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Lo Sviluppo Sostenibile - 1/2 L’ Agenda 2030

FEEMchannel32:36

Transcription

Buongiorno a tutti i ragazzi e benvenuti a questa breve lezione sullo sviluppo sostenibile. Un concetto che ha messo molto a cuore. Mi occupo, infatti, di sostenibilità da più di due anni e mezzo ormai. È un concetto che ben si interseca con un detto indiano con il quale mi piace sembra iniziare questa lezione: "Noi non ereditiamo la terra dai nostri avi, ma la prendiamo a prestito dai nostri eredi".

È un concetto molto, molto profondo, che ci dà proprio l'idea di come noi non dobbiamo ringraziare semplicemente per avere e ottenere quello che abbiamo dai nostri avi, dai nostri nonni, ma qualcosa di prezioso che prendiamo a prestito per i nostri figli e che, quindi, non dobbiamo consumare.

Ho chiesto, qualche tempo fa, a colleghi della vostra età di raccontarmi in un aggettivo cosa pensassero della sostenibilità, cosa fosse per loro il vero significato. La parola che più ricorre è "responsabilità", seguita da "possibile", "futuribile", "visione", "necessaria", "essenziale". Mi ha colpito molto "responsabilità" e mi ha colpito molto anche perché, alla domanda "Chi ne ha la responsabilità?", la maggior parte dei vostri colleghi, quasi l'ottanta per cento, mi ha risposto: "Gli individui". Quindi, per i ragazzi, non è una responsabilità dello Stato, di paesi lontani o di paesi vicini, di aziende. La responsabilità è individuale. È una nostra responsabilità.

Del simbolo che cosa succede nella nostra casa comune? Nella nostra casa comune, e succede che negli ultimi anni, come potete vedere dal grafico, l'anidride carbonica, la CO2, nell'atmosfera è cresciuta in un modo esponenziale, quasi spaventoso. E questo ha portato a un riscaldamento, a un cosiddetto global warming, davvero, davvero rilevante. Guardate quanto diventa calda la terra con il correre e lo scorrere del tempo.

E poi, cosa succede? Succede che in India, uno dei paesi che più inquina, apre il primo bar in cui si paga non per bersi una bella birra in compagnia dei nostri amici, ma per respirare ossigeno. Quindi, anche il lato economico, il lato di marketing, il lato più legato alla domanda e offerta di servizi, di beni, sta profondamente cambiando.

Vediamo un attimo, con qualche pillola, a che punto siamo e, soprattutto, qual è la figura odierna del nostro mondo. Vedrete che è un mondo fatto di luci e ombre, di contrapposizioni molto, molto forti. Innanzitutto, 800 milioni di persone vivono in povertà estrema. Con povertà estrema si intende che vivono con meno di un dollaro e 90 al giorno. E ci sono 200 milioni di disoccupati che, quindi, non possono mantenere, non riescono a mantenere se stessi e le proprie famiglie e hanno necessità di aiuti esterni. Un miliardo e 4 non ha energia elettrica. Metà della produzione agricola viene sprecata. Ci sono 250 milioni di bambini analfabeti che non sanno né leggere né scrivere. 60 milioni di persone in schiavitù. 50% delle persone senza l'educazione secondaria. E poi la ricchezza: un miliardo e mezzo delle persone riceve solo il 5% del PIL del mondo. Dall'altra parte, solo mezzo milione di persone riceve il 90 e uno, usufruisce del 90% della ricchezza. Una forbice esagerata, una distanza tra ricchi e poveri molto, molto ampia.

Poi abbiamo 800 milioni di persone sottonutrite. E attenzione, 800 milioni di queste, usate degli 800 milioni, 11 milioni nei paesi OCSE, quelli nei paesi più avanzati, nei paesi più industrializzati, più potenti. Contemporaneamente, abbiamo anche 600 milioni di persone obese. È una contraddizione molto, molto forte. 600 milioni di obesi e 800 milioni di sottonutriti. Poi abbiamo 700 milioni di persone senza acqua pulita. L'ottanta per cento delle acque di scarto, in contemporanea, non vengono ripulite e, quindi, non se ne può beneficiare. E abbiamo il problema della desertificazione: 12 milioni di ettari di deserti all'anno e la scomparsa di alcune specie, la biodiversità: 8% delle specie scomparse e 22% delle specie a rischio.

