Transcription
Abbiamo già presentato un video su Platone, che però era introduttivo: un video sulla vita e sui primi scritti di produzione, che erano ancora fortemente influenzati da Socrate. Oggi invece noi stiamo ad addentrarci nel vero Platone, nel Platone maturo, nel Platone che espone le sue grandi dottrine, le sue grandi teorie. E partiamo da quella che è forse la più famosa, anche se non la più importante, perché Platone stesso la riteneva secondaria rispetto alla dottrina dello Stato. Ci sto parlando della cosiddetta dottrina dell’Idea, teoria un po’ importante, anche un po’ complessa da spiegare. Oggi inizieremo, non concluderemo; oggi vi presenterò cosa sono le Idee e vi spiegherò in che rapporto stanno con il nostro mondo. Ma solo nei prossimi video vedremo come facciamo a conoscerle, come ci influenzano e come dobbiamo vivere. Però intanto poniamo i fondamenti, importanti, della teoria delle Idee. Andiamo a cominciare. [Musica] [Applauso] [Musica]
Un po’ di caffè per cominciare, come sempre. Batman e Topolino, presente all’appello? Anch’io. Come avete clima natalizio? Siamo quasi a Natale! E mi chiamo Ermanno Ferretti. Se non mi conoscete, sono un insegnante di storia e filosofia che usa questo canale ormai da nove mesi, direi, per pubblicare delle video-spiegazioni di storia e filosofia che poi utilizzo in parte con i miei studenti, soprattutto quando si armonizza la didattica a distanza. È però fruibile da chiunque: da altri studenti delle superiori, da insegnanti – perché alcuni mi scrivono che le usano, dei pezzi, per aiutarsi con la spiegazione – anche da studenti universitari, insomma, da chiunque abbia voglia di ripassare o conoscere alcuni argomenti.
Il momento di oggi è un argomento filosofico, uno dei grandi argomenti filosofici, una delle elezioni che, più forse – spero di farla bene – rimangono impressi nella memoria degli studenti. Cioè, presentiamo, iniziamo a presentare la dottrina delle Idee di Platone, che sicuramente è una delle dottrine più affascinanti, più anche strane e inaspettate della filosofia. Per ora si insegna in terza; effettivamente i ragazzi che hanno appena iniziato a masticare un po’ di filosofia ne rimangono generalmente piuttosto sorpresi. Però è bene capirla, perché poi ha delle conseguenze enormi nel corso della storia della filosofia. Avrà conseguenze su Aristotele, che vedremo tenterà, in molta misura, di rispondere al suo maestro Platone, ma avrà conseguenze sul medioevo, avrà conseguenze sul razionalismo, e quindi poi, chi no, praticamente ai giorni nostri.
Cos’è questa dottrina delle Idee? Per introdurla, intanto devo dirvi questo: che questa dottrina non si trova espressa in maniera chiara in nessun dialogo di Platone. Cioè, non esiste, tra tutti i dialoghi che ha scritto, un dialogo in particolare in cui Platone espone questa dottrina. Piuttosto, la si trova un po’, diciamo così, a pezzi qua e là in vari dialoghi, ma senza una trattazione unitaria, uniforme. È un lavoraccio anche capire esattamente cosa Platone pensasse, perché probabilmente la dottrina delle Idee – questo pensano gli studiosi – era una di quelle cosiddette dottrine non scritte; cioè quelle dottrine che venivano insegnate all’interno dell’Accademia, cioè della scuola di Platone ad Atene, ma non veniva poi, appunto, espressa nero su bianco, su carta, in maniera troppo… che ha la possibilità o troppo univoca, e cominciava così. Quindi, per gli storici della filosofia e anche in parte per noi oggi, bisogna un po’ ricostruire, come un puzzle, prendere un pezzo, uno, e cercare di ricostruire il quadro d’insieme. Se però devo dire, un quadro d’insieme emerge, con qualche, magari, aporia – ne parleremo – con qualche, magari, punto oscuro, ma globalmente il quadro è abbastanza chiaro per capire cosa sia cos’è questa dottrina dell’Idea.
Dobbiamo, prima di tutto, capire che il modo in cui Platone usa la parola “Idea” non è niente, o quasi niente, a che vedere col modo con cui noi, oggi, nel linguaggio comune, usiamo la parola “Idea”. Noi, quando parliamo di idee – che siano che siano delle entità, se vogliamo chiamarle così, presenti nella nostra mente, cose a cui pensiamo, i prodotti della nostra mente – noi pensiamo le idee e siamo portati a dire che ognuno ha le sue idee, le idee trovano nella mente di ogni uomo e possono essere diverse, che certi casi anche simili tra l’uno e l’altro. Io ho la mia idea di bene, un altro la sua idea di bene; io ho la mia idea di bellezza, un altro la sua idea di bellezza, eccetera. Tutte cose molto umane, tutte cose legate alla nostra mente di uomini e di donne singolari. Ecco, Platone non… non usa “Idea” in questo senso. Quindi, dimenticate il significato che di solito date alla parola “Idea”. Su, gli spiegherò io qual è il significato in Platone. Pertanto, spesso anche in filosofia, quando si parla di Idee platoniche – proprio si scrive così, “Idee platoniche” – per distinguerle dalle idee come vengono solitamente intese, le idee come vengono espresse dal linguaggio comune. Quindi, questa è la prima premessa importante da fare.
Seconda cosa da dire è che Platone arriva a questa dottrina delle Idee perché lui è in ricerca di una forma di conoscenza valida. Lui vive in un’Atene che è stata sconquassata da poco proprio dalla vicenda di Socrate. Socrate è stato condannato – secondo Platone è stato condannato ingiustamente – da una giuria che non ha saputo riconoscere la verità, che non ha saputo capire la verità. Cioè, Socrate era un filosofo che agiva per il bene di Atene, che cercava di insegnare le cose buone, le cose giuste, cercava di più che insegnare, educare gli Ateniesi a trovare la verità. Eppure, il popol ateniese, democraticamente, non l’ha capito, glielo… praticamente si è fatto incantare da altre fandonie e altri discorsi, dalla retorica dei Sofisti soprattutto, e non ha accolto la verità del messaggio di Socrate. Platone vuole cambiare le cose, far capire che esiste una verità unica, che esiste un bene unico, che esiste una giustizia unica, e non dipende dal punto di vista, come dicevano i Sofisti, che non dipende da chi parla e da chi ascolta, ma vale per tutti. Socrate era innocente da qualunque punto di vista lo si guardi. Questo vuol dire, secondo Platone, non si può sostenere – come sostenevano i Sofisti – che Socrate è innocente da un punto di vista e colpevole da un altro. No! Ciò che è innocente, è stata commessa un’ingiustizia contro di lui, e l’ingiustizia non dipende dal punto di vista: un’ingiustizia è un’ingiustizia in assoluto, secondo Platone. E per dimostrarlo, appunto, per sostenere questo suo punto di vista, elabora una complessa dottrina che poi va sotto il nome di dottrina delle Idee. Lui, infatti, vuole trovare una verità che sia assoluta, come vi ho detto, una Verità con la V maiuscola, una verità che valga per tutti, e si chiede: dove posso trovarla, a questa verità?
