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BL GIUR - Masullo - Lezione 4

CEA Centro E-learning di Ateneo30:04

Transcription

Buongiorno, proseguiamo con il nostro discorso sugli strumenti metodologici tipici della ricerca criminologica. Ehm, come accade nel campo di altre scienze, anche in criminologia talvolta ci si serve del metodo della sperimentazione cosiddetta controllata. Eh, la ricerca sperimentale in questo caso consiste nel tenere ferme alcune condizioni che si ritiene, appunto, non influenzino i risultati dell'esperimento, mentre al contrario si utilizza, si modifica un fattore che è quello che viene invece considerato, ehm, astrattamente responsabile di determinati comportamenti realizzati dal soggetto che viene sottoposto all'osservazione.

L'applicazione del metodo sperimentale si utilizza soprattutto in alcuni campi e presuppone come metodo l'utilizzazione di di due gruppi di soggetti. Un gruppo è appunto costituito da soggetti che vengono sottoposti all'esperimento, all'osservazione. L'altro gruppo è invece deputato a costituire il controllo e dunque serve a verificare l'attendibilità dei risultati sperimentati sul primo gruppo di soggetti. Ehm, ovviamente i due campioni utilizzati devono avere delle somiglianze e quindi devono essere quanto più possibile simili, ehm, per quel che riguarda le loro caratteristiche fisiche, il sesso, la classe sociale di appartenenza, a seconda ovviamente della tipologia di sperimentazione messa in atto.

Ehm, per esempio, la ricerca sperimentale può essere utilizzata per misurare l'aggressività del comportamento di determinati soggetti e in questo caso al gruppo, eh, testato, il gruppo sottoposto alla sperimentazione, viene somministrato un farmaco, un farmaco, è all'altra sostanza, all'altro gruppo viene invece somministrata una sostanza del tutto innocua, il cosiddetto placebo. Dopo la somministrazione del farmaco vengono effettuate le misurazioni del comportamento aggressivo, quindi la riduzione del livello di aggressività del gruppo sottoposto al test viene poi confrontato con quelle con il livello di aggressività del gruppo di controllo, gruppo a cui, come abbiamo detto, non viene in realtà somministrato il farmaco deputato a diminuire il livello di aggressività, ma viene somministrata una sostanza del tutto innocua.

Ehm, diciamo, questo è un modello metodologico scarsamente utilizzato in criminologia, è maggiormente utilizzato in altri tipi di scienze perché ovviamente ha dei costi e e soprattutto, diciamo, non è sempre, diciamo così, semplice riuscire a individuare, ehm, i campioni da sottoporre a tale tipo di sperimentazione.

Molto, diciamo, più comune è invece il metodo dell'osservazione cosiddetta diretta. L'osservazione diretta è uno strumento che è volto a monitorare il comportamento di determinati soggetti, in questo caso dei delinquenti, all'interno del loro ambiente naturale. Si osserva, appunto, all'interno del loro ambiente la modalità attraverso la quale questi soggetti interagiscono. L'osservazione diretta può essere di due tipi: può essere un'osservazione diretta cosiddetta non partecipante o un'osservazione diretta partecipante.

Nell'osservazione diretta non partecipante, il ricercatore, il criminologo, resta per così dire sullo sfondo, mantiene una distanza tra sé e i fenomeni oggetto di osservazione, raccoglie dunque i dati dall'esterno. Per far ciò, per osservare a distanza i delinquenti e il loro comportamento, fa uso di apparecchiature, specchi unidirezionali, piuttosto che telecamere, visori notturni. Questi, come dire, strumenti consentono, appunto, di osservare il comportamento dei delinquenti senza che il ricercatore, in qualche misura, si palesi.

Nell'osservazione invece diretta o partecipante, il criminologo si, come dire, il criminologo si rende parte del gruppo oggetto di osservazione e dunque, in sostanza, il ricercatore si trova ad osservare direttamente la vita dei soggetti che intende studiare, prendendone parte proprio dall'interno. Si tratta quindi di un metodo di ricerca nel quale il criminologo, il ricercatore, si inserisce più o meno stabilmente all'interno del gruppo sociale che vuole osservare in un tempo, dicevo, più o meno prolungato, è necessario ad instaurare quei rapporti interpersonali con i membri del gruppo che gli consentano di osservare le azioni dall'interno del gruppo, in qualche modo di comprenderne le motivazioni. È una tecnica, dunque, che si dice prevede proprio l'immersione del criminologo nel contesto sociale oggetto di studio. Il criminologo vive con i soggetti osservati e ne condivide, in qualche modo, le loro abitudini al fine, come dicevo, di comprendere quali siano le motivazioni del loro agire e in questo caso specifico le motivazioni del loro agire criminale.

