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Tutto Platone in un'ora

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Transcription

Parlando con studenti universitari che stavano preparando esami abbastanza corposi di storia della filosofia, mi sono accorto di un'esigenza che forse è abbastanza diffusa. Quella di avere, oltre ai video molto ampi che di solito faccio per spiegare i filosofi e a volte anche i periodi storici, c'è forse bisogno anche di video un po' più sintetici. Non tanto per studiare i vari pensatori, perché per studiarli, capirli, ci vuole il dovuto tempo, ma per il ripasso finale, per scorrere gli argomenti e ripeterli mentalmente, può essere utile un video che sintetizzi e faccia un po' il punto su un grande autore.

Oggi iniziamo a fare qualcosa del genere, perché tenterò di spiegarvi tutto Platone in un'ora. Ho dedicato molti video a Platone, ce ne sono diversi per diverse ore. Ho fatto un conto, dovrebbe essere circa otto ore di video per spiegare quasi tutto Platone, ma oggi provo a fare un'estrema sintesi di questi otto, di queste otto ore di video, che comunque vi indicherà la descrizione, in un'ora. Andiamo a cominciare.

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Un sorso di caffè nella solita tratta. Con scritto "Andiamo a cominciare", con me ci sono, come sempre, Topolino, Tolstoj, Batman e Nerone. Li chiamo "erano anno ferretti" su internet, noto anche come Script. Sono un insegnante di storia e filosofia delle superiori. Invece, per un anno e mezzo, sto realizzando su questo canale delle video spiegazioni di storia, di filosofia e di educazione civica, a volte approfondimenti sui libri, a volte approfondimenti sui film che seguono il programma che si fa alle superiori, a volte anche quello che si affronta all'università. E proprio come diceva una premessa, per venire incontro alle esigenze degli studenti universitari con cui ho interloquito in questi mesi, oggi proviamo a fare un video monster, diciamo un video mostruoso, perché tenteremo di spiegare tutto Platone in un'ora. Chiaramente non non riusciremo a parlare di tutto quello che c'è da dire, farò una selezione, farò una sintesi, quindi per capire in dettaglio vi ricordo che ci sono i video più lunghi, c'è la playlist in descrizione che vi consiglio caldissima mente di seguire, quello studiare sul libro, prendetevi il dovuto tempo, ma per il ripasso finale, per appunto ripercorrere le varie tappe di questo percorso all'interno di Platone, forse questo video può essere utile.

È come un cronometro che mi sta tenendo compagnia, perché mi son diviso le cose da dire e i tempi per poterle dire. Quindi andiamo a partire e partiamo ovviamente dalla vita e dalle opere di Platone. Platone è uno dei più grandi filosofi greci, vissuto probabilmente tra il 427 e il 347 avanti Cristo. Esponente di una famiglia aristocratica, proviene da una famiglia importante di Atene, è imparentato anche con Crizia, che è stato un aristocratico esponente dei cosiddetti Trenta Tiranni, che hanno dominato brevemente ad Atene dopo la fine della guerra del Peloponneso. E quindi è di estrazione importante, di famiglia, e anche lui stesso avversa alla democrazia che si è imposta negli ultimi decenni ad Atene. È l'Atene che sta uscendo dal periodo di Pericle, Pericle è morto durante proprio la guerra del Peloponneso, che ha perso anche in parte la sua forza, il suo prestigio, e quindi che sta attraversando un momento di crisi, di crisi anche abbastanza pesante. Democrazia che ha in parte fallito, aristocrazia che tenta di ritornare in auge. Questa crisi, una crisi politica che sta segnando l'inizio della decadenza per Atene dopo aver toccato il suo apice, ma una crisi in parte anche sociale e filosofica, direi.

Platone proprio si inserisce all'interno di questa crisi, perché Platone inizia a far filosofia in seguito a un avvenimento che lo segna per tutta la vita e che segna in parte anche Atene. Il fatto che nel 399 avanti Cristo, quindi quando Platone ha circa 28 anni, viene processato e condannato a morte il maestro di Platone, che si chiama Socrate, grande filosofo avversario dei sofisti, che per Platone rappresenta davvero un punto di riferimento imprescindibile. Questa morte di Socrate, Platone la imputa alla presidenza dei sofisti, al relativismo dei sofisti. Secondo lui è colpa loro se ciò a cui è stato condannato ingiustamente, è colpa di chi ha diffuso ad Atene l'idea che non esista una verità assoluta, ma che esistano tante verità, che esistano tante verità quanti sono i punti di vista, e che non ci sia una ragione suprema, ma che ci siano tante diverse ragioni, e anzi che il più bravo a parlare possa aver ragione. Platone è completamente contraria a questa visione, è completamente è contrario a quello che è accaduto a Socrate.

Fideli muoverei passi. Lui, infatti, inizialmente voleva non tanto fare il filosofo, ma diventare un uomo politico, ma decide di convertirsi, in un certo senso, alla filosofia proprio in seguito alla morte di Socrate, che lo segna, visto che Socrate è stato condannato ingiustamente e che è stato condannato a causa di idee sbagliate che si sono diffuse ad Atene. Io proverò a rimediare a questi errori e quindi verso i 30 anni inizia a dedicarsi alla filosofia. Biograficamente non ha una vita particolarmente intensa, diciamo che l'evento maggiormente significativo è quando si sposta in Sicilia e in particolare a Siracusa, perché lì prova a mettere in atto le sue politiche. Lui è un filosofo, inizia a pensare a un sistema politico che possa rimediare agli errori di Atene, che possa superare i limiti, le difficoltà di Atene, e prova a metterlo in pratica, non tanto ad Atene, dove l'ambiente non permette di avanzare proposte di questo tipo, ma a Siracusa, dove lui ha, tra l'altro, dei contatti. Si sposta a Siracusa, prova a mettere in testa a persone vicine al tiranno locale le sue idee, ma finisce male, viene arrestato, viene incarcerato, venduto come schiavo e quindi finisce molto, molto male.

Che rientrerà poi ad Atene e presto rinuncerà a questi propositi. Piuttosto, ad Atene fonderà una sua scuola, che lui stesso chiamerà Accademia, nome che deriva dal luogo in cui si trovava, che aveva ai suoi allievi anche Aristotele, futuro grande filosofo, che certo non sarà sempre d'accordo con Platone. Per quanto riguarda gli scritti, noi abbiamo tanti scritti di Platone, praticamente tutti i 34 dialoghi, alcune lettere e l'Apologia di Socrate, che è il primo scritto di Platone che ha dedicato interamente al processo affrontato da Socrate. Questi scritti sono quasi tutti, appunto, come avete capito, in forma di dialogo, cioè vengono scritti sulla pagina i vari personaggi che interloquiscono tra loro, che dialogano tra loro, come se fosse quasi un copione teatrale. Perché questa scelta? Perché Platone tenta di rimanere, almeno in parte, fedele all'insegnamento del suo maestro Socrate. Socrate non aveva mai voluto scrivere perché riteneva che la filosofia si dovesse fare dal vivo, concretamente parlando e discutendo con gli altri, senza mai fissarla su carta, perché fissarla voleva dire, voleva dire quasi vederla morire, perché il pensiero finiva per fissarsi lì, non evolversi più. E allora Socrate non scriveva, ma Platone, diciamo, si distacca in parte perché decide di scrivere, ma tenta comunque di replicare sulla pagina scritta lo stile dialogico di Socrate. E quindi c'è questo aspetto un po' particolare.

