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Corso di Sicurezza sul Lavoro on-line per la formazione dei lavoratori dipendenti a Rischio Basso

ALTERFORMAZIONE4:06:30

Transcription

[Musica]

Il primo argomento da affrontare, appunto, riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro e come nasce la sicurezza sui luoghi di lavoro in ambito nazionale ed internazionale. Vedremo, per prima cosa, il quadro normativo e come si esplica e come si applica a livello italiano.

La sicurezza sui luoghi di lavoro nasce in Italia sin dai primi del Novecento. Come nazione, siamo stati tra i primi ad affrontare questo argomento. Infatti, vedremo anche che si trovano alcuni aspetti della sicurezza dei luoghi di lavoro addirittura in alcuni regi decreti redatti a fine del 1800. C'è sempre stata una grande attenzione per i principi della sicurezza sui luoghi di lavoro e le condizioni di lavoro dei lavoratori. Addirittura, all'interno dello Statuto italiano troviamo alcuni articoli normativi che parlano giusto appunto di questi caratteri.

Come possiamo vedere, ad esempio, l'articolo 1 parla che "L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Quindi, giusto appunto, parla proprio che la Costituzione italiana afferma che il primo articolo, il principale, il primo che la Costituzione italiana e lo Stato italiano è fondato sul lavoro. Possiamo vedere altri articoli, come ad esempio l'articolo 4: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Così come l'articolo 32: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo". Oppure l'articolo 41: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".

Vedete, quindi, gli articoli proprio della Costituzione italiana prendono già diversi aspetti di quello che sarà poi la sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi, abbiamo già visto che enuncia che la è fondata sul lavoro, ci sono dei diritti dei lavoratori. Quindi, oltre ad aver, diciamo, enunciato che la sicurezza che la Repubblica Italiana e lo Stato italiano è fondato sul lavoro, e non c'è anche che ci sono i diritti al lavoratore e promuove le condizioni che rendono effettivamente questo diritto, quindi si obbliga e obbliga i datori di lavoro a dare valenza al lavoratore. Oltre a dare valenza al lavoratore, altra cosa che impone la Costituzione italiana è la tutela e la salute del lavoratore.

Vedremo poi, nel prosieguo, per quale motivo c'è molta attenzione sotto questi aspetti e non meno importante anche di avere un occhio di riguardo per quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro e far lavorare, appunto, i lavoratori con dignità, quindi nel miglior modo possibile, le condizioni migliori possibili. Come vediamo, ci sono anche articoli da leggere sia sul Codice Civile che sul Codice Penale, che danno un riferimento per dare un inquadramento generale della situazione a quelli che sono gli aspetti fondamentali.

L'articolo 2087: "L'imprenditore è tenuto ad adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro". Quindi, cosa significa questo? Che lo Stato italiano dà questo onere al datore di lavoro. Quindi, chiunque voglia aprire una realtà lavorativa deve prestare attenzione a tutte le misure necessarie affinché l'integrità fisica dei propri lavoratori sia rispettata.

Così come l'articolo 2043: "Risarcimento per fatto illecito. Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno". Quindi, anche nel Codice Civile si parla di sanzioni per il datore di lavoro nel caso in cui ci siano dei danni ingiustificati che vengono sottoposti ai lavoratori.

Stesso discorso nel Codice Penale. Nel Codice Penale ci sono l'articolo 40: "Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso da cui dipende l'esistenza del reato non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo". Quindi, questo che significa? Impone al datore di lavoro di creare una struttura il più sicura possibile, facendo tutti gli adempimenti possibili affinché si vengano evitati qualsiasi tipo di danno o di problema o incidente sul luogo di lavoro, altrimenti ricade all'interno del Codice Penale. In questo caso, il datore di lavoro subisce anche, appunto, [Musica] subisce anche una sanzione, una sanzione penale.

"Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni". Articolo 437, sempre il Codice Penale. Quindi, anche qui vediamo come ci sia un articolo in cui sia enunciato di ricadere in sanzione penale. Ovviamente, nel caso in cui, anche se viene realizzata e costituita la struttura nel miglior modo possibile, nel caso in cui ci sia un intervento su un impianto o su delle apparecchiature e quindi non si possano più lavorare in sicurezza, si ricade sempre in sanzioni penali dedicate.

Come abbiamo visto in precedenza, come vi ho già annunciato, si parla di sicurezza sui luoghi di lavoro già nel Regio Decreto del 1903, creato da Vittorio Emanuele III, in cui si parla giusto appunto di infortuni sul luogo nell'esercizio delle strade ferroviarie. Quindi, già nei primi del Novecento si parlava e si teneva in considerazione il lavoratore.

Andando avanti, la storia italiana si è evoluta e così come si sono evolute le normative e così come si è evoluto anche il lavoro, sono stati redatti a metà degli anni '50 tre DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) su tre aspetti fondamentali. Il decreto 547 del 1955 riguardava le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il decreto 133 del 1956, norme generali per l'igiene sul luogo di lavoro. Mentre il 164 del 1956, norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni.

Vedete, già si è già evoluta la normativa. Si è passati dal Regio Decreto del 1903, in cui si parlava in via generale e in quel caso specifico della sicurezza per i lavoratori che lavorassero sulle strutture ferroviarie, alla metà degli anni '50, in cui già si è inquadrato il lavoro su un ambito molto più ampio. Quindi, ci sono delle norme sul luogo di lavoro per gli infortuni, altri che riguardano l'igiene, e poi un capitolo a parte era stato menzionato per quanto riguardava il lavoro in edilizia, per le costruzioni.

Mentre in ambito internazionale, questi aspetti sono stati visti molto più in là. Sono stati visti con la realizzazione dell'Unione Europea e da fine degli anni '70 si è iniziato ad avere un quadro più ampio. Perché? Perché le normative che abbiamo appena annunciato erano normative che davano sì delle sanzioni che, dopo vedremo, al lavoratore, ma queste sanzioni venivano imposte come fosse una scala di doveri da dover sottostare, senza poi però vedere altri aspetti a 360 gradi.

Questo che significa? Significa che se io fossi stato un datore di lavoro e volessi aprire un'attività lavorativa nel 1960, avevo una lista di doveri da dover compiere. Fatta questa lista e quindi rispettati questi aspetti, io non potevo subire, diciamo, altre sanzioni o non dovevo tener conto di altri aspetti. Mentre ad oggi la normativa è molto cambiata, ha preso più ampio respiro ed è vista a 360 gradi, appunto, perché la sicurezza sui luoghi di lavoro, come vedremo, si è ampliata molto e si è evoluta e si è specificata su molti aspetti che prima non venivano considerati.

Veniamo, ad esempio, alle direttive sempre nazionali che sono venute fuori, modificando appunto quei decreti degli anni '50. Le direttive sociali indirizzate dal datore di lavoro e finalizzate al conseguimento di livelli progressivi sempre più elevati di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Decreto Legislativo 626 del '94, viene dal è stata rielaborata dal quadro 89/391 dato dalla Unione Europea, che aveva emanato delle normative. Come voi possiamo vedere, invece, il DPR 4, 9, 5, 4, 5, 9, scusate, del '96, direttive di prodotto indirizzate al fabbricante di prodotti e finalizzate all'eliminazione di barriere tecniche alla commercializzazione dei prodotti, alla progettazione e costruzione di prodotti sicuri.

L'obiettivo qual era? Ridurre il costo totale degli infortuni sul luogo di lavoro, come costi diretti e costi occulti, che vedremo in un secondo momento, e dare uniformità di livelli minimi di sicurezza. Perché erano stati dati questi tre aspetti da dove bisogno in considerazione negli anni '50, ma poi la normativa ha subito una stasi fino ad arrivare appunto a metà degli anni '90 con l'entrata in vigore delle direttive dell'Unione dell'Unione Europea.

Quindi, i risultati quali sono stati in ambito europeo con queste direttive? Dare, tra la fine degli anni '80 e metà degli anni '90, ad esempio, l'Atto Unico Europeo. L'adozione dell'Atto Unico Europeo nel 1977 ha introdotto per la prima volta nel Trattato della Comunità Europea il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, con un articolo che stabilisce i requisiti minimi e che conferisce al Consiglio la facoltà di adottare, a maggioranza qualificata, direttive in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro.

Quindi, cosa ha fatto? Ha dato alla Comunità Europea, al Consiglio, la possibilità di imporre, in ambito di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, degli standard che siano unici per tutti. Gli obiettivi dell'articolo erano: il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, l'armonizzazione delle condizioni degli ambienti di lavoro, la lotta al sociale con l'avvicinarsi del completamento del mercato interno e la prevenzione del trasferimento delle imprese verso aree con un livello di protezione inferiore al fine di ottenere vantaggi concorrenziali.

Questo cosa significa? Si è cercato di dare uno standard a livello internazionale, appunto, per evitare, come in quest'ultimo caso, che società prendessero parti, diciamo, anche un'industria e trasportassero questi comparti in nazioni dove a livello economico la produzione costava molto meno, ma dalla sicurezza dei livelli di sicurezza molto più bassi. Facendo in questa maniera, hanno standardizzato i livelli minimi di sicurezza per tutte le nazioni.

La Carta Sociale del 1989, la Carta Comunitaria dei Diritti Sociali Fondamentali dei Lavoratori, pur non essendo giuridicamente vincolante, affermava che perché all'interno del mercato unico gli aspetti sociali devono essere reputati non meno importanti degli aspetti economici. Vedete, anche qui, con la costituzione della Carta Sociale e poco dopo l'entrata in vigore dell'Atto Unico Europeo dell'87, si afferma che oltre agli aspetti economici devono essere presi in considerazione anche gli aspetti sociali e quindi anche, appunto, dei lavoratori, quindi dei dipendenti.

Andando avanti, abbiamo il contributo del Trattato di Amsterdam del 1997. Il Trattato di Amsterdam ha riconosciuto maggiore importanza alle questioni concernenti l'occupazione, introducendo il titolo dell'occupazione e l'accordo sociale. Le direttive che definiscono i requisiti minimi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e riguardanti le condizioni di lavoro sono state adottate per la prima volta sia dal Parlamento che dal Consiglio mediante la procedura di codecisione.

Quindi, giusto appunto, con questo contributo del Trattato di Amsterdam si è introdotto il discorso fra gli accordi sociali che devono essere presi con i lavoratori, lo stato dei lavoratori. Il contributo del Trattato di Lisbona, invece, del 2007, quindi 10 anni dopo, riprende anche parte del contributo del Trattato di Amsterdam. Contiene una clausola sociale che sancisce l'obbligo di tener conto dei requisiti sociali nelle politiche dell'Unione. Con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea è divenuta giuridicamente vincolante nel rispetto del principio di sussidiarietà, in conformità delle disposizioni generali del testo 7 della Carta stessa.

Quindi, vedete, si sta evolvendo sempre di più la normativa, sta prendendo sempre più aspetti. Oltre gli aspetti economici, prende anche gli aspetti sociali, come appunto il lavoratore e l'attenzione sia alla sicurezza che al benessere del lavoratore, non soltanto in ambito strettamente lavorativo, quindi, per dire, infortunistico, ma anche in ambito sociale. Questi aspetti li ritroviamo tutti poi con [Musica] l'entrata in vigore del Testo Unico a livello nazionale, che andremo a vedere.

Queste sono alcune delle principali direttive su cui poi sono state redatte i Decreti Legislativi che vi ho summenzionato, la serie della 90 del 1994 e la 494 del '96. Vediamo alcune di queste direttive. Ad esempio, la Direttiva 392 dell'89: "Misure per poi nel miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro". Una direttiva specifica che parla appunto in questo caso della sicurezza fisica del lavoratore sui luoghi di lavoro.

La Direttiva 654 dell'89: "Prescrizioni minime nei luoghi di lavoro". Quindi, da la normativa, la 391 parla di promuovere il miglioramento della salute in via generale, la 654 invece dà delle prescrizioni minime nei luoghi di lavoro, quindi dà degli standard che siano uguali per tutti all'interno dei luoghi di lavoro. Questo può essere, ad esempio, come un aspetto tecnico: le altezze minime all'interno degli uffici, le finestrature con dei requisiti minimi di rapporto aeroilluminante per far sì che i volumi d'aria, di ricambio dell'aria siano costanti, e l'apertura delle porte per le vie di esodo e per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Ci sono proprio dei requisiti tecnici: le dimensioni minime di una sala dedicata ad ufficio, così come le dimensioni minime di un bagno per disabili, o nel caso in cui ci siano dei bagni ciechi, la mancanza di finestrature e quindi l'aria viziata all'interno impone delle prescrizioni tecniche come un impianto di estrazione dell'aria.

Vediamo altre direttive. La 655, sempre dell'89: "Requisiti minimi delle attrezzature di lavoro". Abbiamo visto gli altri due aspetti, cioè la salute e sicurezza in generale sul luogo di lavoro, le prescrizioni minime date dai requisiti strutturali, e qui vediamo invece i requisiti per le attrezzature di lavoro, quindi anche di macchinari che vengono utilizzati devono avere un livello di sicurezza standard uguale per tutti.

Altra direttiva, la 656 dell'89: "Requisiti minimi dei mezzi di protezione individuale". Abbiamo visto le attrezzature, altro aspetto da vedere si impongono dei dispositivi di protezione individuale che vedremo nel proseguo del corso per i lavoratori, e queste protezioni vengono fornite dal datore di lavoro obbligatoriamente e vengono fornite in base al rischio a cui il lavoratore è esposto.

La Direttiva 269 del 1990 invece: "Movimentazione manuale dei carichi pesanti". Anche qui sono stati imposti dei limiti di peso che possano essere sopportati da un lavoratore, così come l'aiuto di un lavoratore può avere da alcune strumentazioni che, giusto appunto, può utilizzare durante le ore lavorative. Un esempio che possiamo fare, ad esempio, in questo caso, in edilizia: fino a fine degli anni '80, gli operatori potevano sollevare carichi compresi fra il 25 e 50 kg, e ad oggi invece la normativa è cambiata anche in base a questa direttiva dell'Unione Europea. Il massimo carico che una persona, un lavoratore, può sollevare è di 25 kg.

Vediamo altre direttive. La 270 del '90: "Uso di attrezzature munite di videoterminali". Qui, ad esempio, si parla di videoterminalisti, quindi anche chi lavora in ufficio e passa 8 ore davanti un monitor di un PC, delle ricadute sulla vista, muscolo-scheletriche per quanto riguarda la postura, e quindi questa direttiva impone dei limiti di utilizzo, dei limiti qualitativi della strumentazione da utilizzare e degli standard che devono essere rispettati da tutte le aziende.

La 394: "Protezione da agenti cancerogeni". Qui si parla di rischi specifici per alcuni tipi di lavorazione con dei DPI che devono essere forniti al lavoratore in caso debba lavorare sotto agenti cancerogeni. Mentre stesso discorso con la Direttiva 679: "Protezione da agenti biologici", in cui nel caso in cui ci siano dei lavoratori esposti ad ambienti ad agenti biologici, vengono date delle normative minime. Se vogliamo fare un esempio ad oggi, possiamo riferirci al COVID nelle strutture sanitarie, come può essere uno studio, una struttura ambulatoriale odontoiatrica. Gli operatori, quindi il dottore e l'assistente alla poltrona, devono avere dei DPI specifici appunto per evitare le contaminazioni degli agenti biologici. Quindi, deve avere le mascherine FFP2, devono avere gli occhiali protettivi, il camice, quindi sono tutte protezioni che vengono imposte, che sono nate appunto con queste direttive degli anni '90.

Con l'entrata in vigore di queste direttive, la normativa anche italiana piano piano si è evoluta. La vecchia normativa prevedeva che il datore di lavoro dovesse attuare le misure di sicurezza previste dal decreto stesso e quindi controllare che quanto prescritto dai singoli articoli fosse effettivamente ottemperato. Questo fino all'entrata in vigore della 626 del '94, in cui si è cambiato un po' il modo di vedere la normativa con questi paletti piuttosto rigidi che erano imposti. Infatti, erano a normativa, prevede una procedura predizionistica di tipo attivo, nelle quali le aziende sono le protagoniste relative alla sicurezza, di una costante correlazione fra attività lavorativa e relativi misure di sicurezza, tra innovazioni tecnologici e rispettivi interventi per la tutela della sicurezza della salute degli operatori.

Ad oggi, poi vedremo come la serie 626 del '94 e la 494 del '96 sono state inglobate e assorbite all'interno del Testo Unico, che è il Testo Unico in vigore attualmente oggi in ambito di sicurezza sui luoghi di lavoro, e hanno ampliato e modificato questa normativa che ormai era diventata piuttosto vetusta. Per quale motivo? Perché ad oggi, appunto, la normativa dà molta più importanza agli aspetti della sicurezza sui luoghi di lavoro e dà un onere molto importante al datore di lavoro. Il datore di lavoro ad oggi non deve più ottemperare [Musica] delle prescrizioni che venivano date, ma in realtà ha molta più libertà di manovra. Soltanto che questa libertà di manovra si sviluppa tutto attorno alle decisioni che il datore di lavoro prende. Quindi, nel caso in cui ci sia un infortunio, un incidente o un problema relativo alla sicurezza sui luoghi di lavoro, la prima persona che ne subisce le conseguenze è appunto il datore di lavoro.

Le direttive europee, oltretutto, hanno imposto che venissero trovate delle figure tecniche specifiche e che abbiano dei ruoli fondamentali all'interno delle all'interno delle aziende. La semplice serie 94 cosa ha fatto? Introduce, appunto, il principio di autotutela, quindi i lavoratori da soggetti passivi tutelati diventano autori della propria sicurezza. Quindi, anche il lavoratore diventa attivo per quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. La sicurezza deve essere organizzata dal basso e non imposta dall'alto. Quindi, c'è comunque un capovolgimento totale per quanto riguarda gli aspetti in fase di sicurezza dei luoghi di lavoro. Se prima era lo Stato, come vi ho detto, dagli anni '50, che imponeva al datore di lavoro di ottemperare a diversi aspetti, adesso avete fatto opposto. Lo Stato lascia completa libertà al datore di lavoro di creare una struttura che gestisca la sicurezza sui luoghi di lavoro, partendo appunto dal lavoratore come centro fondamentale e su cui costruire questa struttura.

Oltretutto, con la normativa in vigore oggi, e che è stata appunto ripresa e assorbita la salute del '94, si trovano queste figure che hanno delle responsabilità e dei ruoli ben fondamentali. Quali sono queste figure che vedremo e specificheremo ruolo per ruolo? Il datore di lavoro, il medico competente, l'RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) e l'RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).

All'interno del Testo Unico troviamo, appunto, tutti quei riferimenti che hanno preso dalle vecchie normative fino fino all'entrata in vigore del Decreto Legislativo 81 del 2008. Prima, le vecchie normative facevano sempre riferimento ai vecchi testi e quindi anche ai decreti legislativi che guidare gli anni '50. L'81/08 cosa ha fatto? Si è imposto quello che viene chiamato Testo Unico, perché ha inglobato tutte le vecchie normative, le ha abrogate e si è imposto come nuovo Testo Unico con un'entrata in vigore e quindi ha cancellato tutto quello che era stato fatto nel pregresso, imponendosi come Testo Unico e ha dato una data di partenza per tutto quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, cancellando tutto quello fatto fino in quel momento.

Oltre questo, cosa ha fatto? Dal momento che ha inglobato tutte le vecchie normative, è stato anche semplificato, diciamo, andando a fare una scansione, scevro da tutto quello che è la normativa che era ormai vetusta e che è passata, ed è aggiornato ed è inglobato anche le direttive della Comunità Europea. Oltretutto, c'è un ampliamento del campo di applicazione a tutti i settori e a tutti i lavoratori. Non c'è più un discorso che tutela sui luoghi di lavoro cantieristico, sui luoghi di lavoro minerario o aziendale. Ad oggi, il Testo Unico sui luoghi di lavoro, quindi 81/08, ricomprende tutti i tipi di lavoro e tutti i lavoratori.

È stato fatto anche una revisione e un inasprimento del sistema sanzionatorio. Quindi, la sicurezza in azienda rappresenta non più un obbligo da adempiere, ma un obiettivo della gestione di impresa e parte integrante di essa. Quindi, non è più un obbligo dover fare la sicurezza nei luoghi di lavoro da parte del datore di lavoro e una volta fatto si chiudeva il plico cartaceo e si tiene da parte. Adesso, come si evolve l'azienda, deve evolversi costantemente la gestione della sicurezza sugli obblighi di lavoro.

All'interno del Testo Unico, giusto per capire quanto è articolato, ci sono più di 300 articoli e più di 50 allegati. E non c'è un aspetto preciso che riguarda sanzioni nel particolare, ma ci sono sia sanzioni amministrative che sanzioni penali, e ci sono sempre dei minimi e dei massimali per ogni tipo di infrazione. Non so, avete presente il cartello "Non fumare"? Se voi leggete l'articolo di legge che è ricompreso all'interno del Testo Unico, l'articolo di legge parla di sanzioni penali che va da 27,50 euro a 275. Questo perché? Perché giusto appunto la normativa è elastica, si muove e si adatta alla sicurezza sui luoghi di lavoro e al lavoro, così come in tutte le situazioni lavorative. Quindi, questo non si sarebbe mai trovato sulla vecchia normativa degli anni '50, solo perché la normativa degli anni '50 si sarebbe trovato che a normativa X non adempiuta, c'era un corrispettivo in sanzione di X euro. In questo caso, essendo cambiata la normativa e appunto ricomprendendo più aspetti, la normativa è diventata elastica, così come la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Oltretutto, anche la procedura nel caso ci siano delle sanzioni penali è stata agevolata e ripresa dal Decreto Legislativo 758 del '94. E quindi, come si evolve la situazione: l'ispettore ferma l'attività lavorativa, dopodiché prescrive di far seguire la norma entro giorni X, lo vedremo nel proseguo. Dopodiché verifica il rispetto della norma e fa pagare una sanzione pari a un quarto del massimo previsto dal Testo Unico per le proprie violazioni di quella normativa. Nel caso in cui venga affrontato e superato l'ostacolo, vedete, non c'è un discorso di voler penalizzare un'attività lavorativa, c'è un discorso di, dal momento che il datore di lavoro non ha dato in realtà uno degli aspetti, gli viene fatto notare questo aspetto, gli viene riconosciuta un'ammenda e gli viene dato un tempo X di giorni, che poi vedremo, per rispettare e rientrare nei parametri. Se questo viene fatto, la sanzione da corrispondere è pari a un quarto. Quindi, è un è un discorso di voler cercare di far mettere a norma le aziende il più possibile, senza dover far incorrere in sanzioni penali di entità piuttosto alte.

