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La storia che sto per raccontarvi è veramente incredibile ed esaltante. Difficilmente mi spingo a usare termini come questi, ma davvero questo è un caso eccezionale. In questo video, questa video lezione di educazione civica, vi voglio raccontare dell'organismo internazionale dell'UNESCO: quando, come è nato, quali sono i suoi obiettivi. E voi direte: "Fino qui, forse, così tanto entusiasmante non mi sembrerà". Link, almeno all'inizio.
Ma voglio raccontarvi anche di come, a un certo punto, nel 1972, in seguito all'impresa che sto per raccontarvi, che ha a che fare con il caso dei templi di Abu Simbel in Egitto, verrà creata appunto la Convenzione del Patrimonio Mondiale, che in qualche modo è qualcosa che davvero ci riguarda tutti da vicino. Allora, vediamo un po' di che cosa vi devo raccontare.
Innanzitutto, voglio raccontarvi che cos'è l'UNESCO. UNESCO è un acronimo, l'unione di queste iniziali di queste parole. Ovviamente è una sigla internazionale, vedete, "The United Nations Educational Scientific and Cultural Organization". Organisation, il mio inglese è sempre un po' così. In sostanza, traduciamo dall'italiano: appunto, è l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. Fino qui mi sembra tutto molto freddo, qualcosa di internazionale, qualcosa di istituzionale.
Ma dovete sapere che questa organizzazione internazionale è stata istituita a Parigi nel 1946. Pensateci, come data, esattamente alla conclusione, pochi mesi dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. E già questo vi fa capire l'idea. Era proprio quella di poter creare degli accordi internazionali, politici ed economici, per poter preservare non soltanto le opere d'arte, perché se ve ne parlo io di storia dell'arte, evidentemente per voi è un'organizzazione che tutela il tema. In realtà, l'intento di questa organizzazione internazionale era quello di poter costruire una pace duratura.
E come si fa a costruire una pace duratura? Diffondendo la cultura, facendoci sentire tutti fratelli uno dell'altro, facendoci capire che una testimonianza storico-artistica creata in un luogo remoto della terra, in realtà, è una testimonianza che ci riguarda tutti da vicino, che fa parte del nostro patrimonio quasi genetico, mi sento da dire, di dire culturale, genetico, internazionale. Quindi, l'UNESCO, appunto, nel novembre del '46, nata dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura e che essa debba essere fondata sull'educazione, la scienza, la cultura e la collaborazione fra nazioni.
Educazione, importantissimo, che i ragazzi vengano educati alla cultura del rispetto reciproco e del rispetto della storia e della cultura dei diversi paesi. La scienza, che ovviamente collabora affinché tutto questo possa essere portato avanti. La cultura, che ovviamente è il fuoco sul cuore di questo progetto. Ma soprattutto, la collaborazione tra nazioni. Senza questa collaborazione, davvero, l'UNESCO non avrebbe senso di esistere.
Al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua, di religione. Questa, questa lunga frase che ha a che fare con la descrizione dell'UNESCO, vi fa veramente capire che l'UNESCO è una sorta di grande carta costituzionale condivisa tra i paesi che ne fanno parte. A oggi sono 190, dati dell'ottobre del 2020, quindi dell'anno scorso, ma insomma, sono questi gli ultimi arrivati. Fanno parte dell'UNESCO 194 paesi del mondo.
Vuol dire che 194 paesi si sono accordati per lavorare insieme, collaborare, per garantire questo rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti che sono alla base di tutto, e delle libertà fondamentali. Quindi, davvero, è una carta stupenda, è un accordo stupendo che, appunto, prescinde dalla diversità dei popoli e, appunto, non facendo distinzione tra razza, sesso, lingua o religione. E già qui saremmo, avremmo già finito la lezione di educazione civica, perché sarebbe perfetta. Ma voglio raccontarvi qualcosa di più.
