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La pittura romana e pompeiana - i quattro stili

Raffaella Arpiani - Arte essenziale53:25

Transcription

Ho a lungo rimandato la videolezione relativa alla pittura romana. Ovviamente, la pittura Romana Antica, perché è un argomento ricco di paradossi. E perché ne ho approfittato in questi mesi per andare in loco a Roma e a Pompei e raccogliere direttamente, dove ho potuto, direttamente di mia mano le informazioni e soprattutto le immagini che Vi propongo in questa video lezione. C'è una piccola sorpresa di cui sono molto contenta.

Allora, vi dicevo, è un argomento ricco di paradossi. Il primo che Vi propongo: se io vi dicessi che l'arte nuova viene sempre vista un po' con un cattivo occhio, sono sicura che voi pensereste alla pittura del Novecento. Magari fate ancora un po' fatica a farvi andare bene un Picasso, per intenderci, o l'arte astratta, che ne? E allora non vi stupirà, o forse sì, scoprire che invece questa critica nei confronti del nuovo c'è sempre stata. Se infatti, nel descrivere un certo stile di arte, niente meno che Vitruvio, Marco Vitruvio Pollione, di cui abbiamo più volte parlato, Vitruvio va a descriverla appunto criticando lo stile troppo nuovo.

Se infatti noi conosciamo la pittura romana e la semplificazione che necessariamente devo raccontarvi a proposito di questi quattro stili, lo dobbiamo proprio a un testo, al testo scritto appunto da Vitruvio nel suo *De Architettura*. Nel libro numero 7, appunto, affronta il tema della pittura. Ma la suddivisione in questi quattro stili, che è un po', se mi permettete, abbastanza superata, se vogliamo, era e anche datata. Guardate, è stata proposta per la prima volta da questo storico dell'arte tedesco, August Mau, nel 1882, appunto, basandosi proprio su questo passo delle *Architetture* che Vitruvio aveva scritto verosimilmente intorno al 15 avanti Cristo circa, che poi è la data che noi conosciamo della sua morte.

Esistono quindi questi quattro stili, ma continuo con i paradossi, così mi capite meglio. Allora, primo paradosso: vi dicevo, Vitruvio critica l'arte nuova. Lo vedrete, è molto curioso. Secondo paradosso: io parlo di pittura romana, ma la maggior parte degli esempi che vi proporrò, a parte qualche rara e meravigliosa eccezione, provengono da Pompei o da Ercolano. Perché? Perché, come voi sapete probabilmente, la pittura del di Roma è andata distrutta, perché Roma è stata continuamente oggetto di trasformazioni e l'incuria del tempo, ovviamente, hanno rovinato questa pittura realizzata a fresco. Poi vi parlo un po' meglio della tecnica, ma invece la pittura che noi conosciamo oggi in grande stile, in grande quantità, la pittura romana proviene da Pompeo ed Ercolano o dalle zone vesuviane, proprio perché il 24 agosto del 79 dopo Cristo, l'eruzione del Vesuvio ha provocato, in sostanza, la scomparsa, la distruzione di quelle città vesuviane che sono state sommerse da un'enorme pioggia di cenere e lapilli. E di conseguenza, queste città si sono bloccate così come erano. E quando sono state riscoperte nel 1738 e 1748, hanno restituito agli occhi increduli di chi le vedeva uno spettacolo splendido, perché in sostanza era come ritrovarsi davanti queste città romane bloccate nel tempo, esattamente così come erano, con gli abitanti carbonizzati, soffocati, spesso colti nel sonno, con addirittura il cibo ancora messo nelle pentole, laddove si stava cucinando, davvero con la vita interrotta d'improvviso. Anche se c'erano state dei terremoti in precedenza che avevano avvisato la popolazione di andarsene.

Ma insomma, vi dicevo, secondo paradosso. Terzo paradosso: guardando le opere che vi proporrò tra un attimo del stile della pittura romana e pompeiana, potrete pensare che in fondo gli antichi romani avessero già inventato tutto. Vedremo che ci sono degli episodi di prospettiva, vedremo che ci sono delle raffinatissime decorazioni, il decorativismo, vi dicevo, la ricerca anatomica in qualche caso, quindi davvero una ricerca raffinatissima. Potremmo pensare che quindi loro avessero già raggiunto tutto. Ma il paradosso è che le caratteristiche che sono venuti dopo di loro hanno dovuto ricominciare da capo, in sostanza. Perché se è vero che queste città sono state coperte, in qualche modo cancellate, quando nel Rinascimento, o forse già a partire dalla fine del Duecento, con la ricerca di Giotto, la pittura ha mosso i primi passi in direzione della verosimiglianza, gli artisti nel corso del Trecento, poi soprattutto dal Quattrocento in poi, hanno dovuto ricominciare da capo, esattamente da dove, eh no, gli artisti romani, dove gli artisti romani erano arrivati. Ma loro non potevano saperlo già, che le testimonianze a Roma erano molto poche e quelle vesuviane erano sommerse.

Quindi questi sono i tre paradossi che Vi propongo. Ora, vi dicevo che questa suddivisione in quattro stili è abbastanza schematica. Potremmo parlare proprio di questa sorta di schemi, tipi di schemi o di decorazione. A volte uno stile entra nell'altro e diventa indistinguibile. Vi confesso che molto spesso, io per prima, faccio fatica. Ma adesso vado quindi a farvi una semplificazione che spero che potrà aiutarvi.

Allora, il primo stile viene denominato come stile strutturale o a incrostazione, o a incrostazione marmorea, con delle date che possono variare di manuale in manuale, di storico dell'arte in storico dell'arte, ma in sostanza di cosa si tratta? Ecco. Allora, intanto qui Vi presento il testo di Vitruvio, alcune alcune parti appunto che ci aiuteranno a capire. E Vitruvio ci racconta, in sostanza, che una volta che le abitazioni, le *domus*, prima la pittura veniva riservata soltanto agli edifici più importanti, quelli pubblici, ma con l'arricchimento, come dire, sociale, in particolare a Pompei, là dove comunque c'era una una certa fluidità economica, anche le *domus*, anche le abitazioni private delle persone del centro più alto potevano essere decorate, decorate ad affresco.

