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La pioggia. Sono nata nella pioggia, sono cresciuta sotto la pioggia, una pioggia fitta e sottile, un viaggio di lacrime, una pioggia continua nell'anima e nel corpo. Così comincia "Viva la Vida", il testo di Pino Cacucci a cui faremo riferimento per presentarvi la figura di Frida Kahlo. Un testo che è una sorta di monologo interiore dell'artista messicana e che ripercorre i suoi patimenti fisici, morali, ma in cui emergono anche gli interessi, la personalità di una donna forte, appassionata, che amava il Messico, amava l'arte, amava follemente Diego Rivera e il comunismo, ma soprattutto amava la vita.
Non ripercorreremo gli amori di Frida attraverso l'arte, attraverso i suoi scritti, le sue parole e facendo riferimento al testo di Cacucci. Frida nasce a Coyoacán, in Messico, da una famiglia semplice. Suo padre, Guillermo Kahlo, era un fotografo fuggito dalla Germania e rifugiatosi in Messico nel 1891. Dopo un primo matrimonio andato male, Guillermo sposa Matilde, originaria di un'antichissima città teca e di famiglia benestante. Da lei avrà quattro figli, fra le quali Frieda, il nome tedesco con cui viene battezzata la nostra protagonista e che lei stessa cambierà successivamente in Frida per contestare la politica nazista della Germania.
Frida amava moltissimo suo padre e proprio da suo padre, che era un fotografo di talento, apprenderà un particolare modo di inquadrare l'immagine. Sempre grazie a suo padre, disponiamo di un numero grandissimo di fotografie che ritraggono Frida in diversi momenti della sua vita.
Frida nasce nel 1906. È un anno importante dal punto di vista artistico perché è l'anno di nascita del Cubismo, la più importante e rivoluzionaria fra le avanguardie artistiche del primo Novecento. È l'anno in cui Picasso realizza ed espone "Les Demoiselles d'Avignon", mettendo in discussione i principi accademici della figurazione e la percezione stessa della realtà. Ma Frida amava dire di essere nata nel 1910; le piaceva pensare di essere figlia della Rivoluzione Messicana e del Messico moderno.
"Non mi sono cambiata la data di nascita per abbassarmi l'età. Avevo quattro anni quando ci fu la Decena Trágica e vidi con i miei occhi la lotta tra i contadini di Zapata e i carrancisti. L'emozione chiara e precisa che conservo della Rivoluzione, la prima rivoluzione del secolo, sette anni prima di quell'altra avvenuta in Europa, tanto famosa. L'emozione precisa di quei ricordi è stata la ragione per cui, all'età di 13 anni, vestita come le 'soldaderas', sono entrata a far parte della gioventù comunista. Era tutto così esaltante! Ci portavamo dentro un mondo nuovo, un nuovo concetto di società, un modo diverso di concepire la politica. L'arte era politica. I muralisti, come Siqueiros, Orozco, Rivera, rifiutavano il concetto di opera da chiudere nelle collezioni private, nei musei. Dipingevano sui muri dei palazzi pubblici perché tutta la gente potesse godere della bellezza ed essere orgogliosa della propria storia."
"Sono molto preoccupata per la mia pittura. Soprattutto, vorrei trasformarla in qualcosa di utile per il movimento rivoluzionario comunista, dato che finora ho dipinto solo me stessa. Devo lottare con tutte le mie energie affinché quel poco di positivo che la salute mi consente di fare sia nella direzione di contribuire alla rivoluzione, la sola vera ragione per vivere. Io e Diego abbiamo dedicato noi stessi al Partito Comunista Messicano e ne abbiamo ricevuto solo fango, invidie, carognate e pugnalate alle spalle. Ma che accidenti vuol dire essere comunista? E cosa mi resta di quegli ideali? E soprattutto, qual è la mia rivoluzione? In fondo, tutte le rivoluzioni non sono altro che un lungo e doloroso viaggio alla ricerca della propria identità. È stato così: il Messico è nato con la rivoluzione e io sono nata col Messico."
