è un caso se è coevo e contemporaneo, fondamentalmente, alla grande stagione riguardante il divorzio e poi alle grandi stagioni riguardanti l'aborto, cioè i tre grandi momenti degli anni '70 in cui si ripensa radicalmente il diritto di famiglia. Ma ripensare il diritto di famiglia significa anche ripensare, per esempio, l'idea di rapporto tra i sessi e quindi il ruolo della donna, le battaglie femministe e così via. Il lavoro di Franca Ongaro non si può separare da tutto questo. Il movimento di emancipazione delle battaglie femministe non sono qualcosa che semplicemente si trovano accanto a movimento di emancipazione riguardanti le malattie mentali e così via, come se fossero due movimenti che percorrono su due binari la stessa strada, la stessa direzione. Sì, sono anche quelle, nel senso che si possono pensare indipendentemente, ma si intrecciavano, si aiutavano. Significa ripensare il movimento importantissimo per una cosiddetta scuola democratica, anche sulla scorta lettera a una professoressa, Ceri Berry, ma lettera a una professoressa, per esempio, la scuola barbiana, beh, significava anche questo, cioè partecipazione consapevole a un'iniziativa comune.

Il testo in programma, curato, chi noti, curato da Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, quindi da entrambe, si intitola "La maggioranza deviante", sottotitolo "L'ideologia del controllo sociale totale". E questo è un po', diciamo, l'altro tema che attraverserà tutto il corso. È una raccolta di saggi di studiosi dell'epoca tra i più importanti. Vi cito semplicemente Juran Rich, che sta, che è stato un importantissimo esponente di quella che viene chiamata antipsichiatria. Vedremo anche gli altri. L'antipsichiatria era un movimento culturale, medico e non solo, che metteva in questione non la scienza psichiatrica come scienza astratta, ma la scienza psichiatrica, come veniva, come posso dire, storicamente realizzata nelle istituzioni manicomiali come forma di oppressione. Di nuovo, guardate quello che è probabilmente il film più celebre in proposito per rendere conto non soltanto della questione, ma di quegli anni lì, del respiro dell'aria che si respirava in quegli anni, che qualcuno volò sul nido del cuculo con Jack Nicholson. È relativamente facile, penso, da trovare, non è film più trasmessi ultimamente, ma è un film potentissimo su cosa significhi davvero vivere l'esperienza manicomiale dal punto di vista di colui che è sottomesso a quelle regole. Regole che non sempre sono comprensibili, anzi, che molto spesso non sono comprensibili. E regole che sono espressione più che di una razionalità, potremmo dire che mira alla guarigione e all'emancipazione, a una forma di controllo. Perché qui si entra in gioco sul problema essenziale: perché bisognava, virgolette, rinchiudere o rendere inoffensivi a volte i folli? Cos'era necessario? La questione di sicurezza. Ma la sicurezza come si manifesta? Non come una forma di controllo totale, controllo sociale totale.