All'interno del Testo Unico, dal momento che sono state trovate delle figure, sono stati anche dati dei ruoli ad ognuno di queste figure. Possiamo trovare: il datore di lavoro in primis, i dirigenti che poi vedremo, l'RSPP (Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione) che, tra l'altro, è una figura che non ha colpe specifiche per quello che le colpe specifiche, ma colpe generiche soltanto professionali, e lo vedremo dopo, il STP (Assistente al Servizio Prevenzione e Protezione), il medico competente, i preposti, l'RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) e, appunto, i lavoratori.

I lavoratori, che sono il centro di tutto il sistema che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Cioè, il Testo Unico è stato redatto appunto come centro il lavoratore. Tutto gira intorno al lavoratore, e il lavoratore, infatti, all'interno del Testo Unico è l'unico soggetto di tutti questi che abbiamo visto che non può commettere delle violazioni penali, mentre gli altri possono avere, possono incorrere appunto in sanzioni penali. Il lavoratore no.

Giusto per dare un esempio di sanzioni penali: il datore di lavoro e i dirigenti, che sono alla stregua del datore di lavoro in ambito statale, possono avere un arresto da 4 a 8 mesi e ammende che vanno da 2.000 a 15.000 euro, a seconda delle sanzioni. Il preposto può avere un arresto da 1 a 3 mesi e ammende da 300 a 900 euro. Progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori: arresti fino a 8 mesi e ammende da 1.000 a 45.000 euro. Perché all'interno del Testo Unico sono presenti anche i progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori? Perché il Testo Unico ha cercato di perché all'interno del Testo Unico sono presenti anche progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori, perché il Testo Unico ha cercato di ricomprendere tutte quelle figure che possono avere un ruolo in ambito lavorativo.

I progettisti, fabbricanti, quindi qua parliamo di figure tecniche inerenti strumentazione presente all'interno dei luoghi di lavoro. Beh, il Testo Unico ha dato delle responsabilità anche a queste figure, perché se un progettista, facendo i calcoli di progettazione di quello che può essere un impianto, uno schema elettrico, uno strumento, e sbaglia i calcoli e quindi sbaglia a calcolare le tensioni ammissibili, può causare un danno al lavoratore che sta utilizzando quello strumento. Così come se il fabbricante non utilizza materiali con i requisiti che il progettista ha richiesto, può causare sempre un danno al lavoratore. Così come i fornitori o gli installatori. Infatti, gli installatori che vengono all'interno delle aziende per fornire strumentazione e installare la strumentazione acquistata, devono rilasciare un idoneo certificato in cui attestano che hanno realizzato l'installazione così come da normativa e che, oltretutto, hanno collaudato il macchinario e il macchinario in perfette condizioni.

Altre figure: il medico competente, che ha un arresto fino a tre mesi e ammende che vanno da 1.000 a 10.500 euro. E infine, i lavoratori, che come abbiamo detto, non possono avere sanzioni penali, però possono avere degli arresti fino a un mese e ammende che vanno da 200 a 600 euro.

Iniziamo a vedere i lavoratori, quali sono ad esempio gli obblighi dei lavoratori. Perché è vero che tutta la struttura si basa sul lavoratore, ma anche il lavoratore sul luogo di lavoro deve rispettare alcuni aspetti fondamentali. Ad esempio, il lavoratore deve osservare le leggi e le istruzioni impartite, quindi quello che dal datore di lavoro e dalle figure preposte alla sicurezza e impongono in ambito di sicurezza del luogo di lavoro. Il lavoratore deve osservare, appunto, questi dettagli.

Utilizzare correttamente macchinari, attrezzature e sostanze. Fare ricorso in modo appropriato ai dispositivi di protezione. Quindi, il lavoratore non può manomettere un DPI. Il DPI viene fornito dal datore di lavoro, è un bene aziendale. Il lavoratore lo deve utilizzare nella maniera corretta, senza manometterlo.

Il lavoratore, oltretutto, segnala immediatamente ai dirigenti e ai preposti le deficienze dei mezzi, dei dispositivi e le condizioni di pericolo. Quindi, nel caso in cui il lavoratore si accorga che c'è un guasto sul macchinario, deve interrompere immediatamente la lavorazione e avvertire subito i dirigenti, preposti, datore di lavoro. Si adoperano direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito della loro competenza e possibilità, ad eliminare il pericolo. Quindi, il lavoratore, vedete, la sicurezza è di tipo proattivo, abbiamo detto. Quindi, anche il lavoratore deve essere attivo e partecipativo all'interno della sicurezza dei luoghi di lavoro. Quindi, nel caso in cui c'è una situazione di pericolo, il lavoratore formato deve intervenire affinché quel pericolo venga subito abbattuto nel miglior modo possibile.

Si prendono cura della propria e altrui salute e sicurezza nel luogo di lavoro secondo formazione e mezzi. Non compiono, di loro iniziativa, iniziative, operazioni o manovre che possano compromettere la sicurezza. Quindi, non devono fare interventi, soprattutto, che non sono stati concordati con il datore di lavoro o con l'RSPP. Non rimuovono senza autorizzazioni dispositivi di sicurezza. Quindi, sul luogo di lavoro, se è imposto che un lavoratore deve mantenere un DPI per tutta la fase lavorativa, non il lavoratore stesso non deve togliersi quel DPI in qualsiasi momento, ma può farlo soltanto in un luogo dove non c'è più quel rischio che impone quel DPI stesso.

Si sottopongono ai controlli sanitari e ai programmi di formazione e addestramento. Contribuiscono all'adempimento degli obblighi in materia di sicurezza e salute e, in via generale, devono far sì, sono i primi che devono far sì che tutto quello che riguarda la sicurezza sul proprio luogo di lavoro deve essere mantenuto sempre ai massimi livelli.

Vediamo chi è il lavoratore. Lo troviamo sempre come articolo di legge all'interno del Testo Unico per la sicurezza, articolo 2: "Il lavoratore è una persona che svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al suo fine di apprendere un mestiere, un'arte, una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari". La normativa perché ha descritto cos'è un lavoratore in questa maniera? Per cercare di ricomprendere all'interno della normativa stessa il più ampio tipo di casistiche possibili.

Vedete, il lavoratore è una persona che svolge un'attività lavorativa data da un datore di lavoro pubblico o privato, quindi già non interessa se parliamo nell'ambito pubblico o privato, con o senza retribuzione, perché uno potrebbe pensare che un lavoratore è una persona con un contratto che ha uno stipendio fisso, no. Anche al suo fine di apprendere un mestiere, quindi all'interno di questa definizione sono ricomprese tutte quelle persone che svolgono un'attività lavorativa per un datore di lavoro, punto. Non importa se viene retribuito o no, non importa il luogo di lavoro. Se io sto svolgendo una mansione in un luogo qualunque esso sia, io sono considerato come un lavoratore.

Veniamo adesso ad alcuni casi particolari. Vengono equiparati alla figura di lavoratore: i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto. Vedete, se io costituisco una cooperativa in cui siamo due soci, Rossi e Verdi, tutte e due siamo soci, quindi siamo sia datori di lavoro che lavoratori. In questo caso, la sicurezza sui luoghi di lavoro deve essere che dobbiamo garantirla a noi stessi. L'associato in partecipazione di cui all'articolo 2549 del Codice Civile. Uguale, stesso discorso, è considerato un lavoratore a tutti gli effetti.

Il soggetto beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e orientamento. Uguale, quindi anche chi sta facendo un tirocinio formativo è considerato sempre un lavoratore. Quindi, quando si va a fare un tirocinio all'interno della struttura, si deve anche, mettendosi dalla parte del tirocinante, pretendere che il datore di lavoro per cui sto facendo il tirocinio formativo mi metta nelle condizioni, così come tutti gli altri lavoratori. Quindi, se ci sono dei DPI che mi devono essere forniti, mi devono essere forniti. Se ci sono delle attrezzature che devo utilizzare, le attrezzature devono avere gli standard di sicurezza imposti dalla normativa.

L'allievo degli istituti di istruzione ed universitari ed il partecipante ai corsi di formazione professionali di cui nei quali si faccia uso di laboratorio. Stesso discorso, anche l'allievo degli istituti di istruzione universitari fanno sono ripresi, sono ricompresi sempre all'interno della figura lavorativa e inquadrati come il lavoratore.

Vediamone altri: prestatori di lavoro nell'ambito di un contratto di somministrazione di lavoro. Tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico dell'utilizzatore. Quindi, [Musica] anche in questa casistica, se io sono un prestatore di lavoro e do un lavoratore che va a lavorare in un'altra azienda, chi è l'utilizzatore di questa prestazione, quindi l'azienda in cui mi trovo, deve fornirmi tutta la sicurezza sui luoghi di lavoro, le attrezzature, quindi i DPI.

Nei casi di distacco del lavoratore, tutti gli obblighi di prevenzione e protezione sono a carico del distaccatario, fatto salvo l'obbligo a carico del distaccante di informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato. Cosa significa questo? Io sono il datore di lavoro dell'azienda Rossi, un mio dipendente deve andare a lavorare per un periodo all'interno dell'ENI. Ora, chi deve garantire gli obblighi di prevenzione e protezione in questo caso è l'ENI, quindi chi beneficia della mansione del mio lavoratore, gli deve garantire tutto quello che riguarda la prevenzione e protezione. Però, io che sono il datore di lavoro, devo comunque fargli un corso formativo al mio dipendente, al mio lavoratore, affinché lo metta nelle condizioni di base da sapere le mansioni e i rischi che va ad affrontare andando a lavorare per un'altra società per un periodo.

Lavoratori a progetto e i collaboratori coordinati e continuativi beneficiano delle stesse tutele di ogni altro lavoratore o inseriti nei luoghi di lavoro del committente. Uguale, se ci sono dei lavoratori a progetto, dei collaboratori esterni anche assidui, ovviamente anche queste figure che vengono a lavorare nella mia struttura beneficiano di tutto, diciamo, l'insieme di strutture, DPI (Dispositivi di Protezione Collettiva) e procedure che il datore di lavoro stesso ha creato per la propria struttura.

Vediamo un caso particolare: il lavoratore autonomo. Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all'articolo 22/22 del Codice, si applicano le disposizioni previste dall'articolo 21 del Decreto Legislativo. Tali soggetti devono utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo 3, munirsi di dispositivi di protezione individuale e di utilizzarli conformemente alla disposizione di cui al titolo 3, munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgono attività in regime di appalto o subappalto, possono beneficiare di sorveglianza sanitaria di corsi di informazione e formazione volontariamente.

Allora, questo che significa? Nel caso in cui io sono un libero professionista, devo garantire a me stesso dei requisiti di sicurezza. Se io fossi un elettricista, per dire, a partita IVA, quindi libero professionista, prima cosa devo fare dei corsi formativi, innanzitutto, per che certificano che io posso svolgere la mansione. Oltretutto, devo acquistare per me stesso tutti quei dispositivi di protezione individuale in base al rischio a cui sono sottoposto. Quindi, se sono un elettricista, dopo avere i guanti, dovrei avere le scarpe antinfortunistiche e soprattutto che mi si misurino per evitare le scariche elettriche, e devo acquistare anche della strumentazione che sia marcata CE e che abbia sostenuto dei test di qualità per lavorare in sicurezza. E infine, se vado a lavorare in altre aziende, presso lavoro in aziende già strutturate, mi devo presentare con un cartellino di riconoscimento, in modo che tutti sappiano che sono un lavoratore esterno che sto facendo la mia mansione, e con su scritti tutte le generalità del lavoratore stesso.

Oltretutto, i lavoratori autonomi, nel momento in cui devono andare a lavorare all'interno di un'altra azienda, devono presentare la propria Camera di Commercio e la propria assicurazione professionale, informare sui rischi specifici che possono essere causati dalla lavorazione che devo compiere e cooperare con la sicurezza che già si trova all'interno del luogo di lavoro, perché il discorso principale della sicurezza di lavoro è la formazione, informazione e coordinamento e cooperazione. Quindi, queste sono le parole chiave per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi, anche dove c'è una struttura già avviata e viene all'interno a lavorare un lavoratore autonomo, questo lavoratore autonomo porterà delle proprie attrezzature, delle proprie mansioni e ad ogni mansione corrisponde un rischio. Quindi, porterà dei rischi all'interno dell'azienda. Quindi, questi rischi vanno affrontati prima che il lavoratore autonomo inizi a fare la propria mansione, vanno visionati e studiati insieme e vanno trovate delle procedure ad hoc per superarli e a quel punto si può svolgere la mansione di coinvolgere.

Ora vediamo proprio, diciamo, gli articoli principali che riguardano i lavoratori. Statuto dei Lavoratori, Legge 300 del 1970, riguarda le norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale, dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento. Dopo la produzione normativa degli anni '50, quella che abbiamo visto in precedenza, inizia un lungo periodo di stasi, interrotto a metà degli anni '70, quando viene emanato lo Statuto dei Lavoratori. Viene riconosciuto il diritto dei lavoratori, mediante loro rappresentanze, di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

Quindi, negli anni '70 viene istituito lo Statuto dei Lavoratori. Uno degli articoli fondamentali dello Statuto dei Lavoratori parla giusto appunto di creare una rappresentanza del lavoratore, l'RLS, che abbiamo accennato prima e vedremo nel proseguo, che il rappresentante per i lavoratori in ambito della sicurezza viene appunto da questo statuto. Cosa cosa annuncia? Che il lavoratore deve e può avere voce in merito a quello che riguarda la prevenzione degli infortuni. Quindi, viene fatta una rappresentanza con anche dei controlli periodici che, appunto, questi rappresentanti di lavoratori fanno all'interno del costruttore.

L'articolo 9 dello Statuto dei Lavoratori rappresenta il primo esplicito riconoscimento legislativo alla dimensione collettiva dell'interesse alla tutela dell'ambiente di lavoro. La tutela e la malattia dell'ambiente di lavoro, così come delineato, è strettamente legata all'azione sindacale e alla contrattazione collettiva. La contrattazione ha avuto un ruolo importante nella tutela delle condizioni di lavoro, non tanto in sede normativa di individuazione dei minimi di tutela, quanti in sede gestionale al fine di prevedere e regolare strumenti operativi. Quindi, la contrattazione collettiva cosa ha fatto? Non ha soltanto individuato i requisiti minimi di tutela dei lavoratori, ma è entrata proprio in un discorso di contrattazione, ha fatto da portavoce e da ammortizzatore tra il datore di lavoro e, appunto, il lavoratore stesso.

Vediamo in altri articoli. Articolo 1: "Libertà di opinione". "I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali, di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge". Questo cosa significa? Appunto, che il lavoratore ha avuto finalmente voce. Qualsiasi lavoratore, non importa di che livello o di che fede politica o religiosa, chi sta svolgendo una mansione, qualsiasi tipo di lavoratore può dire la propria in ambito del proprio lavoro. Quindi, questo come si tramuta? Si tramuta anche nel poter mettere bocca, avere voce in merito sempre anche di sicurezza dei luoghi di lavoro. Se il datore di lavoro redige una procedura per una mansione, il lavoratore che svolge quella procedura si accorge che la procedura è errata, deve ha il dovere e il diritto di far presente al datore di lavoro che, secondo la propria opinione, quella mansione non andrebbe fatta in quella maniera. E questo è giusto un esempio ed è fondamentale, perché ha instaurato un rapporto dinamico fra datore di lavoro, figure che gestiscono la sicurezza del luogo di lavoro e il lavoratore stesso.

L'articolo 5: "Accertamenti sanitari". "Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulle idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti prevenzionali competenti, i quali sono tenuti a compierlo quando il datore di lavoro lo richiede. Il datore di lavoro ha la facoltà di far controllare le proprie fisiche del lavoratore da parte di enti pubblici e istituti specializzati di diritto pubblico". Questo cosa significa? Si tutela sempre più il lavoratore. Il datore di lavoro non ha più voce diretta in capitolo nel caso in cui un lavoratore si trovi in fermo per malattia, ma deve per forza passare per gli istituti competenti nazionali. Quindi, il datore di lavoro può fare richiesta all'INAIL e poi saranno gli enti competenti che, se lo riterranno opportuno, faranno un'ispezione al lavoratore. Mentre prima c'era la possibilità che il datore di lavoro facesse direttamente lui questo tipo di controllo.

Articolo 6: "Visite personali di controllo". "Le visite personali di controllo sul lavoro sono vietate, purché nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti. In tali casi, le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizioni che siano eseguite all'uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore, e che avvengano con l'applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività a gruppi di lavoro". L'ipotesi nei quali possono essere disposte le visite.

Personalmente, nonché ferme restando le condizioni di cui al secondo comma del presente articolo, le relative modalità devono essere concordate dal datore di lavoro con la rappresentanza sindacale aziendale o, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del Lavoro.

Questo che significa? Nel caso in cui un lavoratore stia lavorando dalla propria dimora, il datore di lavoro può, in questa casistica, avere una visita di controllo nel momento in cui c'è un'attrezzatura propria del datore di lavoro. Però, anche in questo caso, c'è sempre chi controlla. Non c'è un'azione diretta del datore di lavoro, ma il datore di lavoro deve sempre passare, abbiamo visto il caso prima, deve passare per gli enti pubblici. In questo caso, invece, deve interfacciarsi con il sindacato, interfacciarsi per poter concordare e accordare un sopralluogo nella dimora del lavoratore.

Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del Lavoro di cui al precedente comma, il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo 19, possono ricorrere entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento al Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale.

I lavoratori, mediante la loro rappresentanza, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica. Anche sotto questo aspetto, il lavoratore ha acquisito una valenza tramite i propri rappresentanti dei lavoratori. Hanno il diritto di poter chiedere che vengano controllate tutti i requisiti fondamentali della sicurezza sui luoghi del proprio lavoro, che vengano rispettate le normative. Se un altro collega, un altro lavoratore o anche il datore di lavoro non stanno rispettando la normativa, il lavoratore ha tutto il diritto di richiedere che le normative vengano rispettate da tutti, perché ne va della sicurezza di tutti, sia degli altri che anche personale. E oltretutto, può richiedere di promuovere la ricerca per il miglioramento costante della sicurezza sul luogo di lavoro.

Articolo 13. Mansioni del lavoratore.

L'articolo 2103 del Codice Civile è sostituito dal seguente: "Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito, ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettive svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori, il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente dell'attività svolta e l'assegnazione stessa diviene definitiva qualora non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto, per un periodo fissato dai contratti collettivi e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da un'unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo."

Cosa significa questo? Che viene anche dato un valore al lavoro che il lavoratore svolge, alla mansione che fa, e il datore di lavoro è obbligato, nel caso in cui a un lavoratore venga data una mansione di un più alto livello, a corrispondergli una retribuzione più alta che sia equiparata alla mansione che deve svolgere.

Ora vediamo quelli che sono i soggetti che vanno a creare quello che viene definito il quadrilatero della sicurezza. Vedete questo schema? Nell'81/08 se ne definite queste figure: il datore di lavoro, che ne abbiamo già parlato perché vedremo in seguito, il responsabile del servizio prevenzione e protezione, il medico competente, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Queste sono le quattro figure che si trovano ai vertici di questo quadrilatero, che appunto creano il quadrilatero della sicurezza, dove vedete il lavoratore non è una figura esterna o tangente, ma si trova al centro del quadrilatero, perché il lavoratore è il fulcro di tutto quello che riguarda la gestione e l'attenzione della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il datore di lavoro è messo in cima a questo quadrilatero non a caso, perché è colui che innanzitutto deve promuovere tutto quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, ma è anche colui che deve cercare le altre figure, nominare le altre figure, ed è quello che ha le responsabilità maggiori.

Andiamo a vedere adesso, appunto, la figura del datore di lavoro. Chi è il datore di lavoro? Il datore di lavoro si distingue per due macro categorie: se lo ritroviamo nel privato o nella pubblica amministrazione. Nel privato, il datore di lavoro è il soggetto titolare del rapporto di lavoro, poi responsabile dell'organizzazione di un'unità produttiva con i poteri decisionali e di spesa. In pratica, è colui che dà il via alla realizzazione di una struttura lavorativa, quindi è il capo di un'azienda, possiamo anche vederlo così. Nella pubblica amministrazione, invece, la figura del datore di lavoro è presa in carico dal dirigente al quale spettano i poteri di gestione, o il funzionario non dirigente preposto ad un ufficio con un'autonomia gestionale, è individuato dal vertice in considerazione dell'ubicazione e dell'ambito funzionale, con autonomia decisionale e di spesa. In assenza dell'individuazione o con individuazione non conforme, il datore di lavoro coincide con il vertice. Quindi, nella pubblica amministrazione, non c'è un datore di lavoro come nel privato, una persona fisica che è al vertice di questa piramide, se vogliamo immaginarcela così, ma la mansione e le responsabilità del datore di lavoro vengono date, vengono prese in carico dai dirigenti.