Scrive vari dialoghi, ne vedremo alcuni, indiciamo alcuni, i più famosi di tutti, la Repubblica. Ma molto spesso, oltre a questo botta e risposta tra i personaggi, vediamo che in questi dialoghi ci sono anche dei miti. Platone spesso fa ricorso a miti, cioè racconti, leggende, storie narrative, che gli servono per introdurre certi argomenti filosofici, a volte anche proprio per sostituirsi alla spiegazione propriamente razionale, filosofica. Ma vediamo le fasi della produzione filosofica di Platone. Ne parleremo di tre fasi: la prima fase giovanile, di cui parleremo molto brevemente adesso, poi arriva la fase della maturità, poi arriva la fase della vecchiaia. Sui dialoghi del primo periodo, diciamo poco, perché noi siamo esseri sintetici, sono quelli meno importanti della produzione di Platone. Sono dialoghi scritti a stretto ridosso della morte di Socrate, quindi sono pesantemente influenzati dal pensiero di Socrate. Gli studiosi ritengono che questi dialoghi non manifestino, non ancora propriamente il pensiero maturo di Platone, ma manifestino in realtà più le idee di Socrate che di Platone, perché Platone è appena uscito dagli insegnamenti di Socrate, quindi è molto legato ancora al maestro. Sono dialoghi quasi tutti incentrati sul tema della virtù, che era fatto uno dei temi principali della riflessione di Socrate, e sono dialoghi in cui sostanzialmente Socrate si confronta con i vari sofisti, quindi sono dialoghi in cui certo si difende il pensiero di Socrate, ma si attaccano pesantemente i sofisti.

In realtà, altri dialoghi. La prima in assoluto opera, ve l'ho già detto, l'Apologia di Socrate, in cui racconta il processo a Socrate tramite l'arringa difensiva che Socrate pronuncia durante questo processo. Poi seguono altri dialoghi a grande velocità, direi di citare sicuramente il Critone. Il Critone è un dialogo ancora incentrato sulla figura di Socrate, è quello in cui sostanzialmente Socrate decide di suicidarsi per fedeltà al suo pensiero, fedeltà alla sua vita, fedeltà alle leggi di Atene, e in cui si presenta quindi la figura di Socrate come un uomo saggio, un uomo anche molto coerente, disposto a mettere a repentaglio la propria vita proprio per mantenere la propria coerenza. Poi citerei il Cratilo, che è un dialogo che in realtà non è sicuro che sia stato scritto nella fase giovanile, ma che la maggior parte degli studiosi ritiene un dialogo giovanile. È un dialogo incentrato sul tema del linguaggio, in cui si confrontano varie tesi, tra cui quella dei sofisti, che viene pesantemente attaccata da Platone. Poi sicuramente c'è il Liside, che è un dialogo sulle viste, cioè sull'arte di confutare le ragioni avversarie. Ma poi soprattutto, i due dialoghi direi più importanti di questa fase sono il Protagora, in cui Platone presenta di fatto la visione della virtù di ciò che per Platone la virtù è unica, la virtù coincide con la sapienza, quando si è sapienti si hanno anche tutte le virtù, e l'esercizio della virtù porta alla felicità. Quindi la morale di Socrate, esposta e anche contrapposta alla morale dei sofisti, quindi il pensiero di Protagora, al pensiero di Gorgia in generale.

Questi dialoghi, nonostante presentino il confronto tra Socrate e i suoi avversari, hanno la caratteristica di essere aporetici, si dice, cioè di non arrivare, di solito, a una conclusione netta. Hanno la caratteristica di lasciarci un po' aperto il discorso, di non chiudere la porta a discussioni, a problematiche. Rimangono tutte le questioni e poi non si arriva alla parola finale sulla questione, si risolvono alcuni dubbi, ma c'è ancora spazio per camminare.

Ora, nella fase della maturità sono contenute le principali dottrine di Platone, quelle che assolutamente bisogna conoscere e ricordare, e anche perché servono per capire tanti filosofi che vengono dopo. Due sono le principali dottrine di cui parleremo: la dottrina delle idee, con tutti poi i suoi correlati, le sue questioni che circondano la totalità delle idee, e poi la teoria dello stato. Quindi prima l'aspetto, diciamo, ontologico, poi l'aspetto politico, che però non sono slegati, e badate bene. La dottrina delle idee inizia parte della filosofia perché è scosso da quello che è avvenuto a Socrate, è scosso dalla strada che sta iniziando a seguire Atene, e vuole riformare lo stato, vuole uno stato diverso. La dottrina dell'idea, che sembra non c'entrare nulla con lo stato, in realtà si lega profondamente alla dottrina politica, nel senso che ne costituisce di fatto la premessa. I discorsi che Platone fa parlando delle idee sono la base per poi costruire uno stato di un certo tipo, e lo vedremo.

Partiamo però da questa dottrina delle idee. Attenzione, le idee nel senso platonico non sono le idee a cui noi tendenzialmente pensiamo. Quando noi usiamo la parola idea, intendiamo un concetto presente nella mente di ognuno di noi. Di uno di noi, l'idea di un frutto vuol dire l'immagine, in un certo senso concettuale, che mi faccio di quel frutto. Ecco, per Platone, idea non va usato in questo senso. Non sono i concetti mentali. Le idee sono per Platone delle realtà esistenti, ontologicamente sostanziali, che si trovano in un altro piano della realtà. Cosa vuol dire? Come fa ad arrivare a tutto questo? Allora provate, l'esempio che faccio è questo. Provate a immaginare un triangolo. Se vi dico di immaginare un triangolo, immaginerete fatto in un certo modo, non c'è angolo, isoscele, scaleno, rettangolo, come vi pare, ma questo triangolo avrà delle caratteristiche che sono comuni a tutti i triangoli. Ad esempio, il fatto di avere tre lati, ad esempio, il fatto di avere tre angoli, ad esempio, il fatto che la somma degli angoli interni faccia 180 gradi. Sono le banali regole della geometria euclidea. Bene, ora chiunque immagini un triangolo, per quanto lo possa immaginare in maniera diversa, questo triangolo avrà determinate caratteristiche comuni, come se esistesse al di là di come noi lo immaginiamo, un'idea di triangolo che è, in un certo senso, universale, che vale per tutti i tipi di triangolo, che vale per tutti gli ipotetici triangoli.

Lo stesso modo, se vi chiedo di immaginare una retta, immaginare un rettangolo, immaginare una piramide, e così via. Cioè, le idee come io mi immagino una cosa, se il concetto di triangolo, c'è il concetto generale, assoluto, indipendente da me, di triangolo, di retta, di quadrato, eccetera, di cerchio. Perché convinto che quando noi parliamo di triangoli, parliamo di rette, parliamo di rettangoli, di quadrati, di cerchi, eccetera, e dati ci appelliamo, senza saperlo, a un'idea superiore, a un concetto, ma non un concetto della nostra mente, un concetto che esiste al di là della nostra mente, oltre la nostra mente, e che è eterno e che è immutabile. Questo lo stabilisce Platone perché riflette sul modo in cui noi conosciamo quello che ci guardiamo attorno nel mondo in cui viviamo. Usiamo i sensi per conoscere. La nostra fonte privilegiata di conoscenza nel mondo terreno sono i sensi. Io vedo, tocco, percepisco, ma quello che vedo, tocco e percepisco vale per me, non è detto che valga per gli altri. Allora, quando noi usiamo i sensi in questo mondo, arriviamo a una forma di conoscenza che non è solida. Quella forma di conoscenza a cui arriviamo viene chiamata da Platone opinione. Opinione, cosa vuol dire? Che a me pare una cosa, a me pare un'altra, ma chiaramente, se a me pare e a me pare, a noi pare, questa conoscenza è molto superficiale, non è stabile, non è sicura, non c'è accordo tra di noi. Non solo, una cosa che a me pare vera oggi, un domani potrebbe non parermi più vera. Magari un secolo fa non mi pareva altrettanto vera, eccetera. I sensi mi danno una conoscenza che è molto labile. Io oggi vedo Marco, tra cinque anni Marco è cambiato e se non lo rivedo, non posso dire di conoscerlo. Quindi ci sono informazioni, forme di conoscenza, quelle che possiamo chiamare le opinioni, che non durano, che non ci danno una verità condivisa, che ci danno conoscenze molto, molto fragili.

