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Il dopoguerra della Prima guerra mondiale

scrip59:56

Transcription

Abbiamo da poco finito di raccontare gli eventi della Prima Guerra Mondiale, una guerra chiaramente molto lunga, molto frastagliata, con diversi fronti, diverse dinamiche e molti, molti, molti morti. Oggi iniziamo a concentrarci sugli effetti di questa guerra. Abbiamo già visto come si concluse, quali furono i trattati, quali furono le prime conseguenze dal punto di vista economico e sociale e, soprattutto, territoriale. Ma oggi approfondiamo la questione perché vediamo cosa accade nel resto del 1918, nel 1919, nel 1920, cioè nei mesi e negli anni successivi alla conclusione di questa guerra.

In questo primo video staremo un po' sui generis. Presenteremo velocemente la situazione economica e sociale in Europa e nel mondo, ma nei prossimi video ci concentreremo sulla Germania e sulla Russia, dove i sommovimenti sono parecchi, e poi infine parleremo anche dell'Italia in un video apposito. Per oggi, ripeto, parliamo del dopoguerra in generale in Europa. Andiamo a cominciare.

[Musica] [Applauso] [Musica]

Non si può dire, come al solito, puntuale con la tazza, differenza ovviamente, è Batman, presentare appello e quindi tutti i nostri riti scaramantici per iniziare la lezione. Li abbiamo fatti. Se siete qui per la prima volta, io sono Andrea Ferretti, sono un professore di storia e filosofia delle superiori. Insegna in un liceo scientifico in provincia di Rovigo e in questa, in questo canale YouTube, imposto periodicamente delle video lezioni di storia o di filosofia, a volte anche di educazione civica, che seguono poi il programma che faccio a scuola. In effetti, questi video nascono come supporto al a quello che faccio a scuola, le lezioni che tengo in classe, per poter vedere ed ascoltare i concetti, oppure per l'aria a distanza, quando purtroppo ce n'è bisogno. In questo momento di Covid, ce ne sono spesso, purtroppo, bisogna. Però, appunto, queste lezioni pensate primariamente per gli studenti delle superiori, vedo dai commenti, dalle cose che mi arrivano, che possono essere utili anche per studenti universitari, ovviamente, che devono magari ripassare questi argomenti, per appassionati curiosi e quindi il range si amplia. Ovviamente, oggi è una lezione di storia e, come vi dicevo, una lezione di storia contemporanea, perché ci concentriamo sul primo dopoguerra, su quello che accade dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, sulla panoramica, oserei dire, che vorrei fare sull'Europa di quegli anni, del 1918, 1919 e circa 1920.

Allora, in primo luogo, cosa bisogna dire? Come è finita la guerra? La guerra è finita con dei vincitori e dei vinti. Sicuramente hanno vinto le potenze dell'Intesa, hanno vinto la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Italia. E hanno perso gli Imperi Centrali, ci hanno perso la Germania e l'Impero Austro-Ungarico, che ormai è stato smembrato in Austria, Ungheria e Cecoslovacchia, eccetera, eccetera, eccetera. Certo, tutto vero, però in realtà hanno perso un po' tutti, potremmo dire. Perché, contrariamente a quanto si può pensare guardando così l'esito della guerra in sé, Francia, Regno Unito, Italia non è che uscirono poi così bene dalla guerra. Anzi, uscirono davvero sulle ginocchia, distrutti dal punto di vista psicologico e in buona parte anche dal punto di vista economico, quasi quanto distrutti erano l'Impero Austro-Ungarico, l'Impero Ottomano e la Germania. Non c'erano queste differenze così abissali. Certo, in Germania lo schianto fu più forte, nell'Impero Austro-Ungarico anche. Però, onestamente, se avessimo guardato all'economia inglese, all'economia francese, all'economia italiana e agli equilibri di potere di questi paesi, ci saremmo resi conto all'epoca che sembravano più degli sconfitti che dei vincitori.

Perché? Perché i paesi, gli stati, si erano indebitati enormemente durante la guerra. Avevano dato, usato ogni risorsa per vincere questa guerra, per combattere questa guerra. Ogni risorsa economica e industriale, e avevano dato fondo anche alle riserve di uomini. Moltissimi uomini erano morti, ancora di più erano rimasti mutilati, erano tornati dalla guerra feriti o senza una gamba, senza un braccio, senza un occhio. E quindi, per certi versi, in difficoltà a riprendere la vita normale. Questo sarà una costante di praticamente tutti i paesi europei. Non c'è tutta 'sta gran differenza tra vincitori e vinti a livello sociale, intendo. A livello di territori, quello sì, chiaro, lì ci sono le differenze. Ma a livello sociale, per come la popolazione percepisce questo dopoguerra, è una situazione drammatica per tutti. Davvero, con un'unica eccezione. C'è un unico paese che tutto sommato esce davvero vincitore, anche moralmente, anche economicamente, anche socialmente. Questo unico vero grande vincitore sono gli Stati Uniti.

Perché durante la guerra tutti i paesi europei si erano, vedete, indebitati in vari modi. Avevano, ad esempio, stampato cartamoneta, avevano, ad esempio, chiesto prestiti alla popolazione, ma anche a loro, chiesto prestiti ad altre potenze. E soprattutto le potenze dell'Intesa, l'Inghilterra, la Francia, in parte anche l'Italia, hanno chiesto aiuti economici agli Stati Uniti. Quindi gli Stati Uniti, che avevano combattuto lontano dal proprio territorio, perché erano arrivate a combattere in Europa, avevano combattuto anche abbastanza poco, perché erano arrivati solo nell'ultimo anno di guerra, in pratica, escono davvero vincitori. Perché hanno speso poco, hanno anche consumato poche vite umane, tutto sommato, in proporzione, e hanno ottenuto grandi vantaggi. Perché la loro economia cresce, la loro economia adesso è creditrice nei confronti di tutti i paesi europei, è davvero, ottiene un grande slancio. Si può dire che già in questo dopoguerra, la prima e la seconda guerra mondiale, possiamo assistere davvero a un vero e proprio rovesciamento della leadership economica del mondo. Fino alla Prima Guerra Mondiale, il paese guida era il Regno Unito. Il Regno Unito, con la sua sterlina, era stato davvero la potenza più forte economicamente. Non a caso, la Germania, quando entra in guerra, tra le varie motivazioni, c'è anche il tentativo di scalzare il Regno Unito, di rubarle il primato, di abbassarne le pretese. Non è l'Inghilterra, aveva un grandissimo impero coloniale, eccetera, eccetera, eccetera. Ma l'Inghilterra esce talmente spossata, talmente indebolita dalla guerra, e gli Stati Uniti talmente rafforzati che effettivamente in questi anni '20, '30, si assiste a un rovesciamento. Perché gli Stati Uniti diventeranno potenza guida. Poi ci sarà la crisi di Wall Street, ci sarà anche per gli Stati Uniti, ci saranno dei problemi, ne parleremo a suo tempo. Ma effettivamente, all'alba della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti saranno molto più avanti, molto più forti economicamente, industrialmente dell'Inghilterra. E ormai si saranno avvicendate queste due potenze. Però questo cambiamento di ruoli parte di qui, parte dagli esiti della Prima Guerra Mondiale. Quindi, sicuramente tanti paesi in difficoltà, uno molto meno degli altri, e questo uno sono gli Stati Uniti.

