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1155- La storia di Maometto, come divenne un profeta? [Pillole di Storia]

La Biblioteca di Alessandria35:19

Transcription

Ciao a tutti e bentornati a Pillole di Storia. La nostra serie è dedicata alla storia degli Arabi e di come, una volta diventati musulmani, si siano espansi molto rapidamente attraverso il Mediterraneo meridionale, il Medio Oriente, addirittura fino in India. È arrivata a, il punto potremmo dire, veramente iniziale perché, dopo aver introdotto che cosa fosse la Rabbia prima dell’Islam, è tempo di parlare dell’uomo che, teoricamente, secondo la tradizione, ha dato inizio alla diffusione di questa religione: cioè Maometto.

Ora, parlare di Maometto è complicato. Non è esattamente come parlare di Gesù, perché ovviamente, se si prendono i testi religiosi, Gesù è figlio di Dio, quindi è qualcosa di oltre l’umano; mentre Maometto, pur essendo il profeta più importante di tutti secondo l’Islam, rimane comunque una persona umana. Ma parlare di Maometto è complicato perché ci sono delle fonti – tra poco ne parleremo – che ovviamente sono di parte, sono fonti religiose o comunque vicine all’Islam, che raccontano una storia di Maometto, e poi ci sono altre fonti che ne raccontano una leggermente diversa: altre fonti archeologiche, altre fonti scritte, ed è molto difficile riuscire a far collimare le due cose. Perché, se sul mondo preislamico e della Rabbia preislamica, come abbiamo raccontato domenica scorsa, già ci sono delle discussioni, figuratevi quando si arriva a parlare di quello che, appunto, ne è il Massimo Profeta.

Ora, inizialmente avevo pensato di attenermi prettamente alla parte storica, quindi di raccontarvi esclusivamente ciò che è storicamente accertato. Il problema è che questo vuol dire non raccontarvi quasi nulla, ed è un problema perché mi rendo conto che questa affermazione può sembrare eccessiva, ma provate a seguirmi: è possibile raccontare il Cristianesimo senza parlare troppo di Gesù? Ma non è possibile raccontare l’Islam senza parlare di Maometto. Perché? Perché, a tutti gli effetti, il Cristianesimo, come religione, divenne tale solo nel momento in cui iniziò ad essere predicata dai discepoli di Gesù, che furono quelli che, come raccontato negli Atti degli Apostoli – che uno li prenda per veri oppure no – crearono l’embrione di quella religione che poi divenne il Cristianesimo. Nel caso dell’Islam, la cosa è un po’ più complicata, perché Maometto non fu solo il profeta che annunciò la parola di questa nuova rivelazione, nuova religione, ma fu anche colui che effettivamente guidò la comunità di fedeli, secondo la tradizione, a diffondersi attraverso la Rabbia; fu colui che effettivamente diede vita a questa espansione che poi, sotto i suoi successori, diventò praticamente un fiume in piena. E non parlare di Maometto vuol dire iniziare praticamente la storia di tutto questo a metà.

Quindi, dato che anche gli aspetti religiosi sono interessanti, perché sono storie di cui ogni tanto sentiamo parlare, ma che non sono mai ben approfondite, ho preso questa decisione: inizierò raccontandovi quella che è la storia di Maometto secondo i testi arabi, secondo i testi islamici. La racconteremo, verosimilmente, in due puntate; è possibile che ce ne sia una terza, sto ancora preparando, quindi lo racconteremo in questa puntata, in quella di domenica prossima e forse il venerdì dopo, ma sto ancora mettendo a posto l’ultima. E dopodiché racconteremo che cosa, di tutta questa storia, non convinca gli storici, quali siano le fonti che, in qualche modo, smentiscono questo racconto che vi sto per fare, e quali sono le varie visioni degli storici. Vi anticipo però due cose: non esiste una versione religiosa e una versione storica. Esistono delle versioni religiose che mutano fra di loro, ma non così tanto, e tantissime versioni storiche, perché anche dal punto di vista storico gli storici stessi sono molto divisi, tra chi arriva a dire che sostanzialmente Maometto non sia mai esistito – ma sono veramente una sparuta, dissima minoranza – ne parleremo poi quando parleremo di tutto questo. Diciamo che la stragrande maggioranza degli storici dà per assodato che la figura di Maometto sia esistita; dall’altra parte si arriva invece a persone che si avvicinano quasi alla versione religiosa, e in mezzo c’è di tutto. E proprio di questa variabilità e delle loro prove parleremo quindi in un episodio apposito. Ma ripeto: prima bisogna conoscere la storia “vera”.