Ci sono però altre forme di conoscenza che invece ci sembrano molto più solide. Pensate alla matematica: due più due fa quattro. Si sa che noi ci vediamo bene, si sa che noi ci vediamo male, si sa che noi abbiamo freddo o siamo freddolosi, sia oggi sia cento anni fa, due più due fa sempre quattro. E allora questo cosa vuol dire? Che esiste una forma di conoscenza più elevata dell'opinione, che Platone chiama scienza. È quella che si basa non sui sensi, perché i sensi, appunto, ci danno conoscenza troppo volubile, ma su qualcos'altro, sulla ragione, su un'azione che si attacca non alle cose che vediamo, ma alle idee. Se noi ragioniamo sul triangolo, facciamo un teorema sul triangolo, dimostriamo il teorema di Pitagora, noi stiamo usando solo la ragione e stiamo ragionando non sul triangolo che abbiamo disegnato alla lavagna, ma su un triangolo ideale, su un concetto astratto, generale, universale di triangolo. Capite? Quindi noi sappiamo che esistono idee di questo tipo, idee platoniche, idee eterne, idee immutabili, idee che ci mettono tutti d'accordo, che due più due fa quattro ci mette tutti d'accordo. Che una persona sia carina oppure no, non si mette tutti d'accordo, capite? Perché? Perché la bellezza della persona la giudichiamo coi sensi, la matematica la giudichiamo con la ragione. Allora la ragione, quando funziona, ci porta alla scienza. È però uno studia le cose sensibili, studia gli enti matematici, studia le idee che si trovano da qualche altra parte, non qui nel nostro mondo, ma evidentemente in un altro piano della realtà, un altro piano della realtà che Platone chiama iperuranio, una sorta di, possiamo dirla così, per proprio semplificarla al massimo, una sorta di paradiso, per metterla tra molte virgolette, in cui ci sono queste entità, le idee, che sono eterne, saranno lì per sempre, sono immutabili, non cambiano mai, e sono perfette. Solamente possiamo forse accedere a questo mondo delle idee e lì possiamo arrivare alla conoscenza solida. Quindi abbiamo un dualismo: abbiamo due mondi, il mondo sensibile, mondo in cui noi viviamo, in cui usiamo i sensi per conoscere, in cui arriviamo al massimo a una conoscenza che è opinione, e poi c'è un altro mondo, l'iperuranio, il mondo delle idee, che si trova da qualche altra parte, non sappiamo bene dove, a cui possiamo accedere solo con la ragione, cioè solo con la mente. È però la conoscenza delle idee ci porta non all'opinione, ma alla scienza e quindi anche alla verità. Capite? Dualismo: due mondi, mondo delle idee, mondo sensibile; due forme di conoscenza, scienza e opinione. Questo è il piano.

Ora, c'è un rapporto però che questi due mondi. Monoi destra da una parte, non lo sensibile sta da un'altra, ma c'è un rapporto. Perché vi ho detto, immaginiamo e mettiamoci un triangolo e ragioniamo su un'idea di triangolo. Bene, l'idea che sta nel mondo delle idee, ma anche qui sulla terra ci sono dei triangoli, anche qui sulla terra ci sono dei cerchi, anche qui sulla terra ci sono dei segmenti. E allora, ebbene, proprio dice le cose che ci sono sulla terra imitano le idee che si trovano nell'iperuranio. Sono copie, come se l'idea fosse il modello perfetto e la cosa sensibile fosse la sua copia peggiorata. Meglio, Platone introduce quattro tipologie di idee che si trovano nell'iperuranio, in ordine d'importanza, dalle più importanti alle meno importanti. Abbiamo le idee valori, cioè ad esempio l'idea di bellezza, l'idea di giustizia, l'idea di bene, l'idea di verità e così via. Idee valori, perché per Platone esiste un'unica giustizia con la G maiuscola che si trova lassù, esiste un'unica bellezza con la B maiuscola e sta là sopra. Quando noi diciamo una cosa bella, per me non è bella perché la sbagliamo, perché la bellezza è sempre una. Quando diciamo una cosa giusta, per me è sbagliata per te, sbagliamo, o è giusta per te un'altra cosa, sbagliamo, perché c'è un'unica giustizia. Idee valori.

Secondo gradino: idee matematiche, quindi la retta, il triangolo, eccetera. Terzo scalino, su cui però Platone manifesta ogni tanto qualche incertezza: idee di cose naturali, tipo l'idea di albero, l'idea di uomo, eccetera. Quarto gradino: idea di cosa artificiali, ad esempio l'idea di letto, di casa, e così via. Ora, c'è l'idea di uomo e chi sono gli uomini? Nell'iperuranio e noi stiamo qua. Ma vi ho detto, quando noi ragioniamo sul triangolo, dimostriamo il teorema di Pitagora, usiamo nella mente, pensiamo all'idea di triangolo. Ma come facciamo a conoscere l'idea di triangolo che si trova in un altro piano della realtà, in un altro mondo, quando noi viviamo qui? Platone lo spiega tramite la dottrina della reminiscenza. Dice questo: le nostre anime sono immortali. Noi siamo fatti di anima e corpo, siamo d'accordissimo con i pitagorici. Siamo fatti di anima e corpo. Il corpo è materiale, è legato a questo mondo e tende anche a invecchiare e a un certo punto muore. L'anima, invece, non è mortale. L'anima è più vicina al mondo delle idee che a questo mondo. È ingabbiata in questo mondo, è caduta, è crollata in questo mondo, ma tenderebbe a ritornare verso le idee. Infatti, secondo Platone, quando il nostro corpo muore, l'anima si eleva e inizia un cammino che la porterà a reincarnarsi. Perché Platone, sempre d'accordo che i pitagorici, crede anche della metempsicosi, ve la ricordate la trasmigrazione delle anime? Gli anime passano da un corpo all'altro. Quando il corpo muore, l'anima non muore, sopravvive, si reincarna. Come succede? Questa è l'incarnazione. Bene, Platone dice: la nostra anima, dopo la morte del corpo, sale nell'iperuranio, perché torna verso luoghi che le competono. Arriva nell'iperuranio e lì può scorgere le idee, può vederle, le vede, le conosce. Però le vede abbastanza poco, quindi passa qualche tempo, ma non troppo, dopodiché l'anima precipita, perché si deve reincarnare, quindi deve ricadere dentro un corpo umano, quindi cadere a questo mondo, cade verso la terra. Non, in un certo senso, usa un linguaggio un po' mitico, metaforico, Platone nel parlare di questo. E cadendo, compie un salto così abissale, così lungo, così catastrofico, che dimentica tutto quello che ha visto nell'iperuranio.