Cosa si quando si parla di affresco, vi parlerò appunto della tecnica dell'affresco in un altro momento, che lo prometto da mesi, prima o poi lo farò. Ma in sostanza si tratta di stendere sulla parete da decorare un primo strato di strato di intonaco chiamato *arriccio*, abbastanza grana grossa, quindi si dice grossolano, su cui poi, una volta asciutto, si traccia il disegno del dipinto che bisognava poi realizzare e che si chiama *sinopia*. Sulla *sinopia* poi si stende uno strato sottilissimo di intonaco sul quale si andrà a dipingere quando l'intonaco, questo intonachino o intonachino, è ancora fresco. In questo modo il colore si legherà chimicamente alla parete ed ecco il motivo per cui questi affreschi, che sono vecchi di 2000 anni, sono ancora perfettamente integri o, se non altro, molto in buono stato.

Ora, il lavoro dei pittori era un lavoro di equipe, evidentemente, e c'era tutta una serie, quindi c'erano tante maestranze coinvolte, a partire dal grado più basso, colui che veniva chiamato il *colorarius*, che non era altro che un vero e proprio decoratore, niente più. Poi c'era il *pictor parietarius*, colui che trasferiva, in sostanza, il disegno della *sinopia* sulla parete, magari occorreva, realizzava la componente architettonica se faceva parte dello stile e dipingeva la maggior parte delle campiture, riempiva di colore la maggior parte della parete. Le parti, però, più importanti venivano realizzate dal *pictor imaginarius*, colui che era l'ideatore, come dire, il pensatore, colui che l'aveva inventato la scena da rappresentare, ed era anche il pittore più esperto. Talvolta, addirittura, il *pictor imaginarius* lavorava su un supporto come tavola di legno, che veniva magari nel suo nella sua bottega, e la tavola di legno veniva poi incastonata a parete o a pavimento in un secondo momento, così proprio per rendere più pragmatica, come dire, anche la realizzazione del tutto.

Allora, torniamo a noi. I quattro stili. Il primo stile, vi dicevo, strutturale o a incrostazione marmorea. Ci dice Vitruvio: "Terminata l'intonacatura, bisogna ornare le pareti in modo appropriato e decoroso, affinché acquistino quella dignità che compete in maniera diversa a ciascun tipo di ambiente". Suddivisione, quindi, di decorazione a seconda della funzione dei singoli ambienti. "Nei triclini invernali", voi sapete che i triclini erano questi spazi vicino al giardino, spesso adibiti e che ospitavano anche dei letti matrimoniali, e in realtà il triclinio, scusate, il triclinio era lo spazio dove si pranzava e si cenava, ma quindi nei triclini invernali non sono indicati per la loro composizione nelle pitture rappresentanti nature morte, nei sottili ornati delle cornici sotto le volte, perché il fumo del focolare, la fuliggine dei molti lumi vi rovinerebbero. In queste stanze conviene invece porre sopra gli zoccoli dei pannelli tinti di nero e tirati a lucido con fasce decorative gialle e rosse. Fra l'uno e l'altro, le volte vanno lasciate lisce". Voi noterete in questa leggerezza, pienezza, che io userò per questo documento del video, i colori bianco, giallo e rosso e il nero di fondo, perché sono i colori tipici della pittura pompeiana o della pittura romana in genere.

Quindi Vitruvio ci descrive il primo stile. In cosa consiste, in sostanza? È uno stile molto semplice che non fa altro che imitare il rivestimento in lastre di marmo, di marmi pregiati, di colorazioni diverse, come se fosse un *opus quadratum*, quindi la la disposizione in filare irregolare. Tra un attimo ve lo mostro, di queste colori che simulano, talvolta con l'intervento di uno stucco che fa fuoriuscire dalla parete lo stesso marmo, appunto, che simula lo stesso effetto marmo che fa uscire la lastra scolpita. Si parla di incrostazione perché erano le *crustae*, queste parti che appunto sporgevano, quello stucco che diventava sporgente rispetto alla parete.

Vado avanti e dice: "La pittura è la rappresentazione di ciò che esiste o può esistere". Vitruvio ci dice subito qual è il focus: la pittura deve rappresentare ciò che esiste o può esistere, quindi nulla di fantastico, nulla di immaginario. Interessantissimo, perché nella sua definizione da manuale di cosa deve essere la pittura, sembra ancora come dire, andare incontro al preconcetto di molte persone anche davanti alla pittura contemporanea, moderna. "È curioso. Uomini, edifici, navi e altri esseri della cui realtà corporea si ricavano per somiglianza le immagini dipinte". Quindi una pittura verosimile che rappresenta ciò che esiste. Per questo gli antichi iniziatori della pittura pa imitarono in un primo tempo la varietà e la disposizione dei rivestimenti marmorei. In seguito, le diverse distribuzioni o combinazioni di festoni, felci, fasce colorate. In sostanza, il primo stile, quello più semplice e strutturale o incrostazione marmorea, che aveva dei precedenti illustri ellenistici, quindi nel regno che proveniva dalla Grecia, in sostanza, non faceva altro che imitare in versione economica il marmo, perché il marmo è molto costoso. Per cui potevano esserci delle campiture piatte, come vedete in questo caso nella casa di Sallustio, oppure potevano esserci una ricostruzione possibile con queste fasce marmoree di colore diversi, oppure in alcuni casi con delle venature, delle striature che imitavano le striature del marmo stesso. Questa è una foto che deriva, ad esempio, dal tempio di Giove a Pompei, e vedete nella fascia alta la parte preservata con i colori molto sbiaditi perché è all'aperto, ma vedete appunto questa sorta di mattoni che esistevano, imitare l'effetto del finto marmo. Qui vedete sempre a Ercolano, in questo caso la casa sannitica, con questi mattoni di colori diversi, di marmo idealmente di colore diverso, che fuoriescono. E qui vedete molto bene, dalla Villa di Arianna a Stabia, l'effetto invece di questo marmo nella parte più alta, in particolare con queste striature, proprio effetto finto marmo, con alcune cornici molto preziose. Guardate, ad esempio, nella fascia più bassa, una sorta di fregio a ovuli e dardi, gli stessi elementi che abbiamo trovato, ad esempio, descrivendo l'ordine architettonico ionico. Voi sapete che a Roma e dintorni si impiegavano allegramente gli ordini architettonici, tutte le decorazioni che occorrevano.

