📱

Get Our Mobile App

Take your business learning on the go!

Download on the App StoreGet it on Google Play

✅ I PROMESSI SPOSI Riassunto semplice completo e dettagliato capitolo x capitolo + immagini e video

DOTTOR PROF31:21

Transcription

Ciao ragazzi, in queste tre slide facciamo il riassunto completo e dettagliato dei Promessi Sposi, capolavoro assoluto di Alessandro Manzoni. E vediamo la versione definitiva, quella della quarantana, quindi 1842.

Il romanzo inizia con queste famosissime parole: "Quel ramo del lago di Como che volge a punto dove finisce il lago e inizia il fiume Adda". Ci troviamo nel 1628, in Lombardia, quando al tempo era sotto la dominazione spagnola. E diciamo che i principali avvenimenti avranno luogo proprio tra Milano, Monza, Bergamo e, appunto, Lecco.

Il primo personaggio che incontriamo è Don Abbondio, un modesto prete di campagna che, mentre sta tornando a casa per un sentiero, viene fermato da due bravi che bravi non sono, perché sono degli scagnozzi, degli individui al servizio di un signorotto locale, Don Rodrigo, che sarà il cattivo della situazione. I due minacciano il prete di non celebrare questo matrimonio tra i due protagonisti del romanzo, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. E qui troviamo anche la celebre espressione: "Questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai".

Dopo le minacce, Don Abbondio, che certamente non è un cuor di leone, obbedisce. Torna a casa, non riesce a nascondere tutto il suo turbamento alla serva, alla domestica Perpetua, e così finisce per raccontarle tutto.

L'indomani, Renzo si reca dal prete per definire gli ultimi dettagli del matrimonio con Lucia. Don Abbondio, però, cerca di posticipare il matrimonio, adducendo a tutta una serie di scuse: innanzitutto che non si sente bene, poi che ci sono tutta una serie di cavilli burocratici, e cerca anche di confondere Renzo con il latino. Però Renzo, che è ignorante ma non è stupido, e non si fa ingannare dal "latinorum" di Don Abbondio, capisce che c'è qualcosa sotto e va a parlare con Perpetua, la cui caratteristica principale è che è abbastanza chiacchierona. E Perpetua si lascia scappare che c'è di mezzo un prepotente.

Allora Renzo, che come carattere è anche abbastanza fumantino, abbastanza impulsivo, torna dal prete e, infuriato, lo costringe a confessare e a farsi raccontare tutto. Così scopre che sotto c'è Don Rodrigo.

Quindi torna a casa e racconta tutto a Lucia e ad Agnese, che è la madre di Lucia. Renzo, invece, è orfano. A quel punto Lucia confessa di essere stata importunata da Don Rodrigo, il quale aveva fatto una scommessa con il cugino Attilio di riuscire a far sua Lucia, nonostante fosse prossima al matrimonio. La ragazza, quindi, preoccupata, ne aveva parlato con Fra Cristoforo, un frate cappuccino, che vediamo meglio dopo, il quale le aveva consigliato appunto di affrettare le nozze. Non sapendo che cosa fare, allora Agnese consiglia a Renzo di andare dall'avvocato Azzeccagarbugli, però non lo si deve chiamare così, ma semplicemente "Dottore".

E così Renzo va dall'avvocato con i famosi capponi, cioè questi polli, per pagarlo e per cercare di risolvere la faccenda per vie legali. L'avvocato Azzeccagarbugli, che tra l'altro qui vedete interpretato da Dario Fo, che è uno dei nostri premi Nobel per la letteratura, questo avvocato, insomma, lo scambia prima per un bravo, però poi, capendo che in realtà Renzo è un popolano e sentendo il nome di Don Rodrigo, lo caccia in malo modo.

