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Telmo Pievani: “L’errore dell’evoluzione che ha reso possibile la civiltà umana”

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Transcription

La sera, per ascoltare una riflessione, una discussione sull'evoluzione. Vi ringrazio molto e vi proporrò di fare un viaggio nella storia evolutiva usando Paideia e l'educazione come chiave di lettura. Vi racconterò un pezzettino di questa storia meravigliosa che, sapete, è l'evoluzione, cioè quella cavalcata di cambiamento che in 3 miliardi e mezzo di anni ci ha portato dalla mea a Donald Trump. Ok. Dopodiché valutate voi tutto il resto.

E in questa storia meravigliosa compare la specie Homo Sapiens. Quindi proverò a rispondere alla domanda che mi ha fatto Maria Grazia e comunque la risposta è no, non siamo gli unici ad avere la cultura, processi educativi e di apprendimento, però ci arrivo tra poco. Comincio la mia, innanzitutto faccio i complimenti per il festival che ha scelto un meraviglioso scimpanzé come logo e come mascot quest'anno e quindi vi parlerò anche di lui, di questa specie.

Però voglio cominciare con un dato che sono andato a recuperarmi ieri. Eh, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2023, leggo: "Ogni giorno nel mondo muoiono 800 donne di parto. Una ogni 2 minuti. Equivalgono a circa a 300.000 mamme che muoiono a seguito del parto. E il fatto piuttosto sconvolgente è che dopo il 2015, dopo che questo dato era andato migliorando nei decenni, non ci sono progressi, ma anzi si sta andando un po' indietro." È un dato molto strano, giusto? Perché noi in Italia non sentiamo quasi più parlare di morti di mamme che muoiono durante il parto, no? È una cosa che ci ci insegnano a scuola che succedeva nel '700, nell'800, poi sono arrivati eh gli antisettici, poi sono arrivati è arrivato l'igiene, le campagne di igiene di fine '800, poi sono arrivati gli antibiotici, eccetera eccetera. Eppure questo è quello che succede nel 2025. Naturalmente la causa sono le grandi diseguaglianze che ci sono nell'assistenza sanitaria nel mondo. Quindi 800 donne anche oggi sono morte di parto.

Perché comincio da questo dato, brutto, triste? Perché il primo punto del mio viaggio è proprio ragionare insieme con voi su che cosa è il parto da un punto di vista evolutivo. Una, il parto umano, una stranezza unica, non esiste in natura. Fateci caso, nessuna lo scimpanzé assolutamente no, ma non esiste nessun nostro cugino che abbia un parto così pericoloso, così doloroso e così imperfetto. Allora, ragioniamo insieme sulle ragioni di questo parto così assurdo. Una dinamica che si è sviluppata negli ultimi 2 milioni di anni e che è così malfatto, così malfunzionante. C'è poco da fare, potete cercare tutte le tutte le giustificazioni possibili. Partorirai con dolore. Non lo prendo neanche in considerazione. Molti medici cercano di capire che senso possa avere un parto così doloroso e pericoloso. Non ha nessun senso nell'evoluzione. Non necessariamente le cose devono avere un senso perché perché è un compromesso. È un compromesso che si è stabilizzato intorno a 2 milioni di anni fa. Compromesso perché? Cosa? Perché la nostra evoluzione a un certo momento è entrata in un conflitto. Nell'evoluzione ci sono dei conflitti, cioè c'è una forza che tira da una parte, una che tira dall'altra e devi trovare una via di mezzo.

Una forza è il bipedismo. Noi siamo diventati 2 milioni di anni fa circa completamente bipedi. Quindi il bipedismo mio in questo momento è che sono in grado di stare qui in piedi e non oscillo con le gambe e posso, se voglio, camminare lungo una linea retta di fronte a me. Questo è il bipedismo tipicamente umano. Anche lo scimpanzé di questa immagine può essere bipede se vuole, forse avrete visto i documentari, no? Gli scimpanzé che si, soprattutto le le mamme, le femmine che si alzano su, portano il cucciolo, portano degli oggetti e camminano bipedi per un bel pezzo, però è un bipedismo oscillante, imperfetto. Il nostro invece è completo, in linea, ma ha un effetto collaterale. Tutto nell'evoluzione ha effetti collaterali. L'effetto collaterale è che il bacino umano non si può allargare più di tanto perché se si allargasse, se fosse troppo flessibile, non potremmo camminare adeguatamente. Quindi il canale del parto rimane chiuso, non può allargarsi più di tanto, un po' si allarga naturalmente, ma con dei limiti forti. È un vincolo, è un vincolo strutturale.

Peccato che nello stesso momento, quando siamo diventati bipedi completi, è successa anche un'altra cosa, cioè la nostra testa ha cominciato a crescere, il nostro cervello ha iniziato a espandersi piano piano in tante specie diverse. Ma fate conto che in un milione di anni, che sembrano tanti, ma per noi evoluzionisti non sono poi così tanti, la testa umana si è triplicata di volume tantissimo. È partita da 400 cm³, è arrivata a 1,2, 1,3 cm³ e adesso noi arriviamo a 145, 1450. Come si fa? Hai un bacino che non può allargarsi più di tanto, ma devi partorire un cucciolo e quel cucciolo ha una testa che col passare del tempo gli cresce sempre di più. È impossibile, è un conflitto, è un è un antagonismo, bisogna trovare una soluzione. La soluzione abborracciata, imperfetta è il parto umano, cioè che cosa? Sostanzialmente accorciare la gravidanza. È uscito recentemente un lavoro molto bello che ha calcolato, ha ricalcolato che naturalmente la gravidanza umana dovrebbe durare circa 16 mesi. Quando dico questa cosa c'è uno sguardo di orrore, ovviamente di terrore in tutte le donne. 16 mesi di gravidanza, no? Invece per fortuna sono solo nove, 8, nove.