Quindi, quando l'essere umano nuovo nasce, l'anima si incarna in un nuovo essere, nasce, diventa bambino, ovviamente l'anima non si ricorda più niente di quello che ha visto. Infatti, il bambino non sa quasi nulla. Però cosa accade? Che quando il bambino inizia a imparare le cose, che so bene, una cosa accade in lui. Non è che vede un albero e lo conosce e impara a sapere cos'è un albero, ma per un albero, quell'immagine dell'albero risveglia in lui il ricordo dell'idea di albero che ha visto nell'iperuranio. Come quando va a scuola, la maestra gli spiega come un certo triangolo rettangolo, la spiegazione della maestra non è che gli introduce nuovi dati nella mente, ma piuttosto risveglia in lui il ricordo sopito dell'idea di triangolo che lui ha già conosciuto, ma che ha dimenticato. Quindi conoscere è ricordare. Platone è un innatista. Le conoscenze, le idee sono già presenti dentro di noi dalla nascita, si è solo di farle riemergere, di farle venire a galla, di farle venir fuori.

Conoscere è ricordare. Tra l'altro, fa notare questo Platone tramite anche il mito della biga, che vi anticipo. Le nostre anime, prima di reincarnarsi, salgono nell'iperuranio, ma passano più o meno tempo in questo iperuranio, nel senso che le anime più sagge passano più tempo nell'iperuranio, quindi vedono più cose. Le anime meno sagge passano meno tempo nell'iperuranio, quindi vedono meno idee. Quando poi cadono, chiaramente quelle anime che hanno visto più idee avranno più conoscenze da risvegliare, le anime che ne hanno viste meno, meno conoscenze da risvegliare. E sulla base di cosa si passa più o meno tempo? Il mito della biga lo spiega. Perché Platone nel Fedro, un dialogo molto famoso, racconta questo mito della biga. Dice: l'anima umana è simile a una biga alata, cioè una biga, un carro con due cavalli, guidata da un auriga, che è il conducente, con due cavalli, uno bianco e uno nero. Quello bianco è molto ubbidiente, quello nero è molto disubbidiente. Sono tre queste componenti della biga, perché tracciano le parti dell'anima: c'è una parte razionale dell'anima, che è l'auriga; c'è una parte irascibile, la chiama Platone, cioè la volontà, che è il cavallo bianco; c'è una parte concupiscibile, cioè la parte che più si lascia stuzzicare, prendere dalle passioni terrene, che è il cavallo nero. Chiaramente l'auriga tenta di far volare la biga alata verso l'iperuranio, perché capisce che vedere idee è cosa più saggia da fare. Quindi tenta di guidare la biga, il cavallo bianco che è obbediente, obbedisce, lo segue nell'indicazione dell'auriga e inizia a volare, battere le ali verso quella direzione. Ma il cavallo nero è disubbidiente, abbiamo detto, si lascia prendere dalle passioni, quindi scalpita, trascina, tende a trascinare via la biga in un'altra direzione. Se la mia anima è fatta in modo da avere la parte razionale molto forte, allora io farò un auriga che riesce a contenere le bizze del cavallo nero, dice arrivare nell'iperuranio. Se la mia anima è molto volitiva, una grande forza di volontà, allora il cavallo bianco riuscirà ad aver la meglio e a trainare verso l'iperuranio. Se però la mia anima è soggetta alle passioni, non riesce a contenersi, hanno il cavallo nero sarà molto forte e avrà la meglio sulle altre due parti. Quindi ogni anima riesce a raggiungere l'iperuranio, alcune ci sta di più perché magari ha forte l'auriga o ha forte il cavallo bianco, altre ci sta meno perché magari hanno forte il cavallo nero e precipitano. In ogni caso, dimenticano, poi ricordano.

Tutto questo viene poi rinfocolato, reso ancora più solido in Platone dal cosiddetto mito di Er, in cui racconta di questo Er, un soldato, che muore ma nell'aldilà e poi ritorna vivente e racconta quello che ha visto nell'aldilà. Cosa dice? Dice sostanzialmente che nell'aldilà le anime possono scegliere in quale tipo di corpo reincarnarsi. Ci possono scegliere se reincarnarsi in un uomo saggio, uno meno saggio. Ovviamente le anime sante scelgono la saggezza, le anime poco sagge scelgono magari il lusso, la ricchezza, altre cose. Chiaramente tutta questa dottrina delle idee, dei correlati, eccetera, allo scopo per Platone di rispondere ai sofisti. I sofisti avevano insegnato per molto tempo che non esiste una verità, ma esistono tantissime verità, che si sia abili con le parole si può far sembrare vera una cosa e poi far sembrare vera l'esatto opposto, si può far sembrare giusta una cosa e poi far sembrare giusto l'esatto opposto. Platone rifiuta tutto questo. Non è vero che esistono tante ingiustizie, tanti punti di vista, tante verità. Esiste un'unica verità, un'unica giustizia, un'unica bellezza, e sono le idee, giustizia, l'idea di bellezza, l'idea di bene. Sono degli assoluti, queste cose, non dei relativi. Esiste una giustizia con la G maiuscola, e noi dobbiamo fare di tutto per cercare di conoscere. Alle persone sagge che hanno vissuto saggiamente, hanno un'anima che riesce a salire nell'iperuranio e a conoscere la vera giustizia. Le anime poco sagge, no.

Capite? Detto questo, Platone introduce anche una dottrina dell'amore, che in parte spiega nel Fedro, anche con il mito della biga, ma poi soprattutto anche nel Simposio, uno dei dialoghi più famosi di Platone. E c'è un dialogo in cui Platone immagina un convivio, una cena, come si usava fare tra i greci, in cui alcuni invitati prestigiosi di Atene, alcuni intellettuali di Atene, discutono mangiando di un certo argomento. Era d'uso fare così. Platone racconta una cena, forse anche realmente avvenuta, tra Socrate e vari altri personaggi, e il tema di questa cena è l'amore. A questo banchetto, ognuno esprime la sua opinione sull'amore, ma tra i tanti che dicono qualcosa sull'amore, particolarmente importanti sono due dottrine. Quella che viene presentata da Aristofane, drammaturgo, commediografo ateniese, tra l'altro avversario di Socrate, a cui Platone mette in bocca un mito molto famoso. Per quello che dice Socrate, cosa dice Aristofane? Aristofane racconta il mito degli Androgini, che dice questo: in principio, sulla terra stavano i maschi, le femmine e gli Androgini, cioè esseri che erano formati da corpo maschile, corpo femminile unito insieme, quindi ermafroditi, entrambi i sessi in un certo senso. Questi Androgini vivono sulla terra, ma un certo punto fecero arrabbiare gli dei e per punizione gli dei li separarono. Da quel momento, il corpo maschile e il corpo femminile si cercano perché non sentono la mancanza della propria meta, dell'altra metà. Sentono a lungo la mancanza dell'altra metà, cercano di ricostituire l'unità perduta.

