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8 Libri Incredibili da Leggere nel 2026

GabrySolution18:53

Transcription

La maggior parte delle persone non legge, e già questo è un problema, ma c'è un problema ancor più grande. Quelli che leggono, spesso leggono nel modo sbagliato. Accumulano informazioni, le mettono nello scaffale mentale e la loro vita resta identica a prima.

Io, negli ultimi anni, ho letto oltre 140 libri e ho capito che non tutti i libri funzionano allo stesso modo. Esistono tre livelli di lettura e la maggior parte delle persone si ferma al primo.

Livello numero uno: leggere per risolvere un problema. Questo è il livello base, ma è già potentissimo. Hai una difficoltà concreta, qualcosa che non sai gestire, e vai a prenderti le risposte da qualcuno che ci ha già sbattuto la testa prima di te. Per me, all'inizio, il problema era banale. Non riuscivo a svegliarmi presto. Volevo spostare la sveglia dalle 7:20 alle 5:00 del mattino. Mi sono preso tre libri sulle abitudini, ho applicato quello che dicevano e, nel giro di un paio di mesi, ho risolto il problema. Questo è il primo livello: hai un problema, cerchi il massimo esperto su quel tema, lo leggi, lo applichi e lo risolvi.

Livello numero due: leggere per allargare la mente. Qui non stai risolvendo nulla di specifico, stai espandendo la tua visione. Io ho letto "Sapiens" di Harari, ho letto un libro su Giulio Cesare di Alberto Angela. Non c'entrano niente con il mio lavoro, ma è esattamente questo il punto. Se leggi solo verticale sul tuo settore, diventi bravissimo in una sola cosa e cieco su tutto il resto. Invece, ti serve anche la vista orizzontale: storia, scienza, filosofia. È quello che poi ti fa collegare tutti i puntini che gli altri non vedono.

Livello numero tre: leggere per cambiare il modo in cui ragioni. E questo è il livello che, secondo me, cambia tutto. Qui non stai risolvendo un problema e non stai imparando qualcosa di nuovo. Stai cambiando il "come" pensi, non il "cosa" pensi. Sono quei libri che, quando li finisci, non riesci più a guardare le cose come le guardavi prima. Ti accorgi di errori che facevi senza saperlo, prendi decisioni in modo diverso. I libri di primo livello ti risolvono un problema, quelli di secondo ti rendono più interessante, ma quelli di terzo livello, quelli ti rendono pericoloso.

E oggi ti parlo di quattro libri esattamente di quel tipo.

Libro numero uno: "La psicologia dei soldi" di Morgan Housel. Il primo libro mi ha fatto fare i conti con una verità scomoda. Mi ha costretto a chiedermi: i risultati che ho ottenuto fino a oggi sono davvero merito mio, oppure c'è qualcos'altro che non sto considerando? Morgan Housel, in questo bellissimo libro, smonta una delle illusioni più pericolose che abbiamo: la convinzione che il successo finanziario dipenda quasi interamente dalla competenza. E lo fa con un esempio che ti resta in testa. Bill Gates è andato alla Lakeside School, una delle pochissime scuole superiori al mondo che, negli anni '70, aveva un computer. Su circa 300 milioni di ragazzi in età scolare, in quel periodo, solo 300 frequentavano quella scuola. Gates era brillante? Senza dubbio. Ha lavorato come un pazzo? Certamente. Ma se fosse nato in un'altra città, in un'altra scuola, senza accesso a quel computer, la storia di Microsoft probabilmente non esisterebbe. Il talento c'era, ma senza quel contesto specifico, quel talento non avrebbe avuto come esprimersi.