Quindi, nel caso dell'osservazione partecipante, abbiamo detto le scelte che il criminologo deve compiere, poi se praticare l'osservazione in modo, come dire, palese oppure dissimulando all'interno del gruppo e quindi utilizzare, in questo caso, invece degli informatori o dei mediatori. Uno dei degli studi più noti e più importante di osservazione partecipante la si deve a White, un studio in qualche modo pionieristico questo dell'osservazione partecipante, risale al 1943 ed è, diciamo, uno studio che comporta un interessantissimo cambio di prospettiva all'interno di questo tipo di osservazione.

L'intento di White era, diciamo, quello di studiare il fenomeno del racket, eh, e per questo decise di sottoporre ad osservazione partecipante un quartiere di Boston, perlopiù abitato da immigranti italiani, che prende il nome di Cornville. Eh, si trattò di un'osservazione partecipante palese e dunque il suo ingresso all'interno del gruppo fu agevolato dal contatto con un giovane disoccupato del quartiere, eh, nato in quel quartiere e noto a tutti gli altri membri del quartiere, che gli permise in qualche modo di introdurlo nella comunità di appartenenza. Eh, si stabilì White, ehm, in modo, diciamo, eh, in modo continuativo in questo quartiere, andò a vivere presso una famiglia, italiana e, eh, in quell'anno e mezzo in cui si compì, eh, l'osservazione, imparò anche, eh, l'italiano.

I risultati di questa osservazione hanno fornito degli importanti progressi proprio per la comprensione della realtà sociale, soprattutto per quel che riguarda le dinamiche interne ai gruppi delinquenziali, gruppi di giovani e il loro interagire con l'ambiente sociale circostante. Ehm, ci sono, diciamo, due ragioni essenzialmente che rendono questo lavoro di White particolarmente interessante sotto il profilo della metodo utilizzato per l'osservazione. White fu uno dei primi sociologi a compiere uno studio etnografico, quindi uno studio sulla popolazione, che mise in evidenza, in qualche modo, i legami di solidarietà che si stavano tra la popolazione migrante di un quartiere, proprio attraverso la costituzione delle cosiddette bande giovanili, una solidarietà tra queste bande che, diciamo, derivava dalla circostanza che vi era un un particolare, diciamo, rapporto tra i membri di questa banda, un sentimento di lealtà di gruppo fondato sostanzialmente proprio su questo mutuo appoggio, su questo appoggio reciproco. Si trattava di ragazzi che fin dalla loro infanzia avevano sviluppato dei vincoli affettivi e di entità, arrivando in qualche modo a considerare i membri della banda come la propria famiglia.

Diciamo che nonostante queste bande avessero un leader e, come dire, la direzione, però, di questi gruppi non si basava sulla forza, ma in realtà proprio il gruppo si manteneva unito in base alla alla lealtà, alle all'amicizia che li univa. Quindi, nonostante, diciamo, l'oggetto dell'osservazione, vi ricordate, vi dicevo, fosse quello di studiare il racket all'interno delle bande giovanili, e nonostante White notasse che alcuni membri della banda individualmente potessero in qualche modo essere implicati in attività delinquenziali e quindi in traffici in qualche modo illegali, White dall'osservazione partecipante era giunto a ritenere che, come dire, che la natura del gruppo non fosse comunque di tipo delinquenziale.

Gli assistenti sociali che si occupavano di questo gruppo, che veniva etichettato dal punto di vista criminologico come, diciamo, un gruppo deviante, avevano, secondo White, una visione, diciamo, distorta perché interpretavano la, in un certo senso, l'isolamento di queste bande come una loro incapacità di condurre una convivenza normale. Al contrario, ripeto, secondo White, il gruppo aveva proprio una sorta di funzione di autoconservazione e, diciamo, serviva ed era proprio in realtà funzionale ad aumentare la capacità, diciamo, e l'empatia del gruppo. Dunque, vedete, l'importanza di questo studio osservante è, diciamo, proprio da ritenere da ritenere riconducibile alla particolare, diciamo, empatia, al rapporto di vicinanza che lega il ricercatore, il criminologo con l'oggetto della sua ricerca, che racconta proprio a partire da ciò che ha preso in maniera diretta, cioè vivendo all'interno del gruppo.

