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Stagflazione in arrivo: I 3 Pilastri per proteggere il tuo Portafoglio

Marco Casario EXTRA36:09

Transcription

6.500 miliardi di dollari è la dimensione del bilancio della Federal Reserve ad oggi, in questo momento, 6.500 miliardi. Tienilo a mente questo numero perché è il numero attorno al quale ruota tutto quello che sta per succedere ai nostri risparmi, ai nostri BTP, al nostro mutuo, al valore della nostra casa, al valore di ogni singolo euro che abbiamo in tasca. E questo numero sta crescendo lentamente, silenziosamente. È un po' l'acqua che sale in una stanza, no? Non te ne accorgi finché non ti arriva le caviglie. A quel punto però hai già un problema. E per capire dove siamo effettivamente oggi e soprattutto cosa significa per noi italiani investitori che abbiamo il portafoglio in euro, paghiamo le bollette in euro, abbiamo un piano di accumulo, abbiamo BTP in portafoglio, ti devo raccontare più di una storia. Una storia che parte da Washington, passa per lo stretto di Ormut e finisce all'interno del nostro conto corrente.

Salve a tutti, Marco Casario qui. Sono l'autore del libro Investire nel breve nel lungo termine e partiamo da un meccanismo che se studi libri di economia descrivono con freddezza, ma che nella realtà funziona un po' come una centrifuga impazzita e cioè il rapporto tra guerra e debito sovrano. Le crisi del debito tendono a generare guerre. Le guerre tendono a generare crisi del debito. Non è un caso che questi eventi si presentino in grappoli. Non è una coincidenza, è proprio un ingranaggio. È una ruota che gira. Un governo schiacciato dal debito prende decisioni sempre più aggressive, cerca di scaricare i propri problemi all'esterno e quando le tensioni esplodono in un conflitto, quel conflitto costa soldi. Soldi che il governo non ha. Soldi che deve stampare, soldi che deve prendere in prestito e quel nuovo debito prepara il terreno per la prossima crisi. È successo dopo la prima la Prima Guerra Mondiale, è successo dopo la seconda guerra mondiale, sta succedendo adesso con gli Stati Uniti che combattono una guerra contro l'Iran, mentre il loro debito federale supera i 36.000 miliardi di dollari con un deficit annuale che viaggia oltre i 2000 miliardi. Pensa a questo. Il Pentagono ha chiesto al Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare questa guerra. 200 miliardi vuol dire $1500 a famiglia americana. E ovviamente è normale che la compagine politica sia divisa. I democratici si oppongono e i repubblicani non è che sono proprio a favore, sono tiepidi. Perché dove finiscono quei soldi? Chi ce li mette quei soldi? E la risposta passa sempre dalla stessa parte, la banca centrale americana. E c'è una questione tecnica che sui libri è spiegata in maniera noiosa e molto complicata. Sembra quasi roba roba da ingegneri finanziari, ma in questo video te la voglio spiegare semplicemente perché è la cosa più importante che puoi capire per proteggere il tuo portafoglio e i tuoi risparmi.

Il sistema della liquidità americana funziona con tre secchi comunicanti. Il primo secchio sono le riserve bancarie, i soldi che le banche commerciali tengono presso la Federal Reserve. Il secondo secchio è il cosiddetto Reverse Repo. È un parcheggio temporaneo di liquidità dove gli istituti finanziari mettono la liquidità in eccesso perché loro c'hanno questo problema, c'hanno troppa liquidità, magari avercelo, no? Il terzo secchio è il TGA, il Treasury General Account, il conto corrente del governo americano che tiene sulla Fed. Questi tre secchi sono quasi un sistema chiuso. Quando uno si riempie, gli altri si svuotano. E il problema è questo. Il reverse repo il secondo secchio, ad oggi è praticamente vuoto, non c'è più parcheggio e quando arriva la stagione delle tasse in aprile, il conto del governo, il TGA, si riempie perché arrivano i versamenti fiscali e quei soldi escono dal primo secchio che sono le riserve bancarie. Tu azienda, tu persona normale per pagare le tasse, da dove li prendi? I soldi da sotto il materasso, se c'è sotto il materasso o dalla banca e li versi presso lo Stato. Se le riserve bancarie scendono troppo, il sistema interbancario va in sofferenza. I cosiddetti tassi overnight, quelli che vengono utilizzati dalle banche per prestarsi denaro tra loro, schizzano e le banche iniziano ad avere problemi. E sai che cosa succede quando le banche non possono più prestarsi denaro? Succede il 2008, succede marzo 2020, succede un po' di caos. Per questo la Federal Riserve in questo momento sta espandendo il bilancio, non perché vuole fare un favore ai mercati, ma perché deve mantenere il sistema in piedi. Ok? È una stampa graduale di denaro, un'espansione del bilancio di circa 20, 30, forse 40 milioni di dollari al mese, non è niente di paragonabile rispetto ai grandissimi quantitative del passato e dove il bilancio il bilancio cresceva di 100, del 140% al mese, qui parliamo di un 3, 6% in un anno, graduale, silenzioso, però è stampa di moneta e la stampa di moneta per quanto graduale e silenziose, a conseguenze che arrivano fino in Europa, fino in Italia, fino ai nostri risparmi.