Fin dall'adolescenza, Frida dimostra una personalità forte, uno spirito indipendente, passionale, poco avvezzo alle convenzioni sociali. Aveva il sogno di diventare medico e aveva studiato in un collegio tedesco. Nel 1922, si era iscritta alla Escuela Nacional Preparatoria. Frida era una delle 35 donne iscritte su 2000 frequentanti e all'interno della sua scuola si era legata a un gruppo studentesco che sosteneva il socialismo nazionale. Proprio all'interno di questo gruppo, Frida si interessa di letteratura, di filosofia, di politica e inizia a dipingere per divertimento. In particolare, dipinge i ritratti dei suoi compagni di studi, fra i quali Alejandro Gómez Arias, che era studente di diritto e giornalista, del quale Frida si innamora.
La sua vita, però, cambierà drasticamente nel settembre del 1925, a soli 18 anni, a causa di un incidente in autobus al quale Frida riesce miracolosamente a sopravvivere, riportando però delle ferite fisiche e interiori che dovrà curare per tutto il resto della sua vita.
[Musica] Prima, quanto costa la Calabria? Guido, Pietro, ho parlato. [Musica] L'autobus. Prendiamo il prossimo. No, no, no, no. Polyphony, dai, attenta! [Musica] Comunque, io non sono convinto che sia completamente apolitico. Tutto qui. Lo dice perché l'hai letto dopo aver letto Marx. Tu leggi sempre i libri nell'ordine sbagliato! Che assurdità! Perché dovrebbe essere importante l'ordine in cui si legge? Perché se uno ha già letto Marx, è ovvio che gli sembrava politico. Ma la verità è che l'idea della dialettica della storia preannuncia Marx, il che non è esattamente come affermarlo. Oro, vero? Ma sarà il soffitto del piatto della opera. Voi avete, poi, muovetevi! [Musica] Bene. [Musica]
"Estuve en el error. Baculá, sottili, Juve, a Verona. Tardi, in un autobus che mi deviava a Coyoacán. Io via, e l'esquinaria che già tagliava. Già via, en el cruce de mi vida. Había ya cinco semanas. Matilde, la inmensa Plaza del Sol, Kahlo e il mercato de San Juan. Non había tenido que estar en este autobús. Ya iba subiendo a otro. Estaba volviendo a casa quando il destino, dopo la forma, aveva uno stupido parasol. E pareo, un parasole. All'improvviso, chi è? Il 'save ronde i baffi', il 'volvia trash'. Quindi, si tira. Ma accortosi, lo incontrasse parasol. E así, subía mi coche fúnebre. E l'esquina del mercado de San Juan. Entrambi, a non so lui e godere. Pinter, mondo. Exploto. E l'autobus para Coyoacán, para la casa. Se desintegró. Y a un momento, o un siglo después, era una bailarina cubierta de sangre. Dio, la bailarina! La bailarina! E scocciava la gente che gridava. Non sentivano. Andavano, menavano. Quinta della situazione. Non vedo lì a denning una parte, perché me stava separando della vita. Però mi impressionava che meglio amara la bailarina antes della apocalipsis. A mi lado había un artesano con una bolsa de polvo de oro. E insolente. Después, estaba completamente desnuda y cubierta de oro. La bailarina dorata. Mentre lo 'skalavene' possiedono sopra una messa di Villar. In ese momento, alguien dio un pasamano de 94 m. María entrava nel costato. Ne aveva tre. Passato come la 'esparata'. Spas al toro. Ne aveva impalato la 'stiria'. Messa lì, a della vagina. Fui violata per un pasamano. Allo stile 'tiozzo'. Io sono in sei autobus che tendeva a che battermi. Bacuna, Giuliana. Un hombre me lo arrancó con un gesto firme. Non casa. Avrei sì, mi salvo come condena. Però fu ugualmente una condanna."