Vi parlo adesso del secondo stile. Cominciamo, cominciano a complicarsi un po' le cose. Il secondo stile aveva una denominazione che era quella dell'architettura in prospettiva, oppure stile architettonico. La datazione, come voi vedete, 120 avanti Cristo, 30 avanti Cristo circa, secondo alcuni storici dell'arte, altri ne propongono qualcosa di diverso, ma ci accontentiamo. Di cosa si tratta? È lo stesso Vitruvio che ci descrive anche il secondo stile, che per il momento apprezza, le critiche verranno dopo, più tardi. Quindi siamo in questa fascia di età che vi ho indicato. "Iniziarono a copiare anche edifici con colonne e frontoni in visione prospettica. Sulle pareti compaiono delle finte architetture nei luoghi aperti come le esedre. Disegnarono sulle ampie pareti vasti scenari in stile relative alle tragedie tragico, o relativa alla commedia comico, o relativa alla satira satirico. Nelle passeggiate coperte, invece, data la lunghezza degli spazi parietali, rappresentarono pittoricamente delle serie di paesaggi diversi". O anche interessante, qui lo stile della pittura comincia a essere molto più articolato e sicuramente interessante, riprendendo le immagini di determinate caratteristiche della realtà naturale. "Paesaggi, ancora una volta realistici. Dipinsero, infatti, porti, promontori, litorali, fiumi, fonti, canali, boschi sacri, monti, greggi, pastori. Alcuni, usando la pittura al posto della statuaria, rappresentarono immagini di divinità oscene e mitologiche, o anche episodi della guerra di o delle peregrinazioni di Ulisse, o altri soggetti di tenore analogo".

Ora, questo secondo stile, con queste architetture prospettiche che dilatavano lo spazio tramite colonne, lesene, traforazioni, vedremo, propongono per la prima volta degli effetti che noi chiameremo *trompe-l'œil*, cioè questo effetto talmente realistico che sembra quasi dilatare lo spazio, quasi sfondare la parete dipinta, immaginando di avere questa architettura che prosegue nello spazio reale della stanza. E appunto, molto spesso sono scenari come città, porticati, paesaggi, dicevamo, ma sono sempre architetture credibili e realistiche. Talvolta compariranno delle nature morte, magari con cacciagioni, frutta e ortaggi, in senso puramente decorativo e non legati a quello che poi diventerà il genere della natura morta a partire dal Seicento in poi, quando si assocerà al genere natura morta un senso moralistico, moraleggiante, quello di cogliere il senso della vita che scorre troppo velocemente. Oppure esisteranno anche una serie di scenari inquadrati architettonicamente con immagini a grande dimensione che verranno definite appunto megalografie. Tra un attimo ve le mostro.

Qui Vitruvio, però, comincia ad andare un po' sulla critica. "Ma questo tipo di pittura che si basa sull'imitazione della vita reale, ai nostri tempi non è più ben accetto per il cattivo gusto che domina oggi". Qui comincia a criticare l'oggi. Stiamo parlando del 15 avanti Cristo. "È invaso ora l'uso di dipingere gli intonaci con soggetti assurdi, piuttosto che con immagini di oggetti tratti dalla comune realtà. Invece di colonne, si rappresentano canne, calami striati, luogo di frontoni ornamenti con foglie crespi e viticci. E inoltre candelabri che sostengono figure di tempietti, dai frontoni dei quali, come da radici, nascono in mezzo a volute teneri steli a sorreggere in maniera del tutto assurda delle statuine sedute su di essi. Non mancano neppure dei viticci che sostengono mezza proteine, alcune conteste di uomini, altre conteste di animali". In realtà, questa sarebbe già quasi la descrizione del terzo stile, che vedremo tra un attimo. In sostanza, qui si parla di appunto, continua la critica. Vitruvio ci dice che gli effetti vengono ottenuti tramite questi virtuosismi cromatici che vogliono, in sostanza, mostrare soltanto l'entità delle spese sostenute dal commissario, dal commissionario, cioè da chi ha voluto l'opera, come dire, che c'era un po' della caponaggine nel ostentare. E questa è interessantissima come scelta. Come vedete, appunto, Vitruvio, libro numero 7. Ok.

Vi faccio vedere qualche esempio dopo tante chiacchiere, qualche esempio del secondo stile, appunto, quello architettonico o dell'architettura in prospettiva. Come vedete, la parete è sfondata. Vedete che esistono delle architetture. Possono persistere i mattoni, come dire, regolari in filare del primo stile nella parte alta della parete o nella parte bassa, talvolta, ma vedete appunto che le incrostazioni marmoree lasciano spazio della vera e propria architettura. Questa è la casa dei Griffi a Roma, come queste colonne corinzie, oppure come nel caso della casa delle Nozze d'Argento di Pompei. Perché vi dicevo, la maggior parte delle testimonianze ci arrivano da Pompei.

Ora, perché si chiama Casa delle Nozze d'Argento? Buongiorno, mi chiamo Sara Prostromariti, ma sui social mi trovate come Morosofi, che è un termine che nasce dalla combinazione di due parole: Maria Sofia, follemente sagge. Sono laureata in storia, in archeologia e sto per laurearmi in storia dell'arte. Scrivo libri per la casa editrice Newton Compton e oggi, insieme a Raffaella, vi parlo di alcune curiosità di alcune delle case di Pompei. La prima di cui parleremo è la Casa delle Nozze d'Argento. Allora, dovete sapere che in genere alle abitazioni di Pompei il nome viene dato cercando di capire chi è il proprietario, se possibile, altrimenti utilizzando un oggetto all'interno ritrovato all'interno. In questo caso, diciamo, una piccola anomalia, perché nella casa, mentre scavavano, vennero a fare visita i sovrani d'Italia, Umberto I e Margherita di Savoia. Siamo nel 1893, ed è proprio l'anno delle loro nozze d'argento, per cui la casa, in loro onore, fu chiamata la Casa delle Nozze d'Argento. In realtà, siamo riusciti a risalire al nome del proprietario, un tale Lucio Albuccio Celso, il quale, diamo, compare anche parecchie iscrizioni elettorali nella zona, in quel vicolo, quindi doveva essere un personaggio importante di quella che era l'aristocrazia pompeiana e che si intuisce anche dalla casa, che credetemi, è davvero enorme.