Abbiamo prima visto il numero del debito americano, adesso andiamo a vedere un numero che diventa molto importante, 3%. Ogni anno in media nei paesi sviluppati il nostro potere d'acquisto perde almeno il 3%. Anche quando tutto va bene, eh, anche quando l'inflazione ufficiale misurata per l'Italia dall'Istat dice che siamo all'1, l'1,2%, anche quando il telegiornale non ne parla. Quindi, ma da dove esce questo numero? Perché questa non è una stima, eh, questa è aritmetica. Ora, nei paesi sviluppati la massa monetaria, se segui il mio canale lo sai, cresce in media del 7-8% l'anno, anno dopo anno. Governi che spendono più di quanto incassano, banche centrali che espandono il loro bilancio, banche commerciali che creano credito. Tutto questo inietta moneta nel nuovo sistema. Non è un'anomalia, eh, è il funzionamento normale del sistema monetario moderno. È così da decenni. Dall'altro lato la produttività migliora. In Italia non tanto, eh, in America migliora molto, in alcuni paesi dell'Europa migliora molto. Quindi miliardi di persone che lavorano, tecnologie che avanzano, processi che diventano più efficienti. Tutto questo fa sì che a parità di condizioni le cose dovrebbero costare meno. Questa crescita di produttività nei paesi sviluppati vale in media il 4% l'anno, quindi 7 - 4 fa 3. Ecco il 3% di cui parlavo ti parlavo prima. Nel residuo è la differenza tra quanta moneta nuova entra nel sistema e quanta ricchezza reale viene prodotta. Ed è il prezzo silenzioso che paghiamo ogni anno solo perché c'abbiamo gli euro o i dollari o qualsiasi altra valuta sul nostro portafoglio, in tasca nel nella nostra saccocia o eh nel nostro ehm conto in banca. Ora tu potresti pensare che il 3% non è molto. Beh, in effetti su un singolo anno non lo è. Ma il 3% compounded, cioè composto su 10 anni è il 26% del tuo potere d'acquisto. Su 20 anni è il 45%, su 30 anni la durata di un mutuo è il 59%. Significa che i tuoi €100.000 che hai in banca oggi. Se non fai nulla, tra 30 anni, indipendentemente dall'inflazione, compreranno quello che oggi compri con €41.000 senza che nessuno ti abbia rubato un centesimo, senza che il governo abbia aumentato le tasse, senza che tu abbia fatto nulla di sbagliato, solo perché hai tenuto i soldi fermi in un sistema che stampa moneta più velocemente di quanto produca ricchezza. E questa è la media. Nei periodi buoni, quando la produttività cresce più velocemente, la moneta nuova viene assorbita meglio, perché i prezzi salgono meno o salgono in alcune categorie, scendono in altre, la tecnologia diventa più economica, i servizi digitali costano meno e tu non ti accorgi di questo 3% perché alcune cose diventano davvero più accessibili. Ma nei periodi cattivi, quando la produttività rallenta, la stampa di moneta accelera, quel 3% diventa il 5%, diventa il 7%. Può diventare il 10%. Ed è in quei momenti che le persone si guardano e dicono "Com'è possibile che tutto costi così tanto?" E la risposta è sempre la stessa. Stanno stampando più velocemente di quanto l'economia produca. La differenza tra le due velocità si chiama inflazione, il resto è contorno.