Questa UNESCO è nata proprio riflettendo da una frase che viene riportata sul sito ufficiale dell'UNESCO: "I governi degli Stati membri della presente Convenzione, a nome dei loro popoli, dichiarano che, poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace". È vero, le guerre vengono create, purtroppo, dalla mente degli uomini. Allora occorre diffondere, coltivare la cultura della pace. E come si fa? Si fa diffondendo la cultura in generale, in senso esteso, facendoci sentire parte di un unico progetto.
E quindi l'UNESCO si impegna a costruire i presupposti per garantire la pace internazionale. Quindi, ripeto, non è semplicemente rivolta all'educazione, alla scienza e alla cultura, ma è veramente rivolta a garantire la pace internazionale e la prosperità dei popoli, promuovendo il dialogo interculturale. Interculturale, quando c'è differenza, il dialogo può arricchire sempre. Il rispetto dell'ambiente e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile, nel perseguimento dei seguenti obiettivi che varrò specificarvi tra un attimo. Anche il rispetto ambientale e lo sviluppo sostenibile, ovviamente, sono entrate a far parte degli obiettivi dell'UNESCO, visto quello che stiamo vivendo, momento storico così delicato.
Quali sono questi obiettivi in generale? Promuovere l'educazione in modo che ogni bambino, bambina, ragazzo o ragazza abbia accesso a un'istruzione di qualità come diritto umano fondamentale, come requisito essenziale per lo sviluppo della personalità. Voi, forse, non pensate che l'educazione è un diritto, ma nel nostro paese, in particolare, un privilegio, perché l'educazione viene garantita a tutti e ci sono paesi in cui questo ancora non è così scontato. Quindi, forse, per voi andare a scuola può essere una sorta di forzatura, una fatica. In realtà, dovete viverla in modo totalmente opposto.
Per voi è una sorta di enorme, meravigliosa opportunità per sviluppare la vostra personalità, per scoprire chi siete, dare forma alla vostra persona, al vostro carattere, costruire, creare il vostro percorso di vita, diventare quelli che siete destinati a essere. In questo senso, l'educazione è la chiave di volta dello sviluppo personale e, di conseguenza, degli stati, se ci pensate.
E poi, ancora, secondo obiettivo: costruire la comprensione interculturale, anche attraverso la protezione e la salvaguardia dei siti di eccezionale valore e bellezza iscritti nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Mi parlerò tra un attimo di questa lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, ma voi capite che se noi andiamo a visitare un luogo, io vi parlerò adesso dell'Egitto, e noi ne apprezziamo non semplicemente la bellezza estetica, ma il valore culturale, storico che questi patrimoni ci raccontano, ecco che allora con questo dialogo interculturale, ovviamente, non si tratta soltanto di capire che se siamo in Egitto, quello è un tempio dedicato, radicato nella cultura egiziana, che la cultura egiziana è parte della cultura di tutti, perché ha dialogato con le culture dei popoli che c'erano intorno e perché la sua antichità l'ha fatta e sarà alla base dello sviluppo internazionale.
Quindi, occorre capire che queste testimonianze, queste testimonianze sono davvero di tutti, rivestono un valore eccezionale per tutta l'umanità. E poi, ancora, perseguire la cooperazione scientifica per rafforzare i legami tra le nazioni e le società, al fine di monitorare e prevenire le catastrofi ambientali e gestire le risorse idriche del pianeta. Questo è un tema molto contemporaneo per quanto riguarda, appunto, le le risorse ambientali. E pensate anche quanto la collaborazione internazionale in questo momento sia fondamentale, e anche la cooperazione scientifica siano fondamentali per provare, ad esempio, a mettere un freno allo sviluppo della pandemia, a trovare, appunto, delle soluzioni che siano di cura o di vaccini. Pensate quanto tutto questo oggi sia davvero così importante.
Ultimo punto, ma è essenziale: proteggere la libertà di espressione come condizione essenziale per garantire la democrazia, lo sviluppo e la tutela della dignità umana. Ogni uomo ha la libertà di esprimersi, ovviamente, all'interno di un sistema paese che ha a che fare con la democrazia e lo sviluppo e la tutela della dignità. Non vuol dire poter esprimere la propria opinione andando sopra quella degli altri. Vuol dire che ognuno ha il diritto di diventare se stesso e di esprimersi al di là delle differenze che abbiamo a livello personale, culturale, di razza, di religione, di ferro, eccetera.