Nel capitolo 4 ci viene raccontata la storia di Fra Cristoforo, che è una storia bellissima. Il suo vero nome prima era Ludovico, ed era cresciuto come un nobile. Il padre era un borghese che si era arricchito e quindi questo figlio era cresciuto anche un po' viziato, impulsivo, finché era stato coinvolto in un fatto di sangue, generato tra l'altro da futili motivi. Come vedete, c'erano queste passerelle e il nostro Ludovico si trova di fronte un nobile di rango superiore. Quindi il nobile vorrebbe che Ludovico tornasse indietro. Ludovico, però, non cede il passo perché dovrebbe avere la precedenza, avendo fatto più strada di lui. Ne nasce uno scontro, un duello con le spade, e Ludovico sta per essere ucciso da questo nobile. Gli salva la vita, però, il suo servo, che prende il colpo di spada al posto suo. Ludovico, quindi, uccide questo nobile e, ferito, Ludovico si rifugia nel convento, mentre fuori i parenti del nobile ucciso, in particolare il fratello, gli stanno dando la caccia. E proprio nel convento avviene il pentimento e la sua conversione. Così si spoglia di tutte le sue ricchezze, donandole ai poveri, ai bisognosi, un po' come San Francesco, e va anche a chiedere perdono al padre e al fratello del nobile ucciso. In una scena veramente stupenda, questa famiglia molto potente gli concede il perdono e da questo momento in poi si farà chiamare Fra Cristoforo, infatti ha preso il nome del servo che gli aveva salvato la vita.

Ritorniamo al presente. Fra Cristoforo ascolta la storia di Renzo e Lucia e a quel punto decide di andare a parlare con Don Rodrigo. E arrivato qui, viene invitato a unirsi a tavola con gli altri commensali: c'è Don Rodrigo, il conte Attilio, l'avvocato Azzeccagarbugli e altri nobili. Fra Cristoforo tenta di dissuadere Don Rodrigo dai suoi intenti criminosi, di lasciar stare Renzo e Lucia, però non c'è nulla da fare e se ne deve andare senza alcun risultato. Però qui i primi segnali della Divina Provvidenza, perché arriva un servo di Don Rodrigo e, parlando di nascosto con Fra Cristoforo, gli dice che lo avvertirà sui piani del suo signore.

Nel frattempo, Agnese ha elaborato un piano in cui praticamente Renzo e Lucia si dovranno presentare davanti a Don Abbondio con due testimoni e pronunciare ad alta voce i voti: "Io, Renzo, prendo in sposa Lucia", e così via. A quel punto il matrimonio dovrebbe essere valido, nonostante la volontà del parroco, quindi una sorta di strada in gamba di imbroglio.

E infatti, nel capitolo 7 ed 8, abbiamo la notte degli imbrogli, in cui contemporaneamente avvengono tutte una serie di cose. Don Rodrigo comanda al Griso, che è il capo dei suoi bravi, di rapire Lucia a casa sua durante la notte. Intanto Renzo e Lucia, dopo l'insuccesso di Fra Cristoforo, decidono appunto di mettere in atto il piano di Agnese e come testimoni pensano ai fratelli Tonio e Gervaso. Sono amici di Renzo, ma soprattutto Tonio ha un debito di 25 monete con Don Abbondio, quindi quando Tonio andrà a bussare alla porta di Don Abbondio con le monete che gli deve dare, il prete non si insospettirà. Di chiacchiericci, Renzo e Lucia entrano nella stanza per pronunciare il giuramento. Però a quel punto Don Abbondio, sconvolto dalla paura, scappa in un'altra stanza e inizia a urlare, a chiedere aiuto. Il sacrestano si sveglia, suona le campane per far accorrere la gente, che a quel punto si sveglia pensandoci siano i briganti venuti in paese per rubare. E in tutta quella confusione, le campane, i contadini, i bravi che nel frattempo erano nascosti in casa di Lucia, devono fuggire perché i contadini, se li vedono, li possono far male parecchio.

Nel frattempo, Fra Cristoforo è stato informato dei piani di Don Rodrigo di rapire Lucia e così manda subito Menico, un ragazzino, a chiamare Renzo e Lucia di andare urgentemente da lui. E qui il buon frate spiega ai giovani che sono in grave pericolo e quindi devono fuggire immediatamente dal paese.

Quindi qui c'è la famosa scena dell'addio ai monti: "Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo, cime in ugual modo a chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua mente". Fra Cristoforo dà ai giovani due indirizzi diversi: Renzo si dovrà dirigere a Milano, presso Padre Bonaventura, mentre Lucia e la madre Agnese a Monza, presso il Monastero della potente Monaca Gertrude, la Signora, come viene chiamata con grande rispetto.