E questo per l'Italia che significa? La BCE ha stampato trilioni di euro tra il 2015 e il 2022. La produttività italiana in quel periodo è cresciuta di niente, quasi lo 0%. Siamo il paese del G7 con la crescita di produttività più bassa degli ultimi 20 anni, il che significa che per noi quel 3% medio è ottimistico come numero, perché se la moneta cresce del 7, ma la produttività italiana cresce dello 0,5%, la differenza non fa più 3, fa 6 e mezzo e lo sentiamo, lo sentiamo quando andiamo al supermercato, lo sentiamo quando paghiamo l'assicurazione dell'auto, quando guardi il prezzo degli affitti a Milano, a Roma, a Torino. Non è sfortunata, non è avidità dei commercianti, è matematica, troppa moneta che insegue troppo pochi beni e servizi prodotti in modo più efficiente. Per questo tenere i risparmi fermi sul conto corrente non è essere prudenti e avere non avere paura del rischio, è una perdita garantita. Non una perdita che forse arriva, forse arriverà, no, è una perdita che sicuramente arriva ogni anno, composta e accumulata su se stessa e l'unica variabile è la velocità. In questo momento con una guerra in corso, petrolio sopra $100, la Fed che stampa 40 miliardi al mese, la BCA che la segue come un'ombra, quella velocità non sta rallentando, sta accelerando.

Quindi pensaci, no? Ti ricordi quando la BCE ha iniziato il quantity di Visasing nel 2015? Ti ricordi cosa è successo ai rendimenti dei BTP? Sono crollati, il valore dei titoli è salito, chi li aveva in portafoglio ha guadagnato, chi è entrato dopo si è trovata a comprare rendimenti da schifo, da fame. Ecco, ogni volta che una banca centrale espande il bilancio, anche gradualmente, si muovono i piatti della bilancia. E siccome l'Italia è il terzo mercato obbligazionario del mondo, ogni spostamento nei treasury americani si propaga i BTP come un'onda sismica che attraversa l'oceano, non subito, non in modo lineare, ma ci arriva, arriva sempre. E qui la storia si complica perché non stiamo parlando solo di stampa graduale, stiamo parlando di cosa succede se quella stampa graduale non basta più, se la guerra si allunga, se lo stretto di Ormut resta chiuso per mesi, se il petrolio a 100, 120, 140 dollari diventa la nuova normalità, perché a quel punto la Fed si trova nella posizione più difficile che esista per una banca centrale. Alzare i tassi per combattere l'inflazione quando l'economia rallenta, che si traduce in stagflazione, perché da un lato hai l'economia che rallenta, la disoccupazione sale, i consumi si contraggono perché la gente spende tutto in benzina e bollette. Dall'altro c'è l'inflazione che riparte, spinta dai prezzi delle energie e delle materie prime e la Fed c'ha un doppio mandato, prezzi stabili, massima occupazione e in stagflazione questi due obiettivi vanno in direzioni opposte. Per combattere la disoccupazione dovresti tagliargli i tassi. Per combattere l'inflazione li devi alzare, non puoi fare entrambe le cose. È come se ti chiedessero di accelerare e frenare nello stesso istante. Sai qual è la parte in cui ci sarebbe meno dibattito? Il bilancio. Se il mercato dei Treasury o il mercato interbancario vanno in crisi di liquidità, la Fed interviene, punto, indipendentemente dal livello di inflazione, perché lasciare che il mercato dei titoli di stato americano si blocchi, quella non è un'opzione per nessun presidente della Fed, per nessun governo. È l'unica vera linea rossa del sistema finanziario globale.

E quando il petrolio sale a 100, 120, $140, noi italiani lo sentiamo prima e più forte di quasi tutti gli altri, perché siamo un paese che importa quasi il 90% del nostro fabbisogno energetico. Le bollette salgono, la bolletta del gas sale, il gasolio sale, i costi di trasporto salgono e tutto questo, tutto quello che viene trasportato costa di più. Cibo, materiali per costruire, prodotti chimici. L'ENI, la nostra azienda, beneficia sì in parte, ma il sistema paese soffre. E quando soffre il sistema paese, la BCE si trova nella stessa identica trappola della Fed. Tagliare i tassi per sostenere l'economia, ottenerli alti per frenare l'inflazione con una differenza enorme che la BCE, a differenza della Fed, deve pensare a tutti i paesi della Comunità Europea. Non può pensare solo all'Italia, alla Spagna, la Francia, la Grecia. Ecco perché la BCE segue come un'ombra la Fed, però con qualche mese di ritardo. Se la Fed stampa la BCE prima o poi si adeguerà, se i rendimenti americani salgono, i i rendimenti europei li inseguono. Noi siamo lì nel mezzo con 2800 miliardi di debito, anzi più di 3000 ormai, di debito pubblico, uno spread che reagisce ad ogni respiro che arriva dall'altra parte dell'Atlantico, perché i rendimenti dei Treasury sono il tasso di riferimento del mondo intero. Quando salgono trascinano sui rendimenti di tutti gli altri bond sovrani, compresi i BTP. E quando i rendimenti dei BTP salgono, il costo dei mutui a tasso variabile in Italia sale, lo spread si allarga, il servizio del debito pubblico italiano diventa più pesante, il governo italiano ha meno spazio fiscale per fare qualsiasi cosa. Tagliare le tasse, investire in infrastruttura, finanziare le pensioni, tutto è connesso. Il secchio della liquidità a Washington si svuota e noi in Italia paghiamo di più per il mutuo. Capisci in che mondo viviamo?