Quindi, vedete che l'UNESCO, in fin dei conti, ha degli obiettivi meravigliosi che tutti quanti noi, già così, possiamo veramente apprezzare tantissimo. Ma la storia che voglio raccontarvi è eccezionale ed entusiasmante, perché era, in realtà, una storia che riunisce tremila anni di storia. E in particolare, voglio raccontarvi il caso dei due templi di Ramses II e della moglie Nefertari, che sono stati salvati dallo sforzo eccezionale di 113 paesi che avevano aderito all'UNESCO negli anni '60. Perché cosa è successo allora?
State vedendo in questo momento il tempio di Ramses II, l'ingresso del tempio di Ramses II, che risale al XIII secolo avanti Cristo. Siamo ad Abu Simbel, nel sud dell'Egitto. E cosa succede? Questo tempio, che fa parte, quindi, della cultura egiziana che noi abbiamo studiato, ha, tra l'altro... ho dimenticato un pezzettino e mi fermo un attimo. Vi parlavo di questo Patrimonio Mondiale che verrà istituito. Torno indietro, torno, torno qui. Va bene, qui non importa che devo parlare di patrimoni mondiali.
Dicevo che nel 1972 verrà istituito questo World Heritage Convention, cioè questa parte, questa convenzione per la protezione del Patrimonio Mondiale, con l'idea sistematica che ogni testimonianza artistica storica fa parte del patrimonio di tutti, del mondo. Ma a questa decisione di istituire questa lista dei beni che fanno parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità, creata nel 1972, verrà proprio in seguito all'episodio che sto per raccontarvi, cioè appunto il caso eccezionale dei templi di Abu Simbel.
Intanto, voglio dirvi che l'Italia è il paese mondiale che custodisce il maggior numero di siti che fanno parte di questa lista del Patrimonio Mondiale. Al momento, novembre 2021, l'Italia può contare qualcosa come 58 siti che fanno parte di questa lista del Patrimonio Mondiale. È il paese... pensate quante piccole, lo so che noi ci sentiamo da italiani, stiamo in cima al mondo, ma non è così. Provate a guardare la mappa del mondo e guardate quanto è piccola l'Italia. Ecco, nonostante la nostra piccolezza, davvero, siamo piccolissimi, minuscoli nella geografia mondiale, l'Italia custodisce il maggior numero di siti inseriti a far parte, fanno parte del Patrimonio Mondiale.
In realtà, non sono soltanto siti che hanno a che fare con la cultura, ma a volte sono siti ambientali, o ci sono anche dei delle liste che fanno parte di questi, di questa lista, anche delle testimonianze transnazionali o seriali. Ci sono anche dei beni materiali che fanno parte di questa lista, ad esempio le danze, le danze popolari, per dire. Ma questo per dirvi, per ritornare a raccontarvi dell'importanza.
Ma iniziamo davvero, allora, a capire il caso dei templi di Abu Simbel. Cosa era successo? Facciamo un passo indietro. Abbiamo detto: tredicesimo secolo, momento in cui Ramses II ha fatto costruire questo sito nella Nubia, così si chiamava, appunto, il territorio dell'Egitto, quindi del sud. Ora, nel 1954, il generale Nasser, che governava l'Egitto in quel momento, decide di dare l'avvio, ok, alla costruzione della diga di Assuan. Una diga che avrebbe costruito, avrebbe determinato la costruzione di un enorme bacino, lago artificiale, che era necessario per poter far progredire la vita dell'Egitto di quel momento e che avrebbe coperto questo spazio, questo lunghissimo territorio, appunto, dall'Egitto del sud e sarebbe arrivato fino al nord del Sudan.