Quindi, il nostro mondo, e non se la cava particolarmente bene. E abbiamo bisogno di un aiuto, abbiamo bisogno di un'azienda, abbiamo bisogno di qualcosa per far fronte a queste diversità, per far fronte a queste contraddizioni.

Ed è così, proprio così, che nel 2015 nasce l'Agenda 2030. L'Agenda 2030 è una promessa, una promessa da parte dei leader di tutte le persone in tutto il mondo. Un'agenda per le persone, per porre fine alla povertà in tutte le sue forme. È un programma per il pianeta, la nostra casa comune. Questa è la definizione di Agenda 2030, un documento che è stato sottoscritto, appunto, nel settembre del 2015 presso le Nazioni Unite da più di 190 paesi, 190 leader, che hanno deciso di farci una promessa.

Quale? Hanno deciso, come leader, entro il 2030, metteranno fine alla povertà e la fame ovunque. Attenzione, ricordiamoci "ovunque", molto rilevante per noi. Combatteremo le disuguaglianze all'interno e tra le nazioni. Costruiremo società pacifiche e inclusive. Proteggeremo i diritti umani, la parità di genere, l'empowerment delle donne e delle bambine. Assicureremo protezione del pianeta e delle sue risorse naturali. Noi decidiamo di creare le condizioni per una crescita economica sostenibile, inclusiva e sostenuta, e lavoro decente per tutti, tenendo conto dei diversi livelli di sviluppo e delle diverse capacità dei vari paesi. Una promessa molto contenta, molto, molto articolata, che deve essere raggiunta entro il 2030.

Attenzione, una piccola curiosità: Agenda 2030 viene detta, non "azienda 2030", per il semplice motivo che alcuni degli obiettivi che questa agenda si pone devono, dovrebbero essere raggiunti non soltanto nel 2030, ma già al 2020. E per questo che, appunto, chiamiamo Agenda 2030 questa azienda internazionale.

Ma entriamo un attimo più nel dettaglio. La formalità dell'Agenda 2030 si è avuta il 25 settembre del 2015, quando è stata adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Abbiamo visto nella definizione di agenda, nella promessa dei leader, che si parla di diritti, si parla di economia, si parla di sostenibilità ambientale. E quindi, questa agenda è vista ed è una visione integrata di sviluppo che si basa su tre più uno pilastri.

I tre pilastri sono: il pilastro economico. Non c'è sviluppo senza sviluppo economico. Lo sviluppo basato sulla società, altro pilastro, quindi inclusività. E ambiente. L'ambiente non si deve degradare mentre si attuano sviluppo, anzi, deve essere integrato nella sostenibilità. E poi un quarto pilastro, che solitamente non viene citato all'interno delle agende, dei documenti, ma che è alla base della buona riuscita, della buona adozione dell'Agenda 2030, che è la parte istituzionale, quello che in inglese si chiama "endorsement", "public endorsement". Aveva necessità, è assolutamente bisogno che le istituzioni, la parte politica, sia ben convinta dell'importanza di adottare una visione comune per poterla applicare, perché senza supporto e la volontà politica delle istituzioni, ben difficilmente riusciremo a coniugare le tre sfere: economica, sociale, ambientale. E rischiamo di avere sforzi, di fare sforzi senza un esito tangibile.

Questa Agenda 2030 si può riassumere con 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, i cosiddetti SDGs (Sustainable Development Goals). Sono 17, li vedremo tra poco uno per uno, e rientrano, riescono a spaziare, appunto, tutte le sfere che abbiamo citato prima: sfera più prettamente economica, sfera più sociale e sfera più ambientale. Ovviamente, 17 gol per tutti i paesi del mondo possono risultare non sufficienti, nel senso che possono racchiudere tante aree, ma se poi all'interno delle diverse realtà si vuole andare a capire come fare e come attuare questa agenda, sarà uno degli indirizzi più specifici.

