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Padre mio, vigila su mia moglie e mio figlio con rapida spada. Sussurra loro che vivo soltanto per poterli riabbracciare. Sacri antenati, Io vi onoro. Cercherò di vivere con la dignità che mi avete insegnato.
Convincere Dio. Tratteremo del modo con cui, in buona parte delle culture che conosciamo e che gli antropologi hanno studiato, si assiste a un fenomeno che è abbastanza diffuso a tutte le latitudini e che è il fatto che la gente si rivolge a degli altri che hanno un significato, che però sono invisibili. Che possono essere appunto degli esseri che sono scomparsi, possono essere delle persone che sono vissute prima, possono essere degli spiriti, possono essere delle divinità, anche molte divinità. Oppure può essere un Dio. In qualche modo, comunque, in tutte le culture che conosciamo, la gente fa questo con un'attività pratica molto spesso ritualizzata e quindi che delle precise regole che possiamo chiamare preghiera.
Io sono Franco R. Cecla, sono antropologo. Cioè, mi occupo di capire come fa la gente a vivere in diverse culture, ma anche della nostra. In questo particolare caso, il tema è appunto l'idea strana che la gente si rivolge a delle presenze invisibili per chiedergli delle cose, oppure semplicemente per parlargli. In tutte le culture che conosciamo, che almeno che le culture che noi antropologi studiamo, perché gli antropologi vanno nei posti, frequentano strane popolazioni, oppure frequentano anche, che so, intorno alla stazione di Milano. Però, diciamo, gli antropologi cercano di capire come vive la gente. In tutte le culture che gli antropologi frequentano, c'è un fenomeno particolare che è diffuso quasi universale, se possiamo dire, che è il fatto che la gente parla con delle presenze che sono invisibili. No, che in inglese possiamo chiamare "significant others", no, delle delle presenze che sono significative e che possono essere, che so, l'ex fidanzata, l'ex moglie o l'ex marito che ti ha lasciato o che hai lasciato, ma è che non vedi più, e però ci continui a parlare. Altra gente parla con, in genere, con i morti, cioè con con gente che è sparita dalla propria vita, ma che in qualche modo è presente. Oppure parla con presenze che possono essere protettrici, che possono essere presenze che uno cerca di addomesticare in qualche modo, che uno può chiamare spiriti, no? Oppure che uno può chiamare delle divinità o Dio.
Nel mondo ci sono milioni di maniere di rapportarsi all'invisibile, no, quello che a quello che non è non è tangibile direttamente, ma che ma che in qualche modo si ritiene che abbia una presenza. Quindi, oltre che una presenza, abbia una forte influenza sulla nostra vita. Questo, ovviamente, dal punto di vista di un banale scetticismo, potrebbe essere, no, pensato come un'illusione, come il fatto che noi ci illudiamo. Però è anche vero che la la presenza ingente di questo fenomeno, il fatto che in tutto il mondo, in tutte le culture, questa cosa è molto forte ed è molto presente, e poi il fatto che in qualche modo anche nella nostra vita quotidiana noi sappiamo che ci sono persone che non vediamo più, che però continuano a esserci, no? Cioè, tra l'altro, questo è una cosa che ci insegnano moltissime culture orientali, cioè che i defunti non sono mai veramente defunti. Cioè, in qualche modo, i defunti diventano a un certo punto antenati, diventano persone di cui tu hai bisogno, no? Pensatelo dal punto di vista psicanalitico, cioè quanto quanto le persone che sono venute prima di noi, no, in qualche modo hanno un'influenza costante nella nostra vita.
