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Allora, cominciamo. È veramente un'immensa gioia avervi qui tutte e tutti, le nostre ospiti, i nostri ospiti, ma anche tutte e tutti voi. C'è Luciana Castellina qui in prima fila. È davvero una gioia potervi salutare e siamo nella terza e ultima giornata del nostro festival. E adesso possiamo cominciare a dire che è andata bene. È andata bene, ogni appuntamento è stato un successo di partecipazione, che era poi quello che, eh, cercavamo esattamente: la partecipazione. Noi che abbiamo, eh, per noi è una prima volta e quindi eravamo anche un po' ansiosi, un po' preoccupati e, però, insomma, siamo contenti perché sperimentiamo una cosa nuova. Abbiamo già deciso che la rifaremo.
In corso di questi giorni, eh, il manifesto è una strana creatura. È uno dei suoi fondatori, Luigi Pintor, diceva che è come un calabrone che, se viene guardato scientificamente, è troppo grasso, troppo pesante, ha delle ali troppo piccole per volare, quindi non deve volare e, però, misteriosamente vola. Ed effettivamente, se uno pensa che sia possibile fare un giornale così, un giornale di proprietà dei giornalisti che lo fanno e dei tecnici che ci lavorano, è del tutto indipendente, e farlo oggi nel mondo dell'informazione dominato dai conflitti di interesse, e avere riuscire a farlo per 55 anni, è una cosa che non si può fare. Infatti, non si può fare, però intanto noi ci riusciamo. E ci riusciamo soprattutto grazie alle lettrici e ai lettori che stanno con noi.
Oggi non siamo da soli, perché con me c'è la direttrice di Radio Popolare, Lorenza Ghidini, che condurrà questo dibattito con noi. E non siamo da soli, non siamo stati da soli qui a Garbatella, se ci siamo riusciti è perché siamo stati circondati, eh, dai compagni della Garbatella che ci hanno aiutato. Ma non ci hanno aiutato, ci hanno cambiato. Cioè, questo festival è compenetrato dalle tante persone che ci hanno lavorato con noi e quindi è cambiato nel dialogo e, e questo ci fa molto piacere.
Siamo in diretta su Radio Popolare, quindi io, noi, faremo, Lorenzo e io, molta attenzione a dire sempre i nomi, eh, delle persone a cui daremo la parola. Ehm, e dalla, ve li presento, eh, cioè dalla mia destra, Manon Obrì. Manon è la copresidente del gruppo The Left dell'Europarlamento. Un ringraziamento speciale perché in Francia, eh, sta succedendo qualcosa, diciamo così. Eh, anche se a guardare le facce, alla fine sembra che non succede mai niente, perché è sempre lo stesso che ha ricevuto l'incarico, però insomma, Manon, e subito dopo il nostro dibattito, eh, ritornerà. Ed è per questo che non è venuto Jean-Luc Mélenchon, che avevamo invitato all'inizio, perché sta seguendo le, ma noi siamo molto contenti di avere Manon, come siamo contenti di avere con noi Irene, Irene Montero. Irene, sapete che è una eurodeputata di Podemos, nonché la vicepresidente del gruppo The Left. E naturalmente, siamo proprio felici di avere con noi Jeremy Corbyn. Alla mia sinistra, Jeremy è probabilmente finito nei selfie di tutti i cellulari della Garbatella, ma in queste ore che ha girato qui con noi, siamo andati a mangiare qui a un ristorante ed era una processione. E va bene, comunque, a Lorenza, facciamo un applauso anche a Lorenza Ghidini. Grazie dell'invito.
Abbiamo tantissimo di cui parlare, abbiamo anche il tempo per farlo e saremo insieme fino alle alle 6:30. Saremo puntualissimi perché poi dopo abbiamo un altro appuntamento e poi anche perché i nostri ospiti vanno via. Allora, eh, io comincio questo giro di domande, ci alterniamo con Lorenza e comincio con, eh, Irene, alla mia destra. Naturalmente, la partenza di questo dibattito è partirà da Gaza, partirà da queste ore che sono ore nelle quali noi, diciamo, affianchiamo alla, come dire, al sollievo per per la tregua e per il fatto che si smetterà di, si smette e si smetterà di bombardare, anche alla preoccupazione per il tipo di accordo che, che ha portato a questo. Che ancora ci pare essere un accordo che viene fatto di nuovo sulla testa dei palestinesi e come in passato, un, questo genere di accordi non hanno, non hanno portato alla pace. Siamo ancora lontani dalla pace e quindi siamo insieme sollevati, ma anche assai preoccupati. E il Podemos in Spagna ha appena attraversato una discussione con il governo di cui fa parte, molto interessante, anche molto difficile, proprio su questo punto. Sapete che in Spagna è stata, è passata, è stato convertito un decreto che prevede il boicottaggio negli armamenti a, a Israele, e, e l'hanno fatto. Ecco, ti arriva questo applauso, Irene, ti arriva questo applauso. Non è stata una decisione semplice, nel senso che a voi sembrava non abbastanza e, forse, proprio questo passaggio è un po' sintomatico, no, delle difficoltà per una sinistra che vuole restare sinistra e che, però, vuole cambiare almeno le cose stando al governo, delle difficoltà che bisogna attraversare. Ce la racconti questa storia?
Grazie. Io parlerò in spagnolo, quindi se dovete mettermi le cuffie, fatelo ora, così vi arriverà l'interpretazione.
Bene. Dal momento in cui c'è, c'è stato il fuoco che comunque risparmia delle vite umane, chiunque, chiunque con un minimo di umanità si debba rallegrare del fatto che comunque non cadano bombe su case. Sicuramente ci sono stati 35 palestinesi che nelle prime ore del cessate il fuoco, comunque, sono stati uccisi perché Israele ha continuato le sue azioni. Anzi, chiedo scusa. Prima di tutto, vi devo ringraziare per questo evento che affronta il tema così. Però dobbiamo chiederci in che momento si produce questo cessate il fuoco e da che cosa scaturisce? Scaturisce dalla resistenza eroica del popolo palestinese, ma anche il risultato della grande mobilitazione in Europa e del mondo contro lo stato terrorista italiano che ha costretto i governi europei, le élite europee, uno stato terrorista a fare quello che non avevano mai voluto fare. C'erano, ovviamente, anche altri tentativi di compromesso, di cessate il fuoco. Israele ha sempre fatto, la continua violazione del diritto internazionale da parte di Israele non ha mai presupposto che un governo europeo, anche quello spagnolo, abbia interrotto le relazioni diplomatiche, militari, economiche con Israele, perché l'Europa è il principale socio commerciale, partner commerciale dei genocidi di Israele. E arrestassimo le relazioni commerciali, noi potremmo mettere questi perpetratori di genocidio davvero in difficoltà. E visto che la gente si è mobilitata, è riuscita a far sì che qualcosa si smuovesse. Ora, questo cessate il fuoco arriva in un momento. La relatrice del 6800 per le Nazioni Unite è arrivata a parlare di 680.000 palestinesi uccisi. Scaturisce dall'iniziativa di Donald Trump e degli Stati Uniti, sono un paese che costituiscono il principale supporto militare di Israele. Questi anni di genocidio, anche con l'amministrazione Biden e poi con l'amministrazione Trump, ha fornito 21.700 milioni di dollari di aiuti militari a Israele, mentre in Europa, diciamo, si sono fatte forniture ad Israele mai come prima da parte europea. Quindi, per me, per me la lezione di questo cessate il fuoco è la seguente: mobilitarsi serve. Solo. Ma questo è solo il principio. Mentre c'è il cessate il fuoco che sta salvando vite, la responsabilità dei popoli europei, anche dei popoli del mondo, è quello di raddoppiare la mobilitazione, perché questo cessate il fuoco diventi un accordo per la Palestina e non né tantomeno per i governi europei che, comunque, erano senza argomentazioni, erano soffocati dalla sociale. Noi, Gaza, non dobbiamo pensare di guardare la Palestina, Gaza. Noi dobbiamo continuare a mobilitarci, dobbiamo bloccare i porti, dobbiamo entrare nelle strade, sfilare fintanto che la Palestina non sarà libera. Questa tregua deve essere per la pace, non per i paesi d'Europa e degli Stati Uniti che sono complici del genocidio. E soprattutto non perché Israele riprenda, come dire, se non c'è mobilitazione, può essere che Israele ricominci gli attacchi. È già successo in precedenza. Israele ha già rispettato questa prima fase di scambio di prigionieri e poi ha ricominciato con, diciamo, la tornata di attacco. Ora ci incombe la responsabilità di dire chiaramente a voce alta che queste mobilitazioni, le dimostrazioni non sono fatte solo perché temporaneamente si smetta di uccidere i palestinesi, ma perché c'è l'occupazione. Questo piano di sterminio deve finire. E in questo senso, io sono molto preoccupata dal fatto che i governi europei e anche l'élite europea stiano appoggiando il piano di Trump, perché è un piano illegale, è un piano d'affari. I ministri sionisti di Israele lo stanno dicendo molto chiaramente. Hanno un piano immobiliare, un programma immobiliare. Anche Trump ha detto che vuol convertire Gaza in un resort, in una riviera di lusso. Dunque, è un piano d'affari, è un piano coloniale. Il disarmo ad Hamas, ma non alle forze. È un piano di colonizzazione d'affari che non dice una parola sulla fine che non internazionalizza rubò illegalmente e nelle loro abitazioni. E questo è ancora illegale, insisto. Mentre questa tregua sta salvando vite, i popoli europei devono farsi carico di una responsabilità che è quella di mantenere quello che abbiamo visto. I popoli d'Europa e del mondo hanno costretto i nostri governi a fare quello che non volevano fare, ma hanno fatto il minimo indispensabile. Europea con Meloni, socialdemocrazia europea, presidente del paese, hanno inviato delle fregate alla flottiglia globale. E queste navi militari dei nostri paesi, dalla destra, hanno invertito quando la flottiglia aveva bisogno di loro. Andate lì, che si dovevano fermare. Come si, chi faceva qualcosa di illegale fossero proprio le flottiglie e non l'abbordaggio da parte di Israele in acqua internazionale? Un altro paese, Russia, dovesse saltare, sequestrare internazionalmente barche con bandiera europea in acqua internazionale, NATO, barche della NATO. Che cosa sarebbe successo? Diret. Allora, come usando il diritto internazionale non è uno strumento per fare giustizia, il diritto internazionale, ma semmai per opprimere i più deboli da parte dei più forti. E i popoli europei a questo si stanno ribellando. Ed è questo, credo, il momento di dire con tutta la chiarezza possibile che non ci fermeremo qui.
