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Io sono la fine del mondo di Angelo Duro. Un film che non volevo vedere perché ho letto delle critiche, dicevano che fondamentalmente la ripetizione del suo personaggio per tutto per tutta la durata del film. Non c'è nessun approfondimento psicologico.
Guardo il film ed è fantastico, è meraviglioso. Ci sono degli approfondimenti psicologici da fare incredibili. Non credo di avere lo spazio per farli tutti nel video sui social tradizionali. Vai poi sul video, sul social dei video dove credo che caricherò una versione più lunga, ma veramente c'è tantissimo da dire.
Ci sono anche tanti spoiler che farò e farò anche lo spoiler di quello che succede dopo la fine del film al personaggio e capirai perché. Quindi spoilero pure, eh, quello che il personaggio non ha non ha concluso in qualche modo. Eh, si capisce, insomma, il finale è abbastanza eloquente. Lo spoilererò, per cui stai attento, non guardare il video. Lo ripeto, spoilererò tante cose.
Allora, il film può essere visto effettivamente come la ripetizione del personaggio di Angelo Duro, quello che siamo abituati a vedere, che sta avendo un incredibile successo all'interno di una pellicola cinematografica, e questo è la parte più superficiale. Andiamo a vedere le varie parti più profonde.
Personalità di Angelo. Innanzitutto, il personaggio nasce da una famiglia che è convenzionale, valori convenzionali, ha le classiche aspettative convenzionali, tradizionali famiglia italiana, disattenta, incapace di gestire l'emotività e la creatività di un bambino un po' più particolare, un po' diverso, forse più sensibile, più creativo, che ha ambizioni diverse. E questa ricerca dell'omologazione, di volerlo omologare anche in modo coercitivo, il collegio, la mancanza di contatti affettivi, un'aggressività verbale sul senso di colpa, sul farlo sentire inutile, "non ti avrei voluto fare" oppure "doveva abortire". Ecco, sono tutte eh che che che sono forme aggressive che che rivelano la frustrazione di questi genitori nel tentativo di omologare qualcuno che non era omologabile perché aveva delle caratteristiche differenti. Quindi, tentativo di il prevalere dell'omologazione sull'autenticità.
Questo genera dei traumi in Angelo, che lui avrà questo bambino ferito che ogni tanto riemerge con quella vocina quando fa i suoi monologhi. E e si capisce tutta la sua storia passata da quello che dice. E e si capisce che a un certo punto questo bambino ferito, che si è sentito inutile, messo da parte, a un certo punto ha capito eh che doveva fare qualcosa, doveva avere una reazione. E una delle reazioni poteva essere quella di omologarsi, oppure quella di sentirsi inadeguato, di non valere abbastanza, quella di aver il trauma dell'amore condizionato. Ma non è quello che succede ad Angelo.
Quello che succede ad Angelo è quello di avere una risposta narcisistica. "Io non ho niente che non va, siete voi che non andate bene". Quindi passa da una posizione di dipendenza, perché è un bambino, a una posizione in cui si pone giudice. Come potrai notare, ha saltato la parte della reciprocità perché non è caratteristica di una posizione narcisistica e si sente si sente assolutamente perfetto. Dice anche nel film, quindi non si mette in discussione, non c'è più spazio per la messa in discussione. E purtroppo questo avviene all'interno di una forma di narcisismo del tutto particolare, potremmo definirla una personalità narcisistico dissidente, perché perché si forma per contrapposizione a qualcuno, a qualcosa che lo vuole omologare. La sua identità è plasmata sull'opposizione e la contrapposizione.
Questo si vede nella vendetta, nella rivalsa che poi si prende, la vendetta più che la rivalsa che si prende nei confronti dei genitori, ma si vede anche dai meccanismi psicologici che sono ben rappresentati e che hanno contribuito nel nel che hanno contribuito a formare la personalità adulta del protagonista. E che sono quello descritto da Sigmund Freud, la formazione reattiva, cioè le nostre emozioni represse che si trasformano nel loro opposto, quindi l'amore che si trasforma in odio. E le nostre è quello descritto da Anna Freud, la figlia di Sigmund, l'identificazione con l'aggressore. "Io vittima impotente delle vostre angherie, dei vostri tentativi di omologazione, mi ergo a giudice e a carnefice. Adesso riprendo il controllo, essendo io la persona che infligge il dolore".