L'incidente costringe Frida a subire 32 operazioni chirurgiche e a rimanere a letto per anni, costretta in busti di ferro e di gesso che le provocano sofferenza. È proprio durante la convalescenza che Frida comincia a dipingere. I genitori le regalano delle tele, dei colori, un letto a baldacchino dotato di uno specchio attraverso il quale Frida inizia a dipingere l'immagine di se stessa, iniziando quella produzione di autoritratti che caratterizzerà tutta la sua carriera. L'arte per Frida diventa un mezzo per affrontare il dolore, per sublimarlo, per superarlo. Ma l'oggetto delle sue prime tele non è il dolore; è piuttosto la solitudine, perché la sofferenza genera solitudine e Frida crea un proprio universo, l'unico universo in cui riesce a sopravvivere.
In effetti, l'opera che meglio rappresenta l'influenza di questo tragico incidente sulla vita e nell'arte di Frida è "La Colonna Rotta", realizzata in un momento in cui la salute era molto peggiorata e Frida era costretta a indossare un corsetto d'acciaio per tenere insieme la sua colonna vertebrale. Qui si rappresenta con il corpo squarciato, al suo interno una colonna ionica spezzata in più punti che non riesce a reggerne il peso. La pelle è trafitta da chiodi, un richiamo ai simboli cristiani della passione di Cristo, e un busto la stringe, la sostiene. La simbologia cristiana è richiamata anche dal drappo che ricorda un sudario, questo drappo che mosso dal vento le cinge la vita. Frida piange in quest'opera, ma Frida non era credente. Utilizza i simboli cristiani perché sono simboli universalmente riconosciuti, noti, che facilmente si accostano alla passione e al dolore di Cristo. Frida, in realtà, aveva sostenuto per anni delle correnti anticlericali. Il suo linguaggio semplicemente vuole farsi comprensibile da tutti, facilmente comprensibile da tutti. I chiodi che la trafiggono, inoltre, ricordano il martirio di San Sebastiano, che è universalmente rappresentato con il corpo trafitto dalle frecce. C'è però un chiodo più lungo che le trafigge il cuore e che richiama il dolore causato da Diego, il suo più grande amore. Anche il panorama è desolato, solcato da spaccature, che diventano simbolo di solitudine e di sofferenza.
Frida dipinge soprattutto se stessa, all'inizio e per tutta la carriera, con uno stile che cambia sensibilmente da una prima fase, qui è tendenzialmente rinascimentale, ad una fase più matura in cui inserisce nelle sue opere soprattutto elementi che richiamano al legame con la cultura messicana. Lei stessa, del resto, continuerà a indossare i costumi tradizionali, i gioielli precolombiani, preferendoli alla moda occidentale e testimonierà con la sua vita e le sue opere l'amore per il Messico. In queste opere, che sono gli autoritratti in particolare, come dicevamo prima, Frida si ritrae a mezzobusto, l'espressione seria, quasi impassibile, una sorta di immagine iconica, ieratica, come le Madonne bizantine, e si circonda della flora e della fauna che sono tipiche della sua terra.
