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Nell'episodio precedente [Musica], dopo dieci anni di terrore seminato dai barbari, Roma affida le redini del potere al brillante generale Caio Mario, che trasforma la milizia di volontari nell'esercito più potente del mondo. Adesso, una sanguinosa rivolta minaccia la sopravvivenza della Repubblica romana. La morte cruenta degli schiavi gladiatori è lo spettacolo più amato dal popolo, ma nel primo secolo avanti Cristo la situazione precipita e gli schiavi si ribellano ai loro padroni. [Musica] L'uomo che riconduce la rivolta risponde al nome di Spartaco. [Musica]
Grazie al potente esercito e alla politica di espansione, la Repubblica romana ha potuto allargare i propri confini, accumulare ricchezze e procurarsi un gran numero di schiavi catturati sui campi di battaglia o nelle città assediate. I prigionieri diventano merce di scambio. Gli schiavi erano ovviamente esseri umani come gli altri, ma i romani facevano finta che non lo fossero; li consideravano strumenti dotati di gambe, braccia e voce. Tra il terzo e il primo secolo avanti Cristo, la Repubblica romana si espande dall'Italia centrale e meridionale fino ad abbracciare quasi tutto il Mediterraneo. Le conquiste territoriali alimentano il mercato degli schiavi, che pullula di esigenti compratori. [Musica]
Se nel primo secolo avanti Cristo il 30% della popolazione italica era costituita da schiavi, la situazione non era poi così diversa da quella che esisteva a metà del XIX secolo negli Stati del Sud, dove, facendo lo stesso rapporto con la popolazione, il numero degli schiavi si attestava intorno al 35% del totale. Si poteva nascere schiavi oppure lo si poteva diventare, perché di un paese straniero assoggettato, oppure perché prigionieri di guerra. Quindi, c'erano diversi modi in cui si poteva diventare schiavi e molti erano anche i modi in cui si poteva vivere come schiavi.
Il proprietario terriero Columella, vissuto nel primo secolo avanti Cristo, dà ragguagli su come scegliere uno schiavo: "Il mio primo consiglio è di non scegliere gli schiavi che si distinguono soltanto per l'armoniosità delle fattezze; è invece preferibile scegliere un uomo che il duro lavoro nei campi ha irrobustito nel fisico e che abbia provata esperienza." Non tutti gli schiavi sono sfruttati per il lavoro nei campi; i più robusti sono destinati alle arene, alle quali accedono con i gladiatori. I gladiatori erano dei professionisti, venivano addestrati da allenatori, i cosiddetti "lanisti", che li sottoponevano a duri esercizi e li spronavano a dare il meglio, come fanno gli allenatori oggi. I gladiatori venivano presi, noleggiati oppure venduti a chi organizzava spettacoli nelle arene. Essendo schiavi, venivano considerati i più umili della scala sociale, gente di cui si poteva fare ciò che si voleva.
Potevano diventare gladiatori sia i lottatori che si erano distinti per la loro forza e abilità, sia i criminali che venivano costretti a combattere. Come i campioni di pugilato odierni, si sottoponevano a durissimi allenamenti in vista dei combattimenti, ma gareggiavano soltanto due volte l'anno, essendo questi spettacoli molto costosi. Sono pochi i nomi di gladiatori che la storia ricordi e solamente due sono quelli che hanno consegnato al mito: uno è Crasso e l'altro Spartaco, un uomo destinato a diventare leggenda. Spartaco non era un cittadino romano, ma aveva servito nell'esercito di Roma. Poi accade qualcosa: non sappiamo se avesse disertato, come si vociferava, o se invece fosse stato espulso. Secondo alcune fonti, sembra che fosse diventato un criminale, ma poi fu catturato e condannato dai tribunali romani alla riduzione in schiavitù per poi diventare gladiatore. È quasi certo che ciò sia avvenuto contro la sua volontà. Plutarco scrive: "Spartaco non possedeva soltanto la forza delle membra, ma anche quella di ribellarsi al proprio destino." Qualunque sia stata la circostanza che lo ha condotto alla schiavitù, Spartaco non intende rassegnarsi e Crisso condividerà la sua stessa sorte. [Musica]