Lo fa in maniera palesemente vendicativa, ma incosciente, perché la posizione del protagonista, che è anche quella che fa morire dalle risate durante tutto il film, è il fatto di non essere nella posizione di chi si vendica, ma essere nella posizione di chi compie un atto di giustizia. Il titolo del film potrebbe essere "Io sono il karma". Ecco, in qualche modo chiude un cerchio. È giusto fare così ed è giusto farlo con loro.
I genitori tenteranno anche a un certo punto di colmare quei vuoti incolmabili, curare quelle ferite che non si possono curare perché sono state fatte in altri momenti della storia. E tutto questo verrà masticato dalla mente del protagonista come qualcosa che poi deve essere distrutto per distruggere loro e usato a sua volta per distruggere i genitori per chiudere questo cerchio karmico che fondamentalmente è basato su una vendetta che non è completamente riconosciuta dal protagonista. Ogni tanto emerge l'idea di questa consapevolezza, ma l'atteggiamento predominante è quello di una personalità che non si rende conto fino in fondo perché ritiene di essere nel giusto. Questa è la personalità di Angelo.
Ma andiamo a vedere la personalità della sorella, la bambina adattata che compie la scelta di adattarsi alle aspettative genitoriali. Perché se io faccio quello e tu mi chiedi, tu mi vorrai bene, quindi io mi occuperò di te, io ti sto dietro, così tu mi vorrai bene. Ovviamente questo affetto non arriva. La frustrazione di essere una bambina adattata emerge e traspare benissimo perché l'attrice è bravissima in questo nel trasmetterla e viene in qualche modo passivamente sommersa da questa sua eh immolazione alla alle aspettative genitoriali. È molto brava l'attrice a a interpretare questa parte, la trasmette veramente bene in ogni in ogni scena.
Tra l'altro si evince anche come la sorella, ad un certo punto, accettando l'omologazione, si sia schierata col nucleo familiare contrapponendosi a sua volta ad Angelo, il bambino ferito di Angelo. E qui andiamo in un'altra dinamica. Questa è la sorella. Abbiamo parlato della famiglia, della personalità di Angelo, della sorella. Adesso andiamo a parlare degli aspetti relazionali, come viene visto questo bambino ferito di Angelo, che è un bambino ferito che non ha nessuna capacità trasformativa. Questo bambino ferito viene non ha capacità trasformativa perché è intrappolato in una struttura narcisistica ed è presente, è forte lungo tutto il film.
E una dottoressa, una donna molto empatica, lo percepisce, entra in empatia con quel bambino ferito e non vede la maschera crudele, quasi sociopatica del protagonista, la dipendente affettiva. Quindi si viene a creare questa interessante rappresentazione che ogni tanto emerge, anche se non è la parte centrale del film, usata solo per alcuni sketch, ma è molto interessante della donna che è in che talmente empatizza col bambino ferito che non riesce a percepire gli atti crudeli svilenti di una maschera assolutamente crudele. Ecco, quindi il rapporto narcisista dissidente con dipendente affettiva. Questo è molto interessante.
Quindi, questi sono tutte cose che emergono in maniera emblematica, fantastica e che veramente sono state restituite molto bene. Adesso sono al nono minuto, per cui credo che poi taglierò questo video per i social e metterò su quell'altro social, quello per i video più lunghi, anche l'approfondimento di cui sto per parlare, ovvero eh ehm come finisce il film, perché il film ha una fine molto particolare, sospesa, che merita un approfondimento psicologico.
Perché Angelo sta portando in Svizzera i suoi genitori, li sta portando in Svizzera dove fanno l'eutanasia. Lì finisce con la mamma che chiede aiuto dal camper. Ma c'è da dire qualcosa: e se arrivasse a compimento con la sua vendetta, cosa che non sappiamo, come si evolverebbe la sua personalità? Perché la sua personalità si è evoluta completamente per opposizione. Ed essendosi evoluta per opposizione, quello che poi succede è che perderebbe di significato, perderebbe di senso, non avrebbe più nessun senso non avere più le persone contro cui agire quella vendetta, di contro le quali opporsi. E quindi e quindi andrebbe incontro a un periodo di grande caos. Una personalità così patologica, probabilmente, andremmo incontro anche a qualche episodio psicotico, magari remittente, però addirittura una perdita del contatto della realtà. E potrebbe addirittura finire a un certo punto per avere una risposta depressiva, molto profonda, anche molto grave, perché non avrebbe più senso di esistere. Tutte quelle stampelle, quell'aggressività, tutto quel tutto ciò che ha costruito per esistere si basa sulla contrapposizione contro due persone che poi non ci sono più.