Oltre alla Casa delle Nozze d'Argento, c'è un'altra, c'è un altro edificio, la Villa di Poppea a Oplontis, l'attuale Torre Annunziata, che davvero è straordinaria come testimonianza del secondo stile. Guardate che raffinatezza. Guardate come ci sia un'architettura in prospettiva e che ci viene proposta sotto i nostri occhi, con delle colonne con capitelli corinzi e del fogliame, dei tralci vegetali che si arrampicano sulle stesse colonne, o colonne con effetti di finto marmo diverso, a simulazione di questo materiale prezioso, oppure delle architetture che inquadrano una specie di tempietto centrale con una statua, appunto, al centro. La cosa interessante da questo punto di vista è che noterete a questo punto che, in sostanza, viene inventata la prospettiva. Ma è anche vero che la definitiva, qui vedete altri esempi, sempre della Villa di Poppea a Oplontis, ma la prospettiva in questo caso è molto spesso, forse si vede meglio qui, e non aveva un unico punto di vista, come la prospettiva che verrà inventata nel Quattrocento da Filippo Brunelleschi. In questo caso, immaginate di unire tutti gli elementi, tutte le linee di questo scenario architettonico, e la prospettiva, le linee, i punti vanno a cadere in, le linee si uniscono in punti diversi a seconda dell'asse di simmetria centrale, quindi una prospettiva che non è ancora quella scientifica, però davvero che grande raffinatezza.

Adesso parliamo di Oplontis. Qui c'è una villa che viene attribuita all'imperatrice Poppea, cioè alla moglie dell'imperatore Nerone. Perché prima? Perché sappiamo che comunque la famiglia di Poppea era della zona. Secondo, perché è stato trovato un'iscrizione e anche una scritta su un'anfora che dice "secondo schiavo di Poppea". Sono due prove abbastanza labili, anche perché la Poppea in questione di cui si parla non necessariamente deve essere quella Poppea. Vi spiego, nell'onomastica romana, le donne prendono come nome sempre il gentilizio della famiglia al femminile. Quindi, la famiglia dei *Pompei* ha le femmine che si chiamano Poppea, ce ne saranno state diverse. Fatto sta che la villa è davvero molto imponente, doveva appartenere quantomeno ai parenti dell'imperatrice, quindi a persone che avevano uno status abbastanza elevato. La casa era in fase di ristrutturazione e infatti si è ipotizzato che la famiglia, dopo la morte dell'imperatrice Poppea, avesse deciso di vendere la villa e quindi fosse stata acquistata da qualcun altro. E in fase di ristrutturazione, infatti, qui non sono state trovate vittime, perché? Perché, appunto, non c'era nessuno, era probabilmente c'erano i lavori in corso. Sono state trovate anche diversi oggetti imballati che ci fanno pensare, appunto, a una situazione abbastanza arrangiata.

Sempre secondo il secondo stile, vi presento adesso alcune immagini dalla Villa dei Misteri di Pompei, da un lato decorata con il secondo stile, come vedete, in modo abbastanza semplificato, con questa architettura meravigliosa in prospettiva che suddivide in fasce diverse la parete in forma abbastanza geometrica, semplificata, come possiamo vedere in tutte queste scene. In altri casi, vedete che l'architettura si complica, allargando lo spazio, aprendo verso un esterno, come per far intravedere, come si diceva, appunto, Vitruvio, città, paesaggi. Davvero è straordinario. Guardate che meraviglia questo effetto prospettico di questa infilata di archi a tutto sesto che ci fanno vedere cosa succede dopo. Ma in particolare, la Villa dei Misteri è straordinariamente importante perché custodisce questo ciclo, appunto, che ci mostra nella stanza del triclinio, che era appunto nello spazio della sala da pranzo, come dire, triclinio, con ritmi misterici. E vi parlerò della Villa dei Misteri in un video a parte, ma è quella che lo stesso Vitruvio, in qualche modo, ci aiuta a identificare come secondo stile, con le megalografie, cioè con megalografie, cioè dipinti di grande formato, perché i personaggi, come vedete, rappresentati hanno pressoché la dimensione di persone reali, come se fossero su un palcoscenico da teatro. Vi racconterò tra un attimo. Guardate che raffinatezza, appunto, inserito in un contesto architettonico prospettico, ma con questi personaggi a larga scala, con scene mitologiche. Sempre secondo stile, anche la Casa del Labirinto di Pompei, così come ci sono dei dettagli di secondo stile nella Casa del Criptoportico, interessantissimi in alcuni casi, come se fossero questi scenari, queste pareti sfondate. Vedete come se fossero scenari appesi, che aprono oggetti quotidiani appesi alla parete e scenari che la allargano. Davvero straordinario questo effetto realistico.