Io invece mi fermo, ma vi dico, due sono le motivazioni. Primo, io penso che le élite europee abbiano bisogno di persone semiaddormentate, silenziose, non solo per essere complici del genocidio, ma anche per dare al re militarizzazione, la guerra degli Stati Uniti, per fare il lavoro sporco di Donald Trump, ma anche per smantellare lo stato del welfare, perché il riarmo sottrae qualcosa che vanno alla sanità, l'educazione, i servizi, diciamo, di base, che vengono smantellati per pagare il riarmo. Quindi le élite europee vedono chiaramente che la mobilitazione pro-Palestina sta ricordando ai popoli europei di tradizionalmente bruciare bambini. Deve cambiare, deve essere attuata per cambiare le cose, e di questo la gente si è resa conto. E poi, altra motivazione, di fronte ad un mondo che, in modo sadicamente, la violenza. Questo mondo della legge del più forte che si tenta di imporci con un piano di sterminio appoggiato dagli Stati Uniti e Israele, ma che si tenta di imporre anche a noi. C'è una maggioranza della società nel mondo che dice che noi vogliamo essere brave persone. Se i nostri vicini hanno un problema, desideriamo aiutarli, vogliamo aiutarli. Se uno stato terrorista bruciasse vivi i nostri figli, le nostre figlie, vorremmo che altri esseri umani, eh, in altre parti del mondo fermassero una gara ciclistica, facessero uno sciopero generale, fermassero e bloccassero i trasporti perché si smetta di bruciare i bambini, perché si smetta di bombardare gli ospedali e le scuole. Insomma, è tornare a tacitare i popoli del mondo per lasciare da sola la resistenza del popolo palestinese. Se l'intenzione è che noi distogliamo lo sguardo da Gaza, dobbiamo fare proprio il contrario. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi, continuare a lottare non solo perché finisca il genocidio, ma perché finisca l'occupazione, perché la Palestina possa esercitare il proprio diritto di autodeterminazione, diritto al ritorno, e perché dal fiume al mare la Palestina sia libera. E qui termino. Termino dicendo solo una cosa: che qualsiasi italiano, italiana, qualsiasi cittadino europeo comprenderà come contro il nazismo, contro il fascismo, come contro i nazisti, proprio per finire alla loro causa. E lo stesso dobbiamo fare fintanto che non riusciremo a sconfiggere lo stato terrorista militare in Israele. Quindi, noi dobbiamo renderci conto di qual è il nostro potere ed essere accanto al popolo palestinese nella sua resistenza. Vogliamo che i governi del mondo si muovano e facciano quello che devono fare. Però, se vogliamo che questo avvenga, dobbiamo continuare a mobilitarci perché la Palestina sia libera, per la sua autodeterminazione, perché ci sia il diritto di ritorno. Ancora una volta, dal fiume al mare, la Palestina deve essere libera.
In Italia, le grandi mobilitazioni per Gaza, per la Palestina, sono arrivate piuttosto tardi, diciamoci la verità. Sono arrivate, si sono come sbloccate, no? La sensazione di un tappo che è saltato, grazie al coraggio di chi è partito su quelle barche con la Global Serenity Flottiglia. Eh, però da noi c'è un governo che non sembra, diciamo, interessato ad ascoltare particolarmente queste piazze, anzi, che fa del gran vittimismo, ritenendo che queste piazze siano rivolte contro la presidente del Consiglio e via discorrendo. In Gran Bretagna, invece, abbiamo assistito a mobilitazioni molto, molto importanti, molto significative, già da diversi mesi a questa parte. E come diceva Irene Montero, certi governi hanno fatto il minimo indispensabile. Queste piazze hanno portato il governo di Keir Starmer al riconoscimento della Palestina, un atto simbolico, ma un piccolo atto. Chiederei a Jeremy Corbyn, che tra l'altro ieri era in una di queste grandi marce, dove ha parlato, dove ha portato la sua testimonianza, per poi catapultarsi qui a Roma alla festa del Manifesto, di raccontarci un po' questa mobilitazione, come anche lui c'è stato dentro, come la sinistra c'è stata dentro. Ma devo dire che la cosa che più mi incuriosisce e che vorrei sentire da lui è com'è andata che Tony Blair ce lo siamo ritrovati in un ruolo così importante all'interno di quel piano che l'amministrazione Trump ha preparato per la Palestina.
Grazie, grazie mille. Ed è bellissimo essere qui. Grazie mille per l'invito. E che bellissime idee avete avuto con questo festival. Spero che ne farete un altro l'anno prossimo. Posso tornare? Hanno già fatto il biglietto. Benissimo, quindi hanno anche già deciso la data. E quando avremo il nostro nuovo partito in Gran Bretagna, vorrei veramente organizzare festival come questi che riuniscano idee, musica, creatività, riflessione economica, riflessione fuori dagli schemi. È quello che dobbiamo fare come socialisti per creare la società che vogliamo. Sono assolutamente d'accordo con tutto quello che Irene ha appena detto in maniera meravigliosa. E voglio ringraziare Podemos per la voce, perché fanno sentire la voce dei principi socialisti e l'opposizione all'estrema destra in Spagna, in una situazione in cui in tanti si ritirano, ma Podemos non lo fa. Podemos non arretra. Grazie per questo. Per quanto riguarda il Regno Unito, ieri abbiamo avuto un'altra delle nostre manifestazioni nazionali. La 32ª manifestazione nazionale dall'ottobre 2023, forse è stata una delle più grandi. Eh, circa 80.000 hanno partecipato alla manifestazione. 800.000 persone davanti all'ambasciata. E ieri non siamo assolutamente certi, ma riteniamo che la cifra sia tra i 6 e i 700.000. Certamente enorme. Persone venute da tutto il paese che hanno speso molti soldi per arrivare a Londra a partecipare. E un fronte unito: musulmani, cristiani, ebrei, induisti, buddisti, umanisti, una voce sola di popolo a sostegno del popolo palestinese, sul diritto a non vivere sotto occupazione. Numero uno, il diritto a non essere bombardati da Israele. E soprattutto, numero tre, come ha detto Irene, che il diritto che i rifugiati in Giordania, Siria, Libano non vengano mai dimenticati, perché loro sono i discendenti della Nakba del '48. Le Nazioni Unite, lungo tempo fa, hanno votato per il loro diritto al ritorno. E qualsiasi piano rivendicativo per il popolo palestinese deve essere comprensivo del diritto al ritorno per i rifugiati e per tutti i palestinesi della diaspora. Le manifestazioni nel Regno Unito sono state enormi per una serie di ragioni storiche. Come sapete, il Regno Unito ha esercitato il potere di mandato alla fine della Prima Guerra Mondiale. Il trattato di Versailles è stato parte dell'accordo Sykes-Picot del 1916 tra Francia e Gran Bretagna. Ha sottoscritto la dichiarazione di Balfour, che diceva che avrebbe dato riparo agli ebrei e ai palestinesi, ma in realtà dava, chi aveva già sofferto terribilmente il razzismo in Europa, il diritto ad accaparrarsi della terra altrui, affermando che il popolo palestinese non importava, importasse. Se guardiamo al dibattito politico tra gli anni '20 e gli anni '30, il razzismo nei confronti dei palestinesi era vergognoso. Nel 1936, quando ci fu la rivolta palestinese, una rivolta guidata dai lavoratori contro il mandato britannico e contro l'imposizione di insediamenti ebraici su terra palestinese, e fu tutta, fu accompagnata la risposta da un razzismo terribile nei confronti dei palestinesi. Quando i sindacati palestinesi hanno chiesto la solidarietà dei sindacati europei, nello stesso momento in cui i sindacati spagnoli