Io questo l'ho vissuto sulla mia pelle. All'università, per le mie tesi di laurea, mi assegnarono un progetto legato a qualcosa che oggi chiameremmo lontano parente dell'intelligenza artificiale. Ricordo ancora cosa mi dissero i professori: "Questo tema è addormentato. L'intelligenza artificiale vera arriverà nel 3000". Sottolineo, nel 3000. E io ero lì a studiare roba che sembrava fantascienza. Poi, se ci pensate, mi sono laureato circa nel 2018. Pochi anni dopo, è successo tutto: l'AI è esplosa e mi sono ritrovato con un vantaggio competitivo enorme. Conoscevo il tema, l'avevo studiato, sapevo metterci le mani dentro quando gli altri stavano ancora cercando di capire cos'era ChatGPT. Tutta la mia crescita come creator sull'intelligenza artificiale, l'agenzia, i corsi, tutto questo ha un vento in poppa che non ho scelto io. Non ho previsto l'esplosione dell'intelligenza artificiale, non ho pianificato quel timing, mi è capitato. Ero bravo, sì, e mi ero preparato. Ho lavorato tanto, tantissimo direi, e tutt'ora lo sto facendo. Ma se l'AI fosse arrivata davvero nel 3000, come dicevano i miei professori, oggi probabilmente questo canale YouTube non esisterebbe. E questa è la verità che nessuno vuole ammettere.

Spesso confondiamo un vento in poppa con il nostro talento. Housel chiama questo la "fallacia narrativa": la nostra tendenza a prendere eventi casuali e costruirci sopra una storia perfetta dopo che sono successi. "Ce l'ho fatta perché ci ho creduto", "Ho avuto successo perché avevo una visione". No, a volte ce l'hai fatta perché eri nel posto giusto al momento giusto, e la storia te la sei raccontata dopo. Il problema non è che la fortuna esiste, il problema è che non la vediamo. E quando non la vediamo, ci prendiamo troppo merito delle vittorie e troppo poco delle sconfitte.

E se hai già letto questo libro? Beh, in questo caso, il livello successivo è sicuramente "Cigno nero" di Nassim Taleb. Taleb va ancora più in profondità. Non solo confondiamo fortuna e bravura, ma siamo completamente ciechi agli eventi esterni, quello che nessuno prevede e che ridefinisce tutto. L'esplosione dell'AI è stata esattamente un cigno nero. Nessun professore universitario l'aveva prevista con quei tempi. Eppure, ha cambiato le carriere, i mercati, interi settori. Taleb ti insegna che il tuo obiettivo non è prevedere il prossimo cigno nero (è impossibile), ma costruirti in modo da beneficiare quando arriva, invece di esserne distrutto.

Quindi, un possibile piano d'azione pratico per ognuno di noi:

Numero uno: il test del vento. Prendi il tuo risultato migliore nell'ultimo anno: il lancio è andato bene, il contenuto virale, il cliente importante. Ora toglili il contesto, il timing, il trend, la piattaforma che ti ha spinto. Quanto resta? Se togli il vento e non resta quasi nulla, non hai un sistema. Hai avuto una botta di fortuna e la prossima volta il vento potrebbe soffiare dall'altra parte.

Numero due: il piano antifragile. Scrivi tre cose da cui dipendi di più, il tuo business o la tua carriera in questo momento. Se una di quelle tre sparisse domani (un algoritmo che cambia, un cliente che se ne va, un trend che finisce), sopravviveresti? Se la risposta è no, il tuo lavoro in questa settimana non è crescere, è diversificare.

E ora andiamo al libro numero due: "I principi del successo" di Ray Dalio. Il secondo libro riguarda il nemico più pericoloso che hai. Non è la concorrenza, non è il mercato, non sono i vari algoritmi, è il tuo ego. Dalio ha fondato il più grande hedge fund, ha gestito miliardi di dollari di investimenti per decenni, e la lezione più importante che ha imparato non è una strategia finanziaria. Le persone più intelligenti sono quelle che sanno di poter avere torto.

