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STO II La prima rivoluzione industriale, conseguenze sociali

Videolezioni Storia-Geografia CB14:48

Transcription

Buongiorno ragazzi, con questa lezione vorrei continuare e anche approfondire gli aspetti relativi alla prima rivoluzione industriale, di cui abbiamo iniziato a parlare la scorsa volta. Noi dobbiamo sempre tenere presente il quando e il dove: siamo nel Settecento, tra, diciamo, la metà e poi alla seconda metà, come inizieranno a realizzarsi le maggiori trasformazioni in Inghilterra. E come abbiamo visto, per rivoluzione industriale si intende proprio la nascita, di fatto, in questo paese che aveva le condizioni economiche ideali perché questo avvenisse, dell'industria. Aspetto che oggi, lo vedremo più nel dettaglio, comporterà innanzitutto un cambiamento assoluto nel modo di produrre, nel modo di fabbricare, con la nascita, appunto, delle fabbriche come luoghi di produzione, che, diciamo, prendono il posto delle antiche manifatture o più generalmente delle botteghe. Non dobbiamo pensare che tutte le botteghe artigiane spariscono, però dobbiamo cominciare a pensare che una buona parte dei prodotti di uso comune comincerà ad essere prodotto in modo completamente diverso, e su questo torniamo appunto in questa lezione.

Oltre a ciò, naturalmente, la rivoluzione industriale ha come altra conseguenza una serie di conseguenze di tipo sociale. Cambiando il modo di produrre, si verificano anche dei cambiamenti nei rapporti di lavoro e nel modo di vivere delle persone coinvolte da questi cambiamenti. Ed è proprio su questo che, nella seconda parte di questa lezione, oggi ci concentreremo.

Andiamo, ragazzi, intanto alla pagina 239. Allora, dove vedete sottolineato è perché, appunto, ho selezionato alcune informazioni rispetto ad anche quelle che non vedete sottolineate. Naturalmente leggetele, ma non dovete per forza ricordarle. Con le altre, invece, poi farò scorrere la pagina, sono più importanti. Di cosa vorrei parlare, appunto, per partire, come vedete, della macchina a vapore, su cui avevamo chiuso la precedente lezione. Perché la macchina a vapore è il punto di partenza, insieme, come abbiamo visto, alle condizioni economiche e di disponibilità energetica dell'Inghilterra, che permettono questo salto verso il futuro che è la rivoluzione industriale. Innanzitutto, dobbiamo dire che la macchina a vapore non fu un'invenzione del Settecento. Esiste, ma già in qualche modo in altre forme, c'era già stato conosciuto dagli antichi il principio in base al quale il vapore prodotto dalla combustione, e nel caso delle antichità si produceva dal riscaldamento dell'acqua, poteva essere utilizzato per mettere in movimento altri macchinari o altri oggetti, quindi utilizzato come forza motrice. Nel Seicento era stata addirittura inventata la macchina a vapore, ma è nel Settecento che tutti questi principi già noti, rimasti nel dimenticatoio nel Medioevo, che fu certamente un'epoca di sviluppo per la scienza, ritornano a interessare ingegneri e scienziati, in particolare, appunto, in area inglese.

Questo signore che vedete qui è James Watt, era un ingegnere scozzese, a cui si deve il migliore perfezionamento della macchina a vapore, che all'inizio del Settecento era, come dice il vostro testo, già in uso e veniva utilizzato soprattutto nelle miniere per svuotare le gallerie d'acqua quando questo capitava, o appunto i pozzi delle miniere. Quindi, partendo da questa macchina che già esisteva, Watt la perfezionò, la perfezionò al punto di creare un sistema che permette di modificare il suo movimento in un moto rotatorio, che diventa più vantaggioso per future applicazioni. Questo, infatti, è il prototipo della macchina di Watt. Vedete che ad essa è applicata anche una ruota, proprio perché il movimento, naturalmente, di tutti questi complessi meccanismi permetteva poi di essere trasmesso ad una ruota. Cosa significa? Che questo rendeva una macchina più adatta ad applicazioni più svariate. Sto leggendo il vostro testo. Eco, significa che ad essa potevano essere più agevolmente collegati altri macchinari, che venivano quindi messi in moto. Per questo si dice forza motrice dalla macchina a vapore. Cosa saranno questi macchinari? Sono le macchine che nelle fabbriche producono i beni relativi. Per esempio, in una fabbrica tessile troveremo telai meccanici. Nella madre, nella, scusate, industria siderurgica, altri tipi di macchine per la lavorazione del metallo. Quindi, dovete pensare che la macchina a vapore non è la macchina che produce gli oggetti, ma è la macchina che mette in moto i macchinari che producono gli oggetti stessi. Quindi, a questo è il principio di partenza per la realizzazione delle delle fabbriche. Questo perché? Perché è sempre celenza, come abbiamo visto, quando si conosceva solo l'applicazione dell'energia idrica, cioè l'acqua, per mettere in moto un macchinario, era necessario costruire le fabbriche vicine a un corso d'acqua. Adesso che è stata inventata e perfezionata, diciamo meglio, la macchina a vapore, essa può essere trasportato ovunque. Quindi, vuol dire che dove c'è una macchina a vapore, ed è una macchina, quindi si può fare veramente collocarla, per quanto ingombrante, in qualunque luogo. Non tanto i fiumi, non serve più. Li può esserci una fabbrica. E naturalmente, questo consentì, una volta appunto perfezionata la macchina, una serie di applicazioni anche al di là dell'industria.