E seguimi con attenzione su questa parte. Perché quello che ti sto per descrivere non è un complottismo apocalittico inventato per fare paura, no. È una catena, un domino. Ogni pezzo che cade fa cadere il successivo. L'ultimo pezzo è il nostro conto corrente. La domanda non è se questa catena esiste, esiste ed è documentata e ogni anello è già successo almeno una volta nella storia. La domanda è solo quanti anelli cadranno questa volta?

Qual è il primo anello? Petrolio stretto di Ormut chiuso da settimane. Prima della guerra ci passava il 20% della produzione globale di petrolio e idrocarburli liquidi. Eh, non tutto il petrolio del mondo, eh, più del 20%, però. Però siccome i mercati dell'energia sono interconnessi, quando il 20% sparisce, non è che il prezzo sale del 20%, sale di molto di più, perché tutti i compratori che prima si rifornivano dal Golfo Persico adesso competono per lo stesso petrolio che rimane. Ecco perché i future sono vicino ai 100. Stamattina, poi dopo che la dichiarazione di Trump sono scesi un po', ma vedremo poi dove arriva, no? Ma il prezzo fisico reale, quello a cui le raffinerie comprano il greggio nel mercato spot di Dubai, quello ha già superato i $130. È il prezzo della paura ed il prezzo vero quello che conta. E più la guerra dura, più le infrastrutture energetiche nelle regioni vengono danneggiate, più ci vuole tempo per riportare online la produzione anche dopo la fine della guerra. Non parliamo di settimane, a volte ci vogliono mesi, addirittura a volte anni per riparare un terminale petrolifero colpito da un drone o da un missile.

Il secondo anello sono i consumatori. Quando il petrolio sale, sale tutto il resto, benzina, gasolio, trasporto merci e di conseguenza il cibo, i materiali, i prodotti chimici. La gente spende di più per le cose che non può evitare di comprare e quindi spende di meno per tutto il resto. Ristoranti che si svuotano, acquisti che vengono rimandati, le vacanze si accorciano o si cancellano, i consumi si contraggono e questo vale per gli americani, per gli europei, per tutti. Per noi italiani vale il doppio di nuovo perché importiamo il 90% dell'energia che consumiamo. Ogni dollaro in più sul barile di petrolio è €1 in più sulla bolletta, sul pieno, sul prezzo della pasta al supermercato. E in tutto questo il gas naturale è un ingrediente fondamentale per produrre fertilizzanti azotati e quantità enormi di gas liquefatto passavano normalmente dallo stretto di Ormuts. Con lo stretto chiuso i prezzi dei fertilizzanti sono esplosi. Indovina un po'. Fertilizzanti più chiari, più cari significa grano più caro. Grano più caro significa pane più caro, pasta più cara, mangimi più cari, carne più cara. La geopolitica non si ferma ai grafici del petrolio, arriva dritta al carrello della nostra spesa.

Il terzo anello, quello più insidioso per chi riguarda paesi che non sono in guerra, ma che dalla guerra vengono strangolati e sono i grandi importatori di energia, il Giappone, la Corea del Sud, l'India e anche diversi paesi europei eh si trovano a pagare prezzi enormi per l'energia che devono importare. Quando la bolletta energetica diventa insostenibile, questi paesi devono trovare i soldi da qualche altra parte. Indovina dove li trovano? Nelle riserve, cioè vendono Treasury americani, vendono oro, vendono asset finanziari che avevano accumulato negli anni buoni. Il Giappone da solo detiene oltre 1000 miliardi di dollari in Treasury. Non è che deve vendere tutto, eh. Bastano 100-200 miliardi venduti in fretta per creare pressioni enormi sul mercato obbligazionario americano e ogni Treasury venduto è un rendimento che sale.