Poi, vi dicevo, però, che durante la guerra questi stati si sono enormemente indebitati. Perché? Perché gli stati devono comprare armi continuamente, perché è una guerra davvero che consuma le armi e le munizioni degli eserciti e quindi c'è bisogno di grandi rifornimenti, deve mantenere sempre più uomini al fronte. Insomma, gli stati hanno bisogno di tanti fondi. Un pochino negli Stati Uniti, un po' chiedono alla popolazione con i cosiddetti prestiti di guerra, che tutti gli stati emanano, ma poi anche per sopperire all'esigenza di denaro, molti stati, Italia compresa, ma un po' tutte le potenze, iniziano anche a stampare carta moneta, cioè a coniare nuovo denaro circolante, a immettere nel sistema un nuovo denaro circolante in più rispetto a quello che c'era prima. Stampando soldi, si possono avere soldi per comprare armi e munizioni, viveri per i soldati e così via. Ovviamente, però, stampare carta moneta non è una cosa priva di rischi. Se no, lo farebbero tutti. Se tutti potessero risolvere problemi economici stampando moneta, sarebbe una pacchia per tutti, ma non è così. Perché secondo la legge della domanda e dell'offerta, è una conseguenza di questa legge, anzi, in descrizione vi linko un video che ho fatto appositamente su questo per spiegarvi questo concetto, se adesso non vi è molto chiaro, guardatevelo. Secondo la legge della domanda e dell'offerta, quando uno stato stampa moneta in più, quindi aumenta la quantità di denaro circolante, il valore del denaro tende a calare, cioè si genera, si dice così in economia, si genera inflazione, che vuol dire perdita del valore del denaro.

Cosa significa? Significa che se prima per comprare un'automobile servivano 10.000 euro, con gli euro di oggi, per dare i prezzi di oggi, ci sia molta inflazione, tra un anno per comprare quella stessa automobile non serviranno più 10.000 euro, ma ne serviranno 12.000, 13.000. Perché questo? Perché il valore del denaro, quello reale, decresce, cala. Quindi la macchina vale sempre X, ma il denaro necessario per trovare quella macchina, prima ne bastavano 10.000, adesso ne servono un po' di più perché il valore del denaro si è abbassato e quindi ne servono 12.000. L'inflazione che è fatto, quindi, falsare i prezzi, ovviamente i prezzi di tutti i beni. Le automobili, per carità, ma anche del pane, dei viveri, non so, delle biciclette, delle munizioni, delle armi, tendono a salire. Ora, questo ha degli effetti negativi su un'economia, soprattutto se l'inflazione dura per molto tempo e se è un'inflazione molto forte. Effettivamente, questa politica di stampare carta moneta, di spendere tanto, aveva creato una grande inflazione in tutti i paesi d'Europa. L'inflazione veramente galoppante. Vedremo che in sette paesi diventerà fuori controllo in Germania e soprattutto supererà ogni limite. E questo è un problema, soprattutto per la popolazione, perché il costo della vita cresce. Se cresce il prezzo del pane, se cresce il prezzo delle biciclette, se cresce il prezzo delle case, degli affitti, eccetera, le famiglie iniziano a far fatica ad arrivare alla fine del mese, perché tutte le spese tendono a crescere. Un operaio, magari, prende sempre quello stipendio che aveva prima, ma con quello stipendio nel 1914 si pagava l'affitto, il pane, il vitto, l'alloggio, tutto. Nel 1918, magari, con quello stesso stipendio non riesce più a pagare tutte queste cose, perché i prezzi si sono alzati e quindi fa fatica. In più, a far fatica sono anche quei cittadini che hanno da parte dei soldi in banca, perché se io metto da parte dei soldi, oppure più che manca, non nascondo sotto il materasso, ovviamente, mettiamo che abbia risparmiato tutta la vita e abbia messo da parte 50.000 euro, uso sempre gli euro, anche se all'epoca c'erano le lire, i marchi, i franchi, le sterline, non c'erano gli euro, per farvi capire, per usare un linguaggio più comune a voi. Ci avete da parte 50.000 euro, li metto sotto il materasso, nascosti in casa, e nel 1914 con 50.000 euro ci posso comprare, non lo so, una Mercedes. Nel 1918, con quei soldi, se c'è stata inflazione, non ci posso più comprare una Mercedes, ci posso comprare solo una Fiat, magari. E si aspetta ancora, se l'inflazione continua a crescere, crescere ancora più veloce, magari non riescono più a comprarci neanche una casa. Cioè, i risparmi perdono valore. Questo è l'effetto. I depositi nelle banche perdono valore, il potere d'acquisto dei depositi, dei risparmi, cala. Ci si può comprare meno. Roma, quindi, l'inflazione è dannosa, soprattutto per quelle fasce della popolazione, si dice, a reddito fisso, che hanno lo stipendio fisso, stipendio X. Prima con X compravo tutte ste cose, adesso ne compro meno. O un danno anche per quelle classi sociali che risparmiano, tipo la piccola borghesia, la media borghesia, che mette da parte qualche soldo, e però se si vede erodere il potere d'acquisto di questi soldi, si vede che con questi soldi non riesce più a comprare quello che comprava prima, chiaramente si arrabbia.

Ora, questo meccanismo dell'inflazione coinvolge davvero tutti i paesi europei: l'Inghilterra, la Francia, l'Italia, la Germania, l'Austria, eccetera. La Russia, in alcuni casi più gravemente, lo vedremo, in altri casi magari non era un pochino più lieve, ma comunque significativa. Ora, come reagiscono gli stati europei a questa situazione che è grave? Ovviamente, gli stati sono indebitati, c'è l'inflazione, l'economia va male, va molto male. Allora gli stati decidono, più o meno tutti, di proseguire con la linea inaugurata durante la Prima Guerra Mondiale. Durante la Prima Guerra Mondiale, gli stati in economia sono diventati estremamente interventisti. Cioè, cosa vuol dire? Che se prima della guerra gli stati avevano lasciato relativamente libera l'economia di proliferare, gli industriali di fare i loro affari, eccetera, con la guerra gli stati avevano iniziato a dirigere in maniera molto capillare la stessa economia, perché sostenevano l'industria, perché avevano comprato dall'industria le merci, le munizioni, le armi, le macchine, tutto quello che serviva per la guerra, e chiedevano prestiti, e guidavano le banche, e insomma, intervenivano costantemente sotto ogni aspetto, perché la guerra era talmente impegnativa che lo stato aveva bisogno di, diciamo così, asservire tutta l'economia del paese agli interessi statali. Ora, sarebbe stato lecito aspettarsi che alla fine della guerra lo stato non avrebbe fatto marcia indietro, si sarebbe poi disinteressata dell'economia, sarebbe tornata al metodo precedente, cioè a un'economia relativamente libera. In realtà, questo non avviene. Lo stato continua ad avere un atteggiamento fortemente interventista, cercare di guidare le scelte economiche dei vari paesi, perché? Perché questa, questa inflazione che bisogna in qualche modo controllare, e lo stato vuole intervenire su questa. Perché c'è da fare una difficilissima riconversione industriale. Cosa vuol dire? Questa è una cosa importante che si vede spesso alla fine, alla fine delle guerre moderne. E durante la guerra, tutte le fabbriche e una maggior parte delle fabbriche erano state riconvertite agli interessi militari. Cosa vuol dire? Certo, c'erano delle fabbriche di armi, quelle hanno continuato a lavorare come lavoravano prima, hanno continuato a lavorare anche dopo. Ma ad esempio, pensiamo alla Fiat. La Fiat prima della guerra faceva automobili per i privati, per le persone, per le famiglie, perché quelli erano quelli che compravano le automobili. Con la guerra, la Fiat ha dovuto convertire a produrre auto soprattutto per l'esercito, perché era, cioè l'esercito che compra. Le famiglie per il momento non contano più perché hanno troppe spese. Invece l'esercito ha bisogno di mezzi, ha bisogno di camion, ha bisogno di vetture per i militari. Quindi la Fiat ha cambiato la sua produzione, ha abbandonato i modelli per famiglie, diciamo, li ha sospesi, è iniziata a produrre modelli più destinati maggiormente destinati all'esercito, alla Croce Rossa o a chi per loro, capite? Ma questa fotografia, questo fatto, ad esempio, anche l'industria chimica. Se prima un'industria chimica, che so, produceva vernici, quindi coloranti, colori, eccetera, e adesso c'è bisogno di vernici perché tutto questo viene messo da parte, c'è bisogno invece che le nostre chimiche producano gas, perché abbiamo detto che nella Prima Guerra Mondiale si usano anche le armi chimiche, cioè il gas. E quindi un'industria che fino al 1914-1915 produceva la vernice è dovuta cambiare la sua produzione e cambiare i macchinari e anche a volte, no, mettere da parte le vecchie macchine usate, produrre vernici che non servono più e comprare o varare nuove macchine che producono bombole con i gas, capite? Quelli delle bombe a gas, in qualche modo, quelle che si facevano sul campo di battaglia. Idem altri settori. Si produceva vestiti, che prima produceva vestiti per i privati, per la cittadinanza, dopo si è messa a produrre vestiti per l'esercito e quindi divise, e ha dovuto cambiare stile, che so, materie prime da usare, macchine che vengono usate, all'autore impostare tutto il lavoro. Adesso che la guerra è finita, bisogna tornare a produrre quello che si produceva prima della guerra, perché non ha più senso adesso continuare a produrre migliaia e migliaia di divise ogni settimana, oppure migliaia e migliaia di camion della Croce Rossa ogni mese. Non servono più, ne servono molti meno. E quindi bisogna ritornare a produrre quello che si produceva prima. Ma per fare questo, chiaramente, servono grandi investimenti, perché bisogna, vuol dire, smantellare le vecchie macchine e comprarle le nuove, o rimettere in funzione quelle vecchie. Servono soldi per farlo. E quindi lo stato aiuta le fabbriche e sostiene le fabbriche in questa riconversione, cioè finanzia il duro lavoro, i due investimenti che servono per ritornare a rimettere in funzione le vecchie fabbriche.