Vediamo ora quali sono gli adempimenti principali del datore di lavoro. Il datore di lavoro non può delegare questi adempimenti: articolo 17 del Testo Unico per la Sicurezza 81/08. La redazione della valutazione dei rischi, l'elaborazione del DVR e la designazione dell'RSPP. Questi aspetti sono a carico del datore di lavoro. Possono essere affidati ad un esperto esterno, ma rimangono a carico, come responsabilità, del datore di lavoro.

Questo che significa? Io voglio aprire una nuova società, la Rossi S.r.l. Aperta questa società, costituita la società, prima di prendere o mentre che sto prendendo del personale, il primo aspetto che devo tenere in considerazione come datore di lavoro è fare la valutazione dei rischi, redigere il DVR e designare l'RSPP. Però, io datore di lavoro che ho costituito la Rossi S.r.l. non ho le caratteristiche tecniche e un bagaglio formativo per poter fare la valutazione dei rischi, l'elaborazione del DVR, o quantomeno potrei non avere queste caratteristiche. Quindi, posso chiedere ad un consulente esterno, ad un esperto esterno, di redigere e fare la valutazione dei rischi al posto mio, ma la responsabilità di questi aspetti rimane sempre in capo al datore di lavoro. Ok, quindi il datore di lavoro ne risponde direttamente, mentre l'esperto può avere colpa professionale, ma la colpa diretta è sempre del datore di lavoro. Mentre tutti gli altri adempimenti, che sono all'incirca 150, da parte del datore di lavoro, possono essere delegati direttamente ad altre figure, mentre questi tre aspetti non possono essere delegati, sono, ripeto, a diretta responsabilità del datore di lavoro.

Ora vediamo alcuni requisiti di delega: posso andare tramite atto scritto, i requisiti professionali e di esperienze, poteri organizzativi, gestionali e di controllo, l'autonomia di spesa, accettazione del delegato, adeguata e tempestiva pubblicità. Questo che significa? Che nel momento in cui io voglio delegare alcuni adempimenti, devono per forza essere trascritti, non rimanere nero su bianco, e ci deve essere, oltretutto, l'accettazione da parte del delegato di prendere a carico queste responsabilità. Chi prende queste responsabilità, ovviamente, deve avere dei requisiti professionali e di esperienza tali da poterli gestire. E uno degli aspetti che è fondamentale che può essere dato in delega dal datore di lavoro ad altri lavoratori è l'autonomia di spesa. Importante sapere che nel delegare, il datore di lavoro non è consentito un solo livello di subdelega con gli stessi requisiti e premessa intesa con il datore di lavoro, quindi ci sono anche dei livelli di delega che possono essere realizzati fra il datore di lavoro e i lavoratori.

Vediamo ora alcuni degli obblighi. Organizzare la sicurezza. Abbiamo visto, il datore di lavoro, ve l'ho detto, è colui che deve promuovere e mettere in moto tutta la struttura organizzativa riguardante la sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi, deve obbligatoriamente, abbiamo visto, nominare l'RSPP, il responsabile del servizio prevenzione e protezione. Deve trovare la figura del medico competente e di tutti gli addetti speciali per le varie branche della sicurezza.

Affidare i compiti valutando le condizioni anche formative. Nel momento in cui il datore di lavoro dà delle mansioni, si deve accertare che il proprio lavoratore che sta per prendere in carica una mansione abbia le competenze e abbia avuto la formazione adeguata per poter svolgere la mansione. Deve obbligatoriamente, il datore di lavoro, fornire i DPI necessari a ogni singolo lavoratore. I DPI, oltretutto, devono essere forniti con marcatura CE e deve essere fatto, quantomeno, un corso informativo ai lavoratori. E ogni lavoratore deve avere DPI idonei per il rischio a cui è esposto e della taglia corretta. Il datore di lavoro non può fornire un DPI di una taglia non coerente con quello del lavoratore, perché fornire un DPI non idoneo è come non averlo fornito.

Richiedere ai lavoratori l'osservanza delle norme. Il datore di lavoro è il primo che deve mettere sulla struttura riguardante la sicurezza sul luogo di lavoro, ma il primo che deve farsi carico di far sì che i propri lavoratori rispettino le normative e le procedure imposte. Deve adottare misure per le emergenze, il primo soccorso. Quindi, oltretutto, gli addetti speciali che abbiamo detto, deve trovare quelle figure che si prendano carico della sicurezza per quanto riguarda l'emergenza, primo soccorso, antincendio.

Inviare i lavoratori alle scadenze previste in America dal medico competente, comunicando a questi tempestivamente le cessazioni. Il datore di lavoro non, non deve, l'errore più grande che un datore di lavoro può fare è considerare tutto questo che stiamo vedendo, questo corso, come un obbligo che lui deve svolgere per poter operare. No, il datore di lavoro deve vedere come uno degli aspetti aziendali, così come gli altri, che potrebbe essere l'aspetto economico o l'aspetto di marketing, aspetti sicurezza sul luogo di lavoro deve essere visto in questa maniera. Quindi, il datore di lavoro è il primo che deve promuovere la sicurezza e il primo che deve invitare i propri lavoratori ad andare a fare le visite mediche dal medico competente. Ci sono diversi livelli di visite mediche, vedremo in un secondo momento. Il datore di lavoro è il primo che deve ricordare ai lavoratori di fare queste visite.

Informare e formare. Un lavoratore può essere adibito all'attività lavorativa solo dopo essere stato adeguatamente formato e informato. Quindi, il datore di lavoro, o anche delegare uno di questi aspetti di formare e informare i lavoratori ad un suo dipendente, ma questo dipendente, ovviamente, dovrà essere prima formato a sua volta, quindi dovrà fare dei corsi specifici per quello che dovrà poi eseguire per poter diventare un formatore.

Deve il datore di lavoro consentire all'RLS di poter fare le verifiche. Quindi, in teoria, il datore di lavoro non deve mettersi di traverso o impedire l'attività lavorativa dell'RLS, che è il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. È fondamentale, anzi, che il datore di lavoro lavori a stretto contatto con l'RLS affinché la gestione della sicurezza sia sempre tenuta sotto controllo.

Elaborare il documento di valutazione dei rischi. A richiesta, una copia all'RLS da consultare esclusivamente in azienda. L'RLS ha il diritto anche alle informazioni su tutti gli infortuni, anche con assenza di un solo giorno. Comunicare a INAIL e all'ISMA. Quindi, il datore di lavoro ha l'obbligo di redigere la valutazione dei rischi. Dopodiché, deve fornire una copia del documento che ha redatto all'RLS, che può consultarlo in qualsiasi momento. L'RLS, oltretutto, deve essere sempre informato su tutti gli infortuni che accadono all'interno della struttura, questo perché serve a tenere costantemente aggiornato il sistema di sicurezza della struttura lavorativa e per cercare anche di valutare insieme soluzioni nuove, alternative, nel caso in cui ci siano delle delle mancanze o si pensi siano delle mancanze sotto alcuni aspetti lavorativi.

Datore di lavoro, cosa deve fare? Altri obblighi. Deve denunciare gli infortuni all'INAIL. È obbligato a denunciare all'INAIL ogni infortunio sul luogo di lavoro. Consultare l'RLS per tutti gli adempimenti in materia di sicurezza. Perché questo? Perché l'RLS è una figura fondamentale, abbiamo visto, fa parte del quadrilatero per la sicurezza e fa sempre parte del discorso di formazione e informazione. Nel caso in cui il datore di lavoro voglia cambiare una procedura, deve informare l'RLS, che a sua volta darà un proprio parere e poi sentirà i lavoratori per vedere se questa procedura redatta può andar bene o meno.

Adottare misure prevenzione incendi, evacuazione. Qui abbiamo visto, deve mettere su tutto il sistema che riguarda la prevenzione, sia incendi che evacuazione e primo soccorso. Negli appalti, deve munire i lavoratori dei tesserini di riconoscimento. Quindi, è sempre il datore di lavoro che deve fornire ai propri lavoratori i tesserini di riconoscimento per tutti i lavoratori che devono svolgere delle attività al di fuori del proprio luogo di lavoro.

Deve convocare le riunioni periodiche. È obbligato a convocare le riunioni periodiche se ci sono più di 15 dipendenti. Sotto i 15 dipendenti, è comunque consigliato convocare una riunione periodica, anche una volta l'anno, per aggiornare tutti i lavoratori che, nel caso in cui ci siano comunque procedure nuove, strumentazione nuova, deve aggiornare le misure di prevenzione. Se ci sono delle modifiche strutturali, impiantistiche, il datore di lavoro deve far sì che anche la documentazione e delle misure di prevenzione e anche tutto il sistema proprio prevenzionistico sia aggiornato in base alle modifiche che sono state create.

Deve comunicare all'INAIL i nominativi dell'RLS. Deve fornire al servizio di prevenzione e protezione quanto necessario affinché operi in sicurezza. Quindi, deve fornire estintori, deve fornire la cartellonistica che poi il servizio di prevenzione terrà aggiornato e installerà come necessario, e deve fornire la cassetta di primo soccorso. Deve dare tutta la strumentazione necessaria alle varie figure affinché la sicurezza sia sempre al massimo livello.

Vigilare in ordine agli obblighi di cui agli articoli 19, 20, 22, 23, 24 e 25, che sono obblighi dei preposti, dei lavoratori, progettisti e fabbricanti, che abbiamo visto, e ha esclusiva responsabilità dei soggetti, se non configurabile difetto di vigilanza. Quindi, il datore di lavoro, oltretutto, deve vigilare su quello che riguarda gli obblighi di queste altre figure che abbiamo visto in precedenza. Nel caso in cui ci sia un malfunzionamento di uno strumento e il datore di lavoro se ne accorge, deve immediatamente sospendere l'attività lavorativa, quantomeno per quello che riguarda quella mansione. Nel caso in cui il datore di lavoro non si accorga di questo e uno strumento è mal funzionante, la responsabilità diretta non sarà del datore di lavoro, però il datore di lavoro richiederà in sanzione perché non ha vigilato affinché la strumentazione fosse coerente e adeguata per poter essere utilizzata.

Vediamo alcuni gravi reati in materia di sicurezza del datore di lavoro. Il datore di lavoro ricade in sanzione certa e una delle più aggravate nel caso in cui manca l'elaborazione del documento di valutazione dei rischi. L'abbiamo detto in precedenza, è un obbligo fondamentale del datore di lavoro la redazione della valutazione dei rischi. Nel caso in cui manca questo, è uno dei reati più gravi in materia di sicurezza.

Mancata elaborazione del piano di emergenza e di evacuazione. Stesso discorso. Nel caso in cui il datore di lavoro non metta in condizione o il proprio lavoratore di realizzare il sistema di prevenzione per quanto riguarda l'emergenza, il datore di lavoro ricade in sanzione.

Mancata formazione e addestramento. La base della sicurezza è informazione e addestramento. Nel caso in cui manchi questo aspetto, il datore di lavoro ricade in sanzione.

Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del responsabile. Anche qui, nel caso in cui il datore di lavoro si dimentichi di nominare l'RLS e l'RSPP, ricade in sanzione.

Rischio di elettroluzione. Mancanza di protezione contro i contatti diretti e indiretti, impianti di terra, interruzione magnetotermica, interruttore differenziale. Nel caso in cui, all'interno della struttura lavorativa del datore di lavoro, non venga fatto sì che la sicurezza per quanto riguarda l'impianto elettrico sia ai massimi livelli, si ricade, oltre che nel reato e quindi in sanzione, in sospensione dell'attività imprenditoriale. Questo è uno degli aspetti fondamentali che il datore di lavoro deve sempre tenere in considerazione.

Vedete, quindi, quanti aspetti il datore di lavoro deve vedere e deve mantenere in costante aggiornamento? È importante capire questo: un datore di lavoro, una volta che ha fatto questi adempimenti con la vecchia normativa, lavorava in tranquillità e non doveva badare ad altro. Ad oggi non è più così. Il datore di lavoro non può permettersi che uno di questi aspetti rimanga indietro rispetto agli altri o non venga aggiornato costantemente. Come si aggiorna e come si evolve la propria struttura, tutti questi parametri devono essere aggiornati costantemente negli anni, anche con modifiche periodiche e puntuali, o nel caso in cui ci siano delle modifiche all'interno della struttura.

Ora vediamo il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. È uno dei soggetti del sistema della protezione della prevenzione aziendale, l'RSPP. È la persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali indicati dall'articolo 32 del Decreto Legislativo 81/08, designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dei rischi. Quindi, le mansioni del responsabile del servizio di prevenzione e protezione sono legiferate dall'81/08, dall'articolo 32. È quella persona che coordina tutto quello a cui fa capo tutto quello che riguarda il servizio di prevenzione e protezione dei rischi. L'RSPP è privo di poteri decisionali, collabora alla valutazione dei rischi e segnala al datore di lavoro le potenziali fonti di pericolo e i rimedi opportuni. Sotto di lui, poi, c'è l'addetto al servizio di prevenzione e protezione, che è la persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali, sempre nell'articolo 32, facente parte del servizio di prevenzione e protezione dei rischi. Quindi, l'addetto al servizio è un sottoposto delle responsabilità del servizio, a cui fa capo tutto il coordinamento e la gestione della prevenzione all'interno di una struttura.

Importante, però, capire che l'RSPP, quindi, non ha potere decisionale. Non avendo potere decisionale, quindi, è un consulente, possiamo definirlo, che gestisce la sicurezza del luogo di lavoro per conto del datore di lavoro, ma deve sempre far riferimento al datore di lavoro affinché gli dia possibilità di attuare nuove procedure. E noi addetti, può essere svolto in maniera diretta dal datore di lavoro e in alcune casistiche, vediamo in quali casi. L'RSPP non può essere preso in gestione, diciamo, come mansione, dal datore di lavoro nei luoghi in cui ci sono rischi di incidenti rilevanti o notevole presenza di sostanze pericolose, in impianti nucleari e termoelettrici, con esplosivi o munizioni, o in aziende industriali con più di 200 dipendenti, in aziende estrattive non più di 50 dipendenti, o case di cura con più di 50 dipendenti. In queste casistiche, il datore di lavoro non può prendere in carica la figura di RSPP e la mansione di RSPP.

Il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di protezione dei rischi, primo soccorso e prevenzione incendi e della graduazione. Ok, se l'azienda artigianale o industriale non ha più di 30 lavoratori, in aziende agricole con massimo 10 lavoratori, aziende nell'ambito ittico con massimo 20 lavoratori, e in tutte le altre aziende con massimo 200 lavoratori. Quindi, il datore di lavoro, o in questo caso, può prendere in carica il compito di protezione dei rischi, evacuazione e antincendio e primo soccorso, ma con delle organizzazioni date dal numero di lavoratori presenti all'interno dell'azienda. Può svolgere il proprio lavoro, ma a patto che la figura professionale che prende questa responsabilità abbia un corso di formazione che va dalle 16 alle 48 ore e deve fare corsi di aggiornamento ogni 5 anni che vanno da 6 a 14 ore. I programmi sono stabiliti dall'accordo Conferenza Stato-Regioni e delle Province Autonome del 22 dicembre 2011, successivamente modificato dall'accordo dello Stato-Regione e Provincia Autonoma del 7 luglio 2016. Oltretutto, va data comunicazione all'RLS della nomina preventiva dell'RSPP.

Vediamo ora il preposto. Chi è il preposto e quali sono le mansioni di questa figura? I compiti del preposto è controllare che i lavoratori facciano bene il proprio lavoro. Per bene si intende nel rispetto di tutte le norme aziendali, comprese quelle della sicurezza. Il preposto deve sovrintendere all'attività lavorativa, garantire l'attuazione delle disposizioni ricevute, controllare che le disposizioni impartite vengano osservate da parte del lavoratore, segnalare ai vertici aziendali eventuali pericoli non adeguatamente gestiti o carenze nei sistemi di protezione. Quindi, il preposto è una figura che ha una propria valenza piuttosto rilevante e ha un potere di iniziativa, perché è con lui che, comunque sia, possiamo definirlo come un gendarme, una figura che comunque controlla e fa sì che tutto quello che è stato legiferato dal quadrilatero per la sicurezza in fatto di sicurezza venga rispettato e che anche le attrezzature siano tenute in corretto stato di utilizzo. Nel caso in cui il preposto si accorga che una procedura non è corretta, deve sempre mettere a conoscenza l'RLS, l'RSPP e il datore di lavoro.

Vediamo quali sono gli obblighi del preposto, sempre all'interno del Decreto Legislativo 81/08, articolo 19. Con riferimento all'attività indicate all'articolo 3, i preposti, secondo le loro attribuzioni e competenze, devono sovrintendere e vigilare sulla osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale nella loro disposizione e, in caso di persistente inosservanza, informare i loro superiori. Di verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni accedano alle zone che li espongono a un rischio grave e specifico. Quindi, il preposto ha l'obbligo di controllare che i lavoratori osservino le leggi e le procedure imposte dal quadrilatero per la sicurezza e deve controllare, oltretutto, anche che indossino i DPI idonei e che tutto il sistema e l'infrastruttura riguardante il primo soccorso, antincendio e sicurezza dei rischi, bene, sia sempre tenuto in costante funzionamento. Nel caso in cui ci sia una di queste mancanze, devono subito informare i propri dirigenti.

Oltretutto, verificare che soltanto i lavoratori con idonea formazione ed esperienza facciano alcune mansioni particolari, oppure che soltanto i lavoratori formati per poter accedere in alcuni luoghi effettivamente accedano all'interno di quelle zone. Se un lavoratore non è formato per poter entrare all'interno di una stanza dove dentro ci sono dei macchinari particolari, il preposto è il primo che deve fermare l'attività di questo lavoratore, prima cosa, e informare subito le altre figure competenti. Oltretutto, deve richiedere l'osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave, immediato, inevitabile, abbandonino il posto di lavoro, la zona pericolosa. Quindi, il preposto è il primo che deve aiutare in caso di emergenza a far sì di velocizzare l'abbandono da parte del lavoratore della propria postazione.

Informare il più presto possibile i lavoratori esposti a un rischio di pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni riprese o da prendere in materia di protezione. Quindi, cosa deve fare il preposto? Deve fare anche formazione e informazione ai lavoratori in merito a dei rischi particolari a cui il lavoratore può essere esposto durante il lavoro svolto e durante la programmazione e quindi deve cercare di aggiornarlo su questi rischi per farlo lavorare in sicurezza.

Astenersi, salvo eccezioni debitamente motivate, dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato. Quindi, oltretutto, deve impedire o cercare di limitare i lavoratori che vogliono svolgere, che devono svolgere una mansione lì dove c'è un pericolo grave. Il preposto è quella figura che si accorge del pericolo grave, ferma l'attività lavorativa, inibisce l'utilizzo della stanza e allontana i lavoratori.

Segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente sia le deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale, sia ogni altra condizione di pericolo che si verifichi durante il lavoro delle quali venga a conoscenza sulla base della formazione ricevuta. Quindi, facendo un'attività di controllo, deve immediatamente parlare con i dirigenti o datori di lavoro nel caso in cui si accorga che uno dei macchinari o uno dei dispositivi di protezione non sia correttamente posizionato o non funzioni nella maniera idonea. E oltretutto, se c'è un lavoratore che sta utilizzando uno strumento e non idoneo o comunque sia che si accorge che ha un difetto, deve immediatamente bloccare l'attività lavorativa e allontanare il lavoratore.

Frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto disposto all'articolo 37. Anche il preposto, come abbiamo visto, l'RSPP, deve fare dei corsi formativi ad hoc affinché si formi e informi e si tenga aggiornato costantemente e durante tutto l'arco della sua, della sua attività lavorativa.

Iniziamo ora a parlare dei soggetti del sistema di prevenzione aziendale. La prima figura che vediamo è il medico competente. Il medico competente è il medico in possesso di uno dei titoli o dei requisiti formativi e professionali indicati all'interno dell'articolo 38 del Decreto Legislativo 81/08, che collabora, secondo previsto dall'articolo 29, comma 1, con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti di cui sempre al Decreto Legislativo. La sorveglianza sanitaria è l'insieme degli atti medici finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori in relazione all'ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionale e alle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa. Il medico competente è una delle quattro figure del quadrilatero per la sicurezza. È una figura solitamente esterna alle aziende e deve essere sempre a carico del datore di lavoro. La ricerca e la nomina del medico competente è una figura altamente professionale che medica e fatto corsi professionali e un percorso formativo specifico e collabora a stretto contatto con le altre figure per far sì che la sicurezza nei luoghi di lavoro per i dipendenti dei lavoratori resti sempre ai massimi livelli. Uno degli aspetti fondamentali che il medico competente svolge è appunto la sorveglianza sanitaria, che sarebbe tutto il complesso delle visite mediche che i lavoratori devono affrontare, sia periodicamente e sia nel momento in cui vengono assunti. Vengono, come abbiamo detto, il medico competente è nominato dal datore di lavoro e nel caso in cui ci sia una dimissione da parte del medico competente, il datore di lavoro deve ottemperare immediatamente nel trovare un'altra figura che prenda il suo posto.

Quali sono i tre ruoli fondamentali del medico competente? Effettuare la sorveglianza sanitaria, quindi tutto il complesso dell'attività cliniche, collaborare alla valutazione dei rischi e svolgere attività di informazione e formazione. Per quanto concerne la valutazione dei rischi, il medico competente, insieme all'RSPP e all'RLS, collabora per quanto di sua competenza e quindi nella redazione di procedure, nel fornire indicazioni in merito ai DPI da dover utilizzare e anche alla struttura in cui i lavoratori svolgono la propria attività. Oltretutto, è una di quelle figure fondamentali per la formazione e informazione dei lavoratori, quindi periodicamente viene all'interno delle strutture, controlla le strutture, fa un piccolo briefing con i lavoratori in cui li informa in via generica di tutti i rischi, dopodiché può anche fare degli incontri separati a seconda delle mansioni dei lavoratori per svolgere un approfondimento formativo.