Allora, io intanto cosa conosco? Conosco quello che vedo attorno a me. Per ognuno di noi, la prima esperienza, la prima forma di conoscenza è quella che ci viene data dai sensi. Io apro gli occhi e vedo, tocco e inizio a conoscere le cose che percepisco. Tocco questo peluche e sento che c’è, lo vedo che c’è. Ammetto che esistono. Però questa forma di conoscenza sensibile, cioè basata sui sensi, fondata sui sensi, lo sappiamo già da tempo, non è affidabile. L’aveva già detto Parmenide, l’aveva detto in parte Eraclito, l’avevano detto soprattutto i Sofisti. Perché? Perché se io mi baso sui sensi, allora quello che vedo io può essere diverso da quello che vede qualcun altro; quello che tocco io può essere diverso da quello che tocca qualcun altro. Il fatto che a me piace un buon odore, l’altro può dire: “No, a me sembra un cattivo odore”. Assaggio una pietanza: posso dire: “Mi sembra un’ottima pietanza!”, un altro possa dire: “Fa schifo!”. Allora, quando ci si parla dei sensi, è difficile arrivare a una Verità con la V maiuscola, una verità assoluta, perché ovviamente ognuno sembra avere la propria opinione, ognuno sembra avere una visione diversa delle cose e non si riesce a dire qual è quella vera, stando a livello dei sensi. Però, dice Platone – e questo non ci sono due Sofisti – però se noi ci pensiamo bene, esistono anche delle verità diverse, verità su cui tutti si trovano d’accordo.
In fondo, proviamo a pensare – ad esempio, è un esempio non è propriamente platonico, ma è in linea con gli esempi platonici, diciamo così – proviamo a pensare a un triangolo isoscele. Poi provate a immaginarvi nella mente un triangolino: sapete bene, credo, spero, cos’è un triangolo isoscele: è un triangolo che ha due lati uguali e quindi anche due angoli uguali. Tipo… mi ero preparato prima questo qui… questa è una roba strana, tutta dei finti medicinali, o comunque… bravo! In caso, vedete, questo è un triangolo isoscele, giusto? Benissimo. Quello che vedete qua, allora, questo lo vedete fisicamente. Provate anche a immaginarlo, il triangolo isoscele. Se io vi dico: “Un triangolo isoscele è un triangolo che ha due lati uguali”, questa è una verità che vale per tutti, probabilmente sì, per tutti quelli che hanno studiato geometria. Se io vi do un teorema, o meglio, un problema, vi dico: “Un triangolo isoscele ha i due lati di misura 20 e la base di misura 10, i due lati, voglio dire questi qua, uguali di misura 20, il terzo lato di misura 10, calcola il perimetro”. Facilissimo! Il perimetro è 50, è la somma dei lati. Ora, chi dice che il perimetro di un triangolo isoscele che ha il lato uguale all’altro di misura 20 e la base di misura 10 è una verità che il perimetro di questo triangolo sia 50? È una verità che non vale solo per me, vale per tutti! È una verità assoluta. Se un ragazzino alle elementari che fa il conto… ma la professoressa dice: “Secondo me fa 40”, la professoressa non può dirgli: “Secondo te va bene, perché ognuno ha il suo punto di vista”. La professoressa dirà: “No, è sbagliato, non fa 40, fa 50, e non dipende dal punto di vista; non dipende se sei ateniese, se sei spartano, se sei macedone o se sei fenicio, non cambia niente: il perimetro è sempre 50, oggi, mille anni fa e tra mille anni. Il perimetro di questo triangolo dato sarà 50”. Quindi è una verità eterna. La misura del perimetro è una verità che non dipende dal punto di vista, è una verità immutabile, probabilmente ben diversa dalle verità che io acquisisco coi sensi, perché le verità che acquisisco coi sensi sembrano mutevoli, sembrano relative, sembrano soggette al cambiamento.
Verità come questa, del triangolo, verità di tipo matematico, non sembrano soggette a divenire, non sembrano soggette al tempo, al punto di vista, alla cultura, sembrano eterne. Ma ritorniamo alla storia del triangolo isoscele. Ne abbiamo uno qua e ne abbiamo uno che l’abbiamo pensato ora. Quasi delle due, dei due perfetti… volgiamo risorse le berretto a due lati uguali. Ora, io ne ho uno che sembra, a occhio, un triangolo isoscele, ma sono convinto – e in genere faccio fare anche l’esperimento a casa agli studenti: disegnate un triangolo isoscele sul vostro quaderno, prendetevi dei bei righelli, misurate – sono convinto che se avessi un righello di estrema precisione, tipo quelli che misurano non solo i millimetri, ma anche più piccoli dei mm, misurasse questo lato e poi quest’altro lato, trovereste le piccolissime differenze. Magari questo misura… non sono matto! Mi… generali, migliora tra cm, questo qua misura 2,99 magari, perché… perché è possibile fare, in natura, in… con le proprie mani, un triangolo isoscele perfetto fino al nanometro, fino al micron? Impossibile! Se volete disegnarlo con la… con la matita, sicuramente un segno – anche se la… per la sbavatura della grafite – un segno sarà lievemente più corto, più lungo dell’altro e magari l’inclinazione non sarà perfettamente giusta. I due angoli, sapete, questi due angoli dovrebbero essere uguali; questo e questo. Il lago di un… e salariali, misurate col goniometro di precisione, non saranno perfettamente uguali. Perché? Perché quando noi disegniamo qualcosa, quando noi costruiamo qualcosa, è per forza di cose un pochino imperfetto, non sarà mai perfetto fino alla piccolissima misura, perché la perfezione, si dice, non è di questo mondo, perché non abbiamo gli strumenti per essere messi in grado di creare qualcosa di così perfetto, di così pulito, d’angolo, che immaginiamo nel… perfetto. Quando io immagino un triangolo isoscele, immagino i suoi lati uguali e due angoli uguali. Non c’è dubbio, non c’è problema, perché io posso immaginarmi la perfezione. Non posso sempre vederla nel mondo, ma posso immaginarla.