E il quarto anello sono proprio loro i rendimenti. Quando i rendimenti dei Treasury americani salgono, salgono i rendimenti di tutto il mondo. I BTP italiani li inseguono e quando i rendimenti salgono i mutui a tasso variabili diventano più caro, il credito all'impresa diventa più caro, il servizio del debito pubblico diventa più pesante. Per l'Italia con i nostri 3000 miliardi di debito, ogni mezzo punto percentuale in più sui rendimenti costa miliardi di euro in più di spesa per interessi, miliardi che il governo non può spendere in pensioni, in scuole, in sanità e lo spread si allarga, il che rende ancora più difficile e costoso rifinanziare il debito in scadenza.

Il quinto anello colpisce la Fed proprio nel suo punto più vulnerabile. Economia che rallenta perché i consumatori sono strangolati dall'energia, l'inflazione che sale perché le materie prime costano di più e con i due obiettivi, massima occupazione e prezzi stabili, la Fed eh rischia la stagflazione o peggio ancora la recessione. Non può tagliare i tassi senza alimentare l'inflazione, non può alzarli senza affossare l'economia, praticamente è paralizzata e c'è una cosa su cui non ha scelta. Se il mercato dei treasury va in crisi di liquidità, deve intervenire, deve comprare, deve espandere il bilancio, anche se l'inflazione è al 5%. Perché un mercato dei treasury bloccato significa che il governo non riesce a finanziarsi, le banche non riescono a funzionare, il sistema si ferma. È la linea rossa di cui parlavamo prima che nessun presidente della Fed può ignorare.

L'ultimo anello, il sesto, chiude il cerchio. Gli Stati Uniti sono il paese più finanziarizzato del mondo, un mercato azionario che vale il 200% del PIL e il 90% delle azioni è in mano, indovina un po', al 10% più ricco della popolazione. Quel 10% è anche quello che paga la maggior parte delle tasse federali. In larga parte le paga attraverso i capital gains, le plusvalenze sulle vendite di azioni. Quando il mercato azionario scende e resta giù per un anno, i capital gains evaporano e quindi le entrate fiscali crollano e quindi il deficit che era già enorme si allarga ancora di più, il che significa più debito, il che significa più pressione sui rendimenti, che significa più bisogno di stampare moneta. E a Wall Street dicono è il cane che agita la sua coda. Il mercato finanziario non è più un termometro dell'economia, è diventato l'economia stessa. E quando questo termometro si rompe, il paziente rischia di morire.

Ogni anello di questa catena è già successo separatamente in passato. Crisi petrolifera del 73, stagflazione degli anni 70, crisi dei Treasury di marzo 2020, crollo delle entrate fiscali nel 2008 e 2009. Nessuno di questi è un evento improbabile. La domanda è quanti ne cadono insieme? Perché se ne cadono due restiamo nella stampa graduale, se ne cadono tre o quattro entriamo nella zona grigia. Se cadono tutti e sei in sequenza alimentandosi l'uno con l'altro, allora non parliamo più di stampa graduale di denaro, parliamo di quei 2000 miliardi, miliardi ed oltre di stampa che cambiano le regole del gioco. Non ci siamo ancora, eh, non ancora, ma ogni settimana che questa guerra folle va avanti e lo stretto resta chiuso, il primo anello tira giù il secondo che tira giù il terzo e la catena diventa sempre più tesa.