Pochi gladiatori riescono a raggiungere l'età della pensione; la maggior parte di loro muore combattendo in una piccola arena o in un grande anfiteatro. Qualche volta è la folla a scegliere con quali armi si batteranno i contendenti. La gente si eccitava molto a guardare dei corpulenti lottatori confrontarsi in combattimenti all'ultimo sangue, poiché sapeva che uno di loro sarebbe stato ucciso. Alla fine dell'era repubblicana, i gladiatori erano considerati dei veri e propri eroi, tant'è vero che grazie alla popolarità di cui godevano, riuscirono a ottenere alcuni riconoscimenti sociali. Tutto dipendeva dalle loro abilità in combattimento. Mediante estrazione a sorte si decide quali gladiatori saranno i primi a scendere in campo. [Musica]
Per rendere lo spettacolo più eccitante, ogni categoria di gladiatori utilizza un equipaggiamento particolare, ma ciò che li accomuna è un'armatura che non consente loro di proteggersi dai colpi letali. Venivano addestrati per mesi ad usare le loro armi particolari; i combattimenti erano ravvicinati, tanto che potevano vedere la saliva nella bocca dell'avversario e il terrore nei suoi occhi. L'odore del sangue doveva coprire tutti gli altri; solo così la folla si eccitava. Per i gladiatori era il segno che la loro vita si avvicinava alla fine. [Musica] È come una macabra danza di morte fatta per divertire il pubblico. [Musica] [Musica]
Ma nel 73 avanti Cristo, in una scuola per gladiatori, un gruppo di combattenti si stanca di prendere ordini dalle guardie romane. Se devono andare incontro alla morte, non lo faranno all'interno di un'arena. Esasperati dalle continue vessazioni, questi gladiatori ordiscono una rivolta. Secondo lo storico Appiano, è Spartaco a capeggiare la ribellione, affiancato da un altro gladiatore di nome Crisso. [Musica] Convinse i circa 70 compagni che era meglio tentare di riconquistare la libertà piuttosto che continuare a sfidare la morte solo per il divertimento altrui. Spartaco era diventato un grande gladiatore, ma dentro di lui è attiva una fiamma accesa, immagino dall'aver perso la propria libertà. Ma era una fiamma che chiedeva giustizia e così Spartaco persuase i suoi amici gladiatori ad aiutarlo a organizzare l'evasione. [Musica]
La milizia locale, che non è abituata a combattere, teme gli uomini che deve inseguire; li hanno visti nell'arena e sanno che cosa rischiano. [Musica] Plutarco scrive: "I gladiatori respinsero i soldati della guarnigione di Capua e si impadronirono delle loro armi, che erano più adatte a combattere rispetto alle proprie." Furono felici dello scambio, perché consideravano l'equipaggiamento dei gladiatori disonorevole e barbaro. Dopo essersi impadroniti delle armi, Spartaco e gli altri gladiatori si allontanano, lasciando dietro di sé i cadaveri dei soldati uccisi. Ora che la milizia locale è fuori combattimento, i rivoltosi possono lasciare Capua e procedere indisturbati verso il Vesuvio, accampandosi sulla cima di un pendio scosceso. Spartaco, Crisso e i loro seguaci sono riusciti a liberarsi dal laccio della prigionia; ora devono prepararsi all'inevitabile intervento delle legioni romane. [Musica]
Grazie al grande carisma che possedeva, Spartaco sapeva portare la gente dalla sua parte, anche in una situazione difficile come quella della fuga dalla scuola gladiatoria. Il Vesuvio era un vulcano attivo, un luogo quindi molto pericoloso in cui nascondersi, ma Spartaco sapeva che per lui e gli altri fuggiaschi era il posto migliore in cui rifugiarsi. E decide cosa fare. Un messaggero avverte che i romani stanno cingendo d'assedio la posizione su cui si sono asserragliati Spartaco e i suoi.
Il senato ha inviato una legione guidata dal pretore Claudio Glabro a reprimere la rivolta. Glabro costrinse Spartaco e il gruppo di gladiatori ribelli a salire sulla montagna, spingendoli in un punto da dove credeva non sarebbero più riusciti a spostarsi. Il pretore credeva che con questa manovra avrebbe sconfitto i fuggitivi facilmente e in breve tempo. Plutarco scrive: [Musica] "Glabro fece presidiare la sola strada stretta e accidentata che portava alla montagna; non c'erano altri modi per raggiungere, solo ripidi precipizi e nulla più. L'unica via che consentirebbe ai fuggiaschi di scendere a valle era bloccata." Spartaco e i suoi sono in trappola.
