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Bene, terminiamo l'argomento del delle teorie del conflitto. Abbiamo visto come la criminologia radicale sostanzialmente neghi l'esistenza del crimine e in qualche modo prospetti come soluzione al fenomeno criminale, un mutamento proprio della società. Cioè il problema non è nel nell'atto criminale, ma la società che non riesce a integrare eh i soggetti eh che sono portatori di interessi, di valori, di comportamenti disfunzionali a quelli della classe dominante.
In questa in questa logica la criminologia critica, quella radicale, pur partendo daimpostazione, diciamo, interazionista, che poi vedremo nel corso della lezione che cos'è, analizza le strutture, i processi e le istituzioni, i meccanismi del diritto proprio per evidenziare la costruzione del crimine attraverso la reazione sociale. Sostanzialmente l'ordinamento giuridico non sarebbe frutto di valori condivisi, ma rappresenta il predominio di una classe sulle altre che si eh si manifesta proprio attraverso la criminalizzazione dei comportamenti delle classi subalterne che potrebbero mettere in discussione la supremazia e il predominio delle classi dominanti.
Ovviamente quando questo tipo di criminologia propone il superamento del dei conflitti all'interno del del sistema sociale per integrazione, l'integrazione è una parola, diciamo, abbastanza controversa, perché la stessa criminologia critica rifiuta questa prospettiva in quanto la ritiene una vera e propria ipotesi di omologazione e abbiamo visto, No, che ehm insomma nella criminologia critica ehm e nella criminologia radicale, sia marxista che non marxista, sostanzialmente poi si inseriscono tutte quelle istanze di ehm eh libertari da un lato, ma anche antidiscriminatorie dell'altra. Siamo tra gli anni 60 e gli anni 70. Eh, Malcom, le Black Panther, Martin Luther King, sono le battaglie proprio dei neri degli afroamericani contro le forme di ehm diciamo ghettizzazione, marginalizzazione della basata sul sulla razza, appunto. E qui poi si inseriscono poi anche tutto il discorso femminista. Ehm, quindi diciamo è un un filone, eh, una teorizzazione che risente molto del dell'atmosfera culturale degli anni 60 e 70 negli Stati Uniti d'America.
Quello a cui poi mh diciamo giunge e o propone prospetta la criminologia critica e la criminologia radicale ha qualcosa di utopistico perché è realmente difficile poter pensare di risolvere il problema della criminalità semplicemente mutando la struttura della della società, cosa che insomma è sicuramente forse c'è un c'è una verità in questo, però non è un programma politico praticabile. Realizzabili, almeno nel giro di di breve. Quindi questa, diciamo, nell'ambito della criminologia radicale si scrive pure la criminologia anarchica e tutte quelle stanze abolizioniste. Quindi sostanzialmente dicevamo la scorsa lezione che questo approccio così radicale, così critico, rifiutando qualsiasi compromesso, qualsiasi dialogo con, diciamo, il potere statale, sostanzialmente lascia il campo dell'osservazione empirica sul crimine alle criminologie di destra. Proprio per evitare questa, diciamo, questa ehm eh questa affermazione di una prospettiva criminologica di destra basata su forme di prevenzione che sono anche forme di controllo penetranti delle devianze, di criminalizzazione delle devianze, no? Eh si afferma soprattutto negli nel diciamo nella eh in Inghilterra la la criminologia sì radicale, ma è una forma di criminologia critica fondata su una prospettiva più realistica e così abbiamo le correnti criminologiche del realismo di sinistra eh del realismo di sinistra dove sostanzialmente ehm diciamo l'analisi è radicale, la la critica alla struttura sociale è radicale, però la criminologia basata sul realismo di sinistra intende promuovere delle riforme che abbiano un impatto immediato sulla criminalità.