chiedevano il sostegno, e giustamente, milioni di persone in Europa hanno risposto alla chiamata degli spagnoli per difendere la Repubblica spagnola, tra cui la generazione dei miei genitori, ma la risposta in Europa alla chiamata palestinese fu quasi nulla. E questa consentì di continuare a denigrare i palestinesi. E quindi, ogni volta che cosa si fa in guerra? Si minimizza l'impatto culturale di quello che tu ritieni essere il tuo avversario. E se fai questo, sarà diventa molto più facile distruggere la sua vita, bombardare. La campagna sulla Palestina nel Regno Unito va avanti da decenni. Abbiamo fatto centinaia e centinaia di manifestazioni negli anni ed abbiamo sempre spiegato la virtù, i punti di forza della cultura palestinese. Il valore culturale è molto importante nel dibattito politico. Non pensate che la poesia e la musica siano un orpello. Sono parte essenziale del nostro movimento, di ogni movimento. E per quanto riguarda le questioni più recenti, è da tempo che protestiamo contro la vendita da parte del Regno Unito di armi a Israele, la produzione di armi israeliane nel Regno Unito, la fornitura del 50% dei componenti degli F35 prodotti in fabbriche nel Regno Unito, e l'utilizzo delle basi RAF di Cipro come punto di consegna delle armi, come luogo che l'esercito israeliano utilizza, e soprattutto viene utilizzato per voli degli inglesi che sorvolano Gaza. E recentemente abbiamo istituito il Tribunale di Gaza con il progetto per la pace e la giustizia. Abbiamo tenuto due giorni di sedute, sentendo molte deposizioni di esperti e dei testimoni che avevano visto i bombardamenti a Gaza, e abbiamo esaminato il piano Trump, ed hanno dimostrato in maniera efficace che i bombardamenti di Gaza City, le parti che sono state bombardate, sono strettamente connesse al progetto iniziale di costruzione della Riviera di Gaza, e che già avevano iniziato a rimuovere parte delle macerie, compresi i corpi dei palestinesi, per creare le fondamenta per le speculazioni immobiliari del futuro. Abbiamo assistito a un genocidio in diretta. Abbiamo visto sotto i nostri occhi in diretta i bambini venire fatti morire di fame, di sete, di assenza di farmaci. Perché Israele vuole fare questo e il Regno Unito e USA li hanno sostenuti. Il disgusto che provo non ha misura. Noi ci concentriamo sul porre fine alle forniture di armi. Il governo alla fine ha sospeso molte delle concessioni in licenza. Io non sono convinto che l'abbiano fatto davvero, ma senz'altro non sono state sospese le forniture dei componenti degli F35, la condivisione di intelligence. Io credo, penso che oggi, almeno oggi, i palestinesi non fossero bombardati. Eppure Mustafa Barguti mi ha scritto stamattina e mi ha detto che la gente invece è stata ammazzata anche oggi, almeno 70 persone. Che cosa dimostra tutto questo, se non il fatto che non si fermeranno durante niente? Se io ho paura che una volta rilasciati gli ostaggi, Israele ricominci. Ho anche paura che il piano di 20 punti, nei fatti, consente a Israele di rimanere a Gaza, una parte importante di Gaza, già abbiamo il 55%. E la conferenza al Cairo potrebbe ben andare ulteriormente a scalfire il diritto dei palestinesi alla terra e alla libertà. I governi sono stati forzati in un'altra direzione dalla potenza delle manifestazioni dell'indignazione pubblica. E tutto questo globalmente ha fatto nascere un'alleanza piuttosto incredibile di persone che erano indignate per quello che vedevano. Nel mio paese, almeno 2 milioni di persone si stima che abbiano fatto qualcosa per la Palestina: sottoscrivere una petizione, partecipare a una manifestazione, scrivere al loro parlamentare, qualcosa. E in tutti i paesi del mondo troviamo delle stime analoghe. Sono stato pochi giorni fa in Sudafrica per un lavoro insieme a Barguti e ad altri per sostenere l'azione presso la Corte di Giustizia Internazionale da parte del Sudafrica, ma anche per chiedere che il Sudafrica smetta di fornire carbone a Israele, perché tutt'ora, purtroppo, lo fa. Ma il parallelo tra il movimento anti-apartheid in Sudafrica e la questione dell'apartheid imposta da Israele in Cisgiordania e a Gaza, questo parallelismo molto forte e brutale e orribile, vile come l'apartheid è stato esattamente la stessa brutalità. Non ha pari quella brutalità rispetto a quello che sta succedendo in Israele. Quindi, veramente, non dobbiamo andare a casa pensare che finalmente sia finita. Non è finita. Io credo che la lotta perché i palestinesi possano determinare il proprio futuro, è sempre stata al cuore delle nostre convinzioni, centrale per tutti noi. Mi avete chiesto qualcosa su un ex primo ministro inglese. Grazie. Mettiamola così. Non io non gli affiderei veramente nulla. Se ci fosse una lezione a Calamai, non lo nominerei. Caricare. Perde il futuro di Gaza. È veramente vergognoso, una persona che ci ha trascinati nella guerra irachena e, come dimostrò l'inchiesta Chilcot all'epoca, quello che disse al Parlamento non era corretto, non era vero, non c'era nessuna minaccia, non c'erano armi di distruzione di massa. Lo sapevano perfettamente e lo fecero, propagarono questa gigantesca menzogna per trascinarci in guerra contro l'Iraq, distruggere milioni di vite, di vite e destabilizzare il Medio Oriente. Quindi, io ringrazio i lavoratori italiani per tutto quello che hanno fatto a favore dei palestinesi. Grazie ai portuali di Genova, grazie a tutti quelli che sono stati in sciopero. Ma la causa non è sparita. Questa è la causa del nostro tempo, della nostra generazione. Dobbiamo assicurare che i palestinesi possano determinare il loro futuro. Non dipende da me decidere la loro futura struttura statutaria. Ci hanno provato nel 1916, nel 1922, nel 1948 hanno imposto la struttura. Questa volta i palestinesi dovranno essere loro a decidere. Grazie.
E voi conoscete Manon Bria. Sapete che è una che parla molto chiaramente anche nell'aula dell'Europarlamento. Ci sono alcuni suoi video interventi, come per esempio quello su Big Pharma, che sono dei bestseller in assoluto che circolano su YouTube, come esempio, diciamo, di parlare chiaro. Quindi possiamo approfittare, sapendo la sua chiarezza, perché, per esempio, l'Unione Europea in questa vicenda di Gaza, come si è comportata? È stata fantasmatica, diciamo così, non l'abbiamo vista, non l'abbiamo sentita. Ha fatto il tifo per Donald Trump, sostanzialmente. E noi sappiamo che vuol dire qui in Italia un atteggiamento del genere. Per cui, naturalmente, vogliamo sentirla per sapere, eh, lei, diciamo, dove colloca la linea di demarcazione tra, eh, il sollievo per il cessate il fuoco e, invece, come diceva adesso Jeremy, la preoccupazione e la necessità di non smettere di seguire, di supportare la libertà della Palestina. Ehm, noi in Italia, lo diceva prima Lorenza, veniamo da settimane, non giorni, ma settimane di mobilitazione molto alta, fin come se dovessimo recuperare, probabilmente dobbiamo recuperare. Ci stiamo già domandando come fare per continuare. E, e non so, in Francia non c'è una situazione facile, ecco. Però volevo dirle qua, sia volerla una parola di conforto da parte nostra. In Francia, anche voi avete un, un governo pessimo. L'assetto istituzionale è diverso, ma nella sostanza, un governo pessimo e ce l'abbiamo anche noi. Il vostro ha deciso di riconoscere lo stato della Palestina, il nostro. Quindi, almeno hai questo conforto, diciamo. Ti lascio la parola.