Prego. [Musica] Certo. Allora, il B, il primo è quello che troverete poi sul filosofo, il folle, lo troverete online, ve lo troverete subito sul portale. Il testo, i testi in programma sono quello, "La maggioranza deviante, ovvero l'ideologia del controllo sociale", implicata Baldini più Castoldi, adesso si chiama così, Baldini e Castoldi, Franco, Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, e poi "Spettri della mia vita" di Mark Fisher. Questi sono i testi in programma. L'altro testo a cui ho fatto cenno, ma per curiosità, è questo curato da Ernesto Venturini, "Franca Ongaro Basaglia. Messaggi e testimonianze". Ma è semplicemente un esempio, come dire, come questo tema si sta, stia tornando all'ordine del giorno per quel che riguarda il dibattito culturale, filosofico e psicologico contemporaneo, anche educativo. E poi vabbè, "Contro tutti i muri" è la biografia di Franca Ongaro, che di nuovo non è in programma, ma sono tutti elementi, come posso dire, stimoli per darvi elementi di riflessione. Troverete già su E-learning Unital Talento il link a un breve articolo su Doppio Zero che presenta e spiega un po' cos'è stato questo testo di la devianza, sulla devianza sociale, cioè "La maggioranza deviante". E poi troverete anche, ora anticipo, alcune pagine tratte dal libro di dell'opera di Pinel, che è l'opera fondativa della psichiatria. La psichiatria, guardate, la psichiatria è giovane. La psichiatria non ha, ha poco più di 200 anni come scienza. Prima non esisteva una branca della medicina che si occupasse specificamente del problema della malattia mentale, meglio ancora dell'alienazione mentale. Erano i medici generici, forse non si sta anche volendo, non esisteva neanche la figura medico generico, non è quello il punto. Ma la specializzazione, nel senso della alienazione mentale, è qualcosa che nasce nella seconda metà del '800, ma che si formalizza proprio con l'opera di Pinel. D'altra parte, se ci riflettete, è un caso curioso, ma più o meno contemporaneamente, nel giro di di poco più di 50 anni, nascono la pedagogia. Pedagogia nasce con Rousseau. Sì, d'accordo. Possibile trovare questioni riguardanti l'educazione fin dai tempi dell'antichità, fin da, sì, sì, sì, va bene tutto. Ma la pedagogia nasce con Rousseau. Dopo Rousseau, in qualche modo, non era il solo, ma è stato il più importante, alcuni straordinari autori, Pestalozzi e gli altri, hanno cominciato a porre il problema non tanto dell'educazione del bambino, ma dell'educazione del bambino in quanto bambino, come posso dire, entità degna di per sé di essere accompagnata, studiata e compresa. Il bambino non è semplicemente un uomo piccolo, non è solo qualcosa che si realizza pienamente quando sarà grande, ma nel frattempo lo devo, virgolette, guidare, controllare, seguire perché non è capace, no? Ha delle sue peculiarità, ha delle sue specificità che vanno valorizzate, perché, banalmente, un bambino felice diventerà un uomo sano, mettiamola un po' in questi termini. Semplifico molto, ma è questo il senso. Tutto il progetto rousseauiano dell'Emilio è un progetto contro un certo tipo di educazione, perché l'obiettivo di Rousseau è cercar di capire come un bambino possa diventare un uomo virtuoso. Ma perché un bambino diventi un uomo virtuoso è necessario che sia un bambino, virgolette, sano, nel senso cresciuto in maniera equilibrata, e quello comporta una serie di interrogazioni da parte, anzitutto, del maestro, vero, dell'educatore, su cosa significhi il controllo sociale totale di cui parlano gli autori evocati qui nella maggioranza deviante. Non è soltanto, attenzione, il controllo nel senso dell'autorità che ti osserva e ti dice che cosa, che cosa fare. Non è solo la mamma o il papà che ti seguono passo per passo e ti indirizzano. È anche una forma di controllo molto più sottile che, lasciandomi, virgolette, apparente libertà, in realtà mi vincola molto di più. Prendiamo un esempio russo dell'Emilio. Emilio rompe una finestra, un esempio più volte riportato. Cioè, vabbè, non è proprio esatto. Semplifichiamo così per per spiegare cos'è la famigerata educazione negativa. L'educazione negativa non è la senza educazione, tutt'altro. È semmai un'educazione che non si manifesta attraverso dettami espliciti. Emilio rompe una finestra, il maestro che fa? Non lo rimprovera, non gli dice "Ma guarda quanto sei sbadato" o di peggio. Lo fa dormire una notte a freddo, così sicuramente impara. A parte che oggi questo maestro avrebbe chiamato, avrebbe denunciato immediatamente, ma quella è un'altra questione. Cioè, l'educazione educativa apparentemente lascia liberi, in realtà lavora sul contesto. È un po' come, ecco, un po' come seguire i comportamenti. Notate come a volte ci sono stati studi molto interessanti sui comportamenti dei topini che vengono, se c'è la scossa, dopo un po' impara non a non fare determinati movimenti, senza arrivare a quei livelli. Se io agisco sul contesto, predefinisco e predetermino tutti i possibili output, tutte le possibili risposte.

