Transcription
Nella lezione di oggi parliamo del secondo libro di Eugenio Montale, "Le Occasioni". Come abbiamo fatto per "Primo", andiamo prima a spiegare il titolo. "Le Occasioni" si tratta di episodi casuali che mettono in moto la memoria involontaria. Anche in questo caso, io parlerei di correlativo oggettivo, anzi, in senso stretto, forse in maniera più precisa rispetto a "Ossi di seppia", dove un oggetto, un ricordo, oppure un fatto conferiscono, come dice appunto Montale, una sembianza di eterno a ciò che invece è appunto occasionale. E questo aspetto fa in modo che le occasioni spinte, cioè le cause di questo ricordo, di questo fatto, vengono ovunque taciute, e a lui rimane appunto l'oggetto, il ricordo, il fatto, per cui questo oggetto, questo ricordo, questo fatto acquisisce un complesso e talvolta anche misteriosa allusività, cioè questo oggetto allude a qualcos'altro. In questa circostanza possiamo vedere molto bene come Montale abbandoni completamente qualsiasi retaggio della poesia precedente, anche solo sotto forma di tentazione, per avviarsi verso la scelta dell'egoismo di stampo dantesco.
Andiamo a vedere che cosa succede. 1939, anno nel quale "Le Occasioni" vengono pubblicate. Innanzitutto, dobbiamo dire che questo volume de "Le Occasioni" di entrano una poesia che Montale ha scritto nel decennio precedente, dal 1928 al 1939. Si tratta di un anno decisivo, fondamentale. Siamo praticamente in guerra, almeno una parte dell'Europa sente già i rumori della guerra. In Italia, il regime fascista, dopo l'anno, gli anni delle leggi fascistissime, leggi razziali, di fatto mostra il suo volto più tremendo. Montale si trova a Firenze, qui frequenta il caffè delle Giubbe Rosse, scrive, collabora a "Solaria", ancora per poco mantiene la presidenza del Gabinetto Vieusseux, che gli verrà appunto tolto. E in questa circostanza nascono appunto "Le Occasioni".
Vediamo un pochettino la struttura di questo libro, che in qualche modo ricalca quello degli "Ossi di seppia". Le sezioni in cui è diviso sono quattro sezioni, sono numerate con i numeri romani. Nella prima compaiono diverse donne, di cui diremo tra poco. Nella seconda, l'unica che presenta un titolo, "Mottetti". La terza, presenta un poemetto continuato, un po' come succedeva per "Mediterraneo" di "Ossi di seppia", un poemetto continuato, per cui possiamo dare a questa terza sezione il titolo di "Tempi di Bellosguardo", perché questo è l'argomento del poemetto. E poi una quarta sezione che conclude questa raccolta de "Le Occasioni".
Andiamo a elencare per ora velocemente i temi di questa raccolta. Sul tema ricorrente in questa seconda, in questa seconda opera in versi di Montale, è la città, intesa come scenario infernale, su cui torneremo tra pochissimo. È molto forte, e soprattutto nell'ultima sezione de "Le Occasioni", la dialettica esterno-interno, e anche su questo tema ci soffermeremo quanto prima. Compare in maniera preponderante la figura femminile, nella prima sezione, ma soprattutto nella sezione dei "Mottetti". Altro tema molto importante è quello del tempo e della memoria. Spiegando il titolo de "Le Occasioni", avevamo detto, appunto, che un oggetto, un evento fa scattare un processo di memoria involontaria, per cui il tempo e la memoria sono temi molto importanti ne "Le Occasioni". E l'ultimo tema, un tema molto, molto importante per Montale, la difesa della civiltà contro la barbarie. Montale ci ha sempre messo in guardia dal stabilire rapporti troppo diretti tra gli eventi storici e la sua poesia, però nello stesso tempo possiamo dire che in questa raccolta de "Le Occasioni", noi possiamo notare proprio che il tema principale è quello della difesa dei valori umanistici della civiltà contro, contro una società massificata, contro la barbarie della modernità. Quindi, anche senza fare un riferimento specifico al regime fascista, sicuramente Montale, e su questo torneremo tra poco, si sente investito di questo compito di difendere appunto i valori dell'umanesimo della civiltà contro la barbarie. E la collaborazione con "Solaria" va proprio in questa direzione, quindi una rivista di forte impegno civile ed etico.