I ritratti di Frida sono sempre caratterizzati da una complessa simbologia della quale l'artista si serve per esprimere i propri stati d'animo, permettendoci di compiere un'analisi introspettiva del personaggio. In particolare, in quest'opera intitolata "Autoritratto con collana di spine", ritroviamo il simbolo cristiano della corona di spine che le trafigge il collo, la stringe, la fa sanguinare, provocandole dolore e sofferenza. Ma alla collana, in questo caso, è attaccato un animale, un colibrì, che diventa simbolo di libertà e di vita in genere nelle opere d'arte. Ma in questo caso, Frida lo rappresenta morto e le sue ali spiegate fanno eco alle sopracciglia unite di Frida. Nella tradizione messicana, i colibrì erano usati come amuleti portafortuna in amore e in questo caso il fatto che sia morto richiama proprio il suo amore perduto e il suo legame finito con Diego Rivera. Sulla spalla sinistra, poi, troviamo un gatto, un gatto nero che ci guarda con i suoi occhi giallo-verdastri, universalmente riconosciuto come simbolo di sfortuna e sembra avventarsi sul colibrì, l'amore perduto. Sulla spalla destra, invece, c'è una scimmia ragno che Diego regalò a Frida. Era il suo animale da compagnia, ma anche simbolo del demonio e forse allusione al bambino mai nato, perché Frida, a causa delle numerose operazioni chirurgiche, non riuscì mai a concepire un figlio, a partorire un figlio. E questo fu uno dei suoi più grandi crucci, un immenso dolore che spesso rappresenta nelle sue opere, nelle sue tele. La scimmia, in questo caso, compie un gesto ambiguo: non si capisce esattamente cosa stia facendo. Sembra voglia stringere quella collana, ma d'altro canto sembra anche che voglia liberare Frida da quella sofferenza e quindi rilegarla dalla collana di spine. Sullo sfondo ritroviamo foglie di piante tropicali tipiche della vegetazione sudamericana e fra i capelli un simbolo di speranza: le farfalle che generalmente in arte simboleggiano la resurrezione e la vita, la speranza. Tra l'altro, le farfalle sono appoggiate su un'acconciatura molto particolare perché i capelli di Frida sono annodati come il simbolo dell'infinito. Quindi, tutto sommato, potremmo dedurre che la visione di Frida rimane positiva, rimane una visione di speranza.
Frida ci racconta che un altro grave incidente della sua vita è stato Diego Rivera. Diego Rivera, come vi dicevo, viene spesso citato nelle sue opere, avete visto nelle opere precedenti, ed era un pittore muralista messicano di grande successo che diventa il grande amore della sua vita. [Musica]
"Sarei dovuta rimanere paralizzata, dicevano i medici. E invece mi sono rialzata e un giorno sono andata da lui con i miei quadri. Anche quel giorno stava dipingendo i murales del Ministero della Pubblica Istruzione. Era in cima a un'impalcatura. L'ho chiamato. Lui ha guardato in basso ed è sceso giù, incredibilmente agile per quel suo corpaccione pesante, e mi ha scrutata con quel suo meraviglioso faccione da orso. Solo io so quanto sia bello Diego, solo io. È come un cactus messicano, forte, possente, irto di spine per gli estranei e con un cuore di dolce tenerezza che solo a me svela. Mi si è piazzato davanti, il doppio in altezza e pure netto e pesante il triplo, e mi ha scrutata a lungo, uno sguardo penetrante. Ma io ero troppo imbarazzata e gli ho detto: 'Non sono venuta qui perché ho tempo da perdere, né voglio far perder tempo a te. Devo lavorare per mantenermi. Ho dipinto qualche quadro e vorrei che li guardassi da professionista. Ti chiedo un giudizio sincero perché non vado in cerca di complimenti. Non dipingo per vanità. Da te vorrei sapere se ho un briciolo di talento per continuare o se farei meglio a cercarmi un altro lavoro.' Lui ha voluto vedere il resto dei miei dipinti. Di me, mi sono innamorata di Diego con una tale forza che solo allora ho compreso cosa fosse l'amore."