Attualmente, voi potete andare a scuola oppure no? Dopo una certa età siete liberi di andare a scuola oppure no? Dopo 16 anni, credo bene, fino a un certo punto c'è l'obbligo scolastico, dopodiché non c'è più. Potete legittimamente scegliere di non andare più a scuola, ma questo preclude una serie di possibilità lavorative. Non potete diventare professori universitari, magari studiate da soli, siete autodidatti e siete molto più colti, molto più preparati di me e di tutti i miei colleghi, ma non avete i titoli, ovvero non avete i famigerati, pezzi di carta, come chiamano, non avete il libro, non avete, non avete quella che serve, nonostante siate state molto più preparati. Potete studiare medicina da autodidatti ed essere fenomeni, ma non potete operare perché non avete quei titoli, cioè quelle certificazioni. Nessuno vi obbliga a restare a scuola. Lasciamo perdere che magari sarebbe auspicabile l'aumento dell'età scolare. Non è quello il punto. Nessuno vi obbliga a restare a scuola, ma se non restate a scuola ci sono una serie di vincoli che poi vi costringono a fare alcune cose, non altre. Dal punto di vista della formazione individuale, la scuola è uno strumento come qualsiasi altra. Dal punto di vista sociale, la scuola invece è uno strumento fondamentale, perché, ad esempio, dovrebbe insegnarvi anche una serie di regole con cui vivere civile. Educazione civica, l'avete fatta tutti quanti, no? Quindi vi, vi sono state spiegate tante cose. Scusate, qual è la prima cosa che avete imparato a scuola? Probabilmente, con tanta difficoltà, a stare seduti per 5 ore di fila. Non è mica facile, aggiungo, non è mica normale, o meglio, può essere normale perché dobbiamo passare gran parte della nostra vita seduti, anche adesso state qua, seduti a prendere appunti per chi vuole, o ascoltare, o c. Cioè, cos'è che mi costringe, virgolette, a fare questo? E non solo un percorso di crescita mio che ci deve essere, ma un rapporto particolare tra un certo tipo di istituzione e un certo tipo di società. Mettere i movimenti della scuola democratica, mettere, non non eliminiamo la scuola, no? In pochezza. Attenzione, la scuola, la scuola pubblica è stata di nuovo una grande conquista degli anni della rivoluzione, sono sempre gli stessi anni, che significava anche da una parte, previa negativa, eliminare il monopolio dell'educazione che era fondamentalmente della Chiesa e dall'altra avviare un percorso per tutti cittadini, non sudditi, i cittadini che volessero partecipare, ciascuno secondo le proprie capacità, i propri interessi, eccetera, alla vita attiva all'interno dello Stato. Quindi la scuola ha una funzione essenziale, però contemporaneamente può essere uno strumento di controllo. Prendiamo l'aspetto di controllo nel senso positivo, che anche qua le questioni sono sempre, non sono mai bianche e nere. Il lavoro di di Franca Ongaro da questo punto di vista è straordinario. Non si tratta di, non è uno schieramento come per le, non so, dire come le partite di calcio, da una parte o dall'altra. Ogni, ogni movimento presenta sempre almeno due aspetti che può essere contemporaneamente emancipativo, ma anche presentare aspetti oscuri. L'educazione ha elementi emancipativi straordinari. Dieducazione, nel senso proprio del processo scolastico, contemporaneamente può prestarsi a forme di conformismo, di codificazione, di controllo. Sei d'accordo che il compito della scuola dovrebbe essere il, l'implementare, il