Allora, accorciare la gravidanza è una possibile soluzione. Ho questo cucciolo, mi cresce la testa troppo, lo faccio nascere prima. E questo è quello che succede negli esseri umani e non negli scimpanzé. Invece lo scimpanzé, il cucciolo nasce formato, maturo. Se osservate potete trovare anche dei video online. Il parto di una femmina di scimpanzé, di bonobo. È è una cosa serena, bellissima. È circondata dalle sue compagne che la accudiscono, stacca con un morso il cordone ombelicale. Il cucciolo subito si appoggia alla sua pelliccia e e e le sta vicino e poi inizia ad allattarlo. Non c'è dolore, è una cosa normale, è una cosa naturale. Il parto dopo 9 mesi, il cucciolo viene rilasciato, viene partorito ed è immaturo, sostanzialmente prematuro, fortemente prematuro, anziché 16, 9 mesi. E quindi nascono nella specie umana, non soltanto nella nostra, in tutto il genere Homo, dei dei bambini inermi, completamente dipendenti dal gruppo, estremamente vulnerabili, soggetti facilmente a predazione.

Perché una cosa importante, faccio una parentesi, spesso quando si racconta l'evoluzione abbiamo questo mito eroico, l'evoluzione a laavannacci, diciamo, per cui noi saremmo dei cacciatori maschi che andavano fuori a cacciare, a prendere le prede. Fino all'altro ieri noi eravamo prede, non predatori. Ok? Il nostro problema non era alzarsi la mattina e decidere cosa mangiare, il nostro problema era alzarsi la mattina e non farsi mangiare. Ok? Quindi era tutta una questione difensiva. Allora, come fai se hai delle prede, grandi felini, grandi rapaci, a a mettere al mondo dei cuccioli così così deboli, così vulnerabili? Se ci fate caso, i grandi mammiferi africani che sono prede anche loro, eh, quindi tranne i grossi predatori che fanno benissimo il loro mestiere, ma se pensate per esempio ai grandi erbivori africani, quelli che avete visto mille volte in televisione, fanno esattamente l'opposto di quello che facciamo noi. Quando un cucciolo di gazzella, di impala o di o di giraffa nasce, dopo 20 minuti, mezz'ora, è già in piedi che corre dietro la madre. Quindi è esattamente l'opposto. Nascono belli formati e poi lo sviluppo è acceleratissimo, veloce, perché ti devi salvare, non devi farti mangiare. Noi l'opposto.

Ora capite che è strana questa cosa, giusto? È un adattamento costoso, pericoloso, che è stato reso possibile solo da l'esistenza di gruppi che potevano difendere questi cuccioli. Però adesso pensate, secondo punto del mio viaggio, a fronte di questa stranezza del parto umano, pensate a tutti gli effetti collaterali che ha avuto questo compromesso. Nascono dei cuccioli molto deboli e vulnerabili. Sì, però quei cuccioli, i nostri bambini, hanno un cervello che cresce per 2/3 dopo che sono nati. Una cosa unica in natura, non esiste, che per quanto ne sappiamo, almeno nei mammiferi, nessun esempio di questo tipo. Cioè, mettiamo al mondo dei cuccioli che hanno un cervello che è ancora sviluppato per un terzo e tutto il resto si sviluppa dopo, in un anno, tanto, ma poi tantissimo anche dopo, fino alla maggiore età, praticamente, fino alla tarda adolescenza. È uno sviluppo rallentato ma estremamente plastico. E allora voi capite bene che un cucciolo che ha un cervello che si sviluppa in questo modo ha un cervello che è praticamente una spugna che assorbe tutte le esperienze che fa dopo che è nato, gli incontri che ha, i traumi, quello che gli viene raccontato, quello che impara, quello che imita da quello che fanno gli altri, i suoi compagni e gli adulti. È un cervello che gioca per molto più tempo, quindi come effetto collaterale di questa debolezza, perché questa è stata una debolezza, un problema, ti ritrovi con dei cuccioli che imparano tantissimo.

Ecco che entra in gioco il tema, appunto, dell'apprendimento, dell'imitazione, del gioco. Quindi, per rispondere alla domanda di Maria Grazia, certo, molti altri animali giocano, imparano e hanno educazione. Gli scimpanzé, primati simili a noi, ma anche i polpi sono straordinari nella loro capacità di apprendimento, di imitazione, anche di gioco. I corvidi, i canidi, tante i cetacei, tantissimo, cioè in natura esistono tante culture, le culture sono plurali, no? Esistono le culture animali. Cosa vuol dire? Che anche in tutte queste altre forme di vita sulla Terra, se qualcuno impara qualcosa può trasmettere quello che ha imparato al suo gruppo e il suo gruppo lo trasmette alla generazione successiva senza aspettare di incorporarlo biologicamente e geneticamente dentro di sé. La cultura, spiegatelo ai politici, ha un grande valore adattativo perché è una straordinaria invenzione che mi permette di spiegare a mio figlio come si attraversa la strada senza che lui provi da solo ad attraversare la strada per tentativi ed errori. Quindi ha uno straordinario valore adattativo perché è una trasmissione non genetica, molto più veloce e molto più efficace.

Ce l'hanno in tanti. Gli scimpanzé imparano a costruire strumenti per pescare le termiti, dai termitai. Imparano prendono delle foglie, le trasformano in spugne per bere per bere l'acqua pulita, la mettono dentro l'acqua e poi si spremono l'acqua, quindi la terra, lo sporco rimane nella spugna e loro bevono l'acqua pulita. È una bella invenzione. I macachi hanno imparato a mangiare le patate salate. Una storia molto bella. Macaco giapponese che ha sempre mangiato patate, patate dolci. Mh. E andavano hanno imparato ad prendersi l'abitudine di andare a pulire le patate dal dal dalla terra attorno in mare. Ed è bellissimo perché a un certo punto un cucciolo, perché parte sempre il cucciolo a esplorare, prova la patata salata e la patata salata non è male e glielo spiega agli altri. Da quel momento in poi in quel gruppo va di moda la patata salata. Quindi la patata si pulisce in mare, si rompe e si mangia con l'acqua di mare salata e quindi è buona. E pensate che un gruppo vicino non ha imparato ancora adesso questa cosa, quindi non essendoci comunicazione tra i gruppi, questa è diventata, si dice, una tradizione culturale di quel gruppo.