Scusate il lungo preambolo, ma credo fosse necessario anche per capire un po’ come si svilupperà tutto questo. Qualche suggestione ve la darò qua e là, e vi anticipo già che alcuni aspetti fortemente religiosi, che ovviamente non sono dimostrabili dal punto di vista storico, li taglieremo un po’. Concentriamoci proprio sugli aspetti religiosi, diplomatici, politici, reali – passatemi questo termine – della vicenda. E quindi vi dico: mettetevi comodi, iscrivetevi al canale se non lo siete già, cliccate sulla campanella per essere aggiornati ogni volta che esce un nuovo video; se vi siete persi le altre puntate di questa serie, in descrizione trovate la playlist e altre playlist per approfondire questo periodo. Ora, sigla! E poi iniziamo a raccontare. Non sarà una pillola facile, io lo so già. [Musica]

Detto che non ne ho ancora fatti abbastanza, aggiungo un piccolo inciso legato alle parole che utilizzerò, e cioè vi dico subito che utilizzerò il più possibile le parole in italiano. Mi rendo conto che siano teoricamente scorrette, perché vuol dire tradurre parole in arabo, ma sono anche quelle che sono maggiormente diffuse e, diciamolo, sono anche un po’ più facili da pronunciare. Teoricamente non dovrei parlare di Maometto, dovrei parlare di Muhammad, ma Maometto è il modo in cui tutti noi lo riferiamo e, francamente, credo che, visto che mi rivolgo a un pubblico italiano, credo che tutto questo sia più comprensibile. Varrebbe veramente per varie cose che racconterò; ogni tanto vi aggiungerò quello che è il termine arabo originale, qualora poi vogliate fare un po’ di confronto. Faccio un piccolo mea culpa sulla puntata scorsa, perché, come mi è stato segnalato, teoricamente la pronuncia corretta del termine legato alla religione sarebbe *Islām*, con l’accento sulla ‘a’. In realtà, in italiano sono comunemente usate entrambe le versioni, *Islam* e *Islām*. Però, come dice anche la Treccani, in effetti *Islām* sarebbe la pronuncia corretta. Cercherò di attenermi a questa; se ogni tanto mi scappa un *Islam*, vi chiedo scusa. Raccontando a braccio, ogni tanto può scappare, ma non credo che questo possa creare confusioni. Partiamo però dal dire da dove arrivano queste informazioni, perché noi stiamo raccontando una storia che, come vi dicevo nell’introduzione, non sappiamo se è vera, ma va raccontata, perché la storia di cui parlano le fonti islamiche – fonti islamiche che in realtà sono parecchio antiche e sono ovviamente varie – a cominciare dal Corano.

Ora, il Corano è una fonte molto problematica. Innanzitutto, perché è un libro sacro e quindi, per un credente, è la verità, punto. Non si può discutere. E questo rende a volte un po’ difficile il discorso storiografico. L’altro problema è che, se uno si immagina il Corano come fosse il Vangelo, in realtà vuol dire che non l’ha mai letto, perché il Vangelo, se lo si ripulisce di tutti gli aspetti religiosi, è a tutti gli effetti una biografia di Gesù. Ve ne sono varie versioni, dei quattro evangelisti più vari evangeli apocrifi, ma sono tutte biografie di Gesù; raccontano magari eventi diversi, talvolta non sono in perfetto accordo tra di loro, ma tutti raccontano la vita di Gesù in ordine più o meno cronologico. Basta prenderli e provare ad incastrare i vari avvenimenti per fare tutta la biografia. Nel caso del Corano questo non succede. Il Corano è un libro più complesso, nel senso che è una serie di massime, di versetti, chiamate Sure, di diversa lunghezza, le quali però non sono ordinate all’interno del Corano secondo la loro origine. Cioè, non è che il primo versetto è il primo che è stato rivelato a Maometto, perché, secondo la tradizione – come vedremo – il Corano è stato proprio rivelato a Maometto, ma in realtà le Sure sono ordinate secondo una specie di ordine di lunghezza, non proprio correttamente, perché in realtà alcune sono in posizioni diverse, ma più o meno questo ordine di lunghezza, tanto che, come vedremo, la prima ad essere rivelata a Maometto è in realtà la numero 96. E questo può già creare un po’ di confusione. Anche perché, temporalmente, alcune cose non mettono esattamente d’accordo gli studiosi arabi da secoli. L’altro problema è che il Corano è una fonte parziale. Nel senso che, in realtà, non racconta la storia di Maometto; racconta delle massime, delle indicazioni, e in mezzo racconta anche avvenimenti che, anche qualora si riuscisse a mettere perfettamente in ordine temporale, non raccontano tutta la storia di Maometto. Per poterlo fare, è stato necessario utilizzare anche le Sira, che sono delle biografie di Maometto, alcune peraltro antichissime, scritte veramente pochi decenni dopo la sua morte o riscritte partendo da quelle a distanza di pochi secoli, e che hanno raccontato la storia di Maometto, cioè più o meno quello che vi racconterò. C’è da dire che ovviamente uno può dire: “Ho capito, ma non sono dei racconti avvenuti in tempo reale, sono comunque stati fatti da persone musulmane e quindi potrebbero essere di parte”. Ed è in effetti quello, come vedremo nella puntata a questo dedicata, a cui si appoggia chi dice che in realtà Maometto non sia mai esistito. C’è però da dire che non solo, ripeto, sono documenti molto antichi che quindi avevano accesso a delle fonti non proprio primarie, ma quasi; ma dall’altra parte, che in effetti che Maometto sia esistito ce lo confermano in maniera un po’ indiretta anche dalle altre fonti fuori dal mondo islamico. Perché, se è vero che nessuna fonte antica non islamica ci parla direttamente di Maometto, ci raccontano però di come persone che teoricamente l’avevano conosciuto ne parlassero. Quindi, a meno che non sia creato un gigantesco complotto per inventare questa figura, è verosimile che questa figura sia esistita. Poi, tutto quello che vi racconterò oggi, come vedremo, forse va preso un po’ con le molle, ma è giusto saperlo. In qualche modo, ad ogni modo, partiamo dall’inizio. Chi era Maometto?