Quindi, prima cosa: bisogna, ripeto, come dicevo prima, intervenire a sostenere, lo stato sostenere le fabbriche nella loro riconversione industriale. Bisogna frenare l'inflazione, sembra una cosa che ho detto. Terza cosa: ci sono anche, vero, che in un sacco di mutilati, cioè c'è un sacco di gente che torna dalla guerra senza un braccio, senza una gamba, senza un occhio, il resto diventa abbastanza inabile al lavoro, non può più lavorare. Sta gente, oppure vuoi fare il lavoro che faceva prima, i contadini, gli operai che lavoravano con la forza delle braccia, se sono infermi, se non hanno una gamba, non possono più fare quel lavoro. E poi ci sono i morti. Anche bisogna, in un certo senso, sostenere le famiglie che hanno perso i capifamiglia, che mantiene le donne, i figli che sono rimaste vedove e orfani del caduto di guerra. Siamo allo stato si impegna anche qui a, con grandi costi, a sostenere le famiglie che hanno avuto dei danni economici rilevanti. Quindi pensioni di guerra, quindi i risarcimenti, cose di questo genere. Ma pensate che sono morte centinaia di migliaia di persone, sono ferite centinaia di migliaia di persone, non sono mille persone, sono tantissimi. E quindi pensioni di guerra, enti che si occupano dei mutilati, enti che si occupano dei caduti e delle famiglie dei caduti. E quindi spesa, e quindi lo stato di nuovo deve intervenire capillarmente, deve avere davvero in mano tutta l'economia.

In più, c'è un ulteriore fattore molto rilevante, che però è quasi indotto dalla situazione generale. Gli stati tengono ancora in mano il pallino della situazione, perché introducono di nuovo dei pesanti dazi doganali. Se vi ricordate, quando abbiamo parlato verso la fine della guerra dei 14 punti di Wilson, il presidente americano che entrava in guerra e aveva già in mente come ridisegnare il mondo dopo la guerra, tra questi 14 punti di Wilson, il presidente aveva anche sottolineato l'importanza del dopoguerra dei garanti del libero scambio, cioè di tenere aperte le frontiere e far circolare le merci, perché secondo lui la guerra si era originata proprio dal protezionismo. Era stata la crisi alla fine dell'Ottocento, se lo ricordate, tutti i paesi avevano alzato i dazi doganali e questo aveva spinto i paesi a espandere i propri mercati, a conquistare terre in Africa, e soprattutto a rivaleggiare gli uni con gli altri. Così facendo si erano create forti rivalità, forti odi reciproci, e questo aveva portato allo scoppio della guerra. Ora, questo diceva, se noi invece apriamo le frontiere alle merci, facciamo circolare le merci, veramente ci sarà benessere per tutti e quelle chiusure, quei limiti, quegli odi reciproci verranno messi da parte. Ora, questo progetto, questo ministro, viene subito disatteso, perché proprio per questa crisi economica fortissima, inflazione, eccetera, gli stati preferiscono mantenere dazi doganali molto alti. C'è si continua con il protezionismo, anzi, per certi versi, lo si inasprisce ulteriormente, perché? Perché c'è questa crisi, bisogna sostenere l'industria, proteggere il mercato interno dai concorrenti stranieri. Questo primo fattore. Ma poi anche quei paesi che vorrebbero riprendere a commerciale si trovano in gravi difficoltà, non riescono a farcela. Dovete tenere presente che, ad esempio, un grande paese liberista che commerciava da secoli con pochi o nulli dazi doganali era il Regno Unito. Ma il Regno Unito adesso, anche volendo, non riesce a commerciare più di tanto con l'estero. Un po' perché la sua industria è davvero in difficoltà, non ha tutte ste merci da esportare, un po' perché nei traffici che la Gran Bretagna aveva sempre mantenuto, si sia introdotto qualcun altro. Cioè, praticamente le potenze europee impegnate nella guerra, durante la guerra, hanno perso alcune rotte commerciali perché non troppo impegnate sul continente europeo. E in quelle rotte commerciali che sono state trascurate dall'Inghilterra, dalla Francia, dalle altre potenze europee, si sono introdotte nuove potenze extra-europee, cioè gli Stati Uniti e il Giappone. Stati Uniti e Giappone, che hanno sì combattuto, ma sempre un po' ai margini, senza patire sul proprio territorio i danni della guerra, hanno riuscito a prendere il posto di Inghilterra, Francia, Olanda, chi volete voi, e prendere possesso di queste rotte commerciali. Quindi adesso anche l'Inghilterra, se volesse davvero rimettersi in riga, farebbe fatica, perché si troverebbe la concorrenza degli americani, che sono usciti molto meglio dalla guerra e che riescono a riportare molto, molto meglio. Quindi anche questo, questo tentativo di benessere collettivo, questo sogno, direi, di benessere collettivo vagheggiato da Wilson, tramonta praticamente subito. E quindi siamo stati davvero molto, molto presenti a guidare l'economia dei loro paesi, ovviamente.