Tutto questo è molto legato a una dimensione che gli antropologi studiano, che è l'immaginazione, e che nella nostra cultura, diciamo, ha una cattiva fama. È come se l'immaginazione fosse quella dei cartoni animati, fosse quella del del Fantasy, no? Mentre invece l'immaginazione è una delle facoltà umane fondamentali. Nel primo strumento che è stato trovato di 30.000 anni fa, molto di più di così, si è visto che questo strumento che serviva a scalfire altre cose, era impossibile che fosse stato costruito dbl, no, cioè improvvisamente. Cioè, per potere costruire anche la prima selce, c'è voluta l'immaginazione di come sarebbe dovuta essere, no? Quindi, in qu In che modo noi funzioniamo immaginando costantemente le cose prima che esistano? Non solo, ma noi funzioniamo nella vita quotidiana immaginandoci ciò che dobbiamo fare tra stasera o domani, no? Cioè, in qualche modo, l'immaginazione è una delle attività umane fondamentali. Non è vero che noi viviamo solo in base a quello che vediamo e tocchiamo. Una buona parte della nostra attività si basa [Musica]
Persona che non vediamo. Ma pensate cosa significa questo strumento magico incredibile che noi usiamo, che è il telefono portatile? Cioè, noi non potremmo parlare al telefono portatile se non credessimo, se non immaginassimo che dall'altra parte c'è una persona vera, no? Tra l'altro, questa è una cosa, è uno dei paradossi della modernità, cioè noi non sappiamo dov'è quella persona con cui stiamo parlando, perché non è nel telefono, però c'è, non è altrove, però è qui. Cioè, in qualche modo, il solo fatto che usiamo il telefono ha a che fare moltissimo con la nostra capacità di immaginare.
In tutte le culture che conosciamo, compresa la nostra, che invece nega di farlo, la gente dà del tu a delle presenze, cioè si rivolge a delle presenze, in genere per ottenere qualcosa. Quello che tradizionalmente viene chiamato pregare. Cioè, pregare non ha nulla a che fare con la meditazione, pregare non ha niente a che fare con lo yoga, pregare non ha niente a che fare con altri esercizi altrettanto NOD devoli, ma ha a che fare con l'idea di chiedere delle cose, chiedere con Rivolgendosi a delle presenze, parlandoci, in qualche modo proprio quella cosa che in inglese si chiama "addressing", cioè proprio tu ti rivolgi, quello che si chiama il vocativo in italiano, cioè che è un verbo che è stato inventato in gran parte per questa cosa.
Questa cosa qui è presente in gran parte delle culture del mondo che conosciamo, è presente anche nella nostra, nel senso, sono delle statistiche che dicono che negli Stati Uniti l'80% di quelli che si dichiarano atei pregano una volta al giorno, no? Cioè, che in realtà questa attività del chiedere, no, è un'attività che anche gente che non ha una professione di fede ben precisa fa. Anzi, probabilmente quelli che non hanno una professione di fede ben precisa la fanno in maniera molto più forte. Poi magari non non lo ammettono, non lo ammettono con altri, no? Poi ovviamente c'è invece una grandissima cultura di questa cosa strana che è rivolgersi, che è il pregare, che è una cultura che ha creato in tutto il mondo delle grandi manifestazioni artistiche, no? Pensate che pensate ai Dervisci che pregano danzando, no, che girano intorno a se stessi, ma la loro danza ispirata da Rumi, che era un santo Sufi dei del del X secolo, loro danza e si basa sull'idea di fondo che tu che tutto il tuo corpo si può rivolgere in qualche modo a Dio, e e questo avviene in tutti in moltissime culture, cioè i shivai fanno delle circo mulazione intorno a Shiva, in Tibet e in Nepal la stessa cosa avviene intorno ad altre presenze. Il Buddha, che non è una divinità, ma in qualche modo però è un Buddha vivente per coloro che seguono il Buddha, è qualcuno a cui ci si rivolge e intorno a cui si fanno dei mantra, no? Perché un'altra delle attività classiche del pregare è ripetere, e questa è una cosa interessante, perché l'idea di fondo è che la Dio o gli dei o le presenze invisibili, bisogna convincerle, non basta una volta, cioè l'insistenza che funziona, ed è per questo che esistono i mantra.