E non ho finito. C'è un altro meccanismo che spiega perché gli Stati Uniti si trovano in questa situazione, perché il debito è così enorme, perché non riescono a ridurlo e perché paradossalmente non possono nemmeno voler volerlo ridurre fino in fondo. Si chiama Triffin Dilemma dal nome dell'economista belga europeo Robert Triffin che lo identificò negli anni 60. Cerco di spiegartelo in maniera più semplice possibile. Tutto il mondo usa il dollaro per commerciare, per saldare i debiti, per denominare i contratti. E come fa il mondo ad avere dollari? Semplice, gli Stati Uniti comprano dall'estero più di quanto vendono. Quel deficit commerciale è il rubinetto attraverso il quale i dollari escono e si spargono per il pianeta. Senza deficit commerciali il mondo non avrebbe abbastanza dollari. Questo non è un bug come ci vuol far credere Trump. Questa è una caratteristica, ma questa caratteristica ha un costo enorme, perché quei dollari che escono tornano indietro sotto forma di investimento. Gli stranieri comprano azioni americane, immobili americani, Treasury americani e così gli Stati Uniti finiscono per vendere pezzi del proprio patrimonio, asset che si apprezzano nel tempo in cambio di beni di consumo che si deprezzano. È come se tu vendessi quote del tuo appartamento per fare la spesa al supermercato ogni settimana per decenni. Prima o poi che succede? Che l'appartamento non è più tuo e il dollaro, essendo la valuta che tutti vogliono, resta strutturalmente sopravvalutato. Il che significa che il manifatturiero americano non è competitivo, non riesce a produrre a costi ragionevoli. E così le fabbriche in America hanno chiuso. I posti di lavoro nel manifatturiero, si sono spostati all'estero e una fetta sempre più grande della popolazione americana si è impoverita, mentre i proprietari di asset, immobili azioni, si arricchiscono. Due velocità. Questa è l'economia a K di cui forse avete sentito parlare, cioè la gamba alta della K sale, la gamba bassa scende e la polarizzazione politica esplode. Non è un caso che il populismo cresca nei periodi di dominanza fiscali. È una conseguenza diretta. E ti dico una cosa che sembra ancora più paradossale. Se qualcuno, chiunque, eh presidenti, economisti, pure il più brillante e brillante provasse a risolvere davvero questo problema, fallirebbe non per incompetenza, per matematica, perché la soluzione vera richiederebbe ridimensionare il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale, cioè accettare una svalutazione controllata, ridurre, per esempio, le 800 basi militari americane sparse per il mondo, ribilanciare il commercio con strumenti più eleganti dei dazi, che alla fine sono tassi sugli importatori americani. Non sugli esportatori stranieri, magari tassare gli investimenti esteri negli asset finanziari americani come una sorta di biglietto d'ingresso per accedere al mercato dei capitali più grandi e profondi del mondo sarebbe una cosa giusta, ma implicherebbe una svalutazione del dollaro, un aumento temporaneo dell'inflazione, un calo dei mercati azionari che è una medicina amarissima e nessun presidente, partito politico la accetterebbe. Nessuno sopravvivere politicamente a questa cura e così il treno continua, nessuno lo può fermare, non perché non si sappia cosa fare, ma perché nessuno è disposto a pagarne il prezzo nel breve e medio termine.

E nel frattempo cambiano i presidenti. Prossimo presidente della Federal Reserve, che sarà quasi certamente Kevin Warsh, che è un uomo che è stato alla Fed prima, che ha una reputazione da falco, ma che nelle dichiarazioni recenti si è mostrato favorevole a tagliare i tassi di interesse. Warsh spingerà per tassi più bassi, il che in teoria è positivo per chi ha un mutuo a tasso variabile, per chi investi in azioni, per chi detiene obbligazioni, ma allo stesso tempo Warsh è molto resistente all'idea di espandere il bilancio della Fed, vuole addirittura ridurlo e e qui arriva un colpo di scena. Come fai a ridurre il bilancio senza togliere liquidità al sistema? E come fai? La finanza moderna ci dà una risposta e questa risposta si chiama deregolamentazione bancaria. Funziona così. Se cambi le regole sui rapporti patrimoniali delle banche, se permetti loro di detenere più titoli di stato senza che questo pesi sui loro coefficienti di leva, di difetto stai permettendo alle banche commerciali di fare il quantitative easing al posto della Fed, cioè le banche comprano Treasury con la riserva frazionaria creando nuova moneta nel processo, esattamente come farebbe la Fed con il proprio bilancio, ma sulla carta il bilancio della Fed resta fermo o addirittura scende. È un quantitative easing nascosto, fantasma, con un nome cambiato. È come spostare il debito da una tasca all'altra dello stesso vestito. Cambia la forma, ma non cambia la sostanza. E la sostanza si stampa moneta. Che tu la chiami QE, che la chiami deregolamentazione, che la chiami espansione del credito bancario. Il risultato per i nostri risparmi è lo stesso. Il potere d'acquisto della valuta scende gradualmente, silenziosamente, ma scende.

