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Questo sarà un video un po' più lungo perché vorrei trattare un argomento ricorrente nelle lettere che sto ricevendo. Infatti, leggerò diversi estratti e darò una risposta cumulativa: la difficoltà di trovare una relazione in cui crescere, la difficoltà nel mondo odierno del dating, ossia degli appuntamenti.
Nel mondo di oggi trovo difficile instaurare nuove conoscenze. Grido: "Tornano!" È un mondo chiuso, fatto di modelli "acquisto, non appartieni, sei out". Tu, tu e social app virtuale. Per di più, quando capita l'occasione di conoscere una ragazza, trovo che non si riesca mai a raggiungere una vera profondità. Magari pretendo troppo.
Io mi trovo spaesato, depresso. Nicola, puoi ancora? Mi sono reso conto del fatto che non sono nato da nessuno. Non è la solitudine che mi fa soffrire, ma la mancanza di amore. Ho cercato di darmi delle spiegazioni, però non ci ho cavato nulla. Non sono brutto, non sono stupido, non mi ritengo nemmeno banale. Quindi, perché? Qual è la mia colpa? Mi sento fuori epoca. Emanuele, quindi eterosessuali, omosessuali, con lo stesso problema. Questo grande amore che ci era stato promesso, dove?
Vorrei iniziare ad analizzare i fattori che si devono sommare per poter parlare di una relazione, di una relazione appagante. Perché io non credo che ci sia chiaro culturalmente quanto sia complesso.
La prima componente è l'attrazione fisica, è la sessualità, il contatto, le coccole. È l'attrazione, quella cosa che proprio ti fa venir voglia di mettere le mani addosso alla persona, la voglia di baciare, quell'emozione che senti anche quando semplicemente ne guardi una foto. Per me, il sesso sono le fondamenta di una relazione. Notare che una relazione che è fatta solo di sesso è quindi a livello terra, non c'è niente sopra. Ma fatto sta che quelle sono le fondamenta, e lo slancio iniziale. E poi, anche finito l'innamoramento iniziale, comunque nel letto, nella fisicità, nelle coccole ci si ritrova. Già che l'attrazione fisica sia ricambiata è tutt'altro che scontato, è già una fortuna. Quello mandiamo avanti.
C'è poi l'intesa intellettuale, l'affinità. È quella che ci unisce, ad esempio, nei rapporti d'amicizia. Il dialogo, quella voglia di scoprirsi e di scoprire l'altro. Altra, le passioni, gli interessi in comune. È tutto ciò che è fuori dal letto. E già trovare una persona con cui avere questo dialogo che proprio scorre come un fiume e una forte attrazione fisica ricambiata è già molto improbabile. Ma andiamo avanti.
C'è poi l'impegno, la determinazione a portare avanti insieme un progetto di vita. Poi questi fattori si possono bilanciare tra di loro. Anzi, credo che tutte le relazioni abbiano, diciamo, un angolo debole, però gli altri due devono essere fortissimi per bilanciare. Ma non è finita. Perché si possono avere tutte queste affinità, si può essere ricambiati, ma a volte non si è nello stesso momento della vita. L'altra persona non è nel momento giusto, ha appena concluso una relazione, sta vivendo un profondo momento di cambiamento, per cui non ha le energie mentali, la presenza per concentrarsi su di un'altra persona. O ancora, l'altra persona magari non ha la giusta maturità emotiva. È inutile cercare una persona priva di problemi. Buona fortuna. Quello che vogliamo è una persona che lotta per risolvere i suoi problemi. La maturità è anche questo, ed è tutt'altro che scontata.
Insomma, che tutti questi fattori si sommino e al momento giusto è molto improbabile. Capita poche, poche volte nella vita. Una, due a qualcuno, mai. E tutto questo va contestualizzato nel momento storico, concorre all'attuale scenario, appunto, del dating, del mondo degli appuntamenti, che risente tantissimo di questo problema generazionale dell'empai. Talmente se n'è parlato tanto, ossia che a intere generazioni, così come è stato promesso che avranno una carriera da sogno, e ora si stanno scontrando con mercati recessioni, finendo proprio con la faccia sul marciapiede. È anche stato promesso un grandissimo innamoramento, tante storie d'amore. Le hanno tutti queste meravigliose storie d'amore. Spettano anche mentalmente. Questo ne ho diritto. Al punto che se poi non mi viene garantito, io mi arrabbio.