Vediamo ora alcune differenze tra la prima raccolta poetica di Montale, cioè "Ossi di seppia", e "Le Occasioni". Così torneremo su alcuni temi a cui accennavamo nella slide precedente, questa volta li commenteremo in maniera un pochettino più dettagliata. Medio, esempio, il paesaggio è quello della Liguria. Abbiamo visto nella videolezione su "Ossi di seppia" come la Liguria, la Liguria non è solo un paesaggio, ma è anche una condizione, un essere scabro ed essenziale, una condizione esistenziale molto, molto forte. Sicuramente "Ossi di seppia" è la Liguria, sentono dell'estate trascorsi a Monterosso dal poeta, e in quel libro noi rispettavamo sulla sulla figura sul correlativo oggettivo del mare, intendevamo appunto come il mare come possibile felicità, anche se poi l'osso di seppia, che pure galleggia serenamente nel mare, alla fine arriva a terra, e Montale in quella raccolta dice: "Noi siamo di quelli che a tutto rimangono a terra", quindi la scelta della terra, che vuol dire la scelta dell'aridità, la scelta del della durezza della vita, è una scelta etica molto forte. Infatti, dicevamo che in quello stesso anno, gli "Ossi di seppia", Montale firmerà il manifesto degli intellettuali antifascisti. E ne "Le Occasioni", che cosa abbiamo? Al paesaggio della Liguria subentra un paesaggio urbano. Un paesaggio urbano diventa un elemento costante de "Le Occasioni". Sicuramente nasce da un dato oggettivo, un dato biografico, cioè Montale si trasferisce a Firenze, ma oltre che rappresentare di fatto un, diciamo, un correlativo di quello che è un dato biografico, la città diventa un'allegoria di una dimensione disarmonica e non autentica, cioè il poeta avverte con maggiore forza rispetto a "Ossi di seppia" questa sua disarmonia con il tutto. Quel panismo che pure era possibile, anche se mai realizzato, cioè quella fusione col mare, né "Ossi di seppia", l'osso che galleggia serenamente, quel panismo che era un retaggio di un attraversamento dannunziano, perché abbiamo detto che "Ossi di seppia", probabilmente come nome, nasce da un dell'alcione dannunziano, ecco questa la possibile salvezza, quella possibile immedesimazione dell'uomo nella natura, qui ne "Le Occasioni" non è più possibile, non è neppure contemplata a livello di ipotesi. La città si contrappone fortemente alla natura, e la città viene rappresentata come un luogo infernale. Però la città, e probabilmente anche la città di Firenze, pensiamo all'umanesimo, Rinascimento, che tante opere ha regalato alla città di Firenze, la città diventa la difesa dei valori della civiltà umanistica che rischiano appunto di essere travolti dalla barbarie della modernità, come abbiamo già commentato nella slide precedente.
E ora andiamo a vedere più nello specifico in queste "Occasioni" la contrapposizione tra spazi esterni e spazi interni, a cui avevamo accennato precedentemente parlando della città come luogo infernale. Ma dovrebbe essere abbastanza semplice comprendere come gli spazi esterni, tutto ciò che è esterno, è il rumore, rumore dei tragici avvenimenti storici, e corrisponde alla società massificata, l'uomo che diventa luogo di massa, e quindi a un degrado che ovviamente etico, morale, esistenziale dell'uomo stesso. E ecco che l'uomo montaliano, in particolare, si rifugia negli spazi interni, nel chiuso della casa, rappresenta una difesa, una difesa appunto contro gli avvenimenti storici, contro la società massificata, contro il degrado. E gli spazi chiusi sono appunto una sorta di resistenza anche metafisica al degrado degli spazi esterni, quindi la società esterna.