E allora che facciamo noi italiani? Che facciamo col nostro PAC? Costruiamo risparmi, con i nostri BTP, col fondo pensione, con gli ETF? Beh, la prima cosa è capire che non esiste un posto sicuro in senso assoluto. Ogni asset ha un contesto in cui funziona e uno in cui soffre. Le azioni vanno bene quando l'economia cresce, l'inflazione è contenuta. Le materie prime, i produttori di energia vanno bene quando c'è inflazione o stagflazione. Ed è esattamente la situazione che si sta profilando con la guerra e lo stretto di Ormus chiuso. La liquidità, il contante e le obbligazioni a breve termine funzionano quando c'è una contrazione creditizia e tutto il resto scende. Il portafoglio 60/40, 60% azionario, 40% obbligazionario, non c'ha una risposta per gli scenari di stagflazione. Non ha una gamba che copre quel rischio e infatti guardate che cosa è successo a quei portafogli nel 2022. Sono scese le azioni e sono scese le obbligazioni. In un mondo dove le crisi si presentano in grappoli, dove guerra e debito si rincorrono, dove l'energia può diventare un'arma geopolitica da un giorno all'altro. Avere più pilastri non è una sofisticazione, è sopravvivenza. Azioni profittevoli, materie prime e asset scarsi, liquidità. Sono gambe di un tavolo che riesce a restare in piedi anche quando il pavimento trema.

La cosa che in pochi capiscono è che il deficit americano non si ridurrà, la stampa di moneta non si fermerà e il debito continuerà a crescere. Nessuna amministrazione, destra, sinistra, sopra, sotto avrà il coraggio o la capacità politica di invertire la rotta. Su questo ci dobbiamo rassegnare. Ma l'altro lato, quello meno evidente, evidente, è che il sistema non è che esploderà domani. Non stiamo andando verso l'iperinflazione apocalittica il mese prossimo, non stiamo per vedere il crollo del dollaro nel 2026. No, per ora, per i prossimi anni probabilmente tutto resterà così, il che significa che non siamo in una situazione di panico oggi, ma oggi dobbiamo essere in una situazione di consapevolezza. Sappiamo che la direzione è quella. Sappiamo che dobbiamo costruire un portafoglio che regga sia la corsa sia le scosse lungo il percorso. E la differenza tra chi arriva intero alla prossima stazione e chi no non è la capacità di prevedere il futuro, è la capacità di essere preparati a più futuri possibili.

Quindi non siamo già in crisi e non è che te lo dico per rassicurarti, te lo dico perché i numeri lo dimostrano, perché è una delle cose che distingue chi investe con consapevolezza da chi investe perché ha sentito qualcuno o perché lui pensa di aver capito tutto e non c'ha un pannello di controllo con quelle che io chiamo le spie di un pannello di controllo, no? E quando le spie del pannello di controllo della nostra macchina sono tutte verdi siamo tranquilli. Quando cominciano a diventare gialle stiamo attenti. Quando diventano rosse porto la macchina dal meccanico. Il sistema finanziario globale ha il suo cruscotto. In questo momento le spie non sono verdi, non sono rosse, cominciano ad essere gialle.

Quali sono queste spie? Ti dico alcune di quelle che uso io. La volatilità dei bond, il MOVE index è uno degli indicatori più importanti del mondo perché misura la volatilità del mercato dei Treasury americani, cioè quanto i prezzi dei titoli di stato americano oscillano. Se il MOVE è basso, il mercato dei Treasury è calmo, ordinato, liquido, i compratori e venditori si trovano facilmente gli spread tra domanda offerta e sono stretti, tutto funziona. Quando sale c'è nervosismo, incertezza, i prezzi si muovono troppo e troppo in fretta e la liquidità si assottiglia. In questo momento il MOVE è elevato, è salito parecchio dall'inizio della guerra, non ai livelli di rottura, eh, non dov'era nel marzo 2020, quando il mercato dei Treasury si è congelato e la Fed ha dovuto intervenire con un trilione di dollari in poche settimane. Siamo in una zona gialla di tensione alta col mercato che però ancora funziona.

La seconda spia è lo standing repo facility della Fed, gli sportelli permanenti dove le banche americane possono andare a prendere e mettere liquidità d'emergenza in cambio titoli di stato come garanzia. Ok, sono un po' il pronto soccorso delle banche. Se hai un problema di cassa stanotte vai lì, presenti i tuoi Treasury e loro ti danno dollari freschi. In questo momento questi sportelli non vengono utilizzati in misura significativa. Le banche non stanno bussando alla porta del pronto soccorso, il che significa, nonostante la pressione, il sistema bancario domestico americano non è in emergenza acuta. Ok? Non siamo in terapia intensiva, c'è un po' di febbre.