Ma se questo bacino artificiale era necessario per poter far progredire la cultura, avrebbe avuto un effetto collaterale devastante, perché questa diga avrebbe portato all'arrivo di enormi quantità di acqua che avrebbero sommerso completamente questi siti archeologici, in particolare i siti in cui erano collocati il tempio di Ramses II e della moglie Nefertari. Voi capite che sarebbe stato un dramma enorme, perché il bacino idrico avrebbe coperto, in alcuni punti, sarebbe stato profondo 90 metri, quindi davvero avrebbe sommerso completamente queste testimonianze che sarebbero, in sostanza, sparite nel nulla.
Cosa è successo nel 1959? A questo punto, sia l'Egitto che il Sudan, che erano i due paesi coinvolti maggiormente da questa, da questa necessaria costruzione della diga per lo sviluppo, per il progresso della vita di quegli anni, delle popolazioni di quegli anni, si rivolgono entrambi all'UNESCO, che nel frattempo è tornata nel '46. E all'appello dell'UNESCO rispondono appunto 113 paesi, che a questo punto cominciano a elaborare un piano per salvaguardare questi templi.
E qui che inizia il vero e proprio piano, come se fossero avere un piano internazionale di "film d'azione", in cui tutti vengono, provano a fare del loro meglio, e non c'è nessun tipo di differenza interculturale. Anzi, 113 paesi diversi provano a collaborare per mettere a punto un piano per salvare questi tesori che non sono egiziani, ma sono tesori del mondo. Voi capite che in quel momento si era posta una profonda e drammatica scelta: preservare la cultura oppure favorire lo sviluppo del paese? La modernità, l'antico o il presente, il futuro? Ecco, la risposta che è arrivata dall'UNESCO e dai paesi che hanno aderito a questa, questa incredibile campagna, è stata quella di preservare entrambi: la cultura del passato, ma anche lo sviluppo per il presente e per il futuro.
Ora, parliamo quindi di questo tempio per un attimo. Lo vedete, il tempio di Ramses II, appunto, che presenta un'altezza della facciata di 33 metri, una larghezza di 38 metri e una profondità di 62 metri. In particolare, vedete nella facciata ci sono queste gigantesche statue di Ramses II che misurano 20 metri circa. Riconoscete, appunto, il nostro faraone che indossa l'Ospen, no, questa è il classico copricapo da faraone, e che indossa sia la corona dell'Alto che del Basso Egitto, il nemes, appunto, e il cobra al centro della testa, così come, appunto, dicevamo, appunto, la bella barba posticcia.
In questa facciata, poi, compaiono al di sotto o di fianco la madre Tuia, la moglie Nefertari e i figli. E in cima alla struttura, lo vedete in alto, in particolare ai lati in alto, compaiono 14 babbuini che guardano verso est, come aspettando la nascita del sole. Vi ricordate che gli Egizi non consideravano il giorno come scontato, ma ritenevano che ci fosse una sorta di lotta notturna tra le divinità e le forze oscure, le forze del male, e quindi ogni giorno era accolto come una specie di grande vittoria, come perché che era attiva la conservazione della creazione.
Ora, ci sono rimasti questi quattordici babbuini che guardano, appunto, a est, aspettando il sorgere del sole. E le ipotesi sono che prima ce ne fossero 22, come erano 22 le province dell'Alto Egitto che in quel momento facevano parte del regno del faraone Ramses, oppure addirittura che i babbuini fossero 24, come le ore del giorno, a raccontarci di questa scansione temporale meravigliosa che ha un po' magico, se ci pensate, della cultura egizia.
Allora, cosa succede? Abbiamo detto che nel '59 c'è questa richiesta di aiuto da parte dei due paesi, Egitto e Sudan. 113 paesi reagiscono e cominciano a formulare dei progetti per poter salvaguardare questi due siti archeologici. Qual è la soluzione che propongono? Prima vengono proposte ipotesi fantasiose, avveniristiche. Siamo negli anni '60 in poi. In realtà, il lavoro verrà portato avanti poi dal 1964 al '68. Al suo racconto, qual è la soluzione adottata?