Potete trovare online anche, secondo me, uno degli esempi più belli di apprendimento. È uno scimpanzé. È un'osservazione che è stata fatta qualche anno fa da Franz de Waal, grande etologo che partecipava spesso ai festival italiani ed è scomparso purtroppo l'anno scorso e si vede un gruppo di scimpanzé che stanno perlustrando la foresta. A un certo punto incontrano una zona della foresta con degli alberi che hanno delle noci che loro sanno essere buonissime, le conoscono, hanno imparato. Peccato che queste noci hanno una eh una sono hanno come dire, sono protette, sono molto coriacee, no? E quindi hanno un guscio particolarmente difficile da rompere. C'è un solo modo per romperlo. Devi trovare una pietra abbastanza piatta e nella foresta non è proprio banalissimo e usarla come base e poi prendere un'altra pietra che abbia una superficie sufficientemente piatta e se sei bravo con un colpo secco, mettendo la noce nella posizione giusta, la noce si apre. Non è proprio una cosa banale. Se lo fai dalla posizione sbagliata puoi continuare a battere ma la noce non si apre.

Allora, vedi che loro ci provano, ci riprovano, gli adulti e ad un certo punto un cucciolo, e voglio sfocalizzare l'attenzione su questo, un cucciolo ci riesce, ha un colpo di fortuna pazzesco, trova la pietra giusta, martello incudine, con l'altra gli dà una botta e impara che se colpisce in quel punto lì si apre e vedi che comincia a portargli le noci, le apre una dietro l'altra, le mangia di gusto ed è fantastico vedere proprio la soddisfazione dell'invenzione. E tutti gli altri invece che si rodono ovviamente intorno, vedi che cominciano a osservare questo cucciolo per dire "Adesso cosa facciamo?" L'ha capito lui. Ed è bellissima perché dopo un po' la drellelanina sale, si avvicina una femmina dominante, una matriarca e gli fa il segno che vuole il grooming, cioè vuole essere spulciata, che è un sapete, un meccanismo sociale gerarchico importante in quei gruppi. E vedi il cucciolo che si gira e dice "Ma ma adesso il grooming?" Cioè, ho appena imparato a aprire le noci, tu adesso. Ma assolutamente non esiste. Rifiuta una volta, rifiuta due volte, rifiuta tre volte. Alla fine, dietro insistenza della matriarca, il cucciolo si gira, le fa grooming e in un secondo un'altra femmina prende la pietra e le noci e impara a fare lei la stessa cosa.

Ora, se fate caso a una scena di questo tipo implica che questi animali hanno strategia, sanno che se io faccio una cosa avrò probabilmente una reazione da parte di un altro individuo e quindi come conseguenza posso fare un'altra cosa. Questo implica quella che noi chiamiamo la teoria della mente, cioè mettersi nei panni dell'altro e riuscire a pianificare un'azione. I corvidi sono bravissimi in questo e tanti tanti altri animali. Quindi la risposta alla domanda di Maria Grazia è sì, lo fanno anche altri.

Però adesso vorrei prendere il tempo che mi resta in questo viaggio per dirvi in che senso però il modo con cui la Paideia umana, in che senso l'educazione e la dimensione educativa umana è qualcosa di particolare. Non di eccezionale, non lo diciamo mai, non di unico, non lo diciamo mai nell'evoluzione, però di particolare sì. È qualcosa che obiettivamente è successo, per quanto ne sappiamo, solo a noi. Allora, in virtù di quello che vi ho detto prima, il parto, generare cuccioli molto prematuri, nelle specie umane, in particolare, più che in altri primati, si è sviluppato un processo che si chiama, un nome difficile, ma è semplice da spiegare, si chiama neotenia. Forse ne avrete sentito parlare qualche volta. Dalla neotenia è figlia di quello che vi ho detto prima, del quel compromesso che vi ho detto prima, è quando una specie nasce a uno stadio molto precoce, ma non solo, c'è un punto in più, si sviluppa molto lentamente, rallenta il processo di sviluppo e ulteriore elemento importante, mantiene alcuni caratteri giovanili per tutta la vita. Questa è la neotenia, è un cambiamento genetico. Noi sappiamo dove trovarlo, sappiamo come funziona. Konrad Lorenz aveva studiato questo meccanismo di infantilizzazione che genera un istinto di accudimento, no? Per esempio, gli animali domesticati, come i cani, i gatti, hanno la neotenia perché noi li abbiamo addomesticati in modo da farli rimanere cuccioli e simili a cuccioli più a lungo. Gli occhi grandi e rotondi, la testa grossa rispetto al corpo, le orecchie pendule, il la pelliccia pezzata. Sono tutte caratteristiche tipiche della neotenia in questi animali.

Tra l'altro, se volete vedere come, per esempio, i disegnatori della Disney hanno approfittato in modo furbo di questo meccanismo cognitivo, potete guardare l'evoluzione di Topolino da quando è nato, nel 1928 a oggi. È un esempio che faceva sempre il mio maestro Stephen Jay Gould. All'inizio Topolino è un topo, è un roditore piuttosto secco e anche un po' spiacevole. Nel corso del tempo diventa un bambino e se vedete com'è disegnato oggi è un bambino proprio con le tecniche degli occhi, della testa, delle orecchie, morbido, il corpo fatto in un certo modo. È un bambino per generare un istinto di empatia, di accudimento.