Di un altro strumento tipico dell'indagine criminologica è quello dello studio del caso. Questo metodo si incentra in un'analisi più approfondita che si riferisce ad un singolo individuo o talvolta ad un singolo gruppo. Vedete, lo studio del caso, dunque, si focalizza su una persona specifica. È uno studio che normalmente assume le caratteristiche di uno studio longitudinale, cioè uno studio che si prolunga in un dato periodo di tempo, proprio perché lo studio del singolo caso svolto in chiave longitudinale consente in qualche modo di cogliere l'evoluzione di un determinato fenomeno criminale che viene osservato.

Lo studio sul caso singolo può essere poi uno studio che è funzionale a ricostruire una carriera criminale e in questo caso viene svolto con un'indagine anche rivolta al passato, un'indagine retrospettiva. Si parla in questo caso di studio anamnestico, cioè uno studio che considera l'anamnesi. Ovvero, può essere uno studio che invece è in qualche modo rivolto in prospettiva e in quest'ottica è particolarmente significativo per misurare in qualche modo il livello di efficacia delle misure trattamentali e soprattutto delle possibilità di rieducazione, di recupero sociale dei condannati. Dicevamo, lo studio retrospettivo è uno studio amnestico. In quest'ottica, i fattori che vengono perlopiù considerati sono fattori che riguardano l'anamnesi familiare e quindi conoscere in qualche modo le caratteristiche, i comportamenti dei componenti familiari, perlopiù ascendenti e dunque anche un'indagine, ehm, sociale e familiare. In quest'ottica, un'anamnesi di tipo medico, un'anamnesi che si può condurre poi anche attraverso un esame psicologico o un esame psicopatologico per individuare l'eventuale presenza di patologie mentali.

Un tipico, diciamo, caso di studio del singolo caso e quindi di studio di questo genere è la perizia psichiatrica che viene disposta all'interno di un processo penale per accertare, per esempio, l'imputabilità dell'imputato, quindi la capacità di intendere e di volere, ovvero la sua pericolosità sociale. Questo è sicuramente ascrivibile a uno studio del caso. Tra, in quest'ottica, tra le opere, diciamo, più famose in questo campo, tra gli studi che si sono in qualche modo contraddistinti in questo campo, rientrano sicuramente le indagini svolte dai coniugi Glu attorno agli anni 60, ehm, indagini criminologiche volte, diciamo, ad individuare in qualche modo quali fossero i fattori, ehm, diciamo, individuali maggiormente problematici e più frequenti nei giovani delinquenti. In questo caso, eh, scusatemi il giro di parole, la comparazione era avvenuta comparando un gruppo di delinquenti ad un gruppo di non delinquenti, ma tra di loro, diciamo, simili sia rispetto all'area di provenienza geografica, cioè l'area in cui abitavano, la città, eh, sia rispetto alla loro età anagrafica, sia rispetto alla frequentazione della medesima scuola. In un secondo tempo, si era invece poi passati a, ehm, parametrare, a confrontare sempre minori delinquenti, ma non più della stessa età, nati invece in epoche diverse e anche, diciamo, appartenenti in qualche modo a classi sociali diversi e dunque, come dire, si erano in quest'ottica considerati i fattori dovuti alla crescita, così come, diciamo, le influenze derivanti dall'ambiente circostante.

Sempre sul vostro manuale, l'altro esempio di studio singolo riportato, anch'esso particolarmente famoso, è lo studio del caso descritto da Sutherland, ehm, che ha riguardato l'intervista fatta ad un ladro professionale, ehm, e volta appunto a, diciamo, carpire una serie di informazioni rispetto all'organizzazione, rispetto al tipo di, ehm, atti compiuti, appunto, da un ladro professionale piuttosto che da un ladro occasionale. Vedete, lo studio del singolo caso ha il pregio, come dire, di fornire delle informazioni molto precise e tuttavia, proprio, diciamo, la limitatezza della corte di soggetti osservata fa sì che le informazioni possano, diciamo, peccare di eccessiva individualizzazione e che dunque possano in realtà finire per essere delle opinioni e in quest'ottica anche troppo limitate.