Allora, vedete che Platone, facendo tutti ragionamenti di questo tipo, si rende conto che è vero: si può conoscere il mondo, ma la conoscenza del mondo è mutevole e anche a tratti ingannevole, è soggetta a divenire, è imperfetta. Oggi conosco questo triangolo… se anche mettiamo anche che… che io li vedo allunghi uguali, tra dieci anni questa riga non sarà più così bella come oggi, sarà un po’ schiacciata, si sarà rovinata, gli angoli saranno un po’ arrotondati, non saranno più belli, con jack… altri non sono già più belle pungenti trovarono all’inizio, il che vuol dire: chi sarà consumato, questo triangolo sarà più perfetto come all’inizio? Sarà sempre più imperfetto, perché più passa il tempo più questo triangolo si corromperà e peggiorerà. Ma l’idea di triangolo isoscele non peggiora, non si corrompe. Non è che tra dieci anni gli angoli sono smussati e ce n’è… troppo. Sempre gli angoli perfetti… sarà la… immagino di no. Perché? Perché è immutabile: sarà sempre così, in eterno. Allora capite che se io studio questo triangolo… se io studio questo mondo… se uso i miei sensi per vedere quello che ho attorno, acquisisco così una piccola conoscenza, ma la conoscenza che forse non vale nemmeno la pena di avere, perché è una conoscenza che vale oggi, domani magari non vale più, perché gli oggetti cambiano; che vale per me, magari non vale per gli altri, perché i sensi ci danno percezioni diverse. È una conoscenza poi imperfetta, perché gli oggetti che io esamino non sono a loro volta perfetti. Ma… ma abbiamo l’opportunità di avere una conoscenza migliore, una vera e propria scienza, dice Platone, una scienza non più basata sui sensi, perché i sensi ci possono dare solo opinioni, il doxa, vi ricordate? Una scienza che ci può dare vera conoscenza, conoscenza durevole, che non vale solo oggi, ma vale per sempre, una conoscenza perfetta, perché quando io conosco veramente qualcosa di perfetto, questo non cambia, questo non muta, questo non si consuma; una conoscenza valida per tutti, soprattutto. Perché quando io ragiono sul perimetro di quel triangolo che mi dicevo prima, si misura 50, è una verità assoluta che non vale solo per me oggi, ma vale per me ieri, per me domani, per me tra mille anni, per gli uomini tra mille anni, per gli uomini mille anni fa, e vale per tutti gli uomini: quelli del Polo Nord e quelli del Polo Sud, quelli del Brasile, della Norvegia e della Cina, indipendentemente dalla vostra cultura, dal vostro punto di vista, dalla vostra opinione. Allora, chiaramente, la filosofia dovrà cercare questa forma di conoscenza, perché è scienza, perché è duratura, perché è valida; e questa forma di conoscenza la si può avere solo fondandola sulle Idee.
Il triangolo che vi ho detto di pensare, il triangolo isoscele che vi ho detto di immaginare, effettivamente è una delle Idee platoniche, è un’Idea nel senso platonico del termine. Perché, se ci pensate bene, non è solo un’idea presente nella mia mente, ma era presente al di là della mia mente, va oltre la mia mente. Se io vi dico: “Pensate a un triangolo isoscele”, perché devo immaginarne uno, magari fatto così, no? Oppure più alto, oppure più basso… e c’è chi… però le proprietà di questo triangolo isoscele non le… non le decidete voi, esistono prima di voi, esistono indipendentemente da voi. Giusto? Come se vi dico: “Immaginate una retta”, che tanti immaginarne una… maledetta, c’era già prima che voi nasceste, esisteva già come concetto prima che voi nasceste, esisteva indipendentemente da voi. Allora, queste Idee, possiamo già definirle Idee matematiche, trascendono l’uomo, vanno oltre l’uomo singolo, vanno oltre la mia mente, sono entità che sembrano vivere in eterno e sembrano esserci da sempre e durare al di là della nostra vita. Quando io morirò, l’Idea di retta continuerà a esistere. Quando forse anche tutta l’umanità morirà, l’Idea di retta, il concetto di retta, anche se non è più pensato da nessuno, continuerà forse a esistere. L’autore ne è convinto, la donna ne è convinta. Quest’Idea… solo idee eterne, immutabili, esistono al di là di noi e sono quindi qualcosa di diverso da come dicevo all’inizio: l’idea come le… come le pensiamo noi, come le immaginiamo noi. Quando parliamo di idee, pensiamo appunto qualcosa di contenuto nella nostra mente. Per Platone, le sue Idee erano una cosa che va oltre addirittura la nostra… la nostra mente, poi la nostra mente le richiama. Perché quando voi immaginate un triangolo, voi pensate all’Idea di triangolo. Ma esistono delle Idee anche al di là di noi, superiori a noi, eterne, e non mutano mai. In un certo senso, quando io e voi pensiamo al triangolo isoscele, ognuno di noi tenta di riallacciarsi all’Idea eterna di triangolo isoscele. Quando io vi dico: “Pensate a una retta”, voi immaginate una retta, ma cercate di riallacciarvi al concetto eterno di retta. Ok? Quindi questa è la cosa chiara, importante: le Idee trascendono l’uomo, trascendono la mente e sono eterne, e sono immutabili, e sono perfette. Chiaramente, dei triangoli isosceli ce n’è uno, poi io posso immaginare tanti triangoli isosceli, più o meno alti, eccetera, ma l’Idea è un concetto di triangolo isoscele. C’è il concetto di triangolo scaleno, come il concetto di triangolo equilatero, come concetto di triangolo rettangolo. Poi posso immaginarmi tanti triangoli rettangoli, più grandi, più piccoli, con gli angoli in un certo modo, basta che abbia un angolo retto, è… però gli altri posso farli più o meno grandi, neri, ma il concetto di triangolo rettangolo è sempre quello. Le proprietà del triangolo rettangolo sono sempre quelle. E allora l’Idea di triangolo rettangolo è una ed eterna, unica, immutabile. Ok?
Ora vi faccio notare una cosa: abbiamo introdotto due piani diversi. Perché? Perché c’è il piano delle cose sensibili, cioè il nostro mondo, quello in cui viviamo noi, sono le cose che noi tocchiamo, vediamo, quasi… sensibile vuol dire quelle cose che noi possiamo percepire coi sensi. Che è un mondo estremamente mutevole, soggetta al divenire, dove tutto cambia, tutto si corrompe, niente è perfetto. Ci sono anche dei triangoli, ci sono dei segmenti, ci sono degli esseri umani, ci sono delle cose, ma tutte queste cose sono… imperfette. Se io anche voglio studiare l’uomo e guardo gli uomini singoli presenti nel mondo, li riguardo, li tocco, li studio… si capisce poco, perché questi uomini singoli sono tutti imperfetti, sono tutti mutevoli. Oggi sono una cosa, domani sono completamente diversi. Cosa posso dire sull’uomo, se… ai capelli? Quando alcuni ce li hanno, alcuni no; alcuni ce li hanno biondi, alcuni ce li hanno castani; alcuni magari ce li hanno castani, poi diventano bianchi; alcuni magari se li hanno, poi li perdono. Come si fa a studiare l’uomo, che è così mutevole? Se io studio l’uomo in carne e ossa, sensibilmente, non posso conoscere… posso avere solo delle opinioni. Questo è un primo piano, il piano delle cose sensibili, il nostro mondo, su cui non si può avere vera conoscenza, ci può avere al massimo un’opinione. Però esiste anche un secondo piano, un piano più elevato, che sta al di sopra del nostro mondo sensibile, sta oltre il nostro mondo, ma lo si vede… sul piano delle Idee, in cui ci sono Idee che non mutano, che non cambiano, che non… non sono imperfette, ma