E qui Manzoni, più che sull'incontro tra Lucia e la monaca, si concentra, si sofferma molto di più sulla storia di Gertrude, altra storia molto importante e interessante. Gertrude è una donna di circa 25 anni, figlia di un potente nobile, ed è stata praticamente costretta a farsi monaca fin da giovanissima, fin da quando era solo una bambina. E questo perché, come sapete, all'epoca soltanto il primo figlio ereditava tutto dal padre, gli altri, invece, dovevano seguire la volontà del genitore. Gertrude, però, si rende conto che la vita da monaca non fa per lei. Scrive al padre moltissime lettere disperate, però senza ottenere mai risposta. Così torna a casa. Qui viene trattata in maniera fredda, soltanto un paggio di corte le mostra gentilezza. Lei ricambia questa gentilezza, scrive anche una lettera, però viene scoperta. Il paggio duramente punito e mandato via, e lei chiusa in una stanza, finché non si arrende, chiede perdono al padre e quindi costretta a tornare di nuovo in convento.

La storia di Gertrude continua anche nel capitolo 10. Infatti, una volta diventata monaca, un suo malgrado, sfoga tutto questo odio che prova sulle altre suore e addirittura si innamora di un signorotto locale, Egidio. I due diventano amanti, però vengono scoperti e minacciati da una suora, Caterina, che li ha scoperti appunto e minaccia di dire tutto alle altre. A quel punto Gertrude ed Egidio la uccidono e ne seppelliscono il corpo affinché non venga mai più ritrovato.

Intanto, Don Rodrigo ha sguinzagliato tutti i suoi scagnozzi per scoprire dove si è nascosta Lucia e il Griso riesce proprio a scoprirlo, riferendo al suo padrone. E veniamo a scoprire anche che in realtà Don Rodrigo adesso sembra veramente innamorato della bella e dolce Lucia, quindi quello che era solamente un capriccio, una scommessa iniziale, adesso sembra qualcosa in più.

Intanto, Renzo è arrivato a Milano, dove sta per scoppiare la rivolta del pane, cioè il tumulto di San Martino. Arriva al convento con la lettera di raccomandazione di Fra Cristoforo, però scopre che Padre Bonaventura non c'è e quindi si accoda ai tumulti. Manzoni si ferma anche sulle cause storiche della rivolta, come la perdurante carestia, ma soprattutto l'impreparazione della classe politica. Riassumendo molto semplicemente: poiché c'era la carestia, quindi in mancanza di grano e di farina, il prezzo del pane era aumentato, però il cancelliere Antonio Ferrer aveva deciso di calmierare il pane, cioè di abbassare i prezzi. Questa cosa, però, non conveniva ai fornai, perché se devo pagare la farina a 10, però il pane poi lo vendo a 5, non mi conviene. E quindi il cancelliere era stato costretto a riportarlo al prezzo di mercato, facendo così scoppiare la sommossa, con la gente che inizia ad assaltare i forni per prendere il pane per sfamarsi perché non ha da mangiare.

Viene descritto, quindi, l'assalto al forno delle grucce, con il capitano di giustizia che arriva, cerca di sedare la folla, però viene colpito da un sasso. E viene descritto anche l'assalto alla casa del Vicario di Provvisione, con la folla che vorrebbe giustiziarlo, ritenendolo il vero responsabile della carestia. A quel punto arriva Ferrer, che è il beniamino della folla, promette loro il pane, che arresterà il Vicario, finge di arrestarlo, però in realtà in questo modo gli sta salvando la vita.

A quel punto Renzo prende la parola e fa una ringa alla folla contro i soprusi dei potenti, sicuramente in qualche modo sta pensando a Don Rodrigo. Però passa per un sobillatore delle folle e tra i vari complimenti che riceve, soprattutto un uomo che si avvicina a lui gli dice: "Da dove venite? Avete bisogno di qualcosa?". E Renzo avrebbe bisogno un po' di bere, di riposare. E quindi questo signore gli dice: "Non vi preoccupate, venite con me, vi porto in una buona osteria". In realtà si tratta di un informatore della polizia in incognito, però Renzo questo non lo sa. I due vanno all'osteria della Luna Piena e qui Renzo, un po' alla volta, si ubriaca e si lascia andare ancora una volta a discorsi contro i potenti. Con un tranello, l'informatore riesce a farsi dare da Renzo le sue generalità, quindi che si chiama Renzo Tramaglino e che viene da un paese in provincia di Lecco. Ubriaco fradicio, Renzo resta a dormire nell'osteria e nel frattempo l'informatore va a denunciare Renzo al palazzo di giustizia.