Nel 73 avanti Cristo, i gladiatori Spartaco e Crisso decidono di conquistare la libertà unendo le loro forze e organizzando una rivolta, ma poi vengono intrappolati sul Vesuvio dalle truppe del generale romano Claudio Glabro. Ma Spartaco e i suoi seguaci riescono a escogitare un sistema per fuggire. Come racconta Plutarco, "gli schiavi tagliarono dei tralci e se ne servirono per creare delle funi; erano abbastanza lunghe e robuste da poter fissare a dei tronchi d'albero per poi calarsi giù fino a raggiungere i piedi della montagna." Un aspetto interessante della prima tappa della rivolta spartachista è che Spartaco si muoveva con scioltezza intorno al Vesuvio. Questo può essere dovuto al fatto che i ribelli si unirono a pastori e contadini che conoscevano molto bene quella zona. Tra le file dei gladiatori cominciarono ad accorrere anche braccianti, contadini e pastori che vivevano in miseria nei territori circostanti, che avevano armi e che volevano aderire alla rivolta. Il gruppo di insorti divenne così un esercito armato. Spartaco e i suoi, sempre più numerosi, seguaci riescono a calarsi dal vulcano e a superare le campagne todi Glabro a valle. I legionari romani sottostimano la determinazione degli insorti; i soldati che rincorrevano i fuggiaschi erano inesperti e male addestrati. Non si trattava di soldati, qui facevano parte delle truppe regolari ed erano guidati da ufficiali che non erano molto capaci e che, inoltre, probabilmente non avevano adeguate conoscenze topografiche, perché era la zona dove mandavano gli schiavi.
I soldati romani sono molto più numerosi dei ribelli, ma il risentimento che questi provano per i loro oppressori li induce a mettere a punto un piano audace e ingegnoso. La fortuna non fu dalla parte dell'esercito romano: migliaia di legionari e il loro comandante furono sconfitti da un piccolo manipolo di gladiatori che prima li accerchiarono e poi li attaccarono alle spalle, calandosi dal promontorio usando delle corde ottenute con i tralci. Dopo il successo, la rivolta di Spartaco trova altri seguaci. Come scrive lo storico Appiano, "oltre a numerosi schiavi, persino alcuni uomini liberi che abitavano le campagne circostanti si unirono a Spartaco."
Il gruppo ora inizia a saccheggiare i vicini insediamenti e, quando si seppe che Spartaco divideva i suoi bottini in parti uguali, il numero dei predoni crebbe a dismisura. Le sole e uniche persone che Spartaco non volle accogliere tra le sue fila erano i disertori dell'esercito romano. La cosa può sembrare strana, ma in realtà è facilmente spiegabile: i disertori erano quelli che avevano paura di combattere. [Musica] Publio Anio Floro scrive: "I seguaci di Spartaco diventavano ogni giorno di più; costruivano scudi usando rami ricoperti di pelli di animali e forgiavano spade e lance fondendo le catene che li avevano tenuti prigionieri." Le armi che non possono fabbricarsi da soli, gli insorti le prendono ai legionari che hanno ucciso.