Quindi, cambiamo l'economia, o comunque si inasprisce ancora una tendenza che era già emersa durante la guerra, ma cambiamo anche la vita delle popolazioni. Cambiò la società. La guerra aveva accelerato alcuni cambiamenti che erano già in atto, ma che la guerra rese decisamente più rapidi. Troviamo pensare come, infatti, fu condotta la guerra. Al fronte andavano, ve l'ho già detto durante i video sulla Prima Guerra Mondiale, ma ve lo ricordo, andavano soprattutto, ovviamente, gli uomini, senza ombra di dubbio. Le donne, al massimo, facevano da crocerossine. Andavano gli uomini, ma soprattutto la truppa, cioè il grosso degli eserciti era formato da contadini. Erano soprattutto i contadini a partire per il fronte, perché? Perché gli operai venivano preferibilmente lasciati a casa, perché c'era bisogno che le fabbriche continuassero a produrre, continuassero a macinare armi, munizioni e certa. Per chi è al fronte, quindi, generalmente, cioè, tornare a così netta la distinzione, ma per farvi capire: contadini in al fronte, operai in città a lavorare. Cosa accade? Cosa effetti sortisce questo, questa tendenza? Allora, intanto nelle campagne rimangono le donne, i bambini, e chi, ovviamente. Quindi è chiaro che c'è bisogno anche delle campagne, perché c'è bisogno di cibo per mantenere l'esercito, per mantenere la popolazione. Nelle campagne devono continuare a lavorare, ma le campagne vengono molto spesso affidate alla guida delle donne. Cioè, le matrone di campagna diventano per una volta capofamiglia. Fino a quando non erano stati gli uomini a guidare le famiglie di campagna da millenni, era così. Ma adesso che gli uomini erano al fronte, e furono le donne a prendere il loro posto e a sostenere sulle loro spalle il peso della fattoria, del lavoro nei campi, dell'allevamento, eccetera, certo, con l'aiuto dei figli, ovviamente, però riuscito a volte, i vecchi, ma loro erano davvero la guida. E questo fa sì che le donne iniziano a capire, a di poter fare a volte anche senza gli uomini, di di poter anche amministrare il lavoro e le finanze della propria famiglia, che non c'è per forza bisogno dell'uomo per far funzionare le cose. Le cose possono funzionare anche grazie alle donne. E questo è un aspetto molto rilevante.

Tenete presente poi che vi ho detto, è vero che i maschi di città, gli operai, rimangono in fabbrica, ma le fabbriche aumentano di molto la loro produzione, che lì c'è bisogno di nuovi lavoratori. I nuovi lavoratori vengono presi dalle donne. Una buona parte di donne, anche, lascia le campagne, si trasferisce in città per andare a lavorare in fabbrica. Avevamo visto le donne nelle fabbriche, magari a fine Settecento e nell'Ottocento, quando c'erano la prima rivoluzione industriale, queste storie a volte di che siano, ma perché le donne lavoravano in fabbrica? Perché lì si pagava meno e perché avevano le mani piccole per poter andare a mettere appunto le mani dentro alle macchine quando si rompevano, eccetera. Le donne venivano sfruttate, sostanzialmente. Però le donne non avevano mai avuto un ruolo veramente di primaria importanza nelle fabbriche. Una si iniziano ad averlo. Certo, rimangono anche gli uomini, non è di colpo una rivoluzione clamorosa, però, però alcune donne iniziano a spostarsi in città, a lavorare, avere un loro salario, uno stipendio, ed essere quindi autonome dal punto di vista salariale. Alcune lavorano in fabbrica, alcune lavorano anche negli uffici, perché anche la burocrazia ha bisogno di manodopera, e solo le donne sono disponibili in gran numero. E qui lavorano gli uffici, mettono impiegate, e lavorano nelle banche. Insomma, alcune donne non hanno ancora poteri decisionali, non hanno sono ancora le manager, le donne manager di alto livello, ovviamente, sono ancora nei ranghi piuttosto bassi. Però già avere uno stipendio, di avere una certa autonomia, introduce un nuovo modo di considerare la donna. Le stesse donne si rendono conto di avere delle capacità, di avere delle possibilità, e di altri volerle, in un certo senso, custodire gelosamente. Tanto è vero che alla fine della guerra, le donne che tanto si erano impegnate per sostenere lo sforzo bellico dei loro paesi, iniziano anche a chiedere i diritti. E soprattutto il diritto principale che chiedono è il diritto di voto.