Dalle ricerche proprio svolte col metodo longitudinale sono poi derivati quelli che sono gli studi predittivi, perché, come dicevamo, lo studio del caso e lo studio longitudinale può essere uno studio anamnestico e quindi rivolto al passato o uno studio catamnestico e dunque rivolto in prospettiva futura. Gli studi predittivi sono quelli che invece consentono al criminologo di immaginare, di individuare, di costruire le cosiddette tabelle di predizione. Ovviamente, come dire, le tabelle predittive non consentono di fare una prognosi sul comportamento futuro del singolo caso, ma consentono invece, al contrario, comunque di individuare, di isolare dei parametri che siano validi in un certo momento storico. Le tabelle predittive, condividendo, diciamo, un metodo statistico, dicevamo, non consentono di fare una prognosi sul comportamento futuro della singola persona, ma indicano, appunto, eh, una, eh, selezione, eh, una scelta di fattori potenzialmente predittivi che vigono in un determinato, eh, periodo.

Gli studi predittivi possono condurre a quattro tipi di risultati che in astratto noi, eh, potremmo, ehm, ricondurre al cosiddetto vero positivo: si predice, cioè, che un evento si verifica e l'evento predetto si verifica. Il vero negativo: la predizione ha, invece, ad oggetto un evento che non avviene, un evento che non dovrebbe verificarsi, e l'evento non si verifica. E poi un falso positivo e un falso negativo. Nel falso positivo, l'evento che viene predetto non si verifica, e nel falso negativo, l'evento che era stato predetto come non avvenuto, come evento che non si sarebbe realizzato, invece si verifica. Si comprende facilmente come l'analisi individuale conduce più facilmente a risultati di falso negativo e di falso positivo, perché, come dire, il campione di osservazione è più limitato, mentre, ovviamente, nella predizione, negli studi predittivi che riguardano un gruppo e quindi un maggior campione di persone sottoposte all'osservazione, vi è una più elevata probabilità di veri positivi e di veri negativi, cioè l'evento che si predice poi in realtà si realizza, o che l'evento che si era predetto non sarebbe avvenuto, non si verifica.

Gli studi predittivi, comunque, hanno sicuramente, diciamo, consentito di individuare una serie di fattori che in qualche modo entrano in gioco nella ricostruzione delle carriere criminali, ehm, prendendo, diciamo, soprattutto come evoluzione, come periodo di evoluzione del fenomeno, il passaggio dalla età della delinquenza minorile all'età della delinquenza adulta.

Le variabili predittive più importanti sono sicuramente l'età in cui ha inizio il comportamento delinquenziale e quindi la precocità, il cosiddetto aggravamento, cioè la progressione all'interno della carriera criminale dalla commissione di delitti meno gravi alla commissione di delitti via via più gravi, eh, la violenza, cioè il una tipologia di delitti che prevede l'uso della violenza contro la persona e dunque non soltanto delitti contro la persona, ma anche delitti contro il patrimonio, come ad esempio la rapina o l'estorsione, che abbiano tra gli elementi costitutivi anche la violenza o la minaccia alla persona, il numero dei delitti commessi e quindi quello che prende il nome di volume, ed infine la durata, cioè il periodo che intercorre tra l'inizio della delinquenza e la fine dell'attività criminale. Ripeto, si tratta di una serie di fattori che influenzano in qualche modo in chiave predittiva la possibilità che un delinquente delinqua anche nella fase adulta e soprattutto consegnano una uno spaccato circa, diciamo, la, ehm, le variabili più importanti all'interno della costruzione di una carriera criminale, cioè non più il delinquente occasionale, ma il delinquente che sicuramente avrà un elevato tasso di recidività.

I precursori poi precoci dell'infanzia, cioè andando a considerare invece quali siano i fattori più rilevanti di rischio che determinano la possibilità che un soggetto divenga delinquente, e sicuramente da rinvenire nello stile educativo dei genitori, soprattutto un po' sulla storia familiare del delinquente. Si ritiene che, per esempio, i problemi psichiatrici dei genitori, l'elevata conflittualità dei genitori, la scarsa capacità, competenza educativa dei genitori, anche le condizioni, il basso reddito. Ancora, guardando questa volta invece alla al delinquente, la presenza in, diciamo, in età piuttosto tenera di disturbi del comportamento riconducibili perlopiù a deficit di attenzione o a, invece, manifestazioni di iperattività nei bambini. Quindi, vedete, l'importanza in questo caso del dato, diciamo, della famiglia di origine del delinquente determina sicuramente un'influenza poi sulla personalità dell'adolescente ed il rischio che tale adolescente divenga ad adulto un soggetto propenso alla devianza e e dunque a tenere dei comportamenti antisociali.