perfette, e su cui si può studiare la… scienza. Questo piano è il piano delle Idee, è il mondo delle Idee, che sta oltre, sta altrove, non è qui. Perché se fosse qui, sarebbe mutevole, sarebbe soggetto a divenire, avrebbe un sacco di problemi. Di fatto, Platone, con queste due realtà, sta dando ragione in parte a Eraclito, in parte a Parmenide. Se vi ricordate cosa diceva Eraclito… Parmenide… in descrizione, se non ricordate più, mi metto il video sia su Eraclito e poi quello su Parmenide, così potrete un po’ fare mente locale su quello che abbiamo detto a suo tempo. Perché dà ragione un po’ all’uno e all’altro. Perché Eraclito cosa diceva? Che il mondo è tutto mutevole, è tutto in divenire, che tutto scorre, vi ricordate? Allora Platone dice: “È vero, il mondo sensibile scorre, tutto cambia nel mondo sensibile, è un mondo in perenne divenire”. Però dice: “Ce n’è anche un altro”, ed è lì… in parte… la giornata non ha né… perché c’è anche un mondo eterno, un mondo immutabile, in cui non c’è il divenire, che corrisponde sostanzialmente all’essere parmenideo. Vi ricordate? Parmenide diceva che la divinità era apparenza, esisteva una verità più alta, conoscibile tramite la ragione, cioè l’Essere, un Essere eterno, immutabile, eccetera. Ora, questo Essere è vero, dice Platone, esiste ed è vero, non si vede, non si capisce coi sensi, lo si capisce solo con la ragione, solo pensando. Questo Essere è il mondo delle Idee. L’unica… l’unica… però la prima differenza, che adesso… poi la ne parleremo ancora… non hanno vanti con Platone, è questa: che per Parmenide l’Essere era unico, vi ricordate? L’Essere è uno; non si possono essere più Esseri, perché se ce ne fossero vari, ci sarebbe… a dividerli in non Essere, e non Essere non può esistere. Questo diceva Parmenide. Platone invece dice: “No, gli Esseri sono molteplici, perché le Idee sono molteplici”. Celebre il triangolo, ma c’è anche l’Idea di retta, vedremo, c’è anche l’Idea di buono, c’è anche l’Idea di giustizia, c’è anche l’Idea di bello… sono tante le Idee, non può esserne una sola. Se c’è una sola, c’è una… sono molteplici. Poi, vi spiegherò anche come Platone fa i conti, alla fine della sua vita, con Parmenide. Per adesso basti questo. Però queste Idee, che sono molteplici, sono comunque eterne, immutabili, sono vero Essere, vera realtà. Il nostro mondo è apparenza di verità. Il nostro mondo… quando… un triangolo… il nostro mondo si assomiglia all’Idea di triangolo, ma non è perfetto come l’Idea di triangolo. Quindi, questo mondo è apparenza, questa è imitazione, è una copia imperfetta dell’Idea. L’Idea invece è perfetta, l’Idea è eterna. L’Idea, quella sì, vale la pena conoscerla, quella è vero Essere, quella è Verità con la V maiuscola. Questa è verità con la v minuscola, conta poco.
Questa differenza, questo dualismo, è importantissimo, e sarà la base di tutti i discorsi di Platone. Abbiamo, infatti, un dualismo ontologico, a cui corrisponde un dualismo gnoseologico. Paroloni, ma ve li spiego, è meno difficile di quello che sembra. Se avete capito il discorso fin qua… dualismo ontologico vuol dire che esistono due piani della realtà, due Esseri, due chiavi dell’Essere. Un primo piano che è il mondo concreto, il mondo sensibile, che è però mondo apparente, anche… è un mondo falso, potremmo anche dire illusorio, dove ci sono le cose, ma cose soggette al divenire. E c’è un secondo piano della realtà, un secondo piano dell’Essere, dove sta il vero Essere, che sono le Idee. Quindi, dualismo ontologico: due realtà, il mondo delle cose e il mondo delle Idee. A questo dualismo ontologico corrisponde, in parallelo, un dualismo gnoseologico. Gnoseologia, mi ricordo, vuol dire conoscenza, teoria della conoscenza. Ora, perché? Non solo esistono due realtà, esistono anche due modi diversi per conoscere rispettivamente le due realtà. Perché la realtà del mondo delle cose, la realtà delle cose sensibili, la nostra realtà in cui viviamo, può essere conosciuta tramite i sensi e quindi tramite l’opinione, una prima modalità gnoseologica, percorsi; mentre il mondo delle Idee non può affatto essere conosciuto coi sensi. Noi le Idee non le vediamo, se non le pensiamo. Allora il mondo delle Idee può essere conosciuto solo con la ragione e quindi… e quindi lì si può fondare una vera e propria scienza. Dualismo ontologico: mondo delle cose sensibili, mondo delle Idee; dualismo gnoseologico: opinione, cioè sensi; scienza, cioè ragione. Attenzione! Vi voglio sottolineare una cosa che forse avete già capito, ma che è importantissima per poi capire tutto il proseguo della spiegazione di oggi, delle prossime volte su Platone. Tutta questa dottrina delle Idee può essere letta come una risposta di Platone ai Sofisti. Vi ho detto all’inizio che Platone è infuriato, nero, perché soffre, ingiustamente, forse anche… per carità… perché Socrate è stato condannato, perché Socrate è stato ritenuto colpevole, quando in realtà era innocente. Perché, secondo lui, l’idealismo relativista che i Sofisti hanno imposto ad Atene ha fatto rendere forte il discorso debole, ha fatto sì che non esista più una vera verità e giustizia, non esista più una vera idea di bene, ma ognuno faccia quello che gli pare e sia il più abile con le parole a trionfare. Ecco, questo è un grave errore per Platone, perché per Platone non esistono tante ingiustizie quanti sono i punti di vista, non esistono tanti beni quanti sono i punti di vista, ma ne esiste uno solo, una sola giustizia, una sola uguaglianza, una sola verità, una sola bellezza, una sola idea di triangolo. Capite perché? Queste sono tutte Idee, le Idee sono uniche. La giustizia è una, secondo Platone. È inutile che la gente dica: “Secondo me è una cosa giusta, secondo me è giusta l’altra”. Non ci possono essere vere diversità sulla giustizia, perché la giustizia è una. Quando la gente, nel nostro mondo, dice: “Ma secondo me tu dici che questo è giusto, io dico che questo è sbagliato”, la gente dice questo perché non conosce la vera giustizia, perché non conosce la Giustizia con la G maiuscola, perché è ignorante e sbaglia. Ma in realtà non dipende dal punto di vista, non dipende dall’opinione. C’è un’unica giustizia. Noi, a parte… magari siamo anche d’accordo, ma spesso siamo relativisti. Ad esempio, in campo estetico, quando faccio parlare i miei studenti di questi temi, tutti sono d’accordo nel dire che non esiste una bellezza assoluta, ma che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace, come si usa dire, no? Cioè che ognuno giudica la bellezza a modo suo, e quindi… un ragazzo può trovare bella una ragazza, ma un altro può trovarla brutta, e hanno tutti ragione, perché dipende dal punto di vista, dipende dai gusti personali, non c’è un criterio unico e universale per stabilire cosa è bello e cosa non lo è. Platone non sarebbe affatto d’accordo, ma tornerebbe: esiste un’unica Bellezza con la B maiuscola. Poi gli uomini sulla terra magari non conoscono questa Bellezza con la B maiuscola, alcuni la conoscono, alcuni no; alcuni la sanno riconoscere e alcuni non la sanno riconoscere, e per questo poi magari discutiamo… se… magari siamo in disaccordo, no? Perché abbiamo entrambi ragione, ma perché uno è ignorante, l’altro ha capito; perché uno non conosce le Idee e l’altro sì. Anche quando