Dalio racconta di quando, nel 1982, era talmente sicuro che l'economia americana stesse per crollare da andare in televisione nazionale a dirlo pubblicamente davanti a milioni di persone. Era convintissimo, aveva i dati, aveva l'analisi, e si sbagliava completamente. Il mercato esplose al rialzo e lui perse quasi tutto, quasi mandò in bancarotta la sua azienda. E quella, dice lui, fu la lezione più pericolosa della sua vita, perché gli insegnò qualcosa che il successo non ti insegna mai: che la tua certezza è il tuo punto cieco più grande.

Da quell'esperienza, Dalio ha costruito tutto il suo sistema: decisioni su un principio che chiama "radical open-mindedness", l'apertura mentale radicale. L'idea è semplice ma brutale: ogni volta che sei sicuro di qualcosa, quello è esattamente il momento in cui devi cercare chi la pensa diversamente a te. Non per educazione, non per finta, perché il tuo ego rischia di impedirti attivamente di vedere la realtà.

Io questo errore l'ho fatto in pieno. Quando è arrivato, per esempio, TikTok, la mia reazione è stata immediata: "Questa piattaforma non la userà nessuno, sono tutti balletti, non è roba seria". Ero convintissimo. E sai perché? Perché in quel momento stavo andando fortissimo su Instagram, sapevo come funzionava, avevo il mio sistema. TikTok non rientrava nella mia visione del mondo, quindi per me non esisteva. Poi TikTok è esploso e io ero rimasto fermo a guardare. Ma quella svegliata mi è servita, perché quando sono arrivati, per esempio, i Reel su Instagram, io in quel momento ero fortissimo con i caroselli, andavo benissimo, funzionava tutto alla grande. La tentazione era enorme: quella di restare su quello che già funzionava. Ma mi sono ricordato dell'errore fatto con TikTok. Mi sono detto: "No, questa volta non fai lo stesso sbaglio" e ho iniziato a pubblicare un volume spropositato di Reel dal giorno uno. Non perché fossi bravo, ma perché sapevo di non sapere, volevo imparare prima degli altri, proprio perché la prima volta ero stato fregato dalla mia stessa certezza. E da quel momento ho trasformato quell'errore in un principio che applico a tutto: nel business, ma in generale anche nella mia vita. Quando ho una certezza forte, prima di dire "sicuramente", scavo, guardo angoli diversi, chiedo a persone che la pensano diversamente. Perché ho imparato sulla mia pelle che più sei convinto, più sei in pericolo.

Dalio chiama questo "ego barrier", cioè la barriera dell'ego. La tua identità si lega alle tue convinzioni: "Io sono quello bravo con i caroselli", "Io sono quello che capisce i social". E nel momento in cui la tua identità è legata a una posizione, smetti di valutarla oggettivamente. Non stai più cercando la verità, stai difendendo te stesso. Quando difendi te stesso, invece di cercare la verità, prendi decisioni terribili senza nemmeno accorgertene.

Se avete già letto questo libro, il livello avanzato è "Clear Thinking" di Shane Parrish. Parrish prende il concetto di Dalio e lo rende chirurgico. Identifica quattro default che dirottano le tue decisioni senza che te ne accorga: l'ego, l'emozione, l'inerzia e la pressione sociale. Poi, ognuno ti dà strumenti concreti per riconoscerti nel momento esatto in cui stanno prendendo il controllo di te. Se Dalio ti dice che devi aprirti mentalmente, Parrish ti mostra come farlo nella pratica, decisione per decisione.

Quindi, piccolo piano d'azione:

Test numero uno: quello dell'identità. Prendi la tua convinzione più forte in questo momento sul tuo business, sulla tua strategia, sul tuo lavoro. E chiediti: se domani arrivassero dati che la smentiscano, la cambieresti o la difenderesti a spada tratta? Se la risposta è che la difenderesti senza neanche guardare i dati che hai, non è più una convinzione, è la tua identità. E la tua identità non è un buon consulente strategico.

