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Gabriele D'Annunzio. Gabriele D'Annunzio presenta la propria vita come un'opera d'arte, secondo la coincidenza dei due ambiti sostenuta dall'estetismo primonovecentesco. Proveniente dall'agiata borghesia di Pescara, studia dapprima presso l'aristocratico collegio Cicognini di Prato e poi all'Università di Roma, che però abbandona attratto dai salotti mondani della capitale.
In questo periodo scrive le prime opere di stampo decadente, passando da un'impronta verista e regionali avversi, densi di una sensualità che desta scandalo, anche per l'esistenza lussuosa e i numerosi amori di cui si rende protagonista. Ritirandosi in Abruzzo, si dedica al romanzo che diverrà il manifesto dell'estetismo, il piacere, il quale gli attira numerose accuse di immoralità, ma anche una grande notorietà.
Tuttavia, nella fase napoletana che segue, la sua poetica si orienta verso argomenti più intimistici e toni languidi e sentimentali. Avventure amorose e difficoltà economiche continuano a colorire l'immagine pubblica di D'Annunzio, ma la vera svolta nella sua riflessione letteraria è data dalla lettura di Nietzsche, la cui teoria del superuomo influenza i due romanzi il trionfo della morte e le vergini delle rocce.
L'incontro con l'attrice Eleonora Duse, con cui va a vivere in una lussuosa villa sulle colline fiorentine, lo avvicina al teatro. Il successo di alcune opere drammaturgiche, come la figlia di jorio, rafforza poi la sua fiducia nella possibilità di comunicare con le masse, all'origine dell'impegno politico. Nel 1897, infatti, D'Annunzio viene eletto deputato della destra per poi passare, tre anni dopo, tra le file della sinistra.
Dopo un periodo in Francia per sfuggire ai debiti, si distingue per il fervore con cui sostiene l'intervento dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, fino ad arruolarsi nell'esercito. Tra il 1818 e il 1819 è promotore di alcune imprese di rivendicazione nazionalistica, come l'occupazione della città di Fiume e la proclamazione di uno stato indipendente che, benché di breve durata, dimostra la sua estrema determinazione.
Nel frattempo, continua a lavorare a opere che esaltano il superuomo e la fusione panica con la natura circostante, come le poesie delle laudi o le prose liriche del notturno, approdando anche al cinema con la sceneggiatura di cabiria di Giovanni Pastrone. Dopo il fallimento dell'impresa di Fiume, si ritira in isolamento nella villa lombarda di Gardone Riviera, il cosiddetto Vittoriale degli Italiani, dove conclude i suoi giorni nel 1938.