"Per i miei è stato un dramma. Mio padre era preoccupato, ma per mia madre, fervente cattolica, così legata alle tradizioni, Diego era un comunista, un senza Dio, un divorziato che beveva troppo e per giunta aveva fama di passare da un letto all'altro. 'Le donne con cui era stato non si contavano più ed è così brutto, così grasso!', strillava. E neppure le importava che fosse l'artista più famoso del Messico, che con lui avrei potuto vivere agiatamente, spesso considerando che dopo l'incidente, per pagare le cure e le operazioni, ci eravamo ridotti in miseria. Niente, lei non sentiva ragioni. Povera mamma, non capiva che ormai nulla avrebbe più potuto fermarmi. Sono andata in municipio e ho fissato la data: 21 agosto 1929. Quel giorno mi sono fatta prestare dalla nostra domestica la gonna lunga, la blusa e lo scialle. Ho messo l'apparecchio al piede per poter stare in piedi il tempo necessario e l'ho sposato. 'L'elefante e la colomba', così hanno scritto i giornali, a parte qualche cronista attirato dall'evento che riguardava il grande Diego Rivera, anzi il 'discusso Diego Rivera', come veniva definito sulle gazzette per ignoranti. Con noi c'era soltanto mio padre che ha tirato Diego in disparte per dirgli: 'Mia figlia è malata e lo sarà tutta la vita. Se vuoi, sei ancora in tempo a ripensarci. Ma se sei proprio deciso a sposarla, allora hai il mio consenso.' Il consenso? Tanto ci saremmo sposati comunque. Alla fine mio padre gli ha detto a bassa voce, con il tono di chi sta facendo una rivelazione: 'E va bene, Diego, è giunto il momento di avvisarti: Frida è una ragazza intelligente, incantevole, ma si porta dentro un demone, un demone nascosto.' 'Lo so', ha risposto Diego, 'lo so'."
Il dipinto "Frida e Diego" è stato realizzato dopo due anni di matrimonio ed è ancora maturo dal punto di vista stilistico e dell'uso dei colori. Rappresenta Frida e Diego che si tengono per mano. Rivera, inoltre, tiene in mano una tavolozza con quattro pennelli e Frida stringe il suo scialle rosso. I protagonisti guardano l'osservatore senza sorridere. Un piccione fra le zampe tiene un'iscrizione che ricorda il luogo di realizzazione dell'opera, San Francisco, e il suo committente, Albert Bender, che era collezionista ed estimatore delle opere di Rivera.
La storia d'amore fra Diego e Frida è una storia intensa e tormentata. Entrambi artisti vivono la propria sessualità con libertà e leggerezza, poco condizionati dalle convenzioni sociali. Frida accetta di sposare Diego pur sapendo dei tradimenti a cui dovrà andare incontro, fin quando Diego la tradirà con sua sorella e Frida si vedrà costretta a chiedere il divorzio. "Non credo che mi avviverà. Non importa una Milano più piani del mondo, di una seduta, di una sepoltura, di una sinfonia. Però fui il felino e il mio camino. Diano nel tempo. Noi intendiamo quello che sono. Giusto gli ha morso. Ibla fair. Soia e sentiva soli. Pendeva sui alcolica. Site enough sul pintor. Ato sei implementation. E tu che cosa hai? Che cosa tengo che a sera ante to face? Sas sei rif. Como nimbuzz e credendo che tu spende fra la siae tar. Che tu eri sul bios. Gesù, Dios, pretendendo essere un dio. Sparano pelate conto da turi dalle porcherie. E nessuna miliardo di euro."
Compare in un altro importante dipinto nel 1949, "L'abbraccio dell'amore dell'universo", che testimonia anche il legame di Frida con la tradizione messicana. Qui compaiono molti elementi derivanti dall'antica mitologia messicana: il principio dualistico, il giorno e la notte, il sole e la luna, la spiritualità e la materia, che abbracciano la dea della terra della tradizione azteca, fatta di fango e pietra, che secondo la mitologia ha dato vita a tutte le piante della terra. La dea fertile abbraccia Frida e dal suo seno sgorga una goccia di latte, mentre dal seno di Frida sgorga la fontana di sangue. In effetti, l'impossibilità di diventare madre la porta ad avere un atteggiamento materno con Diego: lo tiene, lo culla fra le braccia, perché Frida concepì tre figli con Diego, tre gravidanze che non riuscì mai a portare a termine. E questo fu un altro grande dolore della sua vita, che espresse in numerose opere, tutte caratterizzate da una grande violenza espressiva che ferisce addirittura la sensibilità dell'osservatore.