Il medico competente, in merito alle varie competenze, può svolgere la propria attività in qualità di dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l'imprenditore. Può essere un libero professionista o un dipendente del datore di lavoro. Questo può accadere soprattutto nell'ambito di essere dipendente dal datore di lavoro, se una struttura è molto grande, possiamo pensare, ad esempio, a una struttura imprenditoriale come la FIAT, che ha centinaia di dipendenti, se non migliaia, e allora il medico competente può essere interno e assunto direttamente dal datore di lavoro. Altrimenti, le strutture medio-piccole, solitamente, è una figura il libero professionista che affianca il datore di lavoro per tutta la durata dello svolgimento dell'attività lavorativa.

Cosa fa il medico competente? Programma ed effettua la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati. Istituisce, aggiorna e custodisce, sotto la propria responsabilità, una cartella sanitaria e di rischio per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria. Tale cartella è conservata con salvaguardia del segreto professionale e, salvo il tempo strettamente necessario per l'esecuzione della sorveglianza sanitaria e la trascrizione dei risultati, presso il luogo di custodia concordato al momento della nomina. Il medico competente, comunque, deve mantenere il segreto professionale per quanto riguarda la privacy dei lavoratori. Quindi, quando redige le cartelle dello stato di ogni singolo lavoratore, lo chiude in una busta chiusa, timbrata e controfirmata, e lo custodisce all'interno della struttura, consegnandolo al datore di lavoro, mettendolo in un luogo concordato fra le varie figure, che sia ben custodito. Il datore di lavoro non, in nessuna maniera, apre le cartelle dei vari lavoratori, soltanto il medico competente può far questo, ogni qualvolta c'è una nuova visita dello stesso dipendente per aggiornarla.

Consegna al datore di lavoro, alla cessazione dell'incarico, la documentazione sanitaria in suo possesso, nel rispetto delle disposizioni del Decreto Legislativo 196 del 2003, tutela dei dati personali, e con salvaguardia del segreto professionale. Quindi, nel momento in cui termina l'incarico di un medico competente, come abbiamo accennato prima, il datore di lavoro deve trovare un nuovo medico competente. Il medico competente uscente consegna tutte le buste chiuse dei vari lavoratori al datore di lavoro, redigendo un documento con data certa sul momento della consegna. Il datore di lavoro deve tenere questa documentazione sempre nel rispetto della tutela dei dati personali, chiuse, e verranno consegnate al nuovo medico competente entrante, che prenderà il nuovo incarico. Può succedere anche in alcuni casi che il medico competente uscente e quello entrante si parlino per prima di chiudere l'incarico, affinché il nuovo medico competente già conosca parte delle problematiche di alcuni lavoratori da attenzionare, in modo da non avere un buco in cui il nuovo medico competente debba ripartire da zero per la lettura di tutta la documentazione o avere informazioni parziali.

Consegna al lavoratore, alla cessazione del rapporto di lavoro, copia della cartella sanitaria e di rischio e gli fornisce le informazioni necessarie relative alla conservazione della medesima. Quando un lavoratore, in questo caso, invece, cessa di svolgere una lavorazione e all'interno di un'azienda, il medico competente gli consegna la cartella, la propria cartellina, sempre in busta chiusa, e gli fornisce tutti i dati personali in proprio possesso, in modo che il lavoratore, cambiando azienda, può fornire, ottenendosi anche copia, la cartellina al nuovo medico competente della nostra struttura dove inizierà a lavorare. I documenti devono essere tenuti per almeno 10 anni e l'originale va sempre consegnato al datore di lavoro, che è obbligato e tenuto a tenere questa documentazione, appunto, per almeno 10 anni. Se la documentazione va smarrita, deve essere fatta una denuncia agli enti competenti e il datore di lavoro può anche andare in pensione.

Vediamo ora la sorveglianza sanitaria che il medico competente va a svolgere all'interno delle aziende. Il medico competente fa degli accertamenti di tre tipologie: accertamenti preventivi, accertamenti periodici e accertamenti straordinari.

Gli accertamenti preventivi, intesi a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui i lavoratori sono destinati ai fini della loro idoneità alla mansione. Non possono essere effettuati per accertare lo stato di gravidanza e negli altri casi vietati dalla normativa vigente, come ad esempio nell'ipotesi di sieropositività. Gli accertamenti preventivi sono tutti quegli accertamenti che il medico competente deve svolgere nel momento in cui un datore di lavoro decide di prendere una nuova figura professionale a lavorare all'interno della propria azienda. Per far questo, il medico competente deve sapere innanzitutto che tipo di mansione va a svolgere il lavoratore, perché per ogni mansione corrispondono dei rischi di base. Fatto questo, farà fare tutte le visite accertative del caso al lavoratore, che vedremo in un secondo momento, e dà appunto l'idoneità alla mansione per la lavorazione specifica che il lavoratore deve svolgere. Ovviamente, non possono essere effettuati accertamenti per valutare lo stato di gravidanza di un lavoratore, così come nel caso invece di sieropositività, perché c'è sempre il discorso della privacy.

Ora vediamo invece gli accertamenti periodici, per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. Gli accertamenti periodici vengono svolti periodicamente a seconda del rischio a cui è esposto un lavoratore. Sono accertamenti di norma annuali quando ci sono dei rischi, dei rischi specifici. Ad esempio, pensiamo sempre a una struttura sanitaria, se il lavoratore è esposto a rischio biologico, come nel caso COVID, epatite, allora a questo punto gli accertamenti periodici sono annuali. Invece, se pensiamo a un videoterminalista, come può essere un lavoratore d'ufficio, in questo caso gli accertamenti periodici sono ogni 5 anni, perché i rischi a cui è esposto il lavoratore sono molto minori rispetto a quelli di un lavoratore che è esposto a rischio biologico.

Vediamo gli accertamenti straordinari. Vengono fatti su richiesta del lavoratore, in occasione del cambio di mansione o al termine del rapporto lavorativo, nei casi previsti sempre dal Decreto Legislativo 81/08. Quindi, gli accertamenti straordinari sono a richiesta del lavoratore. Il lavoratore contatta il datore di lavoro o l'RSPP e chiede, appunto, di svolgere una visita straordinaria con il medico competente, ma in quali casi? Non è che può farlo in tutti i momenti o a sua richiesta senza che ci sia un valido motivo dietro. Devono essere fatti soprattutto quando c'è un cambio di mansione, perché lo abbiamo già annunciato prima, lo ripetiamo, quando c'è un cambio di mansione, quindi di tipo di lavoro che va a svolgere il lavoratore, ci sono dei rischi differenti. Prendiamo sempre il caso di prima, nel caso un lavoratore sia un videoterminalista, gli viene cambiata la mansione e deve fare sollevamento carichi e movimentazione manuale dei carichi. Allora, in questo caso, il lavoratore può chiedere al datore di lavoro di fare un accertamento straordinario al fine di avere la nuova idoneità per la nuova mansione.

Ovviamente, quali sono gli accertamenti che vengono richiesti dal medico competente? Gli esami clinici e biologici, indagini diagnostiche e mirate a rischio ritenute necessarie dal medico competente. Assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotropiche e stupefacenti. Questo perché? Perché il medico competente deve accertare e deve vigilare sui lavoratori e quindi deve avere uno screening completo dello stato di salute del lavoratore. Quindi, vengono fatti prima tutti gli esami clinici, biologici e quindi tutti gli esami del sangue completi e vengono visto se il lavoratore ha un pregresso dato da rischio biologico, quindi se nel caso il lavoratore assunto per dirigere le partite, poi vengono fatte indagini diagnostiche e mirate a rischio. Prendiamo il caso che il lavoratore vuole cambiare, vuole cambiare mansione e deve fare movimentazione manuale di carichi. A questo punto, vengono fatte delle diagnosi per delle indagini diagnostiche per vedere lo stato del corpo del lavoratore, quindi lo stato del muscolo-scheletrico, per dire, della postura, se non ci sono ernie, se non ci sono casi di scoliosi, o se ci sono, valutare insieme al medico competente se può essere idoneo alla mansione che deve svolgere. Assenza di condizioni di alcol dipendenza. Anche in questo caso è importante che il lavoratore non risulti con percentuali di alcol troppo elevate all'interno del flusso sanguigno, questo perché altrimenti potrebbe non eseguire la mansione nel miglior modo possibile e quindi, in questo caso, è il lavoratore stesso che importa all'interno del luogo di lavoro dei rischi non calcolati.

Il medico competente collabora con il datore di lavoro e con il Servizio di Prevenzione e Protezione in alcune casistiche, ad esempio nella valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione o necessaria della sorveglianza sanitaria. Un medico competente zelante deve valutare l'attività lavorativa che si svolge all'interno di una struttura organizzata e deve valutare quali sono i rischi presenti e quindi, appunto, redige la valutazione dei rischi a quattro mani insieme al datore di lavoro, all'RSPP, consultando, ovviamente, sempre l'RLS.

Predisposizione dell'attuazione delle misure per la tutela della salute e dell'integrità psicofisica dei lavoratori. Quindi, anche lui, una figura importante che dà indicazioni in merito alle procedure che devono essere svolte per le fasi lavorative e nel caso in cui servono dei DPI, fornisce indicazioni sul numero di DPI, la quantità e la tipologia che devono essere dati a ogni singolo lavoratore.

Organizzazione del servizio di primo soccorso, considerando i particolari tipi di lavorazione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Ovviamente, essendo un medico, uno dei punti fondamentali all'interno delle aziende è l'organizzazione del primo soccorso, che si fa carico il medico competente, sapendo, appunto, quali sono i rischi all'interno di ogni azienda e quindi dando indicazioni su quelli che devono essere i contenuti della cassetta di primo soccorso da tenere all'interno della struttura. Forma, oltretutto, il personale addetto al primo soccorso, dando indicazioni e redigendo delle procedure che gli addetti al primo soccorso devono rispettare e quando far scattare queste procedure. Per quanto riguarda l'organizzazione del primo soccorso, è molto importante, poiché il medico competente deve costantemente tenere aggiornati sia i lavoratori, sia gli addetti al primo soccorso, sia il datore di lavoro, nel caso in cui vengano poste delle modifiche all'interno della struttura o vengano instaurati dei nuovi rapporti commerciali di aziende che quindi comportano nuove lavorazioni. Il medico competente deve essere sempre il primo a saperlo, appunto, per cercare di adeguare tutto il comparto del primo soccorso.

Attuazione e valorizzazione di programmi volontari di promozione della salute, secondo i principi della responsabilità sociale e impegno etico di un'impresa. Quindi, si fa anche carico di promuovere tutto quello che riguarda la salute sul luogo di lavoro, cercando di sensibilizzare sia i lavoratori che il datore di lavoro. Come abbiamo già visto in precedenza, può capitare spesso che il datore di lavoro, preso soprattutto dalla gestione aziendale economica, mandi in secondo piano gli altri aspetti. Il medico competente è una di quelle figure che, invece, al contrario, deve cercare in tutti i modi di far tenere gli occhi aperti al datore di lavoro, ai lavoratori, sugli aspetti che riguardano la salute e la sicurezza. Tutto questo, sempre per cercare di avere un alto tasso di sicurezza all'interno della struttura e al fine di evitare incidenti di qualsiasi voglia.

Oltretutto, cosa fa il medico competente? Visita gli ambienti di lavoro almeno una volta l'anno o a cadenza diversa che stabilisce in base alla valutazione dei rischi. L'indicazione di una periodicità diversa dall'annuale deve essere comunicata dal datore di lavoro ai fini della sua annotazione nel documento di valutazione dei rischi. Il medico competente ha la facoltà, prendendo in carico la mansione, appunto, di medico competente, di sorvegliare costantemente la struttura per vedere che non siano cambiati i requisiti all'interno. Quindi, è obbligato a fare una visita periodica una volta l'anno. Nel caso in cui il medico competente valuti che all'interno della struttura ci sono dei rischi specifici elevati, può decidere e dà comunicazione al datore di lavoro, che deve prendere per buono quello che il medico competente gli comunica, una tempistica differente. Può ridurre queste visite e portarle semestrali o addirittura portarle anche mensili. Questa è facoltà del medico competente e deve comunicarlo al datore di lavoro, che annoterà sul documento di valutazione dei rischi la periodicità con cui il medico competente svolge la sua attività.

Quando viene all'interno della struttura, il medico competente, la prima cosa che fa è vedere tutti gli ambienti di lavoro, in modo che vede le destinazioni d'uso dei vari locali, che non siano cambiate in base all'ultima volta in cui è stato all'interno della struttura. Vede le mansioni, vede i lavoratori che svolgono la mansione e cerca di capire se in alcuni lavoratori hanno cambiato mansione, anche se questo doveva essere comunicato in precedenza, come abbiamo visto, dal datore di lavoro, affinché il medico competente potesse fare le visite accertative del caso ai vari lavoratori. E oltretutto, valuta insieme all'RSPP se tutti i dispositivi di protezione sono sufficienti e fa anche un briefing con le altre figure del quadrilatero per la sicurezza per valutare, nel caso in cui ci siano stati degli infortuni nell'ultimo periodo, se è il caso di modificare qualche procedura o di apportare modifiche all'interno della struttura. È una figura che ha un peso specifico importante all'interno dell'azienda, perché decide insieme ad altre figure gli aspetti specifici di propria competenza e deve concordarli con le altre figure, soprattutto il datore di lavoro. Non può andar contro il medico competente nel caso in cui venga fatta una richiesta su alcuni aspetti strutturali, ma devono lavorare di comune accordo al fine di superare e raggiungere l'obiettivo.

Partecipa alla programmazione del controllo dell'esposizione dei lavoratori, i cui risultati.

Gli sono forniti con tempestività ai fini della valutazione del rischio e della sorveglianza sanitaria. Quindi, il medico competente cosa fa? Controlla costantemente l'esposizione al rischio dei vari lavoratori. Questo per avere un controllo chiaro e puntuale su tutte le lavorazioni che vengono svolte dai lavoratori e valutare costantemente, coadiuvato dal datore di lavoro, dal RSPP, nel caso in cui ci siano alcuni lavoratori che sono esposti maggiormente a dei rischi rispetto ad altri. E questo serve poi ad adeguare la valutazione dei rischi o a dare delle direttive differenti.

Possiamo fare un caso in cui abbiamo un lavoratore esposto ad un rischio radiazioni ionizzanti. Il medico competente deve essere costantemente aggiornato sulla quantità di tempo che il lavoratore passa sotto esposizione dei raggi ionizzanti, perché un corpo umano non può subire radiazioni ingiustificate per un lungo periodo. E soprattutto c'è anche un discorso di accumulo di queste radiazioni che il corpo umano può subire. Quindi, il medico competente deve costantemente, deve essere aggiornato in modo che se un lavoratore deve fare, per dire, degli straordinari per un lungo periodo, poiché un altro lavoratore con la stessa mansione si trova in una condizione di non poter svolgere la mansione, deve dare l'abbattimento per poter eccedere per un periodo prestabilito rispetto i canonici termini. Questo può essere fatto soltanto poi per un certo lasso di tempo. A quel punto il medico competente bloccherà la mansione di quel lavoratore, dando comunicazione al datore di lavoro e imponendo al datore di lavoro di non far svolgere la mansione a quel lavoratore, ma di doverne trovare un altro.

In questo caso, oltretutto, cosa fa il medico competente? Comunica mediante autocertificazione il possesso dei titoli e requisiti per lo svolgimento della professione al Ministero della Salute entro il termine di sei mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo 81. Il medico competente deve avere una specializzazione in medicina del lavoro, in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica. Una volta acquisita questa specializzazione, deve appunto comunicarlo al Ministero della Salute. Viene inserito all'interno delle liste e che gli danno la con gli conferiscono l'attività di medico competente. A quel punto può svolgere la sua attività.

Può svolgere comunque comunica per iscritto, in occasione delle riunioni periodiche, al datore di lavoro, al RSPP e all'RLS, in forma anonime e anonima, i risultati collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisce indicazioni sul significato di detti i risultati ai fini dell'attuazione delle misure per la tutela della salute e dell'integrità psicofisica dei. Ogni volta viene il medico competente all'interno della struttura a fare le visite periodiche e poi svolgere riunioni con i lavoratori. Alla fine delle visite redige una relazione che consegna alle altre figure del quadro per la sicurezza: al datore di lavoro, al responsabile del servizio prevenzione e protezione e rappresentante di lavoratori per la sicurezza. Su questa relazione tecnica il medico competente descrive, diciamo, quelli che sono state le criticità riscontrate dai vari lavoratori, ovviamente questo in forma anonima e in forma queste figure affinché trovino insieme una soluzione alle problematiche riscontrate. Fa formazione e formazione ai lavoratori e all'RLS sul significato e i risultati della sorveglianza sanitaria effettuata a lungo termine per esposizione agenti pericolosi, necessità di sorveglianza sanitaria anche dopo la cessazione dell'attività. Rilascia copia documentazione su esplicita richiesta.

Quindi, oltretutto, aggiorna e sensibilizza i lavoratori e l'RLS sulla necessità delle visite periodiche e la necessità, soprattutto, di far sì che la mansione venga svolta nella maniera corretta. Su richiesta dei vari lavoratori o del datore di lavoro, il medico competente rilascia copia della documentazione che è redatta. Ovviamente, se un lavoratore richiede copia della propria cartella clinica, il medico competente rilascia copia al datore di lavoro, che non può aprirla per il rispetto della privacy, ma la consegna direttamente al lavoratore.

Ora vediamo la sorveglianza sanitaria. Sotto poi punti viene viene svolta dal medico competente. È effettuata dal medico competente e nei casi previsti dal decreto legislativo 81/2008 o qualora il lavoratore ne faccia richiesta. Vediamo quali sono i rischi principali, le categorie principali di rischio che il medico competente deve valutare.

Movimentazione manuale di carichi: sulla base della reazione dei rischi e fattori individuali di rischio. Anche in questo caso, abbiamo fatto prima l'esempio, il medico competente valuta i rischi dati da movimentazione manuale dei carichi per lavoratori che devono essere messi a svolgere la mansione che corrisponde con questo tipo di rischio. Ovviamente, non va a svolgere questa attività sui lavoratori che non ne hanno bisogno.

Videoterminali: obbligo di sorveglianza sanitaria con particolare riferimento a rischi per la vista e per gli occhi, rischi per l'apparato muscolo scheletrico. La visita è di norma quinquennale. L'abbiamo accennato prima, biennale per idonei con prescrizione o limitazione, per i lavoratori over 50. Quindi, anche in questo caso, le visite vengono svolte periodicamente ogni 5 anni, ma nel caso in cui un lavoratore sia idoneo ma con prescrizioni, quindi significa che il medico competente ha riscontrato qualche piccolo problema nel lavoratore a svolgere quella mansione, in questo caso le visite periodiche vengono abbassate e non vengono più fatte ogni 5 anni, ma vengono fatte ogni due anni. E poi, da normativa sempre 81/08, per tutti i lavoratori over 50, le visite di base diventano obbligatoriamente ogni due anni, invece che 5 anni, sempre parliamo di lavoratori esposti a rischio dati dai videoterminali.

Agenti fisici: rumore. Se rumore c'è dei valori di azione di 80 decibel, ma può essere estesa al valore inferiori su richiesta dei lavoratori e con consenso del medico competente. La periodicità è annuale, ma può essere deciso diversamente dal medico competente con adeguato motivazione. Quindi, nel caso in cui ci siano dei lavoratori esposti a dei rumori che eccedono gli 80 decibel e che il limite imposto da normativa per lavorazioni che comprendono le 8 ore di esposizione, il medico competente deve svolgere annualmente la visita di controllo. Può accettare, sotto richiesta del lavoratore, di effettuare visite con questa periodicità anche se il rumore non arriva agli 80 decibel. Ovviamente, il medico competente deve essere consenziente a questo tipo di visite, perché può capitare e conoscendo la cartella clinica del lavoratore, sa che il lavoratore è già di base piuttosto sensibile, per dire, a questo tipo di esposizione o che passa molte ore esposto al rischio agente fisico da rumore. Oltretutto, il medico competente può abbassare il periodo della visita di controllo ai vari lavoratori, ma deve essere adeguatamente motivata e rilasciata sempre su carta scritta al datore di lavoro.

Vediamo gli altri agenti fisici: vibrazioni. Per valori superiori a quelli di azione fra 0,5 metri al secondo quadro giornalieri sul corpo intero e su 2,5 arrivare al secondo e a mano-braccio, o per individuazione di un nesso tra esposizione e l'insorgere di una malattia identificabile. La periodicità è annuale, ma può essere deciso diversamente dal medico competente, sempre con adeguato motivazione. Anche in questo caso, come abbiamo visto per il caso del rumore, in caso di vibrazioni, pensate a lavoratori in cantiere che lavorano con il martello pneumatico, e nel caso in cui ci siano delle esposizioni elevate e poi su due aspetti differenti, quindi sia sul corpo intero che sia invece soprattutto gli arti, per quanto riguarda mani e braccia. La periodicità è sempre annuale, ma anche in questo caso il medico competente, se sa che c'è un caso particolare o un'esposizione elevata, può abbassare il tempo della visita periodica e sempre aggiornando la relazione da consegnare al datore di lavoro.

Campi elettromagnetici: per valori superiori ai valori d'azione, o per soggetti particolarmente sensibili come donne in stato di gravidanza e minori. La periodicità è annuale, ma anche in questo caso, come nei precedenti, può il medico competente decidere di abbassare i tempi delle visite. Attenzione alle donne in stato di gravidanza, soprattutto. La lavoratrice in stato di gravidanza deve chiedere al datore di lavoro di fare un accertamento come il medico competente, che valuterà e prenderà atto dello stato di gravidanza della donna e deciderà sull'idoneità alla mansione per farla continuare a lavorare, ma a questo punto abbasserà anche le visite periodiche e inizierà a eliminare alcune mansioni fino a quando poi non manderà completamente in maternità. Anche per i minori, invece, per quanto riguarda i campi elettromagnetici, attenzione alta per l'esposizione, perché il corpo dei minori non è ancora del tutto formato, quindi può subire in maniera più sensibile i campi elettromagnetici.