Il merito della del realismo di sinistra eh è quello sostanzialmente di aver preso eh in considerazione la criminalità come un problema dell'intera società e di conseguenza eh diciamo che rispetto alla criminologia radicale critica che abbiamo analizzato fino adesso, se la criminologia critica vedeva il delinquente, il criminale, il deviante come vittima della società, quindi il soggetto tra virgolette da salvare, Il realismo di sinistra in qualche modo scopre la vittima, scopre anche le esigenze della vittima. La vittima, sapete un po' nel sistema penale, la vittima è il soggetto che poi sostanzialmente vive una sorta di emarginazione dal dal processo penale, dal sistema penale. Oggigiorno si parla di sistema vittimentrico, del ruolo della vittima, addirittura la possibilità di inserire la vittima in costituzione. Però tutta la storia del diritto penale, se vogliamo, è una storia che ha espropriato la vittima, no, dal potere, dalla legittimazione di farsi giustizia da sé attraverso anche la vendetta, no? Sostanzialmente le questioni da travati erano legati erano regolati dalla legge del taglione, se vogliamo, dalla dall'idea di vendetta. Proprio per evitare questa barbarie, proprio per evitare questo ehm diciamo eh rincorrersi di atti violenti, il diritto penale si afferma appunto perché i cittadini tra di loro non si errogano il diritto di farsi giustizia e quindi di utilizzare la violenza. Di conseguenza il diritto penale, sostanzialmente la storia del diritto penale è la storia che ha portato la vittima a un ruolo marginale, cioè se è sostituito il conflitto tra l'autore del reato e la vittima, sostanzialmente nel diritto penale si è sostituito con un conflitto tra il reo e l'intero ordinamento penale. Per cui se vogliamo, anche la punizione non ha nulla a che fare con la vittima. Al limite si può prevedere un risarcimento del danno, ma la punizione, la sanzione penale, la pena detentiva e la pena pecuniaria sono pene che non restituiscono nulla alla vittima. Cioè il sistema penale nostro si regge sostanzialmente su sanzioni che non hanno nessuna sensibilità nei confronti di quelle che sono le regioni della vittima.
Quindi vi dicevo, merito del realismo di sinistra è proprio quello di aver scoperto il ruolo, non solo il ruolo della della vittima, l'importanza della vittima e dei suoi dei suoi interessi, la necessità quindi di tutelare le vittime dei reati e nel organizzare una risposta al fenomeno criminale, la criminologia ehm questo questo filenone criminologico non disdegna di utilizzare anche strumenti tipici del della criminologia di stampo, diciamo, amministrativo, diciamo, tutte quelle forme di controllo proprio sul territorio che sono tipiche delle di alcuni quartieri delle delle città americane, un controllo fatto sull'uso di telecamere, sul controllo eh un controllo fatto magari sul neigor watching, tutta una serie, diciamo, di ehm strumenti che fondano più che altro l'intervento su strategie di prevenzione primaria, ma sono interventi che in qualche modo riconoscono l'esistenza del crimine. Cioè, pur radicale nell'analisi, il realismo di sinistra, comunque deve partire dal presupposto che l'atto criminale è un atto che scuote il sistema sociale e provoca delle vittime e di conseguenza si fa carico, se vogliamo, di questo problema prospettando tutta una serie di eh iniziative, prospettando tutta una serie di interventi eh ovviamente di tipo preventivo, più che di tipo repressivo. Eh, il realismo di sinistra si in qualche modo si interessa anche di spiegare l'eziogenesi del del crimine attraverso la teoria della deprivazione relativa e questa teoria sostanzial cioè in qualche modo spiega un po' tutte le forme di criminalità, non solo quelle delle classi subalterne. Abbiamo visto, abbiamo abbiamo potuto notare come sia nell'ambito dello struttural funzionalismo, ma ancor di più nell'ambito della delle criminologie critiche radicali, l'attenzione della criminologia sia stata, diciamo, appuntata soprattutto sulle forme di criminalità delle classi subalterne, no? Partendo dal presupposto che non esiste un crimine, ma il crimine è una reazione sociale strutturata eh contro eh diciamo quei soggetti portatori distanze e di valori disfunzionali alla classe dominante. Di conseguenza si prende la criminologia critica come anche lo struttural funzionalismo. Vi ricordate? tutta la la teorizzazione sulle bande criminali, sulla delinquenza giovanile, sulle sottoculture criminali, sostanzialmente prende in considerazione il crimine eh delle classi subalterne, mentre la la teoria della deprivazione eh relativa eh in qualche modo potrebbe spiegare l'eziogenesi del crimine anche dei colletti bianchi.