Allora, noi siamo neotenici, siamo una specie neotenica e tra l'altro adesso non voglio farla difficile, se fate le comparazioni anche tra noi sapiens e tutte le altre specie umane che sapete hanno abitato questo pianeta fino a 40.000 anni fa, Neanderthal, l'uomo di Denisova e tante altre, se andiamo a fare la comparazione noi sapiens siamo quelli più neotenici di tutti, quindi siamo quelli che hanno raggiunto l'apice della neotenia. Beh, la neotenia è stato il segreto del nostro successo sostanzialmente, perché noi abbiamo esteso tantissimo il tempo dell'apprendimento, dell'educazione, dell'imitazione e del gioco. E com'è stato possibile questo? Soltanto perché quando è avvenuto questo grande compromesso, i nostri cuccioli già nascevano dentro dei gruppi umani coesi, forti, coordinati, solidali che accudivano i cuccioli, li difendevano. Come il bue muschiato si mette in cerchio per difendere i suoi cuccioli dai lupi, no? La stessa cosa. Il gruppo difende il cucciolo all'interno perché è la cosa più preziosa che ha, è il futuro, è la trasmissione dei suoi geni, ma è anche il punto di trasmissione della cultura di un di un animale. Noi compresi.

Questo significa sostanzialmente che noi dobbiamo la nostra fortuna alla neotenia e alla cooperazione, cioè al fatto che vivevamo già in gruppi sociali molto ben organizzati in cui, tra l'altro, questa è una conferma recente che abbiamo avuto, i cuccioli non erano accuditi soltanto dalla madre biologica, ma erano accuditi non soltanto dai genitori, ma da tutto il gruppo. E un'altra cosa che abbiamo confermato recentemente, non è vero che i maschi andavano fuori a cacciare e le femmine stavano nel gruppo a raccogliere le erbette e a accudire i figli, ma tutti partecipavano alla caccia e ci stava il turno per proteggere i cuccioli deboli all'interno del gruppo. Questo a proposito di famiglie naturali e cose di questo genere, ok? Quindi non cercatele nella natura perché non ci sono le famiglie naturali.

Allora, adesso immaginatevi vivendo in gruppo, questo grande vantaggio di avere questi cuccioli, il lusso, è stato detto, il lusso di avere dei cuccioli che crescono così lentamente, lusso costoso, ce lo siamo permesso, siamo riusciti a a mantenerlo e questo ha generato un effetto, adesso forse riuscite a capire, di autodomesticazione. Cioè, essendo così, allora hanno cominciato a prevalere nel gruppo quelli più sociali, più docili e questo ha favorito una selezione sociale per la cooperazione che noi oggi sappiamo essere il fulcro del successo dell'evoluzione. Quindi pensate all'assurdità dei dazi, dei conflitti come illusione di una strategia evolutiva efficace, non lo è mai stata mai proprio. E tra l'altro a quelli che mi dicono che la guerra ce l'abbiamo scritta nel DNA, io ricordo sempre che nelle specie dove c'è tanta aggressività, per esempio nei gruppi di scimpanzé, quelli grossi, non i bonobo, c'è tanta aggressività soprattutto tra maschi che si combattono tra di loro per guidare un gruppo, anche se poi in realtà comandano le femmine, comandano le matriarche, ma questo vale per tanti tanti gruppi umani. I maschi se la tirano e fanno tutte quelle cose, i conflitti eccetera. Il maschio alfa, quello che comanda, fa una vita di inferno, vive molto di meno, ha dei tassi di cortisolo di ormoni dello stress pazzeschi, vive nella costante paura di essere soppiantato da un altro maschio, cosa che prima o poi succederà. C'è una vita orrenda. Che tenetelo presente, chi vuole fare il maschio alfa non ha non se la passerà molto bene, almeno tra gli scimpanzé, poi non so il resto.

Ora cosa c'entra tutto ciò con l'educazione? Adesso però vediamola più nello specifico, proprio insegnare e apprendere, creare una situazione in cui non solo si trasmettono delle informazioni, questo è importante, è stato detto anche, ho visto in tanti altri incontri qua, no? Ma una situazione in cui tutti possono imparare qualcosa di nuovo. Perché vi ho fatto l'esempio dello scimpanzé di prima? Perché lì sono gli adulti che hanno imparato da un cucciolo, poi gli hanno fregato l'idea, ma hanno imparato dal cucciolo, giusto? Poi hanno fatto i prepotenti, ma è andata così. Pensate che è uscito un lavoro proprio poche settimane fa, sembra una coincidenza, a luglio, dove viene formulata questa ipotesi che io trovo affascinante. Il termine tecnico è ipotesi della dipendenza postnatale, ma ve la spiego in modo semplice. Cos'è che tiene insieme la neotenia, questo sviluppo così lento, la socialità umana così forte e la trasmissione culturale? Secondo questi studiosi, il conflitto tra le limitazioni motorie dei nostri cuccioli e il cervello plastico che hanno sempre avuto fin dalla nascita. E loro dicono: è proprio per sopperire a quella debolezza motoria fisica dei nostri cuccioli che loro hanno imparato molto presto a interagire con chi li accudiva, a comunicare, ad avere una teoria della mente, a capire molto velocemente le intenzioni degli altri, a esplorare l'ambiente, manipolare oggetti e poi apprendere in modo socialmente complesso.

Quindi pensate, questo è un'ennesima conferma del fatto che un vincolo, la neotenia, fare nascere cuccioli prematuri, è diventata un'opportunità pazzesca, è diventata ha sprigionato delle potenzialità cognitive meravigliose in termini di curiosità e di socialità.

Allora, a più della metà del mio viaggio voglio raccontarvi, voglio leggervi una cosa che mi è tornata in mente recentemente, perché c'è un grande scrittore italiano che questa cosa l'aveva capita nel 1962. Vi assicuro che nel '62 non si parlava di neotenia, non era lontanissimo questo dibattito. Si tratta di Primo Levi. Primo Levi, sapete, negli anni '60 scrisse dei racconti naturalistici a tema naturalistico, molto belli. Li trovate anche in questa raccolta Ranocchi sulla luna curata da Ernesto Ferrero. C'è un racconto che si intitola Angelica Farfalla nella quale Primo Levi probabilmente mette per iscritto un incubo perché si è una storia che parla di uno scienziato tedesco, quindi evidentemente nazista, che fa degli strani esperimenti con gli animali e con gli esseri umani. E allora nasce tutta un'indagine, non si capisce cosa sta facendo nel suo laboratorio segreto, lo interrogano e alla fine alla fine, a metà della storia, non vi dico come va a finire, ovviamente si capisce che sta facendo degli esperimenti perché ha intuito un meccanismo segreto nuovo che si può applicare anche agli esseri umani.