discutiamo di politica, non è vero che ognuno ha il suo punto di vista e quindi ognuno è… né giusto, né… una ragione e l’altro a torto; oppure uno si avvicina un po’ di più alla verità e l’altro ci si allontana. Capite? Proprio… dove esiste una verità che magari non facciamo fatica a trovare, facciamo fatica a scoprire, facciamo fatica a individuare, ma esiste, esiste. Quindi non è vero che tutti hanno ragione, solo uno può aver ragione, al massimo tutti gli altri hanno torto. E qui vi faccio notare c’è un forte legame ancora con Socrate, perché anche Socrate… Socrate riteneva che gli uomini potessero arrivare a una verità condivisa, e che se non ci arrivavano era perché molto spesso avevano una conoscenza solo superficiale delle cose. Socrate, quando… già il suo metodo, quando andava a… una… la maieutica, lo faceva per spingere gli uomini a di ricercare più in profondità la verità che doveva esserci dentro di loro, una verità più profonda. E Platone, in fondo, fino adesso, pur introducendo argomenti nuovi, sembra in linea col pensiero di Socrate, perché sembra dirci: “È vero, quando abbiamo opinioni contrastanti è perché non usiamo bene la ragione, perché ci affidiamo troppo ai sensi, perché siamo troppo ignoranti. E invece se usassimo la ragione forse potremmo arrivare a verità più condivise”. E vedremo come questo… ve lo spiegherò meglio nel prossimo video, la prossima volta. Però intanto vorrei fosse chiaro questo. Tutto il discorso di Platone, di fatto, è un attacco ai Sofisti. I Sofisti erano i campioni del relativismo dei punti di vista; Platone è il campione dell’esatto opposto, cioè la visione dell’esistenza assoluta. Procuratore: nessuna verità è relativa, ma esistono solo verità assolute. Sono attenzioni, perché se… l’affare è un discorso un po’ complicato, ma importante. Avevo detto che queste Idee, tipo l’Idea di triangolo, l’Idea di retta, e proprio accennato… Idea di giustizia, Idea di bellezza, eccetera, vanno oltre noi stessi, non sono Idee legate solo alla nostra mente, ma vanno oltre, vanno oltre il mondo, ovviamente, questo Platone… vanno oltre anche la nostra mente. Allora il problema è: dove si trovano queste Idee? Se vanno oltre… si trovano da qualche altra parte. Ho parlato prima di un piano, ti ho chiamato un mondo dell’interno, a questo mondo… vede cos’è. Ecco, su questo punto Platone non è affatto chiaro, nel senso che si… a volte addirittura… si scrive per questo modo le Idee, ma lo riscrive in termini che potrebbero essere mitici, allegorici; cioè non si capisce bene se Platone sta parlando sul serio, se davvero lo immagina così, o se la sua è solo una sorta di metafora, una sorta di racconto mitico, come a volte fa. E infatti nel corso dei secoli gli studiosi platonici sono molto divisi su questo tema. Diciamo che tradizionalmente la visione più generalmente accettata, quella che poi spesso… spesso viene riportata anche nei libri di testo, quella più comune è quella che poi anche gli studenti imparano che facilmente è questa: secondo questa visione, esiste un vero e proprio mondo delle Idee, cioè un luogo localizzato oltre i cieli. Infatti, Platone lo chiama Iperuranio, e Iperuranio vuol dire “oltre il cielo di Urano”, cioè oltre i cieli. Iperuranio: un luogo in cui vivono, albergano le Idee. Ce ne sarebbero delle entità immateriali, degli spiriti… non saprei come dirmelo… entità immateriali, eterne, immutabili, perfette, che vivrebbero in questo Iperuranio. Questa è la visione… bisogna capire perché ricorda il Paradiso dei Cristiani, no? Quando noi pensiamo al Paradiso… intendo noi culturalmente, cioè la cultura…
Cristiana pensa al paradiso come se lo immagina: un luogo al di là della nostra realtà, molto lontano, oltre i cieli. In cui ci stanno le anime, e ci stanno in eterno. No, quindi, entità immateriali che vivono in eterno. Ecco il nodo in cui spesso si immagina l'iperuranio, in cui spesso si immagina il mondo delle idee di Platone, qualcosa di simile, popolato non tanto dalle nostre anime, ma dalle idee: il triangolo, l'idea di retta, l'idea di giustizia, l'idea di bene, e così via.
Ora, questa è la visione più semplice, forse addirittura semplicistica, per capire il trentenne Platone con il mondo delle idee. Ed è stata accusata proprio di essere fin troppo semplicistica, soprattutto di essere influenzata dal cristianesimo, che sarebbe sorto qualche secolo dopo. E qua siamo prima di Cristo ancora, vi ricordate? Sarebbe sorto qualche secolo dopo. Però, in fondo, dice Platone, filtrato attraverso il cristianesimo ci ha portato a immaginare il paradiso in questo modo, cioè un luogo vero e proprio, un paradiso in quest'anno. Queste idee, però, secondo questi critici, è riduttivo vedere l'iperuranio in questa maniera. Secondo loro, l'iperuranio non è un luogo, non è identificabile come un luogo, ma una sorta di realtà popolata dai concetti matematici, dai concetti di valore, da dei concetti che però non si trova fisicamente da nessuna parte. Sono concetti che esistono al di là dell'uomo, al di là di ogni, anche dell'umanità, però non sono localizzabili, e che sono appunto dei concetti. Quindi, quando Platone usa queste metafore per parlarvi dell'iperuranio, di un luogo per cui si può volare, ne parleremo, a verso cui si può andare, che queste idee si possono vedere, sarebbe stare usando una metafora, se ne usa un racconto allegorico che serve un po' per farsi capire, ma non è davvero le cose andassero così. Non può dire che le cose andassero davvero così. Ecco il dibattito, in realtà, è ancora molto aperto. Dicevo, come dicevo all'inizio, i libri di testo, i commentatori a scuola, che noi professori quasi sempre insistiamo sulla prima visione, quella di un iperuranio reale, che si trova da qualche parte, popolato da entità vere e proprie, esistenti anche se immateriali. Però è possibile anche che Platone la pensasse nel secondo modo. Ma possibile, forse addirittura probabile, non lo so, non lo sa nessuno con estrema certezza. C'è in tutti e due ipotesi. Platone, appunto, non lo spiega in maniera troppo chiara. Però, ho visto, Platone si parla di questo iperuranio, ne parla spesso. Noi useremo il modo tradizionale, cioè parleremo di questo iperuranio come qualcosa di reale, ontologicamente esistente da qualche parte. Queste idee come qualcosa di ontologicamente esistente, enti veri e propri, immateriali ma eterni e presenti in un dato luogo. Ora, quale sia la verità non lo so dire, è una un discorso che rimane aperto. Ma come vedrete sulla dottrina delle idee, non tanti sia chiaro tutto quello che ho detto finora, abbastanza, cioè il meccanismo. Poi ci sono ancora molti punti non chiari, non solo agli interpreti, ma anche a Platone stesso. Lo stesso Platone su alcuni punti non riuscì a trovare una spiegazione soddisfacente, neppure per lui. Tant'è vero che nel corso della sua vita, lo vedremo già tra pochi minuti, ritorna sui propri passi, rivide alcune sue dottrine legate al mondo delle idee, perché non trovava una spiegazione che lo soddisfacesse appieno. Ecco, quindi, per dire come la previsione di Platone, il suo flusso, sia comunque aperto, comunque soggetta a ripensamenti, a miglioramenti, a ridefinizione, in qualche modo, anche perché non era una filosofia statica, come segnala Socrate, ma in perenne progressi.