Che cos'è questa eh questa teoria? Come si spiega la genesi del crimine in base alla deprivazione relativa? Il soggetto è portato a commettere un fatto penalmente rilevante, quindi a deviare, a commettere un reato, quando avverte, percepisce un'ingiustizia sociale, avverte, cioè sviluppa un certo malcontento per la sua posizione rispetto a al contesto sociale e questo malcontento lo esprime proprio attraverso un'azione criminale, cioè una reazione egoistica, se vogliamo individuale. a una alla percezione di un'ingiustizia sociale. Fondamentalmente in questo ritroviamo un po' anche la teoria della tensione di Merton e delle risposte individuali alle frustrazioni che il soggetto vive all'interno del sistema sociale. Però se ci pensiamo esattamente questo è quello che succede anche nell'ambito della criminalità dei colletti bianchi. all'ambito del, diciamo, i colletti bianchi, nell'ambito della criminalità economica, vi è anche una competizione, un una comparazione che può generare un malcontento e quindi questa esigenza di affermarsi ehm porta ehm alla realizzazione di un atto eh diciamo ehm criminale.
Qual è, diciamo, il limite della criminologia, quindi dell'atto criminale, qual è il limite e la critica che è stata mossa alla criminologia, diciamo, eh fondata sul realismo di di sinistra? è che prevedendo un intervento, si dice multiaenziale, prendendo in considerazione i vari aspetti della criminalità e non disdegnando nessuno strumento di prevenzione primaria, molte volte si è avvicinata nelle proposte a quelle che erano sostanzialmente le strategie elaborate dal dalla criminologia di destra, la teoria, no, delle broken windows, le finestre rotte, per cui se in un quartiere C'è una casa con le finestre rotte. Dopo un mese eh questa situazione di degrado è come se avesse contaminato l'intero quartiere e dopo un mese si troveranno più case con le finestre rotte perché eh sul degrado è importante intervenire subito con strumenti, se vogliamo, di prevenzione. Ma più che di prevenzione, in questo caso la la criminologia di destra struttura proprio l'intervento come forma vera e propria forma di controllo sociale del crimine, precine, no? Sui soggetti considerati in qualche modo devianti.
E qui, diciamo, ehm mh possiamo eh collegarci adesso all'idea, no, alla alla teoria dell'interazionismo simbolico dell'abeling approccio e d etichettamento. Come abbiamo visto, tutta la criminologia critica, la criminologia radicale e anche il realismo di sinistra sono in qualche modo debitrici al alla teoria dell'abeling approach. Che cosa sostanzialmente afferma questa questo orientamento criminologico? è una la nuova scuola di Chicago, diciamo, ehm basata su le teorie sociologiche dell'interazionismo simbolico e al tempo stesso è una teoria eh del conflitto. Nelle nella monografia sugli outsider Becker sostanzialmente no eh evidenzia come ehm il diciamo il crimine in sé non esiste. Infatti l'abbiamo già analizzata questa eh questa prospettiva quando abbiamo definito il crimine. Il crimine in sée, ma è frutto di un processo di interazione sociale, appunto, ferma, diciamo, laingro, afferma che è il gruppo che stabilisce il modello, fornisce gli stimoli, ricompensa con la gloria e la amicizia, offre protezione e fedeltà e in molti casi dà alla vita criminale un contesto etico senza il quale non potrebbe persistere. Quindi sostanzialmente è il contesto, l'interazione sociale, la reazione sociale che crea la criminalità.