Beh, secondo la tradizione, Maometto era nato nel 570 d.C., anno più anno meno, nella città di La Mecca. E vi lancio solo come curiosità, per poi rimandarvi alla puntata in cui parleremo delle problematiche, sappiate che molti storici ritengono che in realtà la città di La Mecca, all’epoca, non esistesse o comunque non fosse come la viene raccontata in questa storia. Ad ogni modo, La Mecca era, così raccontano i testi, una delle città principali degli *Jz* – cioè, come abbiamo raccontato nella scorsa puntata, dell’Arabia centro-occidentale – era una città importante, così viene raccontato, grazie ai commerci, perché proprio da La Mecca partivano ogni anno due grandi carovane di commercio: una che, nei mesi estivi, si dirigeva verso nord, quindi verso la Siria, verso Gerusalemme; e un’altra invece che, nei mesi invernali, si dirigeva verso sud, fino a raggiungere lo Yemen. E quindi le varie famiglie, vari clan, le varie tribù che vivevano in questa zona erano molto ricche grazie a questo commercio che, ovviamente, loro in qualche modo controllavano. In realtà, questa non era l’unica ricchezza di questa città, perché, come viene raccontato, un’altra grande ricchezza era quella religiosa, perché all’interno della città di La Mecca era conservata – così come ancora conservata oggi – la Caba, cioè una, un edificio, un edificio in pietra nera che, secondo la tradizione, sarebbe stato inviato direttamente da Dio. Qualcuno lo chiama la tenda di Abramo. In realtà, questo edificio, già all’epoca, non era quello originale, così si raccontava, perché l’edificio originale sarebbe stato distrutto durante il diluvio, per poi essere ricostruito, ma una parte di quell’edificio originale – la famosa Pietra Nera, appunto – era conservato all’interno dell’edificio ricostruito, e questo trasformava anche in un’epoca preislamica quell’edificio in un importantissimo luogo di culto, non solo per coloro che seguivano le varie religioni abramitiche – quindi cristiani, ebrei e così via – ma anche per le tante tribù politeiste che, secondo il Corano, all’epoca vivevano in quella zona. Come abbiamo raccontato nella scorsa puntata, anche su questo ci sono un po’ di dubbi. Queste religioni, queste tribù politeiste, avevano l’abitudine – una volta l’anno, avevano – seguivano già il calendario lunare, come attualmente fanno i musulmani, di avere un periodo di pace, come fossero le Olimpiadi per intenderci, ma una volta l’anno, in cui compiere il pellegrinaggio alla Mecca; un pellegrinaggio che, a differenza di quanto avviene oggi, non si doveva fare una volta nella vita, ma una volta l’anno, date anche le distanze, e che permetteva a queste tribù di recarsi all’interno della città per vendere e comprare le loro merci. Insomma, un momento di pace civile e religiosa che permetteva, appunto, di favorire in questo modo il commercio. Inutile dire che chi controllava quella città era ovviamente molto, molto ricco, sia per motivazioni di turismo religioso, sia per motivazioni di commercio. E chi controllava quella città, bene a farlo, erano i *Kuris*. I *Kuris* erano questo clan molto, molto potente, un clan ovviamente di mercanti, i quali avevano progressivamente acquisito il controllo della Regione, cosa che ovviamente li aveva resi molto potenti e molto ricchi. All’interno di questa tribù, Maometto avrebbe fatto parte di uno dei tanti clan che la componevano, in particolare quello dei Banu Hashim, che avrebbe preso il nome dal suo bisnonno.