Ad esempio, un altro punto oscuro per Platone è: quali sono queste idee? Meglio: quali sono le tipologie di idee? Perché io ho fatto degli esempi, vi ho parlato del triangolo isoscele, parlato della retta, vi ho parlato della giustizia e del bene. È certo, certo, questi sono tutti idee, ma quali sono? Quante sono queste idee? Sono queste 56 che vi ho detto io? Sono molte di più, e come le possiamo raggruppare, queste idee? Ecco, Platone, in vari dialoghi, affronta, ardisce, sfugge al tema, è però non c'è una visione univoca. Diciamo che di solito parla sempre di almeno due gruppi di idee, e in certi dialoghi parla anche di quattro gruppi di idee. Quindi vediamo quali sono questi gruppi. Primo gruppo, in ordine di importanza, dalle più importanti alle meno importanti. Primo gruppo: sono quelle che Platone chiama idee valore, cioè sono quelle idee che rappresentano i grandi valori morali, estetici, mio geologici, eccetera. Esempio: l'idea di giustizia. L'idea di giustizia, andava, che esprime un valore, il valore della giustizia. L'idea di bene, che è un valore. L'idea di, non lo so, equità, intesa recitato nelle persone, è un'idea valore. L'idea di bellezza, come dicevo prima, è l'idea valore. Ok, benissimo, primo gruppo, più importante. Secondo gruppo: idee matematiche, quelle che vi dicevo prima: angolo, software, in diretta, ed eri quadrato, un'idea di prodotto. Insomma, su tutti, idee matematiche, tutti i concetti matematici che si generano in matematica, ma che sono terni, e quindi costituiscono un gruppo delle idee platoniche. Le idee valore e matematiche: idea valore, primo volume; idea matematiche, secondo volume. Su questi due gruppi, Platone è sostanzialmente certo, perché più o meno in tutti i dialoghi in cui parla delle idee vengono fuori queste tipologie. Quindi su quello siamo certi. Gli altri due gruppi che vi ricordassi, invece, a volte ne parla, a volte no. Quindi, boh, chissà cosa ne pensasse, ne era convinto o no, perché in realtà questi due gruppi di idee a volte li introduce perché gli è necessario parlarne, altre volte però cirneco che introdurre questi tipi di idee crei problemi. Quali sono questi altri due tipi di idee? Terzo gruppo: le idee di cose naturali, cioè ad esempio di terry, albero, ad esempio l'idea di uomo, per esempio l'idea di sole, di stella, di erba, eccetera. Idee che sono legate alle cose naturali presenti in assoluto. Quarto gruppo: le idee di cose artificiali, cioè l'idea di cose create dall'uomo, per esempio l'idea di maglione, l'idea di cellulare, l'idea di letto. Ora vedete conto che soprattutto questo quarto gruppo ci crea notevoli problemi, perché ne abbiamo detto che rilasciarlo eterne e immutabili. Ora l'idea di maglione è eterna, già esisteva già prima che l'uomo nascesse sulla terra, insieme l'idea di maglione prima che l'uomo inventasse il maglione. In realtà il dottor ne sono dice che l'uomo non ha inventato il maglione, l'uomo ha scoperto il maglione, perché l'idea di preesiste. Ma allo stesso modo l'uomo non avrebbe inventato lo smartphone, ma avrebbe scoperto lo smartphone, perché lo smartphone sia un'idea di cose artificiale e quindi eterna, delle preesistenti, dove esiste da prima che l'uomo nascesse. E questo crea problemi, perché siamo davvero convinti che l'idea di smartphone esistesse a privare luogo, ma lievi, ap esistesse dapprima che sulla faccia della terra comparissero le api? Questione dei ricordi naturali. Ma qui lo stesso Platone si rende conto che le sconosciuta completato. Possiamo anche essere d'accordo sul fatto che magari il dei triangoli sistemerà prima dell'uomo, anche se nessuno la pensa, magari esiste, e quindi la matematica sia stata forse scoperta dall'uomo, non inventata dal web, come anche la giustizia, come anche la bellezza, eccetera. Ma in fondo le cose che noi creiamo, ma diventa molto più difficile capirlo. Comunque, Platone anche briga di questi dubbi. Diciamo che le prime due tipologie le ritiene sicuramente esistenti, le altre due a volte sì e a volte no, insomma, un pensierino. In ogni caso tutte queste idee stanno tra loro in una sorta di struttura piramidale. Cosa vuol dire? Vuol dire altra gente, la peer abile nonna piramide, è appunto questa. Non è la piramide, però non c'ho capito. La piramide è un una figura geometrica tridimensionale che ha per facce dei triangoli. Altri tenente le piramidi gestione. Ok, alla struttura piramidale. Cosa vuol dire? Vuol dire che queste idee sono con me, potrebbero essere schematizzato, diciamo così, in un triangolo. Tipo, avete presente il triangolo alimentare, la piramide alimentare? Non l'avrei già, dove in alto di questo, una parte alta di questo triangolo mettiamo le idee valore, che sono più importanti, sono le più importanti quest'anno in alto. È però sono anche quelli numericamente meno numerosi nella piramide. Voi sapete che ci si va allargando man mano che ci si avvicina alla base, mentre verso il vertice si è più stretti. Allora, appunto, poche idee e valori, ma sono quelle più importanti sul vertice della piramide, cieli da più importante di tutte, che Platone ritiene essere l'idea di bene. Ora ve lo dico, ricordatevelo, ne riparleremo più avanti. Seconda fascia: idee matematiche, sono le idee di secondo livello, quindi meno importanti delle idee valore, e no sono numericamente di più, siamo passati, siamo ammassati nel nella piramide, quindi siamo andati verso una base più ampia. Terzo livello: idea di cose naturali, più numerose, meno importanti. Quarto livello, ultimo: idea di cose artificiali, ancora più numerose, le più numerose di tutte le idee, e lasciano quelle meno importanti.