Quindi, già una grandissima novità la nascita delle fabbriche, ma non solo. Ecco, questo paragrafo, nel quale, come vedete, nomi e date non è obbligatorio saperle, ci ricorda che oltre alla prima applicazione della macchina, che tu non le fabbriche tessili, proprio il primo genere di fabbriche che sono realizzate, e qui, appunto, mi ricorda quello che vi ho appena detto, il fatto che adesso le fabbriche possono sorgere anche vicino alle città. Sul problema delle città torneremo brevissimo. In realtà, viene utilizzata anche per i mezzi di trasporto. Le prime applicazioni furono sul battello e soprattutto con il treno. Sulla locomotiva nasce all'inizio dell'Ottocento, proprio viene realizzata la prima locomotiva che viene utilizzata inizialmente per il trasporto delle merci, ma poi molto presto anche per le persone. La prima in assoluto, diciamo, il primo percorso, primo tragitto ferroviario su Liverpool-Manchester, quindi due città che voi avete già studiato. Lo potete collegare questo quando abbiamo visto in geografia città di antica vocazione industriale. Sono le città dove nascono proprio le prime fabbriche inglesi, e non è un caso che nel secolo successivo e tutt'oggi siano rimasti centri industriali importantissimi. Quindi, insomma, Manchester e Liverpool, non ricordatele solo per le squadre di calcio, cioè, intenderci.

Qui vedete la prima locomotiva, primo proprio prototipo di Stevenson. Queste sono immagini già un pochino più avanti rispetto alle proposte, una fotografia, quindi siamo già nell'Ottocento, però per cui avanzato, per farvi vedere che insomma queste locomotive vennero realizzate, sfruttate a lungo. E qui siamo già nell'ambito della seconda rivoluzione industriale, che non studiamo quest'anno, perché siamo già verso la fine dell'Ottocento, non finì in Inghilterra, ma negli Stati Uniti, in New Mexico, giusto per farvi vedere come poi si diffonde con la seconda rivoluzione industriale tutta quella serie di innovazioni iniziate in Inghilterra con la prima. Qui, invece, vi mostra un'immagine di all'interno di una fabbrica tessile, più o meno di quell'epoca o di poco successiva, dato per capire come si muovono i telai meccanici collegati ai, diciamo, meccanismi che dalla macchina a vapore, che era la forza motrice, permettevano loro movimento.

E qui, con la pagina 242-243, con cui concludiamo, entriamo nella, diciamo, parte oscura, nella pagina nera della rivoluzione industriale. Nel senso che abbiamo detto tante belle cose, abbiamo parlato di progresso, di novità, di crescita economica, però non abbiamo ancora parlato delle conseguenze sociali, che sono molto tristi, che questo cambiamento comportò. Purtroppo, siamo in una fase storica in cui il cambiamento e la novità frutta ancora poco benessere e purtroppo questo benessere dei pochi che gestiscono i beni pesa sulle spalle della popolazione sfruttata. Adesso vediamo nel dettaglio cosa si intende con questo.

Allora, innanzitutto, primo paragrafo di questo testo, di questa pagina, mi ricorda che cambia totalmente l'organizzazione del lavoro. Fino a quel momento, tutto veniva prodotto a mano. L'artigiano era padrone del suo tempo, nel senso che gestiva, stabiliva il proprio ritmo di lavoro. Con la fabbrica, invece, questo non è più possibile, perché il ritmo di lavoro viene imposto dalle macchine e soprattutto il lavoro viene è diviso in varie fasi, parcellizzato, come dire. Naturalmente, l'operaio è sempre accanto alla macchina. Non dovete pensare che queste macchine fossero in grado di produrre tutto senza il controllo dell'uomo, assolutamente, ma al lavoratore veniva affidato il controllo di una piccola parte del lavoro, della procedura, insomma, per produrre tutto il prodotto finale. Quindi, non era più dall'inizio alla fine la trasformazione della materia prima in mano all'operaio nel tempo degli artigiani. Adesso, invece, è l'operaio che fa la stessa identica operazione per tutto il tempo del suo lavoro, e serviva il tempo, il ritmo imposto dalla macchina. Inoltre, il frutto del lavoro era proprietà dei padroni della fabbrica. In pratica, l'operaio è soltanto una forza lavoro, soltanto un paio di braccia. La massa di operai, o meglio, di persone pronte alla guardi l'industria, è numerosissima, proprio per quel problema che avevamo già affrontato delle enclosures, introdotte, come ricordate, già da Elisabetta prima. Tanti contadini ora erano più poveri di prima, non avevano più proprietà agricole. Quindi, ora che nascono le fabbriche, cosa fanno? Si spostano verso le città o comunque verso queste fabbriche. Spesso nascono prima ancora che intorno ad esse si sviluppino vere e proprie città, e cercano qui lavoro. Naturalmente, essendo così numerosi, si arriva alla riuscita di una vera e propria classe sociale che prenderà il nome di classe operaia.