Pensate che il rosario è lo strumento più diffuso al mondo dopo il kalashnikov, cioè prima viene il kalashnikov, che è pure uno strumento a ripetizione, poi viene il rosario, che è uno strumento che buona parte dei culti che conosciamo possiedono. Il rosario viene dall'induismo, passa al Buddismo, viene riconosciuto da Rumi, che lo porta all'ortodossia, cioè che lo porta in Turchia, e poi sul Monte Athos, e poi arriva al cristianesimo, ed è uno strumento universale impressionante. E che cos'è il rosario? Il rosario è l'idea di fondo che per essere efficace bisogna ripetere costantemente la propria richiesta, no, che serve sia ad elevarsi, quindi a purificarsi, del buddismo, nell'induismo, dalle 108 passioni, oppure che serve a rivolgersi continuamente alla divinità per chiederle qualcosa.
E perché la gente prega? Banalmente, la risposta a questa domanda è che la gente prega perché crede in qualcosa. Però credere è uno strano verbo che in genere chi prega non non contenta, nel senso che c'è un grande antropologo che si chiama Marshall Sahlins, che dice che solamente i non credenti credono che i credenti credono. Quello che accade è che la gente, se voi andate in un in una tribù amazzonica e chiedete a cosa credete, voi non vi rispondono, perché perché non ha senso come domanda, nel senso che che più le culture sono culture omogenee, in qualche modo, e più fanno, ma non è che fanno in base al fatto che c'è una c'è una giustificazione ideologica di quello che fanno, no? Loro praticano direttamente, cioè fanno dei rituali, come vanno a cacciare, come vanno a pescare, come vanno a fare altre altre cose, cioè fanno parte delle pratiche che sono pratiche efficaci per potere vivere in un certo posto.
Che significa credere? Perché usiamo questa parola, questo verbo? La usiamo perché in qualche modo è la scienza che ci costringe a dovere giustificare quello che facciamo, cioè nell'idea di credere c'è il fatto che tu lo debba in qualche modo dimostrare scientificamente, che è proprio il contrario di quello per cui la gente si rivolge a delle presenze invisibili, no? Ora, non è che però queste pratiche siano meno efficaci delle pratiche di andare, che so, oppure delle pratiche artigianali. Sono delle tecniche, cioè il il pregare è una forma di tecnica efficace per ottenere delle cose. Serve in qualche modo quando tu ti trovi in una situazione, oppure oppure vuoi semplicemente capire come stai vivendo, perché stai vivendo, qual è la tua relazione con le risorse che hai intorno, con gli animali, con le piante, con le altre persone, no? Tutte queste cose sono delle forme in qualche modo di dimostrazione del legame, cioè sono delle forme di reciprocità, sono delle dimostrazioni del fatto che noi sappiamo di essere dipendenti da altre persone, da persone che non ci sono più, dagli animali che abbiamo intorno, se ancora ce ne sono, dalle piante, dalle stagioni, no? Cioè, tutte le culture, pregare significa in qualche modo accettare che esiste un'alterità che condiziona la tua vita e a cui devi dare in qualche modo delle cose, no? È una maniera di negoziare. Se tu vivi nella foresta, ti misuri col giaguaro, che sai perfettamente che non ha le tue stesse ragioni, perché per il giaguaro tu sei una fantastica birra da bere, se se ti agguanta, no? Però in qualche modo, cioè esiste in queste culture una maniera di negoziare parlando, no, con le presenze che sono reali, ma anche ma anche immaginari. Non sono, c'è il giaguaro immaginario, c'è il giaguaro reale.