Numero due: la regola del primo giorno. Quando arriva qualcosa di nuovo nel tuo settore: una piattaforma, un tool, un formato, e la tua prima reazione è "non funzionerà" o "non fa per me", quello è il segnale. Non ignorarlo. Prenditi 30 giorni per testarlo con volume e senza giudizio. Non devi crederci, devi solo raccogliere dati. Dopo 30 giorni, decidi con i numeri, non con le opinioni.

Terzo consiglio: il cosiddetto consiglio dell'avvocato. Una volta al mese, prendi la decisione strategica più importante che stai per fare e chiedi a qualcuno fuori dal tuo settore, qualcuno che non ha nessun interesse a darti ragione, di smontarla pezzo per pezzo. Se non hai una persona, puoi farlo con ChatGPT, Gemini o Claude. Se il tuo piano sopravvive a qualcuno che ci ha provato con tutta la forza a demolirlo, allora è solido. Se crolla, meglio se controlli ancora.

E ora passiamo al libro numero tre: "L'almanacco di Naval Ravikant". Il terzo libro cambia completamente il modo in cui prendi le decisioni e lo fa partendo da un punto che nessuno ti dice. La maggior parte delle tue decisioni sbagliate non nasce dalla mancanza di informazione, nasce dalla mancanza di chiarezza. Naval è uno dei pensatori più lucidi della nostra generazione, ma soprattutto è una persona che ha passato anni a distillare il modo in cui pensiamo in principi semplici e brutalmente onesti. E il principio che ti cambia la testa è questo: la decisione più importante della tua vita non sono quelle operative. Non quale tool uso, o quale strategia scelgo, oppure quale contenuto pubblico domani. Le decisioni che contano davvero sono quelle di direzione: chi vuoi diventare?

Naval dice una cosa che sembra semplice, ma è devastante: se devi usare una sveglia per alzarti la mattina per andare a lavorare, stai facendo la cosa sbagliata. Non perché il lavoro duro sia sbagliato, ma perché se non hai chiarezza su dove stai andando, tutto il tuo impegno, energie, è sprecata nella direzione sbagliata.

E io questo momento di chiarezza l'ho vissuto in modo molto netto. Per anni sono stato un creator. Ero io. Io facevo contenuti, io gestivo clienti, io decidevo tutto, e funzionava. Ma a un certo punto mi sono fermato e mi sono fatto la domanda che Naval ti costringe a farti: "Quello che stai costruendo scala senza di te, oppure sei tu il collo di bottiglia?". La risposta era scomoda: ero io il collo di bottiglia, e in parte lo sono ancora. Così, in quel momento, ho preso una decisione: voglio essere un freelancer con un personal brand? Voglio costruire un'azienda vera con un business model che scala? E l'ho trasformata in una media company. Ma il punto non era solo la decisione, era quello che veniva dopo. Quando cambi direzione a quel livello, devi guardare in faccia la realtà e capire chi è adatto a che cosa, chi può crescere con te nel nuovo modello e chi, invece, non è tagliato per i ruoli di maggiore responsabilità. Queste sono conversazioni difficili, sono decisioni che nessuno vuole prendere. Ma Naval su questo è chiarissimo: la chiarezza è gentilezza. Lasciare le cose ambigue per evitare il conflitto non è gentile. Ecco, il suo lungo termine fa più danni a tutti. Da quella decisione si è passati da cinque persone a circa 30 collaboratori su tutto il progetto. Non è successo perché ho lavorato di più, è successo perché ho pensato con più chiarezza, ho smesso di ottimizzare il giorno per giorno e ho iniziato a costruire per il lungo termine.

E questo è il concetto centrale di Naval: il pensiero a lungo termine è il tuo vantaggio competitivo più grande. La maggior parte delle persone prende decisioni ottimizzando per la settimana prossima. I migliori prendono decisioni ottimizzando per i prossimi 5 anni. Non perché queste persone siano più intelligenti, ma perché hanno la chiarezza mentale di sapere dove stanno andando. E quando sai dove stai andando, le decisioni operative diventano ovvie. Il problema è che la chiarezza mentale non è lo stato naturale. Lo stato naturale è il rumore, le urgenze, le notifiche, le opinioni degli altri, l'ansia, il breve termine. Naval dice che la mente calma prende decisioni migliori, non perché sa di più, ma perché vede di più.