Quindi, perché questo mito? Che senso ha? L'amore è ricerca di completezza, ricerca di ciò che ci manca, il sentire la mancanza di qualcosa. Socrate, quando tocca a lui parlare, riprende questo tema, lo amplia, raccontando in chiave erotica, dicendo: "Stiamo ragionando dell'amore. Bene, vediamo cos'è l'amore. L'amore è rappresentato spesso da Eros, e spesso Eros viene rappresentato come il fanciullo bello, paffuto, eccetera, che scocca le frecce. Ma in realtà," dice Platone, "persone si riallaccia Platone/Socrate, si riallacciano a un altro mito. Eros è brutto. Eros è figlio di un semidio, secondo il mito raccontato da Socrate, che è figlio di Penia e Poros. Penia è la mancanza, la mendicanza, una mendicante è chi prova mancanza per qualcosa. Poros è l'acquisto, è il dio della della presa, dell'acquisizione. Allora, se Eros è figlio di Penia e Poros, vuol dire che Eros è figlio di sentire la mancanza di qualcosa e cercare di prendere quella cosa. Infatti, Eros è brutto, è brutto, ma cerca la bellezza, è brutto, ma ha sete di bellezza. E in questo senso Eros si può essere considerato un simbolo della filosofia, perché la filosofia per Platone ha questo: scoprirsi ignoranti, scoprirsi non sapienti, però cercare di colmare questa lacuna, cercare di sapere. È un messaggio anche molto socratico, no? La filosofia è una forma d'amore. Se l'amore è sentire la mancanza di qualcosa, cercare di colmare questa mancanza, allora la filosofia è la forma più alta d'amore, perché è sentire la mancanza della sapienza e cercare di colmare questa mancanza. Eros è filosofo, come vi dicevo.

Però un obiettivo di tutte queste teorie, l'amore, le idee, eccetera, è poi giungere a una dottrina politica. E adesso ci arriviamo, perché la dottrina, soprattutto nella Repubblica, che è il suo dialogo più importante, quello che riassume il suo pensiero politico e non solo, tenta di delineare la forma di uno stato perfetto, uno stato ideale, uno stato che possa garantire la giustizia. Perché l'obiettivo è quello. La giustizia, Socrate non l'ha garantita, perché Socrate è stato processato ingiustamente, ma noi dobbiamo creare uno stato che invece garantisce questa giustizia. E come si può fare? Come si può raggiungere questa giustizia? Platone dice: perché uno stato sia giusto, deve in un certo senso imitare la giustizia dell'uomo. Seguitemi. Prima vi ho detto che secondo il mito della biga, l'anima umana è tripartita, è formata da tre parti: parte razionale, parte irascibile, parte concupiscibile. E l'uomo è saggio quando la parte razionale guida, la parte irascibile obbedisce, la parte concupiscibile non crea troppi problemi, sostanzialmente così. Che un uomo diventa saggio, eccoci. E un uomo può arrivare a vedere le idee, è certa che l'anima di un uomo può arrivare a vedere le idee. Allora, se questo è vero che l'uomo, è vero in parallelo anche per gli stati, perché anche gli stati presentano in grande quello che l'uomo presenta in piccolo nell'anima. L'uomo presenta tre facce, tre parti: parte razionale, parte irascibile, parte concupiscibile, ma anche lo stato presenta tre classi.

È fondamentale, secondo Platone, che lo stato debba essere divisa la popolazione in tre classi. È fondamentale. La prima classe, quella dei governanti, che corrisponde nella ripartizione dell'anima alla parte razionale. I governanti, chi sono? Sono le persone più razionali che ci sono. Ovviamente, tutte le persone che fanno parte dei governanti hanno un'anima formata da parte razionale, parte irascibile, parte concupiscibile, ma il loro, la parte razionale è più forte delle altre, è preponderante, riesce ad aver la meglio. L'auriga domina il cavallo bianco e domina anche il cavallo nero. Quindi una persona è molto razionale. Questi governanti, chi saranno? Chi è che è molto razionale tra i filosofi? I filosofi sono quelle persone che hanno la parte razionale molto forte. Allora queste persone, che riescono a dominare le passioni, che riescono a dominare gli istinti, che decidono per il meglio, e che nella dentro all'anima guidano la biga, devono guidare lo stato. Infatti, i filosofi devono governare. Prima classe: la classe dei governanti. Al compito di governare, di gestire la politica.

Seconda classe: le classi di quelli che hanno particolarmente sviluppata la parte irascibile dell'anima, cioè di quelli che corrispondono al cavallo bianco. Il cavallo bianco è ricordata, è molto ubbidiente, forte, vigoroso, e obbedisce agli ordini dell'auriga, cioè della parte razionale. Allora nello stato, chi saranno questi componenti della seconda classe? Saranno quegli uomini e quelle donne obbedienti, volitivi, fedeli alle loro idee, che magari non sono poi così razionali, ma hanno queste genialità razionali, ma sono capaci di tenere dritta la barra, diciamo così, non si fanno prendere dagli schizzi, dalle pressioni, dalle paure, ma tengono l'obiettivo chiaro e volano come cavallo bianco verso una direzione molto chiara. Questi sono i guerrieri. Sono quelli che devono avere le armi, a cui va affidata vanno affidate le armi, e devono avere il compito all'interno dello stato di proteggere lo stato. Se qualcuno attacca, devono difendere lo stato. Se c'è da fare guerra, devono attaccare, obbedendo ovviamente ai governanti, cioè obbedendo ai filosofi. Come nell'anima, il cavallo bianco obbedisce effettivamente all'auriga.

Terza classe: quelli che hanno il cavallo nero particolarmente forte, quelli che hanno una parte concupiscibile particolarmente forte, cioè quelli che non hanno abbastanza razionalità e abbastanza spirito volitivo da potersi contenere, quelli che non sono in grado di governare né di difendere lo stato, in pratica, cioè tutti gli altri. I filosofi governano, i soldati difendono, la parte a tutti gli altri fanno parte della terza classe. Sono i cosiddetti lavoratori, produttori, vengono anche chiamati in certe produzioni, cioè tutte le persone che non hanno qualità specifiche e che quindi non possono governare, non possono difendere la patria, faranno anzi i lavori, saranno i contadini, faranno i commercianti, faranno tutto il resto, ma non governare, non difendere la patria. È chiaro che il sistema che già così si delinea è un sistema antidemocratico. Ad Atene, ogni cittadino aveva diritto di proporre delle leggi, votare, eccetera. Qui no. Solo i filosofi possono proporre leggi, votare, tutti gli altri sono fuori, esclusi. I lavoratori, che sono nella stragrande maggioranza della popolazione, non posso, non hanno voce in capitolo, non votano, non eleggono, non hanno nessun diritto politico, capite? Devono solo fare il loro mestiere, lavorare. Le decisioni le prendono altri, le prende chi è capace, le prende chi è meritevole, dipende chi ha le caratteristiche psicologiche e cioè legate all'anima per governare. Tutti gli altri fuori. È un sistema che potremmo definire quasi aristocratico, ma non è neppure aristocratico, è sofocratico, viene a volte chiamato, o nomocratico, nel senso che a dominare è la sapienza. Il potere non è dato al figlio del potente, al figlio del ricco, al nobile, il potere è dato a chi ha la razionalità, capite? Cioè una forma di meritocrazia estrema.