Terra già stato nella fine Ottocento, inizio Novecento, un ampio movimento delle suffragette in Inghilterra, donne che chiedevano il diritto di voto, in parte in filosofia, queste cose le vediamo quando spiego R. Taylor, Mary Wollstonecraft e altre donne inglesi. Però i risultati sono stati, insomma, parziali fino a quel momento. La fine della Prima Guerra Mondiale, però, le donne iniziano finalmente a portare a casa i risultati veri. Nel 1918 arriva il diritto di voto alle donne in Inghilterra, ad esempio, che apre la strada ad altri, chiaramente, di questo tipo, sempre a stretto giro di posta. Nel 1919, l'anno dopo, viene concesso il diritto di voto alle donne in Germania, e nel 1920 arriva il diritto di voto alle donne negli Stati Uniti. Ce la vedete, alcuni dei paesi più importanti, più grossi in Europa, del mondo, iniziano a concedere il diritto di voto alle donne. Perché lo fanno? Perché le donne ormai hanno preso coscienza delle loro capacità, dei loro diritti, e vogliono anche, giustamente, che queste capacità, questi diritti si traducano in una loro nuova partecipazione alla vita politica. Vogliono votare, vogliono esprimere delle loro rappresentanti, e così via. L'Italia rimane un po' indietro a questo punto di vista, perché è vero che le donne hanno lavorato nelle campagne moltissimo e in parte anche nelle fabbriche, ma il diritto di voto alle donne non arriverà. Arriverà solo nel 1945, anzi '46. Sapete, è alla fine, alla sua guerra mondiale, quando il 2 giugno del '46 voteranno per l'Assemblea Costituente e il referendum monarchia-repubblica. Qualche mese prima voteranno le donne in Italia per le elezioni amministrative, però siamo sempre nel 1946, cioè quasi trent'anni dopo rispetto al 1918. In Italia rimane un po' indietro, anche perché poi tra poco vedremo che sorgerà il fascismo, che della donna un'immagine proprio qui: donna di famiglia, madre e moglie, non certo donna che si impegna in politica. Però prima o poi arriverà anche in Italia, un po' in ritardo, ma arriverà. Certo, il movimento, e questo è la tendenza, è questa. È l'Europa, le donne vogliono partecipare alla vita politica, si sono convinti di poterlo fare, e ora ottengono questo. Ovviamente, questo è un aspetto molto importante, ma chiaramente non sono solo le donne a chiedere qualcosa in cambio. Adesso, nei quattro, barra tre anni di guerra, seconda di quando si è incominciata, in Italia, tra gli altri paesi, quattro, tutta la popolazione si è impegnata in questa guerra. Avevo parlato di fronte interno, nel senso che si combatteva, certo, al fronte, ma si combatteva un po' anche nelle città, nelle campagne, lavorando forsennatamente, dando prestiti allo stato, soffrendo per la perdita dei mariti, dei dei fratelli, eccetera. Insomma, tutto il paese si era davvero molto impegnato, da sofferto per vincere, per arrivare alla vittoria. E ora queste classi che hanno sofferto, che hanno patito, che hanno lavorato tantissimo, vogliono avere qualcosa in cambio. Altro non è, se vi ricordate, i governi c'erano anche, diciamo, impegnati in parte per concedere qualcosa. Il governo italiano, ad esempio, la poca povertà aveva quasi promesso una riforma agraria. Ecco, queste classi sociali, per caso, i contadini, la classe degli operai, che si sono tanto impegnati, ora vogliono dei diritti nuovi. Anche perché dicono: "Abbiamo visto come quando sono arrivati gli americani, abbiamo visto come vivono gli americani. I mercati sono arrivati solo alla fine, ma arriva in Francia, arrivano qualcuno fino in Italia, e in guai per linee, e combatte in realtà con la Croce Rossa sui forti italiani. Insomma, abbiamo visto che gli americani hanno uno stile di vita molto migliore del nostro nel tempo libero. Allora anche noi, operai, contadini, vogliamo il tempo libero, vogliamo salario migliore, vogliamo dei diritti". E quindi in tutti i paesi si assiste davvero alle classi sociali più umili e alle donne, ma anche agli uomini, in questo caso, ci chiedono diversità, cambiamenti, nuove riforme importanti per il miglioramento delle condizioni di vita. Ovviamente, questo che vi ho appena detto, queste cose che vi ho appena letto, sono difficilmente conciliabili con quello che vi ho detto però all'inizio del video, perché la gente vuole nuovi diritti che possono essere diritto di voto alle donne, che chiaramente costa poco, ma diritti salariali, aumenti salariali, meno ore di lavoro, vogliono pensioni di guerra, pensioni di invalidità, vogliono tutte ste cose. Lo stato diretto si impegna anche a cercare di garantirle, ha fatto tante promesse, ma c'è la crisi economica, c'è il debito, c'è l'inflazione, e gli stati fanno davvero fatica a mantenere queste promesse che erano state fatte, forse anche in maniera eccessiva, per poter portare l'entusiasmo della popolazione a vincere la guerra. E adesso mantenere le promesse si è difficile, soprattutto quando c'è la crisi economica. Aumenti salariali, è difficile darli, perché bisognerebbe abbassare le tasse, non si farà abbassare le tasse se c'è già un debito pubblico così grande. Allo stesso tempo, come si fa, ad esempio, a dare tutte queste pensioni di guerra, pensioni di invalidità, tutti questi mutilati, sono centinaia di migliaia, sono 600, 500, 700, 800.000 persone con famiglia, mi fa dalla ogni mese una pensione, livello di tattoo. Queste persone, dove li troviamo i soldi? Che non ci sono neanche per pagare i debiti che già abbiamo. Questo è un problema che attanaglia tutti i paesi, non solo l'Italia, tutti i paesi. Tanto è vero che effettivamente la risposta alle richieste della popolazione sarà piuttosto misera. Le riforme, qualcuno arriverà, ma poca roba. Certo, il diritto di voto per le donne costa poco, lo si può concedere. Ma tutte le altre cose, quelle che costano, effettivamente vengono realizzate solo in minima parte. In Italia, ad esempio, non arriverà questa riforma agraria tanto sognata, arriverà parecchio dopo, non arriva. Arrivano anche qualche pensione di guerra, ma poca roba, meno di quanto la gente si aspettava, meno di quanto la gente sperava, ovviamente. E questo avviene in vari paesi. Questo creerà un grande malcontento. Le popolazioni al termine della guerra non saranno affatto soddisfatte. Diranno: "Abbiamo sofferto tantissimo, abbiamo perso i nostri cari, abbiamo faticato come dei forsennati per anni e anni e anni, perché ci promettevano le cose che adesso non ci danno". L'effetto di questo generale malcontento, di queste promesse mancate, sarà drammatico, perché la popolazione, diciamo, farà fatica ad adattarsi al nuovo stile di vita. Sarà fatica anche perché dovete considerare che chi ha combattuto al fronte si è abituato a uno stile di vita diverso da quello della pace. Si è combattuto al fronte, si è abituato a vedere morire la gente ogni giorno, a rischiare la propria vita ogni giorno, a soffrire e a provare anche emozioni fortissime. Si è abituato anche a vivere tutto in chiave violenta. Dopo aver passato tre, quattro anni a sparare, a evitare le bombe, i proiettili, gas, non sei più abituato a conversare amichevolmente con le persone, a discutere in un salotto bevendo il tè. Si è abituato a reagire con violenza, perché la violenza è diventato il modo in cui tu, si che sembra regolare il tuo mondo, in cui tu gestisce i conflitti, potremmo dire, no? Ora, chi tornano alla guerra, i reduci, mutilati, che ha fatto la guerra, fa fatica a ritornare allo stile di vita borghese, ripetitivo, abitudinario, ho fatto di piccoli convenevoli, di mentalità molto piccola, interessato all'utile, poco eroica. Molti di questi reduci rappresenteranno un problema, perché aggirando la violenta, perché chiederanno soldi, chiederanno diritti, ma era anche violenta. E c'è il cosiddetto fenomeno del reducismo, gente che fa fatica a tornare alla pace, abituati com'erano alla violenza. Daranno vita a manifestazioni di piazza per protesta molto violente. Noi avremo anche in Italia, sia movimenti di destra che di sinistra, dove la gente va con le pistole, inizia a sparare. Gli scioperi saranno molto più violenti di quanto non erano prima, perché? Perché purtroppo la violenza è entrato a far parte della vita di queste persone. Il malcontento è molto forte, ovviamente, i sacrifici sono stati molti, e quindi effettivamente la cosa rischia di sfuggire di mano. Non a caso, abbiamo si registrano in tutta Europa in questi anni, nel '18, '19, '20, un boom delle iscrizioni ai movimenti di massa. I partiti crescono enormemente, gli iscritti crescono, i sindacati crescono, i vari movimenti nascono associazioni di reduci, anche che fanno un sacco di iscritti. E chiaramente tutte queste organizzazioni di massa, partiti, sindacati, associazioni, poi vanno a manifestare quando vogliono qualcosa. E quando manifestano, non manifestano pacificamente in ordine, manifestano anche violentemente. Quindi abbiamo in tutta Europa manifestazioni di piazza molto forti, che fanno sembrare che la guerra sia finita solo fino a un certo punto. E la guerra non è finita, la guerra si sono spostati, si combatte per fronte, adesso si combatte nelle piazze, per certi versi. E questo avrà degli effetti anche negativi. In certi paesi si riuscirà poi a riassorbire questo fenomeno e si riuscirà a gestire meglio il malcontento, in parte soddisfarlo. In altri paesi non si riuscirà e gli esiti saranno a volte catastrofici, ovviamente.