Grazie mille. Il mio italiano si ferma. Inglese, che non è la mia lingua madre. Spero riusciate a seguirmi. Innanzitutto, grazie mille per l'invito. Sono veramente, non faccio altro che fare avanti e indietro con l'Italia, perché come, veramente, metto un piede e risappo indietro, perché in Francia, come sapete, sta succedendo di tutto. Dunque, che cosa ha fatto l'Unione Europea? Niente. E la risposta, purtroppo, è semplicemente questa. E potrei fermarmi qui, ma cercherò di dirvi perché l'Unione Europea ha fatto così. Quando da bambina studi l'Unione Europea sui libri, ti dicono che l'Unione Europea è il luogo della pace. Ma dov'è stata l'Unione Europea negli ultimi due anni? E voglio dirlo con tutta la chiarezza possibile, e sono certa che un giorno l'Unione Europea, in quanto tale, sarà giudicata. L'Unione Europea è complice del genocidio a Gaza. E lo dimostrerò in maniera molto semplice. Non tornerò all'analisi della situazione a Gaza, che è terribile. Oltre 65.000 morti, oltre 20.000 bambini ammazzati. Eucarestia, 2 milioni di persone scacciate di casa dal rischio di morte per fame. Ma farò un parallelo con la situazione in Ucraina. Quanti round di sanzioni sono state adottate contro la Russia e Putin? Avete un'idea del numero? 90. Giri, round di sanzioni per i crimini contro l'umanità in Ucraina, commessi da Putin. Molto bene. E dove sono le sanzioni contro Israele e il governo di Netanyahu per il genocidio in Palestina? La vita di un uomo vale di più della vita di un palestinese? Il diritto internazionale è lo stesso in Ucraina, Russia, Israele e Palestina. E io credo che sono questi doppi standard che distruggono il diritto internazionale. E sono fiera di guidare l'unico gruppo nel Parlamento europeo che ha continuato a dire che il diritto internazionale, il diritto umanitario sono uguali in tutto il mondo. E con la mia collega Irene, ci siamo sentite un po', un po' sole nel Parlamento europeo negli ultimi mesi. Diciamoci le cose come stanno. Quando presentiamo interrogazioni alla Kallas, in quanto rappresentante agli affari esteri dell'Unione Europea, ci risponde: "Ah, beh, la situazione è difficile, ma che possiamo fare?". Ed infine, dopo 700 giorni di genocidio, l'Unione Europea ha chiesto una mezza misura, non sanzioni, ma una sospensione parziale dell'accordo commerciale dell'Unione Europea con Israele. Sospensione parziale che comprende poco più del 30% degli scambi commerciali tra Israele e Unione Europea, e che porterà un aumento del costo degli scambi. Tenete a mente questa cifra: per 220 milioni. Quindi, in pratica, le merci che saranno scambiate tra Israele e Unione Europea saranno semplicemente un pochino più costosi, nella misura di 220 milioni di euro. Ecco il costo del genocidio, di un genocidio: 220 milioni. Voglio dirlo con chiarezza, perché sono due anni che chiediamo l'imposizione di sanzioni economiche, embargo commerciale, non un 200 milioni di questo o quest'altro. Nessun bene israeliano deve entrare in Unione Europea, nessuno. Analogamente, non vogliamo finte regole di trasparenza sulle armi. Non un'arma deve andare dall'Unione Europea a Israele. È semplice. E il contrario è giusto, perché penso, ad esempio, alla Spagna. Alcuni, alcuni paesi europei, tra cui la Spagna, comprano armi da Israele. E la Francia, sì, ha riconosciuto lo stato di Palestina. Ma dobbiamo essere chiari, se Macron è stato spinto al riconoscimento dello stato palestinese, è stato solo grazie alla mobilitazione di massa nelle strade della Francia per due anni consecutiva. E voglio veramente ringraziare tutti quelli che hanno marciato e marciato e marciato, per riprendere una famosa canzone inglese, nonostante venissero tacciati di antisemitismo. Sono due anni che puntano l'indice contro di noi perché siamo antisemiti. Ma chiedo scusa, difendere i diritti umani fondamentali non significa dire semplicemente che Israele non deve bombardare la Palestina. E se Macron ha riconosciuto lo stato palestinese, è stato solo grazie alla mobilitazione di massa. Come in Italia, è vero, è arrivata tardi, ma è benvenuta. E voglio dire ai compagni e alle compagne italiane che abbiamo guardato alla vostra mobilitazione come una fonte di speranza in un paese fascista. E questa speranza arriva dai giovani. Io credo che ci sia un'intera generazione che si è politicizzata attorno alla questione palestinese, che una generazione tra i 18 e i 30 anni che ha scoperto la politica attraverso lo sterminio di un'intera popolazione per mano di Israele. E esattamente come una generazione nata intorno all'apartheid in Israele. Sono certa che quella generazione è stata politicizzata dal genocidio, si è ribellata ora, ma non smetterà di ribellarsi. E io voglio chiedere a tutti quelli che sono scesi in strada, i lavoratori, e soprattutto i portuali in Italia, che hanno mostrato la via, voglio dire a tutti: non vi arrendete finché la Palestina non sarà libera. Perché, come ha detto la mia collega, non siamo ancora a questo punto. Certo, il cessate il fuoco ce lo prendiamo. Qualunque tregua è benvenuta. Vedere le persone tornare a Gaza City, una città devastata, rasa al suolo, oltre il 90% delle strutture distrutte. Ma sappiamo tutti che il piano di Trump non risolverà la situazione, come è stato già giustamente detto, ed è un piano, piano completamente fallimentato, problematico, perché non c'è una tempistica chiara per il ritiro delle forze israeliane, non si dice quando se ne andranno definitivamente da Gaza. Ed abbiamo dubbi, dubbi su Trump, che aveva più interesse a farsi a ricevere il premio Nobel che a preoccuparsi dei palestinesi. Ovviamente, siamo dubbiosi su Netanyahu, che aveva rotto il precedente cessate il fuoco dopo pochissimi giorni. E come ha detto Jeremy, c'è una si istituisce una nuova forma di protettorato neocoloniale attraverso questo piano. Non vogliamo un piano a guida Tony Blair o di chiunque altro. Dovranno essere i palestinesi ad amministrare il proprio territorio, le proprie città. Il piano di Trump non dice nulla sullo stato di Palestina, non dice nulla sulla Cisgiordania che viene colonizzata in questo momento, nulla sul diritto e la giustizia e su come portare in tribunale chi ha commesso i crimini di questi due anni, non una parola sul diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi. E siccome non dice nulla su queste questioni essenziali, siamo sicuri che queste questioni essenziali non troveranno risoluzione. E l'Unione Europea sta accettando questo piano, si sta consegnando mani e piedi a questo piano, perché sanno di non aver detto le cose come stanno, sanno di non aver nominato il genocidio, chiamarlo, di non averlo chiamato come con la sua parola, di non aver introdotto sanzioni. Ma noi continueremo nel Parlamento europeo ad essere la voce di chi scende in strada. E la pressione dovrà continuare ad essere esercitata perché le sanzioni non sono state adottate. Voglio dire, per concludere, che sicuramente ci vorrà del tempo prima che i palestinesi siano liberi. Noi attivisti dovremmo affrontare nuovi attacchi, ma voglio che ci ricordiamo. Dobbiamo ricordarci che siamo dalla parte giusta della storia, proprio come i nostri compagni che sono saliti sulle barche per rompere l'embargo erano dalla parte giusta della storia. E non sono gli attivisti quelli che devono finire in carcere, è Benjamin Netanyahu e tutto il suo governo. Quindi, voglio dire con forza: noi siamo dalla parte giusta della storia e lì resteremo. Continueremo a rivendicare l'adozione di sanzioni nel Parlamento europeo, noi rappresentanti eletti e gli attivisti nelle strade continueremo, continueremo tutti insieme a esercitare pressione finché la Palestina non sarà libera.
Manteniamo il giro. Quindi, la prossima domanda la fa Lorenza. Io ho preso il microfono soltanto per due annunci di servizio. Il primo, che mi stanno arrivando delle foto da Casetta Rossa, che è un bellissimo posto qui dietro l'angolo, dove c'è un grande giardino, c'è un maxi schermo ed è pienissimo di gente anche lì. Quindi, lo dico soprattutto alle nostre ospiti, ai nostri ospiti, vi stanno sentendo anche tante persone davanti a un maxi schermo qui fuori. La seconda, ho dimenticato di dirla all'inizio, ma viene bene adesso. Voi sapete, avete visto nel programma che abbiamo invitato anche oggi a partecipare Jan Vanaiken, che è il coleader di Link, il partito della sinistra tedesca. Purtroppo, lui era, è entusiasta di partecipare, di venire qui, tra l'altro ama molto l'Italia, in particolare Roma, ed era contento. Sciaguratamente, ieri sera è stato improvvisamente poco bene e quindi non è riuscito a partire. Però Link teneva molto a partecipare a questo incontro con gli altri partiti compagni e ci hanno mandato un breve video che è di Lea Rasna, spero di pronunciarlo bene, e è la è una deputata dell'INC, è la responsabile delle relazioni internazionali e ci ha mandato un breve video di saluto che ci teneva, per, soprattutto per la, per la platea, ci teneva che lo trasmettessimo. Dura un paio di minuti, non di più. Non so se siamo in condizioni di vederlo. Mi auguro di sì.