Gli operai venivano pagati pochissimo, quello che serviva per vivere. Lavoravano praticamente tutto il giorno, 14-15 ore al giorno, in condizioni igieniche terribili, con rischi altissimi, anche perché queste macchine, dovete pensare, non è che fossero pensate per la sicurezza del lavoro. Erano anche le prime, e incidenti erano frequenti. E poi lavoravano, purtroppo, sia le donne che i bambini. Bambini che venivano prelevati anche dagli orfanotrofi, molto spesso, quindi bambini senza genitori, per essere sfruttati come forza lavoro. Non so quanti di voi abbiano letto, conoscano la storia di Oliver Twist, che è tratta da questo romanzo di Dickens. Ecco, di questo autore inglese, e ambienta le sue storie proprio a Londra, proprio in questi contesti di nuove industrie, nuove fabbriche, e purtroppo operai che vivono in condizioni poverissime. Oliver Twist è proprio questo orfano che, prelevato in un orfanotrofio, per essere costretto a lavorare in una fabbrica. Poi da lì inizierà tutta la sua storia.

Naturalmente, questo spostamento di masse di persone dalle campagne alle città crea, fa sì che si sviluppino nuove città industriali. Recitiamo di nuovo Manchester, perché appunto qui che sorsero i primi grandi quartieri operai. In pratica, le città si ampliano e a volte nascono vere e proprie nuove città intorno a fabbriche, proprio perché è necessario costruire edifici che ospitano gli operai. Le prime fabbriche addirittura avevano dei dormitori, dove i lavoratori restavano per il tempo in cui non lavoravano. Quindi, pensate anche alla durezza di queste vite: lavoro e dormitorio nello stesso luogo, situazioni veramente estreme. Però, ecco, dovete pensare che questi quartieri operai sorgono in maniera anche abbastanza spontanea, quindi senza una pianificazione e senza un'organizzazione, e sono quartieri molto squallidi, dove l'aria, spesso, vedete qua, questa è un'illustrazione, tra l'altro, tratta proprio da Dickens, da una edizione del romanzo Oliver Twist, e per cui vedete nella vicinanza qui c'è una locomotiva, ma in altre vediamo delle fabbriche, la vicinanza alle emissioni del vapore crea aria veramente irrespirabile, quindi situazioni di grande povertà.

Ecco, anche qui i profili delle città, quindi, iniziano cambiati. Spuntano le ciminiere, che sono appunto il simbolo di queste nuove fabbriche. Queste stampe contemporanee sono molto utili perché sono un nuovo testimonianza, come se fossero le fotografie dell'epoca, di come il paesaggio inglese, perché siamo solo in Inghilterra, non dimenticatelo, comincia a cambiare.

E qui chiudo, appunto, con l'ultimo paragrafo della pagina. Operai, borghesi, artigiani. Ecco, ricordatevi molto bene questo, soprattutto i primi due nomi: operai e borghesi. Perché il grande cambiamento nella società con la rivoluzione industriale è proprio questo cambiamento sociale, per cui nasce la classe operaia, ma non si può dire che proprio nasca, diciamo, cambia e prende un'importanza fondamentale la borghesia. La nuova borghesia. Borghesia, di borghesia ne abbiamo parlato fin dal Medioevo, se ricordate, i mercanti, artigiani, notai, giudici, c'era la ricca borghesia e la borghesia media. E comunque quel gruppo sociale che non è costituito né da contadini, né da nobili. Ecco, questa è la borghesia. Ma adesso la borghesia diventa una borghesia industriale, cioè i borghesi sono imprenditori, sono gli operai padroni delle fabbriche, coloro che hanno investito i propri soldi, il capitale, ricordatevi questo nome che abbiamo visto nella persona in direzione, e hanno creato fabbriche dalle quali ricavano grande guadagno. E naturalmente, il testo vi ricorda gli artigiani per un'importanza, questo perché si è molto dei loro prodotti vengono realizzati nelle fabbriche in quantità molto maggiori, nella fabbrica, un bel vantaggio, ovviamente, perché con le macchine si produce di più, in tempi minori. Non dovete pensare che la classe artigiana scompaia, perde però il ruolo fondamentale che aveva avuto fino a quel momento. Mentre della condizione operaia, come abbiamo visto, fino all'avanzata Ottocento e oltre, non vedremo miglioramenti nelle condizioni di vita.

Ecco, spero che possiate studiare e riflettere con chiarezza su questi argomenti. Per il momento vi saluto. Ciao.