Così, il giorno successivo, dei poliziotti lo vanno ad arrestare. Durante il tragitto per strada, però, Renzo, che vi ripeto, non è stupido, attira la folla che è in tumulto e così riesce a sfuggire non solo ai poliziotti, ma anche all'impiccagione, perché stanno impiccando tutti quelli che hanno partecipato alla rivolta. A quel punto Renzo capisce che non è aria e scappa da Milano per raggiungere il cugino Bortolo a Bergamo. Sceglie anche le strade più tortuose, ha sempre questa paura di essere inseguito. Passa prima anche da Gorgonzola, dove si ferma presso un'osteria e qui, ascoltando le conversazioni dei commensali, scopre che gli stanno effettivamente dando la caccia, che è scambiato per essere uno dei capi della rivolta. Finalmente riesce a raggiungere il fiume Adda, che segna il confine con il Ducato di Milano. Lo attraversa con l'aiuto di un barcaiolo e finalmente arriva nel Bergamasco dal cugino Bortolo, che lo protegge e lo fa lavorare in un filatoio.

Nel frattempo, Attilio si reca a Milano dal Conte Zio, un altro potente nobile, per risolvere la situazione di Fra Cristoforo e gli racconta tutta una serie di bugie di questo fastidioso, cattivo frate cappuccino che importuna il nipote Don Rodrigo, l'ha minacciato e sembra anche quasi invaghito di una giovane popolana di nome Lucia. Il potente Conte, quindi, otterrà il trasferimento di Fra Cristoforo da Pescarenico a Rimini, dopo aver parlato con il padre provinciale dei Cappuccini.

Don Rodrigo, invece, viene a sapere dal Griso che Lucia non esce mai dal convento e quindi non si può rapire. Però la buona notizia è che adesso è rimasta da sola, perché Agnese è tornata a Lecco. E allora, a quel punto, Don Rodrigo decide di chiedere aiuto a un uomo molto potente, l'Innominato, per commissionare il rapimento. E così parte con i suoi bravi alla volta del castello dell'Innominato.

Come vedremo, l'Innominato è una delle figure più interessanti, più affascinanti del romanzo ed è chiaramente ispirato a un personaggio storico realmente esistito, tal Francesco Bernardino Visconti, noto bandito vissuto proprio nel Seicento, che dopo una vita turbolenta, criminale, si converte, cambia vita e diventa buono. Come dicevamo, l'Innominato è un personaggio potente, ma anche carico di mistero, temuto e rispettato da tutti, non solo dalla gente, ma anche dalle istituzioni. E si chiama Innominato perché nemmeno il nome si può pronunciare, quindi una specie di Voldemort. Ed è proprio a lui che Don Rodrigo ha chiesto aiuto.

L'Innominato accetta di aiutarlo, però già qui iniziano i primi dubbi, inizia a vacillare, a temere, a immaginarsi la punizione divina. Il piano, però, si compie. Quindi l'Innominato chiede l'appoggio di Egidio, l'amante di Gertrude, e così la monaca, che è ancora innamorata del suo vecchio amante, fa uscire Lucia dal convento con una scusa, di andare a chiamare una persona. La giovane, così, pur di accontentare la monaca che la sta proteggendo, la sta aiutando, esce dal convento. Ma per la strada viene rapita dal Nibbio, che è il capo dei bravi dell'Innominato.

Il Nibbio, quindi, ha eseguito l'ordine del padrone, però confessa all'Innominato che le parole di Lucia lo hanno profondamente turbato. Quindi il potente signore manda prima una vecchia serva a farle compagnia, a consolarla, e poi decide di andare a parlare lui stesso direttamente con Lucia. Lucia lo prega, lo supplica di liberarla in nome di Dio, gli parla della grazia divina e le sue parole hanno un effetto molto forte nell'innamoramento, dai pensieri, dal timore della punizione divina. E durante la stessa notte, Lucia fa voto di castità, quindi se Dio le concederà la libertà, rinuncia al matrimonio con Renzo.