favorire l'esercizio del pensiero critico? Bene, qualcuno di voi sa dirmi esattamente che significa, se andiamo sulla definizione? No, si tratta di saper poi mettere in ambito e in campo. Eh, qual è l'ambito specifico, o meglio, quali sono i confini di un'istituzione? Di cosa che si deve occupare l'istituzione e di cosa no? L'educazione, virgolette, morale, a chi spetta? Alla scuola o alla famiglia? A tutti. >> Eh, a tutte le istituzioni, ma queste istituzioni necessariamente vanno d'accordo? E nel caso in cui non vadano d'accordo, quale ha la, virgolette, eh >> E cioè, perché anche la famiglia è una istituzione. Prendiamo un, prendiamo un esempio limite, d'accordo? Proprio esempio limite di tensione massima. Eh, mi presento a scuola, vado a parlare con il docente o la docente di filosofia e dico: "Non dovete assolutamente, per nessun motivo, dilungarvi, a voi la scelta, su Marx o su Nietzsche, perché sono atei. Io sono cattolico, la mia è una famiglia cattolica. Non potete ledere la nostra fede, colpire la nostra fede con dottrine oscene, immorali." Boh. Cosa deve fare il docente o la docente? Legittimamente potrebbe dire: "Io faccio quello che prevede la, la legge italiana, lo Stato e così via." Ma il docente ha una certa autonomia decisionale nella scelta degli autori. Può benissimo non fare Marx e non fare Nietzsche, ma privilegiare altri filosofi. Non lo fa nessuno perché Nietzsche non è quello il punto. Vi sto ponendo la questione: a chi bisogna dare retto? Per esempio, subito dopo arriva un altro genitore che va dallo stesso docente e dice: "Non saltate nemmeno per sbaglio Marx e Nietzsche. Io sono laico, non ho mai sopportato i preti. Non provatevi a fare un, un indottrinamento in stampo, eh, fideista nei confronti di mio figlio." Un sì. Eviti accuratamente di fare Kirkegard, di fare, eh, tutti questi autori un po' troppo misticheggianti che non servono a niente. >> Eh, eh, ma l'istituzione come vince, come si definisce e quale delle istanze deve essere maggiormente accolta? Siamo d'accordo? Vince l'istituzione, ma quello che sto dicendo è come il conflitto fra istituzioni possa non soltanto essere, vabbè, gestito, si gestisce, ma può creare, per esempio, dal punto di vista di colui che vive in questo conflitto, un'attenzione terribile. Scusate, se io sono sinceramente cattolico, mi devo impegnare, che ne so, contro l'aborto e impegnarmi contro l'aborto, che significa? Poi anche qui, in realtà, dire sinceramente cattolico significa dire una serie di cose, perché non esiste un solo modo di essere cattolici, ma siamo capiti su cosa si intende, su cosa intendiamo. Questo problema è esemplificato nel problema del controllo sociale, nel senso che la riflessione fatta da questi autori, partiamo appunto dal momento dell'antipsichiatria e così via, è che in realtà molto spesso queste forme di conflitto, non è che siano pensate, non c'è un grande cattivo che programma il conflitto e dice: "No, io faccio così in maniera che no, non è questo il punto." E che la nostra organizzazione sociale, la nostra organizzazione, vivrebbe dire, la nostra forma di vita non può non produrre determinate forme di conflitto. Come si affrontano i conflitti? Perché il problema, prima vi dicevo, del degli ultimi anni, di cui si parla così tanto, cosiddetto odio online, sembra essere così feroce, perché sembra indicare una modalità di risoluzione del conflitto non sufficientemente, non adeguata.