La produzione di Frida è stata particolarmente intensa a partire dal 1938. Da quell'anno, le sue opere non raccontano più dell'incidente, ma del suo modo di percepire il mondo. Contengono spesso riferimenti ai suoi bambini mai nati, alle tradizioni culturali della sua terra, al suo impegno politico e sono sempre legate al proprio vissuto. Una delle opere più note di questi anni si intitola "Le due Frida" del 1939. Frida la realizza di ritorno da un viaggio in Europa e appena dopo il divorzio con Diego. In essa rappresenta uno sdoppiamento di se stessa: la Frida vestita di bianco, alla maniera occidentale, che siede accanto alla Frida messicana con i suoi abiti curati, colorati. I due si tengono per mano, ma non si guardano. L'artista adotta la sua solita espressione impassibile, ieratica, che è ormai diventata un'immagine simbolo che ha creato anche a scopi pubblicitari, ma soprattutto per rappresentare uno stato d'animo, cioè il dolore. Le due donne non si guardano, ma sono collegate da una vena che unisce i loro cuori: uno ancora vivo, pulsante, quello della Frida messicana, la donna amata da Diego; e uno pallido, ferito, quello della Frida occidentale. In effetti, nelle sue lettere e nei diari di questi anni, l'artista racconta di questo dolore, di essere stata delusa dal clima parigino di quegli anni e soprattutto dall'ambiente surrealista. La vena, infatti, è recisa e si vede ancora una forbice sanguinante che testimonia la volontà dell'artista di spezzare i legami con il passato, la consapevolezza, insomma, di qualcosa che ormai si è rotto, che sanguina su questo abito candido in primo piano. L'opera, però, si presta anche ad una lettura diversa che non c'entra con la relazione con Diego e rappresenta la duplicità dell'animo dell'artista, legata da una parte alla sua terra e alle sue tradizioni, anche protesa verso il futuro, verso il cambiamento, l'emancipazione, e che allude probabilmente a quella Frida appena tornata dall'Europa che, tutto sommato, è arricchita e nuova. Dimostrazione di questa duplicità atavica è il meraviglioso estratto del suo diario dove leggiamo di una Frida che si sdoppia nell'immagine di un'altra bambina felice. "Ricordo la sua allegria", dice di sé l'artista. Questa ambivalenza, insomma, diventa simbolo della personalità complessa: la Frida malata e la Frida spensierata, danzante; la Frida amata e quella abbandonata; la donna tradizionalista e quella all'avanguardia, che diventano tutte facce di una stessa medaglia.
"Devo aver avuto sei anni quando vivevo intensamente la mia amista immaginaria con una nicchia dei mimi smart. Ma sono i nostri in là. La vetriera del cantone stesso, il mio quarto, il che dava la Cagliari aziende sopra uno dello 'spre menos crystal' e della ventana. Il 'sava bao ico' non devo di nuovo una quarta. Poi, la porta saliva in là immaginazione con una grana allegria. Gli utenti attraversavano tutto il genio che si mirava a 'stalle gara' a una 'leggeria' che si chiamava Pinson. Porla o de penso, entrava e andava intempestivamente all'interno della terra, donde mia amica immaginaria mi aspettava sempre. Non ricordo sui massimi, su color, però c'è per allegre, sereni e buccio. Neeson e Ralph. Il 'iwai lava' così lo toglierà persone in un giù. La sedia in tutto il suo movimento. E le contava, mientras haya bailaba, i miei problemi segreti. Quale non riguardo, però i 'cassavia' per i miei voti. Rasmi scorsa. Quando già ripassava la ventana, entrava per la misma porta evocata nel cristallo. Quando per quanto, chi un po', chi è stato con idea, non si può essere un secondo o 'lines vines'. Io era felice del 'di bussava' alla porta con la mano. E 'desaparecidos' con i miei cretini allegria. Sta e l'ultimo rincon del patto de 'mita fa' sempre nel mismo lug. Ha levato del marble del cedron. Dritta fa il reja. A sembrava 'despar sola' con i migranti. A chi si dà al record ambiguo della. Ha un passato 34 anni dei secchi di esami. Stub magica il cara. Perché al ricordo si arriva al sia crescita massima del mondo."