Passiamo adesso al terzo stile, chiamato anche della parete reale o ornamentale. Come vedete, uno stile che si fa coincidere con il periodo tra il 30-20 avanti Cristo come inizio e si arriva forse fino al 54 dopo Cristo. C'è chi dice 50 dopo Cristo. Quindi un periodo interessante è quello per il quale Vitruvio ci ha detto, in sostanza, che la cosa sia un po' complicata. Certo è che Vitruvio muore dopo il 15 avanti Cristo, quindi in realtà non ha potuto vedere quello che succede dopo, e chissà cosa avrebbe detto del terzo e del quarto stile, in particolare, che complicano ancora di più le cose. Perché come possiamo riconoscere il terzo stile? Qui lo vediamo nella Casa di Marco Lucrezio a Frontone, sempre a Pompei. In sostanza, il questo stile crea sulla suddivisione della parete, mette insieme qualcosa del secondo stile, ma aggiunge, perché ci sono delle le pareti divise in pannelli, con pannelli geometrici, come edili, di come dire, con riquadri geometrici monocromatici. Ne vedremo alcuni casi, con il colore bianco, con il colore rosso, con il colore giallo, con il colore nero, ma a questi, quello che sono i colori classici della pittura pompeiana, si aggiungeranno anche i colori verde e azzurro. Poi vedremo che il terzo stile, però, insieme a questa architettura che sono spesso molto esili e abbastanza inconsistenti, e Vitruvio che criticava, perché è come se talvolta alcune figurette piccole sorreggessero architetture impossibili da potrebbero stare in piedi, come dire, ecco, a queste architetture un po' esili vengono aggiunti spesso dei disegni di diventa quasi bidimensionale, abbastanza volanti, come dire. Oppure, e cosa interessante, queste tipiche del terzo stile, all'interno di questi pannelli monocromatici, come noi vediamo, erano quasi sospesi, appesi dei quadretti di scena mitologica, come se fossero parete nella quadro nella parete dipinta. L'abbiamo visto a Pompei, oppure lo possiamo vedere anche se in questo caso sono un pochino più tardi come datazione, ma in questo caso non stiamo a fare queste distinzioni, anche possiamo vedere appunto, questa le decorazioni della Villa della Farnesina, che oggi si trovano ricostruite nel senso, la stanza ricostruita, gli affreschi sono originali nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma. Guardate che raffinatezza, questa divisione in spazi geometrici e monocromatici, ma vedete che ci sono degli elementi come sospesi, dei quadretti. Guardate che raffinatezza meravigliosa in questa architettura esili che spartiscono le pareti e le decorano in modo estremamente raffinato. Qui sono sempre dettagli della Villa della Farnesina, meravigliose. Guardate che davvero che decorazione è strepitosa. Qui invece ci spostiamo, torniamo di nuovo a Pompei e andiamo a vedere la Casa del Frutteto, di cui poi ci sarà una piccola racconto particolare. In particolare, qui vi faccio vedere una di queste stanze, appunto, Casa del Frutteto, con questo meraviglioso fondale nero piatto, raffinatissimo, su cui appunto galleggiano queste figurine bidimensionali, sospese in queste architetture esili che scompartiscono la struttura, ma la rendono estremamente decorativa, come potete vedere. Guardate appunto la raffinatezza, l'intensità di questi colori che si sono mantenuti grazie proprio alla tecnica da fresco. La pittura a fresco, quello moderno, quello a partire dal Trecento, avrà un tempo di sei ore, otto ore, sei ore di solito il tempo limite. In questo caso, in questi climi così caldi, si parlava addirittura di 90 minuti. Qui vedete appunto le meravigliose decorazioni, i dettagli e di questi scenari meravigliosi, le figurine sospese di cui vi parlavo.

Ora, una caratteristica importante del terzo stile è quello però anche della comparsa, in alcuni casi, di veri e propri giardini dipinti, non soltanto paesaggi, ma veri e propri giardini di invenzione, giardini fioriti. Una cosa meravigliosa di cui abbiamo una straordinaria testimonianza al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, che ricostruisce appunto la Villa di Livia a Prima Porta. Dovrebbero risalire questi affreschi al 38 a.C., anno del matrimonio tra Livia Drusilla e niente meno che l'imperatore Augusto. Pare che appunto, questa questa stanza, forse sotterranea o con una parte aperta sul tetto, fosse stata realizzata quasi proprio per simulare un vero e proprio giardino all'interno della villa, dell'abitazione di Livia Drusilla a Prima Porta. Tra l'altro, questa villa, guardate che meraviglia, mostrava tutta una serie di elementi naturali al di fuori della stagionalità, perché convivono melograni, che sono quelli di settembre, che vengono beccati dagli uccelli, come se fosse maturo il frutto, quindi come se fosse la stagione di settembre, ma in realtà convivono, in alcuni in alcuni luoghi vedrete vedrete questi uccellini che svolazzano, convivono delle mele cotogne, che sono in realtà di maturazione estiva, oppure ci sono delle rose, che sono però che fioriscono a maggio, oppure dei corbezzoli primaverili. Quindi, come se fosse la rappresentazione del rigoglio, perché l'epoca di Augusto, lo vedremo parlando dell'Ara Pacis, rappresentava la natura come un momento di massima fioritura del regno proprio di Augusto. Tra l'altro, questa straordinaria villa veniva detta anche, da in questo caso abbiamo la testimonianza di Plinio nelle sue *Storie Naturali*, veniva detta anche *ad gallinas albas*, la Villa delle Galline Bianche, perché ci racconta che mentre Livia Drusilla se ne andava verso i suoi possedimenti, un'aquila aveva lasciato cadere dall'alto in suo grembo una gallina straordinariamente bianca, di straordinario candore, che aveva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli rustici, allora, avevano ingiunto a Livia di allevare il volatile e la sua prole e di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella Villa dei Cesari, che domina il fiume Tevere, presso il nono miglio della via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline. E questa, appunto, la villa di Livia a Prima Porta, e ne nacque prodigiosamente un boschetto. Mi piace, in questo senso, immaginare che il boschetto sia proprio quello che noi possiamo vedere oggi percorrendo questa sala. Tra l'altro, sono andata, era straordinariamente deserta, immagino quindi la meraviglia, il senso di stupore. Sembra di stare veramente immersi in un reale boschetto, questo boschetto mitico, creato evidentemente per volere degli dei, no? L'aquila di Giove che lascia cadere questa gallina bianca. Guardate la decorazione, eppure guardate anche la freschezza, le decorazioni. La pittura romana, già vedete un po' lo stile, cominciata a riconoscerlo. Si dice spesso pittura compendiaria, cioè realizzata con piccole macchie di colore, senza andare nel dettaglio. Eppure, queste macchie ci permettono di entrare nel vivo. Guardate, in questo caso, c'era come dire, la natura costretta dall'uomo. Abbiamo in primo piano uno staccionata di legno, di una palizzata di giunchi, forse, poi abbiamo una piccola area verde e al di là c'è un muro di marmo, guardate, con queste meravigliose decorazioni, e poi oltre questo giardino, deli, quanto riguarda questa recensione marmorea, abbiamo la natura selvaggia che in qualche modo prende il sopravvento. Veramente è straordinario.