Radiazioni ionizzanti: per valori superiori ai valori d'azione, o per soggetti particolarmente sensibili, sempre secondo stato di gravidanza e minori. La periodicità è annuale, ma come gli altri casi, il medico competente può adeguare questa il tempo della visita.

Vediamo altri aspetti della sorveglianza sanitaria: sostanze pericolose, agenti chimici. Non va fatta solo se nel DVR viene valutato un rischio basso per la sicurezza e irrilevante per la salute dei lavoratori. La periodicità è annuale, ma come negli altri casi, il medico competente può decidere di abbassare il tempo. È necessario un accertamento preventivo, idoneità alla mansione e un accertamento straordinario alla cessazione del lavoro. Per gli agenti chimici, la valutazione all'interno del DVR è importante, perché nelle aziende dove il rischio è valutato basso e irrilevante per la salute dei lavoratori, può non essere considerato. In tutti gli altri casi, invece, deve essere considerato dal medico. Che, oltre a fare gli accertamenti periodici, deve fare un accertamento preventivo per dare l'idoneità alla mansione al lavoratore che deve essere esposto all'agente chimici e non accertamento straordinario alla cessazione della mansione presa in carico dal lavoratore. Questi accertamenti preventivi, periodici e straordinari sono molto importanti sia per il lavoratore, così può stare tranquillo che viene controllato periodicamente e lo stato della sua salute resta sempre ottimale, sia per il datore di lavoro, perché è importante un accertamento preventivo nel caso in cui un lavoratore viene a lavorare in una nuova azienda, perché così il datore di lavoro conosce lo stato di salute del proprio dipendente. Già sapere, ad esempio, che un lavoratore che viene assunto ha, per dire, l'epatite C, viene messo in cartella clinica, evita anche problemi al datore di lavoro nel caso in cui il lavoratore stesso possa sporgere denuncia per aver subito esposizione biologica e quindi aver avuto l'epatite C nel lavoro in cui svolge la mansione nel luogo di lavoro. In questa maniera, il datore di lavoro può dimostrare che invece il lavoratore era già esposto a questo rischio in precedenza. Stesso discorso per gli accertamenti alla cessazione di un'attività lavorativa. Se il lavoratore cambia luogo di lavoro andando in un'altra azienda, si fa un punto di partenza dello screening dello stato di salute e uno finale durante tutta l'attività lavorativa svolta all'interno di un'azienda, così che quando cessa l'attività, lo stato di salute del lavoratore è chiaro, è chiaro a tutti, a tutte le figure.

Agenti cancerogeni e mutageni: di amianto. Se viene valutata la presenza di un rischio per la salute, deve essere tenuto un registro di esposizione ad hoc per questi per questi agenti. E molta attenzione all'amianto e soprattutto alle polveri sottili. E il medico competente dovrà dare dei DPI idonei per segnalare quali devono essere i DPI idonei per il datore di lavoro, dovrà fornire ai lavoratori e per ottenere sottoscritta sorveglianza i propri lavoratori.

Agenti biologici: qualora l'esito della valutazione dei rischi nei rilievi la necessità nelle attività che pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio dei lavoratori agli stessi. Il datore di lavoro può prescindere dalla sorveglianza sanitaria qualora i risultati della valutazione dimostrano la loro necessaria attuazione. Anche in questo caso, se un lavoratore è esposto ad agenti biologici, il medico competente lo valuta e valuta sia il periodo delle visite, che la durata dell'esposizione che il lavoratore può subire a questi a questi oggetti. Nel caso in cui venga valutato dal medico competente, dal datore di lavoro, che l'esposizione è praticamente irrilevante, allora in questo caso la valutazione e il controllo della sorveglianza sanitaria sui lavoratori può essere non svolto.

L'organo di vigilanza può stabilire una periodicità diversa da quella stabilita dal medico competente. Nel caso in cui un medico competente stabilisca una periodicità di, diciamo, sei mesi per esposizione al rischio biologico, che già dovrebbe essere annuale, ma all'organo di vigilanza potrebbe, visti i risultati della relazione svolta dal medico competente, decidere per avere un controllo per una sicurezza maggiore, di abbassare ancor di più, e invece di farli trimestrali, di farli ogni tre mesi, bimestrali, per dire.

La sorveglianza sanitaria, ovviamente, non è esente da difetti. Vediamo ora quali sono i principali difetti che in un'azienda si possono essere riscontrati sulla sorveglianza sanitaria: non è sempre coerente con i rischi presenti, non sempre specifica. Questo perché, di base, ma vale anche per gli altri che vedremo in seguito, perché il medico competente non viene chiamato in maniera assidua dal datore di lavoro. Cioè, non c'è molta coordinazione in alcuni casi fra i datori di lavoro e il medico competente. Questo succede soprattutto in quei casi in cui il medico competente è una figura esterna. Nel caso in cui il medico competente è un dipendente dell'azienda, questi problemi spesso e volentieri vengono abbattuti, perché il medico competente, lavorando all'interno dell'azienda, è lui stesso che si tiene aggiornato, aggiorna costantemente tutti i dati dei lavoratori dell'azienda. Nel caso in cui invece è un libero professionista che prende in carica la mansione da medico competente, deve essere contattato dal datore di lavoro, altrimenti, una volta presa in carica la mansione, svolta le visite di accertamento iniziale a tutti i lavoratori, vista la struttura, se il medico competente decide di effettuare le visite una volta l'anno, il medico competente certamente verrà soltanto una volta l'anno all'interno della struttura. Quindi, se cambiano alcuni aspetti, e il datore di lavoro o l'RSPP che devono tenerlo costantemente aggiornato.

Non sempre specifica: appunto, perché la sorveglianza sanitaria a volte viene fatta in maniera generica, dal momento che il medico competente non è informato esattamente di tutti i rischi a cui è esposto il lavoratore, perché non sa esattamente quali sono le mansioni dalla A alla Z del singolo lavoratore. Non sempre il suo significato è compreso dai lavoratori, dai datori di lavoro, hanno lo stesso organo di vigilanza. Torniamo al discorso precedente, alcune volte viene visto come una figura completamente avulsa dall'attività lavorativa, cosa che invece non dovrebbe essere. Quindi, non essendoci coordinazione, cooperazione tra le parti, e il medico competente viene messo un po' da parte.

Non si riscontrano quasi mai valutazioni di gruppo dei dati sanitari. Importante sarebbe, da parte del medico competente, oltre a fare le visite periodiche ai singoli lavoratori, fare un incontro di gruppo con i lavoratori per sentire l'opinione dei lavoratori e per instaurare un dibattito su quelle che possono essere le problematiche all'interno di un'azienda. Questo viene fatto raramente dal medico competente e quindi si può perdere una parte dei rischi che in un dibattito fatto fra più figure con mansioni differenti, dove però può esserci interferenza fra l'una o l'altra, possono venir fuori. Spesso non costituisce un insieme omogeneo, ma è frammentata in tante singole visite non collegate tra di loro. Si riallaccia al discorso che abbiamo appena fatto.

A volte non riporta adeguate notizie sui rischi specifici del lavoro. Esattamente come abbiamo visto in precedenza, il medico competente deve sapere dalla A alla Z quali sono le singole mansioni di ogni lavoratore. Se un lavoratore svolge anche per una piccola percentuale di tempo una mansione differente dalla sua mansione principale, lo deve comunicare al medico competente, perché il lavoratore non è una figura che ha le caratteristiche, diciamo, formative di un medico competente, quindi potrebbe tralasciare alcuni aspetti che invece per un medico competente potrebbero essere importanti.

A volte contengono prescrizioni dal carattere generico e non fanno riferimento alle circostanze proprie del lavoro in essere. Cosa significa questo? Il medico competente controlla la struttura una volta l'anno, valuta le mansioni dei lavoratori e fa delle prescrizioni generiche. A volte sono un po' superficiali. Dovrebbe dedicare più tempo a vedere come ogni singolo lavoratore svolge la mansione. Allora, a quel punto, può redigere una prescrizione molto più accurata.

Ora vediamo il Servizio di Prevenzione e Protezione. Quali sono i compiti, soprattutto di questo servizio, sempre riferito dall'articolo 33 del decreto legislativo 81/08. Il Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi professionali provvede all'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente, sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale. Quindi, il Servizio di Prevenzione e Protezione è parte integrante della sicurezza sul luogo di lavoro e individua tutte le misure e della sicurezza e controlla la salubrità degli ambienti. Ovviamente, sempre prima di iniziare una mansione all'interno di un luogo e in seguito controlla che questi livelli presupposti restino tali.

Ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive di quello articolo 28 comma 2 e i sistemi di controllo di tale misure. Quindi, il Servizio di Prevenzione e Protezione crea la struttura, appunto, la struttura fisica, cioè DPI, antincendio, per settori di primo soccorso, dove posizionare gli schemi di evacuazione, la cartellonistica da affiggere, tutto quell'insieme che, coadiuvato dal medico competente, dal RSPP e datore di lavoro, serve a far sì che la sicurezza sia rispettata all'interno di un'azienda.

A collaborare con il medico competente, appunto, nella redazione delle procedure per le varie mansioni che sono presenti all'interno di un'azienda. A proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori. Quindi, sempre con il medico competente, collabora nella redazione di una lista con delle tempistiche in cui vengono fatti gli incontri per formare e informare i lavoratori. Questo controllo e questi programmi di informazione vengono compilati in attività differenti, a seconda dei rischi, a seconda delle mansioni svolte. Ci sono lavoratori che dovranno svolgere un incontro formativo informativo, per dire, una volta l'anno, e altri, invece, che devono essere costantemente aggiornati e possono fare dei corsi anche ogni tre mesi, per dire.

A partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alle riunioni periodiche. Quindi, partecipano in prima persona alle riunioni periodiche che hanno stabilito come medico competente e a partecipare alla consultazione di tutto il materiale necessario in ambito di sicurezza sui luoghi di lavoro. I punti del Servizio di Prevenzione e Protezione sono tenuti al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a conoscenza nell'esercizio delle funzioni di cui al presente decreto legislativo. Il Servizio di Prevenzione e Protezione è utilizzato dal datore di lavoro. È uno strumento fondamentale del datore di lavoro, e il datore di lavoro è il primo che deve far sì che il proprio servizio funzioni nel migliore dei modi e di dargli tutti gli strumenti necessari affinché possa essere svolto il lavoro nel miglior modo possibile.

Vediamo adesso gli adempimenti degli addetti in emergenza: primo soccorso, antincendio. Devono essere formati in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate. Creare la struttura di prevenzione aziendale, quindi primo soccorso e prevenzione incendi, è obbligatorio per tutte le aziende. Il datore di lavoro è obbligato a formare del proprio personale per un numero adeguato in base all'azienda. Se l'azienda è formata da 10 lavoratori, può anche formare un solo addetto al primo soccorso e un solo addetto alla prevenzione incendi. Nel caso in cui l'azienda è formata da centinaia di dipendenti, non può essere formato soltanto una figura professionale come il primo soccorso, ma servono più figure. Oltretutto, il datore di lavoro deve dare tutti gli strumenti necessari agli addetti affinché possano svolgere la propria mansione, così come è scritto all'interno del decreto legislativo. Non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Molto importante: il datore di lavoro, coadiuvato dal medico competente e dalla RSPP, e facendo uno screening dei propri lavoratori, cercano quelle figure che per caratteristiche proprie si adattano meglio per poter prendere in carico questa responsabilità. Gli forniscono tutti gli strumenti e gli fanno i corsi di formazione. Il lavoratore non può rifiutare di prendere in consegna questa designazione.

Incarichi Prevenzione Incendi, lotta antincendio di evacuazione: devono essere nominati formalmente e la nomina deve essere controfirmata per accettazione. Quindi, quando viene data un incarico a un lavoratore, è importante che il lavoratore prenda in carico questo compito e deve risultare nero su bianco. Tutte le nomine devono essere sempre firmate dal datore di lavoro e controfirmate dal lavoratore. Questo sempre per chiarezza formale e anche legislativa, punto primo e punto secondo. Anche perché, come da normativa imposto, in teoria, ad ogni onere maggiore dato ad un lavoro duro, dovrebbe corrispondere una retribuzione differente. Chi prende in carica questa mansione deve frequentare un corso di formazione. Corsi di formazione deve essere di 4 ore per rischio basso, di 8 ore rischio medio e 16 ore per rischio alto. Oltretutto, a fine del corso, devono obbligatoriamente partecipare alla prova di evacuazione, importante perché poi sarà il lavoratore stesso, in caso ci sia necessità, a dover attuare tutta l'attività di evacuazione aziendale. Chi prende in carica questa mansione, oltretutto, dovrà lavorare a stretto contatto con l'RSPP e con il datore di lavoro, affinché gli vengano fornite tutte le strumentazioni adeguate all'interno della struttura, quindi estintori e luci di emergenza, cartellonistica e schemi di evacuazione, e deve collaborare con queste figure per decidere insieme dove poter affiggere questi questa documentazione e questa cartellonistica. Il datore di lavoro, una volta che nomina un addetto antincendio, deve collaborare con lui, come con tutte le altre figure. Quindi, non deve cercare di andare incontro, ma deve metterlo in condizioni di poter svolgere la propria mansione.

Incarico di Primo Soccorso: anche in questo caso, chi prende la nomina deve essere scritta formalmente, firmata dal datore, controfirmata per accettazione e, come sempre, su ogni documento formale, deve esserci una data certa di accettazione. E anche in questo caso, il datore di lavoro deve mettere nelle migliori condizioni possibili il lavoratore di svolgere la propria attività e quindi deve far fare un corso di formazione di 12 ore per le categorie di EC e 16 ore per la categoria. La categoria si definisce con il numero di lavoratori e il codice INAIL dell'azienda. Se l'azienda è in categoria A, deve essere oltretutto comunicato alla ASL di competenza.

Vediamo adesso la classificazione delle categorie:

Categoria in gruppo A: aziende o unità produttive con attività industriali soggetta all'obbligo di dichiarazione o notifica rischio di incidente rilevante, centrali termoelettriche, impianti elaborati e laboratori nucleari, aziende estrattive e minerarie, polveri e munizioni, aziende unità produttive con oltre 5 lavoratori appartenenti ai gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore a 4, quali deducibili dalle statistiche nazionali INAIL relative al triennio precedente che ha aggiornato al 31 dicembre di ciascun anno, aziende unità produttive con oltre 5 lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell'Agricoltura. Quindi, tutte le aziende che rientrano in queste categorie fanno parte del gruppo A e quindi il corso di formazione che l'addetto al primo soccorso deve svolgere è di 16 ore.

Le aziende o attività produttive con oltre 5 lavoratori appartenenti a gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore al 4, quali disponibilità le statistiche nazionali INAIL. Questo è molto interessante. Ogni anno l'INAIL redige una lista di tutte le mansioni svolte nelle aziende e categoria per categoria, anche in base ai vari rischi, e redige questa questa lista con tutte le nuove esposizioni e le percentuali di incidenti che ci sono stati all'interno delle aziende. I medici competenti e datori di lavoro devono valutare questa lista per quello che gli compete per la propria categoria di appartenenza e valutare se è il caso di adeguare qualche aspetto all'interno della propria struttura.

Classificazione di gruppo B: aziende o unità produttive con tre o più lavoratori che non rientrino all'interno del gruppo.

Gruppo C: aziende unità produttive con meno di tre lavoratori che non rientrino nel gruppo A. Quindi, diciamo che l'attività prevalente è desumibile dall'81/08, quella del gruppo A, poi le altre due vengono desunte in base a se ci siano più o meno di tre lavoratori che non entrano in quella casistica.

Quindi, per incaricati del primo soccorso nel gruppo A, deve essere fatta la comunicazione alla ASL di competenza, deve esserci obbligatoriamente una cassetta di primo soccorso e il medico competente deve redigere una lista di tutto quello che deve essere presente all'interno della cassetta, ed essere fatto un corso di formazione di 16 ore più 6 ore di aggiornamento ogni tre anni. Per tutti quelli che si trovano nel gruppo B, deve esserci la cassetta di primo soccorso, come nel caso precedente, e aver fatto un corso di formazione base di 12 ore, non più 16, e 4 ore di aggiornamento ogni tre anni. E non sei.

Tutti quelli rientranti nel gruppo C, deve esserci un pacchetto di medicazione, che è ben differente dalla cassetta di primo soccorso. Pacchetto di medicazione non è nient'altro che un kit base in cui vengono contenuti soltanto i pochi strumenti di primo soccorso, per pochi medicinali. Ad oggi, vista la normativa e vista l'attenzione che c'è per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, il medico competente di base, anche per gli incaricati del primo soccorso, e quindi per le aziende, per le aziende ricadenti nel gruppo C, prevede sempre una cassetta di primo soccorso. Oltretutto, per le attività sanitarie, prevede anche che ci sia la presenza di un ventilatore polmonare con riduttore pediatrico. In questo caso, del gruppo C, il corso di formazione base è sempre di 12 ore, come nel gruppo B, e sempre di 4 ore di aggiornamento ogni tre anni.

Incaricati per essere incendi, lotta antincendio di erogazione del primo soccorso: anche in questo caso, abbiamo visto, non possono rifiutare la nomina. Può coincidere con il datore di lavoro solo in aziende che abbiano meno di 6 lavoratori o similari, per esempio, soci lavoratori assidui. L'abbiamo spiegato in precedenza la differenza tra dipendente e lavoratore e laurearsi i soci. Quindi, l'incarico di prevenzione incendi può essere presa anche dal datore di lavoro, ma soltanto nel caso in cui l'azienda abbia meno di 6 lavoratori. Ovviamente, anche in questo caso, se il datore di lavoro vuole prendere in carica la prevenzione incendi, sarà lui stesso a dover fare il corso di formazione e i corsi di aggiornamento periodico.

Vediamo ora un altro dei soggetti del sistema della prevenzione aziendale: il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, l'RLS. L'RLS può essere aziendale, territoriale e di sito produttivo. È la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro, salvo diversa disposizione dal contratto collettivo nazionale. L'elezione avviene di norma in unico giorno per ogni azienda o unità produttiva. Numero minimo di rappresentanti: un RLS fino a 200 lavoratori in azienda, 3 RLS tra 200 e 1000 lavoratori, 6 RLS o 3.000 lavoratori. Se non vi è elezione, le funzioni sono svolte dal RLS territoriale. Ha diritto a formazione particolare: minimo 32 ore per RLS aziendale e minimo a 64 per RLS territoriale.

Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza deve essere eletto tra i lavoratori. Questo però avviene solitamente in aziende medio-grandi. Nelle aziende più piccole, questo compito difficilmente viene svolto da personale interno. Quindi, in questo caso, a livello giurisprudenziale, deve essere sempre fatta un'elezione che andrà a nulla e a quel punto l'azienda, quindi il datore di lavoro, comunicherà questo e verrà affidato all'azienda un RLS territoriale. Per essere territoriale, come ad esempio il medico competente, può essere un lavoratore esterno che viene nominato, che gestisce più aziende per il proprio territorio di competenza. In questo caso, l'RLS deve fare un corso di formazione specifico di 64 ore. Se invece l'RLS è interno all'azienda, basta un corso di 32 ore.

Cosa fa l'RLS? Accede ai luoghi di lavoro. Deve poter visionare i luoghi in cui i propri lavoratori svolgono le attività lavorative e le mansioni. È consultato preventivamente sulla valutazione dei rischi, sull'individuazione, programmazione e realizzazione e verifica della prevenzione in azienda. Quindi, quando il medico competente, l'RSPP, il datore di lavoro si riuniscono per fare la valutazione dei rischi e redigere delle procedure, deve essere consultato preventivamente l'RLS, che è la voce, diciamo, si fa portavoce dei lavoratori e quindi è importante che partecipi alle riunioni e anche alle decisioni che vengono prese in merito, perché poi sarà lui a trasmetterle ai lavoratori in azienda. È consultato in merito alla formazione dei lavoratori. L'RLS si fa carico, oltretutto, di tenere aggiornate la formazione dei propri lavoratori, formazione e informazione. Quindi, poi comunica al datore di lavoro, nel caso in cui ci sia da dover fare un corso di formazione ad hoc a qualcuno, a qualche lavoratore, poiché ha preso in carica una nuova mansione, o di aggiornare corsi di formazione per alcuni lavoratori.

Riceve le informazioni alla documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi, l'equilibrio, le misure di prevenzione adottate, gli infortuni e la malattia professionale. Quindi, gli viene consegnata la cartella con all'interno il DVR, che è il documento di valutazione dei rischi, in modo che l'RLS possa essere informato su tutto quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro per poi trasmetterlo ai propri lavoratori. Riceve informazioni dagli organi di vigilanza. Anche in questo caso, l'RLS periodicamente deve fare degli incontri con gli organi di vigilanza e valutare se nelle aziende in cui lavora, in cui svolge la programmazione, ci sia necessità di aggiornare qualche procedura o qualche aspetto della sicurezza, dal momento che gli organi di vigilanza sono tenuti costantemente aggiornati sotto questi aspetti e aggiornano di loro volta gli RLS delle varie aziende.

Promuovere l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonea a tutelare la salute, l'integrità fisica dei lavoratori. Svolge questo compito affiancato dall'RSPP, affinché si faccia portavoce dei propri lavoratori per valutare tutte le misure di prevenzione che sono state impartite dalla direzione. Nel caso in cui ci debba essere qualche aspetto che per i lavoratori non è confacente con l'attività che svolgono, l'RLS insieme all'RSPP deve cercare una via risolutiva.

Formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorità competenti. Sempre per un discorso di collaborazione e cooperazione, che è la base che gestisce e porta avanti la sicurezza dei luoghi di lavoro. L'RLS in fase di verifiche delle autorità competenti all'interno di una struttura, se non ha chiaro qualche aspetto che l'autorità competente di turno vuole avere un riscontro immediato e un livello di sicurezza più alto, può fare delle osservazioni per arrivare a una soluzione comune da attuare all'interno dell'azienda.

Attribuzione dell'RLS: partecipa alle periodiche, abbiamo visto, tra poco poste in merito all'attività di prevenzione. Avverte l'RSPP di rischi individuati nel corso della sua attività, essendo portavoce dei lavoratori. Le procedure che vengono attuate dal datore di lavoro e delle RSPP, che possiamo trovare all'interno del DVR, che è il documento di valutazione dei rischi, e l'RLS lo comunica alle RSPP affinché si trovino soluzioni comuni, sempre nel rispetto della normativa e nel cercare di aumentare la sicurezza. Può fare ricorso all'autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dei rischi adottate dal datore di lavoro non siano sufficienti. Molto importante: l'RLS deve fare un compito di sorveglianza, mettendosi nei panni dei lavoratori. Quindi, si fa portavoce dei lavoratori e può anche andare in contrasto a quello che il datore di lavoro, RSPP ritengono sia corretto attuare all'interno dell'azienda. Se l'RLS, dopo aver esposto delle osservazioni al datore di lavoro, valutatori di lavoro, non le prenda in considerazione, ma lui come RLS ritenga che siano punti fondamentali, può scavalcare il datore di lavoro e rivolgersi direttamente all'autorità competente, che a questo punto chiederà un sopralluogo, un accertamento all'interno della struttura, valuterà quanto esposto dall'RLS e redigerà una relazione che verrà consegnata dal datore di lavoro e lo obbligherà ad adeguare gli aspetti fondamentali ritenute importanti.

Deve disporre del tempo necessario, nonché di mezzi e spazi idonei. Le RLS, come le altre figure, deve essere messo nella migliore condizione possibile per svolgere la propria mansione. Modalità stabilite in sede di contrattazione collettiva. Quando fanno la contrattazione collettiva con i lavoratori, si stabiliscono delle modalità di intervento e le RLS, appunto, facendosi portavoce, deve rispettare quelle modalità. Il ruolo di RLS è incompatibile con quello di RSPP. Importante, essendo l'RSPP il responsabile del servizio prevenzione e protezione e lavorando, essendo, diciamo, possiamo vederlo come quasi un consulente tecnico del datore di lavoro, questo ruolo è incompatibile con quello di RLS, così come il ruolo di datore di lavoro è incompatibile con l'RLS. Non possono essere svolti dalla stessa persona, perché l'RLS, appunto, deve essere una figura scevra da la parte, diciamo, amministrativa e di comando, ma deve essere una figura che si occupa voce di soltanto dei lavoratori.

Quali sono gli organi di vigilanza e di controllo? L'ASL nei vari settori di pertinenza, i Vigili del Fuoco per quello che gli compete, Ministero dello Sviluppo Economico in ambito minerario, Regione della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano estrattivo di seconda categoria e acqua mineraria termali, Ispettorato del Lavoro settore delle costruzioni e rischi particolarmente elevati. Quindi, l'Ispettorato del Lavoro non solo fa controlli nel settore delle costruzioni, ma in tutte quelle aziende dove ci sono rischi particolarmente elevati. In generale, come decreto legislativo 81/08, il rispetto della normativa in materia di igiene e sicurezza del lavoro deve essere garantita dal controllo degli organismi interni anti reattività lavorativa. Primo livello di prevenzione, quindi dall'RSPP, medico competente, RLS, datore di lavoro, e dagli interventi ispettivi delle strutture pubbliche preposte alla vigilanza. Verifica per il rispetto delle norme antinfortunistiche, accertamenti a seguito di incidenti sul lavoro. Quindi, c'è un doppio livello di controllo. Il primo livello è quello che abbiamo appena visto, viene fatto internamente, quindi è gestito dal quadrilatero per la sicurezza. Il secondo livello, invece, sono gli organi ispettivi di controllo statali che vengono periodicamente all'interno delle strutture a controllare che si rispettino i dettami dell'81/08.

Svolgono anche altre attività come informazione e assistenza, attività autorizzative, indagine, ricerca, promozione di soluzioni. Sempre il discorso della sicurezza dei luoghi di lavoro proattiva, non è più statica. Quindi, si cerca sempre di migliorare costantemente ogni aspetto della sicurezza. Si è passati da controlli ispettivi centrati sulla sicurezza oggettiva all'attenzione alle procedure e all'organizzazione della prevenzione, al fine di aiutare nella costruzione di una effettiva organizzazione aziendale della prevenzione. Prima la sicurezza era attenzionata soltanto sugli aspetti strutturali e sugli aspetti procedurali. Ad oggi, gli organi di prevenzione valgono invece a 360 gradi tutti gli aspetti, al fine di aiutare le varie aziende a costruire un'organizzazione aziendale di sicurezza sui luoghi di lavoro che volga sempre al miglioramento costante.

Archiviato il procedimento penale di energia, il controllo che viene svolto all'interno dell'azienda vale a 360 gradi, appunto, tutti i vari aspetti. Controllo globale dell'azienda, strutturale, parziale di procedure e documentazione che si sono presenti all'interno della struttura, impianti elettrici, documentazione inerente agli impianti. Cioè, si valuta la struttura a 360 gradi sotto tutti gli aspetti. Ci sono alcune, alcune sopralluoghi, invece, che fatti su richiesta, che sono volti soltanto a valutare aspetti specifici, ad esempio, l'aspetto strutturale, oppure a volte il ciclo di lavoro, o se no anche altre volte gli impianti. Vengono fatte delle misurazioni e rilievi di igiene. Ad esempio, si può chiedere la, in questo caso prendiamo un ordine di vigilanza, l'ASL può chiedere al datore di lavoro di effettuare un'indagine microclimatica per valutare la qualità dell'aria all'interno dell'azienda. Questo è fatto solo un controllo documentale, cioè vedere che tutti i documenti siano presenti e siano tenuti in regola con le varie scadenze. Si possono fare una raccolta di colloqui con il personale, quindi con i vari lavoratori, per valutare, ovviamente in separata sede dal datore di lavoro, per valutare se il datore di lavoro, il datore di lavoro adempie alle proprie mansioni.

Un'altra tipologia di controllo, invece, può essere fatta per inizio attività. Ci sono alcune strutture, ad esempio le strutture sanitarie, che obbligatoriamente, prima di iniziare la mansione, parliamo in questo caso di strutture ambulatoriali, devono accogliere gli ordini di vigilanza, che dovranno fare dei sopralluoghi. A questo punto, gli organi di vigilanza rilasceranno una relazione tecnica, una validità e un avallo per poter operare.

Su segnalazione: se vi è stato un problema all'interno di un'azienda, ad esempio, l'RLS può comunicare all'organo di vigilanza preposto di intervenire a fare un controllo, o a seguito di incidente. Se viene registrato un incidente e il datore di lavoro lo comunica, e l'incidente si valuta che è stato interpretato più volte all'interno dell'azienda, gli organi di vigilanza possono venire a fare un controllo per valutare, appunto, questo aspetto. Vigilanza seguito l'incidente: la richiesta può provenire da replica h24 e procedure di scambio informazioni con il 118, pronto soccorso, corpo dei Vigili del Fuoco, forze dell'ordine. Facciamo un esempio: nel caso in cui un lavoratore vada al pronto soccorso perché ha subito, preleviamo l'amputazione di un dito, e il pronto soccorso chiamerà direttamente l'organo di vigilanza preposto, che andrà a fare un controllo all'interno della struttura per capire cosa ha portato a quell'incidente.

Infortunio: si procede con uno scambio di informazioni tra i limiti nei rivenditori di lavoro. In questo caso, se c'è un infortunio di un'entità minore, e il datore di lavoro che lo comunica all'INAIL, l'INAIL può comunicarlo con gli organi di vigilanza. Obbligo di segnalazione alla polizia giudiziaria per gli infortuni con più di 40 giorni di prognosi. Quindi, dove ci sono infortuni con più di 40 giorni di prognosi, deve essere comunicato e l'INAIL comunica sempre agli organi di vigilanza.

Ora iniziamo a vedere come si effettua effettivamente la valutazione dei rischi di cui abbiamo parlato. Anzi, vediamo un piccolo video esemplificativo di cos'è la sicurezza sui luoghi di lavoro e quali sono la valutazione dei rischi.

Principali cause dell'infortuni: scarsa padronanza della macchina o delle attrezzature. Qual è la causa? La non informazione degli addetti ad utilizzare i macchinari. Associazioni rischi, abitudini dei gesti. Se un lavoratore svolge la propria mansione per un periodo piuttosto prolungato e prolungato nel tempo, si abitua alla lavorazione e quindi inizia ad abbassare i livelli di attenzione. Banalizzazione dei comportamenti di fronte al pericolo, sottovalutare un pericolo da parte del lavoratore. Facciamo un esempio: prendere una tanica di acido senza le dovute precauzioni e perché si è certi di quello che si sta facendo, comporta dei rischi. Sottostima dei rischi, neutralizzazione delle protezioni. Anche in questo caso, nel caso in cui la camera di acido, oltretutto, viene utilizzata nella maniera non corretta e senza l'utilizzo delle dovute protezioni che vengono fornite dal datore di lavoro, può causare sempre un infortunio. Diminuzione delle attenzioni nel lavoro di sorveglianza, quindi svolgere una mansione non prestando la dovuta attenzione, sia nel momento in cui si lavora, sia nel non controllare che i livelli di sorveglianza di B e le procedure vengano costantemente tenuti attivi. Mancato rispetto delle procedure. Aumento dello stress. Anche in caso in cui il lavoratore lavori nelle migliori condizioni possibili, ma lo stress dato da orari prolungati di lavoro, straordinari, può causare degli infortuni. Per carità del lavoro che conduce una formazione insufficiente. E in questa anche in questo caso, buona parte del del compito è del datore di lavoro, che dovrebbe sempre tenere formati e informati che i propri lavoratori. Manutenzione poco o male eseguita. Se un lavoratore utilizza uno strumento per un lungo periodo, lo strumento, come tutto, ha un tempo di logoramento. Passato questo tempo di logoramento, lo strumento potrebbe essere mandato in manutenzione per valutare che non ci siano problemi a uno strumento che poi possa causare dei danni. Dispositivi di protezione inadatti. Nel caso in cui un datore di lavoro poco attento fornisca ai lavoratori dei dispositivi di protezione non corretti o anche di una taglia differente da quella che è l'operatore deve utilizzare, può causare sempre un infortunio. Sistemi di comando e controllo sofisticati. Se la procedura o diciamo il tipo di mansione che deve essere svolta diventa troppo elaborato e potrebbe essere fatto in una maniera molto più semplice, questo può causare dei rischi di dove in realtà non erano presenti. Rischio proprio della macchina. Ovviamente, ogni strumentazione comporta dei rischi che comporta e questo, se non utilizzato in maniera corretta, può portare a degli infortuni.

Vediamo quali sono i costi diretti dati dagli infortuni: primi soccorsi per danno più o meno grave all'integrità fisica del lavoratore. Nel caso in cui ci sia un incidente e il lavoratore deve essere soccorso, il personale che lo deve soccorrere ha un costo. Trasporto della vittima. Anche in questo caso, chiamare un'ambulanza ha un costo, sia per lo stato, per il datore di lavoro. Interruzione dell'attività dei colleghi di lavoro. Se vi è un infortunio dato da un incidente, cosa succede? Si deve interrompere l'attività lavorativa, quindi il datore di lavoro e l'azienda subiscono un danno, un danno economico. Sovvenzioni accordate.

All'infortunato e alla sua famiglia. Pratica amministrativa e giuridica. Tutto lo svolgere delle pratiche portai a tempo e costi.

Salario infortunato durante la sua assenza dal lavoro. L'infortunato verrà retribuito perché è giusto che venga retribuito. Ma quei soldi usciranno in proporzione sia dalle tasche dello Stato che da quelle del datore di lavoro.

Salario ad altro ruolo in sostituzione dell'infortunato. Quindi nel caso in cui c'è un infortunio, l'azienda deve andare a ricoprire quel ruolo con un altro lavoratore. Sono degli oneri in più che l'azienda si fa carico.

Formazione del lavoratore che si sostituisce all'infortunato. Anche in questo caso, chi va a prendere la mansione della persona precedente deve essere formato prima di potergli dare l'idoneità della mansione.

Rendimento iniziale lavoratori che sostituisce infortunato. Ovviamente il nuovo lavoratore non avrà una qualità nel rendimento così come un lavoratore che svolge con la mansione.

Danni danni materiali collegati all'infortunio per macchine, attrezzature e costruzione con relativo al resto della produzione. Anche in questo caso è un costo diretto, poiché dove c'è un infortunio potrebbe anche esserci un blocco di un macchinario che deve essere mandato in manutenzione. È un periodo che quel macchinario non funziona e quindi potrebbe interrompere la produzione. Sempre un danno diretto economico all'azienda.

Fermo produzione ed eventuali sanzioni per interventi degli organi di vigilanza. Anche in questo caso, se c'è un infortunio grave, gli organi di vigilanza potrebbero sospendere l'attività lavorativa.

Questi sono tutti esperti che un datore di lavoro dovrebbe tenere in considerazione quando decide di fare la formazione e informazione. È molto meglio perdere, anche se non è il termine corretto, ma perdere un po' più di tempo, anche periodico, nel fare formazione di formazione affinché vengano ridotti al minimo possibile tutti gli infortuni per evitare, oltre alla sicurezza della persona che sta lavorando, ma anche per ridurre i costi per l'azienda.

Organizzatore di lavoro. Queste sono le statistiche nazionali della casa dell'infortunio. Di come potete ben vedere, il 78% dell'infortuni avvengono sempre per un fattore umano, il 20% per un fattore tecnico, solo il 2% per un fattore accidentale. Su questo aspetto, fortunatamente, ha inciso molto appunto la creazione della valutazione dei rischi e la realizzazione del DVR, perché i fattori accidentali sono stati ridotti al minimo. Sono stati ridotti intervenire sul fattore umano che è preponderante con il 78%, e diventa a questo punto fondamentale.

E come è fondamentale intervenire sul fattore umano? Giusto appunto facendo formazione e informazione.

Fattore umano. Organizzazione sistema sicurezza non presente. Mancanza o non rispetto delle procedure e errata scelta del macchinario attrezzature. Questo avviene sempre dove c'è poca formazione e informazione agli addetti. Nel caso in cui non vengono rispettate da parte dell'addetto le procedure imposte, questo comporta dei rischi molto alti. Così come un lavoratore non può scegliere, o meglio, non dovrebbe scegliere di propria iniziativa l'utilizzo di un'attrezzatura rispetto a un'altra per svolgere una mansione. Come da protocollo, ad ogni mansione deve corrispondere un'attrezzatura.

Olio scarsa padronanza della macchina. Manutenzione poco o male eseguita. Come abbiamo già visto, assuefazione ai rischi, banalizzazione dei comportamenti di fronte al pericolo, sottostima dei rischi, diminuzione dell'attenzione nel lavoro da parte di stanchezza, stress. Abbiamo visto aumento dello stress per carenza del lavoro che conduce una formazione insufficiente. Buona parte di questi, abbiamo visto in precedenza. Infatti, sono tutte quelle casistiche che vengono raggruppate e racchiuse nella valutazione dei rischi date soprattutto dal fattore umano.

Ora vediamo alcune definizioni dalle 81/08 per i termini inerenti la valutazione dei rischi.

Pericolo. Cos'è il pericolo? Potenzialità intrinseca di una determinata entità di causare danni. Cosa significa? Un bisturi. Qual è la condizione intrinseca che tagli?

Rischio. Dimensione prevedibile della conseguenza di un evento dannoso, espressa dal prodotto del danno probabile derivante dall'evento per la probabilità di accadimento dell'evento stesso. Quindi, il rischio non è nient'altro che una moltiplicazione matematica dove i due valori messi in correlazione sono il danno che è derivato dall'evento per la probabilità che questo evento accada.

La valutazione dei rischi è la valutazione globale e documentata di tutti i rischi presenti nell'organizzazione, finalizzata ad individuare, adeguare le misure di prevenzione e protezione e ad elaborare programma di miglioramento. Nel testo, cosa fa la produzione di rischi? La produzione di rischi, appunto, è la valutazione di tutti i rischi presenti all'interno dell'azienda. Una volta fatta la valutazione dei rischi della mia azienda, si decide come intervenire.

Come si interviene con la prevenzione? Il complesso delle disposizioni o misure necessarie, anche secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione dell'integrità dell'ambiente. Quindi, una volta visti i rischi presenti nella mia azienda tramite la valutazione del rischio, si instaura un discorso di prevenzione, quindi iniziare a lavorare sulla batteria dei rischi, rischio di rischio, affinché questi vengano annullati o ridotti.

Pericolo. Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di casualità. Quando un evento pericoloso è un'esposizione al pericolo vanno a coincidere, c'è sempre un incidente. Ad un incidente corrisponde sempre un infortunio. Corrisponde il rischio individuato e valutato va eliminato e, se non è possibile, deve essere ridotta. Questo che significa? Significa che, come abbiamo visto nella produzione dei rischi, una volta individuato il rischio, bisogna cercare di portare da zero. Abbiamo detto che il rischio non è nient'altro che una valutazione fatta da una moltiplicazione dal danno per la probabilità. Quindi, bisogna cercare di portare uno dei due valori a zero affinché venga eliminato. Qualora non fosse possibile eliminarlo, deve essere ridotto il più possibile.

Ed essere ridotta la valutazione del rischio. La valutazione nella scelta delle attrezzature di lavoro, nella scelta delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui quelli collegati allo stress lavoro correlato, i rischi riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza di altri paesi. Quindi, la valutazione che viene fatta dei rischi deve essere una valutazione globale a 360 gradi di tutti gli aspetti aziendali interni ed esterni.

Chi collabora alla valutazione dei rischi? Come abbiamo già visto, medico competente, RSPP per quello che gli compete, il datore di lavoro. Come l'abbiamo già accennato, deve consegnare una copia del DVR al RLS, che trasmetterà tutto quello che concerne le varie mansioni ai vari lavoratori. I due punti di rotazione di rischio, oltretutto, deve essere custodito presso l'unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione dei rischi. Quindi, una volta redatto il DVR, deve essere firmato e deve avere una data certa per avere una data di entrata in vigore del DVR. Deve essere tenuto all'interno dell'azienda e deve essere facilmente consultabile da tutti i lavoratori. Oltretutto, i lavoratori devono essere informati. Vedete che sono sempre il discorso di informazioni e informazione. Deve i lavoratori devono essere informati su quello che gli compete è stato redatto all'interno del DVR.

Vediamo ora le considerazioni generali sulla versione di rischi. La rotazione dei rischi richiede tempo, analisi delle situazioni specifiche nelle quali ogni lavoratore viene a trovarsi durante l'espletamento delle proprie mansioni. L'operazione dei rischi è correlata con le scelte fatte per le attrezzature, per le sostanze, per la sistemazione dei luoghi di lavoro, principi ergonomici, finalizzata all'indicazione all'attuazione di idonee misure e provvedimenti migliorativi. Pertanto, la valutazione dei rischi è legata sia al tipo di fase lavorativa svolta, sia alle situazioni determinate dai sistemi quali ambienti di lavoro, strutture ed impianto utilizzati, materiali e prodotti coinvolti in processi. Come diciamo in precedenza, quindi, la valutazione dei rischi valuta globalmente tutti i vari aspetti presi singolarmente e poi raggruppati all'interno della relazione di rischio. Valuta anche la struttura propria, così come si svolge l'attività lavorativa, così come i materiali, così come la morfologia planimetrica della struttura stessa.

Iniziamo a vedere come si valuta un rischio. Quando si valuta un rischio all'interno di una struttura di un'azienda, bisogna fare una scaletta con questi aspetti: osservazione dell'ambiente di lavoro. Quindi, prima cosa va vista la struttura che ospita i lavoratori, quindi le i requisiti strutturali quali altezze, metri quadri e vie di esodo, ampiezza delle aperture, senso di apertura delle porte e illuminazione presente, impianti di aria, impianti elettrici. Dopodiché, identificazione dei compiti da eseguire al posto di lavoro. Quindi, quali sono le mansioni svolte all'interno del luogo di lavoro? Vista poi per ogni singola stanza per destinazione d'uso. Osservazione della modalità di esecuzione del lavoro. Ogni persona che ogni lavoratore svolge il ruolo, il ruolo in un modo differente dall'altro, lo interpreta. Quindi, va visto qual è il modo di interpretare questa mansione. Esame dell'ambiente per rilevare i fattori esterni che possono avere effetti negativi sul posto di lavoro, come ad esempio può essere microclima o areazione, giusto per fare un esempio. Se abbiamo una struttura lavorativa di 100 metri quadri, la stessa struttura però si trova a lavorare sulle Dolomiti o davanti una fonderia, un fattore esterno da valutare è la qualità dell'aria, perché davanti a una fonderia ci saranno delle particelle pesanti in quantità molto superiori rispetto a che la struttura lavora nelle sulle Dolomiti. Parliamo di stessa struttura, stessa se stessi dipendenti e stesse mansioni. Esame dell'organizzazione del lavoro come svolto il lavoro e come è organizzato. Prima abbiamo visto la modalità di esecuzione di ogni singola mansione. Ora vediamo come queste mansioni lavorano tra di loro. Rassegna di fattori psicologici, sociali e fisici che possono contribuire a creare lo stress sul luogo di lavoro. Tutto quelle tutti quei fattori di rischio che il lavoratore stesso porta all'interno della struttura nel momento inizia a svolgere una mansione. Tutto questo serve per vedere e valutare il rischio. Come abbiamo detto in precedenza, una volta che il rischio è stato valutato, deve essere portato a zero. Se possibile, quello che rimane viene definito rischio residuo. A rischio residuo bisogna intervenire in che maniera? Tramite le procedure, tramite i dispositivi di protezione collettiva, ai dispositivi di protezione individuale, ed è così infatti che si può intervenire in ordine per cercare di abbattere i rischi residui.