Ma le soluzioni sono avveniristiche. Qualcuno aveva proposto di costruire una sorta di grande capsula che potesse proteggere dall'acqua intorno al tempio e che fosse visibile dall'alto con delle delle piattaforme particolari. Ma insomma, tutto questo avrebbe comunque compromesso il tutto, anche perché la struttura del tempio era fatta in pietra calcarea, quindi in realtà in arenaria, scusate, quindi in realtà abbastanza friabile e delicata.
Allora, che qual è la soluzione che è stata trovata? Intanto, come vedete, non c'è semplicemente la facciata, ma il tempio, vi faccio vedere, è la pianta, era appunto profondo 62 metri e quindi davvero era una struttura scavata all'interno della struttura. Questi templi rupestri, vi ricordate tra le tipologie che vi ho raccontato, quindi è un tempio scavato all'interno della roccia, davvero questo complicava tantissimo la cosa.
Il piano che viene elaborato è questo. Vedete che ci sono due templi: il tempio grande e il tempio piccolo, quello di Ramses e quello di Nefertari. E l'ipotesi avveniristica ma meravigliosa che viene messa a punto e realizzata, l'impresa incredibile, consiste nel decidere di tagliare a fette, come dire, il tempio, i due templi, e di segare la montagna, ricostruirne una artificiale 65 metri più in alto e 200 dietro, dieci metri più verso l'interno, in modo tale che con l'arrivo dell'acqua provocato dalla diga di Assuan, i templi, i due templi non sarebbero stati sommersi. Voi capite che davvero è un progetto che a noi sembra così folle, ma l'hanno realizzato.
Questo era, appunto, il progetto e vedete la ricostruzione del dl, della della costruzione finale, appunto, con la facciata e l'interno con questa struttura che voi vedete. Vi faccio vedere poi dopo come è stata realizzata. Ecco, qui vedete nella parte in basso i due templi, a sinistra Ramses, a destra Nefertari, appunto, come erano prima dello spostamento. Ma ne ha dell'incredibile, questi templi sono stati selezionati, tagliati, scavati dalla roccia e sono stati spostati più in alto e più indietro. Ed eccoli, vedete, in alto, in questo modellino che ricostruisce l'impresa.
Ho trovato un po' di foto dell'epoca che vi fanno capire, non saranno nell'ordine corretto delle varie fasi, perché in cosa è consistito questo lavoro? In sostanza, sono stati coinvolti tutti i paesi che potevano contribuire nel progetto e nella realizzazione. Pensate che il progetto finale, questo che vi sto raccontando, un progetto che deriva da questi architetti, ingegneri, archeologi svedesi, ma verranno coinvolti per scavare, tagliare la roccia, in particolare tantissimi escavatori italiani del marmo, i marmisti di Carrara, perché è da sempre con noi gli scalatori della cava di marmo di Carrara, avevano esperienza sul taglio della montagna.
E la montagna, tra l'altro, era stata tagliata con del filo d'acciaio e delle motoseghe, esattamente come si fa per la cava di marmo di Carrara. Cioè, l'idea più semplice sarebbe stata quella di usare l'esplosivo, ma avrebbe compromesso tantissimo la struttura. A questo punto, ci saranno diverse fasi, tre fasi in realtà, in cui la struttura viene smontata e rimontata. Nella prima fase, viene creata una sorta di protezione, una sorta di diga davanti alla stessa struttura per evitare che l'acqua arrivasse, perché nel frattempo era stata iniziata la costruzione della diga di Assuan, perché era un lavoro necessario per il paese.
Allora, viene costruita questa ulteriore protezione e vengono i templi vengono in qualche modo coperti con della sabbia che dovevano proteggere, da dove a proteggere durante la fase, appunto, di scavo, per evitare che si rovinassero, si distruggesse il tutto. Intanto, una serie di canali sotterranei serviranno a far drenare il tutto. Dopodiché, appunto, questa, nel frattempo, viene costruito una montagna artificiale, appunto, 210 metri più indietro e 65 metri più in alto, e i due templi vengono smontati, smantellati, tagliati, selezionati pezzo per pezzo, ovviamente secondo la massima possibile tutela che poteva essere messa in atto.