Sono del partito di Link. Sono estremamente dispiaciuta di non essere qui e vi, vi diamo, vi auguriamo una buona conferenza. C'è una situazione molto pericolosa in Europa. Eh, avviene in diversi colori, qualche volta blu, qualche volta nera, qualche volta marrone, ma, ma c'è sempre l'idea di sottomersi ai potenti. La destra non ha nessuna visione del futuro, si la prende sempre con gli stessi. Ci dicono che il mondo è troppo complicato e che abbiamo bisogno di forti leader, ma quello che vogliono davvero è garantire il dominio dei ricchi in Germania, in Italia, in Francia, in Ungheria, ovunque. La destra non è un caso, è la conseguenza politica di un sistema economico che deruba milioni e gli toglie la dignità. Quando le persone non possono permettersi di pagare un affitto, quando i genitori non sanno di non poter garantire il futuro dei loro figli, subito si cerca qualcuno con cui prendersela. Il nostro compito della sinistra è di spostare il centro del conflitto, dall'odio per chi è più in basso di te, a l'odio verso l'alto. Dobbiamo essere concreti nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, come non come alieni, ma come parte della lotta per la giustizia sociale, per la pace. Dobbiamo organizzare la speranza, una speranza che la politica non sia appannaggio delle élite, che le persone non vengano lasciate sole, non a Roma, non a Gaza, non a Lampedusa, perché la resistenza deve essere internazionale, tanto quanto il potere organizzato su scala internazionale. Dobbiamo costruire ponti tra movimenti, sindacati, femminismi, lotte ecologiche e sociali. Non dobbiamo consentirgli di dividerci tra chi si batte per la giustizia sociale, chi per l'ambiente, chi per qualcos'altro. È una lotta sola contro l'oppressione e dobbiamo essere coraggiosi e dire cose verità scomode. Il capitalismo non difende la democrazia, la minaccia. E che la classe dominante coltiva l'odio quando ne ha bisogno. La difesa dei diritti umani non può fermarsi alle frontiere dell'Unione Europea e noi non lo faremo. Dobbiamo organizzarci insieme oltre i confini. La solidarietà, la nostra arma. Grazie.
Ho sentito un applauso molto caldo quando Manon Bria ha ringraziato i giovani, ragazzi e le ragazze italiane che sono scesi in piazza in queste settimane, definendoli la nostra speranza. E credo che lo abbiamo pensato un po' tutti, no? Ci contiamo molto anche noi. Io sono stata nelle piazze milanesi, ho sentito una sorta di egemonia naturale da parte di questi ragazzi, ragazze, che pure non sono organizzati, ma stavano in quelle piazze. Secondo me, sono qui per restare. Anche se mi sto domandando se possiamo già definirlo un movimento o che cosa. Allora, io chiederei a Irene Montero un parere su, m, una domanda, credo cruciale in questo momento: chi a sinistra oggi è in grado di dialogare, intercettare, soprattutto, forse, ascoltare questi ragazzi e queste ragazze che sono scese in piazza per la Palestina, portando una nuova motivazione politica che va probabilmente anche oltre la Palestina, catalizza altre battaglie. Mh, i partiti tradizionali della sinistra, mh, i sindacati stessi, non mi sembrano attrezzati in questo momento, o comunque non riscuotono particolare interesse da parte di questi ragazzi e queste ragazze. Questo dobbiamo saperlo. E lo chiedo a Irene Montero, non tanto perché magari poi conosce molto bene la situazione italiana, ma lo chiedo perché lei è una dirigente di Podemos, un partito che è nato proprio da un movimento di ragazzi e di ragazze. E quindi, che idea si è fatta del come ascoltare e potenzialmente anche intercettare, dialogare, appunto, con questi ragazzi?
Claro. C'è una cosa che la compagna diceva, che è utile, su cui è utile riflettere. Lei diceva: il fascismo non è un eccesso, non è un errore del sistema, è una conseguenza del sistema. Proprio come il genocidio contro il popolo palestinese non è un eccesso di Netanyahu, non è un errore, un accidente di un governo concreto, è un piano di sterminio studiato a tavolino, a scapito del popolo palestinese, e lavorato dai grandi poteri imperialistici del mondo, in un momento in cui il mondo, di fatto, è lacerato. Quello che stiamo vivendo in Europa, la realtà di un'Europa moribonda, l'Europa del riarmo, l'Europa torna alla guerra, non è uno sbaglio del sistema, non è un caso, è una conseguenza del sistema, è la conseguenza di un dominio imperialistico statunitense basato su un sistema capitalista e coloniale in fase neoliberale, ovviamente. Molti paesi del mondo non stanno proprio sfidando, ma vogliono semplicemente costruire qualcos'altro. E guarda un po', le europee sono alleate con la parte sbagliata. Siamo con le fonti principali di minaccia per lo stato del mondo, cioè gli Stati Uniti e Israele. Non stiamo con i giusti, con i buoni, diciamo. E come sempre, saranno i popoli, quelli che dovranno agire, quelli che dovranno forzare la mano perché avvengano quelle cose che la nostra dirigenza politica non vuole che avvenga. Questo non riguarda soltanto il rapporto tra i giovani e i propri governi, ma tra qualsiasi persona decente e il proprio governo. Ci sono sempre più persone che si chiedono: "Ma come possiamo vivere in una società?". Oggi, il 12 ottobre, in Spagna è festa nazionale. Come possiamo, diciamo, continuare a vivere in un paese che fa festa nazionale, celebra un genocidio? Non abbiamo ancora chiesto perdono per il genocidio che abbiamo commesso sei secoli fa, un'appropriazione, un saccheggiamento. Come possiamo vivere in una società che, bombardamenti quotidiani su Gaza, ma anche in Cisgiordania, Gerusalemme, una violenza incredibile che vediamo sugli schermi delle televisioni, e non c'è niente che un popolo possa fare. Questo ci viene detto. La rassegnazione sembra essere l'unico atteggiamento che i popoli possono assumere, con la complicità dei loro, con uno stato eternalista. Come possiamo vivere in un mondo che dà il Nobel per la pace ad una golpista che ha facilitato l'intervento militare nel suo proprio paese? Perché dobbiamo distogliere lo sguardo e far finta di niente, mentre chiamano terroristi i cittadini che tentano di portare medicinali, alimenti a casa, che è un criminale, un ordine d'arresto internazionale, e che compra all'Assemblea Nazionale, all'Assemblea Generale, uno dovrebbe comparire di fronte al Tribunale Internazionale. È un criminale, sta commettendo un genocidio, non è un oratore. Ma perché dobbiamo accettare che l'Europa faccia il lavoro sporco di Trump? Ma perché la crudeltà, la disuguaglianza, l'odio devono essere i motivi di un mondo che dobbiamo accettare? Ma perché la gente dovrebbe propinare questo tipo di mondo ai propri figli, alle proprie figlie? I popoli, come quelli europei, a cui è stato detto che la democrazia, la libertà, i diritti umani erano arrivati ed erano permanenti, si stanno rendendo conto della menzogna delle élite europee, abusi coloniali in America Latina, in Palestina. Non vogliamo continuare a esercitare questi abusi. Non è il tipo di mondo in cui crediamo, vogliamo credere. In questo senso, penso che ci sia una nuova generazione politica. Non si tratta soltanto di giovani, però. Si è detto che ai giovani non interessa la politica, non gli interessa niente, che gli piace soltanto, diciamo, fare bagordi. E invece, i giovani vogliono un altro mondo possibile. Ma non sono solo i giovani, diciamo, ce l'ho sempre più le persone decenti, persone decenti. Questa generazione, questa generazione di cittadini e cittadine ha una funzione molto importante, a mio avviso, che è quella di essere conscia della propria forza e far valere la propria tradizione democratica. Perché, almeno in Spagna, negli ultimi anni, diciamo, la sinistra ha avuto più potere di quanto non ne abbia mai avuto. La Seconda Repubblica spagnola, la sinistra non aveva mai avuto così tanto potere. Col primo governo di coalizione della storia della democrazia, leggi femministe, abbiamo fatto un lavoro importante per poter portare avanti il rispetto del diritto. La dirigenza politica, non soltanto della destra, accetta che ci siano persone di sinistra nella cultura, libri, poesie, ma non che si impichi. Ci continua a venir detto che tutto quello che fa la sinistra, che tutto quello che fa il popolo, per quanto riguarda il rispetto di non va bene. Diciamo, è la socialdemocrazia che dice di...
Essere orgogliosa delle manifestazioni per la Palestina, però gli ci sono voluti due anni per dare il nome alla cosa, cioè per chiamarla genocidio. Insomma, bisognerebbe dare delle prove un po' più sostanziate, eh, di quello che si pensa.
Insomma, siamo in un momento in cui vedete il mondo si sfalda e si è creata una grande insieme di guerre che non ha soltanto a che vedere con i fascisti, ma anche con i verdi, con i liberali, con i socialdemocratici e con una serie di proposte che onestamente non so cosa. La socialdemocrazia quando parla di diritti non lo fa per i diritti, lo fa per i voti e la destra cerca di arrestare la mobilitazione sociale.
Ed è per questo che mandano una nave da guerra a difendere la flottiglia e dicono che difenderà la flottiglia, però alla fine della fiera sono andati lì per dire alla flottiglia, per favore tornate indietro, invece di difenderli di fronte ad un'azione di abbordaggio che è illegale perché è stato perpetrato in acqua internazionale.
Insomma, nel mio paese, ha provato abbiamo provato, cioè è stato approvato, chiedo scusa, un embargo delle armi che con che è una bufala, è una menzogna che permette comunque la fornitura di armi a Israele. È un atto di ingegneria parlamentare per far finta che qualcosa si sia fatto, ma che poi permette alle relazioni commerciali con Israele di andare avanti indisturbate o quasi.