Allora, in tutto questo, però, appunto, tutto questo non ha nulla a che fare con l'idea classica del credere. Per molti, per molti anni, per per secoli, l'atteggiamento occidentale nei confronti delle altre credenze è stato un atteggiamento in qualche modo spocchioso, cioè un atteggiamento che derivava dall'idea che esiste una fede superiore, no, che poteva essere quella islamica o quella cristiana o un'altra fede, e che le altre erano soltanto superstizione o credenze. No, in realtà, da un certo momento in poi, ci siamo guardati, abbiamo capito che anche le cose che noi facciamo sono altrettanto ingiustificabili, no, dal punto di vista scientifico, ma non solo, ma che la scienza stessa è ingiustificabile dal punto di vista scientifico. Pensate, dopo la rivoluzione dei quanti, parlare di materia è totalmente assurdo, perché la materia è la cosa meno reale che esiste, no? Perché noi non sappiamo oggi realmente in che cosa consiste la materia. Pensate che che siamo stati trascinati per un secolo da una parola che è il materialismo, che non ha più nessun senso di esistere, no? In un momento in cui la scienza stessa deve ammettere, no, l'invisibile, perché i quanti non li vedi fondamentalmente, li puoi immaginare, no?
Allora è assurdo avere ancora la spocchia nei confronti di quello che motiva la gente, di quello che la gente fa per dare un senso, ma non solo, ma per dare un senso complesso, cioè per riuscire in qualche modo a interrelare, a imbricare la propria vita con tutto ciò che ha intorno, dove tutto ciò che ha intorno può essere anche invisibile. C'è stato un grandissimo cambiamento di paradigma nella maniera in cui oggi guardiamo al modo con cui altre culture praticano quella che io chiamo qui preghiera, ma insomma, che però è questa maniera di rivolgersi, appunto, a dei a degli altri significativi che ti circondano.
La cosa molto strana è che oggi dobbiamo anche guardare a noi stessi, nel senso che Che gran parte delle cose che facciamo in qualche modo rivelano il fatto che noi stessi abbiamo un bisogno di non dimostrarci continuamente quello che facciamo. Alla base di questa cosa c'è la gaf più tremenda che ha fatto proprio in qualche modo il cristianesimo, cioè il cristianesimo a un certo punto si è diventato schiavo della Scienza, cioè pur di giustificarsi ha dovuto eliminare tutto ciò che sembrava superstizione. E la cosa impressionante è che oggi buona parte delle pratiche religiose di delle grandi, di quelle che si considerano le grandi religioni, hanno un aspetto di magico quanto le pratiche esercitate dagli sciamani in Siberia, oppure esercitate dagli sciamani in Amazzonia, no? Cioè, in qualche modo, o non non è difficilissimo oggi capire cosa distingue la magia da quella che veniva chiamata fede, perché in realtà sono entrambi due dimensioni di qualcosa che serve a far accadere delle cose, no, di qualcosa che è una pratica efficace per convincere Dio, gli dei, le presenze che ci sono al mondo.
La nostra cultura, cioè la nostra società, praticamente quella che noi chiamiamo in maniera molto impropria Occidente, è una delle poche culture al mondo che fa finta di non avere una dimensione Diciamo che si rivolge all'invisibile per motivi molto singolari, appunto, perché è come se fosse una specie di autopunizione, cioè come se di fondo la nostra cultura dovesse essere basata in qualche modo su uno scetticismo generale, cioè sul fatto che non c'è nulla oltre a quello che possiamo toccare e vedere, no? Che però è una forma veramente rarissima, nel senso che non ci sono altre culture che pensano questo. Cioè, se uno va oggi in Cina, che apparentemente è un è un paese di un miliardo e mezzo di abitanti che basato in qualche modo sua rivoluzione comunista, in realtà pregano quasi tutti, perché il culto degli antenati non è mai scomparso, c'è sempre stato. La gente va a fare i pellegrinaggi, la gente va nei templi, la gente pratica la preghiera, eh, normalmente, perché è una maniera di rapportarsi con le altre generazioni.