Chiaramente, l'appartenenza alle tre classi, quindi, non è un fattore ereditario, non dipenderà da chi sei figlio, quanti soldi hai, ma dipende solo dalle tue capacità. Paradossalmente, il lavoratore può essere anche ricchissimo, ma non aver voce in capitolo in politica, perché non c'entra nulla la ricchezza con le decisioni. Le decisioni politiche vengono prese solo da chi è capace, da chi è meritevole. Questo l'ideale di Platone. Tra l'altro, per portarlo a compimento, Platone prevede per le prime due classi un tipo di vita molto particolare. La terza classe, quella dei lavoratori, vive normalmente, hanno una famiglia, hanno le loro proprietà private, eccetera. Ma le prime due classi devono invece essere condotte allo stile di vita diverso, che viene chiamato di solito comunismo platonico. Cioè, in pratica, questi due classi non hanno proprietà privata e non hanno famiglie tradizionali. Non hanno la proprietà privata perché vivono in una comunanza dei beni, che è necessaria se si vuole evitare che queste persone siano corruttibili. Secondo Platone, per evitare che proprio abbiano la tentazione di farsi corrompere, accumulare beni, non possono possedere nulla. Non possono però neppure avere dei partner fissi, né avere dei figli fissi, tra virgolette. Nel senso che Platone immagina che i figli vengano tolti alle coppie subito appena nati e allevati in comune, in modo che le coppie non possano avere preferenze. Se ti viene fatto il figlio subito, allevato in comunità, tu sai che tuo figlio è uno di quelli, ma lo sai quale, e quindi vuoi bene a tutti in ugual modo e ti curi di tutti. Ma poi soprattutto, anche le coppie non sono stabili, perché Platone vuole che i filosofi, ad esempio, si accoppino tra loro non per amore. L'amore è un sentimento della gente passionale, è un sentimento che si fa trascinare dal cavallo nero. I filosofi, che sono razionali, disdegnano queste passioni, guardano più al bene superiore, quindi al bene dello stato. Quindi si accoppiano per fare figli, ma con lo scopo di fare figli validi per lo stato. Il che vuol dire che l'accoppiamento dei filosofi ha come finalità la maestà, i nuovi futuri possibili filosofi, bambini che saranno razionali come genitori. E come si fa? Quando ad esempio si hanno dei cavalli di buona razza e si vuole che anche i figli siano di buona razza, molto spesso si fanno accoppiare i propri cavalli con vari partner diversi, perché si aumenta la probabilità di avere meno tare genetiche e più vantaggi. Così anche tra i filosofi, cioè i filosofi cambiano partner di volta in volta, accoppiandosi con altri filosofi diversi per sperare di dare vita a figli sempre migliori per il bene dello stato.

Tutto questo può funzionare, secondo Platone, sì, a patto che, ovviamente, i filosofi vengano ben educati, siano pienamente coscienti del loro ruolo. Non di fatto, uno stato del genere, diamo tutto il potere ai filosofi, sono loro a decidere tutto. I guerrieri ubbidiscono ai filosofi, i lavoratori obbediscono, che non hanno nessun potere, hanno la virtù della temperanza, dice Platone, cioè la capacità di stare al proprio posto. Ma tutto il nome filosofi, senza nessun meccanismo di controllo, non ci sono leggi che limitano il potere dei filosofi, non ci sono tribunali che possono giudicare i filosofi, non ci sono costituzioni che ne possono limitare la volontà. I filosofi sono davvero pieni di potere, come comunità, come gruppo. Ma allora, cos'è la vita, cosa fa sì che i filosofi governino bene ed evita che i filosofi cogliano il loro potere? Beh, secondo me, Platone è la garanzia del fatto che i filosofi useranno bene il loro potere, sta nell'educazione che i filosofi hanno ricevuto. Il fondamentale, per quanto ne proprio, l'educazione dei filosofi. Infatti, devono essere educati a un piano di studi molto rigoroso, che prevede molta matematica, perché proprio a Platone la matematica è la disciplina più importante, subito dopo la filosofia. E abbiamo detto anche prima, parlando dei triangoli, un corso di studi che dia spazio anche alcune discipline che sono comunque legate alla matematica, come la musica, l'astronomia, eccetera, la geometria, e così via. E poi, alla fine, solo dai 30 anni in poi si potrà finalmente fare filosofia per cinque anni, dai 30 ai 35 anni, e poi un nuovo praticantato, dai 35 ai 50 anni, si diventa filosofi solo a 50 anni. C'è un'età molto matura, segno che bisogna essere saggi, posati, rigorosi, razionali. E quindi c'è una grande responsabilità, c'è un grande potere, ma c'è anche una grande responsabilità.

Questo piano di studi è strettamente legato alle idee, vi ho detto prima, no? Che le idee valori sono le più importanti, poi al secondo piano ci sono le idee matematiche. Infatti, come vi ho detto, la matematica è la disciplina che prepara alla filosofia, propedeutica alla filosofia. La filosofia studia le idee valori, le idee del bene e la giustizia, eccetera. La matematica studia le idee matematiche. Tutto questo trova poi sintesi nel famosissimo mito della caverna, che è il mito più famoso di Platone, raccontato proprio nella Repubblica. In questo mito si racconta di uno schiavo che è incatenato all'interno di una caverna insieme.

A tanti altri schiavi ed è lì fermo dalla nascita e vede solo quello che le ombre che si dipanano sul fondo della caverna perché ha rivolto verso il fondo della caverna.

Un certo punto questo schiavo di sci a liberarsi scappa fuori ma vede che nella granda c'è un fuoco perché quelle che capisce che quella che vede verano ombre. Ma poi finalmente riesce uscire all'inizio uscito all'aperto non risce a guardarsi attorno perché con gli occhi che non sono abituati alla luce. Poi un po alla volta si abita lo guarda per terra vede le cose riflesse nell'acqua poi alza gli occhi e si guarda attorno infine deve il sole.

Visto il sole capito tutto capito che la caverna è un brutto mondo una brutta realtà chiusa angusta fallace invece fuori che alla vera realtà. Decide di tornare dentro per abeti dei suoi amici per avvertirci e compagni di prigionia. Torna dentro fa fatica ad arrivare perché quando passa dalla luce all'ombra ci viene poco. Arriva dai suoi compagni se venite scappate con me fuori c'è un sacco di roba che non aveva non è visto bellissima.

I compagni non gli credono gli chiedono di indovinare quali ombre vengono rappresentate sul fondo della caverna. Lui che rendono ancora abituato gli occhi non si vede bene non riesce a indovinare e alla fine i compagni di prigionia si stufano non gli dà un ascolto e forse addirittura lo uccidono.

Qual è il significato di questo mito? Lo schiavo rappresenta il filosofo che riesce a spezzare le catene che lo tengono incatenato a questa vita e riesce a scoprire che questo mondo è una caverna cioè è un'imitazione un'ombra della verità. Riesce uscire fuori alla caverna già ripara il mondo vero il mondo delle idee e li vede che ci sono realtà perfette appunto le idee. Prima vede le cose riflessi dell'acqua idea matematiche e poi vedere le cose attorno idee valori prevede il sole che rappresenta il dea di bere.

Quando però il filosofo tenta di tornare le sue compagne di prigionia cioè dagli altri uomini per raccontare loro quello che ha visto per liberare anche loro non viene ascoltato e anzi forse può avvenire addirittura ucciso da questi compagni di prigionia e quello che in fondo è avvenuto con socrate.

Faccia notare alcune cose prima di passare a l'ultima parte la vita di prigione perché ormai la fase matura l'abbiamo quasi completata. Prima cosa nel corso di studi dei filosofi di preparazione dei futuri filosofi e governanti manca una disciplina che invece in grecia era assolutamente ripeti ritenuta molto molto importante manca l'arte. Si studiava di rete l'astronomia la musica almeno un certo tipo di musica la matematica la filosofia ma non l'arte non la poesia omerica non la scultura la pittura è stata perché beh platone lancia scaglia una pesante accusa contro l'arte.

