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Il potere dei libri 026 - Galateo, Giovanni Della Casa

Mario Marley11:33

Transcription

[Musica] Salve a tutti e Ben ritrovati con un'altra puntata della nostra rubrica di approfondimento letterario il potere dei libri. Oggi si occuperemo di uno dei libri più famosi del Rinascimento. Mi riferisco al Galateo di Giovanni Della Casa, pubblicato postumo del 1558. È destinato ad avere un'immediata fortuna in tutta Europa.

Questo è l'incipit dell'opera: "Trattato nel quale, sotto la persona di un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona dei modi che si debbono ottenere o schifare nella comune conversazione, con nominato Galateo, ovvero dei costumi." Il nome Galateo viene dalla forma latinizzata di Galeazzo Florimonte, un vescovo erudito che aveva stimolato l'autore a scrivere il trattatello. Il giovanetto citato nel titolo è, con tutta probabilità, Annibale Rucellai, poiché a lui si rivolse in numerose lettere che presentano diversi elementi in comune.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: quando si parla di Galateo, non si tratta banalmente del cucchiaio a destra della forchetta a sinistra, o di quello che i francesi chiamano "bon ton". Si tratta, semmai, delle buone maniere, di quelle regole fondamentali per la convivenza civile, sempre più importanti man mano che si sale nella scala sociale.

Leggiamo qualche estratto: "Perciò che non solamente non sono da fare in presenza degli uomini le cose live, o fetide, o schifee, o stomachevoli, ma il nominarle ancor si disdice, e non pure il farle e ricordarle dispiace, ma è zio il ridurle nelle immaginazioni altrui con alcun atto sul forte annoiabile persone, e perciò sconcio costume è quello di alcuni che in palese si pongono le mani in quale parte del corpo dell'orvoglia. Similmente non si conviene a gentiluomo costumato apparecchiarsi alle necessità naturali nel cospetto degli uomini, né quelle finite di vestirsi nella loro presenza, né pure. Quindi tornando si laverà egli, per mio consiglio, le mani dinanzi ad onesta brigata, con John, sia che la cagione per la quale egli se le realtà rappresenti nell'immaginazione di coloro alcuna bruttura, e per la medesima cagione non è, dicevo, il costume quando qualcuno viene venduto per via, come occorre alle volte, cosa stomachevole, rivolgersi ai compagni e mostrarla loro, e molto meno il porgere altrui affiotare alcuna cosa puzzolente, come alcuni soyan fare con grandissima istanza, pure accostandoce dal naso e dicendo: 'Del sentite, di grazia, come questo cute?' Anzi dovremmo dire: 'Non lo fiutare, per ciò che pute.' E come questi è simili modi nodiano quei sensi ai quali appartengono, così il diluginare i denti, il suffolare, lo stridere, lo stropicciare pietre aspre, il fregarfello spiace agli orecchi e desene l'uomo a tener più che può. E non solo questo, ma dai sì l'uomo guardare di cantare, specialmente solo se egli ha la voce discordata e di forme dalla, qualcosa pochi sono che si riguardino, anzi pare che chi meno è a ciò atto naturalmente più spesso il faccia. Sono ancora di quelli che tossendo e starnutendo fanno sì fatto lo strepito che assordano altrui, e di quelli che in simili atti poco discretamente usandoli spruzzano nel viso e circostanti. E trovasi anche tale che sbavigliando urla o ragna come asino, e tale con la bocca tuttavia aperta vuol pur dire se guidare suo ragionamento e manda fuori quella voce, o Piuttosto quel rumore che fa il mutolo quando egli si sforza di favellare. Le quali sconce maniere si vogliono fu presente come noiosi all'udire al vedere, anzi dell'uomo costumato astenersi dal molto sbadigliare, oltre le predette cose, ancora per ciò che pare che venga da un contagio ricrescimento e da tedio, e che colui che così spesso sbadiglia amerebbe di essere piuttosto in altra parte che quindi, e che la brigata dove egli è e di ragionamenti e di momo di loro gli rincrescano. E certo, come che l'uomo sia il più del tempo al contro a sbadigliare, non di meno se egli è sovrappeso da alcun diletto dal tuo pensiero, egli non ha a mente di farlo, ma scioperato estende accidioso facilmente se ne ricorda. E perciò, quando altri sbadiglia cola dove siano persone oziose e senza pensiero, tutti gli altri, come tu puoi aver veduto far molte volte, ris sbadigliano incontinente, quasi colui abbia loro ridotta a memoria quello che egli avrebbero prima fatto se essi se ne fossimo ricordati."