Durante un viaggio in Europa nel 1939, Frida incontra i surrealisti a Parigi, dei quali però non condivide il pensiero e ne rimane molto infastidita. "Ciò che l'acqua mi ha dato", l'opera che vedete nella slide, è sicuramente una delle opere più vicine al mondo di Dalí. Ma Frida dichiarò sempre di essere estranea a questa corrente. Le piaceva l'idea di sentirsi un'artista originale, di usare i simboli non per rappresentare il mondo dell'inconscio, ma per rappresentare il proprio vissuto, la propria realtà. E quest'opera rappresenta una parte di se stessa immersa nella vasca da bagno, le gambe appena coperte da acqua. E su questa superficie galleggiante, della quale riesce a rendere le trasparenze con una gamma di grigio-azzurre variegata e stratificata, appaiono immagini sospese che richiamano la sua infanzia. Frida ricorda i giochi che faceva da bambina nella vasca da bagno. Le immagini sono inquietanti, a tratti erotiche, e fanno parte di una scenografia da film dell'orrore. Le punte dei piedi sono grottescamente duplicate nel riflesso dell'acqua e Frida ci mostra anche la ferita alla luce che era dovuta all'incidente. Vicino ai suoi piedi c'è un rampicante che gocciola sangue, ci sono insetti, serpenti, una minuscola ballerina che cammina su un filo teso e una Frida strangolata, annegata, dalla cui bocca sgorga sangue. Certo, le figure ibride, gli spazi claustrofobici fanno parte del lessico iconografico dei surrealisti, ma la visione di Frida è piuttosto il frutto della vita del luogo. Ci costringe a scendere a patti con la realtà, non a superarla per addentrarci nel mondo dei sogni dell'inconscio. Frida, come disse Diego in un articolo del 1943, è realista: dipinge nello stesso tempo l'esterno e l'interno di sé e del mondo.
Negli anni '50, le condizioni di salute di Frida si aggraveranno. Le verrà amputata una gamba e sarà costretta con alimentazione forzata a letto. Morirà di embolia polmonare apparente sette anni e sarà cremata. Oggi le sue ceneri riposano nella Casa Azul, sede del museo di Frida Kahlo.
"Ho contato gli anni della mia vita con il mutare delle protesi sul mio corpo, dai busti di gesso e di acciaio che ho dipinto di mille colori come fossero armature per affrontare il carnevale del mondo. I miei giorni sono stati scanditi dalle operazioni chirurgiche, nell'alternarsi delle infermiere, le telecamere di ospedale. L'arte, la politica, il sesso: quanta passione ci ho messo! Ma alla fine era ed è il mio modo di distrarre la morte, di pensarla, di corteggiarla, perché ogni tanto vorrei che mi prendesse tra le braccia e mi desse pace, la pace definitiva. Chissà, forse la resa sarebbe più dignitosa di questa resistenza indecente. La morfina e alcol: morfina per i dolori del corpo e alcol per i dolori dell'anima. Sono stanca." [Musica]
"Mira, Gioele, ecco piove. La stazione della giuria, la stagione delle piogge. Il medico. Quando era rotta, all'est, l'oreste. Una verità salvata e prepotente. In Messico, quando arriva, sbocciano fiori di una bellezza selvaggia e prepotente. È la pioggia che sa fare suscitare la semina che stava molta, si sepolta. È la pioggia che fa resuscitare i semi che erano morti e sepolti. Entonces, e allora, viva la vida! Ovviamente, Rosselli consente. La Camaro è il cranio infante. La sua arte non è un segno rotto dal mio armo, ma il mio destino, la morte."