Ponteggi, tutto quello che poteva essere fatto. Pensate che per realizzare questa impresa lavoreranno, verranno realizzati qualcosa come 5.000 tagli, e i pezzi del del tempio di Ramses II saranno qualcosa come 1.050. Tutti questi pezzi, con questo pezzo di montagna affettata, materialmente, 10 chilometri di tagli, nove mesi di lavoro di sega, e coinvolgeranno più di duemila operai. Ma per fare in modo che tutto questo potesse avvenire, pensate che è stata, in sostanza, sono state create delle vere e proprie città nel deserto, costruite apposta, perché dovevano ospitare le case degli operai e le loro famiglie.
Verranno costruiti alberghi, addirittura un aeroporto che permetteva, appunto, l'arrivo internazionale, e un ospedale, delle attività, appunto, per per accogliere questa comunità che si era creata apposta. Pensate che meraviglia, questa comunità internazionale che non si interessava minimamente della differenza linguistica, appunto, l'importante era riuscire a partecipare per poter proteggere e salvare questo incredibile tesoro dell'umanità che rischiava di andare perso.
La seconda fase consisterà, quindi, nel taglio di questi pezzi, nell'affettamento della montagna, nella costruzione della montagna artificiale. Tutti questi pezzi venivano poi trasportati in modo lentissimo, catalogati, numerati, catalogati, archiviati con un codice che per loro doveva, codice della posizione originaria, che avrebbe permesso di ricostruire i templi in modo rigorosissimo e perfetto. A questo punto, vedete che verrà costruito per sostenere la struttura, all'interno della struttura, una sorta di, chiamiamola, cupola prefabbricata di ferro e di cemento. Ve la faccio vedere qui, mentre ci sono le operazioni di montaggio, perché ovviamente questo avrebbe dovuto preservare la struttura.
Tutt'intorno sarebbero state riposizionate i massi, la pietra, le pietre originarie, però ovviamente serviva un aiuto, come dire, moderno per mantenere la struttura. Guardate che progetto affascinante. Nel frattempo, che vedete le teste dei faraoni, del faraone Ramses, che erano la parte più, come dire, più identificativa e che dovevano essere assolutamente preservate. Qui vedete, appunto, le varie fasi di lavoro, gli operai che lavoravano. Guardate che interessante.
Vedete anche che le teste verranno rimontate, che una sorta di struttura a L che verrà incastonata all'interno dei volti delle teste tagliate, proprio per garantire, appunto, che la signora avrebbe retto. Guardate, a noi sembra qualcosa di avveniristico, e qui tutto questo è successo tra il 1964 e il '68. E la conclusione dei lavori avverrà, appunto, il 31 ottobre del 1968, anche se poi una serie di altre opere verranno portate avanti in seguito.
Vi sto mostrando queste teste staccate che hanno a che fare proprio con qualcosa di avveniristico, meravigliose, perché ci mettono, ci fanno veramente rivivere l'emozione di quel momento. E pesavano tantissime tonnellate. C'erano dei limiti che erano stati imposti per poter... le teste misuravano, appunto, 20 metri e pesavano 30 tonnellate, e occorreva, quindi, che non si superasse un certo limite. Certo è che non si poteva neanche tagliarle a metà, quindi occorreva veramente, è stato uno studio incredibile.
Vi ho inserito a questo punto due dipinti di René Magritte, un artista belga del Surrealismo, che noi studieremo molto più avanti, che però spesso farà uso, pala ricorso a queste immagini di queste teste come se fossero separate, tutte queste scale, queste sezioni, per cui mi sono venuti in mente, ve li ho inseriti così come suggestione. Lasciamole perdere, però guardate che meraviglia, che affascinante. Nella realtà, le teste non sono alte 20 metri, era la struttura complessiva, però le teste, nuovamente, molto, molto voluminose.
