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Benvenuti a "Mi togli una curiosità". Oggi parliamo della maschera di Agamennone.
Heinrich Schliemann nacque nel 1822 in Germania. Da piccolo si appassionò ai poemi omerici, sognando un giorno di portare alla luce le rovine delle città che avevano fatto da sfondo alle geste degli eroi della classicità.
La sua istruzione fu, tuttavia, interrotta per le necessità economiche della famiglia. Dopo aver svolto diversi lavori in alcune città europee, iniziò ad avvicinarsi a una delle sue prime grandi passioni: lo studio delle lingue. Sfruttando un'attitudine naturale e un metodo di studio da lui stesso elaborato, il giovane autodidatta diventò poliglotta, padroneggiando in breve tempo varie lingue: francese, inglese, spagnolo, portoghese, italiano, svedese, polacco e russo.
Le sue doti linguistiche furono il trampolino di lancio per la sua carriera. Fu promosso contabile per una ditta di commercio di Amsterdam e fu trasferito a Pietroburgo, dove fondò una sua casa di commercio. La ricchezza acquisita lo portò a viaggiare negli Stati Uniti, dove, grazie a una buona dose di fortuna e di spregiudicatezza, divenne un abile cercatore d'oro, riuscendo in pochi anni ad accumulare una tale ricchezza da potersi permettere la totale indipendenza economica e a dedicarsi alla sua unica vera passione: l'archeologia.
Da qui iniziò la sua fantasiosa ricerca che lo portò a ripercorrere i passi degli eroi omerici. La prima tappa non poteva che essere [ __ ]. La prima sfida che Schliemann dovette affrontare fu identificare il sito della città scomparsa. Con in mano l'Iliade, Schliemann ricostruì i passi degli eroi omerici in quella che doveva essere stata la Piana di [ __ ].
Nel 1870 iniziò gli scavi ad Hisarlik, in Turchia, e poco dopo si rese conto di aver trovato una serie di città stratificate una sull'altra. Schliemann si convinse di aver trovato gli strati 2 e 3 della [ __ ] omerica. Il suo vero trionfo, però, arrivò il 14 giugno 1873, quando ai piedi delle mura crollate fu trovato uno dei più grandi tesori di tutti i tempi: oltre 8.000 tra armi, gioielli, suppellettili di ogni genere e materiale prezioso. Quello che soprannominò il tesoro di Priamo.
Cavalcando l'onda del successo avuto a [ __ ], Schliemann si spostò a Micene. L'ubicazione della città era ben nota; la sua famosa porta dei Leoni era già stata scoperta, ma non lo erano invece le tombe reali degli Atridi, i grandi re omerici Agamennone e Menelao.
Ancora una volta, per la sua ricerca, Schliemann si affidò a un testo antico del geografo Pausania, secondo il quale le tombe erano ubicate all'interno della città e non fuori le mura. Il 7 agosto 1879, Schliemann iniziò lo scavo di Micene. Dopo 4 mesi, fu dato l'annuncio della scoperta di cinque tombe a pozzo contenenti 15 scheletri ricoperti di gioielli e armi preziose, interpretate come le tombe di Agamennone e dei suoi compagni, uccisi dalla regina Clitemenestra e dall'amante Egisto.
Una volta tornati a Micene dopo la guerra di [ __ ], sul volto di uno di questi scheletri spiccava il ritrovamento forse più famoso e discusso di Schliemann: una maschera d'oro che avrebbe rappresentato il volto del celebre re omerico.
Dubbi sull'autenticità del reperto sono stati avanzati diverse volte in passato. Già una trentina di anni fa erano state esaminate le dichiarazioni riportate nei quaderni e nella biografia di Schliemann, trovando in essi parecchie imprecisioni e vere e proprie notizie false inventate.
Schliemann non solo avrebbe spesso e volentieri inventato particolari della sua biografia, ma è stato sospettato di aver diverse volte inserito reperti fasulli nel contesto di scavo. Da qui l'ipotesi che la cosiddetta maschera di Agamennone sia stata fatta forgiare da Schliemann stesso, da qualche orafo compiacente, e messa all'interno delle tombe reali di Micene.
L'ipotesi è stata recentemente rilanciata dall'archeologo Lorenzo Nigro, il quale ipotizza che la maschera sia una burla da parte di Schliemann. Raffigurerebbe infatti lo stesso da giovane, con i suoi inconfondibili baffi.
Schliemann era sinceramente convinto di aver trovato le tombe degli eroi raccontati da Omero e le loro città. Si spinse fino a ipotizzare che i corpi ritrovati nelle tombe micenee fossero proprio quelli della dinastia degli Atridi. Oggi sappiamo che non è così.
In realtà, i reperti che Schliemann portò alla luce, come elmi, gioielli e maschere funerarie, sono databili a un'epoca di alcuni secoli precedente a quella degli avvenimenti descritti da Omero nei suoi poemi. I corredi tombali di Micene, di cui la cosiddetta maschera di Agamennone non ne fa parte, sarebbero infatti databili al XV secolo.
Lo scontro fra la civiltà di [ __ ] e una forza militare congiunta proveniente dai regni micenei della Grecia continentale sarebbe invece più recente, databile fra il 1400 e il 1200 a.C. Quindi, anche se fosse autentica, la maschera di Agamennone non potrebbe essere stata creata in quel periodo.
In ogni caso, per lui, l'immagine romantica ed eroica che Schliemann ha dato di sé stesso, intuitiva e osteggiata dal sistema, va dunque molto ridimensionata. Ebbe sicuramente delle geniali intuizioni, ma il successo fu dovuto al fatto che, grazie ai suoi notevoli mezzi finanziari, poté anche assicurarsi la collaborazione di archeologi professionisti che poi svolsero studi scientifici e in gran parte riassestarono le sue ricostruzioni storico-archeologiche, affascinanti ma fantasiose.
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