Ora, questo nome *Hashim* è importante, per questo ve l’ho detto, non però per dare un nome, perché viene utilizzato ancora oggi, perché per molto tempo persone all’interno dell’Islam hanno detto di discendere direttamente dalla famiglia di Maometto e hanno utilizzato questo termine per indicare, appunto, di far parte di questa antica tribù. Oggi questo termine è ancora utilizzato da una dinastia, cioè l’attuale dinastia che governa la Giordania, che è detta dinastia Ashemite, proprio da questo, e che si fa discendere proprio da Maometto. Poi, in realtà, a giustificare in questo modo il loro potere sono state tantissime dinastie; pensate che addirittura c’è chi dice che, attraverso una principessa musulmana poi sposata ad un re spagnolo e tutta una serie di cose, addirittura la Regina Elisabetta sarebbe discendente di Maometto. Sono quelle notizie che vengono sparate così, ma che poi dal punto di vista storico hanno tutta una quantità infinita, che quindi non hanno veramente, probabilmente, nessuna base. Ad ogni modo, il nostro Maometto rimase orfano ancora giovanissimo: perse il padre, che si chiamava Abdullah, quando aveva solamente sei mesi; perse la madre quando aveva sei anni; e, dopo essere cresciuto per un breve periodo insieme al nonno – che poi anche lui morì – venne affidato alle cure dello zio Abu Talib. Oltre a essere suo zio, Abu Talib era anche diventato, alla morte appunto del nonno di Maometto, il nuovo capo del clan, e questo gli aveva permesso di diventare un uomo molto potente e anche un uomo ricco, perché ovviamente gestiva tutti gli aspetti mercantili della tribù. Questa ricchezza gli aveva permesso di prendere in casa con sé Maometto, il quale, fin da giovanissimo, venne mandato a lavorare proprio all’interno di queste carovane; seguiva i viaggi verso nord, seguiva i viaggi verso sud, e in questo modo entrava a contatto – e questo ovviamente era importantissimo – con tutte le religioni dei paesi attraversati, a cominciare – questo viene sempre detto un po’ tra le righe all’interno del Corano – proprio dalle religioni monoteistiche: la religione ebraica, che come abbiamo visto nella scorsa puntata era molto diffusa a sud, nello Yemen; e la religione cristiana, che invece era quella più diffusa nella zona nord. Se ricordate la serie di Imperatores, in questa zona era molto diffusa la religione cristiana monofisita. E alcune somiglianze iniziali, da questo punto di vista, ci sono. Ad ogni modo, il nostro Maometto pare che a 14-15 anni avesse anche temporaneamente combattuto, perché i *Kuris* avrebbero combattuto una battaglia di quattro anni, o meglio una guerra di quattro anni – combattuta in realtà in alcune poche battaglie durante questi anni – contro un altro clan, vincendola e permettendo in questo modo di riuscire a guadagnare ancora più potere. Viene chiamata talvolta la guerra sacrilega, perché era stata combattuta durante quel periodo in cui teoricamente non ci dovevano essere scontri, ma Maometto avrebbe preso parte a una di queste battaglie quando aveva solo 14-15 anni, e pare che abbia anche combattuto bene, anche se ovviamente tutto questo non viene dal Corano, ma da alcune biografie successive. Ad ogni modo, il nostro Maometto, ad un certo punto, decise di sposarsi, e pare che si fosse invaghito di una sua cugina, figlia di Abu Talib; il suo nome era Fāṭimah. Ma purtroppo per Maometto, il padre, Abu Talib, di fargli sposare Fāṭimah non ne aveva nessuna intenzione, non perché i due fossero cugini – la cosa non rappresentava un grosso problema – ma perché Maometto era un povero spiantato, lei era la figlia di un capoclan e ovviamente poteva mirare decisamente più in alto, e per questo decise di darla in sposa ad un altro uomo. Maometto però non si perse d’animo, continuò il suo lavoro come commerciante, a guidare le carovane, e continuò a farsi una buona nomea, fino a quando, quando ebbe 20 anni, non venne notato da una donna che era molto ricca e molto potente, chiamata Khadija.