Ed è proprio per questo che l'agenda si è dotata di 169 target. Sostanzialmente, ogni SDGs, ogni gol, ogni obiettivo, all'interno ha dei sotto-obiettivi che sono delle piccole linee di indirizzo che ci permettono di capire come, all'interno dei nostri stati, possiamo raggiungere i diversi gol.

Io sono laureata e ho un dottorato, un piacere in economia e finanza, e lavoro spesso e tantissimo con i numeri, con la parte quantitativa. E mi piace sempre ricordare che tutto quello che io vedo, se non lo posso misurare, è come se non esistesse. E per questo che l'Agenda 2030, oltre che 169 target, si è dotata di 240 indicatori. Sostanzialmente, ogni singolo target di ogni singolo SDGs viene e può essere quantificato. Da un lato, per capire lo stato dell'arte, lo stato iniziale. Se un paese vuole raggiungere l'obiettivo 1, sconfiggere la povertà, dobbiamo sapere a che livello è oggi la povertà. Indicatori, numeri, che sono anche utili per un secondo step, per una seconda fase, che è quella del monitoraggio.

Se io, il tempo zero, oggi riesco a fotografare lo stato dell'arte sulla povertà nel mio paese e riesco a capire e a implementare delle politiche o dei comportamenti individuali, aziendali, politici, istituzionali che portino al raggiungimento di questo gol, devo riuscire nel tempo a monitorare i progressi. E il monitoraggio dei progressi è possibile anche grazie allo studio e all'analisi di indicatori specifici. L'Agenda 2030 non lascia nulla al caso, quindi ci racconta gli obiettivi, ci racconta i sotto-obiettivi e si fornisce di un set di indicatori potenziali che noi dobbiamo riempire, analizzare, studiare e monitorare nel tempo per capire come ce la caviamo rispetto alla nostra sostenibilità.

È una visione integrata delle tre sfere, come dicevo prima: ambientale, economica e sociale. Non sono da vedere in silos, a compartimenti stagni, ma sono da vedere, tutto, in un modo integrato. Una visione integrata che può essere riflessa anche in queste parole: "L'ambiente umano e l'ambiente naturale si degradano insieme. Non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale". Anche in queste parole si leggono bene le tre diverse sfere: ambiente umano, quindi la parte sociale; ambiente naturale, quindi la parte ambientale; e poi le cause, l'attinenza con degrado sociale, degrado umano, anche grazie o per colpa della sfera economica.

È ancora un altro personaggio ha rivolto un invito dicendo così: "Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci riguardano e ci toccano tutti". Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Anche queste parole sono ben allineate all'Agenda 2030.

Attenzione, nella frase che vi ho letto prima, né questo rivolto, questo invito rivolto a rinnovare questo dialogo, si trovano all'interno dell'Agenda 2030, ma sono state scritte contemporaneamente alla stesura dell'Agenda 2030 in un altro documento che si integra, accompagna l'Agenda ONU. Questo documento è l'enciclica "Laudato si'" di Papa Francesco. Quindi, la visione integrata dell'Agenda 2030 e la visione integrata che si ritrova all'interno dell'enciclica "Laudato si'" sono due visioni perfettamente unite verso questo tentativo di integrare lo sviluppo sostenibile, la nostra vita, nelle tre grandi sfere.

Ma veniamo a questi 17 SDGs. Cerchiamo di capire questi diciassette gol che cosa comportano e che cosa dobbiamo raggiungere entro il 2030.

Il primo obiettivo: porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo. Un obiettivo molto complicato da analizzare, da studiare, da monitorare, ma un obiettivo molto ampio, molto olistico: "ogni forma di povertà nel mondo". Qui la definizione di povertà sono tantissime e sono importanti e declinabili nelle diverse realtà. Povertà all'interno della famiglia ha un significato, povertà all'interno di una regione è un altro significato, e probabilmente, senza molta fantasia, povertà in Italia è diverso da povertà in Europa, ed è diverso ancora che povertà in alcuni paesi sperduti o povertà in alcuni continenti problematici come alcune aree dell'Africa.