Ma se hai già letto questo libro, allora il livello successivo è "4000 settimane" di Oliver Burkeman, perché prende il ragionamento di Naval e ci aggiunge una variabile che cambia tutto: il tempo finito. 4000 settimane è più o meno quanto vive una persona. Quando realizzi davvero quel numero, non intellettualmente, ma nella pancia, il modo in cui scegli cosa fare e cosa non fare cambia radicalmente. Naval ti dà chiarezza per decidere meglio, Burkeman ti dà l'urgenza per decidere adesso.

Andiamo a vedere quindi un possibile piano d'azione:

Numero uno: il test dei 5 anni. Prendi la decisione più importante che hai sul tavolo in questo momento. Ora chiediti: tra 5 anni questa scelta avrà ancora importanza? Se sì, allora dedica il tempo che merita questa decisione. Se no, prendila in 5 minuti e vai avanti. La maggior parte delle decisioni su cui perdi giornate non conta nulla tra 5 anni, e quelle su cui dovresti riflettere di più le prendi molto in fretta per paura.

Numero due: l'audit del collo di bottiglia. Scrivi le cinque attività a cui dedichi più tempo nella tua settimana. Ora, per ognuna chiediti: questa cosa funziona solo perché la faccio io, oppure perché potrebbe farla qualcun altro meglio di me? Se più di due su cinque dipendono esclusivamente da te, non stai costruendo un business, stai costruendo una trappola. Il primo passo per uscirne è vederla.

E ora andiamo al prossimo libro.

Libro numero 4: "Pensieri lenti e veloci" di Daniel Kahneman. Il quarto libro, a mio avviso, è il più pericoloso della lista, uno dei più famosi e sicuramente uno dei meno finiti della storia, perché tutto di quello di cui abbiamo parlato fino a qui: la fortuna che confondi con il talento, l'ego che ti acceca, la mancanza di chiarezza nelle decisioni, tutto questo ha una radice comune, e quella radice è nel tuo cervello.

Daniel Kahneman ha vinto il premio Nobel per l'economia e non è nemmeno un economista, è uno psicologo. Ha passato decenni a studiare come il cervello umano prende decisioni e quello che ha scoperto è rivoluzionario. Il tuo cervello ha due sistemi. Il sistema uno è veloce, automatico, istintivo. È quello che ti fa frenare di colpo quando una persona attraversa la strada. È quello che ti fa leggere la parola "gatto" senza doverci pensare. Funziona benissimo per la sopravvivenza, ma il problema è che il sistema uno non si limita a gestire le cose semplici, si intromette anche nelle decisioni complesse. E quando lo fa, prende scorciatoie. Scorciatoie che sembrano ragionamenti, ma non lo sono.

Il sistema due, invece, è quello lento, analitico, razionale. È quello che dovrebbe controllare il sistema uno e dire: "Aspetta, ci hai pensato davvero?". Ma il sistema due ha un difetto enorme: è pigro, costa fatica. E quindi, nella maggior parte dei casi, il sistema uno decide per il sistema due. Il sistema due annuisce. Tu sei convinto di aver ragionato, in realtà hai solo reagito, che è una cosa diversa. E più sei intelligente, più questo è pericoloso, perché le persone intelligenti non hanno un sistema uno migliore, hanno un sistema due più bravo a giustificare le decisioni che ha preso il sistema uno. In pratica, più sei capace, più diventi l'avvocato difensore dei tuoi stessi errori.

Kahneman chiama questo "overconfidence bias", il bias dell'eccessiva sicurezza. Funziona così: più esperienze positive accumuli, più il tuo sistema uno si convince che il pattern continuerà. Non lo mette in discussione, lo dà per scontato, e il tuo sistema due, invece di frenare, dice: "Sì, ha senso, siamo bravi".