Ma qualcosa del genere accade anche a Pompei. Certo, questi grandi giardini erano spesso dedicati a decorare le case dei personaggi più illustri, non a caso vi ho parlato della moglie dell'imperatore Augusto. Ma anche a Pompei possiamo trovare dei *cubicula*, quindi delle stanzette più piccole, che si aprivano spesso sull'atrio di ingresso o sul peristilio, il giardino laterale, il giardino interno, che mostravano questi giardini fioriti. In particolare, alla Casa del Frutteto di Pompei, si trovano appunto delle stanze decorate. Guardate che splendore, in questo caso, appunto, con il terzo stile, perché abbiamo la parete dipinta con i quadrettini sospesi, ma come se fosse davvero la simulazione di un giardino in loco, di una raffinatezza straordinaria. E in particolare, vi vorrei mostrare questo questo ambiente alla Casa del Frutteto, perché ci presenta, vi mostrerei uno strano albero con un serpente. Fatto, parliamo adesso della Casa del Frutteto. È una casa anomala, in che senso? Di solito, sulle pareti, noi troviamo, Raffaella ve ne parla, ve ne parlerà più approfonditamente, vari tipi di decorazioni, ma spesso riconducibili a miti greci. Questa è la prima volta che si trova una casa che all'interno delle stanze presenta tutta una serie di piante, cioè come se voi dormite all'interno di un giardino. Si vedono vari tipi di piante, tipo un ciliegio, un piccolo limone, e poi da in un'altra stanza si può vedere un albero di fico, dove c'è anche un serpente che sta salendo, quindi una specie di rinvio biblico. In realtà, quello che si vede sotto l'albero di fico è anche una rosa. Dovete sapere che le rose erano considerate interi molto pregiati, però non essendo come quelle moderne, fiorivano soltanto una volta all'anno. Quelle più pregiate, come quelle di Paestum, riuscivano a fiorire due volte all'anno. C'era un tipo di rosa pregiatissima, si chiamava la rosa d'Egitto, ed era una rosa che veniva appunto prodotta in Egitto quando in Europa era inverno, ma farla arrivare era costosissimo. Noi sappiamo che una volta Antonia Minore, la figlia di Marcantonio Marco Antonio, che aveva faceva il compleanno il 31 gennaio, ricevette delle rose d'Egitto da un uomo che voleva appunto mangiarla. E diciamo che questo signore deve aver speso un bel po' di soldi, quindi in omaggio doveva essere stato davvero importante. Però la casa è particolare proprio per la presenza di tutte queste alberi da frutto.

Abbiamo altri esempi di giardini fioriti inventati sempre a Pompei, come nella Casa del Bracciale d'Oro. Guardate che meraviglia, questi uccelli che si vanno a beverare alla fonte. Guardate la bellezza, la raffinatezza di queste decorazioni, di questi fiori, quelli che soffiandosi sopra si disperdono. Guardate i corbezzoli rappresentati a sinistra, davvero straordinaria. Di nuovo, questi quadrettini sospesi, queste maschere che sono in cielo, gli uccelli che svolazzano, una natura rigogliosa. Davvero è incredibile la bellezza di queste decorazioni, molto naturali, secondo le indicazioni di Vitruvio, che però già criticava, le criticava quando erano troppo fantasiose. Guardate addirittura l'accuratezza. Qui abbiamo una palma da datteri realistica, come se fosse davvero una possibilità da riconoscere addirittura le specie botaniche, davvero un giardino botanico dell'epoca, straordinario, meraviglioso. Guardate anche l'espressività, l'espressività, l'efficacia di certi dettagli.

E concludiamo con il quarto stile, chiamato così, lo stile fantastico o dell'illusionismo prospettico, che si fa risalire alla seconda metà del primo secolo dopo Cristo, quindi tra il 50 e il 100 dopo Cristo. Dovete sapere, in particolare, che a Pompei c'era stato un grave terremoto nel 62 dopo Cristo, per cui le decorazioni spesso erano state rifatte perché le case erano state danneggiate pesantemente. Però, prima di partire da Pompei, partirei da una testimonianza che è custodita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, al MAN, ed è appunto il *praedium* di Giulia Felice. Questa abitazione, appunto, in quarto stile, che voi vedete abbastanza molto raffinata e abbastanza neanche troppo elaborata come architettura, in questo caso, ma con queste campiture piatte. È uno stile molto sfarzoso, in realtà, anche in questo caso diviso in pannelli geometrici, forse tratti dal terzo stile, così come dal terzo stile potevano esserci questi quadretti sospesi, come vedete, dal secondo stile, forse invece la presenza di immagini tridimensionali, ma anche delle nature morte, come vedete la in alto. È uno stile molto più complesso che mette insieme un po' tutto. In particolare, in questo caso, l'abitazione di Giulia Felice ha in sé una storia interessante da raccontarci.

Adesso entriamo nella Casa di Giulia Felice. Giulia Felice, chi è? Una donna molto importante a Pompei, una di quelle che potremmo definire un'imprenditrice locale. Molto spesso si tende a pensare che le donne nell'antica Roma fossero più o meno condizioni molto chiuse, molto simili a quella di brava. In realtà non è così, o meglio, si evolve. Roma ha festeggiato i mille anni di storia, quindi possiamo immaginare che in questi mille anni le cose sono cambiate. All'inizio, effettivamente, le donne erano delle serve, poi piano piano alcune cose hanno permesso un'evoluzione, tipo la possibilità di studiare, la possibilità di ereditare, la possibilità di avere schiavi in casa e quindi di essere più libere. Nel primo secolo dopo Cristo, le donne romane sono hanno raggiunto il massimo della potenza che riesce con a raggiungere in una società maschilista come quella patriarcale, più che altro come quella romana. Non hanno ancora il diritto di voto, però, come vediamo a Pompei, possono scrivere manifesti elettorali, quindi cercare di orientare la campagna elettorale. Giulia Felice, per esempio, è un'imprenditrice, proprietaria di questa abitazione con il terreno attorno e addirittura affitta case e botteghe dopo il terremoto del 62. Quindi sta proprio portando avanti un'attività imprenditoriale e che, vi ripeto, non è diciamo così strano come sembra in quel periodo. A Pompei possiamo rilevare nomi di altre donne molto attive, come Eumachia e come, per esempio, Asellina. Non sono le uniche.