Forse l'aspetto che colpisce di più della rivolta di Spartaco è che gli schiavi, che erano stati addestrati a diventare gladiatori, si ritrovavano all'improvviso a fare i soldati. Questo non vuol dire che sapessero combattere come dei professionisti, ma va detto che Spartaco, secondo alcune fonti, era stato un soldato. Nel 73 avanti Cristo, i ribelli procedono verso sud, aumentando di numero e continuando a sbaragliare le milizie romane. [Musica]
A fermarne l'avanzata, il senato invia un altro pretore, Publio Varino, un valente cavaliere che porta con sé il simbolo tradizionale del potere esercitato dai magistrati superiori: i fasci littori, ossia fasci cilindrici di legno nei quali è inserita un'ascia. [Musica] I fasci simboleggiavano il potere attribuito al magistrato di infliggere pene corporali; le canne servivano a frustare i civili o i soldati, e l'ascia a decapitarli. L'ascia però veniva in fissa nei passi solo al di fuori di Roma, perché durante le campagne militari il comandante esercitava la legge marziale sulle sue truppe. Ma i simboli del potere non sembrano affatto intimorire i ribelli. Spartaco e i suoi uomini uccidono uno dei luogotenenti di Varino. A questo punto, il pretore prepara i legionari all'offensiva. [Musica]
Ma Spartaco, che conosce le tattiche dell'esercito romano, non si lascia cogliere di sorpresa. Sallustio scrive: "Per non essere colti di sorpresa, mentre razziavano le campagne, i ribelli collocavano dei cadaveri all'ingresso del loro accampamento per far credere ai romani che fosse sorvegliato." Dopo aver piazzato le loro esche, gli insorti passano all'attacco e, potendo agire indisturbati, riescono a sorprendere i legionari romani. [Musica]
La milizia di Spartaco non scherzava; i corpi ufficiali, per così dire, erano composti da gladiatori abituati a lottare, uomini assetati di vendetta che volevano la libertà e volevano far capire ai loro padroni che anche loro erano esseri umani, non bestie da soma. Grazie al suo ingegno, Spartaco riesce a riportare un'altra vittoria sulla arrogante Varino e a catturare numerosi soldati romani. Ecco ciò che scrive Appiano sull'umiliazione subita dai romani: "Per i romani non era ancora una guerra, piuttosto una serie di incursioni ad opera di briganti, ma questi briganti riuscirono a batterli." Spartaco disarciona Varino e gli toglie il cavallo; per poco il comandante dell'esercito romano non venne fatto prigioniero da un gladiatore. Spartaco riesce a impadronirsi dei fasci littori, simbolo del potere romano. Quando Spartaco colse Publio Varino di sorpresa, non solo riuscì a portargli via il cavallo, ma gli sottrasse anche i fasci littori, infliggendo un colpo letale alla credibilità del pretore romano e al potere di Roma, che era simboleggiato da quei fasci. Spartaco è alla testa di un esercito di 70.000 uomini ed è celebre ovunque, ma tra lui e il suo amico Crisso inizia a crescere la tensione. [Musica]
Spartaco voleva dimostrare ai romani il proprio valore; avendo combattuto nell'esercito, anche lui apprezzava la libertà ed era convinto che la vita di qualsiasi schiavo contasse quanto quella di un uomo libero. Crisso, accecato dalla voglia di vendicarsi, sottopone i prigionieri romani a crudeli umiliazioni. Crisso scrive: "Organizzarono giochi gladiatori, facendo combattere i loro prigionieri, e così non furono più attori, ma spettatori." [Musica] Incitati da Crisso, gli schiavi insorti diventano sempre più violenti. Spartaco reagisce, ma invano; la loro unione inizia a sgretolarsi. La situazione precipita quando Crisso scatena la furia degli schiavi contro civili romani indifesi. Sallustio descrive quegli eventi: "Gli schiavi fuggitivi iniziarono a stuprare fanciulle e donne sposate, uccidendo quelle che cercavano di reagire." Malgrado i suoi tentativi, Spartaco non riuscì a fare nulla per fermarli. [Musica]
Fino ad ora, gli schiavi sono rimasti uniti, lottando contro Roma; ora invece iniziano a scagliarsi l'uno contro l'altro. È il momento che i romani attendono. 72 avanti Cristo, in Italia meridionale, Spartaco e il suo esercito di schiavi hanno inflitto pesanti sconfitte alle truppe romane inviate a fermarli, ma ora che anche Crisso si è conquistato un ruolo di primo piano, i rapporti tra i due gladiatori iniziano a incrinarsi. Presso l'accampamento dei fuggiaschi, Spartaco studia un piano per attraversare le Alpi; Crisso ha in mente altri progetti. Come scrive Sallustio, "Crisso voleva marciare verso il nemico per rendere lo scontro inevitabile; Spartaco invece la pensava diversamente." Crisso accusa Spartaco di non essere un buon comandante; malgrado il suo ruolo di leader, Spartaco non sembrava avere un piano ben preciso. I suoi seguaci erano moltissimi, nell'ordine delle decine di migliaia, e ciò obbligava Spartaco a spostarsi di continuo per poter trovare il cibo. Impaziente, Crisso abbandona la campagna, portando con sé un gruppo di ribelli; Spartaco rimane con gli insorti a lui fedeli. [Musica]
