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GIUSEPPE UNGARETTI - vita, opere e poetica

Prof. Daniele Coluzzi7:46

Transcription

Giuseppe Ungaretti, il poeta di mattina o soldati, in qualche modo il poeta che ha rappresentato al meglio la ricerca novecentesca di una parola nuova, pura, vergine. Un poeta che ha provato a rinominare da capo la realtà, creando nuovi ponti tra le cose. È il modo in cui le nominiamo. Sembra un discorso difficile, ma non lo è. Vediamo. Cominciamo dalla vita per capire di chi stiamo parlando.

Giuseppe Ungaretti non nasce in Italia, ma in Egitto, ad Alessandria d'Egitto. Siamo nel 1888. La famiglia, comunque, era di Lucca, quindi erano lì per lavoro. E Giuseppe studia le discipline formali. E questi luoghi rimarranno per sempre impressi nella sua memoria e nella sua poesia.

Ma nel 1912, invece, si trasferisce a Parigi. Studierà anche alla Sorbona e avrà modo di entrare in contatto con la poesia dei grandi poeti simbolisti francesi, come Baudelaire, ma soprattutto Mallarmé, la cui poesia lo influenzerà fortemente. La letteratura, infatti, era da sempre una passione di Ungaretti. Per quanto riguarda gli autori italiani, era fortemente legato alla poesia di Petrarca o di Leopardi. E a Parigi, comunque, entra in contatto anche con artisti e scrittori d'avanguardia, anche italiani, ma anche internazionali. Conosciamoli: Picasso, De Chirico, Modigliani.

Nel 1914, Ungaretti torna finalmente in Italia, principalmente per partecipare alla guerra. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale come volontario. Combatterà sul Carso, e anche questi luoghi resteranno per sempre impressi nella sua memoria e nelle sue poesie.

Sempre durante la guerra, alla fine del 1916, viene pubblicata la sua prima raccolta poetica, "Il porto sepolto". Molto a Udine. E queste poesie, poi, saranno ripubblicate insieme ad altre nel 1919 con il titolo "Allegria di naufragi". E queste due raccolte confluiranno in un'unica pubblicazione, "L'Allegria" del 1931, che forse è poi la sua raccolta più famosa.

Ungaretti partecipa alla guerra, ma partecipa anche all'esperienza del fascismo nel 1921. E a Roma. E quelli sono proprio gli anni del fascismo. Ricordiamo che la Marcia su Roma è del '22. Diventa in questi anni uno degli intellettuali italiani di riferimento per il nostro paese. E la sua voce si fa sentire anche all'estero. Il suo prestigio cresce, cresce così tanto che nel 1936 gli viene assegnata la cattedra di Letteratura Italiana all'Università di San Paolo, in Brasile. Lì resterà sei anni. Poi tornerà in Italia. Sarà professore di Letteratura Italiana a Roma. E continua, nel frattempo, a pubblicare opere molto importanti. Nel '33 aveva pubblicato la raccolta "Sentimento del tempo". Nel '47, "Il dolore". Nel '69, queste raccolte ed altre. Diciamo, tutto ciò che ha pubblicato viene raccolto in un'unica pubblicazione, "Vita d'un uomo". Morirà poi a Milano nel 1970.

Bene, abbiamo visto quindi che stiamo parlando di un professore di letteratura, di un autore che prima di tutto apprezza la letteratura del passato e conosce anche quella contemporanea. E quindi la riflessione sulla poesia, su cosa possa essere la poesia, arrivati ormai nel Novecento, è fondamentale. Ce l'aspettiamo anche. E in effetti, Ungaretti lavora tanto sul metodo, sulla ricerca di nuove modalità espressive. E il suo lavoro sul verso, oltre a produrre dei risultati effettivamente meravigliosi, influenza molto anche la poesia degli altri. Contribuisce, per esempio, all'evoluzione dell'ermetismo, corrente letteraria degli anni '30, che individua proprio in Ungaretti il suo caposcuola e nelle sue opere individua un punto di riferimento per elaborare una nuova poetica.

Il lavoro di Ungaretti parte dalla centralità della parola. La parola è ciò che permette a tutti noi di ottenere un'illuminazione improvvisa, di comprendere dei nessi, di arrivare al centro di un'emozione. E la poesia, che proprio di parole è fatta, deve selezionare quindi dei termini che riescano a fare questo, che riescano a illuminare il lettore, a farlo arrivare a una conoscenza improvvisa e folgorante, quasi. E questo risultato deve essere ottenuto solo grazie alle parole usate, senza che il poeta proponga al lettore dei ponti, delle rotaie. Ungaretti, per suggerirglielo. È per questo che diciamo che la poesia di Ungaretti si legge sull'analogia, che non è una metafora, una similitudine, un simbolo, perché non sono esplicitati termini di paragone nell'analisi. È una comunicazione senza fili, come diceva lui. Mancano, appunto, i ponti.