Quindi vi faccio vedere qualche altro esempio di quarto stile. Qui siamo nella Casa dell'Efebo. Questo c'è il giardino, in realtà, ve l'ho inserito perché è interessante vedere anche lo scenario paesaggistico come si complica. Forse qui lo vedete poco, qui lo vedete meglio. Guardate un po' quello è un coccodrillo all'interno della Casa dell'Efebo. Il giardino ci presenta delle decorazioni egizianeggianti, come dire, orientaleggianti. Qui vediamo coccodrillo, qui oh oh, è una scena un pochino osé. Dovremmo aprire un'altra parentesi. Lo farò tra un attimo. Anzi, prima di concludere, faccio spesso così, quando i miei studenti perdono la concentrazione, arrivo a parlare della pittura pompeiana e di alcuni suoi aspetti, improvvisamente si risvegliano tutti. Ma qui vedete, appunto, uno scenario con un obelisco che proveniva dall'Egitto, evidentemente il proprietario della Casa dell'Efebo avevano contatti con l'Egitto, forse erano dei mercanti. Sempre all'interno della Casa dell'Efebo, però, c'è il quarto stile. Guardate in questo caso, quello scenario con l'architettura fantastica, delicatissima, raffinatissima, sottile, esile, esile, e in particolare vedete questo le pareti bianche molto luminose, talvolta lo il colore era lo stesso impiegato, e il primo piano, secondo piano veniva suggerito dall'intensità dello stesso colore che veniva proposto. Guardate qui queste architetture fantastiche che si aprono verso il fondo, ma queste figurine che galleggiano, vedete come se ci fossero dei tendaggi sospesi su un fondale di un colore diverso, come se fossero più piani sovrapposti, molto raffinato. Anche in questo caso, questi scenari sono allargati e decorati evidentemente da questi stili. In alcuni casi, sempre a Casa dell'Efebo, abbiamo delle semplificazioni. Abbiamo quasi un ritorno al secondo stile, se non fosse che l'architettura è più esile, o al terzo stile, perché vedete appunto questi quadrettini appesi, vedete che ci sono sempre delle nature morte che erano molto spesso non proprio simboliche, oppure sì, come in questo caso, molto curioso, come se fosse questo fossero gli attributi di Giove in sua assenza: il tridente, il globo e l'aquila. E questo invece gli attributi di Minerva: la civetta o il gufo, lo scudo, l'elmo e il gallo. Curioso, vero? Molto curioso.

Mentre invece per il quarto stile, vi mostro ancora qualcosa che proviene da Roma, invece, la Domus Aurea. Ve lo faccio vedere perché vedete che lo stile è articolato dal punto di vista architettonico, perché questa architettura e sono fantastiche, esili, si arrampicano sul nulla, come dire, ma scompartiscono le pareti in modo molto veloce e raffinato. Da questo stile deriveranno le grottesche, quando sul finire del Quattrocento verranno scoperti i resti della Domus Aurea di Nerone a Roma, gli artisti scenderanno nelle grotte e cominceranno, al lume di una candela, a dipingere i resti, quello che vedono, a copiare strutture fantastiche che si arrotano sul loro stessi, con queste creature animali fantastici. Ecco, da lì verrà fuori il nome di grottesche, perché queste edifici, questi edifici erano sotterranei, quindi era come scendere nelle grotte.

Ancora quarto stile. Stiamo per finire, prometto. La Casa dei Vettii. Anche in questo caso avremo una piccola chiarimento. La Casa dei Vettii ci presenta il quarto stile in grande tripudio, con diverse possibilità. Prima vi faccio raccontare chi fossero i Vettii. Raffaella, adesso vi parla della Casa dei Vettii, però io vi voglio dire una cosa a proposito di eventi. Noi sappiamo il nome dei due proprietari, sono due fratelli: Aulo Vettio Conviva, Paolo Vettio Istito. I loro nomi ci dicono molto su di loro, perché ci dicono che devono essere dei libri. Ci dice, questi due nomi, dicono che devono essere dei liberti. Vi spiego, nell'onomastica romana, ogni romano aveva tre nomi. Prendiamo il più famoso: Gaio Giulio Cesare. Gaio il nome, Giulio il gentilizio, cioè ci dice qual è la *gens*, la famiglia di appartenenza. Cesare può essere un soprannome, un nome aggiuntivo per distinguere due membri della stessa famiglia. Diciamo, è un nome aggiuntivo. Se Gaio Giulio Cesare è un fratello, questo si chiamerà Lucio Giulio Cesare, cioè cambierà il primo nome, ma gli altri due no. Invece, nel caso dei proprietari della Casa dei Vettii, voi avete i primi due nomi uguali: Aulo Vettio. E poi cambia in un caso avete Conviva e in caso di Istito. Questo significa che i due sono stati schiavi di un personaggio chiamato appunto Aulo Vettio e che quando sono stati liberati, hanno preso come primo nome, prenome, che come gentilizio, il nome e il gentilizio del loro padrone, al quale hanno poi aggiunto il loro nome. Quindi si tratta di due personaggi che sono nati schiavi, si sono liberati e hanno fatto fortuna, tanto da potersi permettere una casa davvero di dimensioni notevoli. Però tenete presente che anche ai tempi dei romani, eh, c'erano i ricchi ricchi, che erano gli aristocratici, cioè persone con i soldi, col tar raffinate, e c'erano anche i cosiddetti nuovi ricchi, che erano persone, appunto, che erano nate povere, come questi due, si erano arricchiti e casomai poi con le maniere non erano proprio il massimo. Ma come vedete, lo stile, anche in questo caso, forse questo il quarto stile più più esemplificativo, vedete appunto un ambiente molto ricco, molto articolato, con queste pareti che vengono sfondate da questa architettura che inquadra gli scenari. Vedete come se fossero tanti quadri appesi, ma anche delle finestre aperte che ci fanno intravedere altre architetture che vanno oltre, quindi proprio lo sfondamento della parete. Questo uno stile fantastico o dell'illusionismo prospettico, così veniva chiamato, di una raffinatezza estrema. All'interno delle quali, di queste pareti scompartite geometricamente, di nuovo compaiono questi riquadri con figure tridimensionali, talvolta megalografie, appunto. Vedete che i vari stili si innescano, si innestano uno sull'altro. Guardate che raffinatezza, talvolta delle maschere, talvolta delle figurine lievi, lievi, che si arrotolano su queste architetture. Guardate questi scenari di questi porti con queste navi, quindi delle scene mitologiche che vengono suggerite, maschere quasi teatrali. La distinzione tra lo spazio reale e lo spazio simulato diventa quasi indistinguibile, quasi difficile da attuare. Guardate questo cavalluccio marino nella parte di sotto, i finti marmi decorati nella fascia più bassa, e poi degli episodi tratti dal mito che volevano evidentemente mettere puntare l'attenzione su alcuni aspetti cari ai proprietari delle abitazioni. Guardate davvero la raffinatezza di queste rappresentazioni, nonostante un po' la caponaggine dei proprietari, è come dicevamo, arricchiti e che ci tenevano a farlo vedere. In alcuni casi, appunto, gli scenari cambiano stanza in stanza, cambia il colore del fondo. Questa è una *Rianna* addormentata. Ci sono sale che hanno le decorazioni molto diverse. Questo è il classico rosso pompeiano. C'è chi dice che il rosso pompeiano sia deriva in realtà da un processo di ossidazione, che in origine dovrebbe essere stato più un giallo, che per colpa del grande calore dell'eruzione vulcanica si sarebbe inscurito. In realtà, esiste questo rosso, anche l'avete visto prima, ad esempio, nella Villa della Farnesina, anche a Roma, quindi in realtà io sono di quelli che pensano che sia il colore originale. Anche voi, guardate che raffinatezza, che splendore. Guardate la raffinatezza delle decorazioni, questa architetture fantastiche arricchite da questa finta finti tralci naturali, finta vegetazione che si arrampica sottile, sottile, sottile, scenettine e mitologiche, scene di mestieri, personaggi allegorici, davvero che più neanche più ne metta. Guardate che meraviglia alla base di questa colonna. Ovvio che questa statuina dorata non può sostenere materialmente l'architettura.