I due ex gladiatori si avviano in direzioni diverse. Ora che i fuggitivi non sono più uniti, Roma si prepara a intervenire. I consoli Lucio Genio e Publio Lineo Cornelio Lentulo si incontrano per pianificare l'attacco. Se da una parte i romani consideravano i ribelli degli esseri inferiori, dall'atteggiamento insolente, dall'altro dovevano ammettere che sapevano anche combattere eroicamente, a giudicare dalle vittorie riportate. Quindi, per molti aspetti, la situazione si era trasformata in un incubo, perché il manipolo di schiavi in fuga era riuscito a sconfiggere più volte i legionari. Quella che all'inizio sembrava una semplice rivolta ora appare sempre più chiaramente una guerra; per vincerla bisogna organizzarsi. [Musica]
Ovunque si rechino, Spartaco e i suoi potrebbero cadere in trappola oppure, come dice Sallustio, trovare un amico. [Musica] Molti degli schiavi che incontravano erano dalla loro parte; offrivano quello che i loro padroni avevano nascosto o trascinavano questi ultimi fuori dai loro nascondigli per umiliare l'aristocrazia romana. I patrizi vengono consegnati come trofei di guerra dai suoi sostenitori. Spartaco riceve anche cibo, armi e altri uomini, ma l'esercito romano si sta organizzando. [Musica]
Sul promontorio del Gargano, Crisso e i suoi seguaci vengono raggiunti dalle truppe del generale romano Genio. Così scrive più tardi: "La milizia di Genio colse di sorpresa gli uomini di Crisso, che, arroganti, si erano separati." Appiano scrive: "Crisso era al comando di 30.000 uomini; ne morirono due terzi, tra cui lui." L'esercito romano riesce a conquistare la sua prima vittoria contro i ribelli, ma chi li guida è ancora a piede libero. I legionari si rimettono subito in marcia sulle tracce di Spartaco, effettuando un movimento a tenaglia. I generali Genio e Lentulo si dispongono su entrambi i lati del valico appenninico, ad aspettare la loro preda. [Musica]
Ma questo stratagemma non basta a fermare un esercito di ribelli pronti a tutto. È bene precisare che la rivolta di Spartaco esplose quando le milizie romane più esperte non si trovavano in Italia; erano infatti in Spagna. In Turchia, un esercito inviato contro Spartaco era stato formato da poco. [Musica] Scrive Appiano: "Spartaco e i suoi uomini riuscirono a battere ripetutamente le milizie romane; i legionari dovettero lasciare il campo di battaglia in gran fretta e alla rinfusa." I generali romani si trovarono ad affrontare un esercito di schiavi agguerriti e, non essendo professionalmente addestrati al comando, non riuscirono a gestire la situazione. Ancora una volta, Spartaco sconfigge l'esercito romano, ma questa vittoria non gli basta. È quasi a vendicare l'uccisione del suo alleato Crisso che decide di immolare 300 prigionieri romani. Spartaco ormai sfida apertamente la classe dirigente, celebrando le proprie vittorie sui romani, giustiziando i prigionieri e, soprattutto, cercando di offrire una vera alternativa al regime del tempo e a questo scopo sovvertire l'ordine costituito a favore di un regime più democratico.
Dopo la vittoria, Spartaco e i suoi potrebbero lasciare i territori della Repubblica e conquistare la libertà; invece decidono di rimanere all'interno dei confini di Roma. Non è del tutto chiaro il motivo per cui Spartaco interruppe la marcia attraverso l'Italia settentrionale. Lui e i suoi si stavano godendo la vittoria al punto da inebriarsi e volevano continuare a ubriacarsi di successi militari, piuttosto che tornare a casa e riprendere la vita che avevano vissuto prima di essere ridotti in schiavitù. Volevano continuare a combattere. Diretti a sud, i ribelli raggiungono la città di Turi, dove allestiscono una base operativa. La rivolta di Spartaco dura ormai da tre anni. Il senato conferisce l'incarico di reprimerla al proconsole Marco Licinio Crasso, un facoltoso aristocratico sempre in cerca di ricchezze e di onori. [Musica]