Una delle cose impressionanti che noi abbiamo perso è l'idea di fondo che la società non sia fatta solo da quelli che ci sono, ma che la società è fatta anche da quelli che ci sono stati. Cioè, se noi siamo l'unica cultura che rifiuta di pensare che abbiamo avuto delle le generazioni prima di noi e che avremo delle generazioni dopo, cioè in qualche modo è come se il legame che ci lega a ciò a coloro che ci sono già stati, noi lo neghiamo costantemente, no? Però questo è assurdo, perché è una specie di civiltà autunni, la nostra, cioè in cui riduciamo continuamente la nostra vita, no, e in base a qualcosa che della storia dell'umanità non è mai accaduto. Cioè, voi pensate che cosa incredibile che è stato la fioritura del pensiero, no, e d anche delle pratiche del V secolo avanti Cristo, cioè nasce Buddha, c'è la filosofia greca, no, e sono tutti momenti in cui in qualche modo le culture si sono chieste, ma E chi siamo? Che ci facciamo qui? Che significato ha? Che significa morire? Che significa è vero che si muore, oppure magari c'è si continua? O che significa nascere? Ora, queste cose che sono le domande base dell'umanità, e che hanno creato delle culture straordinarie, perché pensate che cos'è tutta la cultura orientale, no, dell'induismo, del buddismo? Pensate cos'è il sufismo, no? Ma anche lo stesso cristianesimo, e sono delle manifestazioni che hanno sostanziato buona parte delle produzioni artistiche, di quelle che noi chiamiamo artistiche, dell'umanità, cioè pensate che buona parte della musica nasce da quello, buona parte della danza, buona parte della poesia, no?
Una delle cose più belle del sufismo è che le pratiche Sufi, se voi andate a Istanbul, sono delle pratiche in cui fondamentalmente diciamo coloro che praticano, coloro che ripetono costantemente il mantra del halil, in realtà è che poi girano intorno a se stessi oppure oscillano, sono persone che chiedono che Dio che che stiene ascolto, no? E sono tutte delle formule che hanno molto che fare con l'innamoramento, cioè gran parte della poesia e della cultura islamica su è una poesia d'amore che può essere indirizzata o all'amato, oppure a Dio, senza senza nessuna differenza, no? Quindi diciamo, e questa cosa è quella che ha creato la grande cultura, appunto, di buona parte dell'Oriente, fino a Java, fino a Bali, no? E la cosa assurda è che noi siamo convinti invece di essere la vetta della cultura umana, e invece siamo in qualche modo coloro che hanno tagliato tutte le punte, cioè che hanno rinunziato all'eccellenza, che hanno rinunciato a a questa incredibile fioritura, che è una fioritura di pratiche che sono sempre pensate come pratiche efficaci, cioè la preghiera in tutte queste culture, ma anche nelle culture amazzoniche, anche è qualcosa che serve a far accadere le cose, cioè in qualche modo, c'è un'efficacia. Tant'è vero che appunto, l'idea di fondo è che bisogna fare violenza a Dio, bisogna fare bisogna vincerlo, bisogna costringerlo in qualche modo a darci quello che noi chiediamo.
Ora, questo ha un'efficacia sicuramente, sì, ce l'ha, nel senso che fa parte di una maniera di vivere in cui l'idea di fondo è che si possono immaginare cose che non ci sono, si può cambiare il mondo, si può cambiare la vita, ci si può migliorare, si può migliorare il rapporto con gli altri. Pensate che Pechino, che è stata una delle più belle città del mondo e che aveva un imperatore possente, il potere dell'imperatore era costantemente contrastato dalle confraternite dei commercianti, che avevano erano 300, ognuno di loro aveva un tempio e facevano una festa in un diverso giorno dell'anno, e questa presenza, che era una presenza in parte religiosa, in parte commerciale, era una presenza che condizionava la prepotenza dell'imperatore. [Musica]
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Quindi diciamo, anche grandi culture hanno in qualche modo sono servite di questa cosa per potere rendere la convivenza umana qualcosa di molto più possibile. [Musica] Lucy