📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

Lezione 10 Limiti alla libertà di manifestazione del pensiero

Angela Ferrari Zumbini20:58

Transcription

Buongiorno a tutti, benvenuti alla nostra nocciolina numero 10, dedicata ai limiti in generale alla libertà di manifestazione del pensiero. Dunque, questa nocciolina sarà dedicata a una panoramica generale rispetto ai limiti che possono essere imposti alla libertà di manifestazione del pensiero. E poi dedicheremo qualche singola nocciolina dedicata per andare a vedere più in dettaglio ciascun limite.

Mi piace l'idea, qualcuno mi ha suggerito, che a forza di mangiare noccioline starete diventando dei super pippo. Non so se voi leggevate Topolino da piccolo, però è con questa immagine che mi è piaciuta. Spero davvero che voi possiate diventare dei super pippo di diritto dei mezzi delle comunicazioni, grazie alle mie noccioline, soprattutto anche studiando il libro di testo che spero che nel frattempo voi abbiate acquistato.

Allora, dicevamo, oggi andiamo a parlare dei limiti alla libertà di manifestazione del pensiero. Perché ce lo siamo detti già qualche volta, qualsiasi libertà, qualsiasi diritto, non vive come una monade isolata nell'ordinamento. Essendo il diritto un fenomeno sociale di relazioni sociali, è ovvio che qualsiasi libertà e qualsiasi diritto di cui la titolare una persona, a un certo punto si arriva allo scontro con la libertà e il diritto che qualcun altro. E qui bisogna stabilire in un bilanciamento dei due diritti quale debba prevalere in quale situazione. Per cui bisogna stabilire poi sia in termini generali e astratti, sia poi nella fattispecie concreta, quale libertà debba prevalere e quale debba invece essere recessiva.

Oggi noi faremo una panoramica generale di quali possono essere i limiti che si impongono alla libertà di manifestazione del pensiero. E diciamo che, purtroppo, in questa nostra attuale condizione di quarantena imposta, ci è ben chiaro il concetto di cosa significa limitare una nostra libertà. Perché c'è un'altra, c'è un altro interesse che risulta in questo momento prevalente. In questo momento noi siamo tutti chiusi a casa, nessuno può uscire di casa, quindi ovviamente ci stanno limitando la nostra libertà di circolazione, la nostra libertà di andare e uscire, la libertà di fare qualsiasi cosa, il diritto al lavoro, perché tanti di noi non possono andare a lavorare, il diritto anche quindi al sostentamento attraverso una retribuzione che in alcuni casi non può arrivare. Ci sono tanti diritti che in questo momento vengono limitati. Ma perché? E non certo perché il nostro Presidente del Consiglio è impazzito. Ha un buon motivo per farlo. Qual è il motivo? A prescindere dai mezzi adottati, su cui c'era un dibattito attualmente in corso, su cui in queste noccioline non voglio entrare perché troppo complesso rispetto alle fonti del diritto, qual è il motivo per cui il nostro Presidente del Consiglio, il governo intero, ci stanno limitando nei nostri diritti? Principalmente non possiamo neanche uscire di casa. Ma ovviamente la tutela della salute, la tutela della salute pubblica di tutti, però di ciascuno e della collettività, richiede che per fermare questa epidemia noi dobbiamo stare tutti a casa. Ecco, in questo caso vedete esattamente un bilanciamento in concreto che vi tocca a voi nel quotidiano attuale. E spero che con questo esempio, quindi, vi sia chiaro cosa significa attuare un bilanciamento fra due interessi entrambi costituzionalmente garantiti per decidere nel caso concreto quale debba prevalere. Oggi prevale l'interesse a tutelare la salute, cercare di prevenire un'epidemia ancor più grande di quella che purtroppo già in atto. E quindi dobbiamo stare tutti chiusi a casa, non possiamo liberamente circolare.