Insomma, noi ci troviamo in una congiuntura in cui le persone devono tenere a mente il proprio potere e deve ricordare di che cosa siamo capaci quando ci organizziamo, quando ci uniamo. Ed è lì che trasformiamo l'impossibile, impossibile. Ovviamente bisogna creare delle forze progressiste, bisogna cercare delle soluzioni, delle vie per avversare il fascismo, ma mai e poi mai rinunciare ad una battaglia ideologica è servito per fermare il fascismo. Anzi, gli si spianata la via.
È arrivato il momento in cui i popoli, i popoli del mondo ed in particolare i popoli europei dicono con chiarezza che un mondo diverso è possibile e che anche se è difficile la speranza deve sempre essere la prima. Ma un anno fa chi pensava di poter vedere tali e tante manifestazioni in difesa del popolo palestinese? Se si vuole, le cose sono possibili anche quando si prova a farlo nel momento in cui tutti dicono che non si può.
Principi etici di vita, quelli che ci vengono proprio dallo stomaco, dalle dalle trippe. L'essere umano è legale. Noi vogliamo l'aborto libero, gratuito. Il pianeta deve essere curato. Sono queste le cose per cui dobbiamo lottare. Questa è la nostra funzione.
Difendere una proposta politica in Europa che non si basi sulla complicità con il genocidio, il riarmo che i socialdemocratici, verdi, liberali, la destra, l'estrema destra appoggiano. L'Europa deve abbandonare la NATO, l'Europa deve uscire da questo stato di soggezione assurda nei confronti degli Stati Uniti. Trump ride di noi dicendo "Mi chiamano il presidente d'Europa". Ursula von der Leyen è andata a firmare un accordo miserando con Donald Trump in un campo di golf privato. Ma che umiliazione!
Insomma, io penso che il momento della speranza sia adesso e ritengo anche che il modo per entrare in contatto con i giovani che in Italia sta dando una lezione a tutti, che lo sta facendo anche in altre parti del mondo, collegandosi con le università, con altre istituzioni. Sappiamo che ci sono persone che magari non hanno la casa e non vogliono che i soldi vadano alle armi, vogliono che vengano dedicati alla pensione, alla casa, all'istruzione, alla salute. Quindi se noi riusciamo con le dimostrazioni a evitare che i nostri governi continuino ad essere complici, beh, continuiamo così.
La tradizione democratica è così che è stata fondata l'Europa. E sono i nostri governi che stanno mettendo l'Europa in una scatola buia che non ha uscita e la destra che con l'appoggio della socialdemocrazia ci porta verso questo. Ma i popoli d'Europa vogliono il femminismo, vogliono la democrazia, non vogliono il razzismo, non vogliono una politica migratoria criminale che mette repentaglio la vita delle persone, dall'estrema destra alla socialdemocrazia. Questa è la nota.
Allora, costruiamo un altro mondo possibile, cerchiamo di convincerci che si può. Se questo è l'effetto delle manifestazioni in Europa al popolo palestinese, c'è un'altra dimostrazione lezione che possiamo trarre: che abbiamo siamo forti. Bloccare un porto, scendere in strada non è un crimine. Un crimine invece è uccidere un bambino. E allora disobbedienza civile, strategie di lotta perché la dignità sia la nostra normalità e questo è il migliore messaggio che possiamo mandare ai nostri giovani, ai nostri figli e alle nostre figlie che non sono soli e che non gli lasceremo una merda di mondo come questa, proprio come ci hanno insegnato i partigiani, le partigiane italiane, come ci hanno insegnato l'antifascismo europeo, gli ambientalisti, ecologisti, pensionati. È possibile raggiungere un mondo diverso dove la dignità, i diritti umani siano per tutti e tutte e chi vuole essere crudele e ingiusto non abbia diritto di cittadinanza nella nostra società.
Gagliarda la sinistra, eh? In Spagna e in Francia, almeno, e in Inghilterra. Eh, tantissime cose da chiedere a Jeremy. A parte che Irene volevo, eh, la Spagna deve uscire dalla NATO. Mi sa che forse questo obiettivo magari si è... Ho visto che Trump ha detto che la vuole cacciare lui, fa finire che ci si arriva in un altro modo. Ehm, no, tante cose da chiedere a Jeremy che peraltro si è non da molto lanciato, eh, in una nuova avventura, questo un nuovo partito quando ha lasciato il Labour, questo partito che si chiama "The Independent Group for Change", sul quale abbiamo, malgrado una partenza un po' complicata, ma le partenze sono sempre complicate. Adesso sembra che le cose siano sistemate, ce lo dirà lui, eh, guardiamo con con attenzione e e con speranza.
Jeremy, peraltro, è un è un compagno che ha pagato un prezzo alto all'uso politico dell'antisemitismo, intendendo come tale il qualsiasi critica alle politiche di Israele. E lui, sapete la sua storia, ha pagato un prezzo alto, naturalmente, e nonché l'antisemitismo è un orrore, come tutti i razzismi ed è purtroppo ben presente nelle nostre società, ma forse una cosa da chiedersi è e quanta responsabilità portano anche le nostre società occidentali, i nostri governi occidentali nell'aver garantito a Israele due anni, due anni per stare soltanto al momento più crudele, ma insomma tanti anni di totale impunità e addirittura negli ultimi due anni impunità nel genocidio e di fronte alle opinioni pubbliche mondiali. Questa cosa ha un peso nel risollevare gli orrendi sentimenti di antisemitismo? Io temo di sì. Temo di sì e questa è una responsabilità anche questa del dei governi occidentali, ma abbiamo parlato, eh, faccio un po' di domande insieme perché non so se ci sarà poi abbiamo una scadenza a un certo punto occasione di di tornarci ancora.
Per Jeremy e abbiamo parlato dei movimenti e Irene ha usato adesso un'espressione, ha detto "Un altro mondo è possibile". E per cui la domanda è: ma questo movimento globale, questo movimento per la Palestina, Jeremy, è forse il movimento più forte che vediamo dai tempi del movimento altermondista, del movimento contro la globalizzazione e son passati più di vent'anni, ventiquattro anni. Noi in Italia ricordiamo bene quello che è successo a Genova e e la quindi la domanda è: secondo te questo movimento ha le potenzialità per estendere i suoi temi anche oltre, eh, la Palestina? Non sarebbe la prima volta nella storia che la lotta di un piccolo popolo per la sua libertà e autodeterminazione poi ha innervato un movimento più generale che è stato capace di occuparsi anche di altri temi e e la compagna tedesca ci ha fatto un elenco preciso partendo dalle disuguaglianze al cambiamento climatico. E e voler pretendere troppo, voler caricare troppo di aspettativa questo movimento che, come diceva Lorenza, è composto in gran parte di giovani o o potrebbe succedere. Tante domande, Jeremy, ma c'è il tempo per rispondere. Grazie dell'opportunità di avere questo scambio.
Io ho partecipato ai movimenti per la pace per tutta la mia vita e i movimenti sociali intorno organizzati dai forum sociali mondiali e molti altri movimenti degli ultimi vent'anni. Credo che sappiate tutti che la comunicazione da allora è cambiata ed è andata nella direzione opposta. Numero uno, la crescita e la concentrazione di potenti forze di destra che controllano le principali testate. Pensate a Murdoch, pensate a Fox News, pensate alla totale assenza di valori da parte di queste testate, la crescita di canali televisivi dedicati come nel caso di Fox News, come nel caso della Gran Bretagna, canali dedicati a un messaggio suprematista cattivo che denigra i poveri perché sono poveri, le vittime perché che sono vittime, che non va mai a guardare alle cause dei problemi.
Altro tema, la crescita tecnologica, gli smartphone, i computer ultrasmart, l'intelligenza artificiale e la nostra capacità di comunicare con tempi velocissimi ai tempi delle testate nucleari, della produzione delle testate nucleari degli anni '60. Noi ci dicevamo bene, ma se noi passiamo, noi passavamo tutta la notte svegli, riuscivamo a stampare 200 volantini, la mattina dopo le distribuivamo, ci sentivamo così fieri e adesso puoi mandare milioni di messaggi in pochi secondi. Non sottostimiamo la nostra capacità di comunicare e non diventiamo ossessionati con lo il mainstream su X, su Facebook, su dove vogliamo. Accertatevi che il vostro messaggio arrivi dove volete che arrivi.
Per quanto riguarda la peel dell'estrema destra, l'estrema destra è cresciuta in tutta Europa. Esistono da tempo i fascisti, esistono in ogni singolo paese europeo, compreso il mio da molto tempo e in alcuni momenti i fascisti sono stati molto potenti. In qualche nel periodo fascista degli anni '30 e '40 brutalmente massicciamente potenti, ma poi sono finiti ai margini, ma non sono scomparsi ed hanno trovato una fonte di sostegno: prendersela con i migranti per ogni problema della società. E Nigel Farage parla logicamente del incredibile povertà nelle zone che lui rappresenta. È davvero che c'è tanta povertà, ma poi passa alle cause. Le cause sono sempre i migranti che arrivano da Calais, che attraversano la Manica per arrivare nel Regno Unito. Non ha senso. È illogico perché qualcuno dovrebbe una persona che è così disperata da salire su una barchetta traballante lo faccia perché vuole fare impoverire gli elettori del collegio elettorale di Farage.