Scrive Primo Levi, questa è l'indagine. "In certi laghi del Messico vive un animaletto dal nome impossibile, fatto un po' come una salamandra. Si chiama Axolotl, il nome impossibile. È una salamandra, forse l'avrete vista, quella tutta bianca con quelle branchie che vola, svolazzano nell'acqua che rimane larva tutta la vita, quindi una neotenia esagerata, rimane larva tutta la vita addirittura. E pensate che l'Axolotl, i miei colleghi biologi, lo studiano tantissimo perché è un animale in grado di rigenerare non soltanto le cellule del suo corpo, ma anche i tessuti e arti interi. Gli togli un arto, lui lo ricostruisce tutto intero. Gli togli un organo, lui lo ricostruisce tutto intero. Pensate se capissimo il segreto grazie al quale l'Axolotl riesce a fare sta cosa e potessimo applicarlo alla medicina, no? A rifare un organo che si è ammalato, che è stato colpito da un tumore, sarebbe strepitoso, ma finora non abbiamo carpito il segreto dell'Axolotl."

Bene, Primo Levi dice: "Vive indisturbato da non so quanti milioni di anni come se niente fosse, eppure è il titolare, il responsabile di una specie di scandalo biologico perché si riproduce allo stato larvale." Ora, a quanto mi hanno fatto intendere, questa è una faccenda gravissima, un'eresia intollerabile, un colpo basso della natura ai danni dei suoi studiosi e legislatori. Insomma, è come se un bruco, anzi una bruca, una femmina, insomma, si accoppiasse con un altro bruco, venisse fecondata e deponesse le uova prima di diventare farfalla e dalle uova, naturalmente, nascessero altri bruchi. Allora, a cosa serve diventare farfalla? A cosa serve diventare insetto perfetto? A cosa serve diventare adulti? Si può anche farne a meno." E prosegue dopo: "Neotenia, termine che cominciava a circolare la prima volta è stato coniato alla fine degli anni '50, quindi vedete com'era aggiornato Primo Levi, neotenia, ecco come si chiama questo imbroglio quando un animale si riproduce allo stato di larva. Che questa condizione non sia così eccezionale come sembra. Ecco il segreto dello scienziato pazzo tedesco. Che altri animali, forse molti, forse tutti, forse anche l'uomo, abbiano qualcosa in serbo, una potenzialità, una ulteriore capacità di sviluppo, che al di là di ogni sospetto si trovino allo stato di abbozzi, di brutte copie e possano anche diventare altri e non lo diventino solo perché la morte interviene prima. Insomma, i miei esperimenti si basano sul fatto che neotenici siamo anche noi." 1962 Primo Levi, geniale e aveva perfettamente ragione. Poi dopo abbiamo scoperto che siamo neotenici esattamente anche noi.

Allora, tiriamo le fila e poi concludo e lascio la parola a voi. Se tutto quello che vi ho detto corrisponde, diciamo, a qualche evidenza, insomma, cosa vuol dire? Che l'adattamento primario del nostro essere Homo sapiens è stata l'educazione, è quello che ci ha reso umani a modo nostro. Questo, peraltro, è una tesi anche studiata da diverso tempo anche da un pedagogista italiano che vi consiglio di leggere, si chiama Igor Salomone, caro amico e collega di Milano che per tanto tempo ha studiato da pedagogista il ruolo evolutivo dell'insegnamento e dell'apprendimento. Perché? Perché se c'è a questo punto, immaginatevi, si crea una situazione in cui apprendere diventa così strategico, beh, allora diventerà molto adattativo anche avere degli insegnanti. C'è qualcuno che favorisce questo processo di apprendimento, ma non semplicemente perché chi insegna ha più esperienza e quindi trasmette quello che sa a qualcuno che non sa, giusto? Perché non è questa la storia esattamente che vi ho raccontato fino adesso, ma perché l'insegnante può, questo lo sappiamo, fare tante cose in un contesto di apprendimento libero, può aiutare correggere, per esempio, non so, nella manipolazione di uno strumento a un certo punto si sviluppa una tecnica che è fatta di step e il ragazzo, il cucciolo, deve imparare a ripetere quegli step. Se sbaglia lo puoi correggere gentilmente, lo puoi indirizzare, puoi fare da esempio, lo fai tu e glielo fai vedere. Questo molti animali lo sanno fare. Noi siamo dei maestri in questo. Poi più avanti, quando c'è il linguaggio, quando c'è la capacità di concettualizzare, glielo spieghi, cioè glielo racconti, glielo fai immaginare e dopo glielo fai fare. Vedete quante dimensioni ha l'educazione, no? Ci sono tanti tanti livelli diversi. Ovviamente sto parlando di insegnamento informale. La scuola è un'istituzione che viene molto tempo dopo questi stadi evolutivi, però sostanzialmente se voi mettete insieme la cooperazione e la neotenia avete il senso della trasmissione della conoscenza intergenerazionale che a un certo punto diventa simbolica. Quindi tu impari a sapere come fare le cose, che è una cosa intuitiva, impari che cosa stai facendo, che è già un passo ulteriore di concettualizzazione e poi cerchi di capire perché lo stai facendo, che è un'altra domanda ulteriore, la più difficile.

Ultimo, penultimo passaggio di questa storia. Recentemente, quindi, tenete a mente questo contesto, questa situazione, nel genere Homo, ci sono alcuni miei colleghi evoluzionisti che mi hanno convinto, quindi vi racconto quello che pensano. Diman Falk che lavora in Florida, Ian Tattersall che lavora all'American Museum di New York e molti altri che sono convinti che questa scoperta del rimanere bambini più a lungo possa aver avuto anche degli effetti inaspettati che finora non avevamo considerato e che riguardano l'evoluzione del linguaggio, in particolare del linguaggio articolato, quello che sto usando io adesso, quello che usiamo noi, un gioco combinatorio di suoni che si riferiscono a degli oggetti o delle idee, grazie alle quali noi ci capiamo perché condividiamo un codice. Stiamo parlando in italiano adesso. Se mi metto a parlare in inglese cambia codice, i suoni cambiano e chi di voi sa l'inglese mi capisce lo stesso. È un gioco, è arbitrario, no? Non importa qual è il suono, questo lo puoi chiamare paper o lo puoi chiamare carta. Sono due suoni molto diversi, basta che ci capiamo, no? Questo assomiglia a un gioco combinatorio.