Dopo la notte insonne e tormentata, arriva l'alba e l'Innominato, affacciandosi alla finestra, vede una folla di pellegrini che accompagna la visita parrocchiale del Cardinale Federico Borromeo, un uomo di chiesa potente, ma noto per la sua bontà d'animo. E così decide di andare a colloquio proprio con il Cardinale per confessare tutta la sua inquietudine e di fronte alla bontà d'animo del Cardinale, l'Innominato abbandona ogni suo orgoglio, confessa tutto, anche il rapimento di Lucia, si pente, si redime e alla fine si converte a una nuova vita. Da questo momento in poi, infatti, l'Innominato, da potente malvagio, diventerà una persona buona e compirà tutta una serie di azioni positive, non solo verso i nostri protagonisti, ma anche verso i bisognosi e i poveri.

Il Cardinale Borromeo decide di intervenire e convoca Don Abbondio, cioè il parroco del paese di Lucia, che si trovava proprio lì in quel momento per la processione del Cardinale. Quindi lo convoca e gli dà l'incarico di andare a prendere Lucia insieme all'Innominato. Ancora una volta il curato tergiversa, perché teme questa figura molto potente e rinomata, però alla fine deve accettare l'ordine del Cardinale e quindi, insieme all'Innominato, si dirige al suo castello, dove si trova Lucia. Lucia, quindi, viene liberata, perdona l'Innominato e può ricongiungersi finalmente anche con la madre Agnese, alla quale racconta tutto, forché il voto di castità.

Le due donne verranno ospitate a casa di un sarto e poi a colloquio con il Cardinale Borromeo raccontano tutta la loro storia, i loro tormenti, i soprusi di Don Rodrigo, il matrimonio non celebrato, il tradimento della Monaca di Monza e anche le vicende di Renzo, che è una brava persona, ma si è ficcato sicuramente in qualche pasticcio. Il Cardinale, allora, promette di aiutare le donne e di occuparsi anche della situazione di Renzo.

Nel frattempo, l'Innominato convoca tutti i suoi bravi e servi e con un discorso molto forte rende nota a tutti la sua conversione e gli dice che se vogliono restare con lui, dovranno cambiare vita, non dovranno più fare azioni malvagie e dà a tutti una notte per pensarci. La voce della conversione dell'Innominato comincia a diffondersi in tutta la Lombardia e giunge anche al paese di Renzo e Lucia, dove Don Rodrigo e l'avvocato Azzeccagarbugli vengono sbugiardati.

A quel punto Don Rodrigo decide di partire per Milano, sempre alla ricerca di Lucia. Il Cardinale Borromeo, invece, rimprovera duramente Don Abbondio di non aver celebrato il matrimonio. Nel frattempo, a casa del sarto, Lucia conosce due nobili milanesi, Don Ferrante e Donna Prassede, che le offrono protezione. Agnese si reca alla villa di Donna Prassede, dove è ospitata Lucia, per darle una dote ricevuta dall'Innominato, quindi una somma di denaro che l'Innominato ha dato a Lucia per il matrimonio.

A quel punto la giovane dice alla madre di aver fatto un voto di castità, non si sposerà più e la prega di farlo sapere anche a Renzo. Però di Renzo si sono perse le tracce, non si hanno più notizie certe, circolano ancora i mandati di cattura e un po' tutti lo stanno cercando. Infatti, Bortolo, capita la situazione di pericolo, per salvare il cugino, lo ha mandato a lavorare in un altro paese con lo pseudonimo, anche un po' ironico, di Antonio Rivolta.

Come sapete, I Promessi Sposi è un romanzo storico, quindi realtà e finzione, vero storico e vero poetico, fatti inventati e fatti realmente accaduti si intrecciano, si mescolano. E infatti, qui vengono descritte le guerre di successione tra spagnoli e francesi per il Ducato di Mantova e del Monferrato, quindi una guerra realmente accaduta nel '600. Vi è poi questo difficoltoso scambio di lettere tra Agnese e Renzo, il quale viene informato del voto di castità di Lucia, però Renzo non ci vuole credere e decide appunto di non rinunciare alla sua promessa sposa. Da parte sua, invece, Lucia sta cercando di dimenticare Renzo, di mettersi il cuore in pace dopo il suo voto di castità, però Donna Prassede, che è convinta che Renzo sia un delinquente, ne parla sempre male e questo non fa altro che istigare la giovane a difendere e a ricordare le virtù di Renzo.