Obiettivo 2: fame. Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione, promuovere un'agricoltura sostenibile. Anche questo gol fa molto riflettere. È un gol rivolto a evitare che ci siano, da un lato, delle persone che ancora oggi muoiono di fame, ma dall'altro si riferisce anche a tutti quei paesi che non hanno prettamente questa problematica in atto, ma che necessitano una maggiore sicurezza alimentare, una promozione dell'agricoltura sostenibile, ma anche del concetto di dieta sostenibile. Perché abbiamo visto nelle schermate precedenti che esistono 800 milioni di persone sottonutrite, per le quali questo gol è molto rilevante, ma esistono anche 600 milioni di persone obese. E quindi, tutta la questione della dieta sostenibile, nel modo corretto di alimentarsi, è veramente rilevante. E quindi, non è vero che non ha senso parlare di fame in alcune realtà come l'Italia. Ha senso, ha senso e bisogna capire bene il significato a seconda dello stato dell'arte e di partenza della nostra nazione.

Un esempio che faccio sempre è un esempio legato sia al gol 2 che al gol 3. Inoltre, assicurare la salute, il benessere per tutti e per tutte le età. Quindi, se da un lato accesso alle cure, ma anche dall'altro la qualità della vita che avanza. Se noi abbiamo una popolazione che invecchia, deve anche essere in grado di invecchiare in un mondo corretto, con una grande qualità di vita. L'aspettativa di vita alla nascita è sempre più alta, ma siamo sicuri che i servizi che abbiamo, la qualità della vita delle persone che hanno 85, 90 anni, sia alta? Anche questo è un esempio molto rilevante, è qualcosa che dobbiamo capire, ricordarci ogni qual volta parliamo di Agenda 2030 nella nostra realtà.

Ma permettetemi di fare un passo indietro. Abbiamo parlato di integrazione tra gol. Fatemi fare un esempio che integra queste tre gol: povertà zero, zero fame e salute per tutti e benessere. Torniamo un attimo all'esempio di una corretta alimentazione. Serve una persona sovrappeso, fortemente sovrappeso, perché si ciba di junk food. Il rischio che questa persona sviluppi malattie cardiovascolari oppure, nella, acceleri malattie metaboliche quale il diabete, sono sempre più alte. E questo cosa comporta? Comporta che l'obiettivo 2 non viene raggiunto, fame zero, in questo caso, è l'obiettivo che non viene riscontrato. Questa persona soffre e può essere portatore di una malattia come il diabete che, da un lato, provoca una grande problematica all'interno della qualità della vita della persona stessa, dall'altro, provoca anche un problema di accesso ai servizi e accesso alle cure, perché ovviamente una persona diabetica ha bisogno che lo stato, che i cardi, forniscano delle cure e queste cure impattano anche a livello economico sul sistema sanitario. Dall'altra parte, se queste cure a livello statale non sono garantiti, la persona che si ritrova a sviluppare questa patologia deve, con le proprie tasche, andare a cercare di capire come guarire o come avere, appunto, e continuare a svolgere una vita normale. E questo richiede un esborso di denaro che può accelerare il raggiungimento di una situazione economica non tanto positiva per questa persona, quindi porre, incrementare la sua personale forma di povertà.

Quindi, vedete come i gol si integrano tra di loro e non possiamo permetterci di raggiungere un gol senza tenere in mente anche le ricadute, gli impatti che a questo gol su tutti gli altri gol.