I partiti socialisti, rafforzati da questo generale clima, rafforzati nelle iscrizioni, rafforzati dalle manifestazioni di piazza, iniziarono un po' dappertutto a ottenere buoni risultati elettorali. Alla fine della guerra, i partiti che più crescono sono i partiti socialisti, i partiti di sinistra in tutta Europa, perché? Perché appunto, la popolazione dice: "I partiti al governo non ci daranno quello che ci hanno promesso, allora abbiamo votare i partiti dell'opposizione". Il partito socialista è quasi sempre all'opposizione, in modo che loro, cattivi, chiederanno diritti e otterranno i nostri diritti. Ed effettivamente, i partiti socialisti, rafforzati da queste buone vittorie elettorali, iniziano a tenere un po' il varietà nell'Europa dei buoni risultati, grazie anche alla collaborazione che uscì da capi, che anche loro si vanno rafforzando. Ad esempio, in molti paesi, poco dopo la fine della guerra, si ottiene la riduzione dell'orario di lavoro. In generale, viene stabilito una giornata lavorativa di massimo otto ore. Prima si poteva lavorare anche 10, 11 ore al giorno, invece in molti paesi si raggiunge questo obiettivo: la giornata lavorativa di otto. Una cosa importante, un traguardo che in altri tempi sarebbe stato un grande successo e avrebbe accontentato gli operai. Ora non li accontenta, perché gli operai dicono: "Sì, bene, ma vogliamo di più. Bene, questo è il minimo che ci avevano promesso, ma adesso ci devono dare qualcos'altro, perché non basta questo". Quindi sono state sì, una riforma che, vista l'epoca, importante e grossa, la si era aspettato da molto tempo. In certi paesi, questa rischia di non bastare. Infatti, nei mesi successivi, tra il '19 e il '20, in tutta Europa, e soprattutto poi in certi paesi, dopo li vediamo, scoppiano insurrezioni. Cioè, i sindacati e i partiti socialisti, a volte guidano per le rivolte aperte che sembrano quasi presagire a una rivoluzione. Perché questo? Perché uno, non è più l'Europa del '14, è l'Europa del '18, '19. L'Europa che ha vissuto la guerra è sicuramente questo ha un peso. Ma due, c'è anche un esempio di rivoluzione riuscita in Russia nel '17. I partiti socialisti, anzi, il partito bolscevico, magna ancora, ha guidato una rivoluzione ed è nato uno stato nuovo, uno stato socialista che adesso si sta ancora definendo, c'è ancora la guerra civile, ma insomma, è un esempio per i socialisti europei. In Russia ce l'hanno fatta, e allora chi vieta di pensare che non si possa fare anche in Germania, anche in Austria, anche in Italia? Si sono uscite in Russia, che era anche un paese molto arretrato, tanto più ci si dovrebbe riuscire nei paesi più industrializzati. Quindi gli operai, sindacalisti, iniziano a fare questi scioperi sempre più violenti, queste anche aperte rivolte, confidando nel fatto che, caro davanti ai loro occhi, un esempio ci è riuscito, che ha raggiunto il suo obiettivo, e quindi ci sono buone possibilità di farcela. Nascono le insurrezioni, magari localizzate in alcune zone, erano ancora a livello non sempre nazionale, con la nascita proprio dei Soviet. Corso di solito abbiamo parlato quando ha parlato della rivoluzione russa, magari li metto il link in descrizione, ma solo delle assemblee degli operai. In pratica, gli operai che vanno a lavorare in fabbrica, a un certo punto dicono: "Basta lavorare sotto un padrone, riuniamoci in un'assemblea e gestiamo noi la fabbrica qui, diamo noi la fabbrica con la nostra assemblea degli operai". Devono essere operai a guidare, non i padroni. E quindi formano queste assemblee che vengono chiamate Soviet, sul modello di quanto era accaduto in Russia. E bisogna fare come in Russia. Questo, ovviamente, preoccupa molto i padroni e preoccupa molto gli altri partiti, i partiti più moderati. E come è, come cosa accade? Si parlava detto di un biennio rosso, perché un po' in tutta Europa, i partiti rossi, cioè partiti socialisti, iniziano a muoversi in direzione rivoluzionaria apertamente e rivoluzionaria in certi casi. Cosa come reagiscono gli altri partiti? Bisogna dire che dipende dal paese. In certi paesi, nei paesi in cui in realtà i socialisti non erano così forti, tipo l'Inghilterra, dove non c'era un grandissimo partito socialista, e la Francia, i partiti moderati tendono a scendere a compromessi con i socialisti. Cioè, verte al governo, dico socialisti, vogliono queste cose, mi vogliono la rivoluzione, noi vi diamo alcune riforme, vediamo alcune anche importanti. In questo modo, una parte della Francia socialista si calma, perché ottiene dei risultati, e rifatto la situazione rientra, cioè la l'ipotesi rivoluzionaria viene subito messa da parte, perché si ottiene già qualcosa di importante grazie alle riforme dei vari governi. Quindi la Francia, sì, pur tra mille difficoltà, pur con qualche tensione, le cose si riassorbono in maniera relativamente semplice. Molto peggio va invece nel centro Europa, nei paesi che erano stati fortemente scossi dalla guerra, quelli che avevano ad avere una crisi economica troppo forte per poter accontentare le richieste degli operai, cioè soprattutto in Germania, in Austria e in Ungheria. Poi vedremo anche in Italia, ma l'Italia e la vedremo a parte. Anche in Italia succede qualcosa di grave, poi vedremo perché le cose falliscono, come mai. Però, per adesso, pensate che le cose più gravi di tutta vengono davvero in Germania, in Austria e in Ungheria, i paesi che sono usciti sconfitti dalla Prima Guerra Mondiale. In più, bisogna dire che la Russia non sta affatto a guardare. Il coro che nel '17 era scoppiata la rivoluzione in Russia, guidata da Lenin, che aveva raggiunto il potere, poi era scoppiata una guerra civile, le armate bianche, l'armata rossa, eccetera, ma insomma, Mosca è in mano a Lenin e ai suoi uomini, e buona parte della Russia è in mano ai nemici uomini. Adesso, finita la guerra, viene indice agli altri socialisti europei: "Fate come noi". Anche lui evita ai socialisti a fare la rivoluzione, convinto che la rivoluzione si debba esportare. La tournée, già Marx aveva immaginato una rivoluzione che avrebbe coinvolto tutti i popoli, non solo un paese, ma tanti paesi, perché la famosa frase: "Proletari di tutto il mondo, unitevi!". La lotta di classe va fatta a livello internazionale, quindi bisognava fare la rivoluzione anche altrove, subito, prima possibile, visto che la situazione era favorevole. Però c'è da dire anche che Lenin, queste, questo aiuto, diciamo, ai partiti socialisti europei, è un po' ambivalente, perché da un lato dice: "Sì, fate la rivoluzione", ma dall'altro dice anche: "Fatela come dico io". E qui si crea poi il problema, perché in pratica Lenin si era reso conto durante la rivoluzione bolscevica che c'era un problema con le varie anime del socialismo. Il partito socialdemocratico operaio russo, quello di cui faceva parte Lenin, si era infatti diviso in due correnti, e qui ricordo, avete messo il link in descrizione sulla rivoluzione russa, magari a rivedere un attimo. C'erano due correnti all'interno del partito, il partito socialista russo, la corrente menscevica e la corrente bolscevica. La corrente menscevica, quella riformista, la corrente, quindi, che non voleva la rivoluzione, ma voleva riforme graduali. La corrente bolscevica, quella di Lenin, era quella che invece voleva la rivoluzione. Allora Lenin aveva cacciato invece i vicini nel 1918, addirittura aveva cambiato nome al partito da partito socialdemocratico russo a partito comunista, formato solo dai bolscevichi, per rendere evidente che bisognava, prima di tutto, cacciare i riformisti, sono dei finti socialisti, sono delle anime troppo tiepide, sono loro che impediscono la rivoluzione. Quindi nel 1919.

L'anno dopo viene in fondo a Mosca la Terza Internazionale, chiamata anche Internazionale Comunista o Komintern. Komintern, questa è la sigla. Komintern vuol dire Internazionale Comunista.

Questa Terza Internazionale ha come leader Lenin, ovviamente, e vuole raggruppare tutti i partiti socialisti europei. Ma Lenin dice: "Occhio, se volete aderire, c'è una condizione. Attenzione, se volete aderire a questa Terza Internazionale, all'Internazionale Comunista, bisogna che cacciate dai partiti tutti i riformisti, perché i riformisti sono dei falsi, sono dei venduti, sono dei finti socialisti che impediscono la rivoluzione."

Quindi Lenin invita tutti i partiti europei a spaccarsi. Di fatto, bisognava che l'anima rivoluzionaria, l'anima che sarebbe sarebbe dal in qualche modo comunista, cacciasse i socialisti e si unisse a Mosca per guidare una rivoluzione europea e poi mondiale. Questo è chiaro.

Quindi Lenin dà delle direttive molto chiare agli altri partiti europei:

1. Dovete cambiare nome, basta chiamarvi Partito Socialista, dovete chiamarvi Partito Comunista.

2. Prima cosa, dovete espellere dal partito i riformisti.

3. Terzo, dovete obbedire alle direttive del Komintern di Mosca.

4. Quarto, dovete lavorare all'interno del vostro paese per proteggere in tutti i modi l'esito della Rivoluzione Russa, perché c'era dire che Inghilterra, Francia, Germania, dei paesi volevano intervenire in Russia e far cadere il governo russo. No, voi partiti comunisti italiani, francesi, tedeschi, certo, dovete lavorare per proteggere la Rivoluzione Russa.

Ora, questo è tanto questo diktat di Lenin, che da questo punto di vista è molto duro, molto tranchant. Qual è l'obiettivo? L'obiettivo viene raggiunto nel senso che i partiti socialisti si spaccano in Europa, si stacca l'ala comunista e l'ala riformista. Ma qual è il problema? Che l'ala comunista nei vari paesi europei diventa minoritaria rispetto a quella socialista, a quella riformista socialista. Cioè, in pratica, è la maggior parte del partito non aderisce all'idea di Lenin, aderisce alle idee del riformismo. Solo una parte piccola dei vari partiti si stacca e diventa partito comunista.

Quindi, questo che fa la rivoluzione? Vedremo, non scoppia. Dove scoppia, fallisce, perché i comunisti veri e propri sono pochi, sono in minoranza rispetto ai socialisti e ai socialdemocratici, ai riformisti.