Cosa c'entrano i bambini con il linguaggio? In due modi possono c'entrare. Il primo è che oggi abbiamo buone evidenze che ci dicono che il linguaggio, come siamo abituati a pensarlo noi, linguistico, musicale, il tutte le lingue hanno una tonalità, hanno un ritmo, hanno una musicalità, no? Chi ascolta l'italiano per la prima volta gli piace anche per la musicalità. Che lo stesso facciamo noi con altre lingue, possa essere nato in un contesto molto particolare, quando la mamma e il cucciolo hanno perso il contatto fisico. Prima vi ho detto che il parto dello scimpanzé è molto naturale e vi ho detto cosa succede subito dopo: la mamma si mette il cucciolo addosso, si attacca al pelo, quasi lo include dentro il pelo, è un quadrupede e se lo porta in giro appeso sulla pancia o sulla schiena. Vi ricordate? Avete visto sicuramente, no? Le mamme coi cuccioli in tantissimi primati. Lì c'è un contatto fisico forte, odori, sensazioni, il tatto, il latte, il passaggio del microbiota, cioè dei batteri, tutto molto stretto, funziona giusto il tempo che basta perché il cucciolo diventi indipendente, poi comincia a camminare per conto suo.

Ma tra gli effetti collaterali del bipedismo, questo dannato bipedismo che ci fa camminare, ci libera gli arti superiori, ma ha avuto un sacco di effetti collaterali, c'è anche quello che noi diventiamo glabri, perdiamo la pelliccia, tranne in alcuni punti del corpo, dove peraltro non serve moltissimo, ma questa è una storia che non abbiamo tempo di raccontare adesso, e si perde il contatto fisico diretto, anche perché noi vivevamo in gruppi nomadi, quindi che si spostavano continuamente esplorando il territorio. Allora, qui c'è un problema adattativo importante. Hai fatto dei cuccioli deboli, inermi. Per un po' te li porti dietro, ma poi devono cominciare a camminare di dietro, devono far parte di un gruppo, devono lasciarsi proteggere e non sfuggire lateralmente farsi mangiare dai predatori. Allora, l'idea che non era mai venuta in mente a nessuno è: come faccio a sostituire il contatto fisico? Beh, lo sostituisco con un contatto acustico, in modo che il cucciolo sappia benissimo qual è la cantilena della mamma e del suo gruppo e rimanga sempre vicino al gruppo. Questa è la famosa ipotesi del maternese, cioè del fatto che la lingua madre sostanzialmente di tutti i linguaggi è la lingua che si che condividono i figli con le madri. Tra l'altro, se ci fate caso, questo è un indizio interessante, il maternese ancora oggi è praticamente uguale in tutte le lingue. È una cantilena, è una modalità di interagire tra la mamma e e il suo figlio e il cucciolo, ma anche di altre femmine del gruppo con il cucciolo che è tipico che si ripete in tante in tante lingue diverse. E questa è una prima radice bambinesca, potremmo dire, del linguaggio.

La seconda è quella che vi ho detto prima. Il linguaggio articolato, quello che stiamo usando adesso noi, è giocoso. Ha molte caratteristiche che coincidono col gioco. È un esercizio combinatorio. Dobbiamo combinare delle parole in modo sensato, come si fa in un sacco di giochi. Queste parole sono giocosamente arbitrarie, possiamo scegliere quelle che vogliamo, non importa, basta che ci mettiamo d'accordo come in un gioco. Poi il linguaggio articolato, questo lo diceva già Chomsky e un po' lo abbiamo assimilato anche noi, anche se poi le sue ipotesi evolutive non hanno retto al tempo, però questa è un'idea corretta. Il linguaggio articolato che usiamo noi non serve per sopravvivere. Se devi sopravvivere, cioè riprodurti, cacciare, vivere in gruppo, sono sufficienti delle buone vocalizzazioni, come fanno tanti altri animali che hanno il loro linguaggio, ma non è un linguaggio articolato, è un linguaggio estremamente complesso in alcuni casi, ma non è esattamente un linguaggio simbolico come il nostro. L'unica eccezione, lo sapete, si sta discutendo recentemente, affascinante. Noi pensiamo che nessun altro animale abbia un linguaggio articolato con una sintassi, una grammatica. Questo è quello che pensavamo fino a pochi mesi fa. Adesso abbiamo un dubbio perché dei nuovi studi hanno analizzato gli schemi del linguaggio delle megattere, delle balenottere che sono degli esseri cetacei meravigliosi e andando a studiarli in modo sistematico, sapete che i maschi di megattere fanno dei canti, no? Forse li avrete sentiti, ci sono anche dei dischi che riproducono questi meravigliosi canti con delle melodie. Ci sono canti, sono di maschi perché li usano come forma di seduzione verso le femmine. Tra l'altro nell'acqua viaggiano per centinaia di chilometri questi canti e sono riconoscibili. Durano mezz'ora alcuni e sono come una canzone che dura mezz'ora, cioè è sempre la stessa. Il maschio l'ha memorizzata e per mezz'ora ti fa una melodia con una struttura che dura mezz'ora che è sempre quella. Poi la impara la femmina, la imparano degli altri maschi, soltanto che, come succede sempre nella trasmissione culturale, si introducono delle mutazioni. Magari un altro maschio rifà la stessa canzone, ma con una piccola variante che diventa la sua canzone e poi in un gruppo si condividono le stesse canzoni e poi le canzoni aggiungono indizi, sono fatte di frasi, cioè ogni canzone ha un ritornello, una frase che viene combinata con altre frasi e circa una frase fatta di unità sonore, tipo dei fonemi o tipo delle parole. A cosa assomiglia? Assomiglia parecchio, diciamo, a quello che noi chiamiamo linguaggio articolato. Non è articolato come il nostro sicuramente, ma oggi forse c'è qualcuno, qualche etologo, più di uno che pensa che forse quel quei mammiferi acquatici meravigliosi abbiano imparato ad acquisire un linguaggio, sarebbe sbagliato dire quasi articolato. Attenzione, perché nell'evoluzione non dobbiamo mai usare noi come parametro. Loro hanno il loro linguaggio articolato a modo loro, come basta a loro. E pensate che dopo che è stata fatta questa scoperta, adesso siamo partiti in quarta con un progetto di ricerca bellissimo, perché nel frattempo abbiamo l'intelligenza artificiale che qualche volta si può anche usare in modo intelligente, raramente, ma si può usare nella scienza. Cos'è che è capace di fare quell'intelligenza muscolare banale che è l'intelligenza artificiale per ora? Trovare schemi, schemi ricorrenti.