La terza spia sono i cosiddetti le linee di scambio valutario che la Fed mantiene con cinque banche centrali: BCE, Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone, Banca del Canada e Banca Nazionale Svizzera. Queste linee esistono per un motivo specifico. Quando c'è una crisi e il mondo ha bisogno di dollari, queste cinque banche centrali possono chiamare la Fed e dire "Abbiamo bisogno di 50 miliardi di dollari subito adesso" e la Fed glieli dà in cambio di valuta locale è il cordone ombelicale del sistema del sistema del dollaro globale e in questo momento quelle linee non sono state attivate. Nessuna delle cinque banche centrali alleate sta gridando al soccorso. Segnale importante, eh? Significa che la carenza di dollari nel mondo, per quanto in aumento, non è acuta. Ok? Se queste linee dovessero attivarsi in modo massiccio, quello sarebbe il momento in cui la spia passa da gialla a rossa, il segnale che il sistema è sotto stress reale.

La quarta spia più semplice e ma importante, è il livello delle riserve bancarie presso la Fed. Te ne parlavo prima, no? Quando ti ho parlato dei tre secchi, le riserve sono il primo secchio. In questo momento quel secchio è sotto pressione, è più basso di dove la Fed lo vorrebbe. Ed è per questo che stanno pompando circa 40 miliardi al mese per riempirlo. Non è vuoto, eh non è ai livelli che hanno causato la crisi dei repo a settembre 2019. È sotto stress ma gestibile. La Fed è intervenuta già preventivamente, il che è la differenza tra un pompiere che annaffia il tetto prima che prenda fuoco e uno che arriva quando la casa è già in fiamme. No, quattro spie quattro per ora gialle, non sono verdi, quindi non possiamo permetterci di ignorare la situazione, ma nemmeno rosse e che significa che non è il momento di andare in panico, ok? È il momento di essere vigili, svegli, consapevoli, di sapere cosa stiamo guardando e perché. Perché le spie gialle possono tornare verdi se la guerra finisce in fretta, se lo stretto riapre, ma possono diventare rosse se questa guerra si allunga, se la catena di cui ti ho parlato prima inizia a tirare un anello dopo l'altro. E noi vogliamo essere quegli investitori che sanno guardare questi segnali e sanno cosa fare, non gli investitori che si accorgono dell'incendio quando c'hanno già il fumo nel salotto. Ok?

Tra l'altro per noi italiani c'è un'altra spia che dovremmo controllare, lo spread BTP Bund, il termometro della fiducia che il mercato ha nell'Italia come debitore. Quando queste spie americane si accendono, di solito lo spread italiano reagisce a volte con calma, a volte con violenza. In questo momento è stabile, eh, a dire la verità, non sta abbaiando, sta ascoltando, ma anche noi dobbiamo rimanere eh vigili.

E quindi, ti ricordi il numero 6500 miliardi? Il bilancio della Fed che è cresciuto da dicembre di 120 miliardi. Se questo ritmo continua per un anno, saranno 420 miliardi in più. 420 miliardi di moneta fresca nel sistema sono 420 miliardi di moneta fresca. Comunque tu li chiami, se la guerra si allunga, se il petrolio resta sopra i $100, se i paesi importatori di energia in Europa e in Asia iniziano a vendere i Treasury americani che hanno in riserva per comprare energia, i rendimenti salgono troppo velocemente, i consumi crollano, se le entrate fiscali americane calano perché il mercato azionario scende, i capital gains evaporano, allora non parliamo più di stampa graduale, parliamo di stampa vera, di quei 2000 miliardi di dollari e oltre che segnano il confine tra stampa graduale e stampa massiccia. Questa non è una profezia, è aritmetica e l'aritmetica alla fine non ha opinioni politiche. L'aritmetica, la matematica, la statistica non votano, non negoziano, fanno solo i conti e i conti e i numeri, quelli non mentono mai.

Grazie mille per l'attenzione. Ci tenevo a fare questo video, un like se ti è piaciuto. Ci vediamo prestissimo. Buoni investimenti, consapevoli a tutti. Co?