Ora, questa stessa modalità di pensiero la dobbiamo applicare anche alla libertà di manifestazione del pensiero. Perché anche questa, nel momento in cui noi vogliamo diffondere il nostro pensiero, ce la siamo già detta, non possiamo dire proprio tutto, tutto, tutto quello che vi passa per la testa in un determinato momento. Diciamo che è razionalmente intuibile. Però da un punto di vista giuridico dobbiamo andare a vedere poi, sì, ok, ma che decide cosa posso dire, cosa no? E chi lo decide, secondo voi? Provate a fare un tentativo. Dove andreste a cercare i limiti che si possono imporre alla libertà di manifestazione del pensiero? Sì, avete indovinato, ormai siamo alla nocciolina numero 10, ovviamente nella nostra Costituzione. Perché? Perché se la libertà di manifestazione del pensiero è prevista, è tutelata a livello costituzionale, della nostra Costituzione, quella piramide, nella gerarchia delle fonti, ci dice che i limiti imposti alla libertà previsto in Costituzione devono essere anche questi, quindi anche i limiti previsti da una norma costituzionale. Perché ci siamo sempre detti, sopra non può combattere, un po' vincere su ciò che sta sopra. Il sotto, scusate, non può vincere su ciò che sta sopra. Per cui una fonte sotto-ordinata alla Costituzione non può limitare qualcosa che è previsto in Costituzione. Per cui, visto che l'articolo 21 della nostra Costituzione, anche i limiti imposti all'articolo 21 devono trovare la loro base di legittimazione in un diritto, una libertà, un interesse previsto nella Costituzione stessa.

Allora, voi che a questo punto sicuramente avete letto la nostra Costituzione, quali sono i limiti che la nostra Costituzione prevede alla libertà di manifestazione del pensiero? L'avete letta? Allora, cominciamo. L'articolo 21, quello l'avete letto sicuramente. Questa stampa bellissima che mi sono fatta. L'articolo 21, che è molto lungo da leggere, ci siamo detti, non lo leggiamo. Però poi a un certo punto, il primo comma dell'articolo 21 è dedicato in generale alla libertà di manifestazione del pensiero, ed è quello che ci siamo detti l'altra volta, quelle due righe in cui si dice che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, eccetera eccetera. Dopo quel primo comma, vengono una serie di commi dedicati tutti alla disciplina della stampa. Quindi no, non ne parliamo adesso, perché ce lo lasciamo per quando parleremo in generale della stampa. Quindi i commi dal 2 al 5 dell'articolo 21 sono tutti dedicati alla stampa e oggi li lasciamo stare, non ci interessano. Poi arriviamo al comma 6. Il comma 6 ci dice, dovreste averlo già letto, che sono vietate le pubblicazioni a stampa, eccetera eccetera, e tutte le manifestazioni del pensiero contrarie al buon costume. Ok? Quindi, nella Costituzione stessa, dove è prevista la libertà di manifestazione del pensiero, articolo 21, al comma 6, la Costituzione ci mette già subito un limite, o meno, la contrarietà al buon costume. Potete dire tutto, però non potete dire cose contrarie al buon costume. Cosa sono le cose contrarie al buon costume? Lo vedremo in una nocciolina a parte. Però diciamo che tendenzialmente sono cose un po' oscene.

Allora, nell'articolo 21 c'è il limite del buon costume. Voi che avete letto tutta la Costituzione, avete trovati altri limiti? No, no, c'è solo questo. Vuol dire che questa è l'unico limite che si può incorrere? Non potete dire zozzerie, schifezze, cose oscene, tutto il resto potete dirlo? Non torna vero? Non funzionerebbe così un ordinamento democratico, sociale e pacifico di serena convivenza. È no. Ed è per questo che vi ho fatto un altro dei miei fantastici disegni che normalmente faccio alla lavagna, osceni, e che ho provato a fare anche di nuovo qui carta e penna, è venuto un pochino meglio, ma non tantissimo. Dovete sempre essere un po' creativi nell'interpretare i disegni, ok? Allora, è un'altra delle mie lavagnette. Qualcosa. Allora, la piramide centrale, questa volta, non so se si legge bene, l'ho scritta in azzurro. La piramide centrale delimita quella che è la libertà di manifestazione del pensiero. C'è scritto "Libertà di manifestazione del pensiero", non so se si legge, così come disciplinata dall'articolo 21. Dentro la piramide c'è tutto quello che noi possiamo dire liberamente. Siamo liberi di dire, scrivere, telefonare, dire anche così, aprire il balcone e parlare a tutti, volendo, finché non diamo fastidio, ovviamente. Dopo di che, però, perché ho fatto una piramide? Perché a un certo punto c'è un limite. C'è un limite alle cose che si possono dire. Quali sono questi limiti? Allora, nella parte inferiore ho scritto in rosso il limite esplicito, cioè l'unico limite che noi troviamo scritto nella nostra Costituzione, che è quello che abbiamo appena letto, il buon costume, e che poi andremo a vedere un po' più nel dettaglio che cos'è.

