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Torquato Tasso || Biografia

Diario di Charlotte11:17

Transcription

Buongiorno, buon pomeriggio e buonasera. Oggi video lezione dedicata a Torquato Tasso. Prima, però, vi ricordo di lasciare un mi piace qui sotto, di iscrivervi al canale e di seguirmi anche su Instagram. Mi trovate come diario di [Musica] Charlotte. Darò solamente avviso a vostra signoria dei disturbi che io ricevo nello studiare e nello scrivere. Son di due sorte: umani e diabolici.

Oggi video lezione dedicata a Torquato Tasso. Vi ringrazio per avermi fatto notare di aver dimenticato questo importantissimo autore, un grande classico. Torquato Tasso nasce a Sorrento nel 1544. È figlio di un altro scrittore, letterato, cortigiano, Bernardo Tasso, che è di origini bergamasche, e anche di una nobildonna pistoiese, Porzia De Rossi. Tasso nasce a Sorrento, e questa è la sua casa natale, rappresentata in questo dipinto. Tuttavia, però, presto si trasferirà a Napoli per poter studiare dai Gesuiti, che detenevano il monopolio della cultura. Bernardo Tasso, invece, prestava servizio dal Principe di Salerno, Ferrante San Severino. Il problema è che un anno dopo il trasferimento della famiglia di Tasso a Napoli, il principe Ferrante San Severino si ribella al viceré spagnolo di Napoli e viene condannato all'esilio. Anche Bernardo Tasso lo segue, quindi abbandona la sua famiglia, Tasso, la moglie e la sorella Cornelia. Nel 1554, il padre tornerà però dall'esilio e si ricongiungerà con Torquato a Roma. Poco dopo, la madre di Tasso morirà, forse avvelenata dai fratelli per per la dote. Il marito, Tasso, la rimpiange. Ella era giovane ed onesta e graziosa bellezza, e tanto gelosa del suo onore che, contra ogni nostro naturale istinto, ha desiderato più volte dopo l'infelice caso dello esilio mio, d'esser vecchia e brutta. Quindi dice questo il marito che rimpiange la moglie, che ha trascurato anche durante l'esilio.

Nel 1557, Bernardo e Torquato, però, sono accolti dai Della Rovere, Pesaro e Urbino. Quindi Torquato Tasso e suo padre stanno molto insieme. Dopo la morte della madre Porzia, nel 1559 vanno anche a Venezia, perché Bernardo vuole seguire la stampa dell'Amadigi, il suo poema eroico. Che cos'è l'Amadigi? L'Amadigi è un poema eroico che riprende un personaggio, ovvero Amadigi di Gaula, che faceva parte del romanzo cavalleresco. Era il protagonista di Garcí Rodríguez de Montalvo. Amadigi era un cavaliere errante di origini nobili. A Venezia, però, anche Torquato fa il suo esordio letterario e scrive il Gerusalemme, un poema incompiuto di 1168 sulla prima crociata. Se non ricordate bene le Crociate, vi lascio qui una videolezione.

Nel 1560, Torquato, inoltre, scrive a Padova. Studia legge, un po' come tutti i letterati che studiano legge oppure prendono i voti. Solo che anche lui non è così appassionato di diritto, quindi si avvicina all'ambiente aristotelico padovano e anche ai dibattiti sulla poetica di Aristotele. Inoltre, Torquato Tasso partecipa all'Accademia, fa parte dell'Accademia degli Infiammati, un'accademia padovana fondata da Leone Orsini, che voleva stabilire la vera naturale idea di scrivere compiutamente su argomenti filosofici e letterari. Nel 1562, a soli 18 anni, pubblica il Rinaldo, che è la sua prima opera a stampa.

Torquato Tasso entrerà poi a servizio del Cardinale Luigi d'Este e si trasferisce a Ferrara, alla corte di Ferrara, che è un ambiente che lo stimola e si guadagna qui anche la simpatia di Eleonora e Lucrezia d'Este. Tasso scrive, scrive molto, scrive anche molte liriche d'amore, circa 2000 poesie d'amore. E in questi anni ha anche delle Lion, delle storie d'amore con Lucrezia Bendidio, che era una damigella di Eleonora d'Este, e anche con Laura Pepera, che conosce a Mantova. Quindi queste liriche d'amore dedicate anche alle due dame sono destinate all'accompagnamento musicale. In questi anni, però, Tasso comincia a scrivere un nuovo poema, il Fredo, che tutti noi conosciamo come la Gerusalemme Liberata, e questo poema lo occupa per un decennio nella scrittura.