Ecco perché lo stile dell'architettura fantastica. Guardate il dettaglio che ho ingrandito di questa specie di Erma al lato, che sostiene questa piccola lepre o questo piccolo coniglio. Poverino, sospeso nel nulla, mentre vedete la decorazione con la pittura con pendenti, piccoli tratti colorati.

Guardate che raffinatezza, che splendore! Questi sono alcuni mestieri che vengono rappresentati. Evidentemente i due proprietari della casa si erano arricchiti anche grazie a questi mestieri. Però vedete, appunto, come ogni parete sia diversa dall'altra. Spesso ci sono questi uccelli simbolici, o come se fossero posati, arrivati a posarsi. Questi sono pavoni arrivati a posarsi in loco. Questi armadi aperti, personaggi, questi amorini che stanno, piccoli eroi, piccoli cupidi che stanno lavorando. Davvero straordinaria la freschezza e la raffinatezza decorativa di questi spazi.

Certo è che chi aveva più denaro da investire, chiamava i pittori più bravi e quindi investiva maggiore denaro e anche dei risultati. Qui ci sarebbe un discorso invece diverso da fare, ve lo affronterei, però magari una lezione a parte, perché più volte a Pompei o al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, laddove molti degli affreschi di Pompei sono oggi custoditi proprio per una maggiore tutela, compare spesso la figura dell'ermafrodito. Si parla spesso oggi di gender, di teorie gender, dicendo che sono una un'aberrazione dei nostri giorni. Allora mi piacerebbe raccontarvi che già dall'epoca antica greca e anche romana, era molto celebre la forma, la figura dell'ermafrodito, figlio di Ermes e di Afrodite, e che incarnava il maschile e il femminile insieme.

Come in questo caso, sempre dalla Casa dei Vettii, vedete appunto che c'è un Satiro che sorprende una fanciulla meravigliosa con la parte alta del busto, con il seno tipico femminile. O c'è una piccola sorpresa, perché al di sotto la nostra fanciulla presenta invece contributi maschili. A proposito, per risvegliare l'attenzione dei miei ragazzi, vi dicevo, molto spesso io suggerisco di andare a cercare la pittura pompeiana di natura licenziosa, lussuriosa. La Casa dei Vettii si apre con questo Priapo, che è una divinità fallica che era legata all'abbondanza. E in questo caso, un po' cafone, come dire, perché questo Priapo, che ho dovuto oscurare perché altrimenti YouTube me lo censurava, questo Priapo si sta, se lo sta pesando, come dire, una bilancia. Dall'altra parte vedete una un sacchetto pieno di monete, come dire che vale tanto oro quanto pesa. E quindi questo era, però era ben augurale.

Io direi, raccontandovi che esisterà poi uno stile più tardi, ovviamente, al di fuori del quarto stile, che va verso una semplificazione estrema. Questa è una decorazione di una Domus Romana che oggi è sotto la Basilica di San Sebastiano a Roma, con delle decorazioni, spartizione della parete molto semplice, la parete bianca con queste figure geometriche che la suddividono e degli elementi, delle figure che svolazzano qua e là. La cosa interessante è che quando vi parlerò di arte paleocristiana, vi farò vedere che in alcuni casi avremo una somiglianza pressoché identica tra alcune decorazioni romane, queste, e le decorazioni paleocristiane. Saranno gli stessi artisti a realizzarle, cambierà il significato simbolico, perché in quel caso subentrerà la componente del sacro.

Ultimissima cosa che vi dico, ma per quanto riguarda la narcisistica. Ecco, tra Roma, Pompei, Ercolano, tutta l'area vesuviana, abbiamo forse pochissimi esempi di ritratti veri e propri. Tra questi, forse il ritratto di Terentius Nero e la moglie rappresentano forse l'eccezione, perché Terentius era un fornaio, vedete voi, e siccome si era arricchito, probabilmente si era fatto ritrarre insieme alla moglie nelle vesti migliori possibili. E però è curioso, perché la ritrattistica, che per noi sarebbe forse, se ci pensate, il primo esempio di pittura che ci verrebbe in mente di richiedere, no, il nostro ritratto, la nostra immagine, la nostra effige, in realtà a Roma non era per niente diffusa.