Motivo per cui, in realtà, non può veramente eh porre fine alle loro esistenze. Eh e questo è un elemento importante, perché altrimenti porrebbe fine alla sua stessa esistenza. Esistendo in contrapposizione con l'altro, ha bisogno del nemico. E quindi il nemico sono i genitori, ha bisogno in qualche modo di tenerli vivi. È per questo che ho trovato affascinante il fatto che lui, dopo avergli venduto la casa, si compra un camper e se li va a prendere, se li mette sul camper. Quella è stata una scena incredibile, perché ho bisogno di voi per vivere, perché senza di voi non posso più esistere, perché io esisto contrapponendomi a voi. Questo è l'elemento centrale di tutta la struttura personologica del personaggio.
Emerge qui anche qualche domanda. Mi son fatto, ma come risponderebbe, quale sarebbe il momento per andare in terapia del personaggio? Beh, il momento per andare in terapia del personaggio sarebbe proprio quello della risposta depressiva, perché sarebbe più ricettivo. Cosa succederebbe in terapia? Che in terapia, per via delle dinamiche transferali e controtransferali, andrebbe a strutturarsi un analogo del rapporto genitoriale. Quindi, se i genitori fossero come morti, ehm non ci fossero più, andando in terapia andrebbe a ricercare fortemente, come bisogno di sopravvivenza, quella dinamica relazionale che nel rapporto transferale si verrebbe in qualche modo a rigenerare. E qui, della sua, ridarebbe vita. quella parte di sé che vive per opposizione, opponendosi alla terapia, al terapeuta, anche con abbandoni terapeutici periodici per poi eh ritornare in terapia quando quella carica riemersa, grazie al rapporto di genitore-figlio riemerso nella dinamica transferale e che ha riacceso la sua personalità, gli ha dato legna da ardere per sopravvivere, eh si esaurisce. Esaurita quella quella spinta, deve ritornare in terapia per riaccendere questa dinamica. E quindi sarebbe una terapia molto difficile eh dove ci sarebbe pochissimo spazio per l'introspezione, dove le provocazioni sarebbero moltissime, dove la competizione probabilmente anche che emerge col terapeuta sarebbe forte, perché la dinamica transferale rigenera a livello simbolico quella con i genitori e quindi riaccende questo aspetto dissidente della sua personalità. O positivo della personalità, ma rimane il fatto che il terapeuta sare o la terapeuta sarebbe comunque una persona distinta dai suoi genitori, diversa, con caratteristiche sue proprie. E quelle caratteristiche cercherebbe di eliminarle in qualche modo per ricostituire a livello puro la dinamica genitoriale. Qui, in qualche modo, si capisce che ci vedo degli elementi psicotici nella conformazione personologica del personaggio costruito nel film.
Ehm, una una delle strategie proprio strategie terapeutiche da utilizzare, anche se comparissero, potrebbe essere quella di alcune tecniche basate sul double bind, il doppio legame. La componente oppositiva è talmente forte che qualsiasi tentativo di far emergere elementi introspettivi verrebbe contrastato, motivo per cui il terapeuta si troverebbe in qualche modo a essere a fare la figura dell'angioletto simbolico che viene inforcato da da dal diavoletto simbolico. Quindi, come si può usare questo strumento in come vantaggio in terapia? Probabilmente criticando o in qualche modo mettendo in cattiva luce gli elementi positivi del comportamento del paziente, quindi anziché fare l'angioletto, fare a tua volta il diavoletto, così che, essendo predominante la componente oppositiva, per demolirti deve demolire quelle critiche che tu fai alle parti buone. E questo implica in qualche modo un un accettare, un valorizzare, un dare un annaffiare, un dare vitalità a quelle parti buone che se tu le avessi messe in in evidenza apertamente sarebbero state in qualche modo smentite o poco considerate, mentre mettendole in evidenza in modo negativo, prevalendo quindi l'opposizione, che cosa fa? Manda il diavoletto, però stavolta a inforcare non l'angelo, ma l'altro diavoletto. E quindi la sua stessa dinamica oppositiva lo porterebbe a dover valorizzare gli elementi positivi.
Queste tecniche sono un pochino però ecco one shot, perché te le puoi usare, ma insomma, rischia anche di creare quelle fratture nella relazione che poi portano al dropout, all'abbandono della terapia. Comunque, stiamo parlando di una personalità molto complessa. Ti consiglio di vedere il il film, se anche dopo questo video con questi nuovi occhi, e fammi sapere nei commenti se ti è sembrato interessante. Co?