4. Un obiettivo molto rilevante. Siamo in aula in questo momento. Fornire un'educazione di qualità, equa, inclusiva e un'opportunità di apprendimento per tutti. È sicuramente uno dei gol più rilevanti, "Quality and Education". Nel tempo, questo obiettivo è stato molto dibattuto perché, ovviamente, parlare di educazione di qualità vuol dire parlare di tantissime sfere. Per esempio, educazione di qualità è la capacità dei nostri insegnanti di tenere delle lezioni sensate, con degli strumenti adatti. Dall'altra parte, educazione di qualità vuol dire garantire l'accesso nelle scuole. Scuole che devono avere tutte le caratteristiche, devono essere accessibili ai disabili, devono avere servizi base, non devono essere scuole senza muri, con muri pericolanti, non devono essere scuole così. Non devono essere scuole che richiedono ai propri discenti di portare beni essenziali. Dall'altro lato, devono esserci dei programmi, dei programmi ministeriali ben pensati, devono esserci delle educazioni di qualità in giro per il mondo che tengano in considerazione lo stato di partenza, ovviamente, di questa realtà. L'accesso all'educazione deve essere garantita. In alcune realtà, le bambine non possono ancora andare a scuola, o perché sono lontane, o perché sono femmine, sono donne e non hanno gli stessi diritti. Quindi, questo gol è stato molto dibattuto per capirne il vero significato.

Oltretutto, abbiamo anche una tipologia di education che va oltre quella che si fa in aula normalmente nelle scuole, che è l'educazione continua, la formazione continua, che è quella che permette, da un lato, al lavoratore di essere aggiornato e rimanere aggiornato, e dall'altro, i docenti di continuare a reperire materiale utile per fare delle proprie competenze, ma anche dall'altro lato, formazione che può essere essere utile a tutti quei lavoratori che, a causa anche dell'automazione, della robotica, piuttosto che della digitalizzazione, rischiano di perdere il lavoro perché sostituiti da macchine. Quindi, educazione di qualità, anche essa racchiude una sfera molto ampia di indicazioni.

Abbiamo l'obiettivo 5: raggiungere l'uguaglianza di genere, emancipare tutte le donne e le ragazze. Che è un gol che in alcune realtà sembra abbastanza scontato, ma credetemi, non è sempre così.

E poi gol più ambientali: obiettivo 6, garantire a tutti disponibilità e gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie, sempre in un'ottica di sostenibilità ambientale, ovviamente. Papa Francesco, nella sua enciclica, fa riferimento, se non in modo diretto, in modo indiretto, a tutti questi gol. Per esempio, si legge riguardo alla sfera acqua: "Si riscontra uno spreco di acqua non solo nei paesi sviluppati ma anche in quelli in via di sviluppo che possiedono grandi riserve. Su evidenza che il problema dell'acqua in parte una questione educativa e culturale". Legame anche con il gol 4, perché non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande iniquità. Quindi, io aggiungerei questo: evidenzia anche che il problema dell'acqua non è un problema soltanto di alcune realtà africane o lontane.

Obiettivo 7: anche questo un obiettivo più legato alla sfera ambientale. Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni. Ci sono alcune realtà dell'Africa subsahariana, ad esempio, che non hanno posti, non hanno luci all'interno delle proprie abitazioni, delle proprie scuole. Esistono, per esempio, alcuni pali della luce sparsi sul territorio e i bambini la sera percorrono tanta, tanta strada a piedi con i loro quaderni e si raggruppano sotto questi pali della luce per poter finire i compiti, per poter leggere. Ecco, questo è un obiettivo che, da un lato, assicura l'accesso a sistemi di energia efficienti, ma dall'altro permette anche un'inclusività sociale. Quindi, raggiungere un obiettivo prettamente ambientale, come può essere quello della "affordable and clean energy", significa anche creare opportunità dal punto di vista economico e sociale.

E poi l'obiettivo un pochino più economico: obiettivo 8 e obiettivo 9. L'otto: incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. Se ne sta parlando moltissimo ultimamente di questo gol. Come si sta parlando anche moltissimo dell'obiettivo 9: costruire infrastrutture resilienti, capaci di capire e comprendere il rischio, capaci di prendere tutto ciò che arriva in un modo aspettato e rispondere in un modo adeguato, promuovere innovazione ed un'industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.