Vi racconto quando mi è successo questo. Quando ho raggiunto i 100.000 follower su Instagram, dentro di me si è acceso un pilota automatico. Il sistema uno ha fatto un ragionamento semplicissimo: "Siamo arrivati a 100.000 facendo così, continuiamo a fare così e cresceremo ancora, magari anche più velocemente perché ora siamo più grandi, abbiamo più esperienza". Non l'ho nemmeno messo in discussione, mi sembrava ovvio. E invece, la crescita si è fermata, era diventata quasi stagnante. Quello che il mio pilota automatico non aveva considerato è che avevo raggiunto il mio TAM, il mio Total Addressable Market. Su Instagram, il bacino di persone interessate a quel singolo topic, cioè crescere su Instagram, con quel formato, con quell'angolo, era esaurito. Non era che i contenuti fossero peggiorati, è che il sistema uno aveva trasformato una regola in legge. Quello che ha funzionato prima funzionerà per sempre, e l'aveva trasformato in una certezza. E io non me ne ero accorto perché il mio sistema due non aveva mai alzato la mano per dire: "Aspetta, ma siamo sicuri?".

Quando finalmente me ne sono reso conto, ho fatto l'unica cosa che potevo fare: ho ricominciato come un principiante, ho rinnovato completamente i miei contenuti. Ad esempio, chi mi segue ora su Instagram vede che non parlo più solo di Instagram, ma parlo di digital marketing a 360°, con tutti quei video di casi di marketing, più tutta la parte di intelligenza artificiale. In questo modo, in circa 6 mesi, ho fatto altri 100.000 follower, crescendo più velocemente di quanto fossi mai cresciuto prima. Ma il punto non è il risultato, il punto è che per 6 mesi, forse di più, il mio cervello mi aveva fatto credere che stavo ragionando, quando in realtà era un pilota automatico.

Ma se hai già letto questo libro, c'è anche un livello avanzato. Il livello successivo è "Le armi della persuasione" di Robert Cialdini. Ti mostro il lato oscuro di quelle scorciatoie cognitive, come vengono sfruttate sistematicamente da chi vuole influenzarti nel marketing, nelle vendite, nelle trattative, nella politica. Se Kahneman ti mostra la falla nel tuo sistema operativo, Cialdini ti mostra che ci si è già infilato dentro. E quando conosci entrambe, diventi molto più difficile da fregare.

Ora, possibile piano d'azione:

Numero uno: il test del pilota automatico. Prendi la strategia su cui stai investendo di più in questo momento: contenuti, acquisizione, clienti, prodotto, qualsiasi cosa. E chiediti: l'ultima volta che ho messo in discussione con dati reali, quando è stato? Se la risposta è "non me lo ricordo" o "i risultati parlano da soli", il tuo sistema uno sta guidando. Metti in calendario una volta al mese una revisione in cui guardi i numeri, le decisioni, tutto quanto con occhi nuovi, come se fossi un estraneo.

Secondo: la regola dei "perché". Prima della tua prossima decisione importante, quando arrivi a una conclusione, chiediti "perché" tre volte di fila. "Dovremmo continuare con questa strategia?" "Perché?" "Perché funziona?" "Perché dici che funziona?" "L'ultimo lancio è andato bene?" "Perché pensi che il prossimo andrà uguale?" Di solito, al terzo "perché", il tuo sistema uno si blocca e lì entra il pensiero due.

Arrivati a questo punto, quattro libri, quattro aggiornamenti del tuo sistema operativo. Ora tocca a te. Fammi sapere se questo nuovo format è piaciuto, se vorresti vedere altri video sul tema libri, o su libri specifici, o, come questo, su più temi. E mi raccomando, se il video ti è stato utile, lascia un bel like, iscriviti al canale e, come sempre, buona soluzione a tutti. Yeah.