Ora, secondo la tradizione, Khadija era una donna che aveva ereditato dal padre, come unica figlia sopravvissuta, una specie di piccolo impero commerciale, ovviamente gestito attraverso le carovane, e si dice che quando in primavera le carovane si mettevano in moto verso nord, la sua carovana fosse grande quanto quella di tutti gli altri mercanti messi insieme, giusto per intendere quanto questa donna fosse ricca. Ovviamente non era lei a gestire direttamente queste carovane, le faceva gestire da altri, ma aveva sempre bisogno di gente brava e volenterosa. Ad un certo punto aveva saputo delle qualità di Maometto, lo aveva mandato a chiamare, gli aveva proposto il doppio dell’ingaggio, aveva aspettato che Maometto chiedesse il permesso allo zio capoclan Abu Talib – state iniziando a capire questa struttura in clan, dopo dopo ci torneremo – e Maometto partì con la sua spedizione. Ovviamente, ovviamente lo fece controllare, e chi mandò a controllare gli riferì che Maometto aveva agito in maniera assolutamente strepitosa: non solo aveva guidato con massima correttezza la carovana, ma una volta là era riuscito a strappare dei contratti così vantaggiosi, delle vendite così vantaggiose, addirittura da ottenere il doppio del ricavato rispetto a quanto era previsto. Khadija decise quindi di tenerlo con sé, e ad un certo punto addirittura decise di proporgli di sposarla. Ora, se Khadija non si fosse mai sposata o fosse vedova, non c’è minimamente accordo. Nel senso che, secondo le fonti sciite, non si era mai sposata, aveva adottato dei figli della sorella, ma non si era mai sposata; secondo le fonti sunnite invece si era già sposata, ma era rimasta vedova. Non c’è neanche accordo sull’età, perché secondo alcune fonti avrebbe chiesto a Maometto di sposarlo quando questi aveva 22 o 25 anni e lei ne aveva 28; secondo altre, Maometto sempre quell’età aveva, ma lei ne aveva addirittura 40. Ora, questa seconda versione non è molto credibile, perché una volta sposati i due ebbero sei o otto figli, e diciamo che una donna di 40 anni già adesso farebbe forse un po’ fatica a fare sei, otto figli, figuriamoci all’epoca. Ma stiamo sempre parlando di un testo sacro, non dimentichiamoci che, secondo la tradizione della Bibbia, Abramo avrebbe avuto un figlio dalla moglie Sara quando entrambi erano anziani. Quindi, come sempre, ricordiamoci che stiamo parlando di una religione, e la cosa è un po’ complicata. Ad ogni modo, il nostro Maometto pare che inizialmente avesse un po’ tentennato, avesse provato a dire: “Eh, ma io non ho grossi guadagni, non posso mantenere mia moglie”, ma a quanto pare alla fine i due si erano sposati. C’è da dire che a me personalmente questo suo tentennamento rimanda molto a quelle classiche storie che vengono fatte sugli imperatori romani, a cui viene proposta la porpora e dicono: “No, sarebbe meglio qualcun altro”, però poi la prendono. Insomma, è un modo per far sembrare il protagonista del racconto una persona umile. Anche perché questo matrimonio per Maometto era assolutamente ottimo: si trovava a far parte di una famiglia ricchissima, si trovava ad avere grosse disponibilità economiche, e i due, per altro, pare che andassero veramente d’accordo. Negli anni successivi, Maometto si dedicò a vari aspetti, innanzitutto a quelli religiosi. Secondo la tradizione, la moglie, così come la stessa famiglia di Maometto, non erano politeisti, ma seguivano una religione monoteista che alcuni hanno definito come l’originale religione abramitica. Ora, di tutto questo ne parleremo quando parleremo della storicità di questo racconto. È un po’ difficile definire… è come se queste persone avessero seguito l’originale religione monoteista, quella seguita da Abramo, che secondo la loro visione era stata poi corrotta da credi – chiedo scusa – credi successivi, quello cristiano, quello ebraico, ed era stata modificata, cambiata; il loro invece rimaneva il puro credo monoteista delle origini. È ovvio che è difficile pensare a una cosa del genere, ma questo è quello che viene raccontato. Inoltre, Maometto divenne anche un uomo molto rispettato, perché anche questo si racconta: quando ebbe all’incirca 30 anni, i *Kuris* decisero di ricostruire la Caba, probabilmente per potervi attirare più persone; si dice che volessero mettervi un tetto, e viene dato il compito proprio a Maometto di andare a riposizionare la Pietra Nera, che della Caba era la parte più importante. Peraltro, proprio in questo periodo la Caba inizierà a riempirsi anche di altri idoli, perché i *Kuris*, per accrescere ancora di più le possibilità che persone venissero alla Mecca per motivazioni religiose, iniziarono a porre all’interno della Caba anche gli idoli di altre divinità, seguite, ovviamente adorate dalle varie comunità politeiste, che in questo modo avevano un motivo per potersi recare nella città, in questo modo aumentando ancora di più la loro ricchezza. Ad ogni modo, il giorno che cambiò per sempre la vita di Maometto giunse quando aveva 40 anni, nel 610 d.C., secondo quanto si racconta. Già da alcuni mesi, Maometto aveva avuto dei sogni strani, dei sogni profetici, delle specie di rivelazioni; percepiva che c’era qualcosa che non andava, e aveva deciso di ritirarsi a meditare su una montagna vicino alla Mecca, chiamata Jabal al-Nour, nella cosiddetta Grotta di Hira, una grotta molto, molto piccola che ancora oggi è visitabile; tante persone che vanno a fare il pellegrinaggio alla Mecca vanno anche a visitare questa grotta. Ad ogni modo, mentre si trovava all’interno di questa grotta, secondo la tradizione musulmana, ricevette improvvisamente un’apparizione, un’apparizione di un angelo, nient’altro che l’Arcangelo Gabriele, secondo quanto viene raccontato. Gabriele tirò fuori una specie di rotolo di pergamena, di tessuto…