Avevamo quando abbiamo declinato i temi presenti ne "Le Occasioni", a quello della figura femminile, compare questa figura femminile. E per giunta, ne "Le Occasioni" compare in due sezioni. Nella prima, dove abbiamo diverse figure femminili, gesti di Rubadora, Marcus, e quella donna che compare nella casa dei doganieri, che dovrebbe essere letta, anche se non viene nominata nei bozzetti. Invece compare soltanto Clizia. E allora soffermiamoci su questo Clizia. Andiamo a vedere un po' le caratteristiche di questa donna. Innanzitutto, Clizia è uno pseudonimo che va a identificare Irma Brandeis, appassionata studiosa di ebraico, che Montale ha incontrato a Firenze. Ma Brandeis dovette abbandonare l'Italia in occasione delle leggi razziali, per cui è dovuta tornare in America. Ma Clizia rappresenta il girasole del mito, lo straordinario mito classico, questa ninfa che già era stata amante di Apollo e a causa dell'abbandono della stessa da parte di Apollo, si è appunto trasformata in girasole, in maniera tale da poter ovviamente costantemente guardare nel sole, che era appunto uno un simbolo collegato naturalmente ad Apollo stesso. Ecco, nel mito, quello che è interessante è prevale il concetto proprio del sole e del calore. Ed è interessante come Apollo e Brandeis, in tedesco, faccia riferimento proprio a questo, questo fuoco, questo incendio. Quindi Clizia rappresenta la solarità. Clizia rappresenta anche il nord, rappresenta l'inverno, i ghiacci, talvolta, quando si va a riposare nella stanza, quindi una stanza, casa del poeta, il poeta deve liberarla dal ghiaccio che questa donna aveva sul suo corpo. Quindi Clizia rappresenta anche questo aspetto interessante. E di fatto, Clizia rappresenta una sorta di Beatrice. Ha una funzione salvifica, come Beatrice. Sicuramente non, non è la funzione salvifica di Beatrice, cioè Beatrice porta Dante verso Dio. Con Montale, la salvezza è di ben altra natura. Si tratta sempre di una sorta di angelo che scende dal cielo sulla terra, ma questa volta Clizia non porta, non è l'anello di congiunzione tra il poeta e Dio, naturalmente, ma è l'anello di congiunzione per affidare al poeta una missione molto, molto importante, perché Clizia è di fatto simbolo della difesa dei valori umanistici contro, abbiamo ripetuto più volte, la pochezza della modernità, contro l'uomo di massa, contro la storia. E Clizia affida al poeta un compito importante, come appunto il poeta si prende cura di Clizia, allo stesso modo deve prendersi cura e vigilare appunto sui valori etici, perché lei questi valori rappresenta. Quindi, quando il poeta l'accoglie a casa, quando la protegge, quando appunto la prende con sé, di fatto non fa altro che tutelare questi valori etici di cui Clizia è la portatrice.
Vediamo appunto come la missione del poeta, la missione è eminentemente etica, anche se probabilmente qualche spunto da cui sia potrebbe nascere da qualche evento, ma come abbiamo già detto in altre videolezioni, anche in questa, mai legare in maniera troppo forte un preciso evento storico a una missione. In questo caso, una missione del poeta che racconta la condizione di aridità, il male di vivere, la condizione dell'uomo su questa terra, no, la condizione dell'uomo durante il regime fascista.
Per quanto riguarda lo stile, possiamo dire che in quest'opera non Montale abbandoni alcune delle caratteristiche che abbiamo trovato in "Ossi di seppia", come ad esempio il linguaggio scabro ed essenziale, certi tecnicismi di ambito marinaresco. Se possibile, "Le Occasioni" sono un testo ancora più tradizionale da un punto di vista metrico e dello stile. Rispetto a "Ossi di seppia", già avevamo detto che in "Ossi di seppia" Montale aveva rifiutato l'apporto delle avanguardie, si era in qualche modo legato a una tradizione italiana. Ebbene, questa tradizione italiana, in questo caso, vista anche la funzione del della donna, che sicuramente è una funzione alla Beatrice dantesca, molto importante, ma che leggendo il testo, queste "Occasioni" sembrano di fatto più un canzoniere petrarchesco che altro, perché appunto si racconta di questa storia importante, conta appunto Montale, Clizia, il valore importante che Clizia ha per il poeta, con accenni e con riferimenti più o meno puntuali, più al modello del monolinguismo petrarchesco che al plurilinguismo dantesco. Infatti, abbiamo detto precedentemente, vengono cancellate tutte quelle parole un po' forti, scabre ed essenziali, quei tecnicismi di "Ossi di seppia", si preferisce invece il linguaggio canonico della lirica, cioè quello ovviamente fissato da Petrarca con il Canzoniere. Nello stesso tempo, l'endecasillabo è il verso più utilizzato, un certo, talvolta ci sono anche dei settenari, però in una misura molto, molto minore rispetto a "Ossi di seppia". Quindi possiamo dire che con "Le Occasioni", il poeta, almeno dal punto di vista stilistico, si appropria completamente di una certa tradizione che fa capo a Petrarca, infatti l'endecasillabo è quello utilizzato ovviamente nelle composizioni petrarchesche, in particolare non è temporalmente nella canzone. Quindi questo aspetto rende Montale un poeta che decide anche con scelte stilistiche tradizionali di voler opporre appunto la sua personale difesa contro l'imbarbarimento della società.