Ora attenzione, perché riceviamo all'ultimo punto difficile di questa lezione, che poi abbiamo finite, perché non portano davanti. Ci sono questi due mondi: abbiamo letto il nostro mondo, le cose sensibili, di averne tocchiamo, percepiamo che i sensi, del mondo delle idee che sta altrove, non sappiamo poi se fisicamente, con l'opera, sta altrove, e dove tutto è perfetto, eccetera. Ora la domanda è: se noi viviamo qua, come facciamo a relazionarsi con le idee? Come facciamo a sulla nostra testa pensare? Non solo questo primo problema che in realtà novelis oggi per l'anticipo all'ora lo risolviamo nel prossimo vi matrice, con il problema che oggi vi riso, non solo noi, ma anche le cose, che legame hanno con le idee. Per chi vi ha detto esiste l'idea di triangolo isoscele, poi esistono i triangoli isosceli imperfetti che abbiamo su questa terra. Bene, in questo triangolo isoscele, sia lo chiamo triangolo isoscele, forse perché c'è un legame con quello con quel triangolo isoscele si guarda allo specchio di con solo un uomo, forse perché c'è un legame con l'idea di worm. Questo legame però è difficile da spiegare, perché sono due mondi separati, due mondi opposti: qua tutto al divenire, qua tutto imperfetto, la, tutto perfetto le terre, ed è un altrove ben distante. Capite come possono comunicare i due mondi? Come possono relazionarsi, interagire i due mondi? Questo è un bel problema che Platone cercherà di dirimere per tutta la vita, e senza riuscirci poi maniera definitiva, se non forse alla fine con la dottrina che vedremo, sarà discussa anche complicata, la vedremo nella vecchiaia, però adesso già in età matura dà alcune parziali spiegazioni, tenta di spiegare, intanto dice questo: noi che noi abbiamo un legame con le idee, è secondo me è evidente che noi pensando possiamo in qualche modo accedere a quelle idee. Secondo lui è evidente. Ad esempio, quando noi chiamiamo uomo un uomo, secondo lui è perché ci pare che quell'uomo assomiglia all'idea di uomo. Quando chiamiamo pioppo un albero è perché ci pare che quell'albero che abbiamo davanti agli occhi, che vediamo, che percepiamo coi sensi, assomigli all'idea di pioppo, che si deve trovare da qualche altra parte. Quindi noi ci richiamiamo a quell'idea un po' per la somiglianza che quell'idea hanno con le cose sensibili, un po' anche per perché usiamo quelle idee per ragionare, a volte, ad esempio quando io, e anche in, facendo matematica qui sulla terra, quando l'aveva lavagna mi interrogano e scrivo, io lì uso delle dei concetti matematici, quando scrivo 5 più 4 uguale 9, uso il concetto di più, in uso di uguali, l'uguaglianza matematica. Quindi vuol dire che in qualche modo uso delle relazioni che sono derivate dalle idee. Quindi io in qualche modo ci acero, come lo vediamo la prossima volta, ma non solo, anche le cose in qualche modo sembrano accedere, no? Perché se io per un uomo di così assomiglia all'uomo e lo chiamo uomo, vuol dire che però anche quella persona in qualche modo in sé assomiglia linea, io sono nero allo specchio e certo mi posso riconoscere, ma fisicamente, perché mi ci riconosco? Perché ha un naso, perché le occhi, perché è una botta, perché ho un ovale della faccia, perché ho due orecchie, perché le mani, le braccia, eccetera, e di fatto sembra assomigliare all'idea di uomo, che però è eterna, esisteva prima che io nascessi, vice Platone, esisteva prima che la stessa umanità nascesse. Allora, com'è possibile che queste due realtà così distanti, che non dovrebbero toccarsi, in questa sia vicenda forse invece si influenzino a loro? Platone, per spiegare tutto questo concetto, introduce tra spiegazioni possibili, e sono un po' un tentativo di migliorare l'altra, però mai definitive, che vanno spesso ricordate sotto le parole greche, che vengono, parole greche iniziali di derivazione greca italianizzate, che vengono usate per descrivere questo rapporto tra le cose e le idee, che sono mimesi, mettessi e parusia. Ora le spieghiamo una lunga, la prima a che velocità tra la mimesi di mesi. Sapete anche nel linguaggio italiana ormai non sia proprio mesi, ma ci sono dei derivati di mimesis, che alla parola greca, cioè esempio la tuta mimetica, e netease l'arci. Cosa vorrà dire mimesi? Mimesi vuol dire imitazione. Allora, quando usa la parola mimesi, Platone tende a dire che le cose del nostro mondo imitano le idee, sono copie di un modello che è l'idea, copie realizzate da chi e come non ce lo spiega, ratio e non si sa perché, però sono copie. Il rapporto tra le idee e le cose sarebbe quello che c'è simile a rapporto che c'è tra un modello e una copia. Chiaramente anche quando fate una copia, che sono disegnate, tenete a modello una persona, ne fate il ritratto, la copia è sempre meno perfetta del modello, giusto? Così la cosa sensibile è meno perfetta dell'originale, cioè delle idee. Ora questo rapporto modello copia è importante, e alla fine la spiegazione più semplice da capire, quella che più spesso si riporta, perché è quella più comprensibile, in realtà non risolve troppi problemi, perché dobbiamo consegnare come possa essere possibile che le cose imitano imitino le idee. Però, in fondo, questa spiegazione ci permette di capire qualcosa. Ad esempio, ad esempio, la fa Platone questo: noi diciamo che Socrate sia proprio un uomo, perché quando guardiamo ciò perché ci rendiamo conto che lui imita l'idea di uomo. Lo chiamiamo un uomo, come vi dicevo prima, proprio perché lui in qualche modo è una copia, in perfetta, notevole e finita a morire, e quindi non eterna, dell'idea perfetta, eterna, immutabile di uomo. Bene, dire usare questa questa spiegazione, la mimesi, ci permette anche di capire qual è l'essenza delle cose, perché quando io dico che Socrate imita l'idea di uomo, di fatto è quindi Socrate è un uomo, perché imita l'idea di uomo, di fatto sto cercando di sottolineare quali sono le caratteristiche più essenziali di Socrate, sto cercando la sua essenza, la sua caratteristica fondamentale, cioè l'essere uomo. Enrico, cos'è Socrate? Socrate è un uomo perché assomiglia a quelle idee, e quindi quella che permette di capire quali sono le caratteristiche essenziali di quell'uomo. Quando prendo Batman e dico che Batman è un peluche, perché imita l'idea di peluche, allora anche lì individuiamo senza di Batman quella di essere un peluche, cioè la mimesi mi porta a individuare in particolare l'essenza delle cose. La seconda spiegazione, già più complicata, è quella che va sotto il nome di mettessi. Cosa vuol dire? In genere si traduce come partecipazione, che è un termine che però non ragazzini si con a comprendere, cioè quando dice che le cose stanno con le idee rapporti di mettessi, Platone tende a dire che le cose partecipano delle idee, non partecipano alle, ma delle. Spesso si usa questa formulazione, che in italiano parlato si usa molto poco, ma nel terreno filosofico si usa: le cose partecipano delle idee. Cosa vuol dire? L'esempio che si fa di solito questo: immaginate di essere a teatro, al cinema, dove volete vedere rappresentato sul palcoscenico, con sulla scena una vicenda, poi potreste sentirvi partecipi di quello che avviene sul palcoscenico, sulla scena, sentirvi parte di quella dolore, di quella felicità, di quello che viene rappresentato. In quel caso