La valutazione dei rischi semplificata è una valutazione dei rischi a tutti gli effetti, però in un caso particolare in cui i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratrici effettuano valutazioni dei rischi sulla base delle procedure standardizzate elaborate dalla commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro. Nelle more dell'emanazione delle procedure standardizzate e comunque non oltre il 31 maggio 2013, gli stessi datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi. Quindi, in strutture fino a 10 lavoratori, la valutazione dei rischi può essere fatta direttamente dal datore di lavoro prendendo una valutazione di rischi standard realizzata dagli enti competenti. Certo, deve essere modificata ad hoc per essere cucita come un vestito fatto da un sarto sulla struttura, però va in autocertificazione dal datore di lavoro.

Il documento di valutazione dei rischi redatta in conclusione dell'adorazione deve avere data certa, l'abbiamo detto, per l'entrata in vigore e per attestare che da quel giorno le procedure, tutti i DPI e tutte le mansioni sono state studiate. Alla fine della data certa, il documento può essere sottoscritto, oltre che dal datore del lavoro, dalle RSPP, dalle RLS, dal medico competente ove presente. Quindi, per attestare, cambiano data certa di essere sottoscritto con data e firma del datore di lavoro. Oltretutto, poi da essere firmato quantomeno da RSPP, possibilmente anche dal RLS, che poi ne darà atto ai propri lavoratori.

Vediamo un piccolo video semplificativo di quello che andremo a studiare. [Musica] [Musica] [Musica] [Musica]

Classificazione del rischio. Il rischio è un po' assumere connotazioni differenti a seconda del fattore soggettivo della persona che lo valuta. Le classificazioni del rischio permettono agli operatori della sicurezza di distinguere e differenziare il rischio in base a determinati parametri qualitativi. Quindi, il rischio può essere soggettivo in base a chi lo sta valutando, perché a seconda delle persone, dal pregresso e dal bagaglio culturale di ogni persona, e anche dalle sensazioni di una persona ha in base a quello che sta per svolgere, il rischio può essere valutato in maniera differente. Ci sono persone, facendo un esempio piuttosto banale, che andando in auto a 90 km/h possono sentirsi in piena sicurezza, altre persone che alla stessa velocità invece possono avere uno stato di agitazione perché reputano che il rischio a quello che ti dà sia troppo elevato. La classificazione del rischio, quindi, anche degli standard di riferimento con dei parametri, appunto, per cercare di adeguare questa valutazione affinché non sia soltanto soggettiva. I principali parametri in base ai quali possono essere classificati i rischi sono: la mansione, potenzialità della fonte di pericolo, numero di soggetti coinvolti, la coscienza del lavoro del lavoratore e la tollerabilità a rischio. Quindi, alcuni di questi parametri che vengono imposti per la classificazione del rischio sono: la mansione stessa che viene fatta, perché ad ogni mansione corrisponde sempre un rischio di base; il numero dei soggetti coinvolti in quella mansione, perché ci potrebbero essere degli dei rischi interferenziali tra le varie figure che fanno la stessa mansione; e poi la coscienza del lavoratore che sta svolgendo la propria attività. Si parla quindi di rischio generico o specifico, individuale o collettivo, volontario o involontario, che tollerabile o intollerabile. Il medesimo rischio può essere definito contemporaneamente specifico, individuale e trascurabile, semplicemente cambia il parametro secondo il quale in quel momento tale rischio è valutato. Poiché i rischi presenti nell'ambiente di lavoro possono essere molteplici, appare necessario inserirli in una scala di priorità. Ad esempio, rischio specifico può essere un rischio dato, ecco, ad esempio, un operatore che ha in mano un disco di quel rischio specifico individuale, perché in questo caso individuale, può tagliare, può tagliare principalmente l'operatore che ha in mano il bisturi. In questo caso, per dire, potrebbe essere classificato trascurabile se l'operatore ha tutti i tipi i doni e la formazione idonea per poterlo.

Questo è uno schema di controllo della relazione di rischio. Primo aspetto: l'analisi del pericolo, in cui deve essere consultato anche la RLS per quello che è di propria competenza. Dopodiché, va valutato il rischio singolarmente, rischio per rischio. Va fatta una pianificazione degli interventi, sempre per cercare di eliminare la batteria di rischi, e devono essere attuati in un secondo momento questi interventi che vengono redatti tramite delle procedure. Si verificano a quel punto i rischi residui che sussistono ancora nelle fasi lavorative e vanno adottate delle misure correttive. Dopodiché, il ciclo, vedete, riparte, poiché, come vi ho già accennato in precedenza, la valutazione dei rischi non è statica ma è proattiva, quindi è un continuo svolgimento e c'è un'attenzione costante su tutti gli aspetti. Quindi, lo stesso rischio può essere ristudiato più volte per cercare di abbatterlo il più possibile.

Ora iniziamo a vedere effettivamente come si calcola un rischio. La quantificazione relativa classificazione dei rischi deriva dalla stima dell'entità dell'esposizione e dalla gravità degli effetti. Infatti, rischio può essere visto come il prodotto, come abbiamo detto in precedenza, tra la probabilità di accadimento e la gravità del danno, quindi rischio uguale probabilità per danni. L'analisi valutativa effettuata può essere nel complesso suddivisa nei seguenti punti principali: identificazione di tutti i possibili pericoli per ogni lavoro esaminato, valutazione dei rischi relativi ad ogni periodo individuale. Quindi, vanno individuati prima i pericoli, dopodiché individuato il pericolo, va fatta questa questa moltiplicazione matematica per vedere ad ogni pericolo quanti rischi sono individuali e soprattutto l'aggravante del rischio stesso. L'attività svolta dal lavoratore viene suddivisa, a ore possibile, in singole fasi, nelle quali vengono individuate le sorgenti di rischio, i pericoli, osservando il lavoratore nello svolgimento delle proprie mansioni. Successivamente, per ogni pericolo accertato, si procede a determinare la possibilità di conseguenze, quindi il danno. Il danno è tabellato, così come gli altri parametri. Il danno va da un valore 1 a un valore 4. Valore 1 e danno lieve, valore 4 e danno gravissimo. Vediamo gli estremi: danno lieve, valore 1, infortunio o episodio a disposizione acuta o cronica rapidamente reversibile e che non richiede alcun trattamento. Quindi, un un danno piuttosto lieve, come potrebbe essere una piccola abrasione che non richiede addirittura nessun tipo di primo soccorso o trattamento. Gravissimo, valore 4, infortunio o episodio di esposizione acuta o cronica con effetti letali o di invalidità totale.

Ora vediamo l'altro parametro: la probabilità, sempre tabellata, sempre con quattro valori che vanno da 1 a 4. Si va da improbabile, il valore 1, l'evento potrebbe in teoria accadere, ma probabilmente non accadrà mai. Non si ha notizia di importanza di infortuni in circostanze simili. Cosa significa questo? Non si ha notizia di infortuni in circostanze simili. Si fa sempre riferimento alle statistiche nazionali che INAIL ogni anno rilascia. Quindi, un danno improbabile è un danno che per voi, per tipo di lavorazione, vuoi per [Musica] probabilità che avvengano le cause che portano a questo danno, non avviene praticamente mai. Invece, è una probabilità alta, valore 4, l'evento si verifica nella maggior parte dei casi e si sono verificati infortuni in azienda, in aziende simili per analoghe condizioni di lavoro. Quindi, una probabilità alta significa che l'infortunio capita spesso per quel tipo di danno. Per ogni singolo rischio dobbiamo valutare questi due aspetti: danno e probabilità. Una volta trovati questi valori, vanno inseriti all'interno della matrice del rischio. Inseriti nella matrice del rischio, la matrice di rischio è tabellata nuovamente con quattro categorie che vanno da elevato a basso. Elevato sono i rischi con valori da 12 a 16, basso con valori da 1 a 2. I rischi elevati: azioni correttive immediate. L'intervento previsto è da realizzare con tempestività nei tempi tecnici strettamente necessari, non appena approvato il budget degli investimenti. Per i rischi alti, quindi elevati, bisogna intraprendere subito delle azioni correttive e non va svolta la mansione se viene classificato un rischio elevato. La mansione deve essere sospesa soltanto dopo avere abbattuto questo rischio e portato da elevato ad accettabile o basso, si può riprendere la mansione. Rischio basso: azioni migliorative da valutare in fase di programmazione. I rischi bassi sono tutti quei rischi che vengono studiati, ma messi da parte perché non sono calcolati e non c'è un'azione immediata da dover fare all'interno di un'azienda. Sono tutti quei rischi accettabili che fanno rientrano a far parte del programma di miglioramento costante da qui ai prossimi anni.

Ora vediamo quali sono i principali tipi di rischio. I rischi si dividono in tre categorie: rischi per la sicurezza di natura infortunistica, rischi per la salute e rischio organizzativi trasversali. Veniamo la prima categoria: rischi per la sicurezza. Vengono ricompresi all'interno dei rischi per la sicurezza tutti quei rischi che creano infortuni o incidenti, ovvero di danni o menomazioni fisiche. Quindi, possono essere elettrocuzione, bruciature da azioni chimiche, fratture per colpi, dati da meccanica. Le cause di tali rischi sono da ricercare, almeno nella maggioranza dei casi, in un assetto non idoneo delle caratteristiche di sicurezza inerenti l'ambiente di lavoro, le macchine, apparecchiature, le modalità operative, l'organizzazione del lavoro. Lo studio delle cause e dei relativi interventi di prevenzione e di protezione nei confronti di tali tipi di rischi deve mirare alla ricerca di un idoneo equilibrio biomeccanico tra uomo e struttura, macchine e impianto, sulla base di più moderni concetti ergonomici. Quindi, in linea generale, affinché i rischi per la sicurezza vengano tenuti in un livello accettabile, c'è bisogno che ci sia correlazione tra l'uomo e la struttura e i macchinari presenti all'interno della struttura. Quindi, bisogna mettere in comunicazione fra il modo che ci sia una comunicazione costante e un adeguamento della struttura al mio personale e formare il mio personale affinché possa utilizzare gli strumenti.

Vediamo i rischi per la salute. I rischi per la salute o rischi igienico-ambientali sono quelli responsabili delle potenziali compromissione dell'equilibrio biologico del personale addetto a operazioni o a lavorazioni che comportano l'emissione nell'ambiente di fattori ambientali di rischio di natura chimica, fisica e biologica, con conseguente esposizione del personale addetto. Le cause dei rischi sono da ricercare nella insorgenza di non idonee condizioni igienico-ambientali dovute alla presenza di fattori ambientali di rischio generati dalle lavorazioni, caratteristiche del processo, delle apparecchiature e dalle modalità operative. Quindi, lo studio delle cause dei relativi interventi di prevenzione e di protezione nei confronti di tali tipi di rischio deve mirare alla ricerca di un idoneo equilibrio bio-ambientale tra uomo e ambiente di lavoro. Quindi, tutti i rischi per la salute sono tutti i rischi di natura biologica. Quindi, affinché ci sia un livello basso di questi rischi, c'è bisogno che ci sia un equilibrio tra l'ambiente lavorativo, inteso come microclima, e l'uomo stesso, quindi il lavoratore stesso.

Rischi trasversali o organizzativi. Tali rischi sono individuabili all'interno della complessa articolazione che caratterizza il rapporto tra l'operatore e l'organizzazione del lavoro in cui è inserito, di tipo ergonomico, psicologico ed organizzativo. Detti rischi si devono valutare tenendo conto della complessa articolazione che riguarda la sfera personale di vita del lavoratore, caratteristiche, situazioni familiari, situazioni di stress, mobbing e l'ambiente di lavoro con la sua organizzazione, il suo carattere socio-ambientale. Ve l'ho accennato prima, i rischi trasversali sono tutti quei rischi che il lavoratore importa all'interno della struttura proprio per un proprio bagaglio emozionale. Tutti hanno una vita privata, la vita privata influisce sulle condizioni psicofisiche dell'uomo che, una volta entrato in un'azienda e presa la mansione, deve cercare di tenere d'occhio questi questi aspetti. Il datore di lavoro come medico competente attento deve cercare di mantenere bassi questi valori o comunque sia ne deve tener conto in generale. Facendo anche un esempio banale, un datore di lavoro non può chiedere a un dipendente di svolgere centinaia di ore di straordinari perché altrimenti si va in corso poi a un discorso di stress con carico da lavoro eccessivo e il lavoratore incorre in errore sicuramente.

Principali tipi di rischi: rischio elettrico. E questo abbiamo visto come quello ricadere all'interno della categoria di rischi per la sicurezza. Movimentazione manuale dei carichi. Idem. Videoterminali, invece, rischio per la salute. Agenti fisici, incendio, chimico, biologico, agenti cancerogeni e stress da lavoro correlato. La maggior parte di questi rischi devono essere tutti presi in considerazione per lo studio all'interno del DVR da datore di lavoro e medico competente. Abbiamo visto come ci sono delle eccezioni, ad esempio gli agenti cancerogeni e mutageni, dove viene valutato nel DVR che il rischio è esiguo e pari a zero, può essere non calcolato il peso in considerazione dal medico competente.

Il luogo di lavoro. Vediamo ora a cosa si estende il DVR, che è la documentazione della produzione dei rischi e quindi la valutazione dei rischi stessa. Vediamo qual è come si definisce un luogo di lavoro. Si intendono per luoghi di lavoro i luoghi destinati a ospitare posti di lavoro obbligati all'interno dell'azienda, dell'unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell'azienda, dell'unità produttiva, accessibile al lavoratore nell'ambito del proprio lavoro. I luoghi del lavoro devono essere conformi a quanto riportato nell'allegato 4 del testo del testo unico in fase di sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi, cosa determina un luogo di lavoro? Un luogo di lavoro è ogni ambiente dove è presente un lavoratore che sta svolgendo una mansione, molto semplice. Dando questa definizione, il datore di lavoro è obbligato a valutare i rischi in qualsiasi luogo ci sia un lavoratore che svolge una mansione, anche nel caso il lavoratore non svolga la mansione all'interno dell'azienda stessa.

Vediamo altri aspetti che possono portare dei rischi: le attrezzature di lavoro e le macchine. Per attrezzature di lavoro si intende qualsiasi macchina, apparecchio, utensile o impianto destinato ad essere usato durante il lavoro. L'uso di qualsiasi attrezzatura può essere causa di infortunio. I rischi connessi all'uso di macchine ed attrezzature generalmente sono di tipo meccanico, dovuto alla presenza di organi in movimento, all'eventualità di proiezioni di materiali solidi o fluidi ad alta pressione, caduta degli oggetti, vola la conseguenza di rottura della macchina. Quindi, le attrezzature sono tutte quelle quelle quei mezzi che vengono utilizzati all'interno di un'azienda dai lavoratori e questi possono portare dei rischi di diverse tipologie. Abbiamo visto il primo di tipo meccanico: una sega circolare che gira ad alta velocità può far volare delle proiezioni di legno, di metallo, del materiale che viene tagliato, che potrebbe andare a colpire l'operatore. Attrezzature possono sempre portare rischi elettrici, sono collegate alla corrente, la maggior parte delle attrezzature, quindi c'è il pericolo elettrocuzione. Radiazioni dovuta alla presenza la presenza di archi elettrici, laser, sorgenti di radiazioni ionizzanti, macchine utilizzanti campi magnetici ad alta frequenza, raggi infrarossi, ultravioletti, soprattutto in ambito medico vengono utilizzati molti strumenti che emanano direttamente radiazioni ionizzanti. Quindi, bisogna prestare attenzione che l'operatore sia adeguatamente coperto dai DPI per la protezione da questi fattori. Altri tipi di rischi possono essere di natura termica, quindi ustioni da macchinari che lavorano ad alte temperature. Sostanze e prodotti chimici che possono corrodere. Rumorosità: ci sono strumenti che producono per ciclo lavorativo un rumore piuttosto molto alto che può superare i 120 decibel, in quel caso bisogna intervenire. Il medico competente dovrà segnalare DPI idonei da dover indossare. Vibrazioni: già abbiamo visto, ce ne sono di diversi aspetti.

Ora vediamo finalmente il documento che racchiude tutto questo e che è il diciamo lo screening completo di una struttura aziendale. Il DVR è uno screening completo di un'azienda in cui viene riportato dalla A alla Z tutto quello che presenta all'interno stesso dei locali. Vengono riportate le persone che ci lavorano, vengono poi portate tutti i dati e di ogni singolo lavoratore, le procedure, i DPI. Vediamo di seguito come è composto un DVR.

Dato il documento deve comprendere: dati generali identificativi dell'azienda, quindi partita IVA, sono Srl e il tipo di azienda, il codice Ateco, l'organigramma funzionale se disponibile, la descrizione di incarichi e mansioni del personale in azienda, del quale si indica la figura del datore di lavoro e le altre figure. Quindi, oltretutto ci sono scritte tutte le figure responsabili dell'azienda: dal datore di lavoro, RSPP, il medico competente. Per la descrizione dell'attività lavorativa e clima e schema del ciclo lavorativo, quindi viene descritto quali lavori vengono svolti e come deve essere svolto il lavoro. E oltretutto è segnalato quanti dipendenti ci sono per ogni singola mansione. Indicazione delle figure dedicate all'emergenza, all'evacuazione, al primo soccorso. Quindi, anche in questo caso, come il precedente, sono riportate all'interno del DVR tutte le figure responsabili dei vari aspetti riguardanti la sicurezza. Deve essere presente una relazione sulla valutazione dei rischi effettuata nei vari ambienti o posti di lavoro, comprendenti criteri adottati per la sua definizione, la descrizione delle misure di prevenzione e protezione attuale, coerenza con i risultati di valutazione dei rischi. Quindi, deve essere presente una valutazione di rischi specifica per la struttura presa in considerazione, che si basa su tutti i vari aspetti e la descrizione di tutto quell'insieme di prevenzione e protezione che va attuato affinché quei rischi vengano.

Programma di interventi integrati di prevenzione e protezione tecnica, organizzativa e sanitaria che si intendono eventualmente attuare al fine di completare o ottimizzare la tutela della sicurezza e della salute. Quindi, oltre a essere descritto quali sono le misure di prevenzione e protezione, deve essere descritto quali programmi periodici vengono instaurati e tutto quello che è presente a livello di anche di strumentazione necessaria per la tutela del lavoratore.

Elencare e descrivere l'attività effettuata all'interno dell'azienda affidata a terze parti, appaltatori esterni, come viene effettuato il coordinamento e con quali procedure. Quindi, nel caso in cui ci siano delle lavorazioni, delle mansioni che vengono svolte da terze parti, quindi degli appaltatori esterni, deve essere scritto all'interno del DVR: prima cosa, quali sono, quali mansioni devono svolgere, quali rischi questi comportano e quindi chi è che deve coordinare, quale tipo di coordinamento deve essere svolto. Oltretutto, ci devono essere tutte le misure tecniche presenti all'interno della struttura.

L'individuazione di tutti i dispositivi di protezione individuali. C'è un capitolo nel DVR in cui sono elencati tutti i DPI presenti in struttura e chi deve indossare quale DPI. Misure procedurali, come procedure di sicurezza, sorveglianza sanitaria, programmi di monitoraggio delle esposizioni. Quindi, c'è un capitolo dedicato a tutte le procedure che devono essere attuate in fase di sicurezza. Queste procedure devono essere comunicate dal RLS ai lavoratori, non possono rimanere soltanto su carta, perché i lavoratori sono i primi che devono sapere quali procedure attuare in caso, ad esempio, di evacuazione. L'RLS è il primo che aiuterà, ad esempio, in questo caso specifico, nelle evacuazioni, ma anche i dipendenti lavoratori devono essere informati e formati sotto questi aspetti. Vengono riportate tutte le procedure della sorveglianza sanitaria con le varie scadenze e le varie tempistiche dei controlli che devono essere fatti dal medico competente, i programmi di monitoraggio per quei lavoratori che sono esposti a dei rischi particolari. Oltretutto, nel documento deve esserci la gestione e revisione del documento di valutazione dei rischi, dove sono riportate le date di compilazione e di revisione e il nominativo di chi è l'autore. Quindi, nel DVR deve esserci anche scritto quando è entrato in vigore e la cadenza periodica con cui deve essere aggiornato. Oltretutto, il DVR, oltre ad avere un aggiornamento periodico, deve essere aggiornato immediatamente nel momento in cui all'interno dell'azienda venga modificato un qualsiasi aspetto, anche fosse soltanto una mansione in più implementata, uno strumento differente che viene acquistato e installato all'interno dell'azienda, perché ognuno di questi aspetti porta dei rischi che il DVR che ho in azienda oggi non può prevedere perché non aveva calcolato.

Vediamo la documentazione di riferimento per il DVR. Tutta la documentazione sanitaria, programma di sopravvivenza sanitaria, documentazione del medico competente inerenti lavoratori, le misurazioni ambientali, microclima e illuminotecnica, affinché vengano rispettati i parametri imposti dall'81/08, il fatto di qualità dell'ambiente e di quantità di luce sul luogo sul sul posto di lavoro. Verbali di sopralluogo del medico competente o delle RSPP devono essere deve essere tenuta traccia all'interno del DVR dei vari sopralluoghi e delle riunioni periodiche che vengono svolte. Piano di emergenza per la prevenzione incendi. È stato attuato tutto il necessario affinché venga fatto il piano di emergenza e è stato nominato un addetto all'antincendio. Deve essere presente nel DVR. Verbali dell'Unione periodiche periodizzali, altre riunioni in ambito di sicurezza. Quindi, devono essere riportate tutte le riunioni che sono svolte nei vari periodi. Documentazione riguardante l'attività formativa e informativa in essere. Quindi, tutto quello che riguarda la formazione e informazione con delle scadenze, chi deve farla, quando deve essere svolta. Relazioni sull'andamento infortunistico e sulle cause che hanno portato all'evento. E poi ci devono essere all'interno del DVR le relazioni, appunto, sui vari incidenti avvenuti all'interno dell'azienda, perché questo è necessario, come necessario tenere all'interno DVR tutte le riunioni, perché periodicamente questi documenti devono essere previsti, ristudiati per vedere se si può migliorare in qualche aspetto al fine di abbattere quei rischi che sono sopraggiunti nel nel periodo pregresso.