Per i gol 10: ridurre l'uguaglianza all'interno e tra le nazioni. Ineguaglianza solitamente viene vista come ineguaglianza economica, quindi la forbice di cui parlavo in precedenza, tra ricchi e poveri, che esiste non soltanto tra le nazioni, nazioni stati più ricchi e nazioni stati più poveri, ma esiste anche all'interno delle nazioni. Facciamo anche un altro esempio ancora molto legato ai gol precedenti. Sembra il gol 2, fame zero. È vero che in Italia noi non dobbiamo parlare di fame zero perché nessuno muore di fame? Beh, non è tanto vero. Esistono delle realtà e dei rapporti quantitativi che indicano che esiste ancora una fascia di popolazione, una percentuale abbastanza alta, che non si riesce a permettere più di una volta a settimana carne o pesce, quindi proteine nutrienti. E questo perché sono costose. Questo è sicuramente un problema di fame declinato nella nostra realtà. Ma il fatto che esista questa problematica ci fa riflettere anche su questo obiettivo, sull'uguaglianza, anzi, su un obiettivo di disuguaglianza da raggiungere. Dobbiamo ridurre l'uguaglianza all'interno della nostra nazione con incentivi, con strumenti, con tutte le politiche che le nostre istituzioni, da un lato, e con tutti i comportamenti più interessanti, più belli, più buoni che noi come individui possiamo fare, possiamo mettere in atto.

Obiettivo 11: legato molto alle città. Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. "Cities and Sustainable Communities". Anche qui abbiamo delle rilevanze, dei temi molto, molto centrali. Si parla di città sostenibili che possono essere le città smart, le città digitali, dall'altro, dall'altro, città che siano in grado di accogliere bambini, città che siano in grado di accogliere mamme che lavorano, città che abbiano piste ciclabili e che assicurino un livello di inquinamento dignitoso e sopportabile. Ma dall'altra parte, non si può parlare solo di città come di confine amministrativo, comune, provincia, regione, ma si deve anche parlare di comunità sostenibili. Comunità che hanno affrontato una situazione magari molto grave dal punto di vista ambientale, come può essere una catastrofe, un'emergenza sanitaria, che non è appunto una comunità legata solo da confini geografici, ma una comunità è un gruppo di persone, di individui, che sono stati soggetti a un evento esterno e che devono essere in grado di rispondere e essere in grado di rappresentare gli interessi e farsi portatore degli interessi di tutto il suo insieme.

E poi abbiamo l'obiettivo 12: garantire modelli sostenibili di produzione e consumo. È un obiettivo molto interessante, l'obiettivo che da un lato ci fa dire: "Attenzione, aziende, dovete utilizzare l'economia circolare, dovete essere in grado di riconvertire i vostri impianti adito alla cultura dello scarto, di continuare, continuare a continuare ad essere implementata". Ma dall'altro si parla anche di consumo responsabile. E siamo noi i consumatori, quindi siamo noi che, con le nostre scelte pensate e razionali, dobbiamo cercare in qualche modo di cambiare e di garantire un futuro responsabile e un futuro sostenibile.

Nella cultura dello scarto ha parlato anche Papa Francesco e parla diffusamente durante la "Laudato si'". Mi parla di cultura dello scarto in un modo un po' diverso da quello dell'obiettivo 12, ma che secondo me merita comunque una riflessione. La ricerca, cultura dello scarto che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Ecco, l'idea che Papa Francesco unisca la parola "esseri umani" con "spazzatura" sinceramente mi fa molto pensare, molto riflettere. Ma nella nostra ottica integrata, non possiamo non considerare anche questa tipologia di scarti. Quindi, inclusività, responsabilità, cultura dello scarto intesa in tutte le sue sfere: umane, sociali, ambientali, aziendali, economiche e monetarie. Quindi, attenzione ragazzi, riflettiamo sempre in un modo critico, tenendo sempre aperta la nostra mente a tutte le possibili intersezioni.