Nella cultura poi social, in cui tutto è a portata di click, ecco che si verificano due dinamiche molto discusse, come quella dell'orbiting e dal ghosting. Orbiting consiste nel tenere, appunto, nella propria orbita le persone nei confronti delle quali non si è realmente interessati ad impegnarsi, perché si è comunque sempre alla ricerca di qualcosa di più, qualcosa di meglio. Orbiting in concreto vuol dire: "Ci vediamo venerdì prossimo?" "Direi di sì, ma ti do conferma." Non ti dà conferma. "Ciao!" "Allora, questa sera ci vediamo?" "Scusa, alla fine ho avuto un problema, possiamo fare settimana prossima?" "Ciao." "Settimana prossima?" "Ciao." "Ci vediamo martedì?" "Direi di sì, però ti do conferma." Insomma, avete capito. Si tiene la persona presente, ma senza mai realmente avvicinarsi.
E il ghosting, invece, è una metodologia ormai molto comune di chiusura dei rapporti, ossia quando non c'è più interesse. Dato che il rapporto magari si è sviluppato su piattaforme social, smetto di rispondere ai messaggi, basta, scompaiono nel nulla. Quindi, spesso questi comportamenti sono facilmente interpretabili: orbiting, credo di poter avere di meglio di te. Ghosting, ho trovato di meglio di te.
Allora ragazzi, io vi ho fatto questo sconfortante preambolo per riconoscere l'esistenza di cause esterne ai vostri problemi, alla frustrazione che state patendo. È importante farlo per via del bias di attribuzione, di cui soffriamo tutti, ossia è una distorsione nella percezione della realtà data dalla naturale conformazione della nostra mente, per cui i nostri problemi hanno sempre cause esterne, i problemi degli altri hanno cause interne. E proprio nella nostra reazione istintiva, se sbagliamo qualcosa sul lavoro, "a, quel giorno ero stanco, a me l'hanno detto all'ultimo, avevo poco tempo, non mi hanno passato tutte le informazioni." Se sbaglia qualcun altro, "è distratto, è ignorante, è stupido, è incapace." La causa sempre interna. La causa dei nostri errori è esterna, il più delle volte. È dominata, invece, un problema, sia a cause esterne che cause interne.
Quindi, ammesse le cause esterne, adesso però parliamo un po' delle ipotetiche cause interne. Un concetto su cui insisto sempre molto è che un adulto non ha il diritto di essere amato. Avete sentito bene. Un adulto ha il diritto di amare, deve avere questo diritto, ma non ha il diritto di essere amato, perché ne conseguirebbe che gli altri abbiano il dovere di amarlo. Capite il problema? Un bambino ha il diritto di essere amato dai suoi genitori o da chi gli fa da genitore. Un adulto non ha questo diritto. Per un adulto, essere amato è un privilegio. E guai, guai a convincersi che la propria infelicità deriva dall'assenza di un privilegio. Nella nostra società, lo facciamo tantissimo.
Io ho cercato di farvi capire quanto sia improbabile, quanto sia raro nella vita incontrare una persona con cui davvero iniziare una relazione appagante, in cui crescere. Quindi, vi chiedo: ha senso arrivare a stare male perché non si vince la lotteria? Io, nelle vostre parole, con cui empatizza profondamente da persona che per tanto tempo nel suo vuoto è andata a cercare l'amore, io ci leggo una: "Dove quest'amore che mi spetta?" Ma il fatto che non mi spetta. Poi, io vi auguro questa fortuna, vi auguro che qualcuno vi accordi questo privilegio.
E per non eludere la domanda su cosa poter fare, vi dico questo: io vi ho parlato di tendenze generali, le dinamiche di cambiamenti culturali, ma fatto sta che ognuno è diverso. Questi sono due approcci nella visione della realtà in opposizione ma complementari, ossia da un lato è necessario guardare alla massa, guardare al disegno generale, guardare ai movimenti. Dall'altro, però, bisogna guardare il singolo. Se si fa solo la prima cosa, si generalizza. Se si guarda solo la seconda, non si capiscono i cambiamenti culturali. Tendenzialmente, ognuno di noi è più portato a un approccio rispetto all'altro. Fatto sta che servono entrambi. È il cosiddetto pensiero complesso, che è l'unico che dà la speranza di riuscire a capirci qualcosina nel mondo.
Quindi, ragazzi, fidatevi che non siete i soli. Non siete voi contro la massa, contro il resto del mondo. Tante altre persone come voi hanno voglia di impegnarsi, hanno voglia di crescere, hanno voglia di innamorarsi. Si tratta appunto di trovarsi, di avere fiducia che in questo magma di possibilità terrificanti, in cui le nostre vite sono immerse, ogni tanto qualcuno volge a nostro favore. E sul come trovarsi, purtroppo il periodo è infausto, ma di fatto vi consiglio: lasciar perdere, limitare l'uso delle app, frequentare dal vivo e cercare un terreno comune, un'associazione, un'attività sportiva, fare attivismo, insomma, quell'elemento comune che sia una causa, un'appartenenza o un hobby su cui costruire dei rapporti umani. E chissà che in questi gruppi, oltre alle occasioni romantiche, non troviate nell'amicizia quell'amore di cui avete tanto bisogno.
Guantino saluta.
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