Nel 1572, passa al servizio di Alfonso II d'Este e a Ferrara, sempre, quindi a questa corte così stimolante, ricca, scrive la Minta, che è una favola boschereccia che viene rappresentata nel '73. Tasso dedicherà anche ad Alfonso II d'Este il suo poema, il Goffredo, e diventerà storiografo di corte. Tuttavia, l'equilibrio psichico di Tasso è precario. Infatti, a volte gli studenti lo chiamano Torquato pazzo più che Torquato Tasso. Perché? Perché purtroppo ha delle gravi turbe psichiche. È insoddisfatto per il Goffredo, che verrà pubblicato a sua insaputa e gli cambieranno anche il titolo con la Gerusalemme Liberata. Inoltre, iniziano ad essere difficili i rapporti con la corte Estense. Prima della pubblicazione, però, che avverrà a posteriori, lui sottopone il poema a scrittori, filosofi, accademici. Lui vuole sentire la loro opinione e riceve critiche durissime. Pensate che Leonardo Salviati, l'accademico della Crusca, lo rimprovera, dice che ha troppi lombardismi, troppi latinismi quest'opera, tant'è che nel dizionario della Crusca del 1612, Tasso non viene menzionato. Tasso addirittura teme il giudizio dell'Inquisizione. Vi ricordo che siamo nel periodo della Controriforma, vi lascio qui il video per un ripasso. Quindi ha delle remore, remore anche inutili, remore superficiali, ecco, superflue, perché in realtà non aveva di che preoccuparsi, ma si autoaccusa. Il Tribunale di Bologna, ma l'Inquisizione assolve la sua opera.

Nel 1576, però, ne combina un'altra. Mentre parla con la Duchessa Lucrezia d'Este, scaglia un coltello contro un servitore dal quale crede di essere spiato. Ha delle turbe, ha delle ossessioni e quindi viene fatto ritirare, proprio per volere di Alfonso d'Este, per il suo bene, nel convento di San Francesco. Ma lui evade dal convento, inizia a peregrinare nei luoghi del suo passato, va addirittura a Sorrento travestito e dice a sua sorella Cornelia di essere un fantasma. Nel 1579 torna a Ferrara, ma durante il matrimonio di Alfonso II d'Este con Margherita Gonzaga, dà in escandescenze. Non c'è niente da fare. Alfonso lo fa rinchiudere all'ospedale di Sant'Anna, che era una sorta di manicomio. Sant'Anna, un nome che per secoli ha voluto dire un pellegrinaggio in luoghi che si pensavano di un'ingiustizia patita e in ogni caso di solitudine e sofferenza. E Tasso vi rimane per 7 anni, durante i quali rimaneggia molte opere e scrive molte lettere. Anche l'epistolario di Tasso è molto ricco. Il fatto è che in queste lettere emerge proprio il suo turbamento psichico. Parla di folletti, di diavoli, di spiritelli. Dice lui stesso in una lettera ad un amico: "Forse ho maggior bisogno dell'esorcista che del medico, perché il male è per arte magica." Perché lui crede che un folletto gli rubi danari, gli metta i libri sotto sopra, apra le casse, rubi le chiavi, e lui dice: "Io non posso proprio, non me ne posso guardare." Quindi è tormentato da un folletto. Tanti scrittori scriveranno poesie sul Tasso in prigione, questa figura così affascinante. E anche Baudelaire nel "Tasso in prigione": "Il poeta in galera, trasandato, morboso, rollando un manoscritto sotto il piede, nervoso, misura ad uno sguardo fiammante di terrore la scala di vertigine dove affonda il suo cuore."

Tasso acquista fama durante la sua segregazione, nonostante non abbia dato il suo consenso, come vi dicevo. Il Goffredo viene pubblicato prima alcuni canti nel '79, nell'80 la prima edizione completa con lacune, e nell'81 l'edizione con il titolo La Gerusalemme Liberata, un titolo che lui non ha dato. Nel 1586 esce da Sant'Anna e segue a Mantova i Gonzaga, che lo proteggono. Riprende le sue peregrinazioni tra Roma, Napoli e pubblica la tragedia Al Ritorismondo. Inoltre pubblicherà i Discorsi dell'arte poetica, dove rifletterà sul poema eroico e sul modo di conciliare materia e stile. Un'altra sua preoccupazione è sotto la protezione del Papa Clemente VII e inizia a scrivere di argomenti devoti. Vi ricordo, siamo nel periodo della Controriforma. Nel 1593 pubblica La Gerusalemme Conquistata, il rifacimento del poema dedicato a Cinzio Aldobrandini, nipote del Papa. Gli ultimi scritti sono scritti devoti: Le lacrime di Maria, Le lacrime di Gesù Cristo, Le sette giornate del mondo creato. E pochi anni dopo, nel 1595, Tasso muore a Roma, ha appena 51 anni, e non è riuscito ad avere l'incoronazione poetica che gli aveva promesso Clemente VII.

Ci vediamo al prossimo video con le opere di Tasso e poi la Gerusalemme [Musica] Liberata. [Musica]