Su cui erano scritte delle parole, glielo srotolò davanti e gli chiese di leggerlo. Maometto, però, non sapeva leggere e lo confessò a quell'apparizione che, peraltro, non si era minimamente, ehm, descritta; non aveva detto il proprio nome. Quindi, Maometto non sapeva neanche chi ci fosse di fronte a lui, se non che fosse ovviamente molto potente, e quindi confessò di non saper leggere.

Gabriele lo prese, lo strattonò—secondo alcune versioni, addirittura lo prese per il collo e lo sollevò—e gli chiese nuovamente di leggere: una, due, tre volte. Ma ogni volta Maometto disse che non poteva farlo. A questo punto, fu Gabriele a leggere, a dettare a Maometto le prime Sure del Corano, che Maometto imparò a memoria, dando inizio, appunto, alla storia di questo libro. Questi primi versetti, che sono chiamati anche al-Fatiha, che vuol dire "la veste", sostanzialmente, come vi dicevo, nel Corano sono i 96, ed è una piccola particolarità: è la 96ª Sura del Corano.

Quindi, come vedete, è un po' complicato, temporalmente, andare a ricostruire il libro in sé. Ovviamente, non fu Maometto a metterli per iscritto. Eh, lui li raccontò sempre per via orale; vennero messi per iscritto dopo la sua morte da chi li aveva ascoltati, nel timore che la sola trasmissione orale non sarebbe, in nessun modo, bastata, oppure per poterli utilizzare per giustificare il proprio potere. Anche di questo ne parleremo poi. Ad ogni modo, quando Maometto, così si racconta, ebbe terminato questa visione, Gabriele se ne fu andato.

Inizialmente, convinto di essere stato raggirato, che quello che aveva davanti fosse un genio malefico, un jinn che lo aveva in qualche modo ingannato. Ad un certo punto, pensò addirittura di suicidarsi. Ma alla fine tornò dalla moglie, la quale, invece, forse in maniera molto più intelligente, capì che quello che gli era stato rivelato non poteva giungere da un genio malefico e gli propose di iniziare a raccontarlo.

In realtà, nei giorni, nelle settimane successive, Maometto ebbe vari incontri con Gabriele, e ancora una volta fu la moglie a convincerlo a fare alcuni test per cercare di capire quale fosse l'origine di questa apparizione: se fosse un diavolo, se fosse qualcosa di benevolo. E alla fine fu lei la prima a capire che proprio si trattava di un angelo. Ad ognuna di queste apparizioni venivano rivelati i nuovi versetti del Corano, che continueranno ad essere rivelati con vari intervalli di tempo attraverso buona parte della vita di Maometto. Questi primi versetti, queste prime Sure—teoricamente, "Sure" è un termine un po' improprio, ma nel senso che è un plurale non proprio corretto, ma anche questo è comunemente utilizzato in italiano—questi primi versetti che vengono normalmente chiamati come versetti "meccanici", proprio perché, infatti, mentre Maometto si trovava alla Mecca, contengono tutta una serie di indicazioni di vario genere. Alcuni, in realtà, raccontano avvenimenti proprio di quello che vi sto raccontando; altri sono inviti a pregare, a imparare anche a leggere, quasi come se si volesse evitare di ripetere quello che era successo a Maometto, e sono da alcuni considerati un po' la base di tutto l'insegnamento successivo.

Ad ogni modo, inizialmente Maometto tutto questo non lo raccontò tanto in giro. Lo raccontò in famiglia, lo raccontò ad alcuni amici, lo raccontò ad alcuni parenti, e tra questi a due persone che diventeranno molto importanti successivamente: cioè a un suo amico, Abu Bakr, che sarà poi il suo successore, e a suo nipote, nonché pare anche figlio adottivo, Ali, che sarà poi anche suo genero. Ma su entrambi ci torneremo, perché saranno, appunto, entrambi i suoi successori, e Ali ha, peraltro, un ruolo molto importante in quella che è la prima grande spaccatura dell'Islam, cioè quella tra sunniti e sciiti. Ma ripeto, ne parleremo in futuro.