L'arte secondo platone è diseducativa è negativa va evitata perché porta a varie motivazioni ma la più importante è il fatto che l'arte non ci avvicina al idee ma ci allontana dalle idee. In fondo cosa fa un artista quando dipinge un quadro fa una scultura eccetera imita qualcosa che vede un dipinto di un paesaggio è l'imitazione di un paesaggio ma come vi dicevo la nostra realtà sensibile un paesaggio concreto è a sua volta limitazione di un'idea un albero è l'imitazione dell'idea di all quindi se io faccio un quadro noi di ping un albero questo dipinto è un'imitazione dell'albero cassa volta imitazione dell'idea di albero quindi il dipinto è imitazione di imitazione il dipinto non mi avvicina all'idea di albero ma mi allontana perché è distante 2 gradi dall'idea paradossalmente l'albero reale è molto meglio del dipinto perché è più vicino all'idea quindi l'arte va evitata l'arte negativa latte ma deve cedere il passo alla filosofia proveniente a platone insiste molto su questo punto perché vuole fare della filosofia della nuova disciplina principale del corso di studi della formazione dei futuri governanti mentre nel mondo greco molto spesso questo non lo era detenuto dall art.

C'è da dire poi che la torre si rende ben conto che questo modello di stato che ha delineato non trova realizzazione corrispondenza nella realtà non ci sono stati così nella realtà stati in cui ci sono le tre classi divise il potere in mano in filosofia eccetera molto spesso gli stati concreti sono molto diversi questo perché secondo platone gli stati concreti rappresenta uno delle degenerazioni rispetto allo stato perfetto rispetto allo stato ideale cioè è come se avessero preso l'idea di platone l'avessero peggiorate in un aspetto e così si sono concretizzate gli stati concreti reali ad esempio mi fa proprio una gerarchia dei degli stati esiste prima di tutto dalle varie forme di degenerazione lapino krazia poi esiste l'oligarchia poi esiste la democrazia poi esiste la tirannide queste sono le quattro generi 4 degenerazioni allo stato la democrazia quella forma di governo in cui a comandare sono gli ambiziosi quelli che desiderano gli onori l'oligarchia è quella come di governo in cui invece a comandare sono i più ricchi quelli che vogliono il denaro la democrazia è una forma di governo in cui certo c'è democrazia quindi il potere condiviso ma in realtà ognuno fa ciò che vuole secondo platone quindi non c'è una direzione comune per il bene collettivo ma ognuno spinge per le sue per i suoi interessi personali e fanno infine di più ultimo e più basso e ultimo grado di degenerazione è la tirannide che ha una forma che deriva dalla democrazia in cui il potere in mano ovviamente a un tiranno questo per chiudere la pagina dedicata alla maturità passiamo all'ultima parte della produzione platone la fase della vecchiaia.

In questa fase platone e riprende le dottrine che aveva già esposto nella fase della maturità e le revisioni e non certo senso complice il fatto che da anni insegna nell'accademia è che dentro l'accademia riceve anche ovviamente delle obiezioni delle critiche delle domande platone si rende conto che alcune teorie che lui ha elaborato mostrano perfette hanno dei difetti hanno delle aporie ci dice cioè delle parti di ragionamento magari non tornano non sono chiare non risolvono del tutto il problema e quindi tenta di risolvere le questioni in particolare c'è un alcuni dialoghi che si concentrano su alcune aporie alcune inesattezze alcuni problemi relativi alla dottrina delle idee citerei in particolare il telethon il sofista il parma need e meglio ancora tetto parmenide sofista nel senso che nel tetto nel parmenide platone individua i problemi più importanti e ne sottostà tenta di rispondere a questi problemi quali sono i problemi più importanti in cui incappano ad ottenere dall idea di lei sostanzialmente tra i problemi per farla breve per ridurre la questione problema e questo è un detto che rapporto tra idee cose è difficile da definire abbiamo parlato di mimesi dimettessi di parusia esempio con la parusia abbiamo detto che dentro alle cose c'è una parte dell'idea e bene ma se fosse vero questo allora vorrebbe dire che le idee sono tante perché vorrebbe dire che vendono ogni albero c'è almeno in parte l'idea di albero ma noi non sarebbe un'unica idea di albero esisterebbero milioni di idee di albero perché sarebbe l'idea di autobus cavalli programmi e poi quella parte del re albero dentro l'albero hicks albero y sempre tantissime ma se li lasciano uniche come fanno essere anche moltiplicate questo è un primo problema da risolvere.

Secondo problema è quello più complicato di tutti da spiegare e spero di farti è il cosiddetto argomento nel terzo uomo dice questo noi siamo abituati a pensare secondo me potere l'idea che esista un idea di uomo a cui corrispondono gli uomini concreti di questo mondo quindi un insieme di uomini a cui corrisponde all'idea di uomini ma allo stesso modo di poter creare un ulteriore insieme composto da tutti gli uomini concreti più un idea di uomo ea questo insieme più grande dovrebbe corrispondere un'ulteriore idea l'idea dell'idea di uomo ma a sua volta potrei fare un insieme ancora più grande e comprendente gli uomini concreti la prima idea di uomo e l'idea degli aerei uomo a questo riceve più grande dovrebbe corrispondere un'ulteriore idea l'idea dell'idea dell'idea di uomo e così via si rischia una moltiplicazione di idee all'infinito scelta più limiti e anche questo genere ovviamente una polia ma contraddizione un assurdo quindi anche questo grande risolve il terzo problema è come noto con parmenide per questo uno dei dialoghi intitolato propria per me li ricordate problemi dell'essere è non può non essere e non essere non è e non può essere famosa affermazione da cui problemi dedicava alcune considerazioni ad esempio che l'essere aree immobile che l'essere air immutabile che l'essere era unico vi ricordate platone non è del tutto d'accordo con x men in sé perché lui ha detto che esistono le idee quest'idea è costituiscono il vero essere perché il nostro mondo limitazione è una copia ma il vero essere sono le idee che però le idee non sono un'unica entità sono molteplici c'è l'idea di bene di giustizia è di triangolo sono tante questi dare magari non tantissime novità che sia non bisogna farli diventare infinite ma sono un certo numero sono molteplici ora com'è possibile che l'essere sia molteplici come sta dicendo platone con la dottrina delle idee e per mantenere in vita a mantener fede alla logica per me idea perché secondo la logica come l'aveva è delineata parmenide di essere ce ne può essere uno solo questi sono i problemi posti nel sofista è né per me né idee che poi scusate nel tetto ed è talmente che poi il sofista trovano soluzione come fa platone a risolvere a tutti quella risponderà per tutti questi problemi ce la fa tramite una nuova dottrina che è la teoria dei generi schumi cioè lui dice attenzione quando ho detto che il rapporto the decoder rapporto limitazione non sono stato preciso in realtà dobbiamo pensare al rapporto the le cose similmente a come funziona il rapporto tra lettere e parole allora noi nel nostro alfabeto greco ma vale anche per l'italiano accendiamo un certo numero di lettere che non è infinito sono 21 lettere nel nostro faveto credo se ho contato bene queste numero limitato di lettere ci permette di però combinare queste lettere e in moltissimi modi diversi tanto è vero che abbiamo migliaia e migliaia e migliaia di parole e poi possiamo collega ridarvi in marelli altri mori insomma di parole ne vengono fuori uno stravento partendo curda solo una ventina di lettere allora il rapporto tra cosi da è forse neve nera simile l'idea è solo un certo numero limitato ma le idee si combinano e di fatto le cose sono frutto della combinazione di più idee cioè non è che c'è l'idea di albero speciali studiate l'albero concreto e viali albero e basta ma c'è la gran completo c'è l'idea di vegetale l'idea di essere vivente l'idea di albero eccetera che si combina insieme a formare quella a meglio a relazionarsi e con quell'albero concreto questo permette di saltare a piè pari alcune delle obiezioni segue quella della moltiplicazione velina ed idee con quelle sono numericamente finite e però permettono di spiegare una gran varietà di cose nel nostro mondo riguarda parmenide la si risolve dicendo che sostanzialmente la logica parmenide ecco è scorretta perché platone ritiene che quando io dico che ad esempio shock arte non è ateniese non intendo dire che socrate non esiste ma intendo dire che socrate esiste in maniera diversa dall'essere ateniese e infatti platone dice che se io combino le idee mi rendo conto che posso creare delle mappe che lui chiama mappe dicotomiche secondo cui da da un'idea se ne dipanano altre due altre 22 a cascata è però questo dire che si può percorrere in un sotto senso la scala delle idee da idee più particolari l'idea è che i generali e si può arrivare alle idee più generali di tutte che sono cinque cosiddetti cinque generi sogni che afferiscono a tutte le cose perché tutte le cose sono in relazione con questi cinque generi superiori sommi che sono l'essere l'identico il diverso il movimento e la quiete ora quando dico che socrate non è ateniese sto dicendo che socrate è diverso dall'essere ateniese store distruggendo due idee sto dicendo questa parte non esiste sta dicendo che l'idea di socrate e l'idea di ateniese non vanno insieme punto poi ciò per terra fini sia un esempio stupido in storia che non è spartano tardi giungere idea di socrate i viali spartano però non ha detto che sono nate non esisto solo detto che non è in relazione con quell'idea risolto il problema.