Giovanni Della Casa, 500 anni fa, critica lo sbadiglio contagioso. Una caratteristica inconfondibile del Galateo, un suo marchio di fabbrica, è la prima parola con cui si accosti a cosa che, tutto attaccato, è una parola sconvolgente per il lettore moderno, che quasi quasi sarebbe tentato di cambiare immediatamente libro, terrorizzato da un termine così disorientante.

Superato lo shock iniziale, vi renderete conto che possiamo concordare su quasi tutti gli ammaestramenti dati dall'autore. Prendiamo ad esempio uno stralcio del capitolo 29: "Non mi sta bene grattarsi sedendo a tavola, e buonse in quel tempo guardar l'uomo più che i pooh disputare. E seppure si fa, facciasi per acconcio modo. Io più volte udito che si sono trovate delle nazioni così sobrie che noi sputavano già mai. Ben possiamo noi tenercene per breve spazio. Dobbiamo inserire guardarci di prendere il cibo ingordamente, che perciò si genera i singhiozzo o altro spiacevole atto, come fa chi si ha fretta, sì che convenga che egli anzi e sofi con noia di tutta la brigata. Non instammente bene a fregarsi i denti con la tovagliola, e meno col dito, che sono atti di fondi. Né risciacquarsi la bocca e sputare il vino sta bene in palese, né in levandosi da tavola portarlo stecco a luisa di uccello che faccia suo nido, o sopra l'orecchio come barbiere è gentil costume, e chi porta legato al collo lo stuzzicadenti era senza fallo che oltre che quello è uno strano arnese a veder tardi seno un gentiluomo, e ci fa sovvenire di questi cavadenti che noi leggiamo salì su per le panche e gli mostra anche che altri sia molto apparecchiato e provveduto per i servigi della gola, e non so io ben dire perché questi cotali non portano altri sì il cucchiaio legato al collo. Non si conviene anche lo abbandonarsi sopra la mensa, né lo empirsi di vivanda amendue lati della bocca, sì che le guance se ne gonfiano, e non si può fare atto alcuno per l'uguale altri mostri che gli sia grandemente piaciuta la vivanda o il vino, che sono costumi da tavernieri e da cinciglioni, cioè da ubriachi."

L'uomo non è un selvaggio. L'uomo è un essere destinato a vivere in società e pertanto deve uniformarsi alle regole di civile convivenza. Scommetto che tutti voi, almeno una volta, avete trasgredito una di queste regole. Diversamente, siete dei campioni di educazione.

Vediamo cosa ne pensa la nostra pagella:

Scorrevolezza: La frase è cinquecentesca ma estremamente limpida anche per chi non abbia compiuto degli studi classici. Non c'è bisogno di molte note chiarificative e pertanto la lettura procederà senza particolari intoppi. 8.

Originalità: Non è stata la prima opera a toccare certi argomenti, pensiamo al Cortegiano di Baldassarre Castiglione di qualche decennio anteriore, ma è certo il trattato che avrà maggiore visibilità di tutti. 8.

Fruibilità: Il titolo "Galateo" è di per sé un marchio, la garanzia che ci sarà sempre un pubblico interessato e sensibile in ogni epoca. Ancora oggi, gran parte delle usanze di civiltà le troviamo numerate nel libretto di Della Casa. 9.

Lettura: L'opera è piacevole perché da un lato mette a nudo le nostre eventuali manchevolezze e dall'altro, per contrasto, provoca comicità nel vedere l'estremismo di certi comportamenti. Da rileggere e suggerire agli amici. 9.

Attualità: La chiave di tutto: la moderazione, la proporzione, in accordo con gli ideali rinascimentali ai quali l'opera è ancorata. Ma c'è anche qualcosa che ci tocca da vicino. Ad esempio, nel sesto capitolo leggiamo: "Male fanno similmente coloro che adora ad ora si traggono una lettera della scarsella e la leggono. Non è odioso quando siete in compagnia e qualcuno si mette a leggere i messaggi in arrivo?" Utilizzando gli strumenti a nostra disposizione, abbiamo ottenuto la media di 8 e mezzo.

Un libro agile, piacevole, divertente e intramontabile che non smetterà mai di appassionare il pubblico. Se non l'avete letto, correte a farlo immediatamente. Detto questo, ci salutiamo e sarà un piacere reincontrarci nella nostra rubrica "Il potere dei libri". Tante puntate e tanti libri. Ciao ciao.

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