Ora vediamo un altro documento che è sempre correlato al DVR e parliamo del DUVR. Il DUVR è il documento unico valutazione dei rischi interferenziali. Il DUVR deve essere redatto dalle aziende quando hanno dei lavoratori esterni che vengono all'interno della struttura. Per quale motivo? Perché il mio DVR calcola i rischi, la valutazione dei rischi della mia struttura. Un lavoratore esterno che può essere un consulente porta all'interno della mia struttura delle mansioni e della documentazione o anche strumentazione propria che hanno dei valori intrinseci di rischio. Questi rischi devono essere calcolati e va valutato se questi rischi, sommandosi a rischi della mia struttura, non creino dei rischi chiamati interferenziali. Vedete, per interferenza da normativa si intende ogni sovrapposizione di attività lavorativa tra diversi lavoratori che rispondono a datori di lavoro diversi in uno stesso ambiente. È molto importante il discorso di lavoratori che rispondono al datore di lavoro diversi, per quale motivo? Perché se i lavoratori rispondono allo stesso datore di lavoro, la valutazione dei rischi che il datore di lavoro deve svolgere ricomprende già tutti i rischi lavorativi delle mie mansioni. Qui parliamo di più ditte che svolgono dei lavori differenti e all'interno però della stessa struttura. Vogliamo fare un esempio piuttosto lampante: in edilizia, se un imprenditore vuole costruire un edificio, inizia a chiamare diverse ditte andando in subappalto per, ad esempio, che deve realizzare il cemento, che deve realizzare gli impianti, cercando di accorciare le tempistiche di lavorazione il più possibile. Il datore di lavoro chiede a chi deve realizzare il cemento di continuare a lavorare in altezza, mentre al piano terra hanno già iniziato a lavorare gli impiantisti di un'altra ditta. Il DVR delle due ditte, cioè della ditta che realizza il cemento con le strutture in cemento armato e della ditta che invece realizza gli impianti, sono ben differenti. Si viene a creare interferenza nel momento in cui a cinque piani di altezza i lavoratori continuano a creare strutture portanti in cemento armato, mentre al piano terra, quindi circa 20 metri sotto di loro, iniziano gli impiantisti a lavorare per realizzare gli impianti dell'edificio. Qui si viene a creare un'interferenza di lavorazione.

Vediamo uno schema esemplificativo. Vedete, il DUVR calcola e studia quei rischi comuni interferenziali dove ci sono appunto interferenze fra i rischi specifici di una e dell'altra società. Cosa succede quando uno stesso luogo di lavoro siano presenti più imprese e più datori di lavoro? A ognuno di tali datori fanno carico ulteriori obblighi per la tutela non solo dei propri lavoratori, ma anche di quelli dipendenti delle altre imprese interessate. Ciascuno dei datori di lavoro presenti nello stesso luogo di lavoro ha i seguenti ulteriori obblighi: comunicare agli altri datori i rischi specifici propri della propria attività, acquisire i rischi propri delle attività delle altre imprese valutandoli adeguatamente, coordinarsi conseguentemente con gli altri datori informando e tutelando i propri lavoratori anche rispetto ai rischi ulteriori dovuti alle interferenze fra tali imprese. Quindi, vedete, è una conseguenza logica di come deve svolgersi lo studio del DUVR. Ogni ditta deve informare l'altra dei propri rischi e deve mettere a conoscenza il datore di lavoro dell'altra società. Dopodiché, vanno acquisiti invece i rischi di tutte le altre società e vanno studiate in base anche ai rischi della mia e a quel punto bisogna coordinarsi tra le varie aziende affinché si evitino questi rischi interferenziali. Ovviamente, ovviamente, ovviamente, bisogna sempre informare tutti i lavoratori di questi rischi e delle procedure che devono essere adottate.

Il datore di lavoro deve promuovere la cooperazione e il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure da adottare per eliminare le interferenze, allegando il DUVR al contratto d'appalto o contratto d'opera. Quindi, deve essere a questo punto, dopo aver studiato questi questi rischi interferenziali, deve essere redatto un DUVR dove all'interno possiamo trovare tutti i rischi studiati e le procedure atte ad evitare questi rischi. Questo è uno schema semplificativo, appunto, di quello che abbiamo appena visto. Il DUVR si basa sempre su questi tre parametri: fra la cooperazione, informazione e coordinamento delle varie figure affinché ci sia sempre un adeguato livello di sicurezza per tutti i lavoratori che stanno lavorando nello stesso luogo, dato dalle diverse figure.

Importante nel caso in cui c'è un consulente esterno, uno un singolo componente esterno a partita IVA che viene a lavorare all'interno di un'azienda già formata con un proprio DVR, il DUVR va redatto nella stessa identica maniera, però in questo caso il DUVR deve essere tenuto all'interno dell'azienda che ospita il lavoratore a partita IVA. Quindi, è il datore di lavoro, il rappresentante della società, che deve farsi carico di redigere il DUVR e di tenerlo all'interno della propria società, della propria azienda, e informare i propri lavoratori su quanto deciso nel DUVR. In questo caso, come bisogna svolgere l'attività, il datore di lavoro contatta il lavoratore esterno, il consulente. Il consulente deve venire all'interno della struttura, deve valutare insieme al datore di lavoro dove può lavorare, deve vedere gli ambienti di lavoro e deve descrivere al datore di lavoro quali strumenti porterà e quali mansioni svolgerà e quali rischi sono legati a questo. Insieme redigeranno il DUVR. Al DUVR deve essere allegata la Camera di Commercio del consulente esterno, la propria qualifica professionale e la propria assicurazione professionale, e più un documento di riconoscimento. Deve essere data una procedura. A questo punto, il datore di lavoro non ha concluso. Deve indire una riunione ed informare tutti i propri lavoratori su quando verrà il consulente e su cosa farà e su quali sono i rischi presenti.

Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori a imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all'interno della propria azienda, di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell'ambito dell'intero ciclo produttivo dell'azienda medesima, deve, come abbiamo visto, verificare anche attraverso l'iscrizione alla Camera di Commercio, l'idoneità tecnica professionale di chi viene a lavorare, fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell'ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione di emergenza adottate in relazione alla propria attività. Perché questo? Perché il consulente che verrà nella struttura, comunque beneficerà di tutto l'impianto messo su dal datore di lavoro in fatto di sicurezza, soltanto che poi questo impianto dovrà essere leggermente modificato e adeguato per i nuovi rischi che il consulente porterà.

Ci sono dei casi di esenzione al dove i casi di esenzione per la deviazione del DUVR, quali sono? Per i servizi di natura intellettuale. Se, ad esempio, all'interno di un'azienda entra il commercialista dell'azienda, non c'è bisogno di redigere DUVR. Il commercialista, una partita IVA privata, quindi è un libero professionista, viene all'interno di un'azienda, ma non c'è bisogno di redazione del DUVR. In questo caso, altrimenti per tutti quelli fornitori di materiali o attrezzature, quindi per chi porta delle attrezzature, dei materiali, non vi è la necessità di redigere il DUVR.

In questo caso, vediamo infine i dispositivi di protezione collettiva e individuale. Poi vediamo cosa si intende per dispositivo di protezione individuale. Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza e la salute durante il lavoro. I DPI va utilizzato solo quando non è possibile eliminare il rischio. Abbiamo visto prima il primo intervento che va svolto sono gli interventi alla fonte, quelli di natura intellettuale tramite le procedure. Se si riesce ad abbattere, eliminare il rischio, non c'è bisogno di DPI. E di DPI sono i dispositivi individuali. Abbiamo visto che vengono forniti obbligatoriamente dal datore di lavoro al dipendente lavoratore. I DPC sono i dispositivi di protezione collettiva. Un dispositivo che protegge tutte le persone che si trovano all'interno di un'azienda. Ad esempio, la messa a terra per evitare l'elettrocuzione è un dispositivo di protezione collettiva. Un impianto di purificazione dell'aria per il ricambio dell'aria, un impianto di dispositivo di protezione collettiva, mentre mascherine, guanti e calzari sono tutti dispositivi di protezione individuale. Non vengono considerati DPI invece gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificatamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore. Un semplice camice bianco non viene considerato, a meno che quel camice non abbia una specifica protezione a qualche agente. Le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio, quelle non sono considerate DPI, ma sono considerati gli strumenti atti a salvare le persone da utilizzare da parte dell'operatore. Le attrezzature di protezione individuale delle Forze Armate, delle forze di polizia e del personale di servizio del mantenimento dell'ordine pubblico. Le attrezzature di protezione individuale dei mezzi di trasporto stradale, per esempio, la cintura di sicurezza non è considerata un DPI. I materiali sportivi, i materiali per l'autodifesa o per la dissuasione.

Vediamo ora i DPI sono divisi in tre categorie in funzione del tipo di rischio: categoria 1, rischi lievi, a cui serve l'autocertificato del produttore. Categoria 2, rischio significativo, come possono essere rischi per gli occhi, le mani, le braccia, per questi serve un certificato rilasciato da un organismo di controllo, oltre all'autocertificazione del produttore. E poi DPI di categoria 3, comprende tutti i DPI per le vie respiratorie e protezione dei reagenti chimici aggressivi. Bisogna avere sempre un certificato dall'organismo di controllo, bisogna avere un controllo sulla filiera di produzione di materiali utilizzati per la realizzazione del DPI, oltre alla loro certificato del produttore. Inoltre, per tutti i tipi di categoria 3, c'è l'obbligo di addestramento al personale.

Vediamo qui uno schema riassuntivo. Quindi, per i tipi di categorie 1, c'è bisogno soltanto della dichiarazione di conformità autocertificata dal fabbricante. Per i tipi di categoria 2, l'attestato di certificazione rilasciato da un organismo notificato, oltre alla dichiarazione di conformità redatta dal fabbricante. Dei tipi di categoria 3, l'attestato di certificazione, sistema di qualità del prodotto sul controllo della filiera di produzione, la dichiarazione di conformità su ogni DPI. Oltretutto, sempre per un discorso di velocità e chiarezza nell'individuazione del rischio e dei DPI connessi a rischio, sono riportati dei pittogrammi e ogni pittogramma sul DPI identifica quelli DPI a cosa ci protegge e soprattutto, se vedete qui nei disegni, c'è una piccola "i" su ogni pittogramma. Al posto della "i" c'è un valore che va da 1 a 5.

Quindi, vedendo subito un DPI, un guanto, ad esempio, dove possiamo trovare un pittogramma per rischio meccanico, già sappiamo che quello è il DPI, ci protegge appunto dal rischio meccanico. Oltretutto, c'è un valore da 1 a 5 per che identifica la quantità di protezione.

Facendo un altro, un altro esempio, il DPI con un pittogramma che ci protegge dal fuoco e calore, da valore 1 a valore 5, sappiamo che un guanto ignifugo con valore 1 ci protegge per, possiamo dire, da 1 a 5 minuti. Valore 5 ci può proteggere fino a 30 mm. Per proteggere, questo è molto importante, sempre per un discorso di chiarezza e di facilità di, di utilizzo del DPI idoneo. E perché il discorso in generale è sempre capire un, un punto di vista piuttosto veloce e controllato.

Vediamo ora i pittogrammi presenti su ogni DPI, su ogni tipo di DPI, oltre che al marchio CE. Sono riportati i seguenti pittogrammi con le relative norme di riferimento per le prove di resistenza. In pratica, su ogni DPI, già colpo d'occhio si può vedere quelli in cui stesso a cosa ci protegge, per quanto tempo. Vedete quella piccola e vicino ogni pittogramma ha un valore al posto della legge, c'è un valore da 1 a 5 che identifica la protezione di quel DPI a quel determinato rischio.

Vogliamo fare un esempio, vediamo il rischio da sostanze chimiche. Quindi sappiamo che già stiamo indossando un guanto con quelle pittogramma, noi siamo protetti dalle sostanze chimiche. Quindi, se mi cade un acido sul guanto e non subisco una bruciatura, il valore che va da 1 a 5 identifica per quanto tempo sono protetto o dalla forza dell'acido, dell'acidità. Quindi, se un valore 1, so che una volta che la goccia di acido cade sul guanto, in breve tempo, diciamo entro qualche minuto, devo togliere il guanto. Se invece il DPI ha un valore 5, so che posso tenere il guanto fino a fine della mansione.

La confezione di ogni singolo DPI deve essere provvista di una nota informativa rilasciata obbligatoriamente dal fabbricante, contenente, tra l'altro, in modo preciso e facilmente comprensibile, i seguenti aspetti: le istruzioni di impiego, pulizia, manutenzione, deposito, revisione, di infezione se previste. Ogni DPI può essere manutenduto e soprattutto ha una modalità di vestizione differente, quindi c'è una scheda con scritti tutti questi dati specifici. Le classi di protezione adeguate se diversi livelli di rischio e i corrispondenti limiti di utilizzo. Quindi, c'è scritto come abbiamo visto prima, anche con i pittogrammi, ma c'è anche un documento che enuncia appunto a quali rischio mi protegge, per quanto tempo. La data, il termine di scadenza del DPI e allora alcuni loro componenti, perché anche il piano da di scadenza oltre la quale non possono essere utilizzati, ma vanno cambiati. Il significato della marcatura CE con i riferimenti tecnici normativi. La dichiarazione di conformità per ciascuno tipologia di DPI. Le modalità di conservazione in condizioni di igiene adeguata, cioè dove l'essere deve essere tenuto. Ad esempio, alcuni di qui non possono essere detenuti esposti ad alte manipolatore perché perdono le proprie caratteristiche intrinseche e non proteggono più una volta indossati.

Le istruzioni sono la modalità d'uso corretto del debito DPI. Devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione dei mezzi di protezione collettiva, quindi DPI che abbiamo visto in precedenza, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro. Quindi il DPI, diciamo che è l'ultima barriera che mi protegge dal rischio. Bisogna sempre cercare di evitare di arrivare ad indossare DPI. Poi, ovvio, ci sono dei rischi che non si possono abbattere, allora a quel punto intervengono i DPI, ma prima bisogna fare tutto lo stretto necessario del possibile affinché si lavori senza necessità. Possono essere impiegati solo in presenza di rischi residui. Essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione da mezzi o sistemi di protezione collettiva con la misuramento in precedenza e organizzativi del lavoro. Questo l'abbiamo già visto in precedenza. I dispositivi proiezioni individuali non devono essere sostitutivi di produzione collettive quando queste ultime sono tecnicamente realizzabili. Importante, come abbiamo già detto, il DPI deve essere utilizzato solo come ultima scelta. Prima bisogna intervenire come possibile in altra maniera.

Vediamo ora l'ultimo aspetto, non meno importante, la segnaletica di sicurezza. Definizione di segnaletica di sicurezza, articolo 162 dell'81/08. Segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro fornisce un'indicazione, una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro o che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale. Segnale di divieto: vieta un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo. Segnale di avvertimento: avverte di un rischio o pericolo. Segnale di prescrizione: prescrive un determinato comportamento. Segnale di salvataggio di soccorso: fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza nei mezzi di soccorso di salvataggio.

Vedete, sempre una questione di chiarezza e delicatezza nel, nel riscontro di tutto quello che riguarda il comparto di sicurezza dei luoghi di lavoro. La segnaletica, anche, è divisa per macro categoria, cioè una segnaletica dedicata per ogni singolo aspetto. Ci sono segnali di divieto che poi adesso vedremo con colori e immagini differenti dalla segnaletica di avvertimento, così come la segnaletica prescrizione è differente dai segnali salvataggio. Questo per dar subito un colpo d'occhio a un personale addetto e formato, formato a conoscere questa segnaletica di tutto quello che lo aspettano nel momento in cui deve oltrepassare un varco dove c'è uno di questi avvertimenti.

Cartelli di divieto posseggono esclusivamente forma tonda, quindi i cartelli di divieto sono soltanto circolari, pittogramma nero su fondo bianco, bordo e banda verso il basso, da sinistra a destra lungo il simbolo con l'inclinazione di 45 gradi, rossi, con il rosso che deve coprire almeno il 35% della superficie del cartello. Vedete, c'è una normativa ad hoc che specifica come deve essere realizzato un cartello di divieto. Tutti i cartelli di divieto hanno una banda rossa, entriamo da 45 gradi con il cerchio rosso con fondo bianco e disegno realizzato su color nero. Quindi, quando un personale addetto vede uno di questi cartelli, già sa che nell'area dove sta per entrare non può o non deve utilizzare, ad esempio, alcuni strumenti o avere alcuni atteggiamenti.

Cartelli di avvertimento. I cartelli di avvertimento, invece, posseggono esclusivamente forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero. Il giallo deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello. Vedete, a differenza dei cartelli di divieto che il rosso da coprire il 35% della superficie, nei cartelli di avvertimento il fondo giallo deve coprire almeno il 50%. Anche in questo caso, quando si usano cartelli del genere, si sa subito che fanno parte, vengono ricompresi all'interno di cartelli di avvertimento, quindi si sa, non è un divieto per cui un operatore non deve svolgere una mansione o non deve fare determinati azioni o non deve toccare determinati macchinari, ma è un cartello di avvertimento, cioè chi sta per entrare in una zona con questo cartello sa che potrebbe esserci un pericolo dato da una di queste, di queste segnaletiche.

Cartelli di prescrizione posseggono esclusivamente in forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro. L'azzurro deve ricoprire almeno il 50% la superficie del cartello. Anche in questo caso, la normativa specifica colori e percentuale di colore e deve avere i cartelli di prescrizione. I livelli per l'iscrizione sono tutti quei cartelli che invece obbligano l'operatore che deve entrare all'interno di un'area ad indossare un particolare DPI, come ad esempio potrebbe essere il casco protettivo, una calzatura di sicurezza o una protezione per il viso. Quindi prescrivono al lavoratore cosa deve indossare per entrare all'interno di una stanza. Come abbiamo visto anche nel video in precedenza, tutti questi cartelli sono posizionati in punti ad hoc e facilmente leggibili. Non possono essere poi coperti da altra segnaletica o coperti o spostati. Se vengono spostati per un breve periodo per un tipo di lavorazione, deve esserci un equivalente posizionato o quantomeno il personale deve essere informato dell'attuazione di questo cartello.

Per le attrezzature antincendio posseggono esclusivamente forma quadrata o rettangolare. Il pittogramma è bianco su fondo rosso, il rosso deve coprire almeno il 50% della superficie del cappello. Anche in questo caso, tutti i cartelli dell'attrezzatura anticendio ad avere il fondo rosso e sono cartelli che indicano, ad esempio, in questo caso sono delle indicazioni di dove sono posizionati alcuni dei DPI, comunque in questo caso anche di DPI come la lancia antincendio e l'estintore o dei cartelli di indicazione delle vie di esodo.

Poi ci sono i cartelli di salvataggio. Posseggono esclusivamente forma quadrata rettangolare, hanno pittogramma bianco su fondo verde e il fondo deve ricoprire almeno il 50% della superficie del cartello. Anche in questo caso, tutta la cartellonistica di salvataggio deve essere posizionata in corrispondenza delle uscite di emergenza e facilmente leggibile. Le frecce non devono essere coperte e devono essere, devono sempre indicare la via di esodo che deve essere chiara e unica.

Illuminazione di sicurezza. Devono essere illuminate le uscite di sicurezza, le vie di esodo e tutte quelle parti necessarie per raggiungere un'uscita verso luogo sicuro. L'impianto deve essere alimentato da una adeguata fonte di energia quali batterie in tampone o batterie di accumulatori con dispositivo per ricava per ricarica automatica, oppure da apposito e idoneo gruppo elettrogeno. L'intervento deve avvenire in automatico in caso di mancanza di energia elettrica entro 5 secondi circa. Se si tratta di gruppi elettrogeni, il tempo può raggiungere i 15 secondi. Quindi, insieme alla cartellonistica di salvataggio, ne fa parte anche l'illuminazione di sicurezza. L'illuminazione di sicurezza deve essere realizzata ad hoc e installata affinché illumini in maniera chiara e precisa la via di esodo per portare chi si trova all'interno della struttura nel più vicino un luogo sicuro all'esterno. L'illuminazione di sicurezza deve essere coltivata, come abbiamo appena visto, dei cartelli di salvataggio e in effetti possiamo ritrovare, ad esempio, sopra la porta principale uscita dalla via di esodo, il cartello con disegnata la porta con l'omino con la freccia che indica la porta, oltretutto che retroilluminato, appunto, per dare maggior chiarezza.

Tutta questa cartellonistica che abbiamo visto deve essere tutta esposta in maniera chiara e precisa in ogni luogo necessario. Oltretutto, una cartellonistica, come già detto, non posso sovrastare le altre, ma devono essere tutte posizionate ad hoc e devono essere facilmente leggibili, sempre per un discorso di non incappare in impossibile errori di interpretazione.

Chi è che deve installare questa cartella? Mistica, questa cartellonistica deve essere decisa dal medico competente insieme alle RSPP e al datore di lavoro. Deve essere fornita poi dal datore di lavoro e deve essere installata manualmente o comunque sia sotto indicazioni del RSPP e degli addetti ai vari servizi di prevenzione e protezione.

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