voi partecipate delle vicende narrate. Ecco, il rapporto che c'è tra cose ed è il secondo catone simile a questa partecipazione, cioè è come se le cose si sentissero trascinate verso le idee, si sentissero attira verso le idee, partecipassero delle idee. Questa più o meno a spiegazioni decide che ha un po' difficile a comprendere, un anno con tomakin Platone, un po' oscura, però questo come si concretizzerebbe? Ad esempio, quando diciamo che Socrate è saggio, cosa vorrebbe dire? Vuol dire che è saggio perché assomiglia alla saggezza? In questo caso non si può dire che se avrete santo perché assomiglia all'idea di saggezza, lui è un uomo, assomiglia gariuolo all'idea di saggezza, ma Socrate partecipa all'idea di saggezza, partecipa dell'idea, meglio al correri saggezza, nel senso che è come sospinto verso l'idea di saggezza, si sente parte, come dire è lanciato verso quelli dei ris e gente. Quindi in questo caso la mettessi in via non sottolinearsi più tanto l'essenza delle cose sensibili, come prima addetto alla mimesi, ci permette di focalizzare sull'essenza delle cose. Qui invece noi siamo focalizzati soprattutto sulle cifre di carte delle cose giocano di con Socrate è saggio, essere saggio, se ho predicato non è la sua essenza, è una sua caratteristica, diciamo che che ama, che potrebbe anche non avere. Socrate potrebbe anche non essere saggio, mentre non potrebbe non essere uomo. Quindi la mimesi di successo autolinee particolare le caratteristiche che non può non avere, la sua assenza, la metà si su turni e invece di più le caratteristiche che ha, ma potrebbe anche non avere, e quindi appunti predicati che possiamo attribuire a Socrate. La terza spiegazione, valdisotto sotto il nome di parusia, e questa non è di per sé difficilissima da capire, però apre a una serie di altri problemi. Cosa dice in questo caso Platone? In certi casi c'è da dire che le cose hanno dentro di loro, in qualche modo la presenza delle idee, cioè in pratica è come se dentro alle cose forse presenti in parte la stessa idea, che questa linea che sembra cingere Platone contribuirebbe a plasmare le cose, cioè in fondo un albero sensibile, un albero che io ho il giardino, in fondo cresce, nascere un sam, inizia a crescere, si sviluppa continuando da somigliare sempre all'idea di albero, perché dentro di lui ci sarebbe anche appunto in parte l'idea di albero, che lo spingerebbe a crescere in un certo modo, a svilupparsi in un certo modo. Anche dentro noi siamo uomini, ma quando lasciamo samorì neonati che non assomigliano granché all'uomo, ma vedo in erratici sarebbe in parte anche idea di uomo. Questa idea in qualche modo plasmerebbero cose, contribuirebbe a plasmare le cose, e quindi da quel neonato, da quel da quella cellula inizio lascerebbe poi l'uomo si svilupperebbe, diventerebbe un nuovo che assomiglia all'idea di uomo nell'iperuranio. Quindi questo spiegherebbe anche come mai questa spiegazione della parusia, come mai le cose assomigliano all'idea. Qual è il problema? Che se io però dico che l'idea è presente non solo nell'iperuranio, ma anche dentro alle cose, allora vorrebbe dire che le idee non sono più uniche, non esisterebbe più una sola idea di albero, ma ieri albero risulterebbe, non certo senso, frantumata un po' dentro ogni albero. Quindi l'idea di adro non sarebbe una, sarebbero moltissime, tante quante sono gli alberi, perché l'idea di albero sarebbe diviso un po' quanto lampo, frantumata molteplici, e quindi quell'unità iniziale andrebbe perduta, sarebbe difficile spiegare come fa l'idea essere una ma anche molteplici allo stesso tempo. Come fa l'uomo ad essere un'idea di uomo quando presenti in miliardi di uomini, quindi frantumati miliardi di parti, quest'idea? Com'è possibile avere un'unica giustizia se la giustizia è frantumata dentro a tante giustizia con la g minuscola? Capite che il problema diventa difficile da risolvere. Il patto ne aveva bisogno, non un'idea unica, perché voleva controbattere ai relativisti, e adesso forse ha finito per moltiplicare le idee. Infatti, su questa parusia Platone sarà dubbioso, la scarterà, ma vedremo che verrà in parte di presa, e soprattutto Aristotele, che in fondo tira forse Platone qui aveva visto qualcosa di giusto, non ha avuto il coraggio di fare tutti i passi necessari, una qualcosa di giusto aveva visto, insomma. Adesso capire al cento per cento quale sia la versione giusta, non l'ha capito neanche Platone, quindi capite che per noi conta relativamente portante capire i diversi tentativi che volete, non è affatto per studiare il rapporto tra le cose e le idee, ma è chiaro che qui rimane aperto un discorso. Ci parla appunto spesso di aporie, cioè di problemi irrisolti. Platone ha tentato delle spiegazioni, magari una spiegazione risolveva una questione, ma ne apriva un'altra, e non è mai, almeno nella fase matura, riuscito a zappare bene i buchi di questa sua difficile spiegazione. Segno che la teoria è complessa, ovviamente qui non è facile, vorrei da top, purtroppo, contro Platone, nel senso sarebbe complicato dirimere queste questioni, ma segno anche di come Platone, in fondo, forse fedele in parte al dm chocolate, la filosofia è un percorso, non è mai infinita, non ha mai una verità ferma, fissa, immobile, ma sono dei problemi a cui si cerca di rispondere un po' alla volta, a volte ci si avvicini, a volte si fa un passo in più, a volte si fa anche un passo indietro, però la filosofia è un percorso, a un percorso di ricerca che non deve finire mai. Ecco, questo era quello che volevo dirvi oggi. È tanta roba, in realtà, e cioè non ha un video particolarmente lungo nella media, diciamo di quelli che faccio di solito, ma ci sono concetti molto importanti su cui ora anche abbastanza desistito, perché lì o ripetuti 23 volte, però bisogna capirlo bene, perché se teniamo bene questo punto di partenza, poi tutto il resto che diremo dalla prossimo video in poi visiterà quasi una conseguenza, è quindi abbastanza comprensibile. Se invece non è chiaro questo passaggio, che con sono le idee platoniche e interporto stanno con il nostro mondo, diventa tutto un po' più complicato. Quindi vi consiglio di ascoltare questo video attentamente, eventualmente in descrizione con una soldi o trovate in capitoletti, potete far ripartire il video dal punto in cui volete, potete riascoltare dei passaggi che magari potrebbero non essere stati chiari al primo ascolto, e in ogni caso, come sempre vi consiglio anche di appoggiato il vostro manuale, qualunque manuale abbiati nello stile nella nostra scuola è spirato abbastanza bene in tutti questo passaggio di Platone, quindi appoggiatevi, ci guardate anche lì, perché vedere le cose spiegati da una prospettiva diversa, che non è solo la mia, aiuta poi a comprenderle anche meglio. In dizione, oltre a tutti questi capitoletti, eccetera, trovate anche i link agli attivi doc ha citato, era altre risorse. Vi ricordo sempre di guardare se siete curiosi. Ci vediamo presto, però, il video di filosofia, ma anche di storia, di educazione civica, di book club, del video club e tutto il resto, e soprattutto visto che siamo sotto Natale, forse lo state guardando sotto Natale e sotto Capodanno, visto che siamo chiusi in casa, buon Natale, buone feste! Ciao, alla prossima. [Musica]