Prima cosa, seconda cosa, tra l'altro, questa scissione dai partiti socialisti finisce per indebolire tutti e due. Si indeboliscono i comunisti, si indeboliscono anche i socialdemocratici, perché? Perché si odiano ormai e si spaccano. Il partito che prima costava 100, adesso avrà magari 70 loro, parte del territorio dall'altra. Quindi 70 contro meno al centro. E poi questi 70, 30, si parlano, guarda tra loro, e diventano molto più vulnerabili all'attacco delle destre, cioè degli avversari politici, che chiaramente contro il nemico comunitario a fatica, ma contro un nemico diviso e litigioso fanno molta meno fatica. Sono la mossa di Lenin, alla fine, a lungo andare, diventa deleteria per le sorti di un eventuale rivoluzione nell'Europa centro-occidentale.

Questa situazione di divisione tra comunisti e socialdemocratici, e quindi anche di odio reciproco, di anche attaccabili dalla parte della destra, è emersa con grandissima forza soprattutto in Germania, con l'area proprio tedesca, l'area austriaca e tedesca, era quella più esposta, diciamo, a possibili soluzioni, perché lì la guerra era stata particolarmente dura, gravosa, e si era concluso anche con la sconfitta, effettivamente.

Cosa è successo in Germania? Alla fine della guerra, il Kaiser, l'imperatore Guglielmo II, era scappato all'estero e c'era stato un vuoto di potere. Così si era chiusa la guerra, ed effettivamente questo vuoto di potere era stato rapidamente occupato dai partiti, diciamo, moderati, tra cui soprattutto l'SPD, lo storico Partito Socialdemocratico Tedesco, e quello, se vi ricordate, il primo partito di massa europeo, il partito dei socialisti tedeschi. Questo partito, per esperienza, aveva formato un governo provvisorio che doveva traghettare la Germania dall'Impero del Kaiser verso una repubblica. Ovviamente, per assicurare nel tempo, e questo partito socialdemocratico si era impegnato a indire delle elezioni per eleggere un'assemblea costituente che avrebbe dovuto scrivere una nuova costituzione per la Germania e far nascere, quindi, la Germania democratica e repubblicana.

Però, ecco, i socialdemocratici avevano quest'idea di riforme graduali. Alla sinistra del Partito Socialdemocratico esisteva un'altra compagine chiamata Lega di Spartaco, sotto nominati gli Spartachisti. Spartaco, come sapete, è celebre schiavo di un'antica Roma che si ribella, quindi era uno dei simboli dei comunisti. Questa Lega di Spartaco è comunista e quando Lenin dice: "Staccatevi dai socialisti democratici, staccatevi dai riformisti", effettivamente questa Lega di Spartaco si allontana dall'SPD ed è quindi si frantumano ogni possibile rapporto.

Questi due partiti, non solo, la situazione in Germania è molto grave e drammatica dal punto di vista economico, dal punto di vista sociale. Ed effettivamente, mentre l'SPD tenta di tenere in mano le redini della situazione e convocare questa assemblea costituente, in giro per la Germania nascono però dei Soviet. Avevamo visto anche alla fine della guerra, no, che l'esercito tedesco aveva iniziato ad ammutinarsi in alcune zone, e anche nelle fabbriche iniziano davvero a comparire delle assemblee popolari di operai, dei Soviet veri e propri.

Quindi la situazione in Germania sembra davvero caotica, sembra simile per certi versi a quella che era stata in Russia a poco tempo prima. Se vi ricordate, anche in Russia nel '17, un anno e mezzo prima, cosa era accaduto? Era scappato, o meglio, scappato da morire, aveva lasciato il potere lo Zar, era andato in campagna, diciamo così, poi verrà fucilato, però certo, il potere lo Zar. Si era creato un governo provvisorio formato dai social rivoluzionari in quel caso, cioè dei socialisti moderati, anche non marxisti, non i socialisti. Però, in parallelo, si erano formati i Soviet e i Bolscevichi di Lenin avevano, tramite i Soviet, tentato di mettere in difficoltà il governo provvisorio fino ad arrivare alla Rivoluzione d'Ottobre.

Quindi la situazione in Germania sembra esattamente replicare il modello di quello che è accaduto in Russia. Il potere costituito è scappato, ha lasciato il posto a qualcosa di nuovo, c'è però un vuoto di potere, viene occupato a livello legale con un governo provvisorio nelle forze socialiste e moderate, però i comunisti possono tentare il colpo, possono tentare la rivolta, la rivoluzione, in modo da far cadere questo governo provvisorio e prendere e portare effettivamente in Germania. Consapevoli che in Russia era andata così, tenterà di fare lo stesso la Lega di Spartaco, ormai ribattezzata Partito Comunista, nel gennaio del 1919, quindi pochissimi mesi dopo la fine della guerra, poche settimane dopo la fine della guerra, fa partire l'insurrezione. Parte la rivoluzione, c'è un tentativo di rivoluzione e l'insurrezione in Germania contro il governo per fare la rivoluzione, per portare ai poteri comunisti.

Cosa fa il Partito Socialdemocratico che è al governo? L'SPD, di stare a guardare un euro e di quello che era accaduto in Russia, non si fa prendere in contropiede e organizza una repressione della rivolta. Però, non essendoci un esercito nel formato, perché l'esercito un po' è allo sfascio per la fine della guerra, un po' potrebbe anche mettersi dalla parte dei comunisti, non si sa bene come potrebbe reagire. Chi si manda contro i comunisti? Quali forze si possono mandare contro i comunisti? Il governo dell'SPD, il governo provvisorio, si rivolge a un gruppo particolare, vengono chiamati Freikorps. Si scrive Freikorps, corpi liberi. Freikorps, che sono delle organizzazioni paramilitari, non l'esercito ufficiale, delle organizzazioni, diciamo, private, ma che si comportano come se fossero ben suonate, mini-condivise, armi, eccetera, di reduci di guerra. Cioè, l'SPD chiama a raccolta i reduci di guerra, soprattutto quei reduci di estrema destra, quelli che poi saranno una delle basi del nazismo qualche decennio anche dopo, anche più di un decennio. Ok?

Quindi chiama a raccolta tutti quei reduci veramente anticomunisti, antisocialisti, i nazionalisti, simili a quelli che in Italia vanno a fare le squadracce fasciste, che chiede loro di andare a fermare la rivolta comunista. Quindi capite, è un po' paradossale, perché i socialdemocratici, che sarebbero i cugini, tra virgolette, vicini politicamente ai comunisti, gli spartachisti, si rivolgono all'esatto opposto, l'estrema destra, per andare a frenare l'estrema sinistra. Segno della frattura ormai insanabile che c'è tra socialdemocratici e comunisti, tra riformisti e rivoluzionari.

I Freikorps non se lo fanno ripetere due volte di poter andare a dare le botte ai comunisti, ma non hanno solo le botte e finisce in una carneficina. I Freikorps davvero trucidano tutti gli spartachisti che trovano, anche i due leader del partito, della Lega Spartaco, del Partito Comunista tedesco, che erano un uomo e una donna: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Liebknecht, probabilmente un po' meglio, vi scrivo i nomi, questi che li sappia, ma sono famosi. Rosa Luxemburg, donna, che è diventata da quel momento e poi una delle paladine del comunismo mondiale. Ecco, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht vengono catturati dai Freikorps e ammazzati, trucidati da queste squadre dell'estrema destra.

La rivolta spartachista si conclude nel sangue. E poco tempo dopo si tengono le elezioni per questa assemblea costituente. Quindi la repubblica che va a nascere nasce già un po' debole, sicuramente insanguinata, perché c'è stato un tentativo rivoluzionario frenato con estrema violenza, però, dalle forze che vorrebbero andare a formare il governo. Questa assemblea costituente viene comunque eletta, inizia a scrivere una costituzione, chiaramente molto forte. Quest'assemblea, l'SPD, perché il Partito Comunista è stato praticamente annientato. E quest'assemblea costituente inizia riunirsi in una città tedesca che si chiama Weimar, scritto V-E-I-M-A-R, da cui la repubblica che nascerà verrà ribattezzata Repubblica di Weimar.