Marco Licinio Crasso voleva raggiungere i vertici del potere, ma a tale scopo servivano vittorie militari. Per questo non vedeva l'ora di sconfiggere Spartaco e i suoi, obiettivo per lui facile, dato che secondo lui degli schiavi non potevano rappresentare una grave minaccia. Ma Crasso non commetterà gli errori dei predecessori, imponendo una disciplina ferrea ai suoi soldati. Il proconsole si assicura la loro stima, guadagnando al contempo prestigio. Il manipolo di schiavi insorti guidati da Spartaco si è trasformato in un esercito apparentemente imbattibile. Marco Licinio Crasso, ponendosi a capo di otto legioni, può contare su una schiacciante superiorità numerica. [Musica]
Il proconsole, tuttavia, si trova a comandare soldati pigri, codardi e indisciplinati. Ma Crasso non intende rassegnarsi. Dopo essere stato sconfitto dai ribelli, adotta rimedi drastici per insegnare alle sue truppe l'obbedienza: infligge loro la pena della decimazione. La decimazione era una pena tremenda, perché si sceglieva arbitrariamente un soldato ogni dieci; magari il prescelto non aveva disertato ed era l'unico ad essere rimasto in campo, ma se non poteva dimostrarlo, faceva da capro espiatorio. Possiamo quindi immaginarci quanta paura ci fosse tra i soldati schierati. La punizione era tremenda, perché si veniva percorsi e morti con bastoni e mazze dai propri commilitoni. Non era dunque una morte veloce e indolore; non si trattava di una pugnalata né di induzione al suicidio. Si veniva ricoperti di disonore e si andava incontro a una lunga agonia. Con la decimazione, Crasso riesce a incutere nei soldati romani più terrore di Spartaco, come la bastonatura serviva a umiliare i soldati che la praticavano, così come colui che la subiva, anche se costui non era colpevole di nulla.
Nel nome della disciplina, ben 4.000 uomini vanno incontro a un'agonia lunga e dolorosa, ma la severità sortisce gli effetti sperati e Crasso riporta una vittoria contro l'esercito di ribelli. [Musica] Diversamente dai primi oppositori, Spartaco si sarebbe dovuto confrontare non con uno dei tanti politicanti a capo di eserciti raccogliticci, ma con uno stratega al comando di uomini ben addestrati. [Musica] Gli schieramenti opposti scendono in campo: un esercito di professionisti contro una banda di disperati. Ora che c'è Crasso a guidare i romani, la vittoria di Spartaco non è affatto scontata. [Musica]
Inseguiti dai legionari di Crasso, gli insorti fuggono verso sud, ma Spartaco ha già programmato la sua mossa successiva. Le acque che bagnano la penisola sono controllate dai pirati, che, al pari di Spartaco, vivono al di fuori della legalità, vendendo schiavi in cambio d'oro. Bisognoso di aiuto, Spartaco inizia a negoziare con loro. Spartaco voleva mettersi in salvo con i suoi uomini, abbandonando l'Italia. Alla fine, disperato, fece un patto con il diavolo, ossia con i pirati cilici. La Cilicia è una parte dell'attuale Turchia. Questi pirati erano famosi per i loro assalti alle navi, ma erano anche noti come i più grandi schiavisti del Mediterraneo. I pirati cilici si erano arricchiti catturando e vendendo schiavi. Spartaco doveva sapere che chiedere ai pirati di approdare in Italia e caricare i suoi uomini comportava il pericolo che questi poi venissero fatti prigionieri e venduti come schiavi. [Musica]
Probabilmente, l'intenzione di Spartaco era quella di approdare in Sicilia e di occupare l'isola, di farne la sua nuova roccaforte, il territorio in cui stabilirsi e la base dove avrebbe potuto organizzarsi insieme ai suoi seguaci per lottare contro Roma. I fuggitivi e i pirati raggiungono un accordo: i cieli ci accettano di trasportare duemila ribelli a Messina, dove Spartaco spera di unirsi a una rivolta di schiavi e di sfuggire al contempo alle milizie di Crasso. [Musica]
Non c'è tempo da perdere; i legionari sono ormai alle calcagna dei fuggiaschi, pronti a massacrarli come bestie inferocite. [Musica] Spartaco e il suo esercito raggiungono lo stretto di Messina, ma non trovano nessuna nave; i pirati li hanno traditi e i romani stanno raggiungendo. [Musica] Ora Spartaco deve cercare di lasciare l'Italia, ma deve vedersela con un esercito a cui Crasso ha ridato disciplina, che è nel pieno delle proprie capacità e pronto a mettere in pratica le tattiche e la disciplina per le quali è così famoso. [Musica]