Nella parte sopra ci ho messo i limiti impliciti. Limiti impliciti, che vuol dire? Vuol dire che la nostra Costituzione non ha scritto in maniera chiara tutti i limiti che possono essere imposti alla nostra libertà di manifestazione del pensiero. Ci sono varie ipotesi, teorie, anche alcune maggioritarie sul perché non hanno scritto i limiti. Beh, da un lato dobbiamo capire che ogni volta che uno scrive un elenco di limiti che si possono porre a una libertà, magari poi dopo si pensa che quell'elenco sia un elenco chiuso, quelli sono i limiti, punto e basta, oltre quei limiti non se ne possono imporre. Però noi sappiamo che la nostra Costituzione, diciamo, è difficile modificarla. E la nostra Costituzione è stata scritta nel '48, o meglio '47 ed è entrata in vigore nel '48, quindi in un momento in cui, ad esempio, non si aveva alcuna idea dello sviluppo tecnologico, di come sarebbe potuto essere e di come effettivamente è nel mondo attuale. Quindi scrivere un elenco completo, dunque chiuso, dei limiti da imporre alla manifestazione del pensiero, così come alle altre libertà, vincolava poi l'evoluzione sociale, cioè non si rendeva elastica a sufficienza la Costituzione per poter invece accogliere dei limiti che magari sorgevano da nuove istanze della società. D'altro canto, in questo modo, si anche, diciamo, se non si scrivono i limiti, si è sicuri di non sbagliare, no? Perché se non si iscrivono, chi non iscrive ha sicuro. Perché se invece li scrive, poi magari qualcuno può venirti a contestare. Quale sia l'idea che noi possiamo avere del perché i nostri padri costituenti non abbiano scritto i limiti? Cosa che, peraltro, non è solo la nostra Costituzione, molte costituzioni hanno questi limiti generici, come il nostro buon costume, molto generico. Ma la maggior parte dei limiti alla libertà di manifestazione del pensiero sono quelli impliciti. Che significa? Significa che il limite alla libertà di manifestazione del pensiero è implicito nel riconoscimento che la Costituzione dà a un altro diritto che potenzialmente confligge con la libertà di manifestazione del pensiero. Cioè, nel momento in cui la mia espressione va a ledere un diritto o una libertà di qualcun altro che è anch'essa prevista e garantita a livello costituzionale, lì si crea lo scontro, è lì quindi nasce il limite che è implicito. Perché? Perché l'interprete, verosimilmente il giudice, è chiamato a operare un bilanciamento fra i due interessi e decidere quale debba prevalere. Ovviamente ci sono anche poi delle leggi apposite che attuano questi criteri costituzionali e prevedono dei reati nel momento in cui si va a ledere un interesse altrui. Lo vedremo meglio in una nocciolina successiva.

Quali sono questi limiti impliciti? Cioè, cos'è che non si può dire? Non perché c'è scritto chiaro e tondo in Costituzione. In Costituzione c'è solo il buon costume, chiaro e tondo. Però, ad esempio, diciamo, io ho una forte antipatia per una persona, ma proprio non la sopporto, e allora vado sulla sua bacheca Facebook, o anche sulla mia, volendo, è uguale, sulla mia bacheca Facebook e comincio a scrivere una serie forte di improperi contro questa persona, dicendo: "Tizio è un cialtrone, è uno sbruffone, un ladro, è un truffatore perché mi ha rubato i soldi, mi ha fatto credere che stavo facendo un affare invece mi ha rubato, oppure è un bugiardo", e comincio a scrivere tutta una serie di cose pesanti su Tizio. È il mio pensiero, è la mia opinione, io veramente penso queste cose. No, posso scrivere? C'è scritto nella Costituzione chiaro e tondo? No, non c'è scritto. Però da cosa lo desumiamo? Lo desumiamo dal fatto che ognuno, come persona, ha il diritto a non vedersi leso nella sua reputazione, nel suo onore. Non posso mettermi a scrivere cose orrende in pubblico sulla mia bacheca Facebook nei confronti di una persona perché lo offendo. Le offese, in questo modo, così non si possono scrivere. Se voi scoprite che la vostra fidanzata vi ha tradito, e non lo potete, non potete cominciare a scrivere dei post osceni, magari usando anche turpiloquio, sulla vostra bacheca Facebook, anche se è vero che vi ha tradito, voi avete ragione, siete arrabbiatissimi, ma non potete esprimere così liberamente il vostro pensiero perché c'è la reputazione e l'onore della vostra fidanzata che, sì, vi avrà pure tradito, però c'è una dignità personale da preservare. Ok? Quindi la dignità personale che un uomo ha, quello è un interesse che va a confliggere con la vostra libertà di manifestazione del pensiero e che quindi vi viene a porre dei limiti.