Concludiamo con gli ultimi dialoghi citerò il file bo velocemente il timeo l'ellade politico e le leggi sono dialoghi in cui platone rivede negli ultimi politico le leggi soprattutto una tutina politica né gli altri il mondo delle cose sensibili in maniera direi più pragmatica e soprattutto fortissimamente influenzato dal pit è coli sono più ancora che prima nel senso che platone si rende conto intanto che certo l'iperuranio deve essere epurato di riferimento ideali dobbiamo vivere cercando l'iperuranio eccetera mai fondo che il bene si può realizzare anche su questa terra almeno in parte ne parla nel file bo in particolare dove sembra dire che l'uomo anche qui tra le cose accessibili può raggiungere il bene a patto che si appelli agli ideali di misura stabiliti rapita gorici al numero alla misura alla limitazione delle passioni alla contenimento delle passioni cioè vive in modo armonioso direi numericamente armonioso il tema il parti ritorna anche nel timeo che un dialogo cosmologico perché parla della creazione del mondo e racconta un mito un racconto che lui definisce verosimile secondo cui all'inizio c'era la materia informe il caos nella materia c'era da sempre mara ancora disordinata e a quel punto è intervenuto un ente di vino chiamato demiurgo che era intelligente amante del bene è ben intenzionato che ha preso questa materia informe e l'ha plasmata imitando le idee creando le cose ha creato la montagna imitandoli in montagna ha creato alberi mettendo il via d albero e ha messo dentro tutte queste cose che plasmava l'anima del mondo un principio spirituale che continua a plasmare le cose dentro quindi il di lugo non è un creatore solo un ordinatore ma ordinato le cose per il bene c'è uno scopo nel mondo c'è uno scopo in quello che fa il demiurgo ed è portare verso il bene gli uomini che si trovano a vivere in questo mondo quindi devono cercare le idee tra le cose in un certo senso l'anima del mondo dentro le cose e devono cercare di capire anche il messaggio che lenovo lancia perché lì murgo continua a comunicare con gli uomini gli uomini tramite gli astri gli altri sono stati anch'essi generati plasmati dal demiurgo e il modo in cui si muovono in modo in cui girano attorno alla terra è segno dei messaggi che il demiurgo ci manda e quindi l'astronomia diventano disciplina importantissima lo era già in parte prima ma ora ancora di più sempre disciplina che comunque ha un valore di lei quasi matematico inoltre nel nel timeo di platone racconta anche il mito di atlantide celeberrima così via né politico nelle leggi applica questi nuovi concetti fortemente i pitagorici anche alla cura dello stato né politico sostiene che il buon politico deve essere un tessitore cioè uno che riesce a far stare insieme diciamo le varie parti della società nelle leggi che è l'ultimo dialogo di platone e dipende proprio i temi della repubblica vi ricordate che alla pubblica abbiamo detto bisogna dividere lo stato in tre classi sociali eccetera qui platone rinuncia ad alcuni aspetti più estremi che la sua dottrina politica ad esempio rinuncia alla tripartizione in classe c'è lasciamo perdere tre classi sociali lasciamo perdere il comunismo rinuncia anche quell idea di abolizione della proprietà privata per le prime classi di abolizione della famiglia tradizionale perché due classi perché ritiene che siano alla fine poco fattibili però mantiene in vita molti altri aspetti ad esempio mantiene in vita l'idea che lo stato sia più importante dei cittadini il cosiddetto statalismo l'idea cioè che prima venga il bene collettivo e poi solo molto dopo il bene personale bene individuale ma l'obiettivo dello stato deve essere quello di comunque replicare in terra l'ordine del cosmo questa religione che lui su cui insiste deve essere religione anch'essa astrale quindi si ricava quanto eletto nel timeo il demiurgo comunica con gli astri e allora la religione deve badare agli astri una religione astronomica una teologia astrale importantissima e quindi c'è sempre un legame non solo con il timeo ma in generale col pitagorismo come il cosmo e ordinato e armonico grazie alla matematica così anche allo stato deve essere tra virgolette reso armonico tramite rapporti matematici st gt poi dalle leggi e così via e questo ci permette e chiudo di passare l'ultimo discorso bellissimo che quello delle dottrine non scritte c'è stato un ampio dibattito del novecento partendo da alcune accendi di aristotele riguarda fatto che forse platone ha scritto una parte delle sue dottrine ma altre le lasciatelo scritte forse tante forse poche forse decisive forse non decisive che ampio dibattito la maggior parte dei commentatori pensa che non siano poi così decisive dell'utri non scritte max ma anche atti che invece dicono che erano il vero fu il colore del saggio platonico quando sappiamo sappiamo abbastanza poco quel poco che sappiamo è che forse in queste dottrine hanno scritte a platone aveva pensato che le idee di cui aveva tanto parlato in alta non erano il principio delle cose ma derivavano anche se da un principio ancora più alto ancora più nascosto ulteriore e questo principio sarebbe stato un principio duale e di chiara ispirazione pitagorica cioè ci sarebbero stati prima ancora delle idee che sarebbero anzi derivate da queste l'uno e la diede che corrispondono in qualche misura a ciò che originava alla dicotomia vi ricordate da pari e dispari te ha limitato il limitato meglio ancora dei pitagorici basta questo era platone in un'ora ci sono stato è un quasi un miracolo spero che apprezziate lo sforzo fosse ho parlato molto in fretta pensi a capire tante cose ma è un ripasso quindi ascoltatelo como ripasso in descrizione trovate il link alla playlist completo su platone per approfondire molto meglio anche perché sono video divisi in capitoli per ascoltare con le parti trovate i link ai social network alla newsletter alle playlist ha un sacco di roba guardateci e ci vediamo presto per nuovi altrimenti di stare quello sofia educazione civica sarà la prossima.