Crasso gioca d'astuzia; conosce le forze di cui dispone Spartaco e sa che il tempo gioca a suo favore. Prenderà i ribelli per fame, bloccandoli con la costruzione di una muraglia. Scrive Plutarco: "In brevissimo tempo realizzò un'opera di enormi dimensioni e di notevole difficoltà; fece scavare una trincea che si estendeva da un mare all'altro, sormontata da una muraglia imponente e robusta." Crasso è un generale romano moderno che, tra le altre cose, sa come sfruttare le fortificazioni ed è proprio questo che fa con Spartaco. La fortificazione, lunga cinquanta chilometri e alta circa 5 metri, Plutarco scrive: "Quando le scorte iniziarono a scarseggiare e Spartaco volle lasciare la penisola, non poté farlo a causa della fortificazione." Spartaco tenta di procedere verso nord, ma la presenza delle fortificazioni glielo impedisce. Dopo tre anni di libertà, i rivoltosi sono in trappola. [Musica]
Il senato, che ha ordinato a Crasso di struccare rapidamente la rivolta, è stanco di aspettare. Scrive Appiano: "Quando i romani seppero della strategia adottata da Crasso, ritennero che non valesse la pena protrarrà ancora la campagna contro i gladiatori." Un messaggero viene inviato all'accampamento di Crasso per comunicargli che il senato ha perso fiducia in lui; è affidato il comando delle operazioni al suo più grande rivale. [Musica]
Dopo aver sedato una sanguinosa rivolta in Spagna, il generale Pompeo Magno torna a Roma accolto come un eroe e a lui viene affidato il compito di mettere fine alla sommossa. Pompeo Magno fu uno dei più brillanti condottieri romani; anche lui, come Crasso, era molto ambizioso e come generale era più stimato di Crasso. Pompeo piaceva mettersi in mostra; era diventato un personaggio famoso in tutto il mondo romano e, quanto a diplomazia, era più capace di molti suoi contemporanei. Ora è pronto a sconfiggere Spartaco e a sottrarre a Crasso tutta la gloria. Ma Crasso non è disposto a farsi da parte; i due generali si lanciano contro la stessa preda.
71 avanti Cristo, traditi dai pirati cilici, i sopravvissuti della rivolta spartachista sono messi in trappola dalle truppe di Marco Licinio Crasso. Adesso arriva il generale Pompeo Magno, che rappresenta una minaccia per l'onore di Crasso e per la vita di Spartaco. Spartaco è di nuovo in fuga; è riuscito a forzare il blocco che Crasso aveva così meticolosamente preparato. Appiano racconta: "Spartaco sferrò degli attacchi improvvisi, condotti da pochi uomini in punti specifici della fortificazione romana; poi crocifisse un prigioniero romano per mostrare ai suoi uomini che cosa sarebbe loro accaduto in caso di sconfitta."
Mentre in fuga per le campagne con i suoi uomini, Spartaco apprende che i problemi non sono finiti; giunge voce che anche Pompeo è sulle sue tracce. [Musica] Pompeo si era fatto conoscere come uomo tutto d'un pezzo; adesso appariva alla fine di una campagna lunga ed estenuante, per prendersi tutta la gloria di averla portata a conclusione. Pompeo si avvicina a Crasso; vorrebbe riuscire a sedare la rivolta prima dell'arrivo del suo rivale. Spartaco, consapevole della carneficina che sta per avvenire, manda un messaggio a Crasso per chiedergli un armistizio. Spartaco attende fiducioso la risposta del generale; è certo che i romani lo ascolteranno. I suoi, comunque, non abbassano la guardia. Spartaco si arrogò il diritto di negoziare con i comandanti romani perché si considerava un uomo libero, visto che non era nato schiavo. Quest'uomo gli dava il suo esercito, proprio come un vero generale, con la stessa dignità di un console investito dai pieni poteri.
Ma quando il messaggero torna da lui, apprende che i romani sono di tutt'altro avviso; lo considerano solo uno schiavo, un nemico senza possibilità di negoziare. Il momento che Spartaco ha tanto temuto è arrivato: se anche riuscisse a sconfiggere Crasso, subito dopo dovrebbe affrontare Pompeo. Spartaco e i suoi uomini si trovano in un vicolo cieco. Plutarco scrive: "Stando così le cose, Spartaco accettò la sfida; rischierò il suo esercito in assetto da battaglia. Poi, quando gli fu portato il cavallo, estrasse la spada e lo uccise." Spartaco disse che se avesse vinto la battaglia non avrebbe avuto bisogno di un cavallo, dato che ne avrebbe avuti migliaia a disposizione; se avesse perso, non gli sarebbe servito lo stesso. In altre parole, Spartaco volle mischiarsi ai suoi uomini per combattere insieme a loro, da fante, non dall'alto di un cavallo, non in una posizione di preminenza.