Guardate, appunto, le fasi delicatissime del riallestimento per arrivare poi alla conclusione. Erano state impiegate tutta una serie di stratagemmi tecnici che non vado a raccontarvi, però guardate, il tempio viene riassemblato. Vedete qui i blocchi scavati, tagliati, gli assemblati insieme, davvero qualcosa di avveniristico e meraviglioso. L'opera verrà, appunto, compiuta e l'impresa pone davvero una sorta di grande precedente alla comunità internazionale.
Restava da completare soltanto uno dei misteri che erano legati da sempre al tempio di Ramses II, perché in particolare in due giorni dell'anno, che sono il 21 di febbraio e il 21 di ottobre, la luce del sole entrava all'interno della porta del tempio e illuminava tre delle quattro divinità che erano collocate in fondo al tempio. Le divinità erano Ptah, la divinità che vedete più a sinistra, che era la divinità funebre e legata all'ombra, per cui in realtà la divinità non veniva mai nominata da questi raggi del sole che penetravano questi unici due giorni dell'anno. E poi c'erano Amon-Ra, Ramses II e lo stesso faraone.
E tra le varie divinità, vi faccio avere un'altra foto in cui tutti e quattro sono illuminate, ma in questo caso con la luce artificiale. Ora, restava da vedere se con lo spostamento del del tempio, 65 metri più in alto e 200 metri, 210 metri più indietro, si sarebbe riusciti a preservare questo miracolo della luce che due volte all'anno illuminava le statue quasi in senso miracolistico, a volerle restituire alla loro divinità origine divina, il sole stesso, Ra, la divinità del sole.
Ora, in realtà, con lo spostamento che è stato fatto in senso artificiale, i due giorni dell'anno vengono preservati, ma con un giorno di distanza. Cioè, oggi, i due giorni in cui c'è il fenomeno della luce che entra, illumina i tre personaggi là in fondo, sono spostati di un giorno, perché in realtà si sono spostati al 22 di febbraio e al 22 di ottobre. Poco cambia, probabilmente questo anche a che fare con lo spostamento che nel frattempo è avvenuto negli anni, nei 3280 anni che ci separano dalla costruzione di questi tempi. Quindi, in realtà, tutto questo è, ha comunque del magico.
Concludo raccontandovi invece qualcosa che di magico non fosse, che questo un po' di magico ce l'ha, ma vi voglio raccontare che nel luglio del 1961, quando abbiamo detto i lavori partiranno nel '64, verranno realizzati e finiti nel '68, l'appello internazionale parte nel 1960. Allora, sì, come faceva parte di un dibattito internazionale, vi incuriosirà sapere che nel luglio del 1961 usciranno due puntate del fumetto Topolino, in cui c'è la storia raccontata di Paperino e il Colosso del Nilo, nei numeri 292, 293 del luglio '61. Qui ho messo le copertine, anche se sono veramente copertine, ma la prima parte è la prima immagine dei due fumetti, anche se sono a bassa risoluzione, ecco, in cui gli editori immaginavano esattamente quello che poi verrà realizzato: cioè smontare e rimontare, tagliare i templi per poter ricostruire.
È davvero curioso che i creativi di Topolino abbiano veramente anticipato i tempi, credendo veramente nel progetto prima ancora che davvero venisse avviato e completato. Vi lascio con questo suggerimento, se volete, per andare a vedere le varie fasi, anche immagini di repertorio, potete andare a cercare questo "Trasloco del Tempio di Abu Simbel", la tomba di Ramses II, nella puntata di "Passaggio a Nord Ovest" con Alberto Angela, che ci farà da guida, che ci racconta con il suo sommario, tutta la storia. E quindi, qui io vi ho messo il frame iniziale, potrei far partire il video, ma non lo faccio. Vi suggerisco, se siete interessati, vi suggerisco di andare a guardare questi tredici minuti di video di questa puntata, in cui davvero vedete con tutte le ricostruzioni grafiche, vedete davvero come dal progetto iniziale si sia arrivati veramente a questa impresa esaltante.
Lo è esaltante, quando soprattutto quando la comunità internazionale supera le differenze per arrivare a lavorare e collaborare insieme per un obiettivo unico, per me è assolutamente esaltante.