Nel 613, però, decide di iniziare a predicare pubblicamente, di predicare anche ad altre persone queste sue prime prediche. Inizialmente, non vengono prese in maniera particolarmente negativa dai Quraysh. Tenete presente che, teoricamente, siamo in un mondo politeista; non stava predicando nient'altro che un'altra religione; peraltro, era un mondo che già aveva contatti con religioni monoteistiche, e quindi non è che cambiasse molto. Stiamo poi sempre parlando del dio di Abramo, che era, teoricamente, lo stesso dio dei cristiani e degli ebrei, solo con, appunto, qualche differenza.

Ad ogni modo, questo suo predicare, ad un certo punto, però, iniziò ad assumere dei comportamenti e dei toni diversi. Si racconta che, proprio seguendo quelle che erano state le indicazioni dell'Arcangelo Gabriele, iniziò ad accusare i politeisti, i Quraysh, di essere indegni, di seguire delle tradizioni sbagliate; iniziò ad irridere la loro religione, i loro modi, e questo, ovviamente, iniziò a creare una certa tensione, una certa quantità di scontri. In realtà, in questa fase non vi furono grosse violenze contro coloro che si stavano convertendo a questa nuova religione, perché—perché, come vi dicevo, la struttura della Mecca e la sua ricchezza era anche regolata sulla base della pace tra i vari clan, tra le varie tribù. Dato che i convertiti all'Islam provenivano da vari clan, qualora fosse stato torto un capello ad uno di questi, il rischio era quello di incrinare questo tipo di pace, questo sistema di clan, e questo permetterà, almeno inizialmente, a queste persone di vivere in una certa sicurezza. Lo stesso Corano non parla, in realtà, di grosse persecuzioni e fa capire un po' tra le righe che uno dei grossi problemi dei Quraysh era che, se il numero di convertiti fosse aumentato, il numero di pellegrinaggi fatti alla Mecca sarebbe diminuito. Con senno di poi, questa cosa non era proprio correttissima, e pare che lo stesso Maometto avesse messo in chiaro fin dall'inizio che il pellegrinaggio presso la Kaaba, che dopotutto era legata comunque al culto legato ad Abramo e a Dio in qualche modo, sarebbe—sarebbe continuata. Ma qualche dubbio forse c'era. Insomma, il timore era che questa nuova religione, oltre a creare scompiglio, potesse anche rovinare gli affari.

Non a tutti i convertiti, però, andava così bene, perché, anche se non è ben chiaro, pare che in effetti a qualcuno di coloro che avevano meno possibilità di protezione, ad esempio agli schiavi, a chi non aveva dei clan particolarmente potenti, alcuni di questi avessero, in effetti, subito delle persecuzioni, tanto che Maometto, ad un certo punto, decise di far partire, far lasciare la Mecca da alcuni dei suoi seguaci per dirigersi non in Arabia, ma addirittura al di là del Mar Rosso, in Abissinia—viene chiamata un po' la prima Isra', la prima Egira—Egira, chiedo scusa, come viene chiamata in italiano—non diretta come sarà poi quella principale, vedremo a Medina, ma diretta proprio al di là del mare. Anche qui, dal punto di vista storico, è un po' complicato capire veramente i motivi: potrebbe essere stato un tentativo di proselitismo—dall'altra parte i regni dell'Etiopia erano cristiani—o potrebbe essere stato veramente un tentativo di mettere in fuga una parte di questi proseliti che non avevano proprio più il terreno ben stabile sotto i piedi.

Nel 619, le cose per Maometto—Maometto—iniziano a non andare più benissimo. In quell'anno non muore solo la moglie, che era stata il suo principale appoggio, colei che l'aveva spinto maggiormente a seguire la sua strada, ma muore anche lo zio, il quale, peraltro, l'aveva già protetto più volte, perché più volte i Quraysh, dopo aver fallito nel loro tentativo di convincere Maometto a rinunciare al suo credo, anche tentando di convincerlo dandogli delle cariche pubbliche, si erano rivolti allo zio, il quale però aveva continuato a difendere il nipote. E morto lo zio, in effetti, il nuovo capo clan avrà una posizione un po' meno di protezione verso Maometto. Maometto cercherà quindi di spostarsi in un'altra città, a Taif. Non è chiaro se per potervi predicare o se perché qua era già nata una comunità musulmana che potesse accoglierlo. Fatto sta che il suo viaggio non fu fortunato, perché raggiunse Taif, ma le autorità locali, che avevano già saputo della sua attività, decisero di non farlo entrare. Maometto tornò verso la Mecca, e qui alcuni notabili erano dell'idea, anche loro, di bloccarlo fuori dalle mura, e solo dopo una lunga discussione gli venne permesso di rientrare.