Nella pratica, Ungaretti mette in relazione, in contatto, immagini tra loro lontane, attraverso poche semplici parole, e riesce magicamente a creare dei nessi in un baleno, rapidamente. È una poesia che comprendiamo subito. Ne questo il bello. Nonostante il poeta ci dica poco e niente, noi comprendiamo l'analogia. E la parola, proprio per questo, non può essere soffocata in mezzo a mille altre parole. Sarebbe come, non so, diluirne il significato, la potenza. Va lasciata sola nello spazio bianco della pagina. E così acquisisce potenza, si carica di tutto il suo significato e riesce a evocare le immagini che il poeta vuole. Ecco perché le poesie di Ungaretti sono generalmente molto corte. Perché libera la parola dal superfluo, adotta versi liberi e brevi, spesso il verso coincide con la parola stessa. E la sintassi è semplice, non ci sono quasi mai subordinate, a volte ci sono addirittura frasi nominali, cioè senza tempo. E così le poche parole usate possono risuonare e tirare fuori il loro vero, profondo significato.

Che poi è una poesia molto innovativa. Sembra quasi distruggere l'intera tradizione poetica che imbriglia i versi in delle strutture metriche per linee ben definite. Vedremo a breve, però, che il suo intento non è chiaramente quello di distruggere. Basta. Ci aspetteremmo, detto questo, parole complesse. Invece no. Il lessico utilizzato da Ungaretti è semplice, è un lessico comune. E in questo risente della lezione di autori come Petrarca, Leopardi, che sono poi i suoi punti di riferimento, e che selezionava con un ristretto numero di vocaboli per la poesia. Vaghi e indefiniti, mi viene da dirla, Leopardi. In questo lavoro, comunque, risente anche e soprattutto della lezione dei simbolisti e di Mallarmé, come abbiamo visto, c'era un lavoro molto simile sull'analogia e sul potere evocativo delle parole. È influenzato anche dalle riflessioni dei futuristi sulle parole in libertà. Tuttavia, con questi ultimi, anche se aveva dei rapporti, non condivide molti aspetti, soprattutto ideologici.

Il poeta, quindi, un vero e proprio sacerdote, che sa cogliere i nessi tra le cose, sa raccontarli utilizzando le parole giuste. Questa è la visione che Ungaretti ha del poeta. Il poeta assomiglia al sacerdote anche perché c'è gravità in questo lavoro. Il poeta lavora con l'ignoto, con l'incomprensibile, proprio come un sacerdote. E quindi non può far altro che illuminare pezzi di questo incomprensibile attraverso l'uso di alcune parole. E non può rivelare il tutto, un discorso ben costruito, lineare, complesso, perché il tutto non si fa raccontare. E ricordiamo che la sua prima raccolta si chiamava "Il porto sepolto". Ecco, il poeta fa proprio questo: immergersi in un porto sepolto per riportare alla luce, con le sue poesie, i significati delle parole che trova in fondo.

E c'è una cosa da sottolineare. Questo lavoro sulla parola non è un lavoro di distruzione del verso tradizionale. Ungaretti, infatti, non si limita a scomporre il verso, a togliere parole, a isolarle, a smontare il linguaggio e poi lo rimonta. Nella raccolta "Sentimento del tempo", questo è evidente. Dopo aver lavorato sulla ricerca della verginità delle parole, Ungaretti comincia a costruire il verso. E quindi le poesie si allungano, la sintassi si fa più lineare, adotta addirittura delle forme metriche tradizionali, come per esempio l'endecasillabo. Insomma, dopo aver distrutto il verso, la si impegna a ricostruirlo in modo nuovo, cercando di dargli una nuova vita.

Ma di cosa parlavano le poesie di Ungaretti? Sono poesie fortemente autobiografiche. Ungaretti diceva che la poesia, prima di tutto, era una confessione. E i temi principali sono quelli che lo riguardano, come la guerra (ricordiamo, Ungaretti ha vissuto anche personalmente la guerra), oppure l'infanzia, l'adolescenza passate ad Alessandria d'Egitto. Ma ancora più in generale, un tema che tocca tutti: il senso della vita, inteso come ricerca dei significati ultimi della nostra esistenza. In questo, Ungaretti indaga se stesso, è autobiografico, ma la sua esperienza è alla fine paradigmatica per l'umanità intera.