Passa un anno e arriviamo nell'autunno del 1629. Milano è caduta in preda alla carestia, quindi non c'è più cibo per sfamare la gente. Con la stagione del raccolto, la situazione un pochino migliora, però va avanti questa guerra per il Ducato di Mantova e Monferrato. E questa guerra porta i Lanzichenecchi, cioè dei soldati mercenari dalla Germania, in Italia. E la discesa dei Lanzichenecchi porta la peste, che comincia a imperversare tra la popolazione. Per raggiungere Mantova, quindi le zone di combattimento, i Lanzichenecchi, che vengono dalla Germania, devono passare proprio da queste parti, tra i territori di Lecco, Monza e Milano.

Quindi, temendo il passaggio di questi soldati mercenari, Agnese, Don Abbondio e Perpetua cercano rifugio proprio presso il castello dell'Innominato. E arrivati qui, scoprono che l'Innominato ha aperto le porte a tutti gli esuli ed è pronto a difenderli. Per fortuna, il passaggio dei Lanzichenecchi non tocca la fortezza dell'Innominato, però devasta il paese di Agnese, Don Abbondio, che una volta ritornati, scoprono che molti dei loro averi sono stati rubati.

Intanto, la peste dilaga a Milano, però la popolazione ancora non è convinta dell'evidenza e della gravità dell'epidemia. Così il Tribunale della Sanità, per convincere il popolo, mostra un carro di cadaveri morti proprio per peste, e questa cosa aumenterà ancora di più il contagio. E iniziano a diffondersi anche voci sugli untori, cioè persone che erano accusate di diffondere la peste per scopi malvagi. Ovviamente, questa cosa non era vera. Oggi sappiamo che invece la peste si diffondeva tramite i topi, in particolare le pulci che si trovavano sui roditori. La gente muore e la popolazione di Milano finisce per ridursi di due terzi.

Il Lazzaretto, questo ospedale, questa zona ospedaliera che ospitava appunto gli appestati, pensate, ce n'erano più di 16.000, i quali a un certo punto vengono seppelliti in gigantesche fosse comuni, proprio perché sono tantissimi morti. E le dicerie degli untori si diffondono sempre di più, diventando una vera e propria certezza, appoggiata addirittura anche dalle istituzioni, che non sono più in grado di controllare la situazione, di garantire l'ordine. E così molti innocenti vengono giustiziati, accusati ingiustamente di aver portato la peste.

L'altra figura che troviamo in tempo di peste è quella dei monatti, ovvero queste persone, questi addetti alla sanificazione, quindi toglievano dalle strade e dalle case i cadaveri, gli infetti, li mettevano su questi carri e li conducevano al Lazzaretto o direttamente nelle fosse comuni. Nella realtà, però, i monatti commettevano dei veri e propri crimini, derubando le case degli appestati.

E non arriviamo all'agosto del 1630. Attilio è morto di peste e di lì a pochi giorni anche Don Rodrigo si ammala e gli spunta il primo bruttissimo bubbone sotto l'ascella sinistra. Non volendo andare al Lazzaretto, però, ordina al Griso di convocare il medico. Però il Griso lo tradisce e chiama i monatti, che iniziano a derubarlo. E lo stesso Griso tocca i vestiti infetti di Don Rodrigo e il giorno dopo morirà anche lui.

Si ammalano di peste anche Renzo e Don Abbondio, però entrambi riusciranno a guarire. Perpetua, invece, muore. Agnese, invece, è da alcuni parenti, lontano dalle zone contagiate.

Renzo, nel frattempo, si è messo alla ricerca di Lucia. È andato al paese, poi a Milano, e qui assiste a delle scene di disperazione straziante. La più famosa è quella della madre di Cecilia, questa giovane donna che ha in braccio questa bimba di soli 9 anni circa, tutta vestita a festa, ed è molto delicata la descrizione di questa madre che appoggia la figlia sul carro con gli altri morti, o anche quella della donna bloccata in casa con i figli. E qui il nostro protagonista dona loro anche il proprio pane.