Ad ogni modo, siamo arrivati al 621 d.C. La situazione alla Mecca per i musulmani è sempre più difficile. Alcuni di coloro che erano andati in Abissinia sono tornati, ma le condizioni continuano a essere molto difficili, quando alla fine Maometto viene raggiunto da un rappresentante di una nuova comunità musulmana che era nata in un'oasi chiamata Medina—anzi, l'oasi all'epoca si chiamava ancora Yathrib, prenderà poi il nome di Medina—. Questi musulmani fecero presente a Maometto che nella loro oasi si poteva vivere in pace, che i musulmani erano accettati, il loro numero stava aumentando sempre di più, e avrebbero avuto non solo la possibilità di accogliere i credenti della Mecca, ma avrebbero anche avuto il piacere di avere lo stesso Maometto come loro guida e come giudice che potesse organizzare la loro comunità.

Ad ogni modo, Maometto, resosi conto che la situazione alla Mecca era sempre più difficile, decise di accettare; fece partire i primi membri della comunità, scaglionati ovviamente, non tutti insieme, e gli ultimi a partire furono proprio lui e Abu Bakr. Ora, questo allontanarsi dalla Mecca, che viene normalmente chiamato Hijra, o in italiano più comunemente Egira, è l'evento che dà inizio al calendario musulmano, che quindi, teoricamente, inizia proprio nel 621 dopo Cristo. Poi, se andate a prendere un calendario musulmano oggi, la differenza da quello cristiano non è più di 621 anni, perché—perché il calendario musulmano è un calendario lunare, e quindi perde una decina di giorni e guadagna—chiedo scusa—una decina di giorni ogni anno. È uno dei motivi per cui il Ramadan si sposta attraverso l'anno, e se volete una curiosità: tra circa 8.000 anni i due calendari dovrebbero sincronizzarsi—un po' più di 8.000 anni—e poi quello musulmano inizierà invece a superare quello cristiano.

Questo viaggio verso Yathrib, dal punto di vista storico, è importante, perché per queste persone che vivevano all'interno di sistemi di clan, sistemi di tribù, spostarsi dalla Mecca definitivamente vuol dire rompere questo sistema di clan, vuol dire rompere questo sistema di tribù in cui vivevano e in cui avevano protezione, per creare una nuova comunità. Questa volta, non più riunita dal sangue, dalla tribù, dal clan, ma riunita dal punto di vista religioso; una comunità che dovrà darsi delle nuove leggi, dovrà darsi una nuova organizzazione, guidata da Maometto. E come si svilupperà questa comunità? Beh, lo racconteremo tra due giorni, domenica, quando andremo avanti con questa storia. Insomma, qui mi fermo. Sono sicuro di aver sbagliato qualche pronuncia; sono andato a cercarle tutte, ma sicuramente qualcuna l'ho sbagliata, e come potete immaginare il mio arabo non è migliore del mio tedesco, cioè sotto zero. Ma spero di essere riuscito ad azzeccare. Se volete correggermi, purtroppo sto girando le varie pillole una dopo l'altra, quindi qualcuna troverete ancora degli errori, ma poi pian pianino mi correggerò e cercherò di non farli più. Spero di essere stato abbastanza chiaro. Come vi dicevo, ho tagliato alcune parti prettamente religiose che non avevano nessun interesse nella nostra storia. Aggiungo, ripeto per l'ultima volta, tutto questo è il racconto delle tradizioni, della tradizione islamica; è un po' diverso rispetto a una normale opera di storia, ma è necessario saperlo per poter andare avanti a raccontare, e spero di essere riuscito a raccontarvelo in maniera chiara. Spero di continuare a farlo anche nelle prossime puntate.

Prima di chiudere, come sempre, un grandissimo ringraziamento agli abbonati Patreon e a chi fa donazioni sul conto PayPal, perché anche grazie al loro sostegno questo canale riesce ad andare avanti e riusciamo a produrre nuovo materiale a disposizione di tutti. In particolare, il mio ringraziamento oggi va a Giorgio Franzoi. Grazie mille, tantissimo, per il tuo aiuto che dura veramente da tantissimo tempo. Per il resto, come sempre, io vi ricordo di essere curiosi, perché la storia del mondo là fuori è piena di avvenimenti e storie fantastiche, storie incredibili che nessuno scrittore, nessun regista avrà mai la fantasia di mettere nelle loro opere. Beh, questa, in effetti, un po' di opere che la raccontano ci sia… Vabbè, manteniamo la stessa frase. Ad ogni modo, se volete curiosare tra altre storie di questo genere, qui a fianco c'è l'elenco delle pillole uscite fino adesso. Noi ci vediamo presto con una nuova pillola di storia. A presto! Ciao, ciao.