E poi abbiamo l'obiettivo 13: promuovere azioni a tutti i livelli per combattere il cambiamento climatico. È un gol che, quando viene raccontato nelle scuole, come in questo caso viene raccontato, è un gol che subito ricorda il "Friday for Future" e Greta e con la sua azione di scossa e di chiamata alle armi delle giovani generazioni, anche delle meno giovani, cerca in qualche modo di capire e far capire cos'è il cambiamento climatico e di fare qualcosa per ostacolare questo cambiamento climatico. Ecco, la chiave, tutte le azioni micro, le azioni macro rientrano in questo obiettivo. Papa Francesco parla rispetto questo obiettivo di "debito ecologico". Attenzione, io dico "rispetto questo obiettivo", ma lui non esplicita l'Agenda 2030, è un discorso molto articolato, molto complesso, ma si può semplificare, sintetizzare e raccordare all'Agenda ONU. Mi parla di debito ecologico, soprattutto tra Nord e Sud, che può essere Nord e nel Sud Italia, Nord e il Sud del mondo, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico. Quindi, ancora una volta, raccordo tra ambiente ed economia, come pure l'uso sproporzionato delle risorse naturali completato storicamente da alcuni paesi, l'utilizzo in modo esagerato di risorse naturali.

A questo facendo Papa Francesco: obiettivo 14, "Life Below Water". Avevo detto prima, nella schermata sullo stato dell'arte del mondo, che stiamo perdendo molta biodiversità. Ecco, l'Agenda 2030 fa uno sforzo anche in questa direzione. Cerca di dare un'indicazione: "Ragazzi, attenzione, dobbiamo conservare, utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari, le risorse marine per uno sviluppo sostenibile". Questo gol comprende tantissime questioni, anche le più banali all'apparenza, come possono essere quelle dei pescatori che abbandonano le proprie reti utilizzate. Ecco, le reti dei pescatori abbandonate cadono sul fondo del mare, imprigionano coralli, imprigionano pesci, imprigionano delle specie e provocano, oltre che un inquinamento, un'ampia perdita di biodiversità. Quindi, la politica, le politiche, le azioni, l'educazione dei pescatori, in questo caso molto specifico, devono essere rivolte a far capire la rilevanza dei loro comportamenti. E questo vale per i pescatori, vale per me consumatori quando abbiamo a fare la spesa, vale per i politici quando scrivono le politiche di sviluppo, vale per tutti voi. Avete detto: "Siamo noi individui responsabili dello sviluppo sostenibile". È proprio così che deve essere, e deve essere in tutti gli ambiti.

Obiettivo 15: proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, a braccetto con la biodiversità marina e la conservazione delle coste. "Life on Land". Quindi, proteggere tutto ciò che non soltanto sotto il mare, nel mare, scusate, ma anche sulla terra. Non si può più parlare di "life on land" senza considerare tutta la questione della deforestazione, tutta la questione della foresta amazzonica, ad esempio, degli incendi che si sono sviluppati negli ultimi tempi in alcune aree molto, molto popolate di alberi e di fauna e flora terrestre. Ecco, critici, essere critici, rileggere e rendere attuali questi obiettivi per fare la differenza.

E poi gli ultimi due gol: obiettivo 16, pace, giustizia e istituzioni forti. La capacità di avere alla base un sistema che funziona, di giustizia, è un sistema che funziona, garantire la pace, perché senza la pace, è un po' come senza le istituzioni nella nostra bella piramide, economica, ambientale, sociale. Alla base, istituzioni. Senza la pace, è difficile riuscire a raggiungere o anche soltanto pensare di fare azioni e promuovere azioni rispetto alla sostenibilità.

E poi, infine, il gol apparentemente più semplice, ma di grande intensità: rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile. "Partnership for the Goals". Da soli non riusciamo, come singoli, come unità individuali, a raggiungere la sostenibilità. Possiamo fare la differenza? Sì, ma non basta da soli. No, servono partnership mondiali, internazionali, aiuti all'interno e tra le nazioni. Pensiamo semplicemente al nostro sistema: abbiamo città, abbiamo province, abbiamo regioni, abbiamo uno stato centrale. La governance deve essere integrata. Tutti questi attori, gli attori privati, gli attori pubblici, la ricerca, gli individui, consumatori, le aziende, devono rafforzare la loro partnership insieme per arrivare a una soluzione che sia sostenibile.