Renzo riesce a scoprire che Lucia si trova al Lazzaretto, però ancora una volta finisce nei guai. Viene scambiato per un untore, è circondato dalla folla inferocita che vuole linciarlo, però riesce a salvarsi scappando su un carro di monatti e di cadaveri, che lo porterà fino al Lazzaretto. Ricordate che Renzo ha avuto la malattia, è guarito e quindi adesso è immune.

Arriva al Lazzaretto e qui ritrova Fra Cristoforo, il quale aveva chiesto e ottenuto di trasferirsi a Milano proprio per aiutare gli appestati. Fra Cristoforo è visibilmente malato e affaticato, però impiega tutte le sue forze per curare i moribondi. Il buon frate gli dice anche dove trovare Lucia, però prima gli mostra Don Rodrigo morente. Renzo, ripensando a tutte le cose subite, ai soprusi, si infiamma, inveisce contro di lui, però Fra Cristoforo lo rimprovera e lo convince a perdonare lo sventurato, e i due addirittura si mettono accanto a lui a pregare per lui.

Renzo si reca nel reparto delle donne del Lazzaretto e qui finalmente ritrova Lucia, che nonostante sia stata contagiata, è sulla via della guarigione. Lucia, però, non vuole mancare al voto di castità che ha fatto alla Madonna. Renzo tenta di tutto per convincerla, però non ci riesce, finché arriva Fra Cristoforo, le spiega che lei non poteva fare quel voto di castità perché già si era promessa sposa a Renzo e quindi, come vicario di Cristo, ha la facoltà di sciogliere questo voto. Lo fa e così Renzo lascia il Lazzaretto per andare a cercare Agnese.

Abbiamo poi questo temporale provvidenziale che lava via l'epidemia, quindi quasi a simbolo della fine della peste. Renzo va a cercare Agnese, mentre Lucia deve passare gli ultimi giorni della convalescenza prima della guarigione e li trascorre a casa di una mercantessa conosciuta proprio al Lazzaretto. Scopriamo anche che la Monaca di Monza, a causa delle sue malefatte, è stata trasferita a Milano in un altro convento e qui adesso conduce una vita di privazioni. Vediamo a sapere anche della morte di Fra Cristoforo, così come quella di Donna Prassede e Don Ferrante, che aveva negato fortemente l'esistenza della peste.

E arriviamo alla conclusione. Siamo nell'ottobre del 1630. Tutti i nostri protagonisti sono ritornati al paese e qui finalmente Don Abbondio, solamente dopo che ha scoperto che Don Rodrigo è morto, può finalmente celebrare le nozze in tutta tranquillità. Al posto di Don Rodrigo, adesso c'è un Marchese, un suo parente, il quale, per rimediare ai soprusi fatti da Don Rodrigo, lascia celebrare le nozze dei due sposi nel suo castello e decide anche di comprare le case di Agnese e di Renzo a un prezzo più alto. Così adesso i due giovani hanno un'ulteriore somma per comprare una loro casa nel Bergamasco e qui nascerà anche la loro prima figlia, Maria.

Infine, nell'ultima pagina dei Promessi Sposi, troviamo il succo di tutta la storia, ovvero questa riflessione finale che fanno Renzo e Lucia, dopo aver ripensato lungamente a tutte le peripezie affrontate, e cioè che i guai, anche quando non si fa nulla per andarli a cercare, quindi per colpa o senza colpa, i guai arrivano, però la fiducia in Dio li raddolcisce, li rende utili per una vita migliore. Infatti, oltre a tutti i personaggi che abbiamo incontrato, un'altra protagonista nascosta del romanzo è proprio la Divina Provvidenza, che aiuta i deboli e punisce gli oppressori. E infatti, l'opera è stata definita appunto il romanzo della Provvidenza.

E infine, concludiamo questo lungo romanzo da oltre 700 pagine con queste ultime parole di Manzoni, anche per farvi capire un po' il tono ironico dell'autore, e cioè: "Vogliate bene a chi ha scritto questa storia e un pochino anche a chi l'ha rimaneggiata", perché, se ricordate, Manzoni finge di aver trovato questo manoscritto e di averlo in qualche modo riadattato. E se invece siamo riusciti ad annoiarvi, credete che non sia fatto apposta.