Allora, dei miei colleghi negli Stati Uniti e non solo hanno avviato un progetto nel quale stanno dando in pasto a un tipo particolare di intelligenza artificiale tutti i canti delle megattere registrati finora e sono migliaia perché li stiamo registrando dagli anni '70. Alcuni canti di megattere sono stati messi anche nel disco quello sulla Voyager, no? Per cui quando gli extraterrestri troveranno le nostre sonde, sentiranno anche il canto delle megattere con la speranza che questa intelligenza artificiale riesca a decodificare dei possibili schemi ricorrenti e magari associarli a dei significati. Dei significati ci sono di sicuro, perché per esempio in questi canti i maschi mettono anche la loro identità, cioè è come se ci fosse una firma che vuol dire "l'ho detta io questa cosa, io che sono io ho detto questa cosa". Pensate, se dovessero riuscire in questo programma che sembrava fantascienza fino a qualche anno fa, vorrebbe dire che sarebbe, insomma, sarebbe la prima volta che riusciamo a decifrare il linguaggio con cui comunica un altro essere vivente sulla Terra. E il passaggio ulteriore, so che vi è già venuto in mente, è che se dovessimo arrivare qui potremmo provare a fare una domanda a una balena. E io lì non voglio esserci perché non voglio sentire la risposta, visto che quello che abbiamo combinato alle balene, però potremmo interloquire con una con le balene.

Quindi, per farla breve, sostanzialmente l'ipotesi, appunto, è che il linguaggio sia stato inventato dai bambini, che io trovo sia un'idea bella, anche perché, come dire, vi ricordate la Maria Montessori quando negli anni '50 diceva che andiamo a scuola a imparare dai bambini? Penso che non se lo sarebbe mai aspettato che noi evoluzionisti scoprissimo che questo è letteralmente vero dal punto di vista evoluzionistico. Noi abbiamo imparato a parlare, abbiamo imparato tantissime cose dai bambini. So che sto rovesciando un po' la prospettiva, la Paideia alla rovescia. Siamo noi che impariamo dai bambini. Però il significato vero è che sostanzialmente dentro la fanciullezza, no, il da cui deriva la radice di Paideia, c'è una potenzialità straordinaria, spesso inespressa, che è ciò che ci ha reso umani. È quella potenzialità lì, così lunga, così protratta, così coltivata, così fragile, così imperfetta che ci ha reso umani e sempre in trasformazione. Un un bravissimo evoluzionista una volta ha detto che dovremmo smettere di usare il termine human beings, esseri umani. Dovremmo usare l'espressione human becomings, divenienti umani, perché noi non siamo esseri umani, noi stiamo ancora diventando umani. Siamo nati 200.000 anni fa in Africa, siamo una specie giovanissima, ne abbiamo già combinate di tutti i colori e alla luce di quello che sta accadendo, peraltro recentemente, ne abbiamo di strada prima di diventare umani o di restare umani.

Quindi questo è il mio modo evoluzionistico di concepire la la Paideia, che tra l'altro vi fa capire anche delle cose a volte anche molto concrete. Quando, per esempio, nel linguaggio anche comune diciamo i nostri figli sono nativi digitali oppure i ragazzi di oggi sono nativi climatici. Cosa vuol dire quell'espressione? Per noi ha un significato tecnico, cioè un nativo di qualcosa è un bambino, un cucciolo che è nato con le caratteristiche che vi ho detto prima, con quel cervello che è una spugna che si lascia scolpire eh da quello che vede, a sua volta cambia il mondo, che vive, nasce e viene gettato in un ambiente che è diverso da quello dei suoi padri e dei suoi nonni, perché i suoi padri e i suoi nonni lo hanno modificato. Quindi quel cucciolo è nativo di un mondo diverso da quello dei suoi padri e dei suoi nonni. Essere nativi è una potenzialità dirompente, perché se il mio cervello è così plastico e quindi può cambiare tantissimo per tutta la vita e vive in un ambiente diverso da quello dei cervelli della generazione precedente, si possono sprigionare scoperte totalmente inaspettate, essere indipitose, inimmaginabili. E questo è un altro punto importante di questa prospettiva.