Allora, di fronte a, posso dire, di fronte a forme di violenza online, quali possono essere attacchi online, sfottò, cose di cose del genere, uno dovrebbe, uno del più anziano di me, anziano come me, penserebbe alla mia cosa e vabbè, al diavolo, togli, chiudi, chiudi l'account e spegni, togli tutto, ti togli WhatsApp o blocchi e chi se ne frega, cioè, cosa ti cambia. Ma perché noi abbiamo una percezione non più, più o meno corretta, non è questo il punto, delle relazioni diverse per i ragazzi della vostra generazione o più giovani è, non dico impensabile, ma è diverso, è molto più difficile. Entro quale, di nuovo, domande? Sono domande queste a cui non è necessario dare immediatamente risposta, o quantomeno, di fronte alle proposte di legge che vengono fatte a più livelli di controllo dell'età per coloro i quali aprono un social network, creano account, un social network, internet, che posizione avere? Da un primo punto di vista, la risposta sembrerebbe abbastanza banale. Hai meno di 18 anni, ti deve essere impedito di accedere, faccio per dire, a determinati contenuti, di aprire un determinato tipo di account e così via, perché, perché sei ancora giovane. Mh. Sì. Come faccio a controllare il tuo momento? Balmente non basta dire dichiari di essere maggiorenne. Sì, ho 11 anni, ma dico sì. Devo pensare ad altre strategie di controllo. Ma questo controllo chi lo fa? Con quali dati? Che uso fate, che uso fa dei miei dati e come, tramite questi dati, posso essere io, virgolette, influenzato? Voglio dire, scusate ragazzi, esperienza banale di tutti voi, di tutti noi. Aprite un qualsiasi pagina su internet o aprite un canale, eh, televisivo tramite internet, e vi arriva pubblicità mirata. Perché? Com'è possibile? Come mai, virgolette, arriva esattamente quella pubblicità e non un'altra? Guarda un po', io da quando ho caricato online il programma di questo corso, se apro una pagina della Gazzetta Sport, mi arriva la pubblicità del libro di Franco Basaglia e Franca Ongaro. Ma tu guarda che strano, chi l'avrebbe mai detto? Che cosa stupefacente? Se carico un video su YouTube, ho scoperto recentemente questa cosa che mi ha abbastanza incuriosito ed impietito, c'è una funzione che poi, che posso vedere, in cui compaiono le foto delle persone che cito. E finché è Aristotele, vabbè, lo posso anche capire, ma quando vedo una foto di un mio collega elegantissimo, giacca e cravatta, perché l'ho citato. La cosa che fa piacere per lui è che è diventato importante, ma permettete che sia inquietante? Cioè, tutto quello che io dico viene non soltanto immediatamente, a straordinaria velocità, acquisito, ma rielaborato e il sistema va a cercare su internet, in questo mondo così vago, la foto precisa di quella persona che è una persona importantissima, un grande studioso, ma non è Aristotele. Anche lui sarebbe d'accordo, e questo è curioso. Il controllo sociale totale degli anni di Ongaro e Basaglia non era ancora questo, perché ovviamente, banalmente, ma in questo parlo invece Fisher, perché non esisteva internet, ma esistevano già i grandi mezzi di comunicazione di massa e esistevano già le istituzioni mediante le quali questi grandi mezzi di comunicazione di massa si costruivano e esistevano già le dottrine in qualche modo che servivano a definire il percorso mediante il quale questo controllo sociale totale doveva costruire, formare, educare a voi la scelta un buon cittadino. E un buon cittadino chi è? È indiscutibilmente uno che obbedisce alla legge, ci mancherebbe altro. E indiscutibilmente una persona che non compie atti criminogeni e criminosi. Ci mancherebbe altro, se non che il rischio era quello percepito in maniera molto rilevante, insomma, il mondo di Arancia Meccanica, un mondo in cui essenzialmente siamo apparentemente liberi, ma questa libertà è conquistata mediante una serie di vincoli potentissimi. Vabbè, chiudo con un'ultima citazione filosofica. Ma se avete mai ascoltato "The Wall" Pink Floyd, a un certo punto perché cantano "We don't need, we don't need no education". Noi non abbiamo bisogno della scuola. Il video poi al film, andate a vedere, non è soltanto Roger Waters che lì sta facendo, era un momento di riflessione su che tipo di scuola era quella fatta in Inghilterra da Roger, che tipo di scuola era quella in cui essenzialmente, e questo su cui tornerà Fisher, agli studenti viene detto che studiare non serve a niente perché la scuola non è utile al mondo del lavoro, ma contemporaneamente, se non vai a scuola, tu sarai escluso da tutto il mondo del lavoro. C'è una contraddizione di fondo che porta a forme di emarginazione, intenzione sociale e così via. Va bene, per oggi terminiamo così, abbiamo fatto un'ora e mezza e ci rivediamo domani pomeriggio sempre qui alle 14. M.