Ma non è solo quello. È anche se io oggi ritengo di essere, non lo so, di impersonificare un personaggio pubblico e mi apro un profilo Facebook a suo nome, fingendo di essere lei, non posso farlo. Perché? C'è ogni persona ha diritto a tutelare la propria identità personale. Cioè, io voglio essere io, non voglio che qualcun altro si finga me stessa e magari faccia lezione al posto mio, cosa che peraltro sarebbe anche gradita, volendo. Ma insomma, ci sono una serie di interessi, diritti e libertà delle persone che limitano la possibilità di ciò che gli altri possono dire.

Mastronardo, la nostra piramidina. Noi abbiamo la libertà di ciò che si può dire. Il limite esplicito, il buon costume, ciò che la Costituzione chiaramente vieta: le manifestazioni contro il buon costume. Poi abbiamo i limiti impliciti, che sono limiti di natura individuale, cioè i diritti e le libertà dei singoli individui, il fatto che gli altri non vogliono essere offesi, diffamati, il diritto all'identità personale, tutti i diritti e libertà che afferiscono alla sfera individuale di una persona e che voi non dovete intaccare nel momento in cui vi esprimete con le vostre opinioni. Ma poi ci sono altri limiti impliciti. Lo leggete qua, vicino alla mia guancia, sono quelli di natura pubblicistica. Sono sempre limiti impliciti perché non è scritta a chiare lettere nella Costituzione, ma dobbiamo dedurli. Ad esempio, voi sulla vostra bacheca Facebook potete scrivere un post dicendo: "Maledetti francesi che non ci vogliono aiutare, ammazziamo tutti i francesi che ci sono sul territorio nazionale". No, non si può fare. Perché? Perché ci sono determinate espressioni che non vanno bene. E non perché c'è un diritto individuale di una persona a essere tutelato. In questo caso sono limiti di natura, si dice, pubblicistica, cioè degli interessi che afferiscono alla sfera sociale, della collettività, del bene comune. Ovvero, ad esempio, non si può incitare all'odio, come l'esempio che vi ho appena fatto, "ammazza un francese" o "ammazza un chicchessia", quello che volete, metteteci ciò che volete. Non si può fare. Non si può incitare all'odio in questo modo, perché poi magari qualcuno vi prende sul serio e se qualcuno commette un reato, insomma, in qualche parte siete colpevoli anche voi perché avete incitato all'odio. Ovviamente, faccio degli esempi iperbolici, in cui per farvi capire il concetto. Poi è chiaro che la responsabilità penale va stabilita caso per caso. E quindi, ad esempio, non si può incitare all'odio. Oppure ci sono dei limiti anche di natura pubblicistica per l'ordine pubblico. Cioè, in determinate manifestazioni pubbliche, anche lì non si può incitare all'odio, non si possono... ma ci sono anche tanti altri limiti che noi vedremo quando faremo la nocciolina dedicata.

Ora, per oggi volevo semplicemente darvi questo quadro generale e farvi capire, ce lo diremo tantissime altre volte, che poi la maggior parte dei limiti alla libertà di manifestazione del pensiero sono limiti impliciti che vanno quindi desunti da altri interessi o diritti tutelati dalla Costituzione, che poi ovviamente il legislatore può anche disciplinare in maniera più dettagliata, come ad esempio quando prevede dei reati di diffamazione, per esempio. Però, in ogni caso, i limiti nel senso proprio, i lati del triangolo, che sono da una parte ciò che si può dire, dall'altra parte ciò che è vietato dire, è in realtà non sono così netti come lo disegna. Theo dovendo fare una distinzione tra interessi contrapposti, un bilanciamento di interessi, è sempre un po' complicato capire ciò che si può dire, ciò che non lo è. Non è sempre così semplice. Quindi i bordi del triangolo andrebbero disegnati un po' più sfumati. Ma questo lo vedremo quando andremo a vedere le singole noccioline.

Per oggi è tutto. Mi raccomando, rimanete a casa. E come ho scritto sulla mia pagina web docente, se avete bisogno di contattarmi per un ricevimento a livello personale, scrivetemi una mail e troviamo un modo per interagire personalmente direttamente. Se avete delle domande, resta il fatto che se avete qualsiasi domanda, vi prego di commentare i miei video, così posso scrivere le risposte anche a beneficio di tutti. E mi raccomando, state a casa, non andate in giro. A presto.