Scrive una costituzione che avrà qualche difetto, ne parleremo meglio in uno dei prossimi video, però sostanzialmente una costituzione di una repubblica democratica. Quindi non c'è più il Kaiser, non c'è più l'imperatore, c'è una repubblica. Ovviamente c'è suffragio universale maschile e femminile, peraltro, le donne non tengono anche qui il diritto di voto. E soprattutto c'è un governo che deve rispondere al parlamento. Però c'è anche questo, ricordarlo, perché lo riprenderemo: le elezioni non solo nel parlamento, ma anche l'elezione diretta del presidente della repubblica. Questo sarà un argomento che riprenderemo quando sulla scena arriverà anche Hitler, qualche tempo dopo.

Intanto nasce questa repubblica, la costituzione ha qualche elemento di debolezza, ne parleremo, ma la cosa ancora che rende più debole questo stato è che nasce da un conflitto senza che questo conflitto sia veramente risolto. Viene serrato nel sangue, ma non risolto. E questo sarà, alla lunga, una piaga che scaverà nella forza di questa repubblica, che rimarrà sempre debole e infatti verrà esautorata in un batter d'occhio da chi cercherà di prendere il potere.

Tra l'altro, il varo della Repubblica di Weimar, appunto, così frastagliato, non mise a tacere le proteste popolari. Anche nei mesi successivi, la Germania fu attraversata da piccole rivolte, magari locali, localizzate, si apre nel sangue, che però mostravano come la situazione non fosse risolta. Tra le tante rivolte, segnalerei due orientamenti diversi, almeno. La prima, sì, soprattutto in Baviera. Baviera, sapete, la zona più meridionale della Germania, dove c'è Monaco di Baviera, per intenderci. Ecco, in Baviera viene, si crea momentaneamente anche un tentativo di stato, di regione comunista, diciamola così, la cosiddetta Repubblica dei Consigli, che però viene sedata nel sangue. Di nuovo, vengono mandati i Freikorps e anche qui, di nuovo, sangue e violenza.

Dall'altra parte, però, non solo a sinistra c'è movimento, ma anche a destra c'è movimento, perché si iniziano a creare dei gruppi di estrema destra, parte vicine anche a questi Freikorps, che rivendicano la "pugnalata alla schiena". Cioè, dicono: "Noi la guerra non abbiamo veramente persa. Ci hanno trattato come perdenti a Versailles, nei trattati di pace, città, ma noi la guerra non abbiamo veramente persa. Abbiamo perso non perché ci ha battuto il nemico, ma perché siamo stati pugnalati alla schiena, cioè nel paese, a Berlino, a Monaco, dentro il paese, mentre noi stavamo a combattere al fronte, dentro il paese qualcuno ci ha pugnalato." E chi è questo qualcuno? Soprattutto i ricchi borghesi, eravamo interessi a far soldi sulle spalle dei soldati, sulle spalle del popolo tedesco, e per arricchirsi ancora meglio ci hanno abbandonato.

Inizierà a diffondersi questa retorica nei partiti, questa retorica che poi verrà ripresa dal Partito Nazionalsocialista, di cui parleremo a breve, di una sconfitta immeritata, di una sconfitta dovuta all'alta borghesia, soprattutto all'alta borghesia ebraica, che in Germania è ricca, dicono loro, poi vedremo fino a che punto è vero, è ricca e ha fatto i soldi sulle spalle dei soldati tedeschi, uccidendo, pugnalando alle spalle questi soldati. Questa retorica che si diffonde dà vita a qualche protesta, per il momento minoritaria, ma inizia a marciare anche questa propaganda.

Quindi problemi sia a destra che a sinistra in Germania. Qualcosa di simile avviene anche in Austria, bene, anche in Ungheria. Una panoramica veloce e poi chiudiamo. In Austria si forma un governo socialdemocratico dopo la caduta dell'Impero Austriaco, quindi simile a quello che c'era in Germania con l'SPD. Anche in Austria c'è un tentativo di qualche piccola insurrezione dei comunisti locali, tentativo che però fallisce. Ma questo, diciamo, lotta tra sinistra ed estrema sinistra, tra socialdemocratici e comunisti, preoccupa il ceto medio austriaco, che finisce per votare in massa i partiti moderati. Quindi nelle elezioni del 1920, i socialisti, sia socialdemocratici che i comunisti, perdono clamorosamente e vincono invece i moderati. Quindi ogni proposito di riforme o di rivoluzione venne accantonato.

Invece, in Ungheria, c'è una cosa particolare, perché quasi subito a fine guerra si forma un governo guidato in unione tra socialisti e comunisti. Riescono ad allearsi e a creare un governo momentaneo che però vuole, visto che l'Ungheria si è appena staccata dall'Impero, vuole creare un'Ungheria, in Ungheria, una sorta di repubblica comunista. Sono d'accordo al momento sia i socialisti e i comunisti a fare come in Russia, ad esempio, sempre la Russia, e senza neppure bisogno di una rivoluzione violenta, sembra avere in mano il pallino per fare delle riforme, per creare una repubblica sovietica comunista.

Anche qui, questa alleanza tra socialisti e comunisti dura però molto poco, dura appena quattro mesi. Tra quattro mesi, capite, i rapporti tra socialisti e comunisti si bloccano, si rompono, si raffreddano moltissimo. Questo dà spazio alle forze di destra di intervenire. Le forze di destra, alleandosi con la chiesa locale e con i grandi proprietari terrieri, riescono a rovesciare il governo, prendere il potere e a quel punto perseguitare tutti quelli che erano stati socialisti e comunisti. Si parla addirittura di terrore bianco, rifacendosi al terrore bianco in epoca della Rivoluzione Francese, con cui le forze di destra perseguitano poi tutti quelli che avevano provato a fare la rivoluzione.

Sembra anche qui che la rivoluzione possa tenere, ma è una breve illusione. In breve, si capirà, vedremo poi altri casi, ma in breve si capirà che la rivoluzione che i russi volevano esportare in tutta Europa non si esporta affatto, rimarrà per il momento limitata solo alla Russia. Ecco, questo era quello che volevo dirvi per parlarvi del Biennio Rosso europeo, così chiamato, cioè di questo periodo di grandi sommovimenti, a volte di tentativi di rivoluzione, e però anche sempre fallimenti, rivoluzioni fallite.

La prossima volta, nei prossimi video, vi parlerò più approfonditamente della Germania di Weimar, perché vedremo questo stato, questa repubblica, come inizia a muoversi negli anni '20, quali sono i suoi grossi problemi e quali sono a volte anche quelle cose che sembrano andar bene, che sembrano funzionare. Vedremo che ci sono davvero alti e bassi nella storia di questa breve repubblica. E poi faremo anche una lezione apposita sulla Russia, sull'Unione Sovietica, per vedere come anche lì, dopo guerra, viene vissuto, che problemi ci sono e come vengono affrontati. Però ne parleremo nelle prossime lezioni.

Come sempre, vi ricordo che in descrizione trovate l'elenco degli argomenti affrontati oggi, con link al minuto esatto del video per poterli riascoltare. In più, trovate collegamenti all'audio che ho citato e ad altre risorse utili e interessanti. Vi consiglio, come sempre, di guardare anche questo avviso di testo, perché lì trovate più o meno gli stessi argomenti, però presentati, magari, in una prospettiva lievemente diversa, ed è sempre utile vedere le cose da più punti di vista, a leggerle raccontate da più persone per capire meglio le dinamiche in gioco. E ci vediamo qui presto per nuovi video di storia, filosofia, educazione civica e quant'altro. Ciao, alla prossima.

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