Ma i media mainstream trattano questo personaggio come fanno con tutti gli esponenti della destra europea, come se fosse l'uomo più intelligente del mondo. E poi fanno un bel sondaggio e dicono "Uh, tante persone sono preoccupate per la migrazione". Come li fanno questi sondaggi? Vanno in giro a chiedere alle persone: "Sei preoccupato per l'immigrazione?". Ed è così che si costruisce una storia infondata che diventa una gigantesca menzogna e poi si chiede alle persone di credere a questa menzogna e purtroppo c'è chi lo fa, chi ci casca. Ma ponete provate a porre la domanda in altri termini. Ritieni che il servizio sanitario nel tuo paese in Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, pensi che il tuo sistema sanitario nazionale sopravviverebbe senza i migranti a fare gli infermieri, i paramedici, le pulizie? Tutti sappiamo quale sarebbe la risposta.
Quindi queste chiamate false, pericolose della destra trovano sponda per il modo in cui i media le presenta e purtroppo per il modo in cui ai nostri figli viene insegnata la storia del continente, l'idea che un giorno l'Europa abbia avuto un ruolo speciale nel mondo, perché noi siamo i più intelligenti di tutti, quelli che hanno fatto le cose più belle di tutti. Scusate, la prima università del mondo in Iraq, gli architetti, la matematica dalla Cina, l'architettura dallo Zimbabwe. Dobbiamo insegnare la storia globale e dobbiamo insegnare seriamente la storia del colonialismo, la brutalità, la schiavitù, l'imposizione dei nostri valori culturali, perché la cultura fa una grande differenza.
Ora, eh, per quanto riguarda il lavoro politico che stiamo facendo nel Regno Unito, ma quello queste cose che c'è tanto da fare, le questioni, i problemi per la classe lavoratrice britannica e sono gli stessi problemi che le persone che lavorano stanno affrontando in giro per l'Europa: le miniere che chiudono, le le le le fabbriche che non ci sono più, l'indebitamento della comunità, i tutte le le strutture, i circoli operai, i circoli dei minatori non ci sono più, ci sono solo negozi dove andare a comprare merci. Quindi i valori operai alla base di tante comunità si sono persi e i sindacati hanno perso iscritti perché sono per via della chiusura delle miniere, delle grandi fabbriche e i lavori sono stati sostituiti dal terziario da un lavoro sempre più insicuro e non sindacalizzato.
Poi e c'è il problema dei giovani e mi interessa molto quello che stava dicendo Irene, il tema della cultura giovanile. Io sono d'accordo. Sono d'accordo sull'entusiasmo, l'energia dei giovani, della musica, di tutto quello che esprimono, ma vedo anche la disperazione, lo stress mentale e i problemi che vengono causati dall'indebitamento nel mio paese. Costo dell'istruzione dell'università a seguito della privatizzazione, i costi esorbitanti per la casa perché non c'è la cosiddetta edilizia popolare a cui possano accedere, non l'affitto privato non è calmierato e questo è un problema grande per loro.
Io credo che i partiti di sinistra in Europa devono seriamente dare battaglia per i diritti sul lavoro, il la forza della cooperazione di chi fa e dell'eccesso di potere da parte delle grandi corporation che gestiscono Amazon, Uber che offrono ai giovani contratti a zero ore in condizioni estremamente pericolose per un salario da fame. Chi lavora con i contratti a zero ore nella gig economy ha diritto deve godere degli stessi diritti di cui gode il lavoratore con contratto a tempo indeterminato in una fabbrica e quindi noi possiamo fare i si risponde all'estrema destra difendendo le comunità che hanno perso potere negoziale. Esattamente. La a seguito di tutto quello che la TAC era fatto è un problema di pensiero sull'economia e di unione da parte dei partiti della sinistra in tutta Europa per sfidare la destra e il messaggio orribile che promulga.
Io sono disgustato quando vedo richiedenti asilo che vengono messi in centri di accoglienza orribili in giro per il paese, mentre le loro domande di asilo vengono esaminate. Sono persone povere, disperate e spesso molto confuse in stato confusionale per le esperienze traumatiche da cui provengono e sono disperate. Poi arriva uno di destra, organizza una manifestazione davanti al centro d'accoglienza, magari cerca di appiccare il rogo, ma non è forse quello che facevano i nazisti in Germania negli anni '20? I fascisti alle minoranze in tutta Europa. Sarà questa la storia del nuovo secolo con i politici che in questo momento condonano chi fa tutto questo, continuando a giustificare chi dice che tutti i nostri problemi vengono dalla migrazione.
Cine di migliaia di persone sono morte cercando di attraversare il Mediterraneo. Tantissime persone sono morte cercando di attraversare la Manica. Io non dico che la i rifugiati hanno la soluzione a tutto, ma il problema è guardare che cosa abbiamo fatto gli altri paesi, l'effetto delle guerre in Iraq, in Siria. Guardate agli effetti di quello che abbiamo fatto in Afghanistan. Sono questi che determinano i flussi di rifugiati, ma il numero più grande di rifugiati nella storia, circa 70 milioni è quello, siamo arrivati in questo momento. Dobbiamo essere empatici rispetto a queste persone, esseri umani proprio come noi, come me, come te. e ognuno di noi un domani potrebbe essere un rifugiato.
Quindi l'unico punto l'ultimo punto che solleverò e per quanto riguarda il processo politico nel Regno Unito, dopo le ultime elezioni non ero più segretario del Labour, sono stato sospeso dal partito, ho chiesto di essere riammesso, l'ho fatto appello perché le accuse erano vergognose e infondate. che hanno poi rimosso dal gruppo parlamentare del Labour al che si muove in maniera isolata secondo le sue regole e alla fine, dopo che le cose erano cambiate politicamente nel Labour, una risoluzione che dicevano che io non ero più legittimato ad essere un rappresentante pubblico del partito. Mi è sembrato un pochino eccessivo. Eh, ho cercato ho messo in discussione questa decisione, mi è stato detto che non c'era diritto d'appello. Ho detto "Ah, bene". Evidentemente adesso il partito è gestito da diritti da avvocati sui diritti umani. Io pensavo di avere dei diritti, ma in ogni caso mi potreste cortesemente dire se io voglio mettere in discussione, se voglio appellare contro questa decisione, dove posso farlo? Mi hanno detto "No, scusate, ma nel partito le regole della giustizia naturale non si applicano". È questo quello che succede quando hai un partito che viene guidato dagli avvocati.
Ho deciso di candidarmi indipendentemente alle elezioni generali. Sono stato veramente fiero del aiuto che ho ricevuto da tantissime persone. Il mio collegio ha scelto di rieleggermi al Parlamento. Ho deciso quindi che fosse necessario far emergere una voce alternativa al Labour, perché il Labour sta attaccando i diritti sociali, le libertà civili, sostiene il genocidio e non c'è un'alternativa. Abbiamo quindi fondato "The Independent Group for Change". Il processo di fondazione è in corso. Faremo la conferenza fondativa a Liverpool alla fine di novembre e le i principi fondamentali sono quelli della giustizia economica, proprietà pubblica delle industrie e infrastrutture fondamentale, energia pulita, fine alle testate nucleari nel mondo e niente più razzismo nella società. Saremo parte della famiglia dei partiti di sinistra in Europa per promuovere fieramente l'unità delle persone che lavorano nel in Europa e sfidare l'egemonia della destra e dei media e vinceremo.
Riprendo alcune delle suggestioni di Jeremy Corbyn per fare a Manon Bri una domanda sulla grande questione di classe che riguarda le sinistre oggi in Europa. Sinistre che da molti anni ormai vengono votate soprattutto nelle grandi città, vengono votate dai laureati, vengono votate da alcune minoranze. In Europa vanno per la maggiore l'estrema destra e l'estremo liberalismo a cui le socialdemocrazie si sono alleate, in sostanza su molti temi anche allineate. Allora, le chiedo qual è secondo lei lo spazio oggi per una battaglia delle sinistre unite in Europa, potenzialmente unite, insomma, sperabilmente su questa questione proprio di di classe. Grazie.
È l'ultimo giro, giusto? Quindi dirò forse qualche parola anche sulla Francia perché credo che il parallelo tra la Francia e l'Italia sia piuttosto interessante e voglio iniziare da questo e poi risponderò alla tua domanda. Come saprete, stiamo attraversando una grande crisi politica in Francia, forse la più grande della nostra storia recente, dal secondo dopoguerra e questa crisi ha un nome. Sarò molto chiara nella risposta. La crisi francese, questa grave crisi politica istituzionale ha un responsabile: Emmanuel Macron. Perché se guardiamo a cosa è successo in Francia, Macron ha perso le elezioni europee, ha convocato nuove elezioni, le ha perse e da allora continua a dire "Ma fatemi governare ancora, fatemi scegliere dei ministri tra la minoranza piuttosto che tra la maggioranza, perché se ci guardiamo intorno in Europa".