Una piccola nota di tristezza, ma che alla quale tengo. Io penso che a fronte di queste scoperte e dell'importanza della Paideia penso che siano esistiti siano esistite pochissime epoche nella storia umana in cui siamo stati così egoisti e insensibili nei confronti delle generazioni che verranno dopo di noi. Siamo dei pessimi antenati. Ci ricorderanno come dei pessimi antenati. Perché provate a pensarci, finanziamo un sacco di ricerche perché vogliamo l'immortalità. Avete sentito quella cosa surreale ad agosto di Putin che sale su sul palco con Xi Jinping? Potevano discutere di tutte le cose possibili immaginabili, si mettono a discutere ah, ma lo sai che forse tra un po' di anni la scienza ci renderà immortali per e poi dice una cazzata pazzesca, cioè perché a forza di trapianti eh diventeremo immortali, come se fossimo delle macchine che gli cambi lo spinterogeno tre volte e no e la macchina continua a andare. Ha capito che non siamo delle macchine, siamo dei sistemi integrati, che la la senescenza è un processo complessivo e quindi non è che cambiando gli organi, no, risolveremo la cosa, magari ci arriveremo per altre strade. A me ha colpito molto quella cosa perché pensate quegli uomini, quegli uomini così potenti secondo me hanno in odio la morte perché è una delle poche cose che non possono ancora controllare, no? Quindi la odiano la morte e stanno cercando l'immortalità per esercitare la loro volontà di dominio e di potenza indefinitamente. La trovo una cosa piuttosto terrificante. Quindi l'immortalità che è di un egoismo pazzesco, no? Se leggete Saramago, cos'è Saramago? Le intermittenze della morte, un capolavoro nel 2005, lui si immagina, vi ricordate, un paese in cui improvvisamente la gente smette di morire. All'inizio tutti contenti, eh meraviglia. Poi andate a leggere cosa succede. La la società si disgrega e va in frantumi, naturalmente. E questo stiamo facendo alle generazioni future, non lasciamo loro spazio. La crisi climatica gliela stiamo consegnando e sarà un bel problema adattarsi. Gli stiamo dando un debito ambientale che cresce sempre di più e come contraltare e complementare a tutto questo investiamo pochissimo e troppo poco in educazione. Avete visto gli ultimi dati che sono usciti a proposito del numero di laureati in Italia e del numero di analfabeti funzionali tra i 26 e 65 anni che ci sono in Italia hanno superato il 30%. Cioè persone che non sono in grado di leggere un testo, di farne una sintesi e di comprenderne il significato. Poi capite i commenti su YouTube e i dibattiti sui social eccetera eccetera. Abbiamo un problema e stiamo, peraltro, disobbedendo al dettato costituzionale perché nel 2022 con un momento finale di resipiscenza, abbiamo cambiato l'articolo 9 della Costituzione. Abbiamo aggiunto che la Repubblica.

Italiana al comma 3 tutela. È un obbligo, tutela l'ambiente, gli ecosistemi, la biodiversità e tutto ciò, anche nell'interesse delle future generazioni. Ci stiamo dimenticando che quello che noi facciamo oggi in termini legislativi deve essere a tutela anche delle generazioni future e non lo stiamo facendo per niente.

Quindi, come disse una volta un premier, un politico britannico, se continuate a pensare che la scienza e l'educazione siano costose, provate con l'ignoranza, vedrete quanto vi costa quella, diciamo.

Quindi, chiudendo veramente, forse due messaggi io traggo da questa storia. Primo, che l'educazione, la paideia, questa situazione in cui ci siamo trovati, questa fortuna, questo lusso di avere dei cuccioli che imparano così tanto è imperfetto, è fragile. È una fragilità che è diventata una chiave di successo, ma resta una fragilità, quindi non possiamo darla per scontata e richiede manutenzione. Non dobbiamo indottrinarli, non dobbiamo passargli idea di identità, di orgoglio, che sono parole che dovremmo eliminare dal nostro vocabolario. Dobbiamo insegnargli relazioni, interazioni, capacità di mescolare le idee ed essere cittadini del mondo, no?

E poi l'ultimo punto davvero, ma lo dico con una citazione così me la cavo, è appunto l'imprevedibilità. Noi dobbiamo essere umili in tutti i contesti educativi perché letteralmente io che ogni anno vedo mi vedo arrivare le matricole al primo anno dell'università devo pensare questa cosa. Quando io sono entrato nel mio dipartimento 15 anni fa e poi in quello precedente i miei maestri, quelli che mi hanno insegnato le cose mai avrebbero immaginato quello che abbiamo scoperto noi. Mai proprio. Ma proprio non gli entrava neanche nell'anticamera del cervello. Potevano sapere che non sapevano tutte quelle cose. Poi noi abbiamo scoperto delle altre cose, nuove tecnologie, nuove osservazioni e oggi lavoriamo su un in un paesaggio scientifico per il mio maestro inimmaginabile.

Ma allora io devo pensare la stessa cosa dei miei ragazzi che mi arrivano al primo anno alle matricole. Nei loro occhi, io adesso non posso saperlo, ma nei loro occhi, nelle loro teste, ci sono delle cose che loro scopriranno, inventeranno che io non posso immaginare. Quindi deve essere un gesto di umiltà, no, nei loro confronti. Io posso dare loro tutti gli strumenti che ho a disposizione perché lo cerchi cerchino da solo, da soli e facciano loro quelle scoperte, ma non potrò mai passargliele perché non le so, perché sono ignorante. Io non so quello che loro scopriranno. Questa è una cosa importante nel processo educativo. È una questione di ignoranza. Loro perché devono fare un percorso formativo, è mia perché io non so quello che loro scopriranno.

E questa cosa l'ha detta benissimo un grande antropologo del passato, Gregory Bateson, che scriveva questi dialoghi, metaloghi li chiamava lui, e ce n'è uno tra un padre e un figlio che passeggiano per strada e a un certo punto il figlio chiede al papà: "Senti papà, a proposito di Paideia, ma è vero che i padri ne sanno sempre più dei figli?" E il papà dice, "Beh, certo, ovvio" e si mette a spiegargli, "Eh, noi abbiamo avuto più anni di esperienza, abbiamo più io ho studiato più di te, ne so più di te". Quindi sì, certo, i padri ne sanno più dei figli. Bambino va avanti ancora un po', poi fa: "Papà, chi è che ha scoperto e inventato il motore a scoppio e la macchina a vapore?" Papà ci pensa su macchina vapore James Watt e gli spiega la storia fine '700. Bambino ascolta, poi va avanti ancora un po', poi si gira e gli fa "Papà, ma perché la macchina a vapore non l'ha inventata il papà di James Watt?" Se sapete rispondere a questa domanda avete capito cos'è la Paidea e vi ringrazio molto.