E quando eh Becker e Lemmert affermano la teoria, enunciano la teoria dell'abbeling approach, rifiutano ovviamente il determinismo tipico della criminologia tradizionale, per cui causa del crimine è la povertà, causa del crimine è il problema su base biologica, su base eh diciamo forme di eh alterazione psicologica, rifiutano ovviamente questo determinismo e afferma che la devianza è creata dalla società, che significa, appunto, affermano e specificano che non è che la causa della devianza risiedono nella situazione sociale del deviante o nei fattori sociali che lo spingono all'azione. Cioè la devianza non è frutto della povertà o del contesto criminale, no? La società crea il crimine e essi intendono dire che i gruppi sociali creano la devianza stabilendo le regole la cui infrazione costituisce la devianza e applicando queste regole a persone particolari che etichettano come outsider. Proprio l'idea dell'outsider, il soggetto che all'interno della società non svolge nessuna funzione sociale e pertanto viene eh in qualche modo etichettato come delinquente, come deviante. Di conseguenza non è l'atto in sé che assume una connotazione criminale da un punto di vista oggettivo, ontologico, ma è la reazione del gruppo sociale nei confronti di quell'atto. Da questo punto di vista continuano la devianza non è una qualità dell'azione commessa, ma piuttosto la conseguenza dell'applicazione da parte di altri di regole e sanzioni al trasgressore. Il deviante è uno cui l'etichetta è stata applicata con successo. il comportamento deviante, il comportamento così etichettato dalla dalla gente e quindi sostanzialmente la devianza si spiega come reazione del gruppo sociale ai comportamenti di quei soggetti che appunto non sono conformi [Musica] al a quelli che sono i valori, il la cultura e gli interessi del del cetto dominante.
Che cosa è importante dell'interrezionismo simbolico? Che cosa ha portato? quali sono, diciamo, i frutti, tra virgolette, dell'interazionismo simbolico del delle utele dell'etichettamento di cui si è in qualche modo giovato anche il diritto penale. Proprio sulla base delle delle osservazioni fatte dallabeling approccio e dalla teoria dell'etichettamento, si è visto come e le forme alcune forme di criminalità non siano assolutamente da connettersi, legarsi alla condizione patologica o economica, sociale del soggetto agente. Questo potrebbe spiegare qualche forma, tra virgolette, di devianza primaria, ma molto più significativa e molto più influente sul comportamento criminale è proprio la reazione che la società ha nei confronti del del deviante che percepisce quindi questo stigma, percepisce questa svalutazione del sé e come formazione reattiva assume dei comportamenti appunto devianti. Ed è qui la profezia che si autoavvera. Io ti etichetto come deviante. Poi sostanzialmente c'è questa riconfigurazione della propria personalità in un'ottica proprio reattiva come diciamo reazione alla all'etichetta negativa che gli è stata attribuita. E questa reazione si sostanzia praticamente in un comportamento deviante. Da qui la profezia che si autorvera che trova conferma nelle carriere, se vogliamo nello studio, delle carriere devianti, delle carriere ehm criminali. Il processo di etichettamento e di ostracismo porta al criminale a interiorizzare un'immagine di sé condizionata dalla reazione altrui, ad identificarsi, cioè con l'immagine negativa che gli viene attribuita. E questo che cosa poi ha portato nell'ordinamento penale? se se vogliamo alla fuga, tra virgolette dalla pena detentiva, la tendenza a escludere quelle che sono le le peni detentive brevi, perché questo effetto, cioè la pena detentiva breve, non avrebbe altro effetto che quello di creare una forma di stigmatizzazione e quindi, se vogliamo, di cristallizzazione, consolidamento dell'identità eh dell'identità ehm eh criminale, sostanzialmente Eh, questa è la critica mossa dalla criminologia critica e della criminologia interazionista al, se vogliamo, al potere punitivo. Abbiamo visto come alcuni filoni di della criminologia critica, alcuni orientamenti siano improponibili, sono non sono non siano fattibili, però nonostante questo utopismo, questa mistificazione, se vogliamo, anche del del delinquente, eh notevoli spunti critici hanno portato, cioè la ricchezza di spunti critici ha portato significativi cambiamenti anche nell'ordinamento ordamento amento penitenziario, in particolare nella nelle nella riforma del dell'ordinamento penziario del 75 e poi la riforma Gozzini e qui vi invito a a vedere il convegno organizzato e di cui avete a disposizione la registrazione su carcere e città. Grazie.