Noi come sinistra qualche volta magari potremmo sentirci un pochino disperati, ma se devo attaccarmi a un pochino di speranza oggi, anche se Macron non lo capisce, eh, vedo che le cose sono piuttosto diverse. Sì, la sinistra ha vinto le elezioni in Francia l'anno scorso. Siamo arrivati per primi. Siamo il primo gruppo nel Parlamento nazionale e se le abbiamo vinte le elezioni l'anno scorso è stato perché noi in Francia abbiamo proposto un programma molto chiaro e due anni prima nelle elezioni presidenziali Mélenchon aveva preso il 22%, mentre i socialisti poco più del 2%. Eh, non lo dico per prenderli in giro, ma perché è evidente che la la posizione di sinistra su cui c'eravamo attestati e poi abbiamo proposto un'unità della sinistra su basi chiare e radicali perché non si può costruire l'unità della sinistra se non si è chiari su salario minimo e via discorrendo. E questo può essere forse strumento di riflessione qui in Italia, se posso dirlo.
Risultato è stato che Macron ha nominato tre primi ministri nel giro di un anno e questi primi ministri hanno fallito, i primi due fino all'ultimo, che ha due record all'attivo: il tempo più lungo nella storia per nominare un governo, 26 giorni, seguito dal lasso di tempo più breve di durata del governo, 14 ore. E Macron si sarebbe detto che Macron a quel punto avrebbe appreso la lezione, ma no, lui è il re della Francia. Rinominiamo lo stesso primo ministro che è stato di nuovo nominato venerdì sera tardi ed è questo il punto a cui siamo. Nessun governo, un vecchio nuovo primo ministro, la cosa crea un po' di confusione ed è veramente fa e questo è l'intento. L'intento è far sì che la gente odi la politica, odi i politici e la nomina di Leccnu è un colpo, un colpo di stato, è una provocazione. E sappiamo tutti cosa succederà. Diranno "Sì, nomineremo un governo tecnico". Se è un governo tecnico che non ha ambizioni politiche, governo tecnico, forse in Italia vi dice qualcosa. Mario Monti, Mario Monti, Mario Draghi, Mario Draghi. Voi amici italiani forse dovete venire a spiegare ai francesi che i governi tecnici non esistono, sono governi politici. Voi amici italiani sapete meglio di chiunque altro a cosa portano. Monti porta Matteo Salvini, Draghi porta Giorgia Meloni e lo dico perché è il fallimento del loro modello capitalistico e per sopravvivere i capitalisti scelgono siedono l'estrema destra rispetto alla sinistra.
In Francia i capitalisti dicono "Tu scegliamo più meglio Hitler del fronte popolare negli anni '30 dicevano" e ci troviamo esattamente nello stesso momento in Francia e in tutta Europa. È un momento di svolta. La politica sta venendo ridefinita perché assistiamo a una ricompattamento della destra, proprio come è successo qua in Italia, con un'alleanza tra la destra e l'estrema destra. Sta avvenendo la stessa cosa nel Parlamento europeo con la destra e l'estrema destra che si alleano ogni giorno di più e lo stesso sta succedendo in Francia. Analogamente a sinistra occorre chiarire le cose perché i socialdemocratici eh continuano a vagare nel attentoni ad avanzare attentoni, ma diciamo che c'è una nuova tendenza, però cercano di continuare in quel modo e poi c'è il resto della sinistra che vuole un cambiamento radicale e questo sarà definitivo per la sinistra nell'insieme stesso per quanto riguarda il Parlamento europeo.
Che cosa significa alleanza tra destra ed estrema destra? In Italia, lo sapete bene, ma lo vediamo in Europa. Spingono insieme le politiche antimigrazione utilizzando il bilancio europeo per costruire muri alle frontiere dell'Europa, complicità con il genocidio a Gaza, ovviamente militarizzazione dell'Unione Europea. Avrete notato che i sette trovano sempre i soldi per i carri armati e per le armi, proprio quei soldi che non avevano per gli ospedali e le scuole. Questa agenda però NATO spinta dalla destra e all'estrema destra la vediamo in atto anche a livello europeo. Noi siamo gli unici contro la NATO che chiediamo di uscire dalla NATO. Stesso vale per il commercio e l'economia. La destra e l'estrema destra concordano sull'austerità, sul capitolare ai piedi di Trump con i loro dazi al 15% che saranno imposti sui beni europei importati negli USA, saranno concorderanno l'arretramento in materia ecologico. Sappiamo tutti che il Green Deal oramai è stato archiviato e per ottime ragioni.
Il gruppo della sinistra nel Parlamento europeo, abbiamo presentato una mozione di sfiducia a von der Leyen, di censura a von der Leyen. Molto interessante perché la sinistra l'ha sostenuto, tra cui Sinistra Italiana e 5 Stelle, anche Verdi Italiani, ma per esempio il Partito Democratico, il PD italiano, si è rifiutato di appoggiarla e io vorrei dire ai socialdemocratici e al PD in particolare, visto che mi trovo in Italia, E quelli che ci dicono dalla mattina alla sera che dobbiamo essere responsabili, negoziare perché altrimenti sarà peggio con una commissione di estrema destra. Chiedo scusa, ma abbiamo un vicepresidente della Commissione Europea italiano che afferisce all'estrema destra per la prima volta nella storia. E poi vorrei chiedere ai socialisti e ai socialdemocratici in un anno di mandato della von der Leyen, cosa avete ottenuto al di là della complicità con il genocidio, al di là delle misure di austerità, al di là della militarizzazione dell'Unione Europea. Questo è il risultato di un solo anno di questa coalizione tra socialdemocratici, liberali e destra. E conto su di voi per fare pressione sul PD e i socialdemocratici, perché la storia insegna molto chiaramente come funziona.
È tempo che i socialdemocratici e la sinistra si confrontino sulle loro smettano di abbandonare le loro ambizioni sociali, ecologiche. È tempo di svegliarsi. L'estrema destra non arriverà da qui a un paio d'anni. È qui ora. E voglio essere molto chiara, la nostra porta al gruppo "The Left" del Parlamento europeo è sempre aperta, ma la lezione della Francia ci insegna che cosa hanno ottenuto al di là quando avevano l'Olanda al governo, se non il 2% alle elezioni. La gente non è stupida. Se tu ti presenti con grandi promesse sociali, diceva Hollande che la finanza era il suo peggior nemico, è divenuto il suo migliore amico. Quindi voglio essere molto chiara perché questo è il momento in cui la sinistra tutta deve fare una scelta e dobbiamo essere più uniti che mai, ma non al spese delle nostre istanze, della nostra radicalità, perché altrimenti le persone resteranno deluse. Loro provano disgusto e non tornano a votare.
Quindi per noi nella sinistra di "The Left" pensiamo che quello che bisogna fare è prendere una chiara posizione contro la Commissione von der Leyen. Abbiamo presentato una mozione di censura, continueremo a farla, lo ripeteremo e i socialdemocratici questa volta dovranno scegliere da che parte della storia stare. Ma questa è la lotta dentro le istituzioni. Dobbiamo ricordarci che non siamo dei semplici rappresentanti eletti. Prima di essere eletta al Parlamento europeo, io ero un attivista, continuo a considerarmi tale, lavoravo con Oxfam sulle tasse, la giustizia, la disuguaglianza e come membri eletti dobbiamo continuare questo principio di solidarietà perché il fascismo, per combattere il fascismo, non si tratta solo di presentare proposte in Parlamento, ma una lotta concreta. L'aborto è proibito in Polonia e noi con alcune colleghe abbiamo portato le pillole abortive in Polonia, anche se sono illegali, perché bisogna resistere contro le leggi ingiuste. Analogamente il Pride è stato vietato da Orbán in Ungheria. Noi abbiamo organizzato una delegazione che andasse in Ungheria a resistere al divieto del Pride e infine il fatto di avere membri eletti tra cui rappresentanti eletti tra cui e quelli italiani a bordo della flottiglia. Anche questo è stato un atto di resistenza. La resistenza non va coniugata al passato o al futuro, ma al presente. Noi stiamo organizzando questa resistenza che organizziamo a livello nazionale e vi auguro il meglio e vi daremo tutta la solidarietà a voi italiani, organizzeremo la resistenza sul livello europeo con il mantenendo continuando a fare pressione tutti insieme perché se c'è una cosa che abbiamo imparato dalla storia italiana e siamo tutti antifascisti e io ripeterò questa cosa in Francia. Siamo tutti antifascisti.
Grazie. Thank you, thank you, thank you very much. Thank you, thank you. Grazie. Il tempo a nostra disposizione è finito. Grazie Manon, Irene, Jeremy. Sentirvi parlare veramente una ventata di ossigeno. Vi ringrazio. Ma adesso voi ripartirete, noi restiamo qui con Giorgia Meloni, forse non sapete che viene da questo quartiere. È per questo che continueremo a lottare, continueremo a fare il nostro lavoro di giornalisti rivoluzionari del Manifesto. Co?