Crasso e i legionari romani affrontano Spartaco nei pressi di Brindisi. [Musica] La battaglia decisiva inizia a confrontarsi: sono i soldati perfettamente addestrati di Crasso e gli schiavi insorti che hanno imparato da Spartaco a maneggiare le armi. [Musica] Secondo una fonte storica, Spartaco venne ferito a una gamba e al ginocchio, ma si ostinò a continuare a combattere. [Musica] Appiano scrive: "La strage fu di proporzioni tali da non poter contare i morti; il corpo di Spartaco non fu mai ritrovato." Spartaco non colse mai l'opportunità di fuggire, cosa che da solo avrebbe potuto fare. Spartaco dimostrò di essere un valoroso combattente e di non avere meno senso dell'onore di qualunque altro cittadino romano che non era mai stato schiavo come lui. Crasso insegue i superstiti, uccidendo tutti quelli che riesce a trovare. 6.000 prigionieri sono crocifissi lungo la Via Appia, la strada che conduce da Capua a Roma. Gli schiavi furono collocati a una distanza di circa un metro l'uno dall'altro, fino a coprire un tragitto di 200 km. Ci si può immaginare l'odore e lo spettacolo orribile che si presentava a chiunque si trovasse a percorrere quella strada. Nonostante il disgusto che possono suscitare dei cadaveri, è probabile che i patrizi si compiacesse nel vedere che gli schiavi ribelli erano stati severamente puniti. Ma per gli altri schiavi il messaggio era chiaro: "Ecco ciò che ti succede se ti opponi al potere di Roma." [Musica]
Crasso stronca la rivolta degli schiavi, anche se alcuni ribelli fortunosamente riescono a sfuggire al massacro, ma solo fino a che Pompeo non arriva per mettere la parola fine. Altri reparti dell'esercito di Spartaco, nel complesso circa 5.000 uomini, tentarono la fuga verso il nord della penisola, ma Pompeo riuscì a raggiungerli. Alcuni vennero fatti prigionieri, altri invece furono uccisi. Come afferma Plutarco, "Pompeo fa in modo che il merito della vittoria ricada tutto su di lui." Pompeo scrisse al senato che, sebbene Crasso avesse sconfitto i gladiatori, era stato lui a porre fine per sempre alla rivolta. Pompeo non aveva scrupoli; a un certo punto fu anche accusato di comportarsi da avvoltoio, infatti si vantò degli eccidi compiuti da altri, a cogliere i frutti della vittoria riportata sugli insorti. E soprattutto, per i successi conseguiti in Spagna, a Pompeo Magno gli viene accordato il trionfo, il massimo onore riconosciuto a un generale. Crasso, invece, riceve un semplice elogio per aver combattuto degli schiavi che avevano terrorizzato l'Italia. [Musica]
Nonostante la repressione della rivolta spartachista coincida con la fine delle guerre servili a Roma, la schiavitù continua a sostenere l'economia del nascente impero. Tuttavia, i romani hanno imparato la lezione: Spartaco, nell'immaginario dei romani, diventò quello che per noi oggi è Osama Bin Laden, cioè una figura che rappresenta sempre una minaccia, anche se non si fa mai vedere, e poi si ha sempre paura che qualcun altro possa seguirne le gesta. La rivolta fece capire ai romani quanto fosse necessario poter contare su truppe sempre addestrate e forse ci si rese conto a questo punto del bisogno di possedere un esercito di professionisti che garantisse la sicurezza collettiva contro i nemici interni e naturalmente anche contro gli invasori stranieri. [Musica]
Ma anche in uno stato militarmente forte, il pericolo è sempre in agguato. Ancora oggi, a distanza di millenni, la figura di Spartaco continua a stimolare l'immaginario collettivo. La leggenda di Spartaco si è tramandata di generazione in generazione sin d'allora; quest'uomo non ha mai smesso di essere una figura di riferimento per gli emarginati e gli oppressi di ogni cultura e nazione. Ma in uno stato che sta per diventare un impero, saranno ancora i potenti a regnare.